giovedì 21 luglio 2022

Bone Tomahawk - S. Craig Zahler

opera prima di S. Craig Zahler, da leccarsi i baffi, con cibo vegetariano, però.

un western lento, in un villaggio dimenticato, pieno di noia e sparatorie.

e poi succede qualcosa, un rapimento, la dottoressa e il vicesceriffo spariscono, e i quattro (non dell'apocalisse) vanno alla ricerca dei due e dei loro rapitori.

e trovano l'impensabile.

un piccolo grande film, da non perdere - Ismaele

 

 

Ma che cos'è, Bone Tomahawk,? È un western adatto a chi non si spaventa quando la violenza si fa letterale e quando la descrizione di quanto sappiano essere brutali e selvaggi gli antagonisti di turno diventa esplicita. O forse è un horror adatto a chi apprezza i film che si prendono il loro tempo (magari anche troppo, eh) per costruire la tensione e preparare all'esplosione di violenza finale. O magari è un film per chi sa gustarsi una piccola produzione indipendente, messa assieme con quattro soldi, che esprime passione e amore per il western classico ad ogni fotogramma ma non rinuncia a tradurla in una lettura contemporanea, fatta di ritmo compassato, contaminazioni fra generi e ottimi attori che scrutano l'orizzonte ricoperti di sangue, sporco e polvere.

È la storia di poche persone che piazzano una scelta sbagliata dietro l'altra e si trovano a pagarne le conseguenze trascinandosi nel deserto per giorni alla ricerca di redenzione, nel tentativo di salvare gente rapita da una banda di trogloditi. Ha un cast davvero notevole, fra un Kurt Russell e un Richard Jenkins che trasudano esperienza e carisma da ogni poro, un Matthew Fox che così in palla non lo è forse mai stato, un Patrick Wilson ottimo come sempre e un sacco di scelte azzeccate per ogni ruolo minore. Ed è un paio d'ore placido, trascinato, fatto di ottima scrittura e regia solida, belle immagini evocative e improvvisi lampi di violenza, con un tuffo finale nell'orrore che colpisce nel segno e lascia poi spazio a una conclusione minimalista. Poi, sì, il suo mix di generi inusuale e lo stesso modo in cui li mescola possono spiazzare, gli aspetti in cui lascia emergere la natura di piccola produzione possono respingere, ma per me è stato amore al primo sguardo e non mi ha tradito fino all'ultimo fotogramma.

da qui

 

…Il western, quindi. Sono passati 23 anni da quello che all’epoca ci sembrava il miglior funerale possibile, celebrato da Padre Eastwood, e invece questa gemma inaspettata ci piomba oggi in mezzo agli occhi come una freccia avvelenata. Una visione abbagliante, che è anche alien abduction, road movie, buddy movie e cannibal movie. Una posse di quattro uomini in un viaggio terribile lungo Sentieri Selvaggi, con la consapevolezza del rischio che non ci potrebbe essere ritorno, con i caratteri che interagiscono perfettamente, diversi eppure uniti da una chimica che è naturale prodotto della vita di frontiera.

 

Sarebbe bastato questo a farne un grande film, classico, reazionario, stravisto se volete, ma comunque un grande film. Chè i quattro sono straordinari, e il capo è Kurt Russell, praticamente identico a come lo vedremo in The Hateful Eight. Sceriffo di Bright Hope (il nome del villaggio sembrerebbe più adatto ad una casa di riposo, lo so) dal grilletto facile, uomo di legge e morale (legge e morale del west, si intende), carismatico come pochi. Si porta dietro il suo vice troppo vecchio (in quello che, ironia beffarda, si rivela un paese per vecchi), adottato più che assunto. Chicory è una figura archetipica immensa, ha il volto di Richards-garanzia-Jenkins, e i nostri sorrisi colmi di tenerezza nascono tutti per merito suo. Bravissimo è anche Patrick Wilson, a lui spetta il ruolo di Arthur, azzoppato e apparentemente inadatto alla vita di frontiera. Il quartetto è completato da Brooder, damerino razzista e cacciatore di indiani. Il loro viaggio è durissimo, i rapporti tra i quattro diventano profondi e rivelatori, arrivando a costituire uno studio tutt’altro che scontato sul significato delle parole “uomo” e “maschio”. Guardarli è insomma uno spettacolo capace di far dimenticare anche lo scopo del viaggio. La meta, il punto d’arrivo.

 

Che è l’orrore. Perchè questo è anche un film horror, che per molti sarà inevitabile paragonare a The Green Inferno e indirettamente a Cannibal Holocaust. Perchè? Perchè ci sono i cannibali! Abitano nelle caverne, inbred che più non si può, la loro versione di piercing è difficilmente replicabile e le violentissime punte di spietato gore sono dure da digerire, come le tremende grida di battaglia che risuonano potenti e sono la loro unica forma di comunicazione – ehm – verbale. Altissimi, muscolosissimi e fortissimi, probabilmente a causa della loro dieta.

Una favola capovolta, in cui la pulzella ed il cavaliere contano meno dei servitori. Una sarabanda di dialoghi esilaranti e rivelatori, degni del miglior Elmore Leonard. Bone Tomahawk sarà il film col quale Quentin Tarantino si troverà a gareggiare, con esito davvero incerto.

da qui

 

Qualcuno ha definito Bone Tomahawk come l’incontro tra Sentieri Selvaggi e Cannibal Holocaust, una definizione abbastanza calzante: ha infatti elementi di entrambi quei classici, e di altri titoli come Gli Spietati The Descent. Uno degli elementi che più funzionano è il suo ritmo compassato: in quasi 133 minuti molto tempo è dedicato ai dettagli realistici dell’ambientazione e della storia e, cosa più importante, allo sviluppo dei personaggi. Nel momento in cui la vicenda si sposta dal classico western al classico horror nel corso del terzo atto – e non sottovalutate il passaggio, si tratta di materiale raccapricciante e da brividi – lo spettatore è ormai così investito in queste persone e nella posta in gioco che la virata verso qualcosa di molto più oscuro e più straniante non si sente affatto azzardata

da qui

 

Oramai i tempi sono cambiati. Oggi chi si spaventa più, quindi la provocazione va cercata altrove, per quanto Zahler sappia gestire la violenza molto bene. Quello che al metal-kid interessa raccontare è, tra una frattaglia e l'altra, la genesi di un paese che si basa sul sangue e che col sangue deve cancellare tutto.

Apprendendo dai migliori, riesce a mettere in piedi una squadra di sgangherati anti-eroi, ognuno col proprio peso, che ha più di un motivo per completare quel viaggio. Ecco così che tra gli elementi horror ognuno riesce a tirar fuori la propria vera natura, chiudendo il cerchio col loro passato e mostrando tutto quello che li ha condotti fin lì, che va al di là della missione che devono compiere. E' così che Bone tomahawk diventa l'affresco di una nazione fondata da uomini disperati che spera di avere un riscatto finale.

Ognuno a suo modo, poi.

Ma è innanzitutto un horror che non prende solo dal passato del regista, ma anche da quello del cinema stesso, apprendendo la lezione che fecero grandi gli anni che furono senza però scimmiottarli inutilmente. Ed è lì che il film mostra il proprio meglio.

Violenza, violenza a vagoni, che si distilla tra un tempo lungo e l'altro (nonostante tutto, l'incedere è piuttosto lento) ma che quando è presente manda a casa tutti quei fighetti videoclippari che troppo spesso occupano il posto che spetterebbe ad altri. Seriamente, se siete di stomaco debole, non iniziate neppure a guardare questa roba.

Sfido però chiunque non voler un po' di bene ai personaggi, fermo restando che a Kurt Russel se ne deve volere a prescindere. E solo per questo si dovrebbe vedere questa piccola bellezza.

da qui

 


Nessun commento:

Posta un commento