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mercoledì 26 marzo 2025

Sinfonia per un massacro - Jacques Deray

Josè Giovanni e Claude Sautet, oltre a Jacques Deray firmano una sceneggiatura praticamente perfetta, interpreti bravissimi, Jean Rochefort primus iter pares.

un film nerissimo, senza scampo per nessuno.

da non perdere, se ci si vuol bene.

buona visione - Ismaele


 

QUI si può vedere il film completo in italiano

 

 

Avvincente e spietato. Personaggi scolpiti con secchezza e astuzia drammaturgica, montaggio senza tempi morti, dialoghi essenziali. Serrato nello svolgere una trama criminale senza concessioni redentive. La matematica delle interazioni (quella della teoria dei giochi, intendo) trova qui un esempio di come basta un niente a far quadrare o saltare tutto... Ciò che in questa pellicola non salta (ma quadra) è la qualità. Da vedere, senza distrarsi un attimo.

da qui

 

Guardarsi sempre le spalle. E' questa la "morale" costante, in particolare, dei "polar" francesi. Jacques Deray, uno degli specialisti del genere, qui al suo terzo lungometraggio, è coadiuvato in sceneggiatura da José Giovanni che si ritaglia anche un ruolo nel film. La sceneggiatura è pressoché perfetta e nonostante in questo genere cinematografico sia sempre l'intimismo dei personaggi a prevalere sull'azione, lo si riesce a seguire fino alla fine. Più che buono.

da qui

 

Questo noir a tinte fosche è imperdibile per gli amanti del genere. Tutto è ad alto livello la regia, la fotografia in bn algido e ripeto l’ottima ambientazione e la recitazione di alto livello. Un film anche malinconico e sottilmente ironico in modo beffardo dove estate solo IL DIO DENARO, la crusca del Diavolo, che fa diventare ingordi e famelici quelli senza valore umano e morale. Dove la fiducia è un optional ed esiste solo la dura legge del profitto e del guadagno illecito. Sono i classici “Affari sporchi”. Attori ed interpreti Jean Rochefort: Christian Jabeke Daniela Rocca: Hélène Valoti Claude Dauphin: Maurice Valoti Charles Vanel: Paoli José Giovanni: Moreau Michel Auclair: Clavet Michèle Mercier: Madeleine Clavet

da qui

 

Deray ha debuttato qualche anno prima, e dimostra con questo film che la sua vena discreta è tutta dedita al noir e lo dimostrerà anche più avanti, anche se le sue possibilità spesso sono state offuscate dal divo del momento, a cui si è troppo dedicato. Qui la sceneggiatura è in mano anche a nomi come Claude Sautet e José Giovanni e ne vien fuori un film pieno di pathos coinvolgente con quell'atmosfera tipica del grande noir alla francese. Una storia intricata e particolare, dove anche la donna ha un suo ruolo importante e decisivo, cosa abbastanza insolita nel genere. Intrigo ben distribuito con dialoghi essenziali ed attori ben distribuiti nei rispettivi ruoli, compresi quelli scelti per motivi di coproduzione. La sinfonia menzionata del film è la colonna sonora scelta in maniera singolare che quindi non c'entra niente con il titolo del film.

da qui

 


mercoledì 10 aprile 2024

Corpo a corpo (L' arme à gauche) - Claude Sautet

Lino Ventura riceve l'incarico di recuperare lo yacht di una ricca vedova (Sylva Koscina), rubato da una banda di trafficanti d'armi.

un affare di uomini, poi appare anche la vedova.

ambientato in qualche possedimento coloniale francese d'oltremare, dove le leggi e la polizia sono un po' meno efficienti che in patria.

il film è in bianco e nero, spesso notturno.

nel film non ci sono buoni, solo l'eroe Lino Ventura ha meno ombre degli altri. 

non sarà un capolavoro, ma è sempre un film di Claude Sautet, cha ha fatto solo film buoni ed eccezionali, L'Arme à gauche è di curo buona.

buona (avventurosa) visione - Ismaele

 

 

QUI il film completo, con sottotitoli in spagnolo

 

 

Sautet non delude quasi mai, come qui, con questa dignitosa storia di crimine dall'ambientazione e dalla trama originali. Il regista dà al film un andamento fluido ma non troppo veloce, che comunica una moderata tensione.
I personaggi sono abbastanza approfonditi, compresa la banda dei malviventi, i quali vengono descritti con pochi, efficaci accenni. Anche la Coscina non si limita a dare la sua bellezza, e riesce a rendere bene una vedova ricca, annoiata, che ancora rimpiange di aver sposato il defunto marito senza amore.
Il legnoso Lino Ventura interpreta un personaggio né carne né pesce, ne buono né cattivo: è pragmatico e spiccio nei modi, di poche parole, e non fa smancerie alle donne. Sembra avere anche poche emozioni, come rabbia o paura. L'attore però riesce a rendere tutto questo credibile con il suo consolidato talento, affrancandosi in tal modo dall'accusa di inespressività. Anzi, il capitano che intepreta finisce per essere un tipo originale, fuori da tutti gli stereotipi sugli ex lupi di mare.
Forse preferisco il Sautet della seconda fase, quella delle storie sentimentali e dei finesettimana in campagna, ma anche in queste storie di crimine (da ricordarsi anche "Asfalto che scotta) il regista aveva saputo dimostrare il suo talento. PS: il film è in bianco e nero.

da qui

 

L’Arme à gauche est un film qui s’éloigne du terrain habituel du cinéma d’action pour prendre une dimension presque abstraite, lorsque le combat s’engage entre Morrison, seul sur une ile, et le couple formé par Cournot et Madame Osborne. Sautet crée alors un face-à-face épuré, et étrange, entre le bien et le mal, dans lequel Ventura incarne le bien. Une évidence rendue possible par la stature de l’acteur, qui confère à un personnage au passé inconnu et peu disert l’évidence de la droiture…

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mercoledì 3 aprile 2024

César et Rosalie (È simpatico, ma gli romperei il muso) – Claude Sautet

Yves Montand, Romy Schneider e Sami Frey sono i protagonisti del film di Claude Sautet, una storia d'amicizia e d'amore, folle e disperato, divertente e pieno di speranze,un film che riparte sempre, quando sembra concluso.

cercatelo e godetene tutti.

buona (triangolare) visione - Ismaele



QUI il film completo, in francese



Lui, lui e (affettuosamente) l'altra.Un triangolo alla Jules and Jim sviluppato secondo la sensibilità e la capacità di osservare fin nei minimi pariticolari del suo autore,quel Claude Sautet sublime cantore di sentimenti e soffoca(n)ti.Qui Rosalie,divorziata e con una bambina piccola sta insieme a Cesar,nel ramo rottamazioni,benestante ma non esattamente un esteta o un fine conversatore.Ritorna David,disegnatore di fumetti,un tempo con lei e riesplode il vecchio sentimento.Con complicazioni inaspettate.Rosalie non sa decidere:la solidità e la consuetudine della routine quotidiana con Cesar oppure l'improvvisazione,la passione che travolge tutto,le incognite del rapporto con David.I due uomini si scontrano ferocemente ma divengono anche complici fino a diventare amici.E Rosalie si sente esclusa,fino,forse, a un ultimo ritorno.Nell'ultima parte del film una voce fuoricampo spiega quello che succede e si sovrappone al ritorno di Rosalie a casa dove trova David e Cesar a pranzare e a parlare amabilmente(una scena bellissima,la sorpresa di lei,i due amici e poi lo sguardo di David perso nel vuoto allorchè si accorge di Rosalie).E questa voce in modo apparentemente posticcio dice che Rosalie è tornata per Cesar.Forse è questo l'unico particolare che non mi convince anche se sono assalito dal dubbio che questo finale sia una perla delll'edizione italiana.Sautet dirige un film sorprendente per finezza d'analisi che trae forza da un trio d'attori straordinario nel tratteggiare dei personaggi assolutamente compatibili con la realtà.E'la storia di tre persone normali che si trovano a dover fare i conti con sentimenti tuttaltro che straordinari.E si trovano di fronte a tutte le proprie contraddizioni che deflagrano impetuosamente.Ma il cinema di Sautet non è un cinema urlato,è un cinema di mezzi toni,di sguardi,di piccoli gesti.Nessuna ridondanza di regia solo una messa in scena di grande efficacia e direzione degli attori di grande qualità.E poi lasciatemelo dire:ma quanto era bella Romy Schneider?Quanto era profondo il suo sguardo?Quanta quieta malinconia Sautet è riuscito a tirar fuori da quegli occhi?

da qui

 

Quello di Claude Sautet è un cinema di dialoghi e di recitazione che lascia poco spazio all’azione. I suoi luoghi prediletti per ambientare il racconto sono l’interno delle automobili, i bistrots e i ristoranti, pranzi e cene, interni di case o appartamenti. Situazioni assai comuni e, per un effetto quasi magico di questo tipo di cinema, lo spettatore si sente partecipe, integrato nella non-azione perché se ne sta seduto ad ascoltare, come gli attori che osserva. Viene in mente la filmografia di Eric Rohmer, altro gigante della stessa generazione, anche se in Claude Sautet l’approfondimento psicologico dei personaggi è forse più accurato e meticoloso.

L’ultima mia annotazione riguarda ovviamente la presenza, anche se in un ruolo di secondo piano, dell’allora diciannovenne Isabelle Huppert. Paffutella, come apparirà anche due anni dopo nel geniale “Les valseuses” (“I santissimi”) di Bertrand Blier, è in aperto conflitto con la silhouette che la caratterizzerà una volta lanciata nell’Olimpo del cinema. Fin dall’inizio, comunque, bucava lo schermo…

Insulso il titolo italiano!

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Claude Sautet ci porta per mano lungo un tragitto fantasioso, ricco di dolci sensazioni, di lucide, ironiche, spesso sarcastiche visioni nella descrizione di un amore intenso che costantemente si ha paura di perdere. Lo fa ricorrendo alla definizione di César, uomo di mezza età, classico self made man, ricco, impulsivo, incolto, trash, talora rozzamente irascibile, ma sostanzialmente buono, consapevole dei suoi limiti e delle sue sfuriate, di cui si pente subito e pone con grossolanità rimedio, giovialone, generoso, felice di un amore che costantemente (conscio di non essere una persona perfetta, bella e giovane) è terrorizzato dalla possibilità che termini bruscamente e di Rosalie, divorziata con una figlia, colta, decisa, ma anche intimamente incerta ed insicura, dolce, di un fascino femminile, non sfacciatamente esposto, incredibile per il quale si può fare qualsiasi pazzia…

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Ecco come, a volte, è necessario considerare 'anche' il triangolo. Sorprendentemente, Sautet mostra il percorso di accettazione fino alla serena vivibilità della situazione. Oggetto della contesa la radiosa, splendida Romy Schneider, i contendenti sono il fluente Sami Frey e il musone Montand.
Poteva essere la solita pochade alla francese e invece è una commedia squisita sull'instabilità dei sentimenti, sempre condotta con sensibilità e realismo e con una capacità di rivoltare le regole del conformismo con una leggerezza davvero rara. Forse (forse...) pecca un pò di frammentarietà ma resta comunque un film delizioso. Poetico il finale.
Applausi a scena aperta per i tre protagonisti, Montand è il perfetto uomo frustrato, Frey l'amante ideale e Romy semplicemente una delle più grandi (e più belle) attrici di sempre.

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sabato 23 marzo 2024

Il commissario Pelissier (Max et les ferrailleurs) – Claude Sautet

il commissario Pelissier (Michel Piccoli) vuole catturare dei banditi in flagranza di reato.

e per i casi della vita trova l'occasione, incontra un suo vecchio amico che vive ai margini della legalità e attraverso la sua compagna, una prostituta (Romy Schneider), spinge i banditi in trappola.

le cose vanno benissimo per il commissario, ma purtroppo Lily gli ha rubato il cuore, e lui non capisce più niente.

un film che non lascia scampo, una sceneggiatura perfetta, un film da non perdere, se ti vuoi bene.

buona visione - Ismaele

 

 

QUI il film completo, in francese, con sottotitoli in inglese

 

 

Max Pelissier (Michel Piccoli) è un poliziotto di Nanterre tormentato dai diversi tentativi falliti di catturare in flagrante un gruppo di rapinatori di banche della zona. Beffato dai colleghi, decide di indurre il vecchio amico Abel (Bernard Fresson), colpevole di piccoli furti insieme alla sua gang di scapestrati, a una rapina. Per incastrarli, deve fornire piste false alla fidanzata di Abel, la prostituta Lily (Romy Schneider), con cui però nascerà un legame più forte. Tra i drammi sentimentali e introspettivi L'amante (1970) ed È simpatico, ma gli romperei il muso (1972), Sautet si avvicina alla disillusione del noir contemporaneo, rifiutando però con classe e maestria cinematografica una precisa distinzione di genere. Tratto dal romanzo di Claude Néron, autore anche della sceneggiatura insieme a Jean-Loup Dabadie e lo stesso Sautet, un'opera revisionista che è un poliziesco crepuscolare, una storia d'amore alla ricerca del sentimento, un dramma psicologico incentrato sulla frustrazione e il conflitto: alla fine ogni elemento emerge trovando come cuore nevralgico il personaggio di un Piccoli mai così cupo e intenso. Sarà lo stesso commissario Pelissier a mettere in scena il proprio film, dirigendo gli attori, un gruppo di delinquenti disadattati impreparati per il grande colpo, e orchestrando le scene della rapina da sventare, per il lieto fine del personaggio che interpreta. Splendido il clima di disillusione e malinconia in contrasto con la sensuale bellezza di Romy Schneider. Acuto, paranoico, imperdibile.

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Un altro dei film memorabili di quel fantastico cineasta che rispondeva al nome di Claude Sautet.Film che all'apparenza appartiene al genere poliziesco ma che in realta'contiene tutta una serie di caratteristiche e di suggestioni che con il poliziesco non hanno nulla a che spartire.Partendo dalla figura del protagonista,un ex giudice ora poliziotto che ha la fissa di cogliere i malfattori in flagranza di reato per non avere sorprese successive in sede giudiziaria,Sautet imbastisce un dramma degli affetti in cui la figura preponderante è quella della prostituta interpretata da una luminosissima Romy Schneider che si contrappone da subito alla figura severa e ombrosa del commissario di cui ignora l'identita'.Il nucleo centrale del film è rappresentato dagli incontri tra i due ,senza alcun contatto fisico in cui piano piano si conoscono meglio pur non facendo nulla ma quasi simulando la routine quotidiana di una coppia qualsiasi.E invece si stanno intrappolando a vicenda:lui ha teso la trappola agli amici di lei per impedire loro una rapina milionaria con le informazioni carpite,lei,oltre le apparenze, è riuscita a stabilire una sorta di contatto empatico con lui che la protegge anche a costo della sua rovina in un finale emozionante e amarissimo. Si vede fin dall'inizio che Sautet non è interessato all'intreccio poliziesco, non gli interessa girare scene troppo movimentate e infatti per essere un poliziesco le scene concitate sono veramente minime, lui descrive un paese della provincia francese e coccola quasi i suoi protagonisti che da pari loro gli regalano una prova superba.....

da qui

 

…Sautet è abilissimo a lavorare sui tempi morti. Accumula i dettagli per costruire meticolosamente la scena della rapina. E in questo, appare fulminante e fortemente incisiva l’osservazione realistica della banda dei rapinatori, che sono come spiate da un altro occhio (anche quello della polizia nel finale) e accompagnate dalla voce-off del commissario della loro zona, interpretato da François Périer. E il titolo originale gioca in effetti sul rapporto tra Max e questo gruppo (Max et les ferrailleurs), ladri di auto e di metalli. Le immagini della loro quotidianità, come squarci di un documentario sulla malavita. Un respiro dei tanti del polar francese degli anni ’70, in una stagione indimenticabile. Dove il luogo (in questo caso Nanterre) diventa un altro deterministico punto di osservazione.

E poi c’è tutto un altro squarcio, quella passionalità trattenuta a fatica del cinema del regista, caotico e magico nel filmare la seduzione. Romy Schneider entra in scena dopo mezz’ora. La sua immagine, originariamente osservata da lontano, già diventa un lampo improvviso che fa prendere al film ancora un’altra marcia. Con ancora uno sguardo off che, all’inizio la guarda, che è quello di Max. In un altra storia d’amore destinata a finire male. Ed è proprio per questo, come in L’amante, che ogni gesto, ogni sprazzo di gioia o di infelicità diventa decisivo. Come per catturare e afferrare più dettagli di immagini che già diventano memoria. I soldi sul tavolo, il cappello in testa, una mano tolta dalle spalle. Con sguardi che si cercano per non perdersi mai. per una follia d’amore che diventa esplosiva nel finale.

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Intenso polar dall'atmosfera rarefatta e dai personaggi perdenti, in cui più che la minuziosa costruzione della trappola alla banca conta la strana alchimia sentimentale che si crea tra il frustrato commissario Pelissier e l'avvenente prostituta Lili Ackermann. Finale inaspettato e perfettamente in linea con i personaggi. Piccoli e la Schneider in stato di grazia.

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martedì 27 gennaio 2015

Asfalto che scotta (Classe tous risques) - Claude Sautet

è il primo film di Claude Sautet, al cinema non fu un successo, Godard e Melville andavano per la maggiore, ma resta un piccolo capolavoro, scritto da Josè Giovanni, uno che la galera l'aveva conosciuta, e che scrive per i grandi del cinema francese di quegli anni.
Lino Ventura è l'eroe del film, un bandito al tramonto, braccato dalla polizia, abbandonato dagli amici. 
gli resta vicino solo un piccolo delinquente, Jean-Paul Belmondo, il più sincero e amico di tutti gli ex amici.
è la solita vecchia storia di amicizia, tradimenti, vigliaccheria, che si ripete da che mondo è mondo, e che tutti capiscono bene, in ogni tempo e in ogni luogo.

guardatelo, non ve ne pentirete - Ismaele









Along with Jean-Pierre Melville, Sautet was my mentor and guardian in the film business. He even went to see my parents to convince them to allow me to choose film rather than political science as my profession. Pierre Rissient and I served as his press agents. Once I became a director, I had him read my scripts and enrolled him in the large group of advisers—including Truffaut—who came to see my rough cuts. Sautet was the greatest script doctor and edit fixer in French cinema. His comments were always stimulating. He invariably put his finger on what wasn’t working and swiftly found a solution. He fixed, patched, and improved a great many French films, and saved several from disaster.
Do not think I am straying off topic. Far from it. These exacting qualities, Sautet’s synthesizing mind, which didn’t shy away from emotion, underpin his first film and account for its strength and originality.
Yet Classe tous risques’s strength and originality were underestimated upon its initial release. It is true that gangster films had never been particularly popular with a whole segment of the French critical establishment. Journalists loyal to the Communist cause followed Georges Sadoul’s lead in routinely panning them, even those like Night and the City and Touchez pas au grisbi, directed by filmmakers close to the party, insisting it was better to take an interest in workers and tradesmen than in criminals. The Catholics saw in them a threat to morality, a danger to youth…
It’s a film that made me want to wrap my arms around its makers and become their friend.

La sceneggiatura viene scritta da Sautet, Giovanni e l’appena ventiseienne Pascal Jardin.
Il regista, che è noto per il suo perfezionismo, scrive e riscrive e sprona gli altri a fare lo stesso. Ciò che risulta da questo lungo lavoro è un’opera complessa che non si limita all’azione, pur presente, ma scava nella psicologia dei personaggi, soprattutto in quella del suo protagonista, che non per nulla appare diverso dai criminali cinematografici dell’epoca…
…Sautet incontra Belmondo a Saint-Germain-de-Près e rimane conquistato dalla sua presenza e dal suo carisma, che trova assolutamente adatti per il ruolo, malgrado il personaggio nel libro sia più vecchio. Il produttore, invece, non lo vuole: dando dimostrazione di scarso fiuto, dice che alla sua vista sullo schermo, il pubblico chiederà la restituzione dei soldi del biglietto. Sautet e Giovanni si battono per averlo nel film e l’hanno vinta, fortunatamente visto che la sua interpretazione del personaggio è un valore aggiunto…
Classe tous risques è un mirabile esempio di scrittura, con dialoghi che evitano costantemente il superfluo, con personaggi – anche quelli di secondo piano – sempre ben definiti e una storia che non teme il cambio di registro. Malgrado questo, andrà incontro, alla sua uscita nelle sale francesi, a un inaspettato insuccesso di pubblico (meno sonoro di quello di Le trou di Jacques Becker, uscito contemporaneamente). Si rifarà nel tempo, giungendo infine alla rivalutazione e all’indiscutibile consacrazione a classico del cinema europeo….

They say to keep your friends close and your enemies closer. But what’s a guy to do when these two are slowly becoming one and the same? This is the situation faced by the lead character in Classe Tous Risques, the latest French gangster tale to be given the royal treatment by the Criterion Collection. In the tradition of Bob le Flambeur and Le Samouraï, here is a film that doesn’t glamorize the gangster lifestyle but rather shows how years spent living a life of crime can take a toll on someone. Classe Tous Risques isn’t an action-packed film by any means, but the compelling characterizations and increasingly tense atmosphere will grab your attention nevertheless…
da qui