mercoledì 26 agosto 2026

Il ritorno - Stefano Chiantini

Teresa esce dalla galera dopo dieci anni, per aver accoltellato un delinquente che minacciava suo figlio, con l'istinto della mamma dei cinghialetti se vengono minacciati.

quando esce non è un bel vivere, il marito ha una nuova compagna, il figlio non la vuole, qualche lavoretto lo trova, schiava nelle serre o nel taglio delle cadaveri per il consumo umano, lavori in fondo alla piramide sociale umana.

il film si regge sulle spalle di Emma Morrone (che interpreta Teresa), bravissima e credibile nella disperazione di una donna che non vede vie d'uscita.

buona (senza speranza) visione - Ismaele



QUI si può vedere il film, su Raiplay

 

 

…Teresa vive alla periferia di una cittadina laziale insieme al compagno Pietro e al piccolo Antonio. La precarietà economica, le difficoltà quotidiane e l’inaffidabilità dell’uomo mettono continuamente alla prova il fragile equilibrio della famiglia. Quando Pietro arriva a rappresentare un pericolo per il figlio, Teresa compie un gesto estremo per proteggerlo, una scelta che le costa dieci anni di carcere. Una volta tornata in libertà, la donna trova un mondo profondamente cambiato. Antonio è ormai un ragazzo, Pietro ha ricostruito la propria esistenza e il tempo ha scavato una distanza che sembra impossibile colmare. Nel tentativo di riprendersi il proprio posto di madre, Teresa dovrà confrontarsi con il peso delle assenze, con i silenzi e con la consapevolezza che l’amore, da solo, non sempre basta a ricucire ciò che il tempo ha irrimediabilmente spezzato. Con uno stile rigoroso e asciutto, fatto di sguardi, silenzi e gesti più che di parole, Chiantini costruisce un racconto intimo sulla maternità, sul senso di colpa e sulla difficoltà di ricominciare.

Il regista Stefano Chiantini racconta il cuore del progetto: “Il ritorno a casa di una madre dopo una lunga assenza diventa il racconto di un viaggio che dovrebbe colmare il vuoto creato da quel distacco forzato ma che finisce invece per amplificarlo. Mi interessava analizzare le dinamiche psicologiche ed emotive di una persona che torna dopo una lunga separazione e misurarmi con il suo animo e con quello di chi le sta accanto. Ho scelto di raccontare tutto questo attraverso le atmosfere e il corpo, eliminando quasi completamente il dialogo dalla scena. Il silenzio e il non detto si caricano così dell’impotenza della protagonista, mentre il volto e il corpo dell’attrice diventano gli strumenti attraverso cui emergono emozioni e pulsioni interiori”…

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…Fin dalla scena iniziale, il film di Chiantini si presenta come un melodramma che introduce la discesa agli inferi senza ritorno della protagonista. Teresa esce dalla porta della casa della sua datrice di lavoro, licenziata da costei. Scorrono i titoli di testa e la camera segue la malinconica routine di Teresa, bambino piangente tra le braccia come una giovane mater dolorosa, costretta al taccheggio per procurarsi gli omogeneizzati per il pupo e ad attraversare la strada statale tra macchine veloci per raggiungere l’estrema periferia romana.

Il suo ritorno dopo la detenzione enfatizza l’impossibilità di ricreare un equilibrio malgrado il regista insista nel mostrare scene di pseudo normalità quali il desinare o il preparare i pasti.

Cupo come lo sguardo della protagonista, il film di Chiantini è una pellicola sincera che ha Emma come punta di diamante. Sicuramente da vedere.

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Il ritorno, che segna il ritorno al cinema di Emma Marrone dopo la convincente prova in Gli anni più belli di Muccino, sottolinea il dramma del quotidiano attraverso gesti ripetuti: le pause-pranzo in silenzio, il figlio attaccato a un gioco sul calcio, la carne rubata di nascosto al lavoro. Il film di Chiantini lavora sul loro accumulo per portarli a un punto-limite e, anche se a un certo punto della storia avviene un episodio decisivo, non riesce però a far avvertire come stiano consumando gradualmente la protagonista.

Tutte le vicissitudini sono già segnate a livello di scrittura: la sorte dell'amica che ha aiutato Teresa, il tentativo disperato e inutile di ritrovare la sintonia con il proprio partner. Il film non sembra muoversi mai e si vede anche dalla fissità delle espressioni di Fabrizio Rongione.

Teresa è la 'donna tutta sola' di Mazursky che forse potrebbe avere la disperazione di Gena Rowlands in Cassavetes. Ma sono solo sfocati dettagli di un cinema che è chiuso nella sua ripetitività in attesa che succeda qualcosa ma finisce per diventare solo monotono e che appare frenato nei dialoghi e nei conflitti tra la protagonista e il figlio…

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Il ritorno torna a mettere in scena una famiglia con le sue difficoltà, in cui è la figura femminile quella centrale; in Naufragi era Michela Ramazzotti, nel nuovo film Emma Marrone che, dopo la convincente prova ne Gli anni più belli, conferma anche questa volta il suo talento da attrice. Il cinema ha raccontato spesso storie di rinascite, riscatti e seconde possibilità. In fondo è quello che chiede Teresa, poter tornare ancora insieme a Pietro e soprattutto riconquistare l’affetto del figlio. La vita però non va sempre nella direzione dei nostri desideri e la dura realtà è quella con cui si scontra la protagonista; il carcere le ha tolto non solo la vita che faceva prima ma anche quelle che avrebbe potuto avere dopo. Il film si poggia tutto su Emma Marrone, sui suoi sguardi tra rabbia repressa e sofferenza, sul suo corpo e sui suoi silenzi. La sceneggiatura è secca, asciutta, i dialoghi sono pochissimi, sia con Pietro (Fabrizio Rongione) che con Antonio (Lorenzo Ciamei) che non riesce proprio più a stare con la madre e glielo dice chiaramente.  Il ritorno si caratterizza anche per le tante scene ripetitive che scandiscono la quotidianità di Teresa: i lunghi viaggi per arrivare sui posti di lavoro (nelle serre o in un macello), i ritoni a casa, le cene nel silenzio e senza dialogo con il figlio, la solitudine al momento di andare a dormire. In questo senso il film di Stefano Chiantini è un po’ “claustrofobico”, non respirano i personaggi e neanche gli spettatori, ma riesce a descrivere con discreta efficacia il mondo reale in cui si muove la protagonista.

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martedì 25 agosto 2026

Un'estate da giganti (Les géants) – Bouli Lanners

un film di ragazzini, gli adulti sono un pessimo esempio, a essere gentili.

due fratelli che tornano per le vacanze alla casa del nonno scoprono che è diventata o diventerà una centrale dello spaccio di droga.

i due ragazzini, con l'aiuto di un terzo, combattono la loro guerra contro i cattivi.

tutto è chiaro, ognuno decida per chi parteggiare.

un bel film, Bouli Lanners è una sicurezza.

buona (guerresca) visione - Ismaele

 

 

 

…Il bravo e corpulento attore e caratterista belga Bouli Lanners, tanto spesso sia serimente sia comicamente pulp quando recita, altrettanto delicato e profondo quando invece si occupa di dirigere un film, ci ha già sorpreso tempo addietro con un notevole esordio registico ai tempi di Eldorato Road, tre anni prima di questo suo secondo ritorno in regia.

Anche in questo caso de Un’estate da giganti, una sorta di piccolo “Stand by me” belga e senza omicidio, viene mantenuta, almeno nell’atmosfera, quello stile on the road che già illuminava il brillante, inventivo e gradevole esordio…

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Zaini in spalla, Zak e Seth, due ragazzini di Bruxelles, si avviano a trascorrere, come di consuetudine, l'estate nella casa di campagna che apparteneva al loro nonno, morto l'anno prima. Stavolta soli, si legano a un amico appena conosciuto, Dany, con cui passeranno momenti indimenticabili.
Uno dei ricordi d'infanzia che serbiamo fresco per tutta la nostra vita è quello che riguarda il momento in cui abbiamo appreso, da insegnanti, genitori o da eventi accaduti, della caducità della vita, la consapevolezza che la nostra esistenza un giorno avrà termine. È proprio il tema della chiacchierata notturna, davanti a un falò, che fanno i tre ragazzi protagonisti, sotto la pioggia, nei boschi vicino a un fiume. Ed è il fulcro di questa opera. I giganti del titolo sono i tre adolescenti, che hanno tutta la vita davanti, ma che cominciano a prendere coscienza dei suoi limiti, che si sentono onnipotenti non percependo, o reagendovi, la precarietà della loro situazione economica e famigliare. Sono come Hansel e Gretel che sconfiggono la strega, o come i tre porcellini che uccidono il lupo cattivo. Sono mossi da uno spirito libertario, anarchico, che li porta a saccheggiare le case altrui: sembra loro che tutto sia possibile. E sono spinti anche da quell'autentica curiosità giovanile, che li porta all'esplorazione del territorio rurale che sta attorno.
Gli adulti che incontrano nel loro percorso sono grotteschi, tipi bizzarri come i vicini dall'aria lobotomizzata che sniffano coca nella loro baracca, grassi e unti come quello che li butta fuori con la mazza da baseball. O comunque caricaturali come l'anziana signora borghese che li ospita, una Nonna Papera con la figlia down, che passa il tempo a fare biscotti e suonare il piano. Può suonare come una dissacrazione del carattere idilliaco che di solito si attribuisce alla campagna, sorta di mondo perduto dalla modernità. Può esserci anche questa visione, ma in realtà questo è il risultato di adottare il punto di vista dei ragazzi, come loro vedono il mondo degli adulti, come riescono a evitarne il confronto.
E tutto questo assume il valore di un'avventura nel contesto della natura, tra canneti e campi di mais, fiumi e capanni di pesca su palafitte, vecchi e marci, paesaggi agresti ripresi in campo lungo. Un'opera fresca, delicata e garbata, per l'eclettico filmmaker, e pittore, Bouli Lanners, valorizzata da una quanto mai azzeccata colonna sonora dal sapore country, opera del gruppo The Bony King of Nowhere.

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domenica 23 agosto 2026

Insomnia - Erik Skjoldbjærg

il film è del 1997, qualche anno dopo ne è stata girata una nuova versione, mutatis mutandis, da Christopher Nolan (con Al Pacino e Robin Williams), uno dei rari casi in cui il remake è all'altezza del film originale.

nel film norvegese Stellan Skarsgard è un poliziotto chiamato a risolvere un caso misterioso e complicato, niente è quello che sembra, e nonostante la luce insopprimibile dell'estate oltre il circolo polare artico il poliziotto riesce ad arrivare alla verità.

un film che non delude, promesso.

buona (luminosa) visione - Ismaele


QUI si può vedere il film completo con sottotitoli in inglese

 

 

Un thriller psicologico (che poi è stato rifatto da Hollywood qualche anno dopo) di discreto impatto e quasi totalmente sulle spalle del bravo Skarsgard che riesce a rendere visibile il disfacimento fisico e morale del superpoliziotto da lui interpretato. A differenza del remake americano in cui tutto si giocava sull'ambiguità nel confronto tra poliziotto e scrittore, qui il personaggio dello scrittore ha uno spessore e un ruolo contenuto nell'economia della storia. Il film in fondo non ha neanche troppo interesse per il risvolto giallo della vicenda, è interessato solo al dilemma morale del poliziotto che fa di tutto per nascondere le varie tracce...A differenza di tanti thriller in cui il buio e la notte sono essenziali nell'economia del racconto, qui sono proprio la mancanza di buio e di sonno(siamo vicini al Polo Nord, il paesino è costantemente illuminato dalla luce del sole) a scatenare il progressivo scivolamento nel baratro del protagonista....

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Giallo scandinavo, suggestivo e inquietante.Detective svedese viene chiamato in una sperduta località norvegese , per venire a capo di un caso di omicidio,sfortunatamente durante il servizio uccide involontariamente un collega e viene per questo ricattato dal vero assassino.Questo film ha avuto un remake americano, altrettanto brillante con Al Pacino e Robin Williams, negli insoliti panni del cattivo,tuttavia è questo primo lavoro che personalmente preferisco.L'insonnia del titolo è quella che prova sulla sua pelle il protagonista, non abituato a giorni lunghi mesi,la luce invade i suoi spazi,la sua vita, diventando il suo incubo e la sua maledizione.Sarà sempre più insonne "stroppicciato" e ciondolante,gli scenari incantevoli ma dal tratto quasi "onirico" che lo avvolgono, finiscono con il piegarlo, sul piano psicologico.Statistiche recenti riportano un alto tasso di suicidi nei paesi nordici,malgrado civiltà,infrastrutture e un walfare funzionante, certamente il clima è uno dei fattori scatenanti.

Bello il film,bello il remake.

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Insomnia is a complex drama, yet executed with great stylistic economy and simplicity, through which Skjoldbjærg and his collaborators—including cowriter Nikolaj Frobenius—develop a profound sense of enigma. The visual style, notably the use of whiteness, constantly evokes the unreadability of Engström’s psyche, reversing the convention of identifying the unconscious with darkness. Erling Thurmann-Andersen’s cinematography emphasizes the daylit mundanity of the urban location, downplaying the natural grandeur of Tromsø and its environs. The setting becomes a blank canvas for a study in white: Engström is frequently framed against windows that blaze with cold light, or placed in antiseptically clean, geometrically neat settings, notably Holt’s stark apartment, divided up into a Mondrian-like grid…

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venerdì 21 agosto 2026

Betrayed (Tradita) - Costa-Gavras

gli Usa sono il paese più terrorista del mondo, nel film c'è il caso del terrorismo interno, quello che scatenerà la prossima guerra civile.

ammazzano un conduttore radiofonico, l'FBI indaga fra i nazisti interni, un'agente sotto copertura  (Debra Winger) entra in quella comunità terroristica, purtroppo sarà emotivamente coinvolta.

un film solido, appassionante e appassionato, da non perdere.

buona (Debra Winger) visione - Ismaele

 

 

QUI si può vedere il film completo

 

 

Lo si può definire uno dei film più complessi e meno immediati di Costa‑Gavras, capace di fondere thriller, dramma sentimentale e indagine politica senza mai scivolare nel didascalico. La forza del film sta nella sua capacità di mostrare il razzismo non come un fenomeno marginale, ma come una cultura che può attecchire nella normalità: famiglie affettuose, comunità solidali, rituali condivisi. Il regista osserva con lucidità come l’odio possa convivere con la tenerezza, e come la violenza ideologica possa essere tramandata con la stessa naturalezza di un valore familiare.

Debra Winger offre una prova intensa, costruita su esitazioni, conflitti interiori e una vulnerabilità che diventa parte integrante della tensione narrativa. Tom Berenger, nel suo periodo migliore, con il suo carisma ambiguo, incarna perfettamente la doppiezza del personaggio: padre amorevole e, allo stesso tempo, uomo capace di abbracciare ideologie estreme.

Il film non cerca il colpo di scena facile, ma lavora sulla progressiva immersione in un ambiente che seduce e inquieta. Ne emerge un racconto duro, che interroga lo spettatore e lo costringe a guardare da vicino ciò che spesso si preferisce ignorare: la banalità del male quando si annida nella quotidianità.

Era ancora l’88 ma oggi la Storia pare ripetersi in maniera inquietante.

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Tom Berenger eccede in un'interpretazione poco equilibrata e misurata facendo in modo che il suo personaggio risulti poco credibile, a volte ai limiti della macchietta, mentre spicca la prova convincente e preziosa di una Debra Winger intensa, determinata ma fragile, dubbiosa ed impaurita, sconvolta ma decisa, materna e dolce, delusa e tradita/betrayed dall'Fbi, per lei la sola famiglia, tanto più che il suo capo è anche il suo ex compagno, pronto però solo a sfruttarla pur di raggiungere il suo obiettivo e catturare il maggior numero possibile di esponenti di quel movimento fascista e violento che mina dalle fondamenta l'America ed i suoi valori ed ideali democratici ed è ramificato nella società in maniera impressionante. E interessante è la descrizione di un FBI che usa gli stessi metodi di chi cerca di arrestare per raggiungere il proprio scopo, uccidendo, se necessario, senza scrupoli morali come se fosse normale routine: "Uccidere è come togliersi la merda dalle scarpe". Strepitosa infine la battuta che pronuncia il dj nello scatenato incipit del film, nello stile di "Talk Radio" di Stone, di cui "Betrayed" potrebbe essere un ideale seguito (in fondo comincia là dove il film di Stone finisce): "Siamo in America: abbiamo sempre bisogno di un nemico per costruire altre armi". Ancora oggi verità sacrosanta ed indiscutibile!!!

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Un j'accuse nei confronti dell'odio razziale fatto da un regista scomodo, che qui ha il pregio di essere roccioso, determinato e introspettivo allo stesso tempo, senza perdersi in spiegazioni didascaliche. I personaggi sono ben costruiti e sfaccettati: se Debra Winger è un'interprete eccezionale e profonda, non le è da meno Tom Berenger, a cui è affidata la parte più difficile. Il suo ruolo doppio, di mezzadro onesto e aitante che nasconde un rancore radicato per i neri e facile preda degli altri soci del Ku Klux Clan è una scoperta. Molto bravo. Il film è notevole e sorprendente.

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