a Praga, nel 1942 ammazzano Reinhard Heydrich, un boia nazista.
il film racconta la caccia all'assassino e l'eroismo dei cittadini di Praga che non fanno i delatori, nonostante tutti i prevedibili tipi di minacce.
alla sceneggiatura anche un certo Bertholt Brecht.
un gioiellino da non perdere, promesso.
buona (antinazista) visione - Ismaele
QUI il film completo con sottotitoli in inglese
QUI il film completo con sottotitoli in
spagnolo
C’è lo spirito di Bertholt Brecht dietro questo poco
conosciuto gioiello del cinema degli anni Quaranta, anche se il drammaturgo
viennese litigò con Lang e ritirò la firma. Ma c’è anche tanto dell’animo dello
stesso Lang, che da sempre ha avuto cari i temi della solidarietà umana che si
traduce in una solidità indistruttibile da alcuna repressione, minaccia o
violenza. “Anche i boia muoiono” è una straordinaria riflessione sulla forza
della comunità contrapposta alla debolezza e alla meschinità del singolo,
spesso arroccato su interessi e privilegi, e temibile traditore di se stesso.
Costruendo la vicenda come un poliziesco classico, in cui sino alla fine si
segue l’investigazione dei nazisti per vedere se questi scopriranno il
colpevole, da subito noto allo spettatore, Lang realizza un film pregevole e
coinvolgente, sull’autoritarismo, sulla guerra e sulle pulsioni dell’uomo,
animale sociale e solidale e, al tempo, lupo per gli altri uomini; tracciando,
con illuminante lucidità, un percorso verso la fraternità e il reciproco
supporto come unica via per superare la barbarie. È solo in una condizione di
cooperazione attiva e privazione del singolo che l’essere umano potrà divenire
“superuomo”, elevandosi a specie migliore ed emancipandosi dai suoi orrori.
Notazione speciale per il modo in cui il regista tedesco adopera luci e,
soprattutto, ombre: più di un’inquadratura (specialmente degli interrogatori) è
da brividi sulla schiena per intensità e forza morale.
Robusto, e foschissimo, film del Fritz Lang americano. Che
nell’anno 1943, mentre il paese in cui abita e lavora è in guerra contro il suo
paese d’origine (lasciato dieci anni prima), realizza questo Anche i boia muoiono che può essere visto come
un’opera di propaganda assai tipica del periodo. Propaganda antitedesca, of
course. Ma Lang piega il genere alle sue ossessioni per mettere in scena come
sempre, e anche di più, il suo teatro del male pieno di ombre, e di crimini e
misfatti. Il boia del titolo è il davvero terribile Reinhard Heydrich, uno dei
gerarchi nazisti più spietati, sempre che si possa stabilire in quel contesto
una scala di ferocia. Fu lui a dirigere la conferenza di Wansee del 1942 in cui
si pianificò con teutonica precisione lo sterminio degli Ebrei d’Europa,
l’organizzazione dei campi e dei trasporti ferroviari. Come s’è visto nel
film Conspiracy del 2001, dove a interpretarlo era un
eccellente Kenneth Branagh. Dopo quel famigerato vertice Heydrich diventa
governatore del protettorato di Boemia e Moravia, dove mostra subito la sua
inflessibilità. Verrà ucciso pochi mesi dopo, nel giugno 1942, in un attentato
dei resistenti cecoslovacchi. Uno dei casi più clamorosi della guerra
clandestina contro il nazismo. Il film di Fritz Lang ricostruisce, romanzando e
avventurando abbastanza, l’uccisione di Heydrich, ed è l’occasione per il gran
regista di confrontarsi con i demoni del suo paese, con i propri fantasmi di
esule e la propria identità ebraica. Angosciosissimo, già anticipando quei film
resistenziali e anche postespressionisti del cinema polacco e centroeuropeo
anni Cinquanta-Sessanta (Cenere e diamanti, I dannati di Varsavia ecc.). A rendere ancora più
irrinunciabile Anche i buoia muoiono è la
collaborazione allo script di Bertolt Brecht, pure lui a quel tempo rifugiato
in America, e le musiche sono del brechtiano Hans Eisler. Il film di culto è
pronto. Con Brian Donlevy e Walter Brennan.
Godetevi la cura meticolosa per ogni minimo dettaglio, il
perfezionismo estetico di Lang, la sua tecnica superlativa. Fin dalle prime
battute è chiaro dove si schieri il regista austriaco: l'effemminato gerarca
nazista, il gioco di sguardi, movimenti, fluttuazioni che Lang disegna sullo
schermo a beneficio dello spettatore, mostrano un universo inevitabilmente
polarizzato, coi nazisti oscenamente sadici e stupidi e i cechi animati da un
forte spirito patriottico e di sacrificio. È probabilmente anche l'unico
difetto di questa pellicola, l'unico aspetto prevedibile, per il resto lo
sviluppo lascia spazio a più alternative, la tensione psicologica è sempre
alta, la tecnica e la fotografia ottime, gli attori ben calati nella parte.
Lang, al riparo in terra americana, tira una stilettata al cuore del nazismo,
senza sconti. Gran film.