ispirato a un racconto di una decina di pagine di Jack London, pubblicato alla fine del XIX secolo, in Spagna traggono una serie di 6 puntate, poco più di 5 ore, adattata ai nostri tempi..
il protagonista è Luis Tosar, sempre bravo, ma anche gli altri attori e attrici sono convincenti.
niente di memorabile, ma non male.
buona (complottistica?) visione - Ismaele
…Lo svolgimento della vicenda nonostante sia ben
strutturata, purtroppo, però, non regala sempre forti emozioni che ci si
aspetta da un thriller-crime. Non rasenta, comunque, mai la piattezza. In un
modo o nell’altro, ci fa affezionare alla storia tenendoci comunque attaccati
allo schermo se non altro per capire come va a finire; un finale però che
sembra restare aperto a una nuova stagione…
…Victor Genovés è un ricco uomo d’affari che ha appena ereditato
una fortuna, per questo motivo è allo stesso tempo molto ammirato e odiato. I
membri della sua società non sembrano approvarlo e la sua ex moglie ha con lui
un rapporto complicato. Victor perciò non sembra spaventarsi quando riceve una
lettera minatoria da parte di una setta che si firma I Favoriti di Mida. Il
gruppo minaccia di uccidere periodicamente un civile se Victor non versa una
somma di 50 milioni.
La trama si infittisce quando
Victor si rivolge alla polizia; la setta infatti sembra conoscere le sue mosse,
al punto da far sospettare una talpa tra gli amici dell’uomo. Questi elementi
creano una suspense crescente che tiene lo spettatore
incollato allo schermo. Lo sviluppo della trama è imprevedibile e mantiene alta
l’attenzione, Questo è possibile anche grazie alla buona caratterizzazione del
personaggio. Victor infatti si trova davanti a un bivio: se paga il riscatto
finanzierà una setta terroristica, se si oppone diversi civili innocenti
saranno uccisi, Questo rende Victor un personaggio tormentato, per questo
motivo lo spettatore si sente coinvolto dalle decisioni del protagonista…
Chi si ricorda alcuni valori fondanti di Internet,
come la condivisione di cultura e informazione? Esiste un progetto che sembra
pensato decenni fa. Si chiama WikiFlix, una piattaforma streaming di
film finiti nel pubblico dominio, consultabili gratuitamente senza
nemmeno la necessità di creare un account. A oggi sono più di quattromila i
titoli presenti su questa piattaforma digitale, che riunisce
pellicole provenienti da Wikimedia Commons, da Internet Archive e da YouTube.
Un modo soprattutto per renderle facilmente fruibili e consultabili, visto che
in molti casi si tratta di film che hanno fatto la storia del mezzo
cinematografico. A questa idea ne è collegata un'altra, sui file audio, che
segue lo stesso principio: rendere fruibili musiche, suoni e altre tracce,
organizzate per essere consultate come un catalogo. Si chiama WikiVibes.
Nascita del progetto
Il progetto nasce dalla mente della comunità di
Wikipedia. Nella sezione informazioni si può leggere in parte la genesi del progetto e
alcune specifiche importanti: "Wikidata
contiene oltre 33 mila elementi relativi a film che sono diventati di pubblico
dominio. Una parte di questi (circa 1300 al momento della stesura) dispone di
un file video, ospitato su Wikimedia Commons, Internet Archive o YouTube. Il
database di WikiFlix viene aggiornato ogni ora a partire da Wikidata. Lo
strumento WikiFlix è ospitato su Toolforge negli Stati Uniti. Toolforge è
gestito dalla Wikimedia Foundation. Tutti i contenuti di
WikiFlix sono generati a partire da Wikidata e mantenuti dalla relativa comunità".
Come viene riportato nell'approfondimento sulla nascita di questa piattaforma
streaming, tutto parte come idea personale di un utente attivo della comunità
Wikipedia, poi proposta in varie occasioni pubbliche e alla fine realizzata: "In
realtà non sono fan dei film d’epoca! (Non li odio nemmeno! Mi piacciono, per
esempio, i primi film sperimentali astratti e i vecchi anime.) - spiega l'ideatrice - Sono invece appassionata
di patrimonio culturale e, più in generale, di materiali video e multimediali. Mi ha colpito il fatto che su Wikimedia Commons abbiamo
così tanti file video e audio, inclusi probabilmente tutti i momenti salienti
dei film e della musica di pubblico dominio. Tuttavia, sono descritti male,
poco attraenti e di solito piuttosto difficili da trovare".
Com'è strutturato WikiFlix
Nel momento in cui scriviamo sono 4475 i film consultabili. La prima sezione, una volta aperto il sito, è
quella dei caricamenti recenti. Si passa poi a quelli collegati ai contenuti
molto richiesti e cercati, fino a quelli realizzati da registe (come ad esempio Charlot
all'Hotel, del 1914, diretto e
interpretato da Mabel Normand e noto per essere il primo film in cui Charlie Chaplin compare come Charlot).
C'è poi la categoria più visti: "WikiFlix
ricava le informazioni sui film da Wikidata e le 'classifiche' dei film si
basano sul numero di link presenti nel rispettivo elemento Wikidata, in modo
simile alla ricerca interna di Wikidata - si racconta in una sezione dedicata - Gli
elementi con un punteggio elevato verranno mostrati all'inizio di una sezione e
quindi anche nella pagina principale dello strumento". Tra i classici intramontabili possiamo vedere
(solo per citarne alcuni): Nosferatu: A Symphonie of Horror, film
muto espressionista del 1922 diretto da F. W. Murnau; La febbre dell'oro di
Charlie Chaplin del 1925; La corazzata Potëmkin, film muto sovietico
del 1925, prodotto dalla Mosfilm, diretto e co-sceneggiato da Sergej
Ėjzenštejn; Viaggio
sulla Luna, film di fantascienza e avventura francese del 1902,
scritto, diretto e prodotto da Georges Méliès e ispirato al romanzo di Jules
Verne Dalla Terra alla Luna. Cliccando sulla singola pellicola è possibile accedere alla sua descrizione, al cast, e ai
registi, tutti elementi che portano alla singola pagina personale e
agli altri film interpretati e diretti dallo stesso personaggio presenti sulla
piattaforma. Ci sono sezioni anche dedicate a film tradotti in spagnolo, francese, danese o
sottotitolati in queste lingue (la maggior parte dei film rimane
in lingua inglese o sottotitolato in inglese). Sono presenti sezioni dedicate
ai generi, dai Noir agli Spy
film fino ai cartoni animati (ad esempio quelli con
Mickey Mouse).
Movie blacklist
Esiste anche un processo di selezione delle pellicole, come
viene spiegato in una pagina a parte del
progetto: "Diversi elementi cinematografici con
un punteggio elevato contengono anche messaggi discutibili, per gli standard
odierni, tra cui motivazioni razziste e fasciste. Mentre questi elementi, i
relativi file video, le relative pagine Wikipedia ecc. sono perfettamente
adatti a un contesto educativo, WikiFlix è più
focalizzato sull'intrattenimento.
Mostrare questi film nella pagina principale potrebbe non essere adatto a tale
scopo". Per questo motivo,
la community può creare un elenco di questi film in una pagina a parte: "Compariranno
nei risultati di ricerca, quindi potranno essere trovati se richiesti
intenzionalmente. Saranno inoltre visualizzati nell'elenco dei film sotto la
pagina biografica di una persona".
Questo film
dell'ungherese Palfi, classe 1974, è uno dei più incredibili omaggi al Cinema
che io abbia mai visto. Con una lavorazione durata otto anni, Palfi taglia e
incolla, trapianta e dà nuova vita a circa 500 film che hanno fatto, chi più
chi meno, la storia della settima arte: ne esce un Frankenstein cinematografico
di purissima bellezza, la storia d'amore delle storie d'amori del
cinematografo. Un'opera di montaggio virtuosistico, in cui, anche per pochi
secondi, si susseguono situazioni similari montate ad arte per creare un nuovo
canovaccio, per niente scontato, fra le altre cose. E' un film davvero unico,
straniante e molto divertente, anche perché spinge inevitabilmente a cercare
d'indovinare il film da cui, in quel momento, è stata utilizzata la sequenza
cinematografica. E' impossibile per un cinefilo, (ma non necessariamente,
attenzione!), non esaltarsi davanti a un'opera di questo calibro. L'ora e mezza
circa vola via senza nemmeno accorgersene e lascia in bocca quella sensazione
agrodolce di malinconia e di bellezza per un Cinema che in qualche modo avevamo
dimenticato. La colonna sonora, anch'essa montata e scelta, ovviamente, da
famose musiche dei film, è perfetta pur'anche e contribuisce non poco alla
meraviglia di questa visione. Un film assolutamente geniale.
film ungherese, per
altro prodotto anche da Bela Tarr, costituito dal faraonico lavoro di montaggio
di circa cinquecento spezzoni della storia del cinema, quasi sempre su musiche
estranee alla colonna sonora della sequenza specifica. Un ora e venti di
autentiche emozioni con qualche chicca godibilissima (una per tutte Charlie
Chaplin su Disco Inferno). Come non bastasse è anche rintracciabile una trama
filmica. Divertitevi a riconoscere da quali film sono estratte le sequenze.
Film di assoluto alleggerimento ma, a mio parere, imperdibile.
…Operazione per cinefili incalliti che difficilmente può interessare
il grande pubblico.
Ma questo non e' per forza un male, il cinema ungherese degli
ultimi anni non puo' che ricercare una nicchia di consensi (tipo Fuori orario)
schiacciato dalla crisi mondiale e soprattutto dal Cinema mainstream
d'oltreoceano.
Sono stato particolarmente incuriosito nella visione di
alcuni spezzoni che non conoscevo e cio' mi spingerà a ricercare i titoli dei
vari film per me ignoti.
La scelta delle singole porzioni di pellicola e' stata così
minuziosa da estrapolare solo momenti di alto Cinema per cui solo la visione di
quei pochi secondi (dai 2 ai 5 di media) di ogni singolo loop risulta
gradevole.
In coda il lungo elenco delle sequenze estrapolate con, in
maniera puntuale, il titolo del film, gli attori presenti, il regista, l'anno
di produzione e il nome della casa di produzione.
protagonista massimo dei film di John Carney è sempre la musica, sopratutto la chitarra.
e tutti i protagonisti umani sono al servizio della musica.
è come se il regista girasse sempre lo stesso film, con variazioni sul tema.
anche qui ne esce un film non male, anche se è non è dei suoi migliori.
buona (musicale e dublinese) visione - Ismaele
…Eve Hewson sorprende per l'interpretazione sincera e
credibile di Flora, una protagonista che per una volta non insegue l'american
dream di chi deve esaudire desideri di grandezza, ma nella sua umiltà crede
comunque di meritare qualcosa in più di quel che le è toccato in sorte. Un
matrimonio fallito, un figlio che pare più un fratello minore, difficile e
ribelle, cleptomane e autolesionista. I ceppi che trattengono Flora nella
prigione della sua vita sembrano troppo spessi da svellere per chiunque,
ammesso che questo chiunque esista o si prenda la briga di farlo.
Ma c'è sempre la musica, ci ricorda John Carney, inguaribile ottimista che non
smette di credere fermamente nel potere degli accordi di una chitarra,
taumaturgico strumento di dannazione o redenzione. Nella scena di gran lunga
più intensa e meglio girata del film, il maestro di chitarra assegna un compito
a Flora, che consiste nell'ascolto di un'esibizione di Joni Mitchell facilmente
reperibile su YouTube. Flora sembra poco interessata, la lascia in sottofondo
mentre lava i piatti. Poi capisce che in quelle strofe piene di dolore e
consapevolezza si nasconde l'universalità di un messaggio destinato a tutti, in
grado di far vibrare all'unisono le corde interiori di ricchi e poveri,
privilegiati e svantaggiati.
Una voce e una chitarra possono questo, sollevare
il mondo e fermarlo per qualche minuto. Nel suo piccolo, nella sua dimensione
di consapevole semplicità, anche Flora and Son può infondere
un po' di speranza, divertendo e coinvolgendo durante il cammino.
…C’è tanta (presunta) verità in Flora and Son ma invece si sente puzza di
bruciato, anche dal semplice piano di Flora con la testa appoggiata sul
finestrino del bus. Così come appaiono forzati gli incontri dal vivo con i due
protagonisti. Sono visioni, desideri, sogni. Sulla carta anche bellissimi, ma
non ci si crede. Anzi, sbagliato, non si riesce a volerci credere. Forse la
colpa è anche della scarsa intesa tra i due protagonisti. Eve Hewson spesso col
volto imbronciato che quando si commuove sembra fare uno sforzo enorme, Joseph
Gordon-Levitt si impigrisce in quella stanza a Los Angeles da cui non vuole più
uscire. C’è solo Joni Mitchell. Da quel suo video tutto poteva cambiare. E
invece non è successo.
ispirandosi alla lezione del cinema neorealista e del grande cinema iraniano (Kiarostami, Panahi e Majid Majidi, per esempio), Hasan Hadi gira un'opera prima davvero potente.
in un Iraq sotto sanzioni degli stati canaglia (Usa, Israele e paesi Nato, sempre gli stessi) la povera gente cerca di sopravvivere.
il film mostra le vicissitudini di Lamia (col suo gallo), Saeed e Bibi, alle prese con problemi insolubili, per i poveri.
Lamia "vince" l'onore e sopratutto l'onere di preparare una torta per il suo maestro, un compito quasi impossibile, Ercole avrebbe avuto difficoltà insormontabili, ma Lamia è un'eroina, contro tutti e tutto.
e per fortuna c'è uno straordinario portalettere.
un piccolo grande film, da non perdere.
buona (dolceamara) visione - Ismaele
…questa straordinaria capacità di saper mostrare la violenza e
la dolcezza di protagonisti e comprimari vari, mostri di feroce adattamento ai
dettami dittatoriali come il maestro o nonne compassionevoli come Bibi che è
disposta a dare in affidamento l’amata nipote per toglierla dal futuro di
povertà che le toccherebbe, ad elevare l’esordio del regista iracheno dalla
fiaba sociale – genere che fornisce comunque l’intera struttura della
sceneggiatura con l’unico passaggio a vuoto del film, ovvero il classico
momento di crisi tra i due co-protagonisti che qui appare troppo posticcio –
verso un cinema più poetico e allo stesso tempo piacevolmente leggibile nella
sua denuncia. Il paese guidato con polso di ferro da Saddam Hussein sconta
infatti sulla propria carne viva le conseguenze dell’isolameno internazionale,
tra un’inflazione galoppante che rende la corruzione un grasso necessario a
tutti i livelli per oliare i gangli dell’amministrazione o della semplice vita
civile e le conseguenze sulla popolazione della prima campagna di bombardamenti
U.S.A….
…La torta del presidente è anche la dimostrazione che il
particolare, quando sincero e sentito, ha risonanza universale: per quanto
fuori dalle rotte conosciute, comprese quelle del cinema, l'Iraq di Lamia,
Saeed e Bibi è quello sempre riconoscibile del cinema neorealista, con il
teatro a cielo aperto delle strade (qui anche del fiume, che dà luogo alle
sequenze più suggestive), l'uso di attori non professionisti, la verità della
luce naturale; un luogo a suo modo ancestrale e archetipico, non a caso
collocato nel Sud del paese, alla confluenza del Tigri e dell'Eufrate.
Ma ciò che conta di più è la visione del regista,
incarnata dalla giovanissima protagonista, della vita in quel luogo e in quel
tempo (ricostruito nell'aspetto e nell'atmosfera) come di una continua peripezia,
un cammino scandito da un imprevisto dopo l'altro, che, nell'accezione
aristotelica, forma e trasforma. Come i bambini delle fiabe classiche, Lamia
cammina e cammina alla ricerca di zucchero, uova e farina, e intanto conosce il
peggio e il meglio del genere umano, e si forma e trasforma, costretta a
crescere in fretta, come ci racconta l'immagine, tenera e straziante, di lei
col bastone (simbolo anche felice, nonostante tutto, di una preziosa eredità).
In un'epoca in cui tanti cineasti, anche espertissimi, sentono il bisogno di
spiegare ogni cosa, forse poco fiduciosi delle capacità intellettive del loro
pubblico, Hasan Hadi, nel suo debutto, non aggiunge una parola di troppo e
lascia invece che siano le immagini a fare il racconto e gli spettatori e
formulare le loro considerazioni. Un'immagine in particolare, quella di Saddam
Hussein, è ovunque nel film - muri, scuole, manifesti, statue-, quasi un santo
protettore, eppure il paese è abbandonato a se stesso e, a proteggere Lamia e
la gente come lei, non c'è nessuno.
…Hasan
Hadi mostra una maturità inconsueta per un’opera prima, perché non usa mai la
bellezza come compensazione estetica del trauma, né la miseria come certificato
di autenticità. La forma resta sensibile, mobile, porosa, ma non tradisce mai
la durezza materiale delle cose; semmai la rende ancora più dolorosa, proprio
perché si rifiuta di ridurre quel mondo a semplice fondale della sofferenza.
Anche il paesaggio sonoro, dominato dalle corde del liuto arabo, contribuisce a
questa qualità insieme lirica e inquieta, perché non accompagna semplicemente
il racconto, ma lo avvolge, lo rende permeabile, lasciando che il mondo
sensibile continui a respirare anche mentre il potere tenta di soffocarlo. In
fondo, la forma del film trova la propria misura proprio in questa tensione:
Hasan Hadi l’ha pensato come una sorta di favola pervasa di realismo
naturalistico, e la definizione è tanto più felice quanto più il racconto evita
sia l’astrazione simbolica sia il naturalismo greve. La torta, il gallo, il
viaggio, gli incontri, perfino certi scarti solo apparentemente lievi del
percorso non alleggeriscono il dolore: gli danno una cadenza obliqua, lo fanno
passare attraverso il tremore instabile dell’infanzia invece che attraverso la
rigidità della denuncia…
…Hadi realizza un’opera prima di
rara compattezza, capace di tenere insieme precisione storica, finezza
sensibile e dolore politico, e soprattutto di restituire all’infanzia non un
valore simbolico astratto, ma la sua concreta, vulnerabile esposizione al male
del mondo.
…Con un
occhio al grande Abbas Kiarostami ma anche e forse
soprattutto al Neorealismo di casa nostra, Hasan Hadi segue
e pedina, stazione per stazione, le varie avventure dei due piccoli
protagonisti, le loro liti, il pennuto che compare, scompare e ricompare, le
soste ai posti di polizia, la prigione, il minareto, per non parlare poi di
squallidissime, losche persone che si vogliono approfittare dell’ingenuità di
Lamia.
A parte forse
qualche lungaggine al centro con un leggero calo dell’intensa tensione
narrativa generale, La torta del Presidenteè
un piccolo grande film (per altro interpretato dai bravissimi
protagonisti) in cui, con sovrana leggerezza e, a tratti, con sotterraneo
umorismo, si narra, senza mai cadere nella farsa, la storia di un inconsueta
avventura giovanile. In essa si mischiano impegno e devozione che vanno a
confondersi con il sogno e la speranza, a partire da un complesso background
storico-sociale nel quale ogni parola o gesto potrebbero pesare negativamente e
ogni piccola azione portare a delle conseguenze imprevedibili. Da segnalare
poi, in modo molto positivo e grazie alla fotografia del rumeno Tudor
Vladimir Panduru (ha lavorato, tra l’altro, con autori del
calibro di Cristian Mungiu o Cristi
Puiu), la qualità della resa visuale dell’ambientazione, soprattutto
quella iniziale nella zona degli acquitrini particolarmente affascinante
– Hasan Hadi ci ha tenuto a girare il film nel suo
paese e in alcuni luoghi reali della storia. Ci sembra che abbia fatto benissimo.