un film sorprendente, che somiglia un po' a Primavera, una storia di orfanelle destinate a essere comprate da ricchi pedofili.
appare un pianoforte, e grazie a Teresa la musica cambia, a sorpresa.
un bel film, un'opera prima, con ottimi attrici (e attori).
buona (musicale) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film completo, su Raiplay
… Gloria! è un omaggio alla passione e al genio musicale
femminile, un film che rende onore alle voci silenziose di quelle donne che,
nonostante le barriere del loro tempo, hanno saputo trovare una via per
esprimere il loro talento. È un canto di lode per le compositrici dimenticate
che Margherita Vicario riesce a portare sullo schermo con grande abilità e
delicatezza.
Gloria! si fa portavoce di un linguaggio cinematografico fresco e
potente, fondendo una vicenda storica con la musica contemporanea, opera della
stessa Vicario, tessendo così un dialogo tra passato e presente. Le musiche che
vengono scritte e composte dalle allieve durante le prove segrete sono musiche
sempre molto liturgiche, istituzionali, legate al segno del tempo, musiche che
raccontano un’ideologia ben precisa di fede, scrittura, visione e tempo.
Mentre le musiche che compone
Teresa sono diverse, hanno un sapore moderno, sono più avanti di qualsiasi cosa
abiti quel collegio, e non vengono comprese, sono inascoltabili secondo le
altre ragazze perché Teresa non è stata istruita in senso più strutturale e
pedagogico alla musica ecclesiale, non ha cognizione della liturgia, non ha
dalla sua la conoscenza degli strumenti e del suono, non sa leggere il
pentagramma, suona a suo modo, segue il suo spartito, sente il ritmo, e il suo
approccio alla musica per questo è diverso, incomprensibile…
…Gloria! non è un film storico tout
court così come non è un musical, bensì è un film musicale ad ampio raggio,
sulla scia di Sister Act, ma con trama e intenti diversi. La musica è il cuore pulsante dell’intera opera, dove
la colonna sonora (musiche e canzoni lavorate dalla stessa Vicario) dona un
ritmo incalzante alle varie sequenze. È affidato alle protagoniste l’onere di
scrivere quel canto ribelle che travalica la contemporaneità.
Seguendo
involontariamente le orme di Barbie e C’è
ancora domani, Vicario prosegue la traccia femminista donando
un messaggio cinematografico diverso, offrendo un debutto dietro la macchina da
presa di qualità, tra il pop ricercato e l’intellettuale. Gloria! è un’opera
riuscita.
da qui
… loria! è rivoluzionario. Non tanto perché unisce il
film in costume, la commedia, il backstage musicale, ma per come lo fa. Certo,
non è compatto, se ci si impunta a trovarne i difetti, se ne trovano quanti se
ne vogliono. Ma segue l’onda e l’energia della musica e soprattutto crea una
frattura sensibile con la visione più classica, con la “bella forma”. Perché
della ‘bella forma’ a Gloria! non gliene può fregare di meno. Tutti quegli
incontri di notte in cantina davanti al pianoforte sono pura magia, conflitto,
passione. Tempo. Ritmo. La clessidra si gira. Ancora stacco. Fuori ci sono gli
echi della Rivoluzione Francese ma lì in quell’istituto il mondo sembra essersi
fermato. C’è anche il piacere e l’inganno, componimenti promessi da Cristiano
al Maestro Perlina che non sono all’altezza. “Cosa sente il mio orecchio?” dice il personaggio di Paolo Rossi. Ecco in Gloria! sentiamo prima di vedere. È pura percezione
nella ricerca dell’armonia, del tempo, della passione e della bellezza. Dalle
luci della candele si intravedono forse da lontano le fiamme del cinema di
Céline Sciamma. Ma soprattutto Gloria! è il grande incrocio (im)possibile tra
X-Factor e Sofia Coppola. Proprio come Marie Antoinette prende di petto la Storia e diventa pop. Per
questo contagia e stravolge. Prima ti descrive, poi ti racconta, infine ti
abbraccia. È un film che ha un cuore grande così e da un certo momento ti
trascina dentro, a ballare e a cantare. Un’inaspettata e bellissima rivelazione.
…Conscia di dover travalicare il senso dell’accuratezza
storica per potersi davvero garantire la riuscita della sfida che ha voluto
affrontare – quella di ridare dignità e voce alle centinaia di musiciste che
non vennero riconosciute come autrici e morirono nella più totale ignoranza
storica nei loro confronti – l’esordiente cineasta costruisce Gloria! come una fiaba, dove dal suicidio ci si
riprende grazie all’amorevole cura delle amiche, i cattivi non dormono in pace
(e anzi magari passano anche a miglior vita), le mute tornano a parlare, e
tutte le protagoniste possono vivere felici e contente, con un orizzonte che le
gratifichi anche sotto il profilo strettamente professionale. Un’utopia, certo,
ma che trova nel cinema e nell’immagine pittorica (notevole la fotografia
lavorata da Gianluca Palma) il grimaldello per scardinare la prassi, anche
quella produttiva concernente la famigerata “ricostruzione storica”. Le
splendide protagoniste del film – ottime le interpretazioni di Galatéa Bellugi,
Carlotta Gamba, Veronica Lucchesi in arte La rappresentante di lista, Maria
Vittoria Dallasta, Sara Mafodda – parlano come ventenni di oggi, desiderano come ventenni di oggi, si ribellano al
potere costituito senza tanti salamelecchi o inchini d’osservanza. Quello che
potrebbe apparire come un “errore” storico rivela in profondità l’anima più
dirompente di Gloria!, la volontà di negare ogni codice di
rappresentazione per ribadire la necessità di ricostruire sempre tutto, di
rileggere e rivedere ogni idea precostituita, sia essa data da un insieme di
note in ordine sparso o dal ruolo sociale che è stato già deciso
aprioristicamente. Con la stessa fiera libertà che agitava le notti
rivoluzionarie dei collegiali raccontati da Jean Vigo in Zero in condotta le protagoniste di Gloria! si prendono il proscenio con la forza, e osano rovinare la festa in un crescendo finale che
emoziona, coinvolge, e diverte. Opera prima tra le più rimarchevoli del cinema
italiano degli ultimi anni, quella di Margherita Vicario è anche la sfida vinta
a un’idea di cinema “impegnato” che deve sottolineare i propri motivi sociali
nascondendosi dietro la trama: qui avviene l’esatto contrario, ed è
dall’immagine che scaturisce l’ideologia, e non viceversa. Come dovrebbe sempre
essere.