una storia d'amore, irregolare, ribelle, poverissimo.
in una Svezia di campagna, un soldato, che diserta per amore, e un'artita da circo si amano, contro tutto e tutti.
musiche di un giovane di ottime speranze,che si chiama Mozart, una fotografia splendida, una storia di amore senza limiti, per sempre.
un film da non perdere.
buona (innamorata) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film completo, sottotitolato in inglese
…Low budget per un film di grande impatto
visivo (“Newsweek” lo ha definito il film più bello mai fatto) e immediatamente
riconoscibile per il commento musicale, affidato al Concerto No. 21 per
pianoforte di Mozart che oggi è conosciuto da tutti come il “Tema di Elvira
Madigan” (titolo riconosciuto dopo il film e quindi non riconducibile a
Mozart). La storia raccontata dal film è una storia vera. Nel 1888 la sedicenne
artista e funambolo Elvira Madigan (il suo vero nome era Hedvig Olsen), che si
esibiva per il Madigan Circo, incontrò e si innamorò del tenente conte Sixten
Sparre, già sposato e con due figli. Dopo uno scambio di lettere appassionate
seguite dai tentativi della madre e del patrigno di dissuaderla dall’impegno in
quell’amore scandaloso e impossibile, nel 1889, Sixten ed Elvira scappano e
riparano in una casa di campagna in Danimarca, dove vivranno fino alla
fine dei loro soldi. Da quel momento in poi la situazione precipita e la
famiglia di Sixten si rifiuta di aiutarlo, anche perché lui era ricercato per
diserzione. Il 20 luglio 1889, la coppia prepara un cesto per un picnic ed esce
per una gita a Nørreskov. Lì, dopo un ultimo pasto, Sixten uccide Elvira con la
sua pistola di servizio e poi si suicida. La storia, raccontata anche da una
celebre ballata, è la sinossi del film…
…La
ricerca di realismo permea ogni aspetto delle sue opere e raggiunge l’apice in Elvira Madigan (1967), girato con una
piccolissima troupe in Svezia e in Danimarca, evitando i teatri di posa,
prediligendo la luce naturale e girando spesso senza una sceneggiatura precisa,
con un canovaccio affidato agli attori, che diventarono complici e, nel caso di
Thommy Berggren che condivideva in pieno l’idea politica di cinema di
Widerberg, quasi coautori.
Ispirato a una storia vera svoltasi nell’estate del 1889, molto nota in
Svezia e soggetto di una popolare ballata, il film racconta l’unico e ultimo
mese felice dell’amore tra il sottotenente dell’esercito svedese conte Sixten
Sparre, sposato e con due figli, e l’equilibrista circense Elvira Madigan
(interpretati da Thommy Berggren e Pia Degermark, premiata a Cannes come
miglior attrice).
Al momento della sua uscita, Elvira Madigan
fu molto lodato dalla critica per i suoi valori formali (“Newsweek” lo definì
il film più bello mai girato); a un uso felicissimo di Mozart e Vivaldi nella
colonna sonora si accompagna infatti la bellezza smagliante della campagna
danese fotografata con un occhio da pittore impressionista. Invece l’estremismo
romantico della storia, per di più in costume, conquistò il pubblico ma lasciò
sconcertati i critici per il suo essere apparentemente fuori tempo, più una
vicenda da melodramma che da film contemporaneo: basti ricordare che il 1967 è
anche l’anno di Blow up, Il laureato, Bella
di giorno, Indovina chi viene a cena,
La cinese e La
Cina è vicina. Addirittura Widerberg fu rimproverato per aver abbandonato
le tematiche legate all’impegno politico-sociale che avevano caratterizzato i
suoi film precedenti, cedendo a un apparente disimpegno. In realtà il film,
rivisto oggi, rientra pienamente nel clima pre-sessantottino ed esprime una
carica eversiva radicale che riesce a essere ancora bruciante e meno datata dei
film citati. L’ambientazione contemporanea di questi ultimi, infatti, permette
di leggervi già le contraddizioni che decretarono il fallimento del Sessantotto
e che ne limitarono l’eredità principalmente alla modernizzazione
post-borghese dei costumi. A voler essere molto sintetici, della formula
“desiderio dissidente” ci è rimasto oggi un desiderio liberato ma completamente
svuotato della sua carica dissidente, essendo ormai perfettamente inserito
nelle logiche della società dei consumi…
Somewhere in these pages today there is doubtless an advertisement
describing “Elvira Madigan” as the most beautiful film ever made. That has been
the New York critical line, expressed in turn by the New York Times, Newsweek
and the New Yorker. I think it does an injustice to Bo Widerberg’s great film.
“Elvira Madigan” is indeed remarkably beautiful,
Almost every frame would make a painting, and yet the film is alive and
cinematic, not simply photographs of pretty pictures. Widerberg composes his
shots of muted colors — usually white yellow and green — and of the remarkably
attractive faces of his stars, Pia Degermark and
Thommy Berggren…
…Con una splendida
fotografia, Widerberg (1930-1997) ci racconta una storia romantica e senza
speranza, ambientata in un mondo formale e perbenista che non concede alle
persone “…una seconda vita”, metafora di quel movimento che infiammerà l’Europa
e il resto del mondo avendo il suo apice nel famigerato ’68.
A rendere ancora più struggente la pellicola è la sublime
colonna sonora incentrata sul Concerto per pianoforte e orchestra n.21 K467 di
Wolfgang Amadeus Mozart che contribuirà a rendere la pellicola immortale. La
Degermark vince il premio come miglior attrice al Festival di Cannes.