lunedì 10 agosto 2026

Saltimbancos - Manuel Guimarães

e poi incontri Saltimbancos, un film da cui non riesci a staccarti.

è la storia di un circo povero, che si muove di paese in paese, nel povero Portogallo, pochi artisti poveri, un asino e un cavallo, due pagliacci, un paio di trapezisti, tutti spinti a lavorare per passione o per qualche soldo.

ricorda un po' i film del grande Chaplin, e come i film del maestro anche Saltimbancos è un capolavoro.

non perdetevelo, se lo trovate.

buona (triste e circense) visione - Ismaele  


domenica 9 agosto 2026

Cosa dirà la gente - Iram Haq

 

ci sono film che ti sbattono in faccia, se non lo sai, quello che succede alle ragazze pakistane, e non solo.

la bravissima regista Iram Haq ha vissuto e sofferto quello che succede a Nisha (interpretata da Maria Mozhdah) nel film.

le ragazze pakistane, figli di migranti in Europa, si comportano come leragazze europee, ma a un certo punto, in molte famiglie vengono costrette a sposarsi ad altri pakistani mai conosciuti.

c'è chi si ribella, come Nisha, una volta gustata la libertà è davvero impossibile rinunciarvi, anche se si va contro la famiglia.

un film duro e necessario, non privatevene, se lo trovate.

buona (ribelle) visione - Ismaele


ps: la storia raccontata nel film ci ricorda quello che succede a Novellara (ecco un articolo recente), ma non solo.

il paese è lo stesso dove viveva ed è stata ammazzata Saman Abbas, la cui storia, ma anche quelle di altre ragazze vittime di femminicidi e tradizioni malsane, è ricordata con rabbia, in un libro collettivo, intitolato Femminicidi d'onore.Dal processo Saman ai diritti negati delle donne migranti, a cura di Ilaria Boiano e Isabelle Peretti, pubblicato da Futura editrice nel 2024, con numerosi interventi, tra cui quelli di Maria Grazia Calandrone e Tiziana Dal Pra.



  

…Iram Haq, regista del film, affronta una tematica importante, offrendoci la possibilità di vedere dentro al suo mondo, la sua tradizione e il suo confronto con il mondo occidentale (è anche lei una norvegese-pakistana, proprio come la protagonista). Attraverso la meravigliosa prestazione Maria Mozhdah, protagonista nel ruolo di Nisha, ci immergiamo perfettamente nel mondo della ragazza, nella sua quotidianità più volte stravolta, nella sua indole adolescenziale di ragazza cresciuta, nonostante le origini, in occidente.

Cosa dirà la gente è un film che funzione perchè è reale, che colpisce forte nello stomaco proprio perchè è cosa risaputa che fatti del genere potrebbero benissimo accadere nella vita reale. 

Cosa dirà la gente del film non si sa; io dico che mi ha colpito, mi ha lasciato più volte a bocca aperta, interdetto e incapace di accettare quel che vedevo sul grande schermo, spesso trattenendo il fiato insieme alle persone in sala, titubante e preoccupato di vedere ciò che stava capitando a Nisha.

Un film da vedere assolutamente.

da qui


...“La storia di Cosa dirà la gente è la più personale alla quale io abbia mai lavorato. A quattordici anni sono stata rapita dai miei genitori e costretta a vivere per un anno e mezzo in Pakistan. Ho aspettato di sentirmi pronta come regista e come persona per raccontare questa vicenda in modo equilibrato”, ha spiegato la regista. “Il che significava cercare di raccontarla evitando di mostrare la protagonista solo come una vittima e i genitori solo come oppressori. Volevo raccontare una storia d’amore impossibile tra due genitori e la loro figlia; una storia che non potrà mai avere un ‘happy ending’ fino a quando permarrà un’enorme distanza tra due culture. Nel film desideravo che il pubblico provasse le emozioni e i sentimenti di Nisha. Dopo un lungo lavoro di casting, abbiamo trovato finalmente l’attrice perfetta per la parte: Maria Mozhdah. È stata una scoperta straordinaria, ed è stata una gioia lavorare con lei insieme agli attori di maggiore esperienza che hanno composto il cast”...

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Ci sono due modi per avvicinarsi a questo film. Uno è sbagliato e l'altro è corretto. Quello sbagliato potrebbe leggerlo come l'ennesimo attacco contro chi ha una cultura diversa finalizzato a sottolinearne solo i tratti più che negativi.

Quello corretto trae origine dal sapere che la regista (nata nel 1976) all'età di 14 anni è stata rapita dai suoi familiari e lasciata in Pakistan per un anno mezzo solo perché aveva soprattutto amici norvegesi e non voleva piegarsi all'idea di non potersi comportare come loro.

È quindi uno sguardo dall'interno quello che Iram Haq ci offre grazie anche a un'ottima interprete come l'esordiente (sul grande schermo) Maria Mozhdah nel cui sguardo si può leggere una vasta gamma di sentimenti che vanno dalla felicità alla disperazione più profonda. Al centro del film c'è il rapporto tra una figlia e un padre convinto (insieme a una madre che lo sostiene) di agire 'per il suo bene'. Ciò che però maggiormente colpisce e fa riflettere è un elemento che ha le caratteristiche dell'originalità in una vicenda come questa. Quello che accade a Nisha non trae origine da un fondamentalismo religioso. Arrivata in Pakistan la ragazza dirà di non voler pregare e questo ci fa comprendere che non lo faceva neanche in Norvegia.
Quindi ciò che la famiglia pretende da lei non è legato a motivazioni di fede ma, e forse è ancora peggio, a ciò che il titolo del film esplicita: quello che dirà la gente. È il conformismo sociale a dettare l'agenda dei comportamenti nella comunità di immigrati pakistani ed è ad esso che il padre sente il dovere di aderire rischiando di giungere anche a situazioni estreme. La regista precisa che non tutto quello che accade a Nisha è successo anche a lei ma la cronaca ogni tanto ci ricorda che episodi simili accadono e non hanno quasi mai un lieto fine. Il fatto che sia finalmente una donna che li trasforma in cinema ci dice anche che qualcosa sta finalmente cambiando. Ci vorrà tempo ma per tutte le Nisha, nonostante ciò che ci racconta la cronaca, c'è una speranza.

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Film ottimamente interpretato dalla giovane protagonista riuscendo alla perfezione a interpretare sia la parte di sottomessa figlia sia quella indisponente e ribelle. Il film ci mostra uno spaccato di vita vissuta tradizionale di altre realtà a noi lontane, ma non per questo totalmente condannabili. Che vanno capite e analizzate fuori del contesto in cui viviamo noi per comprenderne il costume e la morale con le regole della loro tradizione. Infatti il film mostra il comportamento “moderno” della ragazza che per noi è normalissimo ma che mette in grande difficoltà i genitori che fanno parte di una realtà Pakistana vivente a Oslo. Il film mostra lo scontro generazionale tra la ragazza cresciuta a Oslo e i genitori Pakistani ancora radicati alla loro religione e tradizione. Senz'altro un film da vedere.

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Cosa dirà la gente è un film molto coinvolgente, con un ritmo narrativo privo di cadute: sin dalla prima inquadratura siamo con Nisha, le sue emozioni sono nostre e, sempre più increduli per quanto accade ad una giovane donna nel 2018, non possiamo fare a meno di indignarci e soffrire per e con lei. Brava la regista Iram Haq a narrare una storia di denuncia così forte con partecipazione, ma senza pietismo e retorica, con verità e commozione pienamente trasmesse allo spettatore. Il film, premiato al Festival di Toronto, è stato presentato in Italia nella sezione Panorama Internazionale del Bifest 2018, che ha premiato l’attrice Maria Mozhdah per la migliore interpretazione femminile.

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sabato 8 agosto 2026

Odissea - Christopher Nolan

la storia di Ulisse guerriero, furbo e viaggiatore, con qualche lunga sosta, ma poi torna a casa, da Penelope e Telemaco.

la fine è nota, la storia è sempre quella, Christopher Nolan dà la sua interpretazione, potente e memorabile, le tre ore del film volano, la regia è strepitosa.

Christopher Nolan, uno dei più grandi registi al mondo, è un fuoriclasse, come lo era Maradona, quando il voto era 9,5 e non 10, gli ignoranti dicevano che aveva giocato male. 

a Christopher Nolan qualcuno dà 9,5 e lamenta una presunta imperfezione, così va il mondo.

alcune scene sono commoventi, per esempio il cane Argo che aspetta l'ultima carezza di Nessuno, e Sinone, ucciso al posto di un vigliacco.

e poi c'è la legge di Zeus, che a quei tempi si seguiva, gli stranieri erano sacri, uno di loro sarebbe potuto essere un dio.

adesso la legge di Zeus è stata sostituita dalle leggi europee e quelle di Trump, gli stranieri sono nemici e se crepano è meglio.

dai tempi di Ulisse quanti passi indietro abbiamo fatto.

Odissea è un film da non perdere, promesso.

buona (vendicativa) visione - Ismaele

 












 

venerdì 7 agosto 2026

Ultima notte a Soho – Edgar Wright

la pericolosa swinging Londra degli anni '60 è un postaccio per una giovane donna che non ci sta a fare la puttana dei ricchi.

Eloise (interpretata da Thomasin McKenzie), una ragazzina di campagna che va a Londra a studiare in un corso di moda, comincia a "vedere" Sandy (interpretata da Anya Taylor-Joy), una ragazza vissuta un po' di anni prima a Londra, alle prese con la violenza di quei tempi e di sempre, difficile essere una ragazza, allora e oggi.

sono bravissime Anya Taylor-Joy e Thomasin McKenzie, da sole reggono il film.

buona (londoniana) visione - Ismaele

ps: Ultima notte a Soho mi ha ricordato un altro bel film inglese, Una donna promettente.


 

QUI si può vedere il film, su Raiplay

 

 

La presenza di Londra in Last night in Soho è così potente che sembra il suo stesso protagonista. Non è semplicemente uno sfondo statico ma diventa sempre più dinamico, all’inizio accogliente, poi con il rovescio della medaglia diventa un luogo più minaccioso e tormentato dai fantasmi del passatoI sogni che hanno reso grande questa città ma anche gli incubi che si passano di generazione in generazione. Le paure e le debolezze intrinseche di Eloise (e di Sandie) vengono a depredarla sotto forma di una fantasia magnetica, come un’energia vibrante che è la città stessa.

Un mistero che diventa una ghost story e che proprio in quella dimensione, fra viaggi temporali nella mente e specchi rotti, trova un senso così radicato che non ha bisogno di essere didascalico. In senso figurato Wright mete in scena il modo in cui il passato continua a soffocare e tormentare il presente, non attraverso zombi alla Romero (anche se…) ma con i vivi, sia coloro che vanno avanti ignorando i principi legati ad una tradizione passata, sia coloro che sono cresciuti interiorizzando una logica retrograda. Lo scenario perfetto diventa quel pub fatiscente dove Eloise va a lavorare, in una scena d’isteria dove si confronta con un anziano e misterioso signore che sta servendo.

da qui

 

Se già Baby Driver si presentava come un ibrido, spartiacque tra un discorso autoriale ben definito e riconoscibile, con Ultima notte a Soho Wright si discosta completamente dalla sua visione precedente per creare qualcosa di nuovo. Deostruisce il proprio mondo, uscendo dalla sua comfort zone per rinascere di nuovo. Spogliandosi di quell’aspetto parodico con cui omaggiare, ribaltandoli, i film che lo hanno segnato, cresciuto, modellato, e che tanto caratterizza la propria visione dell’opera, Wright ricerca adesso la pura citazione e su quella costruire un discorso maturo, serio, di angoscia e attesa. Un gioco all’omaggio che in Last Night in Soho non preclude l’apprezzamento completo del film anche per coloro che non riescono a cogliere ogni riferimento cinefilo, permettendo loro di entrare nei meandri di una mente rotta, a pezzi, come uno specchio frantumato.

Per un’opera incentrata sui gap mentali, passaggi tra passato e presente, allucinazioni, ghost story che incontrano l’horror più puro, non c’è spazio per un umorismo dilagante, inquadrature strette, zoom, o movimenti di macchina improvvisi. Tutto è disteso, allungato, come un braccio pronto a sferrare una coltellata mortale, così da insinuare nello spettatore quel giusto senso di angoscia e suspense tale da scaraventarlo in una ragnatela di misteri, dubbi, paure…

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Soprattutto nella prima parte (la più riuscita), Ultima notte a Soho ci propone sequenze di straordinario impatto visivo ed emotivo, a partire dalla sontuosa entrata in scena di Anya Taylor-Joy, perfettamente a suo agio nei panni di una talentuosa cantante smaniosa di diventare diva. In un tripudio di luci al neon e colori accesi, che virano sempre più verso tonalità dark, assistiamo a un continuo andirivieni fra presente e passato insieme alla donna che visse due vite Eloise, che per carattere e personalità è esattamente agli antipodi della sfacciata e ambiziosa Sandy.

Il cinema di Edgar Wright non può però prescindere dal genere. Proprio quando ci sentiamo a nostro agio in una sorta di C’era una volta a… Hollywood in salsa londinese, Ultima notte a Soho sterza bruscamente, dirigendosi prima verso la paranoia alla base del cinema di Roman Polanski (non a caso, Repulsione è insieme a A Venezia… un dicembre rosso shocking una fonte di ispirazione dichiarata dallo stesso regista) ed entrando poi in un vero e proprio horror di stampo argentiano. Anche se Wright si destreggia con mano sapiente anche attraverso questi registri, piegandoli alla sua idea di cinema e narrazione, Ultima notte a Soho si adagia progressivamente in atmosfere più rodate e convenzionali, disperdendo parte dell’energia che aveva animato la prima parte del racconto.

Ci troviamo così di fronte a un thriller con forti agganci al contemporaneo che strizza l’occhio alla ghost story, ma meno imprevedibile di quanto si possa immaginare e sperare. Con il passare dei minuti, si depotenzia inoltre una delle chiavi emotivamente più forti dell’intreccio, cioè il viaggio dalla provincia britannica alla metropoli, che ha animato buona parte del cinema di Wright ed è parte del suo stesso percorso personale…

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In questo horror citazionista, che riprende apertamente il Roeg di A venezia… un dicembre rosso schocking e il Polanski di Repulsione (sotto stessa ammissione del regista) e meno apertamente (anche se è chiaro) Dario Argento, Mario Bava, Alfred Hitchcock e David Lynch, convivono due temporalità che corrono parallele e che si intrecciano nella mente di Eloise. Quella degli anni sessanta, dove Sandie (Anya Taylor-Joy) è una cantante che cerca notorietà al Cafè de Paris e che viene costretta dal manager Jack a prostituirsi, e quella del tempo presente in cui Eloise è una ragazza la cui madre si è suicidata anni addietro e che riesce ancora a vedere attraverso gli specchi. Eloise si trasferisce a Londra per studiare moda ma, perseguitata dalle sue colleghe e coinquiline decide di cambiare casa, finendo col farsi ospitare da un’anziana signora. Dalla prima notte spesa nella nuova casa la ragazza inizia però a sognare la vita di Sandie, a provare le sue emozioni, entrando con lei in un rapporto simbiotico sempre più stretto che la porta a indagare sul suo omicidio. Ultima notte a Soho La scorsa notte a Soho, quindi? Probabilmente tutte e due perché il montaggio alterna temporalità con strutture differenti (fluide, ritmate le sequenze negli anni sessanta, più statiche quelle nel contemporaneo) e soprattutto perché la vera natura di Eloise è quella del cinema tout court, la macchina che il tempo lo plasma, il rifugio dal reale. Eloise è sia spettatrice della vita di Sandie che schermo e proiettore per il pubblico in sala e se con Sandie si muove, se la imita nelle diverse scene in cui Thomasin McKenzie e Anya Taylor-Joy hanno dovuto coordinare movimenti e postura come in uno specchio, se la assimila vivendo situazioni parallele ma non identiche alle sue (Eloise è vittima dello sguardo femminile, Sandie di quello maschile) è perché ogni spettatore si rivede nell’attore come in uno specchio falsato e perché in ogni film vivono prima di tutto gli incubi di chi guarda. Tornano in mente le analogie tra sogno e spettatorialità cinematografica: la luce che si spegne, la perdita dei confini, la stasi sulla poltrona o sul letto e il movimento degli occhi, l’empatizzare con un personaggio di un altro tempo, di un altro spazio, di un’altra dimensione.

Che il suo sia un film “sull’empatizzare con un personaggio cinematografico” lo dice lui stesso: d’altronde Edgar Wright è un cinefilo, è un nerd, e Ultima notte a Soho sembra il manifesto poetico di un autore che il cinema l’ha usato come filtro di una vita intera e della sua filmografia stessa. Il cinema del gioco e dell’evasione.

da qui

 

Il cinema è una questione di sguardo. Non uno solo, non solo quello del regista. E allora uno spettatore che è anche regista può prendere A Venezia… un dicembre rosso shocking e Repulsion e farci altro, magari pescando a piene mani dai musical e giocando dal primo all’ultimo minuto col tema del doppio, del sogno e della realtà, della nostalgia e delle aspirazioni. Un doppio che è sdoppiamento, uno spumeggiante passo a due tra Thomasin McKenzie (Eloise) e Anya Taylor-Joy (Sandy). Belle, brave, traboccanti energia e creatività. Last Night in Soho/Ultima notte a Soho è un racconto di formazione, un musical, un horror psicologico e altro ancora. È il cinema un po’ mattacchione di Edgar Wright, qui più superficiale del solito. Prendere o lasciare…

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mercoledì 5 agosto 2026

Animali randagi - Maria Tilli

Luca e Toni sono due autisti di ambulanze, e un giorno affrontano un viaggio in Serbia (per duemila euro) per riportare in quella terra un malato terminale, insieme alla figlia che lo accompagna.

le cose non sono così semplici, e il viaggio metterà a nudo le profondità delle loro anime.

un viaggio che merita di essere affrontato e visto, promesso.

opera prima di Maria Tilli, scommessa riuscita.

buona (itinerante) visione - Ismaele


 

QUI si può vedere il film, su Raiplay

 

 

funziona bene la gestione degli spazi della regista e la sua attenta osservazione di una provincia desolata che fa il paio con le esistenze indefinite di Luca e Toni, trentenni che vivono ancora con i genitori e fanno fatica a trovare una propria indipendenza, non solo economica. Loro sono animali domestici, come li definirà Emir, che invece ha vissuto la sua esistenza da gatto randagio, muovendosi in giro per il mondo spesso senza sapere dove andare, e senza prendersi la responsabilità della propria famiglia.

È proprio della capacità di prendersi le proprie responsabilità che parla il film di Tilli, del coraggio di restare invece di scappare, e di accettare scelte anche non condivise in nome del rispetto dell'individualità altrui e dell'amore verso chi non è come noi, e non ci è stato vicino nel momento del bisogno. Per Luca e Toni è soprattutto un percorso verso il prendersi la responsabilità di se stessi, e il decidere se proseguire in una certa direzione o invertire la rotta: e il finale aperto non dà risposte facili, né certe. Perché questa storia riguarda la libertà di scelta, propria e altrui, come qualcosa che va necessariamente rispettata…

da qui

 

Su Luca e Toni e gli sviluppi della loro dinamica relazionale, infatti, la Tilli costruisce un Animali Randagi racconto delicato che con semplicità e immediatezza ci parla della vita, delle morte, del dolore che nasce dall’impossibilità di lasciare andare, e di padri e figli. Ma anche di empatia e di libertà di scelta. Una su tutte: se essere randagi – e quindi perennemente in giro, in movimento, senza legami e ragioni – o domestici, e quindi comodi e al sicuro, ma anestetizzati negli impulsi vitali. Un film piccolo-ma-grande, Animali Randagi, una ballad spirituale e terrena di valenza universale, un esordio destinato a lasciare il segno.

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martedì 4 agosto 2026

En kærlighedshistorie (A love story) - Ole Christian Madsen

Stine Stengade e Lars Mikkelsen (fratello di Mads Mikkelsen) sono i protagonisti di questo film danese (girato con le regole di Dogma 95). Lei esce dal manicomio dopo due anni, lui l'ha aspettata, si amano ancora, anche i loro due figli l'aspettavano.

lei ci prova, sembra che ce la faccia, ma spesso no.

eccezionali i due protagonisti.

buona (dogma95) visione - Ismaele



Kira e Mads sono sposati da alcuni anni quando viene ricoverata per due anni in un istituto psichiatrico. Il film inizia quando torna a casa sua, suo marito e i loro due figli. Tuttavia, non è completamente guarita e non sa come comportarsi nel mondo esterno. Sospetta anche che Mads abbia una relazione. Causa diversi scandali, prima di avere un'ultima possibilità di fare qualcosa di giusto. La domanda è se il loro amore è abbastanza forte da superare tutti questi problemi.

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