una ragazzina ruba un telefonino da un centro commerciale, un vigilante la rincorre e riesce a prenderla, e poi...
succedono certe piccole grandi cose nel film, con una corsa finale.
un gran bel film, opera prima del regista di Serpenti, da non perdere.
interpreti bravi, sceneggiatura senza eccessi.
buona (di corsa) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film, su Raiplay
…Scritto benissimo (da ben quattro
sceneggiatori come si usava una volta), con personaggi disegnati con cura e
conoscenza delle situazioni (i Rom hanno collaborato alle riprese e addirittura
alle scenografie, oltre a interpretare dei piccoli ruoli), dialoghi equilibrati
e crudi (ad esempio quelli del sacerdote, eco dalle catechesi che si tengono a
Roma), pieno di dolcezza e con validi caratteristi (Paolo Fresu e Edoardo Pesce
gigioneggiano); la regia fa delle scelte coraggiose, stando addosso ai
protagonisti fino ad omettere spesso il classico campo-controcampo nei dialoghi
per privilegiare i loro piani di ascolto e sacrificare gli interlocutori
lasciandone solo la voce fuori campo; la fotografia predilige la mdp a mano e
azzarda spesso controluce e immagini abbacinanti – precisa scelta stilistica
insieme al suono in presa diretta laido e spigoloso, carezzato dal valido
commento sonoro.
Con Cuori puri la vita si (ri)affaccia sullo
schermo. Enunciava Zavattini che “il tempo è
maturo per buttare via i copioni e per pedinare gli uomini con la macchina da
presa“, e De Paolis abbraccia questa teoria, schierandosi idealmente
contro l’imperante commediola borghese da pay-tv, in un neo-neoralismo che ci
regala un film che per una volta non è scritto spaparanzati sul divano con i
programmi di writing, ma intenso e pieno di verità, con il pregio di raccontare
l’eroismo degli ultimi.
…Nonostante
l’ambientazione e la nazionalità dell’autore, Cuori puri appare però meno accostabile alle esperienze neorealistiche
nazionali e più vicino, invece, a quel realismo di stampo europeo i cui
esponenti più noti e apprezzati sono i Dardenne e Loach, e che tra temi legati
all’immigrazione e drammi sulla disoccupazione fa capolino sovente nei grandi
festival internazionali.
De Paolis struttura il suo tranche de vie attorno
a un racconto morale e di formazione che ha il suo nucleo propulsore in
questioni pertinenti lavoro, casa e immigrazione, ed è veicolato da uno stile
rigoroso, attento e generoso nei confronti dei suoi interpreti, ma pieno di
incertezze sul percorso da intraprendere e sui suoi obiettivi.
Protagonisti sono la quasi diciottenne Agnese
(Selene Caramazza) e il venticinquenne Stefano (Simone Liberati), il cui primo
incontro è piuttosto burrascoso: lei ha appena rubato un cellulare da un centro
commerciale e lui, che lì lavora come guardia giurata, la insegue, per poi
lasciarla andare col suo bottino e finire dunque licenziato. I due si
ritroveranno in un parcheggio di periferia: lui vi lavora come guardiano, lei
invece è in visita con la madre all’adiacente campo nomadi, per ragioni di
beneficienza. La ragazza e la madre (Barbora Bobulova) sono infatti due
ferventi cattoliche, vivono sole, pregano insieme, frequentano la locale
parrocchia animata dal giovane parroco (Stefano Fresi), il cui sermoni
accattivanti e sfacciatamente moderni (dello stampo di: “Gesù è come un
navigatore che vi riporta sempre a casa”) chiamano a raccolta un nutrito gruppo
di giovani fedeli. Agnese e i suoi compari poi, sono prossimi a prestare il
voto di castità, perlomeno fino al matrimonio. Nonostante le difficoltà del
vivere quotidiano, tra Stefano e Agnese esploderà l’amore e il suo compimento
sarà latore di tensioni intime, etiche e sociali…
…Con
i suoi personaggi, straordinari ma non meno reali, De Paolis recupera l’eterno scontro tra uomo e Dio come
inevitabile scarto tra superficie e spirito. Se la purezza è attributo
divino, non può essere vincolata a un fatto corporeo. Beati non saranno quelli
che portano un bell'anello al dito simbolo di castità. Beati saranno invece i
puri di cuore, quelli mossi dall'amore – massimo insegnamento cristiano –, un
sentimento forse più grande degli uomini ma che proprio dall’essere umano
scaturisce, dal Dio incarnato che ha rinunciato ad una condizione di divinità
per i suoi propri figli. Puro, infatti, è chi, incurante di quanto l’ortodossia
di una religione male interpretata ritiene giusto, è in grado di darsi
all’altro.
Giustizia, libertà, bene e male sono, alla fine, concetti relativi.
L'errore è ammesso, è concesso a tutti. Perché, malgrado la costante
aspirazione dell'uomo alla perfezione, l'umanità ha sempre la meglio.
Ma il divino, "come un GPS, ricalcola il percorso" e lo riporta
a casa, in una corsa senza fiato. Come quella di Agnese che impara a seguire
una sola direzione, quella giusta, verso l'altro, e che culmina in un abbraccio,
un incontro di due cuori, diversi, puri.