lunedì 25 maggio 2026

Amarga Navidad - Pedro Almodóvar

Raúl è uno scrittore di film, è in crisi, ruba le storie e le vite degli altri e delle altre, delle persone che conosce, che un po' si arrabbiano.

un regista o uno sceneggiatore in crisi non è niente di nuovo, ma Pedro Almodóvar dà la sua interpretazione, convincente, non è il suo miglior film, ma un film "minore" di uno bravo è sempre un buon film.

la cosa più bella è che alla fine non si distingue più la realtà dalla finzione.

buona (almodovariana) visione - Ismaele

 

 

 

il regista, maestro nel raccontare rapporti irrisolti perché siamo tutti patologicamente irrisolti – e forse la stessa civiltà umana sta per concludere la sua avventura in maniera irrisolta (di nuovo La stanza accanto) – costruisce un magma di situazioni e personaggi irrisolti come la narrazione stessa. Beau è un personaggio splendido: maschio ma non macho, sexy e disinibito, è tuttavia delicato e timido. Uomo di tutti i giorni, fa il pompiere e lo spogliarellista per avere qualche soldo in più e perché lo trova divertente. Eppure viene abbandonato dalla narrazione. Improvvisamente.

Siamo tutti degli abbozzi, degli esseri (personaggi) non finiti, non compiuti? Oppure bisogna lasciare il posto al Beau reale, non idealizzato? Cioè Santi, il fidanzato discreto di Raúl (il cui nome sembra dire con ironia che bisogna essere santi per restare accanto ai creatori)? In realtà in questo film molteplice una cosa non solo non esclude l’altra ma anzi ne ha bisogno, ci si vampirizza reciprocamente e tutto è transfer: il no gender qui è anche essere un uomo (gay) che si racconta e confessa per mezzo di una donna. Donne e uomini che sono tutti sono sull’orlo di una crisi di nervi. O della depressione.

E tuttavia c’è molta bellezza, discreta ma evidente, ad avvolgere il film: che si tratti delle sequenze sulla spiaggia, nelle case – compreso il finale nello studio di Raúl – è un susseguirsi di geometrie ordinate, ipercolorate ed eleganti messe sullo sfondo che fanno da contrappunto e antitesi al disordine, al caos totale del mondo – fiction o realtà quale la differenza ? – come se cercassero di dargli un po’ di ordine. Illusorio?

In realtà con questo film possiamo dire più che mai che l’intera cinematografia del maestro spagnolo ci dice che esistono solo l’amore e le relazioni a esso direttamente connesse. L’amore è l’unica cosa che conta. Si dirà che non è vero perché nel cinema di Almodóvar il cinema stesso, e la cinefilia come malattia benefica e mortifera assieme, contano almeno altrettanto. Ma anche qui si tratta di amore. Quello per il cinema e, in estensione, per l’arte: tutto è bello, anzi, beau. E quindi tutto è amore e mai come in questo film Almodóvar ne ha fatto una cosa sola, un’unica sostanza. Anzi, la sostanza.

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…Quello di Amarga Navidad è un racconto corale che si interroga sulla matrice dell’ispirazione e sul dualismo dei ruoli che interpretiamo tanto nella vita quanto nella fiction. La scrittura di Raúl, proprio come quella di Almodóvar è energica e piena di verve, nonostante i protagonisti debbano lottare quasi costantemente con lutto e problemi psicologici. Tutto si intreccia e i volti sembrano quasi confondersi, ma è estremamente interessante seguire il processo creativo dello sceneggiatore, i tagli-cuci, gli errori, i ripensamenti.

Amarga Navidad inscena il processo creativo all’insegna dell’autofinzione, con un Almodóvar particolarmente ispirato e divertito a livello di scrittura. Il viaggio potrebbe essere tortuoso, a tratti troppo pedissequo nei tentativi di far combaciare ogni tratto d’esistenza, ma il gioco che ne fuoriesce è altamente intrigante da seguire.

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domenica 24 maggio 2026

Io sono (Jestem) - Dorota Kędzierzawska

a 11 anni un bambino fugge da un istituto per bambini abbandonati, e va nel paesetto dove vive la mamma, che è abbastanza fuori di testa, e non lo vuole.

il bambino vive in un barcone abbandonato, raccogliendo lattine per pochi zloty.

e c'è una bambina che lo sceglie per amico.

i grandi, invece, sono troppo spesso pessimi.

colonna sonora di Michael Nyman.

un film che merita.

buona (pessimistica) visione - Ismaele

 

 

un film molto attuale che tratta l'infanzia con tatto, ma senza edulcorazioni da prime time. gli attori bambini protagonisti sono bravi e toccanti e tutti gli altri sono molto in parte trasmettendo sensazioni intense quali appunto l'auto-conservazione, la crudeltà, l'indifferenza anche in poche pose. che dona momenti molto belli in cui il ragazzino vive la sua libertà, ma momenti shockanti come quando il poliziotto chiede al padre se non riteneva strano e indegno che un bambino vivesse come un barbone.... recuperatelo.

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Un undicenne in cerca del proprio posto nella vita e di una propria identità, decide di fuggire dall'orfanotrofio in cui vive. Il ragazzo torna in città da sua madre, ma la donna, che ha gravi problemi di alcoolismo, non è in grado di prendersi cura di lui. Solo e abbandonato, il ragazzo fugge di nuovo e trova rifugio su un vecchio barcone. Sarà l'amicizia con una ragazzina proveniente da una famiglia benestante, anche lei emarginata nonostante il benessere materiale che la circonda, a far trovare al ragazzo la forza per diventare padrone del proprio destino...

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Mi ha ricordato molto quelle storie ottocentesche che parlano di bambini incompresi e poveri che affrontano una vita piena di difficoltà lottando per la sopravvivenza come piccoli adulti (penso a Tom Sawyer ed ai ragazzi della via Pal).

Qui il piccolo protagonista (siamo in Polona) scappa da una specie di collegio per tornare dalla mamma, molto giovane e bella ma un po' schizofrenica e che rifiuta di tenerlo con sè. Allora lui si adatta a vivere su una barca abbandonata arrangiandosi a vivere di espedienti, come un barbone, consolato solo dalla vicinanza e dall'affetto di una bambina più piccola di lui che abita lì vicino.

L'avventura finisce con l'arrivo della polizia e, presumibilmente il coinvolgimento di qualcosa di simile ai servizi sociali; a cui il bambino risponde (da cui i ltitolo) "io esisto", per giustificare la sua condotta ed il suo stile di vita. 

Bravissimi i bambini, tutti, resi con grande naturalezza e spontaneità.

da qui

 

Dorota Kedzierzawska continues to demonstrate her strength in directing young actors (particularly evident in the performance of the lead actor, Piotr Jagielski) that she had earlier illustrated in The Crows with her latest film I Am. Recalling Ken Loach’s Kes or Hirokazu Kore-eda’s Nobody Knows in its modern day, pseudo-Dickensian tale of instinctual survival shot from a child’s perspective, the film is a familiar story of a neglected, troubled child’s fugue, retreat into a makeshift world of his own imagined creation, and inevitable return to the “outside” world, I Am renders a less metaphoric journey for parental connection in a similarly suffused and foreboding vein of Andrei Zvyagintsev’s Return). However, while Kedzierzawska’s execution is impeccable and remarkably adept, the film, nevertheless, retains an oddly sterile conventionality to its manner of storytelling, an impression that is further reinforced by composer Michael Nyman’s swelling and overwrought (if not patently manipulative) soundtrack that suffuses each dramatic scene with an inconguent, near-mythic sense of tragedy.

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venerdì 22 maggio 2026

Barnvagnen (Carrozzina per bambini) - Bo Widerberg

una ragazza fugge dalla famiglia, incontra un ragazzo cantante che la mette incinta, lei vuole il/la bambina, ma non il padre, poi incontra un altro uomo, ma non è un granchè, lei ama la sua libertà, pur essendo una scelta difficile.

opera prima di Bo Widerberg, Britt è interpretata da una bravissima Inger Taube, ottima musica, una storia difficile e coraggiosa.

un gran bel film, da non perdere.

buona (sorprendente) visione - Ismaele


 

QUI si può vedere il film completo,con sottotitoli in italiano

 

 

Infused with a jazzy, nouvelle vague–inspired energy, Bo Widerberg’s feature debut has the freshness of youth. Building on his film criticism’s call for a socially relevant Swedish cinema, the writer turned director offers a vivid portrait of a young factory worker (Inger Taube) finding her way toward independence as she weathers unexpected pregnancy, learns hard lessons from relationships with two very different men, and leaves behind the only home she has ever known. Abetted by fellow filmmaker Jan Troell’s coolly beautiful monochrome cinematography, Widerberg takes a bold first step in his mission to create a cinema that is both engaged and engaging.

da qui