venerdì 27 marzo 2026

I favoriti di Mida - Miguel Barros, Mateo Gil

ispirato a un racconto di una decina di pagine di Jack London, pubblicato alla fine del XIX secolo, in Spagna traggono una serie di 6 puntate, poco più di 5 ore, adattata ai nostri tempi..

il protagonista è Luis Tosar, sempre bravo, ma anche gli altri attori e attrici sono convincenti.

niente di memorabile, ma non male.

buona (complottistica?) visione - Ismaele


 

 

 

 

Lo svolgimento della vicenda nonostante sia ben strutturata, purtroppo, però, non regala sempre forti emozioni che ci si aspetta da un thriller-crime. Non rasenta, comunque, mai la piattezza. In un modo o nell’altro, ci fa affezionare alla storia tenendoci comunque attaccati allo schermo se non altro per capire come va a finire; un finale però che sembra restare aperto a una nuova stagione…

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…Victor Genovés è un ricco uomo d’affari che ha appena ereditato una fortuna, per questo motivo è allo stesso tempo molto ammirato e odiato. I membri della sua società non sembrano approvarlo e la sua ex moglie ha con lui un rapporto complicato. Victor perciò non sembra spaventarsi quando riceve una lettera minatoria da parte di una setta che si firma I Favoriti di Mida. Il gruppo minaccia di uccidere periodicamente un civile se Victor non versa una somma di 50 milioni.

La trama si infittisce quando Victor si rivolge alla polizia; la setta infatti sembra conoscere le sue mosse, al punto da far sospettare una talpa tra gli amici dell’uomo. Questi elementi creano una suspense crescente che tiene lo spettatore incollato allo schermo. Lo sviluppo della trama è imprevedibile e mantiene alta l’attenzione, Questo è possibile anche grazie alla buona caratterizzazione del personaggio. Victor infatti si trova davanti a un bivio: se paga il riscatto finanzierà una setta terroristica, se si oppone diversi civili innocenti saranno uccisi, Questo rende Victor un personaggio tormentato, per questo motivo lo spettatore si sente coinvolto dalle decisioni del protagonista…

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È nata WikiFlix, la piattaforma streaming gratuita che raccoglie migliaia di film classici (e c'è anche La corazzata Potëmkin…) - Simona Buscaglia

 

 

Chi si ricorda alcuni valori fondanti di Internet, come la condivisione di cultura e informazione? Esiste un progetto che sembra pensato decenni fa. Si chiama WikiFlix, una piattaforma streaming di film finiti nel pubblico dominio, consultabili gratuitamente senza nemmeno la necessità di creare un account. A oggi sono più di quattromila i titoli presenti su questa piattaforma digitale, che riunisce pellicole provenienti da Wikimedia Commons, da Internet Archive e da YouTube. Un modo soprattutto per renderle facilmente fruibili e consultabili, visto che in molti casi si tratta di film che hanno fatto la storia del mezzo cinematografico. A questa idea ne è collegata un'altra, sui file audio, che segue lo stesso principio: rendere fruibili musiche, suoni e altre tracce, organizzate per essere consultate come un catalogo. Si chiama WikiVibes.

Nascita del progetto

Il progetto nasce dalla mente della comunità di Wikipedia. Nella sezione informazioni si può leggere in parte la genesi del progetto e alcune specifiche importanti: "Wikidata contiene oltre 33 mila elementi relativi a film che sono diventati di pubblico dominio. Una parte di questi (circa 1300 al momento della stesura) dispone di un file video, ospitato su Wikimedia Commons, Internet Archive o YouTube. Il database di WikiFlix viene aggiornato ogni ora a partire da Wikidata. Lo strumento WikiFlix è ospitato su Toolforge negli Stati Uniti. Toolforge è gestito dalla Wikimedia Foundation. Tutti i contenuti di WikiFlix sono generati a partire da Wikidata e mantenuti dalla relativa comunità". Come viene riportato nell'approfondimento sulla nascita di questa piattaforma streaming, tutto parte come idea personale di un utente attivo della comunità Wikipedia, poi proposta in varie occasioni pubbliche e alla fine realizzata: "In realtà non sono fan dei film d’epoca! (Non li odio nemmeno! Mi piacciono, per esempio, i primi film sperimentali astratti e i vecchi anime.) - spiega l'ideatrice - Sono invece appassionata di patrimonio culturale e, più in generale, di materiali video e multimediali. Mi ha colpito il fatto che su Wikimedia Commons abbiamo così tanti file video e audio, inclusi probabilmente tutti i momenti salienti dei film e della musica di pubblico dominio. Tuttavia, sono descritti male, poco attraenti e di solito piuttosto difficili da trovare".

 

Com'è strutturato WikiFlix

Nel momento in cui scriviamo sono 4475 i film consultabili. La prima sezione, una volta aperto il sito, è quella dei caricamenti recenti. Si passa poi a quelli collegati ai contenuti molto richiesti e cercati, fino a quelli realizzati da registe (come ad esempio Charlot all'Hotel, del 1914, diretto e interpretato da Mabel Normand e noto per essere il primo film in cui Charlie Chaplin compare come Charlot). C'è poi la categoria più visti: "WikiFlix ricava le informazioni sui film da Wikidata e le 'classifiche' dei film si basano sul numero di link presenti nel rispettivo elemento Wikidata, in modo simile alla ricerca interna di Wikidata - si racconta in una sezione dedicata - Gli elementi con un punteggio elevato verranno mostrati all'inizio di una sezione e quindi anche nella pagina principale dello strumento". Tra i classici intramontabili possiamo vedere (solo per citarne alcuni): Nosferatu: A Symphonie of Horror, film muto espressionista del 1922 diretto da F. W. Murnau; La febbre dell'oro di Charlie Chaplin del 1925; La corazzata Potëmkin, film muto sovietico del 1925, prodotto dalla Mosfilm, diretto e co-sceneggiato da Sergej Ėjzenštejn; Viaggio sulla Luna, film di fantascienza e avventura francese del 1902, scritto, diretto e prodotto da Georges Méliès e ispirato al romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna. Cliccando sulla singola pellicola è possibile accedere alla sua descrizione, al cast, e ai registi, tutti elementi che portano alla singola pagina personale e agli altri film interpretati e diretti dallo stesso personaggio presenti sulla piattaforma. Ci sono sezioni anche dedicate a film tradotti in spagnolo, francese, danese o sottotitolati in queste lingue (la maggior parte dei film rimane in lingua inglese o sottotitolato in inglese). Sono presenti sezioni dedicate ai generi, dai Noir agli Spy film fino ai cartoni animati (ad esempio quelli con Mickey Mouse).

Movie blacklist

Esiste anche un processo di selezione delle pellicole, come viene spiegato in una pagina a parte del progetto"Diversi elementi cinematografici con un punteggio elevato contengono anche messaggi discutibili, per gli standard odierni, tra cui motivazioni razziste e fasciste. Mentre questi elementi, i relativi file video, le relative pagine Wikipedia ecc. sono perfettamente adatti a un contesto educativo, WikiFlix è più focalizzato sull'intrattenimento. Mostrare questi film nella pagina principale potrebbe non essere adatto a tale scopo". Per questo motivo, la community può creare un elenco di questi film in una pagina a parte: "Compariranno nei risultati di ricerca, quindi potranno essere trovati se richiesti intenzionalmente. Saranno inoltre visualizzati nell'elenco dei film sotto la pagina biografica di una persona".

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giovedì 26 marzo 2026

Final Cut - Hölgyeim és Uraim (Final Cut: Ladies and Gentlemen) - György Pálfi

una storia d'amore in un secolo di cinema, György Pálfi citando 500 film, con musiche indimenticabili.

non si può raccontare, bisogna vederlo (si può vedere online)

buona (amorosa e cinematografica) visione - Ismaele

 

 

il film si può vedere QUI o QUI

 


Questo film dell'ungherese Palfi, classe 1974, è uno dei più incredibili omaggi al Cinema che io abbia mai visto. Con una lavorazione durata otto anni, Palfi taglia e incolla, trapianta e dà nuova vita a circa 500 film che hanno fatto, chi più chi meno, la storia della settima arte: ne esce un Frankenstein cinematografico di purissima bellezza, la storia d'amore delle storie d'amori del cinematografo. Un'opera di montaggio virtuosistico, in cui, anche per pochi secondi, si susseguono situazioni similari montate ad arte per creare un nuovo canovaccio, per niente scontato, fra le altre cose. E' un film davvero unico, straniante e molto divertente, anche perché spinge inevitabilmente a cercare d'indovinare il film da cui, in quel momento, è stata utilizzata la sequenza cinematografica. E' impossibile per un cinefilo, (ma non necessariamente, attenzione!), non esaltarsi davanti a un'opera di questo calibro. L'ora e mezza circa vola via senza nemmeno accorgersene e lascia in bocca quella sensazione agrodolce di malinconia e di bellezza per un Cinema che in qualche modo avevamo dimenticato. La colonna sonora, anch'essa montata e scelta, ovviamente, da famose musiche dei film, è perfetta pur'anche e contribuisce non poco alla meraviglia di questa visione. Un film assolutamente geniale.

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film ungherese, per altro prodotto anche da Bela Tarr, costituito dal faraonico lavoro di montaggio di circa cinquecento spezzoni della storia del cinema, quasi sempre su musiche estranee alla colonna sonora della sequenza specifica. Un ora e venti di autentiche emozioni con qualche chicca godibilissima (una per tutte Charlie Chaplin su Disco Inferno). Come non bastasse è anche rintracciabile una trama filmica. Divertitevi a riconoscere da quali film sono estratte le sequenze. Film di assoluto alleggerimento ma, a mio parere, imperdibile.

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…Operazione per cinefili incalliti che difficilmente può interessare il grande pubblico.

Ma questo non e' per forza un male, il cinema ungherese degli ultimi anni non puo' che ricercare una nicchia di consensi (tipo Fuori orario) schiacciato dalla crisi mondiale e soprattutto dal Cinema mainstream d'oltreoceano.

Sono stato particolarmente incuriosito nella visione di alcuni spezzoni che non conoscevo e cio' mi spingerà a ricercare i titoli dei vari film per me ignoti.

La scelta delle singole porzioni di pellicola e' stata così minuziosa da estrapolare solo momenti di alto Cinema per cui solo la visione di quei pochi secondi (dai 2 ai 5 di media) di ogni singolo loop risulta gradevole.

In coda il lungo elenco delle sequenze estrapolate con, in maniera puntuale, il titolo del film, gli attori presenti, il regista, l'anno di produzione e il nome della casa di produzione.

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martedì 24 marzo 2026

Flora and Son - John Carney

protagonista massimo dei film di John Carney è sempre la musica, sopratutto la chitarra.

e tutti i protagonisti umani sono al servizio della musica.

è come se il regista girasse sempre lo stesso film, con variazioni sul tema.

anche qui ne esce un film non male, anche se è non è dei suoi migliori.

buona (musicale e dublinese) visione - Ismaele

 

  

Eve Hewson sorprende per l'interpretazione sincera e credibile di Flora, una protagonista che per una volta non insegue l'american dream di chi deve esaudire desideri di grandezza, ma nella sua umiltà crede comunque di meritare qualcosa in più di quel che le è toccato in sorte. Un matrimonio fallito, un figlio che pare più un fratello minore, difficile e ribelle, cleptomane e autolesionista. I ceppi che trattengono Flora nella prigione della sua vita sembrano troppo spessi da svellere per chiunque, ammesso che questo chiunque esista o si prenda la briga di farlo.

Ma c'è sempre la musica, ci ricorda John Carney, inguaribile ottimista che non smette di credere fermamente nel potere degli accordi di una chitarra, taumaturgico strumento di dannazione o redenzione. Nella scena di gran lunga più intensa e meglio girata del film, il maestro di chitarra assegna un compito a Flora, che consiste nell'ascolto di un'esibizione di Joni Mitchell facilmente reperibile su YouTube. Flora sembra poco interessata, la lascia in sottofondo mentre lava i piatti. Poi capisce che in quelle strofe piene di dolore e consapevolezza si nasconde l'universalità di un messaggio destinato a tutti, in grado di far vibrare all'unisono le corde interiori di ricchi e poveri, privilegiati e svantaggiati.

Una voce e una chitarra possono questo, sollevare il mondo e fermarlo per qualche minuto. Nel suo piccolo, nella sua dimensione di consapevole semplicità, anche Flora and Son può infondere un po' di speranza, divertendo e coinvolgendo durante il cammino.

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C’è tanta (presunta) verità in Flora and Son ma invece si sente puzza di bruciato, anche dal semplice piano di Flora con la testa appoggiata sul finestrino del bus. Così come appaiono forzati gli incontri dal vivo con i due protagonisti. Sono visioni, desideri, sogni. Sulla carta anche bellissimi, ma non ci si crede. Anzi, sbagliato, non si riesce a volerci credere. Forse la colpa è anche della scarsa intesa tra i due protagonisti. Eve Hewson spesso col volto imbronciato che quando si commuove sembra fare uno sforzo enorme, Joseph Gordon-Levitt si impigrisce in quella stanza a Los Angeles da cui non vuole più uscire. C’è solo Joni Mitchell. Da quel suo video tutto poteva cambiare. E invece non è successo.

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lunedì 23 marzo 2026

La torta del presidente - Hasan Hadi

ispirandosi alla lezione del cinema neorealista e del grande cinema iraniano (Kiarostami, Panahi e Majid Majidi, per esempio), Hasan Hadi gira un'opera prima davvero potente.

in un Iraq sotto sanzioni degli stati canaglia (Usa, Israele e paesi Nato, sempre gli stessi) la povera gente cerca di sopravvivere.

il film mostra le vicissitudini di Lamia (col suo gallo), Saeed e Bibi, alle prese con problemi insolubili, per i poveri. 

Lamia "vince" l'onore e sopratutto l'onere di preparare una torta per il suo maestro, un compito quasi impossibile, Ercole avrebbe avuto  difficoltà insormontabili, ma Lamia è un'eroina, contro tutti e tutto.

e per fortuna c'è uno straordinario portalettere.

un piccolo grande film, da non perdere.

buona (dolceamara) visione - Ismaele



questa straordinaria capacità di saper mostrare la violenza e la dolcezza di protagonisti e comprimari vari, mostri di feroce adattamento ai dettami dittatoriali come il maestro o nonne compassionevoli come Bibi che è disposta a dare in affidamento l’amata nipote per toglierla dal futuro di povertà che le toccherebbe, ad elevare l’esordio del regista iracheno dalla fiaba sociale – genere che fornisce comunque l’intera struttura della sceneggiatura con l’unico passaggio a vuoto del film, ovvero il classico momento di crisi tra i due co-protagonisti che qui appare troppo posticcio – verso un cinema più poetico e allo stesso tempo piacevolmente leggibile nella sua denuncia. Il paese guidato con polso di ferro da Saddam Hussein sconta infatti sulla propria carne viva le conseguenze dell’isolameno internazionale, tra un’inflazione galoppante che rende la corruzione un grasso necessario a tutti i livelli per oliare i gangli dell’amministrazione o della semplice vita civile e le conseguenze sulla popolazione della prima campagna di bombardamenti U.S.A….

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La torta del presidente è anche la dimostrazione che il particolare, quando sincero e sentito, ha risonanza universale: per quanto fuori dalle rotte conosciute, comprese quelle del cinema, l'Iraq di Lamia, Saeed e Bibi è quello sempre riconoscibile del cinema neorealista, con il teatro a cielo aperto delle strade (qui anche del fiume, che dà luogo alle sequenze più suggestive), l'uso di attori non professionisti, la verità della luce naturale; un luogo a suo modo ancestrale e archetipico, non a caso collocato nel Sud del paese, alla confluenza del Tigri e dell'Eufrate.

Ma ciò che conta di più è la visione del regista, incarnata dalla giovanissima protagonista, della vita in quel luogo e in quel tempo (ricostruito nell'aspetto e nell'atmosfera) come di una continua peripezia, un cammino scandito da un imprevisto dopo l'altro, che, nell'accezione aristotelica, forma e trasforma. Come i bambini delle fiabe classiche, Lamia cammina e cammina alla ricerca di zucchero, uova e farina, e intanto conosce il peggio e il meglio del genere umano, e si forma e trasforma, costretta a crescere in fretta, come ci racconta l'immagine, tenera e straziante, di lei col bastone (simbolo anche felice, nonostante tutto, di una preziosa eredità).
In un'epoca in cui tanti cineasti, anche espertissimi, sentono il bisogno di spiegare ogni cosa, forse poco fiduciosi delle capacità intellettive del loro pubblico, Hasan Hadi, nel suo debutto, non aggiunge una parola di troppo e lascia invece che siano le immagini a fare il racconto e gli spettatori e formulare le loro considerazioni. Un'immagine in particolare, quella di Saddam Hussein, è ovunque nel film - muri, scuole, manifesti, statue-, quasi un santo protettore, eppure il paese è abbandonato a se stesso e, a proteggere Lamia e la gente come lei, non c'è nessuno.

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Hasan Hadi mostra una maturità inconsueta per un’opera prima, perché non usa mai la bellezza come compensazione estetica del trauma, né la miseria come certificato di autenticità. La forma resta sensibile, mobile, porosa, ma non tradisce mai la durezza materiale delle cose; semmai la rende ancora più dolorosa, proprio perché si rifiuta di ridurre quel mondo a semplice fondale della sofferenza. Anche il paesaggio sonoro, dominato dalle corde del liuto arabo, contribuisce a questa qualità insieme lirica e inquieta, perché non accompagna semplicemente il racconto, ma lo avvolge, lo rende permeabile, lasciando che il mondo sensibile continui a respirare anche mentre il potere tenta di soffocarlo. In fondo, la forma del film trova la propria misura proprio in questa tensione: Hasan Hadi l’ha pensato come una sorta di favola pervasa di realismo naturalistico, e la definizione è tanto più felice quanto più il racconto evita sia l’astrazione simbolica sia il naturalismo greve. La torta, il gallo, il viaggio, gli incontri, perfino certi scarti solo apparentemente lievi del percorso non alleggeriscono il dolore: gli danno una cadenza obliqua, lo fanno passare attraverso il tremore instabile dell’infanzia invece che attraverso la rigidità della denuncia…

Hadi realizza un’opera prima di rara compattezza, capace di tenere insieme precisione storica, finezza sensibile e dolore politico, e soprattutto di restituire all’infanzia non un valore simbolico astratto, ma la sua concreta, vulnerabile esposizione al male del mondo.

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Con un occhio al grande Abbas Kiarostami ma anche e forse soprattutto al Neorealismo di casa nostra, Hasan Hadi segue e pedina, stazione per stazione, le varie avventure dei due piccoli protagonisti, le loro liti, il pennuto che compare, scompare e ricompare, le soste ai posti di polizia, la prigione, il minareto, per non parlare poi di squallidissime, losche persone che si vogliono approfittare dell’ingenuità di Lamia.

A parte forse qualche lungaggine al centro con un leggero calo dell’intensa tensione narrativa generale, La torta del Presidente è un piccolo grande film  (per altro interpretato dai bravissimi protagonisti) in cui, con sovrana leggerezza e, a tratti, con sotterraneo umorismo, si narra, senza mai cadere nella farsa, la storia di un inconsueta avventura giovanile. In essa si mischiano impegno e devozione che vanno a confondersi con il sogno e la speranza, a partire da un complesso background storico-sociale nel quale ogni parola o gesto potrebbero pesare negativamente e ogni piccola azione portare a delle conseguenze imprevedibili. Da segnalare poi, in modo molto positivo e grazie alla fotografia del rumeno Tudor Vladimir Panduru (ha lavorato, tra l’altro, con autori del calibro di Cristian Mungiu Cristi Puiu), la qualità della resa visuale dell’ambientazione, soprattutto quella iniziale nella zona degli acquitrini particolarmente affascinante – Hasan Hadi ci ha tenuto a girare il film nel suo paese e in alcuni luoghi reali della storia. Ci sembra che abbia fatto benissimo.

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