una vecchietta cade dal tetto di un palazzo, ma non muore.
è l'occasione di vedere cosa succede, risalendo, piano dopo piano, quello che succede in sette appartamenti.
e vede cose che forse non capisce, e anche noi vediamo cose mai viste prime, assurde e grottesche.
come un film a episodi, alcuni belli, altri bellissimi.
un bel film, György Pálfi è una garanzia.
buona (piano dopo piano) visione - Ismaele
L'ultimo film di György Pálfi, Free Fall [+], può essere descritto come la dimostrazione di un potente stile visivo insaporito da elementi grotteschi, surrealismo e assurdo. Proposto questa settimana al CinEast Festival e all'Hungarian Film Week, Free Fall narra la storia di un'anziana stanca della sua miserevole vita, che prende le sue cose e la carta di credito e salta giù dal tetto del suo edificio. Ma, in un colpo di scena umoristico, la donna sopravvive e per miracolo e deve scalare nuovamente le scale. Mentre torna su, attraversa i vari appartamenti dell'edificio, e lo spettatore viene introdotto nei piccoli mondi chiusi in questi appartamenti, ognuno con una storia più incredibile dell'altra – un guru spinge giù l'allievo che sta levitando, accusandolo di vanità, una fidanzata trofeo si mescola in un party elegante completamente nuda, una coppia maniaca dell'igiene fa sesso attraverso la plastica per evitare il contatto fisico, una sitcom coreana su uno strano triangolo, una donna che vuole il figlio torni dentro di lei e, in ultimo, un ragazzo che sembra l'unico a vedere un enorme toro nell'appartamento.
Nonostante la rappresentazione di generi diversi (dallo sci-fi al realismo socialista), tutte le storie che l'anziana conosce mentre torna sul tetto condividono un comune senso dell'umorismo nero e dell'assurdo. Il forte surrealismo delle storie rende possibile l'interpretazione in infiniti modi, ma sono tutti accattivanti abbastanza da mantenere il pubblico attento e interessato per tutto il film. Lo stravagante stile di regia di Pálfi è completato dalla musica elettronica e futuristica di Amon Tobin, che fa sentire allo spettatore sin dall'inizio che sta per accadere qualcosa di strano.
Free Fall è stato commissionato dal Jeonju Film Festival per il Jeonju Digital Project 2014, che presenta ogni anni tre corti ma ha lanciato in questa edizione tre lungometraggi. Sin dall'anteprima al Jeonju, Free Fall ha vinto vari premi, come quello al Miglior Regista e il Premio Speciale della Giuria al Karlovy Vary International Film Festival.
György
Pálfi not only never seems to make the same movie twice, each extremely
different, but many of them are also unlike any other movie out there. He went
from a subtle dialogue-free sound-based movie Hukkle, to extremely nasty
gross-outs in Taxidermia, then tried improvisation, then a movie built from
pieces of other movies... This movie is pure impossible absurdism and social
commentary. It consists of seven shorts intertwined, taking place in one
building. There's a sour, broken marriage where even suicide doesn't work,
breaking the laws of physics. There is an upper-class apartment where a party
is taking place where one or two individuals are completely naked and nobody
notices. A cliche-ridden yoga instructor gets annoyed when one of his students
shows mystical abilities. An extremely germaphobic couple take safe sex to
absurd levels and bug-killing to very fatal violent levels. A child is more
afraid of an invisible bull in the house than his father. A woman starts a
threesome relationship with two men in the same apartment which results in a
silly sitcom when the men fight. And finally, a woman goes to a gynecologist
for a special, extremely shocking procedure which, let's just say is the
opposite of an abortion.
…Con la sensibilità così tattile per le immagini che lo
caratterizza, György Pálfi muta di continuo il suo approccio narrativo: si va
da una sguaiata parodia delle sit-com televisive al tono futuristico, che
avvolge lo stralunato apologo di una coppia per cui le manie igieniste e
salutiste sono sfociate in una condotta di vita assurda. Il camaleontico autore
magiaro sa poi come rendere più ansiogeno l’effervescente materiale trattato,
appoggiandosi nei momenti giusti alle note ora disturbanti e ora ipnotiche
della colonna sonora, alla quale ha ottimamente lavorato Amon Tobin. Simili
sonorità si fondono bene con uno stile visivo personalissimo. E questo completa
il quadro di un oggetto filmico ancora una volta insolito, seducente, scabroso,
spiazzante, che non ci sorprende abbia vinto premi importanti al festival di
Karlovy Vary.