in uno dei tantissimi paesi che si stanno estinguendo gli adulti capiscono che la fine del paese è vicina, i giovani partono, tradizioni e saperi secolari spariranno.
due fratelli, per dimostrare di essere uomini, rubano una pecora a un piccolo allevatore che ama i suoi animali e va in crisi.
un film alla Frammartino (è un complimento), non ci sono i cittadini, e i loro turbamenti borghesi, Sacro Moderno è un'altra cosa, per nostra fortuna.
un film che merita molto.
buona (marginale) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film, su Raiplay
LA PAROLA AL
REGISTA
"In un periodo storico dove i piccoli borghi stanno scomparendo e con
essi le antiche tradizioni, nasce Sacro Moderno, un film documentario che racconta la
storia e il destino di una comunità montana che in tutti i modi cerca di
sopravvivere.
L’obiettivo è mostrare i diversi punti di vista dei protagonisti che in
maniera differente prendono le distanze dal sistema gerarchico e di potere che
si è formato negli anni all’interno di questi paesi.
Il film, che inizialmente si sviluppa intorno al concetto di
responsabilità che Simone ha nei confronti della comunità, lentamente si sposta
sul tema della violenza e di come essa influenzi il destino dei personaggi; una
violenza silente che porta Simone ad agire senza avere tempo di pensare.
In questo duplice senso angoscioso si muovono lo spirito dei personaggi e
l’anima del film. Una comunità che si mostra poco, ma che vigila e orchestra
silenziosamente il destino di Simone e di coloro che entrano in contatto con
lui. Il film vuole evocare nello spettatore un forte senso di oppressione e di
solitudine, attraverso il disorientamento nell’animo di personaggi privi di
punti di riferimento.
Il fine ultimo è quello di provare a creare un universo volutamente magico
a metà tra fiaba nera e film di formazione, dove lo spettatore si perde nei
ritmi dilatati di un silenzio apparente, cercando dentro sé il senso ultimo del
film.
Una verità oscura e tragica che probabilmente non smetterà mai di esistere
in un mondo così piccolo e nascosto, ma universalmente comprensibile".
…La distribuzione su RaiPlay rappresenta un’opportunità
importante per un’opera indipendente che punta a valorizzare territori e realtà
spesso poco rappresentati nel cinema italiano contemporaneo. Il film si
inserisce inoltre in un contesto sempre più attento ai temi dello spopolamento
dei borghi e della conservazione delle identità culturali locali.
Il racconto di Simone e Filippo al
centro di un film sui borghi italiani che stanno scomparendo
Nel comune montano di Intermesoli sono rimaste poche persone e il film
costruisce il proprio racconto attorno alle vite di Simone e Filippo. Simone si
fa carico delle responsabilità del paese e delle sue tradizioni, mentre Filippo
sceglie una vita isolata, distante dalla comunità. Attraverso i loro
percorsi, Sacro Moderno affronta il rapporto tra identità,
fede, memoria e appartenenza.
Lorenzo Pallotta va alla ricerca ad Intermesoli nel
Teramano (paese con una presenza di abitanti molto limitata) di quanto la
modernità e gli antichi riti sacri possano convivere. Lo fa grazie alla
presenza dei due unici ragazzini che ancora vi abitano.
Il primo lungometraggio
di Pallotta richiede allo spettatore la disponibilità ad assumere dei tempi di
narrazione che sono connaturati alla dimensione esistenziale dei soggetti
ripresi.
In questa realtà, che percepisce la
presenza della modernità vivendola però da una certa distanza, il tempo diviene
sospeso. I due ragazzi protagonisti vivono in questa dimensione, da cui, come
testimoniano gli anziani che ancora restano sul posto, i giovani fuggono,
partecipando sia al rapporto diretto con la natura sia ai riti che affondano le
loro radici in un lontano passato. Tra questi il rito della processione del
Venerdì Santo che si distacca da tutto quanto possiamo avere visto o letto in
materia per la sua rarefatta e al contempo drammatica potenza di
rappresentazione…