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Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
venerdì 29 maggio 2026
mercoledì 27 maggio 2026
martedì 26 maggio 2026
lunedì 25 maggio 2026
Amarga Navidad - Pedro Almodóvar
Raúl è uno scrittore di film, è in crisi, ruba le storie e le vite degli altri e delle altre, delle persone che conosce, che un po' si arrabbiano.
un regista o uno sceneggiatore in crisi non è niente di nuovo, ma Pedro Almodóvar dà la sua interpretazione, convincente, non è il suo miglior film, ma un film "minore" di uno bravo è sempre un buon film.
la cosa più bella è che alla fine non si distingue più la realtà dalla finzione.
buona (almodovariana) visione - Ismaele
…il regista, maestro
nel raccontare rapporti irrisolti perché siamo tutti patologicamente irrisolti
– e forse la stessa civiltà umana sta per concludere la sua avventura in
maniera irrisolta (di nuovo La stanza accanto)
– costruisce un magma di situazioni e personaggi irrisolti come la narrazione
stessa. Beau è un personaggio splendido: maschio ma non macho, sexy e
disinibito, è tuttavia delicato e timido. Uomo di tutti i giorni, fa il
pompiere e lo spogliarellista per avere qualche soldo in più e perché lo trova
divertente. Eppure viene abbandonato dalla narrazione. Improvvisamente.
Siamo tutti degli
abbozzi, degli esseri (personaggi) non finiti, non compiuti? Oppure bisogna
lasciare il posto al Beau reale, non idealizzato? Cioè Santi, il fidanzato
discreto di Raúl (il cui nome sembra dire con ironia che bisogna essere santi
per restare accanto ai creatori)? In realtà in questo film molteplice una cosa
non solo non esclude l’altra ma anzi ne ha bisogno, ci si vampirizza
reciprocamente e tutto è transfer: il no gender qui
è anche essere un uomo (gay) che si racconta e confessa per mezzo di una donna.
Donne e uomini che sono tutti sono sull’orlo di una crisi di nervi. O della
depressione.
E tuttavia c’è molta
bellezza, discreta ma evidente, ad avvolgere il film: che si tratti delle
sequenze sulla spiaggia, nelle case – compreso il finale nello studio di Raúl –
è un susseguirsi di geometrie ordinate, ipercolorate ed eleganti messe sullo
sfondo che fanno da contrappunto e antitesi al disordine, al caos totale del
mondo – fiction o realtà quale la differenza ? – come se cercassero di
dargli un po’ di ordine. Illusorio?
In realtà con questo
film possiamo dire più che mai che l’intera cinematografia del maestro spagnolo
ci dice che esistono solo l’amore e le relazioni a esso direttamente connesse.
L’amore è l’unica cosa che conta. Si dirà che non è vero perché nel cinema di
Almodóvar il cinema stesso, e la cinefilia come malattia benefica e mortifera
assieme, contano almeno altrettanto. Ma anche qui si tratta di amore. Quello
per il cinema e, in estensione, per l’arte: tutto è bello, anzi, beau. E quindi tutto è amore e mai come in questo film
Almodóvar ne ha fatto una cosa sola, un’unica sostanza. Anzi, la sostanza.
…Quello di Amarga
Navidad è un racconto corale che si interroga sulla matrice
dell’ispirazione e sul dualismo dei ruoli che interpretiamo tanto nella vita
quanto nella fiction. La scrittura di Raúl, proprio come quella di Almodóvar è
energica e piena di verve, nonostante i protagonisti debbano lottare quasi
costantemente con lutto e problemi psicologici. Tutto si intreccia e i volti
sembrano quasi confondersi, ma è estremamente interessante seguire il processo
creativo dello sceneggiatore, i tagli-cuci, gli errori, i ripensamenti.
Amarga
Navidad inscena il processo creativo all’insegna
dell’autofinzione, con un Almodóvar particolarmente
ispirato e divertito a livello di scrittura. Il viaggio potrebbe essere
tortuoso, a tratti troppo pedissequo nei tentativi di far combaciare ogni
tratto d’esistenza, ma il gioco che ne fuoriesce è altamente intrigante da
seguire.
domenica 24 maggio 2026
Io sono (Jestem) - Dorota Kędzierzawska
a 11 anni un bambino fugge da un istituto per bambini abbandonati, e va nel paesetto dove vive la mamma, che è abbastanza fuori di testa, e non lo vuole.
il bambino vive in un barcone abbandonato, raccogliendo lattine per pochi zloty.
e c'è una bambina che lo sceglie per amico.
i grandi, invece, sono troppo spesso pessimi.
colonna sonora di Michael Nyman.
un film che merita.
buona (pessimistica) visione - Ismaele
…un
film molto attuale che tratta l'infanzia con tatto, ma senza edulcorazioni da
prime time. gli attori bambini protagonisti sono bravi e toccanti e tutti gli
altri sono molto in parte trasmettendo sensazioni intense quali appunto
l'auto-conservazione, la crudeltà, l'indifferenza anche in poche pose. che dona
momenti molto belli in cui il ragazzino vive la sua libertà, ma momenti
shockanti come quando il poliziotto chiede al padre se non riteneva strano e
indegno che un bambino vivesse come un barbone.... recuperatelo.
Un undicenne in cerca del proprio posto
nella vita e di una propria identità, decide di fuggire dall'orfanotrofio in
cui vive. Il ragazzo torna in città da sua madre, ma la donna, che ha gravi
problemi di alcoolismo, non è in grado di prendersi cura di lui. Solo e
abbandonato, il ragazzo fugge di nuovo e trova rifugio su un vecchio barcone.
Sarà l'amicizia con una ragazzina proveniente da una famiglia benestante, anche
lei emarginata nonostante il benessere materiale che la circonda, a far trovare
al ragazzo la forza per diventare padrone del proprio destino...
Mi ha
ricordato molto quelle storie ottocentesche che parlano di bambini incompresi e
poveri che affrontano una vita piena di difficoltà lottando per la
sopravvivenza come piccoli adulti (penso a Tom Sawyer ed ai ragazzi della via
Pal).
Qui il
piccolo protagonista (siamo in Polona) scappa da una specie di collegio per
tornare dalla mamma, molto giovane e bella ma un po' schizofrenica e che
rifiuta di tenerlo con sè. Allora lui si adatta a vivere su una barca
abbandonata arrangiandosi a vivere di espedienti, come un barbone, consolato
solo dalla vicinanza e dall'affetto di una bambina più piccola di lui che abita
lì vicino.
L'avventura
finisce con l'arrivo della polizia e, presumibilmente il coinvolgimento di
qualcosa di simile ai servizi sociali; a cui il bambino risponde (da cui i
ltitolo) "io esisto", per giustificare la sua condotta ed il suo
stile di vita.
Bravissimi
i bambini, tutti, resi con grande naturalezza e spontaneità.
Dorota Kedzierzawska continues to demonstrate her strength in
directing young actors (particularly evident in the performance of the lead
actor, Piotr Jagielski) that she had earlier illustrated in The Crows with
her latest film I Am. Recalling Ken Loach’s Kes or
Hirokazu Kore-eda’s Nobody Knows in its modern day,
pseudo-Dickensian tale of instinctual survival shot from a child’s perspective,
the film is a familiar story of a neglected, troubled child’s fugue, retreat
into a makeshift world of his own imagined creation, and inevitable return to
the “outside” world, I Am renders a less metaphoric journey
for parental connection in a similarly suffused and foreboding vein of Andrei
Zvyagintsev’s Return). However, while Kedzierzawska’s execution
is impeccable and remarkably adept, the film, nevertheless, retains an oddly
sterile conventionality to its manner of storytelling, an impression that is
further reinforced by composer Michael Nyman’s swelling and overwrought (if not
patently manipulative) soundtrack that suffuses each dramatic scene with an
inconguent, near-mythic sense of tragedy.
venerdì 22 maggio 2026
Barnvagnen (Carrozzina per bambini) - Bo Widerberg
una ragazza fugge dalla famiglia, incontra un ragazzo cantante che la mette incinta, lei vuole il/la bambina, ma non il padre, poi incontra un altro uomo, ma non è un granchè, lei ama la sua libertà, pur essendo una scelta difficile.
opera prima di Bo Widerberg, Britt è interpretata da una bravissima Inger Taube, ottima musica, una storia difficile e coraggiosa.
un gran bel film, da non perdere.
buona (sorprendente) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film completo,con sottotitoli in italiano
Infused with a jazzy, nouvelle
vague–inspired energy, Bo Widerberg’s feature debut has the freshness of youth.
Building on his film criticism’s call for a socially relevant Swedish cinema,
the writer turned director offers a vivid portrait of a young factory worker
(Inger Taube) finding her way toward independence as she weathers unexpected
pregnancy, learns hard lessons from relationships with two very different men,
and leaves behind the only home she has ever known. Abetted by fellow filmmaker
Jan Troell’s coolly beautiful monochrome cinematography, Widerberg takes a bold
first step in his mission to create a cinema that is both engaged and engaging.