domenica 26 luglio 2026

Gospodin za edin den (Re per un giorno) - Nikolai Volev

le vicissitudini di un contadino pvero, con tanti figli e una brava moglie, in un villaggio bulgaro,negli anni '30.

in certi momenti il ritmo diventa velocissimo, come in oggi le comiche, nei momenti più esilaranti.

una bellissima sorpresa, per chi lo vede solo adesso.

buona (avventurosa) visione - Ismaele


 

QUI o QUI il film completo sottotitolato in italiano

 



si tratta di una vicenda tragicomica di un contadino bulgaro degli anni '30. Fa parte del genere, in voga nel blocco comunista, di “guardate come si stava male prima”, ma qui i clichè sono abbastanza contenuti e mostrati con un po' di intelligenza, senza didascalismi e sbandieramento di concetti: i debiti dei poveri, l'ufficiale giudiziario, i ricchi borghesi, le ingiustizie, ecc.

Il tutto è condito con alcune cantatine, non sempre opportune, e qualche spruzzatina di erotismo qua e là, In generale, è abbastanza evidente la satira del mondo bulgaro ante il socialismo, come non mancano le frecciate al capitalismo americano e allo snobismo femminile d'oltreoceano. Va anche detto che una parte dell'umorismo e dell'ironia deve sfuggire al nostro pubblico, digiuno della realtà bulgara dell'epoca.

Una curiosità: pare che la pellicola proceda più velocemente dello standard, abbastanza per accorgersene, ma non sufficiente per richiamare direttamente i film muti, specie le comiche. Rimane il dubbio se sia una manipolazione di chi a curato il DVD, o un'altra bizzarra trovata del regista.

Tutto sommato, un prodotto curioso da vedere.

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sabato 25 luglio 2026

Georgetown - Christoph Waltz

un uomo inutile vive a sbafo, sfruttando una donna anziana, sposandola aspettando che crepi.

Christoph Waltz, alla prima regia, e assoluto protagonista del film, gira un film misurato, quasi freddo, affidandosi al suo recitare istrionico.

non eccezionale, ma merita.

buona (gigolo?) visione - Ismaele



 

Giocato prevalentemente nell’intimità luminosa di saloni, hotel, tribunali e salotti altoborghesi, “Georgetown” si affida al talento degli interpreti in una composta sciarada di piani medi e ravvicinati. Il ricorso sistematico a un campo/controcampo di tenore classico, unito alla scarsa mobilità di camera, contribuisce all’ordinamento di un profilmico ingessato che si caratterizza per un’alta leggibilità e un’altrettanto palese carenza di inventiva. Analoghe considerazioni si possono spendere per il commento musicale di Lorne Balfe, insignificante di per sé e impiegato in una maniera intuitiva e didascalica che ricorda le soap anni 90 più che l’estro tarantiniano cui Waltz dichiara di essersi ispirato. Da un altro lato, la fantasia di Waltz regista si segnala invece per l’uso riuscito di alcune inquadrature che, emergendo dal fuoricampo, stravolgono l’equilibrio narrativo secondo un forte effetto comico – si veda ad esempio l’interrogatorio domestico o la suite, scene in cui Bening e Waltz compaiono d’acchito nello spazio muto e invisibile oltre i bordi dell’inquadratura.

Un soggetto intrigante, il fascino della cronaca e interpreti di indubbio spessore tengono in piedi un testo redatto secondo una grammatica filmica rudimentale, che in ultima analisi riesce nel tentativo di porsi come visione gradevole, ma non in quello di imporsi come prova autoriale.

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venerdì 24 luglio 2026

A hail of bullets (Peftoun oi sfaires san to halazi ki o travmatismenos kallitehnis anastenazei) - Nikos Alevras

quando nasceva il cinema di Nanni Moretti, in Grecia nasceva il cinema di Nikos Alevras.

i due registi/attori hanno molto in comune, sembrano intercambiabili, mentre Nanni Moretti è comico e satirico, Nikos Alevras ha una marcia in più, il suo film è anche politico, nella Grecia democratica dopo la dittatura i colonnelli.

un gioiellino da non perdere (forse si trova su Mubi)

buona (ottima) visione - Ismaele


  

Condito con ampie dosi di surrealismo e assurdità, la commedia d'avanguardia ha suscitato polemiche sabato 28 aprile 1984 quando è andata in onda sulla TV greca. Interrotto solo pochi istanti dopo l'uscita del film a causa di una scena scandalosa, il film ha suscitato critiche pubbliche, frenesia mediatica e dibattito sull'autobiografia cinematografica improvvisata del regista. Nel tentativo di descrivere il suo imbarazzante rapporto con le donne durante le varie fasi della sua vita, tra cui sua madre e sua moglie, si svolgono delle vignette satiriche. Questi segmenti abbracciano anni di bei ricordi ed esperienze. Si dice che abbia causato le dimissioni di un intero Consiglio di Amministrazione, Nikos Alevras'«Hail of Bullets» ritrae anche l'amaro rapporto di amore/odio del regista con il cinema greco durante il cambio politico in Grecia.

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Greek surreal comedy that caused a huge controversy in Greece when it was accidentally partially aired on TV in the 80s despite some nudity, which was then cut off the air after a few minutes, triggering an uproar and even rumored to have caused a resignation. People are still talking about this incident and don't talk much about the movie itself, which isn't much to write home about. The 'artist' director presents a seeming auto-biography of his life, his various relationships with women and the various stages in his life, all portrayed in absurdist scenes of satire, some surrealism, and peppered with many traditional songs usually sung by the female actresses. The first few minutes are what caused the controversy, featuring him acting as a baby while his mother covers his genitals with talc powder, diapers him up, and breast-feeds him, while his other female relatives all surrealistically appear as breasts with masks.

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martedì 21 luglio 2026

A casa nostra (Chez nous) - Lucas Belvaux

un film di qualche anno fa, che non perde un briciolo di attualità.

è un film politico, analizza i meccanismi semplici e diabolici dell'ascesa dell'estrema destra in Francia (ma vale anche per l'Italia, solo che da noi film così non se ne fanno), con una strategia di parole d'ordine ("noi non siamo nè di destra, nè di sinistra", ma anche "prima i francesi", come suonano familiari questi slogan), con una struttura in abiti firmati davanti, e dietro i picchiatori da usare quando servono.

protagonista, bravissima e convincente come sempre, è Émilie Dequenne (la Rosetta dei fratelli Dardenne), mortatroppo giovane qualche anno fa.

e Lucas Belvaux è un bravissimo regista.

un film da non perdere (mi sembra sia su Primevideo).

buona (indimenticabile) visione - Ismaele


 

 

L’adesione incondizionata di alcune amiche alla sua candidatura, il razzismo strisciante che trapela tra le righe dei discorsi o tra le risate irrigidite di un barbecue in giardino, gli inquietanti siti internet che incitano all’odio razziale ideati da ragazzini mossi più dalla noia che dall’odio: il paesaggio sociale è una distesa bruciata, terreno di conquista per i campioni del populismo aggressivo.

Pauline scivola lentamente in una sorta di trance ipnotica: confonde la percezione di sé e del mondo che la circonda e intanto viene manovrata come un burattino dai leader che l’avevano sedotta. Le cambiano pettinatura e abiti, le impongono abitudini e frequentazioni. La libertà del popolo, che ricorre come un mantra nei comizi della pseudo-Le Pen, s’inchina a un autoritarismo decisionale che non ammette deroghe. L’odio politico, ridotto a uno sterile urlo di parole d’ordine rabbiose, si propaga come un virus che contamina e ammala, distruggendo amicizie, famiglie, classi sociali.

In questa demolizione autoinflitta del quotidiano sta la forza di A casa nostra, che invece si fa più prevedibile nella scansione degli snodi narrativi, risolti con trovate più ovvie e risapute: la rivelazione del passato neonazista del fidanzato, la (ri)presa improvvisa di coscienza della protagonista, la descrizione di una generazione di giovani violenti eterodiretti dalla solita élite, si susseguono senza scossoni pur mantenendo una certa urgenza di denuncia.

Belvaux si trova più a suo agio nella rappresentazione dell’umanità singola, alle prese con la propria questione morale, che nella descrizione di un nuovo mondo politico corruttore e corrotto, monolitico fino alla caricatura. A casa nostra, quindi, sotto la scorza dell’ovvio interesse di cronaca (e in attesa del risultato delle elezioni francesi), è un film che incita alla responsabilità individuale, indaga sulla seduzione fatale innescata dalla debolezza, spinge a un rinnovato modo di stare insieme (a cui occhieggia la bella sequenza dello stadio nel prefinale). Un film che parla al nostro presente con piglio illuminista, non privo di qualche banalità e di qualche ruggine di sceneggiatura, diretto con stile sobrio e monocromo, sostenuto e ispirato dalla magnifica interpretazione della sua protagonista, Émilie Dequenne.

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…Un mondo di complotti che sfrutta a suo vantaggio, sporca e getta nel fango chi si lascia avvincere dalle ammalianti promesse di cui si rende fautore il partito che lo porta come simbolo e paladino; rendo il prescento l'apparentemente protagonista di una facciata che invece nasconde lati oscuri, compromessi ed interessi troppo importanti per essere messi da parte in nome di un governo assennato e scrupoloso che invece caratterizza la facciata di ogni programma o promessa elettorale.

Affiancano la celebre straordinaria attrice belga resa famosa dai Dardenne con Rosetta, il sempre pertinente André Dussolier e il nuovamente tormentato e doppiogiochista Guillaume Gouix nel ruolo di un allenatore sportivo ed ex fiamma della protagonista,  personalità controversa e divisa tra affetto e desiderio di famiglia, e intolleranza estrema e violenta nei confronti dei tragicamente noti "sans papier": due generazioni agli antipodi, ma due tra gli attori più interessanti, sfaccettati e completi del nutrito e celebrato panorama attoriale d'Oltralpe.

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A casa nostra un film di due ore scarse e’ il classico film politicizzato francese, che pone la sua attenzione sull’intolleranza, l’integralismo e le nefandezze finanziarie dei politici di turno nella mala amministrazione della cosa pubblica. Un film molto coinvolgente, con tante scene ben girate e di sicuro effetto scenico. Ha anche una qualità si schiera apertamente per un partito specifico. Dal punto di vista cinematografico il film funziona ed è un racconto molto potente, con l’ottima interpretazione su tutti e tutto della deliziosa Émilie Dequenne nel ruolo di Pauline Duhez l’infermiera amata dal popolo ed usata da André Dussollier medico senza scrupoli e da Catherine Jacob/Agnès Dorgelle la dura e spietata capolista politica. La sceneggiatura asciutta, con dialoghi efficaci su riferimenti politici, ma senza pigiare troppo il piede sull’acceleratore, con fermezza e misura al contempo. Lucas Belvaux e’ un regista molto abile ed esperto sa calibrare il tutto, senza perdere il gusto del racconto e delle vicende personali. La grande morale del film per me è che anche una ragazza perbene, rispettosa, tutto casa, lavoro e famiglia, può farsi manipolare da gente melliflua e suadente oltre che esperta nel tornaconto personale e politico, mestieranti, più che appassionati di politica, molto attenti alla comunicazione ed alle parole, al detto e non detto ed al compromesso ed al sotterfugio…

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Il regista Lucas Belvaux si schiera contro il partito politico dell'estrema destra francese capitanato da Marine Le Pen, alla quale si ispira - senza nasconderlo - il personaggio di Agnès Dorgelle, interpretata da Catherine Jacob. Belvaux mostra senza mezzi termini i caratteri estremisti e le derive razziste e xenofobe del partito. Il regista si infiltra nella zona della Francia più sensibile al populismo del Front National, in un paese ferito e scombussolato che viene travolto dall’onda dell'estrema destra, abile a sfruttare l’innocente e tanto amata Pauline. Lucas Belvaux parte da una narrazione chiara, senza filtri, per raccontare un paese in balia di politicanti interessati al proprio interesse; che sfruttano le armi del populismo facile per prendere il controllo di una comunità allo sbando e piegare uno dei suoi pilastri. Il cammino di Pauline, da avulsa alla politica a leader della lotta contro i "non-francesi, è reso con grande convizione dall'interpretazione di Émilie Dequenne. A casa nostra - Chez nous in Francia ha fatto scalpore e ha indignato i politici, direttamente interressati dalla denuncia portata avanti da Lucas Belvaux. Un film che fa riflettere e che scoperchia alcuni meccanismi del potere, mostrandone gli aspetti più gretti e allo stesso tempo micidiali sulla popolazione, e che invita al distacco da posizioni estreme e dalle ombre dei fantasmi più terribili dell’Europa.

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