martedì 4 maggio 2021

Juli – Iciar Bollain

premesso che il film è un'agiografia corpore presenti, ci sono comunque tante cose belle dentro il film, tante storie che si intersecano.

la sorella malata, il rapporto di Carlos con il padre, la solitudine nel mondo ancho y ajeno, il desiderio del ritorno, per restituire al suo paese quanto ricevuto in dono. 

non è il film più bello di Icíar Bollaín, ma molti dei suoi sono film grandissimi, qualche volta ci si "accontenta" di un bel film.

buona visione - Ismaele

 

 

La directora española Icíar Bollaín enfoca a Carlos Acosta, el remarcable bailarín cubano, en un film plenamente emotivo donde en gran parte la realidad se confunde con la ficción. Si bien la película está basada en la autobiografía de Acosta “No Mires Atrás”, lo cierto es que el excelente guión de Paul Laverty (colaborador habitual de Ken Loach) refleja con gran profundidad la personalidad de un ser humano que llegó a la cumbre como artista pero que curiosamente nunca aspiró a serlo.

Carlos Acosta, que se interpreta a sí mismo, está montando en su patria un ballet en el que vuelca episodios de su existencia comenzando con su niñez, prosiguiendo con su adolescencia y posteriormente su triunfo como bailarín y coreógrafo a través del mundo…

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Yuli - Danza e libertà aveva tutte le carte in regola per diventare un biopic da tenere in considerazione. Tuttavia, si perde proprio nel momento in cui dovrebbe spiccare il salto decisivo. Quel grand jeté cinematografico, purtroppo, non ha mai luogo, facendo sprofondare il film nel solito, vecchio lago dove chi, follemente innamorato della propria persona, è inevitabilmente annegato.

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El elenco de actores le da a la cinta una gran veracidad, sobre todo el actor que interpreta al padre del protagonista. Las coreografías, la música y el guion le proporcionan al metraje una más que sugerente dimensión estética y emocional, se nota que todo está hecho con un gran corazón.
El espectador se convierte desde el principio es un testigo de excepción y acompaña al protagonista en una aventura épica que le llevaran a vivir experiencias inolvidables y únicas. Divertida y muy agradable de ver, me llama la atención toda la transformación del bailarín, el cual nunca tuvo vocación por el ballet. Muy recomendable.

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La película nunca termina de explicar la relación de Yuli con su madre, o hace que apreciemos a su padre, un hombre que… asusta, por decirlo así. El asunto de la hermana mayor queda sin explicar, igual que algunas decisiones del protagonista. Hay cosas que suceden porque sí, sin tener en realidad ningún peso en la historia (el momento en el que algo sucede en la escuela de danza, con unas literas como protagonistas del ballet… Ni importa ni aporta nada). Queda una película que podría haber alcanzado la grandeza y nunca lo logra porque en el drama no acierta a dar en la tecla de la historia que quiere contar. O que puede contar. La figura de Yuli es enorme, la película no tanto.

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Realmente, a pesar de que hay imágenes poderosísimas, las coreografías no están muy bien rodadas. Los pies y las manos se salen continuamente del cuadro, el montaje no permite ver la evolución de los bailarines. Quizá es porque Iciar Bollaín busca mostrar los rostros, no lo sé, pero es un número de danza y si ruedas a alguien bailando pies y manos son fundamentales. Quizá, simplemente, es que la directora no confía en el poder evocador del baile y siente la necesidad de representar el drama de una manera más convencional. Pues ahí si que lo logra, porque en el resto Yuli es una película muy convencional, como un muestrario de los recursos mas planos y tramposos del catálogo de melodramas televisivos.

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lunedì 3 maggio 2021

7 minuti - Michele Placido

testo scritto (per il teatro e il cinema) da Stefano Massini, che richiama un film straordinario di Sidney Lumet, La parola ai giurati, (che ha ispirato 12, di Nikita Mikhalkov, gran bel film).

la storia è, apparentemente semplice, quella di un consiglio di fabbrica (composta da sole donne) che deve decidere se, in cambio del mantenimento del posto di lavoro, si può rinunciare a 7 minuti quotidiani di pausa pranzo.

al centro del film che il lavoro, argomento poco diffuso nel cinema italiano. 

cosa sono sette minuti? niente, o tutto, dipende da cosa si vede dietro e dopo.

come scrive Robert Frost, 

"due strade divergevano in un bosco, e io –
io ho preso quella meno battuta,
e da qui tutta la differenza è venuta"
un film che merita (ma non trascurate gli altri due) - Ismaele 

 

 

QUI il film completo, su Raiplay

 

 

7 Minuti è un film che rivendica l'importanza della messa in discussione, del dialogo come momento di aggregazione e confronto, della forza individuale e collettiva come slancio per riuscire davvero a cambiare le cose, e non pensare sempre che il nostro destino possa essere imposto e deciso dagli altri.

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Michele Placido porta al cinema il testo 7 minuti, del giovane e brillante drammaturgo Stefano Massini specializzato in teatro civile, che è stato allestito nei palcoscenici italiani da Alessandro Gassmann, mantenendo Ottavia Piccolo nel ruolo della protagonista, Bianca.
Passare da due medium comunque diversi, come teatro e cinema, dovrebbe comportare un lavoro di adattamento, di rottura e ricomposizione degli equilibri narrativi. Michele Placido ne è perfettamente consapevole e, anche con l’intenzione di fare un film popolare, fa di tutto per dissolvere le unità aristoteliche della pièce di partenza, che è un puro Kammerspiel in un magazzino della fabbrica dove si svolge l’assemblea sindacale che coincide con lo spettacolo…

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Il montaggio serrato di Consuelo Catucci dà ritmo ad una storia che tiene il pubblico sulle spine come un courtroom drama. 7 minuti mostra il fianco nella sottolineatura eccessiva di alcune scene: l'esplosione di rabbia di Greta, la mozzarella "zinna" offerta in pasto ai dirigenti (perfetta in un film di Marco Ferreri, non in un lavoro "alla Dardenne"), il lancio della fede nel cestino. Ma resta un film importante perché mette sul piatto, sic et simpliciter, il tema dell'erosione dei diritti dei lavoratori, delle donne, di ogni essere umano in balia di quella compravendita selvaggia in cui le richieste della proprietà sono in realtà condizioni cui non si può dire di no. E si fa presto a perdere tutto se si abbassa la guardia, anche solo per sette minuti.

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Dal termine della riunione con i vertici comincia l’incontro/scontro tra undici donne che dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica, se accettare la richiesta dell’azienda. Di tutte loro a poco a poco emergono necessità, debolezze e forze, dipinte a toni freddi sullo schermo. Toni che non si riscaldano neanche quando il dibattito si accende, facendo emergere prima del voto finale le loro storie, fatte di speranza e ricordi, di incoerenze e ingiustizie…

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sabato 1 maggio 2021

Black Mirror – 2011

si tratta di un film a episodi (adesso, anche i film a episodi li chiamano serie, mah!), il primo di Otto Bathurst, il secondo di Eoros Lyn e il terzo di Brian Welsh.

a me i tre episodi sono piaciuti moltissimo (il secondo di più), secondo me anche Guy Debord avrebbe apprezzato (ne La società dello spettacolo aveva già scritto tutto).

se siete fra i venticinque che non l'hanno ancora visto, cercatelo, non ve ne pentirete di sicuro - Ismaele


 

The National Anthem - Otto Bathurst

 

Il primo episodio, "National Anthem" (o "Messaggio al Primo Ministro"), tiene letteralmente incollati allo schermo, col fiato sospeso e il becero (è l'aggettivo adatto) desiderio di scoprire come andrà a finire: lungi da rovinarvi l'episodio con anche solo il minimo spoiler, il tema è quello del giornalismo e dell'iper-informazione, dell'opinione pubblica, dei mass media, del bisogno smodato di scoop e, soprattutto, del terrorismo… "suino". Si tratta di un episodio crudo, intenso, scritto, diretto e recitato in maniera ineccepibile, doloroso nei suoi risvolti e nelle implicazioni etiche, che mette al centro non tanto il dramma del protagonista, quanto il voyeurismo di noi spettatori, cronici consumatori di tragedie e morte, in maniera pur sempre vicaria.

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Il primo episodio di Black Mirror è anche il più reale: non cerca rifugio in nuove tecnologie, in distopie futuristiche, in altri mondi. È qui, è oggi e ciò che racconta potrebbe accadere da un momento all’altro. Il che è anche un bellissimo modo per prendere lo spettatore per mano e condurlo lentamente in questo mondo oscuro che è Black Mirror. A oggi, The National Anthem resta il solo episodio ancorato in tutto e per tutto alla nostra realtà.

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¿Dominar a toda la gente

coaccionando a un presidente?

¿Zoofilia en Gran Bretaña de repente?

La información se extiende rápidamente.

Una cerdada imponente.

Interpretada magníficamente.

Un comienzo de serie sorprendente.

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Fifteen Million Merits – Eoros Lyn

 

Attraverso questa distopia, Brooker ci parla di noi, della nostra società, della costante ricerca di popolarità (il titolo è un richiamo ai famosi 15 minuti di celebrità profetizzati da Andy Warhol), del consumismo imperante che -  come si dice nell'episodio - ci obbligano «a comprare cose che nemmeno esistono!».

 

I rapporti umani sono a zero ma, come il protagonista (Daniel Kaluuya, quello di Scappa - Get Out) imparerà a sue spese, sono anche la sola cosa che conta.

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Il secondo episodio, "15 milioni di celebrità" è di gran lunga il più distopico, un inasprimento futuristico della sovraesposizione al mercimonio dei talent show e alla vacuità di una (e altre cento, mille, milioni…) vita costantemente sotto i riflettori. Si tratta, probabilmente, del più "futuristico" della serie, una sorta di 1984 hi-tech in cui la matrice orwelliana domina l'intera scena. Il risultato è che non guarderete mai più un talent show (uno fra i tantissimi) con gli stessi occhi, oppure non lo guarderete affatto (in tal caso, buon per voi).

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Música para mis oídos

este capítulo colorido.

Ficción con todo su arte

y metáfora interesante.

El protagonista en la trama se crece

y la rubia sabe más de lo que parece.

Para el ojo es adictivo.

Terrorífica propuesta.

Un mundo que es un timo.

Se digiere tras la ingesta.

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The Entire History of You – Brian Welsh

Questa volta i bersagli sono in parte i social: la roba che postiamo, i like che mettiano, le persone virtuali con cui interagiamo che si scontrano con la vita reale, con amici e cari che ci circondano. Il confine di cosa sia vero e cosa realtà virtuale (costruita nella e dalla nostra mente) si sfoca, facendoci perdere la percezione di quello che è importante. Ma non solo. Ricordi pericolosi ci mette faccia a faccia anche con un altro interrogativo, ben più umano e amaro: quanto possiamo fidarci delle altre persone? Del nostro compagno di vita? Delle sue promesse e dei suoi giuramenti?

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E ancora, a proposito di occhi, la prima stagione si conclude con "Ricordi pericolosi" ("The Entire History of You"), esempio emblematico del modo in cui la tecnologia potrebbe letteralmente distruggere un rapporto sessuale o, peggio ancora, l'amore. Che ne direste di poter rivivere ogni ricordo, analizzandolo fotogramma per fotogramma? Non è così bello come sembra...

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Abusar de los recuerdos

puede ser muy problemático.

Pocos acabarían cuerdos

de un análisis maniático.

Revivir cada experiencia

es levantar alfombra pisada.

La mierda escondida a conciencia

ahogará como gran meada.

Terrible pesadilla memorística.

En el amor hay que olvidar pasados.

Cualquier fallo de lingüística

puede llevar a enfados.

El final de temporada,

recordando el otro par,

realza esta gozada

que no te deben contar.

Degustar un futuro cruel

ayuda a evitar traumas.

No convirtamos ciencia en burdel.

Prevenir hace buenas sumas.

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venerdì 30 aprile 2021

Lovers Rock - Steve McQueen

secondo film della serie Small axe.

una festa di giovani giamaicani, solo per loro (i bianchi non li volevano nelle loro feste) con la preparazione e il dopo (della festa).

musica, musica e musica, droga, sesso e reggae, ma non solo, c'è spazio per un amore che nasce, e ancora musica.

attori bravi, nelle mani di Steve McQueen, in una storia che non è tutta rose e fiori.

anche il secondo film di Small axe, a suo modo, in modo diverso da Mangrove, è un film da non perdere.

buona visione - Ismaele


 

 

 

Lovers Rock es música y descontrol, es sensualidad desbordante y juegos de seducción.  Es un registro traslúcido de un contexto espacio-temporal bien definido en una época determinada (capturada a la perfección por la estética visual y la banda sonora). Pero también, y ante todo, Lovers Rock es una historia de amor; porque las mejores historias de amor son las que no precisan de una trama minuciosamente explicada para movilizar al espectador. Con la emoción basta, y Steve McQueen es consciente de eso.

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Much of the evening is spent on the dance floor, grooving to reggae music, as the DJ chats and raps over the beats, the bodies bobbing and swaying and singing in the increasingly sweaty, sultry atmosphere. There's some flirting and sexual advances, and even a possible threat of violence. I fully expected the other shoe to drop at some point — McQueen is not exactly a feel-good filmmaker — and for things to turn sour or explode. But, miraculously, Lovers Rock is more about a mood, being a community, and letting go, at least for a little while.

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en esta cinta ni los personajes ni el argumento tienen demasiada importancia. Lo fundamental, o al menos la presumible intención del director, es la generación de sensaciones en el espectador. Hacernos conectar con el momento y disfrutar de su música, su libertad y de la felicidad que emerge tras un muro de sufrimiento.

'Lovers Rock' funciona como un acertado musical involuntario lleno de verdad y nostalgia. Gracias a una precisa ambientación de la época, unida a la imprescindible banda sonora repleta de reggae y algún que otro toque de funk, la película genera una atmósfera verdaderamente intimista y contagiosa. Una vez logras conectar con la cinta, resulta casi imposible evitar que tu cuerpo se deje llevar por el ritmo durante los incontables minutos en los que se dedica a reproducir canción tras canción. No, no es un filme para todo el mundo, eso es cierto. Sin embargo, una propuesta que refleje con tanto poder la libertad y el amor a través de la música en este contexto social, no es tan fácil de encontrar hoy en día.

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It’s set in a house in London’s West Indian community in the early 1980s, where it shows the events of a house party as influenced by the music of Lovers Rock. The dance floor is the place to be, as the DJ does his thing and the beat fills the house. The atmosphere is filled with music, sex and excitement. There’s even a threat of violence. It sets a mood to tell us about the community experience and what they do to let go and be themselves…

Because many white-owned nightclubs in London refused the Blacks admittance,  their private parties became a social necessity…

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Lovers Rock es una cinta que te puede gustar por el hecho de mirar o no si estás intentado buscar algo más que música. Solamente puedo decir que es una de las obras más hipnóticas de Steve McQueen, siendo la más personal de toda su carrera.

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