QUI si può vedere Il primo anno
QUI si può vedere Mi pais imaginario
Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
nella Svezia poverissime degli operai e operaie agricole una storia di poverissimi che cercano di sopravvivere, protagonista una donna, Maria (interpretata da una bravissima Eva Dahlbeck) che sta al fondo della scala sociale, che lotta per sè e per i suoi figli.
un film che colpisce, in un storia svedese universale, tutti la possono capire.
buona (materna) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film
…Magnífica película de Alf Sjöberg, que
yo no conocía, dura, directa, sin contemplaciones y en muchos momentos
estremecedora, sobrecogedora la escena de la ordeñadora mayor quejándose del
ordeño y que no puede evitar el continuo movimiento del brazo. Excelente la
interpretación de Eva Dahlbeck y Ragnar Falck. En un pequeño papel el gran Max
von Sydow que se esrenaba en la gran pantalla. Adecuada y bonita música de Dag
Wirén y excelente fotografía en B/N de Martin Bodin. Imprescindible ver y
disfrutar de buen cine.
una storia d'amore, irregolare, ribelle, poverissimo.
in una Svezia di campagna, un soldato, che diserta per amore, e un'artita da circo si amano, contro tutto e tutti.
musiche di un giovane di ottime speranze,che si chiama Mozart, una fotografia splendida, una storia di amore senza limiti, per sempre.
un film da non perdere.
buona (innamorata) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film completo, sottotitolato in inglese
…Low budget per un film di grande impatto
visivo (“Newsweek” lo ha definito il film più bello mai fatto) e immediatamente
riconoscibile per il commento musicale, affidato al Concerto No. 21 per
pianoforte di Mozart che oggi è conosciuto da tutti come il “Tema di Elvira
Madigan” (titolo riconosciuto dopo il film e quindi non riconducibile a
Mozart). La storia raccontata dal film è una storia vera. Nel 1888 la sedicenne
artista e funambolo Elvira Madigan (il suo vero nome era Hedvig Olsen), che si
esibiva per il Madigan Circo, incontrò e si innamorò del tenente conte Sixten
Sparre, già sposato e con due figli. Dopo uno scambio di lettere appassionate
seguite dai tentativi della madre e del patrigno di dissuaderla dall’impegno in
quell’amore scandaloso e impossibile, nel 1889, Sixten ed Elvira scappano e
riparano in una casa di campagna in Danimarca, dove vivranno fino alla
fine dei loro soldi. Da quel momento in poi la situazione precipita e la
famiglia di Sixten si rifiuta di aiutarlo, anche perché lui era ricercato per
diserzione. Il 20 luglio 1889, la coppia prepara un cesto per un picnic ed esce
per una gita a Nørreskov. Lì, dopo un ultimo pasto, Sixten uccide Elvira con la
sua pistola di servizio e poi si suicida. La storia, raccontata anche da una
celebre ballata, è la sinossi del film…
…La
ricerca di realismo permea ogni aspetto delle sue opere e raggiunge l’apice in Elvira Madigan (1967), girato con una
piccolissima troupe in Svezia e in Danimarca, evitando i teatri di posa,
prediligendo la luce naturale e girando spesso senza una sceneggiatura precisa,
con un canovaccio affidato agli attori, che diventarono complici e, nel caso di
Thommy Berggren che condivideva in pieno l’idea politica di cinema di
Widerberg, quasi coautori.
Ispirato a una storia vera svoltasi nell’estate del 1889, molto nota in
Svezia e soggetto di una popolare ballata, il film racconta l’unico e ultimo
mese felice dell’amore tra il sottotenente dell’esercito svedese conte Sixten
Sparre, sposato e con due figli, e l’equilibrista circense Elvira Madigan
(interpretati da Thommy Berggren e Pia Degermark, premiata a Cannes come
miglior attrice).
Al momento della sua uscita, Elvira Madigan
fu molto lodato dalla critica per i suoi valori formali (“Newsweek” lo definì
il film più bello mai girato); a un uso felicissimo di Mozart e Vivaldi nella
colonna sonora si accompagna infatti la bellezza smagliante della campagna
danese fotografata con un occhio da pittore impressionista. Invece l’estremismo
romantico della storia, per di più in costume, conquistò il pubblico ma lasciò
sconcertati i critici per il suo essere apparentemente fuori tempo, più una
vicenda da melodramma che da film contemporaneo: basti ricordare che il 1967 è
anche l’anno di Blow up, Il laureato, Bella
di giorno, Indovina chi viene a cena,
La cinese e La
Cina è vicina. Addirittura Widerberg fu rimproverato per aver abbandonato
le tematiche legate all’impegno politico-sociale che avevano caratterizzato i
suoi film precedenti, cedendo a un apparente disimpegno. In realtà il film,
rivisto oggi, rientra pienamente nel clima pre-sessantottino ed esprime una
carica eversiva radicale che riesce a essere ancora bruciante e meno datata dei
film citati. L’ambientazione contemporanea di questi ultimi, infatti, permette
di leggervi già le contraddizioni che decretarono il fallimento del Sessantotto
e che ne limitarono l’eredità principalmente alla modernizzazione
post-borghese dei costumi. A voler essere molto sintetici, della formula
“desiderio dissidente” ci è rimasto oggi un desiderio liberato ma completamente
svuotato della sua carica dissidente, essendo ormai perfettamente inserito
nelle logiche della società dei consumi…
Somewhere in these pages today there is doubtless an advertisement
describing “Elvira Madigan” as the most beautiful film ever made. That has been
the New York critical line, expressed in turn by the New York Times, Newsweek
and the New Yorker. I think it does an injustice to Bo Widerberg’s great film.
“Elvira Madigan” is indeed remarkably beautiful,
Almost every frame would make a painting, and yet the film is alive and
cinematic, not simply photographs of pretty pictures. Widerberg composes his
shots of muted colors — usually white yellow and green — and of the remarkably
attractive faces of his stars, Pia Degermark and
Thommy Berggren…
…Con una splendida
fotografia, Widerberg (1930-1997) ci racconta una storia romantica e senza
speranza, ambientata in un mondo formale e perbenista che non concede alle
persone “…una seconda vita”, metafora di quel movimento che infiammerà l’Europa
e il resto del mondo avendo il suo apice nel famigerato ’68.
A rendere ancora più struggente la pellicola è la sublime
colonna sonora incentrata sul Concerto per pianoforte e orchestra n.21 K467 di
Wolfgang Amadeus Mozart che contribuirà a rendere la pellicola immortale. La
Degermark vince il premio come miglior attrice al Festival di Cannes.
Phil ha perso la memoria, dopo il ricovero torna al suo villaggio, ma non capisce bene come funziona, come era prima.
e Phil forse aveva una relazione con Millie.
un film anche d'amore, con la memoria labile.
buona (forse amorosa) visione - Ismaele
L'abilità di Bouli Lanners - anche interprete di Phil -
consiste proprio nel gestire l'ingombrante materia narrativa del suo racconto,
da cui distilla la semplice storia d'amore di un uomo e una donna non più
giovani ma capaci di costruirsi una nuova vita.
Il film non indugia nemmeno nel sentimentalismo, né quando unisce i due
protagonisti né quando li separa. Nessuno deve sapere, con il suo titolo così mélo (e quello francese lo è ancora
di più: L'ombre d'un mensonge, l'ombra di una menzogna), sceglie in realtà di
ammortizzare ogni possibile tensione legandosi alla grazia dei personaggi: non
solo di Phil e Millie, lui così grosso e buono, lei solo in apparenza fredda e
distante (a interpretarla è l'intensa Michelle Fairley), ma anche di Brian,
nipote di Millie e amico di Phil, che si affeziona a un cane di cui si è
smarrito il padrone, e di Angus, austero capofamiglia che rivela un animo da
brav'uomo.
…Questa sua
ultima fatica, intitolata Nobody has to know (in Francia, ove è appena uscito
in sala, "L'ombre d'une mensonge") si presenta come un raffinato
e trattenuto thriller dell'anima e del cuore che, attraverso una sorta di
rinascita obbligata che la drammatica circostanza richiede al nostro sfortunato
protagonista, permette di far luce su una comunità isolata sia dalla natura,
sia dalla propria riservata etica morale.
Lanners dirige con professionalità una
sorta di giallo psicologico che sonda tra i comportamenti rigidi ed
inflessibili di una società racchiusa ostinatamente in se stessa, pregiandosi
di una ambientazione e di paesaggi naturali mozzafiato che ben si
contestualizzano a rappresentare una società fuori dal tempo e dalle frenesie
di un mondo al contrario decisamente globalizzato.
E il volto interdetto dai
molteplici interrogativi che lo colgono, quando il protagonista (reso
molto bene dallo stesso Bouli Lanners, attore di comprovata versatilità
come accennato sopra) si (ri)scopre addosso un corpo incastonato di tatuaggi a
lui - momentaneamente in condizione di amnesia totale - completamente ignoti,
diventa il simbolo di un film denso di misteri, ma allo stesso tempo pacato e
impegnato a concentrarsi sulle singole sfaccettature interiori dei suoi
due protagonisti e di qualche altro personaggio di contorno, piuttosto che
concedersi sfacciatamente alle regole della suspence e del thriller.
hanno lasciato il titolo in inglese, Mele marce forse non avrebbe attirato le attenzioni necessarie (che comunque non ci sono state, purtroppo).
la prima settimana il film era in 70 sale, adesso in sole 17 in tutta Italia, eppure è un film straordinario, dovrebbero vederlo tutti, se solo entrassero in sala.
quando un bambino super rompicoglioni sparisce la classe rifiorisce e tutti diventano bravissimi, eccezionali addirittura.
quel bambino (Danny) non manca a nessuno, non ha una mamma, il padre fa il corriere (mestiere analizzato in un gran film da Ken Loach), è solo, è una vittima.
ma in Gran Bretagna non possono permettersi gli insegnanti di sostegno e gli educatori (quelli veri, intendo) e maestra Maria si trova ad essere colpevole.
per caso succede qualcosa di sbagliato, e quando tutti i genitori sanno cosa è successo si mettono dalla parte del torto, insieme a Maria (l'eccezionale Saoirse Ronan).
all'insaputa di tutti Danny riesce a fuggire e corre come Antoine Doinel (ne I 400 colpi di Truffaut).
un film da non perdere, se riuscite a vederlo.
buona (indimenticabile) visione - Ismaele
Maria è una maestra delle elementari,
determinata a trasmettere ai suoi alunni di dieci anni tutta la passione per il
suo lavoro. Ma ogni suo tentativo viene messo a dura prova da un bambino
particolarmente ribelle e ingestibile, capace di trasformare la classe in un
piccolo campo di battaglia. Con la sua carriera sempre più in bilico e la
situazione ormai fuori controllo, Maria si lascia trascinare in una serie di
decisioni sempre più azzardate, fino a commettere l'impensabile: portare
accidentalmente con sé il bambino e finire per rinchiuderlo in casa. Quando
cerca disperatamente di rimediare, però, accade qualcosa di inaspettato. Senza
la sua "mela marcia", la classe rifiorisce: gli alunni fanno
progressi, i colleghi si congratulano con lei e i genitori sono finalmente
entusiasti. Quello che doveva essere un errore da cancellare al più presto
comincia così ad assomigliare pericolosamente alla soluzione perfetta. Per
Maria, tornare indietro diventa ogni minuto più difficile.
…Il
merito principale dell’operazione va cercato nella prova di Saoirse Ronan, che
qui abbandona quasi del tutto il registro drammatico più consueto della sua
filmografia per abbracciare una comicità fisica e verbale che pochi le avevano
riconosciuto fino a questo punto. La sua Maria non è mai una macchietta né una
vittima da compatire, è una donna che ha smesso di credere che il sistema
scolastico possa proteggerla dalle proprie stesse frustrazioni, e Ronan
restituisce questa disillusione con un umorismo tagliente che non scivola mai
nella caricatura. È un’interpretazione che richiede un controllo tonale non
scontato (l’esasperazione deve restare comica senza perdere credibilità
psicologica) e l’attrice lo dimostra con una naturalezza che conferma, ancora
una volta, la sua rara capacità di attraversare i generi senza mai apparire fuori
posto…
Qué hacer
con un niño conflictivo y hasta dónde puedes llegar para solucionar el
problema. Esta es la base de esta comedia negra británica que pudo verse en el
pasado Festival de cine de San Sebastián. El director Jonatan Etzler conocido
por «Dieciocho otra vez» que rodó para Netflix en 2023, sorprende con esta
incómoda comedia que comienza como una sátira de la enseñanza para convertirse
en otra cosa más seria.
María es
profesora de primaria, tiene niños de 11 años, entre ellos está Danny, un
alumno violento y caótico que convierte todos los días la clase en una
pesadilla. Su mal comportamiento hace que todos los alumnos vayan mal y se
sienta completamente desbordada por no poder encauzarle. Tras varios intentos
de que se porte bien, de hablar con los padres y con sus superiores decide
tomar una decisión impulsiva que lo cambiará todo…
Todos en
cierta forma entendemos la decisión de Maria, no aprobamos lo que hace por
supuesto, pero eliminando el problema todo irá como la seda. La ilusión de
enseñar y ayudar a sus alumnos está comprometida por este pequeño diablo por lo
que decide encerrarlo en el sótano de su casa.
Saoirse
Ronan está estupenda como Maria, no exagera su interpretación y está bastante
contenida por lo que resulta muy creíble ya que esta situación tan descabellada
podría haber provocado situaciones más rocambolescas o absurdas.
Para el
papel de Danny tenemos a Eddie Waller, un niño odioso y simplemente malo hasta
decir basta. Irrita a cualquiera y no sabemos cual es el motivo de esa conducta
tan violenta.
Pero la
paradoja es que tras su «desaparición» todo funciona perfectamente, los niños
estudian bien, los padres contentos, los demás profesores felicitan a María y
todos los problemas quedan solucionados de un plumazo.
Pero eso no
puede durar eternamente, Maria tiene que decidir cuándo soltar al niño
asilvestrado ya que la bola se le ha ido de las manos.
Una
película estupenda que provocará diferentes reacciones en el público y que
desde luego da que pensar y abrir debate.
…Etzler dirige con pulso, con un
resultado vistoso. Parece estar perfectamente capacitado para jugar en la liga
de la comedia negra indie, un género que llegó a primera división con La
sustancia. El mayor problema de la película es que desaprovecha
la situación más jugosa: la relación entre el alumno y la profesora, y
se despista. Se empecina con el tedioso personaje de la empollona, que sirve
para hacer avanzar la trama pero no para ahondar en los personajes. Y aunque
consigue una tesis atrevida y bien cerrada con la reunión de padres, no sabe
terminar de rematar la película demasiado bien. Con todo, no está mal. Bien
rodada, con ritmo. Ronan, como siempre, hace un buen trabajo. Y tiene algunos
momentos que probablemente recordaremos, que no es poco.
…La
película tiene unos cuantos aspectos positivos, entre los que destaco la banda
sonora compuesta por Chris Roe, la dirección de Jonatan Etzler, y sobre todo el
guion que sabe mezclar muy bien los momentos de comedia negra con las
situaciones más dramáticas.
…En cuanto a las interpretaciones, el rostro más conocido es el de Saoirse
Ronan, que lo hace bastante bien como la maestra. El otro protagonista es Eddie
Waller, como el adolescente problemático, y el gran personaje de la película es
el de esa niña, que es la alumna aplicada de la clase, y que interpreta de
manera magnífica Nia Brown.
Una película fácil de recomendar, ya que puede gustar al público más mayor y al
más joven, porque no es aburrida y cuenta una historia atractiva en una comedia
dramática que funciona bastante bien.