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sabato 2 maggio 2015

No, la folle gloria del comando (Non, ou a vã glória de mandar) - Manoel de Oliveira

in Angola i portoghesi sono alla fine, fra i soldati qualcuno ci crede ancora, molti sanno che la fine è vicina.
il film è un dialogo, rispettoso, fra soldati, sulla storia, la civiltà, i miti del passato.
non si vede mai il nemico, è una guerriglia, nella quale le grandi potenze intervengono, e i poveri soldati sanno che la fine è vicina.
al ritorno in patria, dopo un anno dalla fine della guerra questi soldati delle ex colonie saranno gli straordinari capitani d'aprile (qui si parla di Fernando José Salgueiro Maia).
un piccolo grande film, cercatelo - Ismaele



E' un film magico, onirico e reale ad un tempo. L'immagine finale di Don Sebastiano, che appare al tenente quando è ormai in punto di morte, mentre stringe la spada con le mani e dalla spada gocciola il sangue, è bellissima e terribile. E' l'apparizione di un angelo, per l'appunto.
Il sorriso del soldato Manoel, alla fine della scena che riporto qui, è un sorriso magico: e magico è il gesto che fa, quello di levarsi il cappello. E anch'io mi levo il cappello, davanti all’immagine di Dio, certo: ma anche davanti a questo grande vecchio portoghese, uno dei grandi del Novecento. Anche se non azzecca tutti i film, e se vederli fino alla fine è sempre un’impresa, che importa?...

…Shot in 1990 as a historical fiction on the waning days of Estado Novo and colonialism under the Salazar regime that crystallized with the Revolution of 1974, the film further incorporates a tertiary, non-fictional chronology, as the soldiers sent to Angola to suppress the insurgency and maintain control of the "overseas provinces" (even as the country faces its own domestic crisis resulting from dissatisfaction with the repressive government) revisit the decisive battles and pivotal events that would shape the course of Portuguese history…

…De Oliveira's powerful history lesson about Portugal's downfall lets us know 'the truth is secret and without explanation,' as he lays on us his gloomy anti-war message that wars result only in more futility and empires only leave ruins. The director echoes the poet Camoes, that what makes a country great is their explorations and discoveries and not empire building. The pic ends on April 25, 1974 with the death of the lieutenant. This death symbolizes that the Salazar regime brought tragedy to Portugal with another failed attempt to gain power for Portugal through colonization, as Angola became independent in 1975.

…Arrivati all’epilogo, dopo aver scatenato sulla scena battaglie di coreografia superba, affondato l’obiettivo fino in fondo agli spazi segreti dell’uomo, dipinto sullo schermo quadri degni di Rembrandt e Caravaggio, prima di chiudere sull’ultima inquadratura nella fredda corsia di un ospedale militare, tra bende e iniezioni di adrenalina e morfina, letti sfatti con soldati mutilati a cui resta un occhio per guardare tra le bende l’agonia del tenente, De Oliveira  mette in scena il discorso del NON, dolorosa apostrofe del guerriero sconfitto prima di buttarsi sulla spada:

Parola terribile è la parola “NON”,una parola che non ha né un dritto né un rovescio da qualsiasi parte cominci a leggerla, suona uguale e dice la stessa cosa.
Se la leggi dal principio verso la fine o dalla fine verso il principio è sempre “NON”.
Quando il bastone di Mosè all’improvviso si trasformò in un serpente così feroce da indurre Mosè a fuggire per non essere morso, subito il serpente perse la sua forma, la sua ferocia, il suo veleno. Il “NON” invece non è così, da qualsiasi parte lo vuoi prendere resta sempre un serpente che morde sempre, che ferisce sempre, perché porta sempre il veleno in sé.
Ammazza anche la speranza che è l’ultimo rimedio lasciato dalla natura per tutti i mali.
Non esiste correzione che possa cambiare il “NON”, né arte che riesca ad ammansirlo, né alcuna lusinga che possa renderlo più dolce.
Possiamo impegnare tutte le nostre energie per abbellirlo,ma alla fine ci amareggia sempre, puoi anche provare a dipingerlo d’oro, ma rimarrà sempre di ferro”…

venerdì 3 aprile 2015

ricordo di Manoel de Oliveira

qualche anno fa avevo visto Aniki Bobò, di Manoel de Oliveira
un film che non ti aspetti, una storia concreta che sembra di fiaba, ben prima del neorealismo e di De Sica. 
per me una gioia, una scoperta, un capolavoro - Ismaele




...Nato l’11 dicembre 1908, iniziò la sua carriera nel cinema nel 1931 con un documentario di 18 minuti dedicato alla città di Porto e alle condizioni dei lavoratori sul fiume. Il suo primo lungometraggio, intitolato Aniki-Bobo, uscì nel 1942 e attirò l’attenzione della polizia segreta della dittatura di Salazar, che lo tenne in arresto per dieci giorni e negli anni successivi si rifiutò di finanziare le sue opere.
La produzione di Oliveira aumentò sensibilmente solo dopo aver compiuto 76 anni: a quel punto iniziò a dirigere praticamente un film all’anno...







mercoledì 4 gennaio 2012

film (non al cinema) del 2011 - Europa (2)

Inizio dicendo che è un film epico e immenso.
Servono altre parole per invitare a vedere un film?
Gli attori sono perfetti, i militari golpisti schifosi, Trintignant un po' come Falcone, Montand un politico d'altri tempi, Perrin viscido, la storia è sempre attuale, la musica perfetta.
insomma, se non si è capito, questo film è un capolavoro.


un film formidabile,  non ti stacchi fino alla fine, un bianco e nero senza tempo, una tensione crescente, una sceneggiatura a orologeria.
ricorda tanti altri film, ma è originale, originalissimo, a suo modo.
in sintesi: un film imperdibile 

lo rivedo dopo 15 anni, e mi sembra ancora davvero un gran bel film. 
meglio vederlo di notte, al buio, Ole Bornedal è davvero un grande (poi ha fatto un remake in Usa con attori famosi, ma la versione danese è la migliore).
se posso fare un paragone è con "Tesis", di Alejandro Amenabar, sono due film sorprendenti.

un film che non ti aspetti, una storia concreta che sembra di fiaba, ben prima del neorealismo e di De Sica. 
per me una gioia, una scoperta, un capolavoro

Uno di quei film quasi impossibili da raccontare, un bianco e nero perfetto, due attrici che non si scordano, una storia nella quale non si capisce chi accudisce chi, chi ha più bisogno di comunicare, un film in una casa in riva al mare, ma il mondo entra, con la televisione e una foto, come a dire che le guerre esistono e non si possono dimenticare.
Una storia di immagini, e di parole, dette e non dette.
Un giorno o l'altro questo film bisogna vederlo.