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martedì 8 ottobre 2019

Sangue di condor (Yawar Mallku) – Jorge Sanjines

Sangue di condor, film bolivianoè ambientato negli anni nei quali Che Guevara è stato assassinato in quel paese.
le donne indios venivano sterilizzate, e una Ong (in realtà molto governativa, braccio quasi armato dello stato più imperialista del mondo), i Peace Corps, faceva il lavoro sporco, facendo la carità a caro prezzo agli indios.
questi deliquenti, a essere gentili, todos poderosos, praticavano il genocidio, il controllo della natalità, per controllare e rubare le ricchezze della Bolivia.
in quegli anni ve l'immaginate gli indios costringere a discutere e a ridiscutere il loro strapotere gli statiunitensi?
in quegli anni generosamente i cubani sostenevano la lotta popolare armata, purtroppo senza troppi successi, vigliaccamente altri sostenevano i colpi di stato e il massacro degli oppositori, Cile e Argentina hanno fatto scuola.
Sangue di condor testimonia e ricorda quegli anni, a partire da una piccola, e universale, storia di omicidi e di sanità vietata ai poveri.
non perdetevi questo film - Ismaele


QUI film completo con sottotitoli in spagnolo



Blood on the Condor is a classic print, it had great political impact at the time and it was fascinating to watch as it was on real (and scratched) film. It has an impressive soundtrack, included original subtitles and really is an iconic window into both how film can impact an activist cause and cinema history. Interestingly, Sanjines chose to use local and indigenous people in this film and it shows sometimes in the acting; however this choice impacts on the heart and soul of this film and ultimately is an empowering decision for the story.
This film is relevant, should continue to be relevant and hopefully with the discovery of this print and its redistribution, become even more relevant to a new generation of film goers and activists.

In the Bolivian mountains, a man, his wife. Their children: dead. Life according to tradition. One day, police arrest the man, shoot him in cold blood—injured, alive. His wife takes him down, into the city, to his brother. City? Machines, velocity, "modernity", racism—godlessness. The doctor in the city hospital says (in Spanish), "You need blood, you need money to buy blood." They don't have money; will they find it, earn it? Interesting structure, parallel flashback: Peace Corps arrives in the mountain village, bringing clothes, medicine. It's a front. In reality: a forced, covert sterilization program. The man finds out, swarms and attacks the modern-looking building with fellow villagers. They catch the Westerners (in English) listening to psychedelia. Freak-out ensues, frightened Westerner in close-up: "They seem to know everything!" In the present, the man dies, no money for blood. His brother and wife return to the village. Last shot: villagers raising their rifles in protest—freeze frame. Film rendered in striking compositions, jagged editing, little money. Political, impressive. Original title: Yawar mallku.

Explicitly defining his cinema as a war against Imperialism, Sanjinés wrote that “given the power, experience, shrewdness, and covetousness of this enemy, one must conclude that there is no time, neither for idle pursuits of estheticism, nor for personal realization.” Indeed, Blood of the Condor is raw: technically stripped-down and incisive, yet with a throbbing humanist heart….

lunedì 26 ottobre 2015

Da evitare assolutamente (a proposito di uno spettacolo teatrale)

La imaginación del futuro - La Re-sentida

Quando in una bilancia con due piatti si toglie peso a un piatto, l’altro sale.
Se nel confronto Allende – Pinochet si descrive Allende come un idiota, se si dice che è sua la colpa del golpe e del terrore e della dittatura terribile dei militari, per non aver ceduto ai militari e agli Stati Uniti, e che la rivoluzione è un sogno borghese, è chiaro che si stanno tessendo le lodi di Pinochet e dei suoi.
Chissà se fra i finanziatori di questa opera di revisionismo ci sono gli eredi di Pinochet, che hanno depredato il Cile (qui), o magari i familiari e amici di Allende, esiliati e uccisi, come il ministro Orlando Letelier, ammazzato a Washington nel 1966, a 44 anni (qui).
Se c’è un caso in cui si deve essere manichei è questo, senza se e senza ma.
Quello che fanno questi giovanotti, in italiano si chiama revisionismo, che poi siano sfacciati e dissacranti (quiperché dicono che papa Francesco è un pedofilo, che Thatcher si allargava l’ano, perché l’attrice si toglie il reggiseno e vuol fare un pompino, a me non ha fatto ridere e non farà ridere.
C’è chi parla bene di questo spettacolo (vedi qui qui o qui), bontà loro.
Io sto con Les Inrockuptibles, che dicono che questo spettacolo è da evitare assolutamente (“A éviter de toute urgence”, qui).

In giro per il mondo molti dicono che questo spettacolo è una vergogna(qui e qui, per esempio, con parole chiare e inequivocabili, senza compromessi).
Anche l’Associació Allende a Tarragona (leggi qui) denuncia lo schifo dello spettacolo.

Siccome siamo d’accordo con Che Guevara (la cui immagine gli attori strappano tanto allegramente durante lo spettacolo, è finzione, lo sappiamo tutti) che diceva "O siamo capaci di sconfiggere le opinioni contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le opinioni con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza", lasciamoli pure esprimere i giovanotti: noi sappiamo che questo spettacolo “es una mierda”, una merda schifosa, venata di un fascismo soft, tanto è finzione.
Leggo che le scuole portano gli alunni e vai di standing ovation, è uno spettacolo cool, un giorno di vacanza, tanto con la storia arrivano alla prima guerra mondiale e il Cile è così lontano.
Mala tempora currunt.

Dice John Berger (sembrano parole scritte per quest’occasione):
La memoria implica un atto di redenzione. Ciò che è ricordato è salvato dall’annullamento. Ciò che è dimenticato è stato rinnegato. Se tutti gli eventi sono visti istantaneamente da un occhio soprannaturale, al di fuori del tempo, la distinzione fra ricordare e dimenticare si trasforma in un giudizio, in un atto di giustizia, grazie al quale il riconoscimento equivale a essere ricordato e la condanna a essere dimenticato.

Per chi pensa che Salvador Allende non sia stato un deficiente, ma uno dei grandi del Novecento, ecco un intervista a S.A. di Roberto Rossellini (qui), e due grandi film di Patricio Guzman (qui e qui).

I revisionisti si astengano e si guardino e riguardino La imaginación del futuro, magari al teatrino di CasaPound.