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domenica 30 agosto 2026

Ulisse – Mario Camerini

anche in Italia sono stati girati dei kolossal, come il grande Ulisse di Mario Camerini.

Kirk Douglas (avversario del maccartismo e amico di Dalton Trumbo (leggi qui), è Ulisse, e la storia omerica viene interpretata in maniera indimenticabile.

ottimi tutti gli altri attori e attrici, SIlvana Mangano interpreta Penelope e anche Circe.

un film da non perdere, promesso.

buona (Kirk) visione - Ismaele

 

QUI, su Raiplay, e QUI si può vedere il film 

 

 

Viene rappresentato un Ulisse molto legato all’immaginario degli anni Cinquanta, tanto dal punto di vista fisico quanto da quello psicologico. Nonostante la rilettura cinematografica, la sua caratterizzazione rispecchia in molti aspetti la figura dell’Ulisse omerico. L’eroe appare infatti duro, categorico, superbo e segnato dalla hybris; non è soltanto astuto, ma anche arrogante.

Ed è proprio attraverso questa caratterizzazione che la componente umana diventa centrale. L’eroe non viene presentato come una figura perfetta e distante, ma come un uomo capace di errori, debolezze e contraddizioni. La fragilità emerge soprattutto nell’incontro con Circe, dove l’astuzia di Ulisse lascia spazio alla tentazione e alla vulnerabilità. Il film riduce inoltre notevolmente la presenza fisica e diretta delle divinità, rendendo il racconto più umano. Il conflitto diventa soprattutto terreno e psicologico.

Kirk Douglas è particolarmente efficace proprio in questo aspetto. La sua interpretazione mette in luce tanto i lati positivi quanto quelli negativi del personaggio, fino al culmine rappresentato dalla spietatezza della scena finale, quando Ulisse affronta i pretendenti nel palazzo di Itaca.

Questa forte concentrazione sul protagonista è allo stesso tempo uno dei punti di forza e uno dei limiti del filmUlisse domina quasi completamente la narrazione, mentre il senso dell’attesa, del ritorno e della separazione da Penelope rimane più marginale rispetto alla centralità dell’eroe.

Un classico da riscoprire

Ulisse è un film cult del cinema italiano degli anni Cinquanta e rimane un’opera di grande livello, capace di unire spettacolo, avventura e interpretazioni memorabili. Il principale limite è la semplificazione della storia omerica e il taglio di numerosi episodi, ma la qualità della messa in scena è tale che, una volta entrati nel suo mondo, si vorrebbe quasi che durasse molto più a lungo.

È uno di quei film che, nonostante gli oltre settant’anni trascorsi, riescono ancora a dimostrare quanto il cinema italiano sapesse costruire grandi spettacoli destinati al pubblico internazionale, e continua ancora oggi a contare molti affezionati.

da qui

 

Sostanzialmente considerato il primo kolossal del dopoguerra Made in Italy (inteso prodotto da italiani e quindi non solo girato in Italia con soldi stranieri) l’Ulisse di Camerini è un bell’esempio di rappresentazione del capolavoro di Omero che, nonostante le necessarie semplificazioni imposte dallo strumento cinematografico, dimostra una grande sensibilità verso i propri personaggi. Precisiamo che rispetto ai magniloquenti prodotti d’oltreoceano, il budget a disposizione da De Laurentiis e Ponti è tutt’altra cosa: basta osservarne la durata, ben lontana da quelle dei kolossal coevi hollywoodiani, per constatare che la vicenda ha dovuto necessariamente comprimere o scartare interi episodi nonchè semplificarne altri, così come sono ben contenute le scene di massa. Ma questo non è assolutamente un difetto per un genere di film che a un certo momento sembrava fare gara a stordire lo spettatore con sequenze sempre più spettacolari; difatti si può constatare invece una volontà di dare spessore ai protagonisti e tutto sommato forse anche il ritmo della storia ne ha beneficio. Si possono apprezzare sia delle intrepretazioni accorate, ad esempio Kirk Douglas, in splendida forma fisica passa dall’esuberanza del suo personaggio (colpevole di momenti di alterigia verso Nettuno) a momenti di malinconia (l’incontro con Telemaco o con Argo) o ad altri di profonda riflessione con l’eroe che decide di rinunciare all’immortalità offertagli da Circe. Anche il resto del cast è eccellente: vediamo un prorompente Anthony Quinn in un ruolo arrogante e feroce e Silvana Mangano, all’epoca una star dopo le prove in film come Riso amaro, che qui assurge ad un ruolo nobile e orgoglioso. Le trovate registiche peraltro non mancano, l’idea stessa di far interpretare due ruoli, quello Penelope e Circe, a Silvana Mangano creando un perfetto bilanciamento tra le due figure femminili che attraggono il protagonista è uno spunto meraviglioso…

da qui

venerdì 8 ottobre 2021

Crimen - Mario Camerini

mettete insieme un gruppo di attori formidabili (Bernard Blier, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano, può bastare?), in una storia scritta da Rodolfo Sonego, non potrà che uscire un film di serie A.

a Montecarlo, mito della ricchezza e della fortuna incrociano i loro destini tre coppie, affamate di soldi, e una riccona, e un commissario francese che deve risolvere un caso d'omicidio.

sceneggiatura a orologeria, colpi di scena continui, tutti vogliono fare fortuna, ma sarà una lotta difficile.

si ride e si ride, un piccolo gioiellino da non perdere.

buona visione (con cagnolino) - Ismaele


 

 

 

 

 

Sei personaggi non in cerca d’autore ma in fuga da un omicidio.
L’elenco fa davvero impressione ma accade che Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano e  Dorian Gray,  per motivi diversi si ritrovino a Montecarlo e per motivi ancora piu’ diversi, restino coinvolti nell’uccisione di una ricca nobildonna.
Ne usciranno come si puo’ prevedere, alla maniera gagliarda e caciarona che cotanti rappresentanti dello spirito italiano che fu, sapevano dimostrare.
Ora, che in un film ci siano tre quarti dei colonnelli del cinema nostrano e’ gia’ un motivo per sedersi in poltrona e mettersi comodi, che poi si torni al 1960 quindi nel momento di piu’ fulgido e alto del nostro cinema e con buona approssimazione la piena parabola ascendente nella carriera dei nostri, la dice lunga sulla qualita’ della pellicola alla quale bella o brutta che sia, bastano i protagonisti per definirne l’importanza.
Li ritroviamo infatti in ruoli che in fondo li rappresentano attraverso le loro caratterizzazioni piu’ celebri, perciò il film diviene un campionario attoriale quasi a catalogo o mostra delle doti di ognuno.
Sordi è il conte Max della situazione, l’italiano trasformista a cui piace indossare panni piu’ grandi di lui e vantarsene. Gassman e’ l’uomo dalla gamba lunga ma non abbastanza per il passo che vuole compiere e Manfredi il borgataro arruffone sempre pronto a mordere ogni occasione gli si presenti. Stereotipi in fondo ma ancora in via di completa definizione, quindi rappresentativi e non imitativi. Analogo il discorso per le signore, con la Valeri in costante ricerca di una nobilta’ immaginata sulle pagine dei rotocalchi, la Mangano e’ la donna che sopporta la vita col minimo indispensabile e Dorian Gray, bionda di nome e di fatto.
Canovaccio minimo ma con cotante spalle a reggere l’impianto, si poteva lasciare carta bianca che ne veniva fuori comunque un capolavoro e poi tanto banale di certo non lo e’ stato se ha avuto ben due tentativi di imitazione, uno dieci anni dopo sempre con la regia di Camerini e una trasposizione statunitense degli anni novanta che mi riprometto di vedere. Assolutamente imperdibile, unico effetto collaterale l’accentuarsi dell’amarezza su cosa eravamo e come ci siamo ridotti.

da qui

 

Classico congegno irresistibile del miglior Sonego, Crimen contiene uno dei tanti teoremi dello sceneggiatore, tra i più intelligente nell’interpretare tematiche come la lotta di classe e gli ascensori sociali dentro dispositivi che sembrano parlar d’altro. Anche se, in realtà, il film non nega mai di voler essere quel giallo hitchcockiano che effettivamente si rivela: uomini e donne al posto sbagliato nel momento sbagliato, costretti a crearsi alibi per poter evitare l’accusa… e finiti in una spirale di menzogne e reticenze, meschinerie e paure, da pura commedia alla maniera italiana.

Pensato anche in funzione di un mercato internazionale, in una confezione sontuosa messa in scena dal maestro Camerini, con le tante facce degli italiani da esportare per trasmettere l’idea di un Paese avvinto dal miracolo economico ma in fin dei conti sempre cialtroneCrimen è un tipo di commedia all’italiana rimasto un caso un po’ isolato: eleganza hollywoodiana, umorismo che bilancia la pochade e la commedia dell’arte, spazi e tempi in equilibrio tra le sei star (anzi sette: c’è anche il commissario del supremo Bernard Blier). Certo, Sordi è straripante in un ruolo perfetto per il suo perturbante istrionismo

da qui