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giovedì 9 aprile 2026

Un eroe dei nostri tempi – Mario Monicelli

Alberto è l'eroe dei nostri tempi, un vigliacco, un crumiro, un fifone, un minus habens, un lecchino, un traditore, insomma una merda.

Alberto Sordi interpreta l'eroe alla perfezione, sotto la direzione di Mario Monicelli, la sceneggiatura di Rodolfo Sonego, con dei colleghi attrici e attori bravissimi.

buona (divertente e amara) visione - Ismaele


qui o qui si può vedere il film completo



Grazie a Rodolfo Sonego, da due anni autore principale del divo, Un eroe dei nostri tempi si staglia quale (primo o comunque tra i primi) epicentro di una carriera straordinaria per la scelta di raccontare caratteri sgradevoli e sulla carta da tenere lontani per poter sfondare, un percorso votato allo studio del male insito all’uomo del dopoguerra, al democristianuccio della porta accanto, all’opportunista un tempo suggestionato dalla grandeur cialtrona del fascismo e quindi accomodatosi tra i cuscini del perbenismo cattolico.

Monicelli, Sonego e Sordi costruiscono un personaggio emblematico dell’Italia – anzi: della Roma – a cavallo tra ricostruzione e benessere economico, individuando una componente fondamentale: la paura. Guarda caso – e gli capiterà spesso – Sordi interpreta un protagonista che si chiama come lui, non tanto con l’intenzione di volersi identificare in un tale mostr(sciatto)o, quanto piuttosto per sottolineare la sua capacità di intercettare un comune sentire, rappresentante massimo di un popolo, accollarsi l’incarico di raccontarne i lati oscuri affinché gli spettatori possano percepirsi esentati pur riconoscendovi segretamente…

da qui

 

Diretto da Mario Monicelli sulla base di una sceneggiatura curata da Rodolfo SonegoUn eroe dei nostri tempi deve buona parte della sua riuscita alla grandiosa performance di Alberto Sordi, che qui interpreta uno dei suoi personaggi più divertenti. In sintesi, Alberto Menichetti è impiegato presso una ditta che produce cappelli e, nonostante la sua estrema prudenza, si trova coinvolto in situazioni tragicomiche che lo porteranno addirittura a essere scambiato per un anarchico. È attorno a Sordi che ruota essenzialmente il film, ma tuttavia non possiamo non riconoscere i meriti sia degli altri attori (tra i tanti ricordiamo Franca Valeri, Mario Carotenuto, il regista Lattuada e, in piccolo ruolo, il futuro Bud Spencer), sia della regia. Sebbene goda di scarsa fama, questo film è uno dei gioiellini da riscoprire del periodo d’oro di Sordi. Nonostante che il personaggio, nella filmografia sordiana, non sia nuovo, lo sviluppo offre una serie quasi incalcolabile di situazioni divertenti, affidate naturalmente all’istrionismo del protagonista. Il personaggio, interpretato da Sordi è l’ennesimo ritratto, molto caricaturale, dell’italiano medio, stavolta nella persona di un meschinissimo individuo pronto a tradire tutti e tutto pur di salvare la propria pellaccia. Un Monicelli sulla via della propria maturità, ma con una freschezza di umorista già tutta sua, dirige al meglio un cast di comprimari di lusso. La battuta finale (“posso andare? ci sarà pericolo?“), pronunciata da un Sordi arruolatosi nella Celere, è diventata quasi proverbiale. La visione è assolutamente consigliata.

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Mario Monicelli, maestro assoluto della commedia italiana, non ha mai puntato su tempi di carattere sociale, al massimo evidenzia le storture della vita quotidiana anche lavorativa e le sfiora in questa occasione senza poter immaginare che oggi, a tanti decenni di distanza, il lavoro è millimetricamente osservato dai sistemi di sorveglianza informatica. Qui, infatti, le condizioni di lavoro con quel sistema microfonico (comico e surreale), consentono al capo di spiare i suoi dipendenti e richiamarli immediatamente all'ordine in caso di abuso, ma la resistenza a questa sorveglianza pervasiva è debole quanto l'etica del lavoro di Alberto Menichetti, i cui unici compiti sono infatti pulire l'ufficio del suo superiore e provare un nuovo design del cappello. Il problema – che è allo stesso tempo causa di un umorismo molto divertente – è che il protagonista di questo film ha, al contrario, il dono di sconfinare maldestramente in situazioni improbabili, che peraltro confermano le apprensioni che coltiva nei confronti dell'autorità in tutte le sue forme.

Alberto Sordi è, ovviamente e come ci possiamo aspettare, perfetto in un ruolo forse cucito addosso a lui, con una interpretazione ottimamente modulata al personaggio: “Ma io non ho paura, è che ho la fortuna di essere prudente”. Una frase introduttiva capace di spiegare tutto il suo Alberto.

Cast strepitoso che comprende la grandissima Franca Valeri, la bellissima Giovanna Ralli e tanti altri nomi importanti per la commedia di quegli anni. La sorpresa è Carlo Pedersoli non ancora Bud Spencer.

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giovedì 7 agosto 2025

La mia signora - Tinto Brass, Mauro Bolognini e Luigi Comencini

Alberto Sordi e Silvana Mangano sono i protagonisti di tutti e cinque gli episodi, girati da registi bravissimi, che valorizzano i due interpreti.

alcuni episodi sono eccezionali, gli altri solo molti belli.

da non perdere, promesso.

buona (Mangano-Sordi) visione - Ismaele

 

 

QUI si può vedere il film completo

 

Davvero un buon film ad episodi, tutti magistralmente interpretati da Sordi e dalla Mangano; tra i vari episodi, tutti comunque di buon livello, spiccano Comencini e Bolognigni che, con i loro "Eritrea” e “Luciana” fanno riflettere, appassionano e rendono tristi, perchè si tratta comunque di capitoli evidanziati da una sottile malinconia.
Non male nemmeno Brass però, breve ma incisivo.

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Il film a episodi furoreggiava nei 'mitici' anni '60; poi questo modo di fare cinema, che ha prodotto anche buoni risultati, si affievolì fino alla scomparsa quasi totale.

Il problema è come sempre la frammentarietà di tali operazioni che generano episodi riusciti, alternati ad altri irrisolti. 

'La mia signora' si avvale di tre autori, Tinto Brass e Mauro Bolognini con due episodi a testa e Luigi Comencini con uno e interpretati, nelle vesti di protagonisti, da Silvana Mangano e Alberto Sordi...

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LA MIA SIGNORA è una delle migliori commedie a episodi degli anni sessanta. Non è un semplice veicolo per la comicità di Alberto Sordi e il talento di Silvana Mangano ma qualcosa di più. E’ la sintesi della loro straordinaria bravura, compendio perfetto delle loro tante sfaccettature interpretative…

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La mia signora è innanzitutto un omaggio alla Mangano nella sua stagione più rigogliosamente bella, e attraverso i cinque episodi del film (tutti di buona fattura) si (auto)proclama donna simbolo degli anni sessanta. Affiancata dal re di quel periodo, Alberto Sordi (che ha sempre affermato di aver coltivato una profonda amicizia con la Mangano), si fa rappresentare in diverse vesti, vuoi petulante moglie con la fissa degli uccellini e vuoi prostituta illusa, vuoi donna di enigmatica pignoleria e vuoi giovane moglie sfinita ed annoiata e vuoi fedifraga repressa. Il migliore è il secondo perché forse più completo e malinconico (di Comencini), ma non si sottovaluti il beffardo cinismo del primo, l’ermetismo buffo del terzo, la romantica freddezza del quarto e la tragicomica finale. Un film che è anche una dichiarazione d’amore, o almeno di ammirazione, come lo sarà Le streghe, più pericolosamente singolare.

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martedì 21 gennaio 2025

Il medico della mutua - Luigi Zampa

fino a pochi anni fa il film era di attualità, ora è pura fantascienza, i medici mancano, i medici di famiglia sopratutto.

Alberto Sordi è bravissimo a interpretare un medico avido (figlio di mamma, d'altronde).

la classe medica nel film fa una pessima figura, interessati ai soldi e marginalmente ai pazienti, se non come fonte di reddito.

un film da non perdere, promesso. 

buona (malata) visione - Ismaele

 

 

QUI si può vedere il film completo

 

 

Una delle commedie all'italiana di maggior incasso, una riuscita satira non troppo corrosiva sulla sanita' statale e sul mondo dei medici (dipinti tutti come arrivisti senza scrupoli e assolutamente disinteressati ai pazienti visti solo come numeri in grado di muovere denaro).Il gruppo di attori è eccellente a partire da Sordi che stavolta è assai misurato(come non gli accade nei film in cui è protagonista)per non parlare della Valeri che dipinge un personaggio memorabile. Ottime le musiche, sempre molto presenti e un finale che puo' essere visto come un'azzeccata premonizione per il futuro.....

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chi meglio del nostro Albertone nazionale poteva interpretare questo mostro partorito da una società improntata al consumismo?!? Una società in cui si lucra anche sulla salute dei cittadini.

Guido Tersilli rappresenta proprio l’italiano medio per antonomasia in quanto risulta essere mammone, donnaiolo, cinico e qualunquista. La grandezza di Alberto Sordi, che grazie a questo ruolo ottenne il David di Donatello e il Globo d’oro come miglior attore protagonista, stava nel riuscire a fare amare al pubblico personaggi che nel quotidiano avrebbe disprezzato.

Il medico della mutua, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe D’Agata (che curò anche il soggetto del film), possiamo tranquillamente definirla come una commedia satirica che, uscita nelle sale italiane nel 1968, sbancò letteralmente i botteghini italiani (il film è stato il secondo maggior incasso della stagione cinematografica italiana 1968-69 con £3.032.637.000), tanto che l’anno successivo il regista Luciano Salce realizzò il sequel dal titolo Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue.

Al grande successo di questa opera, sceneggiata da Luigi Zampa, dal talentuoso Sergio Amidei e dallo stesso Sordi, contribuì anche la colonna sonora di Piero Piccioni con l’indimenticabile Samba fortuna, rimasta nell’immaginario collettivo di milioni di spettatori.

Pertinente con il lungometraggio in questione risulta essere il seguente aforisma sarcastico dell’indimenticato artista Groucho Marx: “L’ultima volta che sono andato dal dottore mi ha dato tante medicine che, una volta guarito, sono stato male per un mese intero.”

In definitiva non si può proprio dire che il dott. Guido Tersilli abbia tenuto fede al giuramento di Ippocrate, possiamo invece affermare con convinzione che ha rispettato piuttosto lo spergiuramento di Ippocrate. Vi auguro buona visione constatando che bisogna essere prudenti nello scegliere il medico della mutua.

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Senza dubbio tra le migliori commedie italiane degli anni Sessanta, e tra i più memorabili personaggi di Sordi. Zampa gira con stile fluido e moderno (i titoli con la soggettiva dalla sirena dell'ambulanza sembrano anticipare uno stilema da poliziottesco), il cast folto e trans-generazionale infila personaggi (o mere comparsate) uno più cult dell'altro. Dalle visite a domicilio al grande ambulatorio, la sceneggiatura è un vortice senza buchi, nonostante la durata -specie per l'epoca- superiore alla media. Indimenticabile lo score di Piccioni.

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Commedie del genere hanno sempre un sapore dolceamaro perché, se da una parte riescono a intrattenere con brillantezza e senza particolari intoppi, dall’altra evidenziano il malcostume che si cela nei palazzi del sistema sanitario nazionale. Il carisma di Sordi maschera bene il cinismo del ruolo, rendendo un personaggio negativo quasi accettabile. Viene da chiedersi se sia cambiato qualcosa nel tempo o se sia rimasto tutto uguale. La forza dell’opera risiede anche nell’universalità dei temi affrontati.

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Ricordo quanto mi piacesse questo film da piccola. Quando ancora il cinema era un'incredibile scoperta capace di procurarmi stupore e meraviglia (ma ci riesce spesso anche oggi, vi assicuro) mi divertivo sempre a guardare Alberto Sordi nei panni del dottor Guido Tersilli, giovane medico rampante oppresso da una madre arpia ed arrivista, andare a caccia dei cosiddetti mutuati. Non sapevo neppure cosa fosse un mutuato ma capivo lo stesso che il cinismo col quale li sfruttava Sordi nel film non doveva essere né cosa buona né giusta. 
A rivedere adesso questo film di Zampa resto colpita dalla cura con cui al tempo si riusciva a far ridere e, nello stesso momento, si cercava di dire qualcosa, di lanciare un messaggio. Il cosiddetto cinema di evasione che conosciamo adesso (volgare, becero, insolente e grossolano) è ben diverso da quello che era allora. Allora si scrivevano sceneggiature, si sapeva dirigere e recitare adesso tutto questo non è più necessario.

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Uno dei più famosi film di Sordi ed uno dei più celebri film italiani di sempre. E' un bellissimo esempio di commedia all'italiana, perfettamente riuscita, che tratta di sanità, di mutua, ma in special modo dell'italiano di allora che, sopraffatto dal mito del benessere e della ricchezza, è disposto a tutto pur di portare a casa qualche lira in più, anche, come il medico di questa pellicola, a sedurre un'orrenda vedova per avere più mutuati, a lavorare giorno e notte fino ad avere un collasso, a perdere la fidanzata di una vita ed a fottere tutti i colleghi.

Tutto ciò ce lo spiega con raffinata e sottile intelligenza, utilizzando la chiave della comicità (poiché spesso è attraverso le gag che passano i messaggi più crudi) Luigi Zampa che, con una regia spiritosa e spietatamente cattiva e disillusa, realizza un film di culto ancora attualissimo (nonostante la mutua non esista più) e probabilmente immortale. Il suo protagonista è un Alberto Sordi in assoluto stato di grazia che rispolvera il suo repertorio comico degli esordi per strappare una risata che morda e faccia pensare.

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giovedì 17 ottobre 2024

Il marito - Nanni Loy, Gianni Puccini

Alberto Sordi è sempre un gigante, che sia vedovo, scapolo o sposato non cambia la bravura di Alberto Sordi.

questa volta si innamora di una violoncellista, nel "pacchetto" sono comprese la suocera e la cognata, oltre che il complesso musicale di musica da camera della moglie.

la musica è un po' pallosa per il marito, e la suocera e la cognata sono odiose, povero marito.

un film da non perdere, vedere per credere.

buona (coniugale) visione - Ismaele



 

 

Afflitto anche dalle difficoltà economiche dei suoi parenti, Alberto è sull'orlo del baratro, quando una vedova benestante, sembra prendere a cuore le sue sorti finanziarie,non del tutto "disinteressatamente".Tuttavia mentre sta per partire in sua "compagnia",la moglie ,mangiata la foglia,s'inventa un malore inesistente,mandando all'aria il "progetto" non del tutto ortodosso di Alberto, che dunque, sarà costretto a cambiare lavoro e a diventare rappresentante di dolciumi,dopo un divertentissimo scontro in ospedale con consorte e suocera.

Alberto Sordi è stato uno dei migliori attori di tutti i tempi,soprattutto il più versatile,unico il suo istrionismo, che gli consentiva di interpretare con successo qualsiasi personaggio,coprendo una gamma immensa di tipologie umane e sociali.Attore drammatico,brillante, ma soprattutto comico e in questa veste, ha prodotto le cose migliori. Questo film, gli consentì di gigioneggiare alla grande, come solo lui sapeva e riusciva a  fare.

Commedia divertentissima.

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Splendida commedia. Veloce, con dinamiche chiare, lascia a pensare parecchio sull’istituto del matrimonio. Sordi è in una delle sue vette; inoltre cura soggetto e sceneggiatura, e lo fa assieme a grandi del genere, come Sonego, Maccari e Scola e ai due registi, gente di livello come Puccini e soprattutto Loy. Da un florilegio di questo tipo facilmente poteva nascere un prodotto molto ben riuscito, come questo: non c’è una battuta fuori posto.

Il film ha il merito di far emergere bene l’insopportabilità di certe donne: invadenti, petulanti, capricciose, arroganti. Fanno di tutto, pur di ottenere ciò che vogliono: la protagonista si finge malata sempre all’occorrenza, per dar fastidio al marito e intralciarne i piani, quando non collimano con i suoi.

Il matrimonio come gabbia: un tema pirandelliano, qua ripercorso con più brio ma non minore autenticità…

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martedì 20 agosto 2024

Lo scapolo - Antonio Pietrangeli

Paolo (Alberto Sordi) vive nel terrore del matrimonio, è una cosa per gli altri, non per lui.

Paolo ha un'impresa che vende di elettrodomestici (negli anni che con le cambiali venivano distribuiti in tutta Italia), e cerca di avere dei rapporti con Carla, una cliente che vende elettrodomestici, ma ogni volta fugge da qualsiasi impegno verso di lei.

Alberto Sordi è uno scapolo a tutti i costi e ci riesce, convince anche il futuro cognato, che non vuole più sposarsi, ad arrivare all'altare.

e in modo affrettato, alla fine del film, anche Paolo cederà.

Alberto Sordi è perfetto per il ruolo di scapolo, che esercitarà per tutta la vita. 

buona (matrimoniale) visione - Ismaele 

 

 

QUI si può vedere il film completo

 

 

Il ragioniere Anselmi (Alberto Sordi) è uno scapolo impenitente. Quando il suo amico Armando si sposa, è costretto a far da testimone ma disprezza l'idea del matrimonio. Avendo lasciato all'amico e alla moglie l'appartamento, va a vivere in una pensione dove conosce Gabriella, una giovane hostess con cui intreccia una relazione. La ragazza ben presto si innamora, ma lui si defila e lei si fa trasferire a Milano. Riconquistata la libertà, dà sfogo alla sua vocazione da "don giovanni", ma ben presto la solitudine lo attanaglia. Consigliato anche dalla madre, decide di trovare una compagna di vita. Ma l'obiettivo si rivela arduo. Capirà alla fine che è la signorina Carla, con la quale ha avuto furiosi litigi, a fargli battere il cuore. Sarà lei a portarlo all'altare.

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Un bel film, intelligente, amaro. Gli uomini fanno una pessima figura. Le donne quasi, ma non certo allo stesso modo.

Erano gli anni del boom economico: come sempre, in tempi di edonismo commerciale, emergono le critiche alle istituzioni tradizionali, matrimonio in primis. Un po’ di criticabile individualismo da Vitelloni, cinico e triste; un po’ di sana critica all’incoraggiamento, di ascendenza popolareggiante e cattolica, verso il matrimonio come “obbligo sociale e morale”: Sordi mette in scena tutto questo con un’interpretazione perfetta, da par suo.

L’ansia della chiusura in un’unica relazione, che non può mai essere esente da difetti, fa da contraltare all’angoscia della solitudine, che difficilmente può essere una scelta portata fino in fondo in modo coerente, nelle sue estreme conseguenze. Tutti questi tratti psicologici sono ben descritti nella sceneggiatura, che è impeccabile come tutti gli altri fattori tecnici della pellicola.

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Le carte sono in tavola fin dalla prima scena: un uomo fa da testimone di matrimonio al socio in affari e lo osserva con compatimento, pensando che lui non cadrà mai in quella trappola. La prima parte si incarica di mostrare a cosa si riduce concretamente la sua libertà: avventure senza futuro, serate passate nell’affannosa ricerca di contatti umani, menzogne raccontate a sé stesso. Segue la decisione di accasarsi come male minore, e una serie di vicende tragicomiche legate alla scelta dell’anima gemella: alla fine lo troveremo accanto a quella che conosce meglio le sue debolezze e che gli incute anche un po’ di paura, l’umanissima paura di fare un salto nel vuoto. Pietrangeli è giustamente considerato il regista delle donne, ma qui dimostra di cavarsela benissimo anche con il presunto sesso forte: una commedia amarognola, magnificamente scritta e ottimamente interpretata, che ha il pregio di una grande autenticità. Non c’è solo una galleria di tipi femminili credibili e non banali, che non scadono mai nel macchiettismo per quanto poco spazio abbiano (l’affittacamere, l’hostess, la segretaria, la proprietaria della lavanderia, la studentessa d’arte, persino l’edicolante): c’è anche un notevole studio ambientale dell’Italia pre-boom, con gli elettrodomestici che annunciano il benessere ormai alle porte. Tale è la verità dei personaggi che possiamo facilmente immaginare la coppia inaridirsi e immeschinirsi al contatto con la vita quotidiana, e sentircene partecipi.

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venerdì 8 ottobre 2021

Crimen - Mario Camerini

mettete insieme un gruppo di attori formidabili (Bernard Blier, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano, può bastare?), in una storia scritta da Rodolfo Sonego, non potrà che uscire un film di serie A.

a Montecarlo, mito della ricchezza e della fortuna incrociano i loro destini tre coppie, affamate di soldi, e una riccona, e un commissario francese che deve risolvere un caso d'omicidio.

sceneggiatura a orologeria, colpi di scena continui, tutti vogliono fare fortuna, ma sarà una lotta difficile.

si ride e si ride, un piccolo gioiellino da non perdere.

buona visione (con cagnolino) - Ismaele


 

 

 

 

 

Sei personaggi non in cerca d’autore ma in fuga da un omicidio.
L’elenco fa davvero impressione ma accade che Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano e  Dorian Gray,  per motivi diversi si ritrovino a Montecarlo e per motivi ancora piu’ diversi, restino coinvolti nell’uccisione di una ricca nobildonna.
Ne usciranno come si puo’ prevedere, alla maniera gagliarda e caciarona che cotanti rappresentanti dello spirito italiano che fu, sapevano dimostrare.
Ora, che in un film ci siano tre quarti dei colonnelli del cinema nostrano e’ gia’ un motivo per sedersi in poltrona e mettersi comodi, che poi si torni al 1960 quindi nel momento di piu’ fulgido e alto del nostro cinema e con buona approssimazione la piena parabola ascendente nella carriera dei nostri, la dice lunga sulla qualita’ della pellicola alla quale bella o brutta che sia, bastano i protagonisti per definirne l’importanza.
Li ritroviamo infatti in ruoli che in fondo li rappresentano attraverso le loro caratterizzazioni piu’ celebri, perciò il film diviene un campionario attoriale quasi a catalogo o mostra delle doti di ognuno.
Sordi è il conte Max della situazione, l’italiano trasformista a cui piace indossare panni piu’ grandi di lui e vantarsene. Gassman e’ l’uomo dalla gamba lunga ma non abbastanza per il passo che vuole compiere e Manfredi il borgataro arruffone sempre pronto a mordere ogni occasione gli si presenti. Stereotipi in fondo ma ancora in via di completa definizione, quindi rappresentativi e non imitativi. Analogo il discorso per le signore, con la Valeri in costante ricerca di una nobilta’ immaginata sulle pagine dei rotocalchi, la Mangano e’ la donna che sopporta la vita col minimo indispensabile e Dorian Gray, bionda di nome e di fatto.
Canovaccio minimo ma con cotante spalle a reggere l’impianto, si poteva lasciare carta bianca che ne veniva fuori comunque un capolavoro e poi tanto banale di certo non lo e’ stato se ha avuto ben due tentativi di imitazione, uno dieci anni dopo sempre con la regia di Camerini e una trasposizione statunitense degli anni novanta che mi riprometto di vedere. Assolutamente imperdibile, unico effetto collaterale l’accentuarsi dell’amarezza su cosa eravamo e come ci siamo ridotti.

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Classico congegno irresistibile del miglior Sonego, Crimen contiene uno dei tanti teoremi dello sceneggiatore, tra i più intelligente nell’interpretare tematiche come la lotta di classe e gli ascensori sociali dentro dispositivi che sembrano parlar d’altro. Anche se, in realtà, il film non nega mai di voler essere quel giallo hitchcockiano che effettivamente si rivela: uomini e donne al posto sbagliato nel momento sbagliato, costretti a crearsi alibi per poter evitare l’accusa… e finiti in una spirale di menzogne e reticenze, meschinerie e paure, da pura commedia alla maniera italiana.

Pensato anche in funzione di un mercato internazionale, in una confezione sontuosa messa in scena dal maestro Camerini, con le tante facce degli italiani da esportare per trasmettere l’idea di un Paese avvinto dal miracolo economico ma in fin dei conti sempre cialtroneCrimen è un tipo di commedia all’italiana rimasto un caso un po’ isolato: eleganza hollywoodiana, umorismo che bilancia la pochade e la commedia dell’arte, spazi e tempi in equilibrio tra le sei star (anzi sette: c’è anche il commissario del supremo Bernard Blier). Certo, Sordi è straripante in un ruolo perfetto per il suo perturbante istrionismo

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sabato 16 novembre 2019

Il maestro di Vigevano - Elio Petri

il maestro Mombelli vive in un mondo che non gli piace, l'unica sua autorità è, quando ci riesce, sui bambini,
i colleghi (tranne uno molto sfortunato), la moglie, gli industriali del posto, non lo sopportano, il suo tiranno è un direttore scolastico che ricorda alla lontana il direttore di Fantozzi, e Mombelli subisce, subisce, subisce, fino a quando subire diventa impossibile.
il film racconta un mondo che sta cambiando velocemente (come capita a Tognazzi ne La vita agra, di Carlo Lizzani, che mi sembra un film gemello di quello di Petri), dove il sistema economico annienta l'essere umano.
un film da vedere e rivedere, e Alberto Sordi è un mostro di bravura - Ismaele


Questo film è una grande e triste descrizione della realtà, penso ke in qualche modo se ne ritrovino tracce nei film che saranno posti al centro dell' attenzione nella metà degli anni '70, come Fantozzi o Un borghese piccolo piccolo.
la storia si evolve senza filtri, sotto gli occhi dello spettatore che assiste in qualche modo alla malinconia ed alla delusione di un uomo da parte della vita.
indimenticabili caratteristi il Direttore, e l'amico del maestro Mombelli che poi si suiciderà.

Una commedia amara di Elio Petri sul momento storico del boom economico. A molti una vita fatta di poche cose ed oneste, spesso tra le umiliazioni dei padroni, non basta. La corsa all’arricchimento coinvolge tutti e spesso si ricorre anche a pratiche non proprio corrette. Il dilemma del tempo è conciliare la necessità di costruire un potere personale nuovo con quella di conservare gli affetti. Su questo conflitto si sfalda la coppia dei protagonisti Sembra davvero impossibile riuscire a tenere insieme amore e potere. Ma se la situazione economica può cambiare fino s ribaltarsi completamente, il senso del proprio io può rimanere intatto anche attraverso sconfitte e dolori. E cosi nella storia che finisce come era iniziata si può trovare un percorso umano intenso che pur dolorosamente riesce a cambiare il senso dell’esistenza.
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…Il terzo lungometraggio di Petri pare abbandonare l’esistenzialismo proprio dei primi due film per flirtare con l’industria culturale: abbiamo una sceneggiatura tratta da un romanzo di successo, un eccezionale Alberto Sordi nei panni del protagonista (imposto dalla produzione De Laurentiis), la bravissima Claire Bloom in quelli della moglie Ada.
In realtà la questione è più complicata. Per cominciare, la pellicola non è facilmente classificabile secondo la tassonomia dei generi e così le frasi di lancio si esprimono più per perifrasi o aggettivi caratterizzanti che per definizioni: ad esempio sull’Unità il film è presentato come “nuova interpretazione di un grande attore, […] è commovente, divertente, interessante, curioso, è una novità”. Petri stesso ebbe a dire di quest’opera: “E’ un film drammatico, ma trattato in maniera grottesca”.
In secondo luogo la presenza dello stesso Sordi è inserita da un canto nella fase dell’utilizzo più serio del mattatore, dall’altro nella poetica di Petri dell’affidamento a un personaggio delle sue istanze più politiche, che già si riscontravano nelle opere precedenti: il condizionamento dell’ambiente sociale ed economico sull’uomo, la corruzione morale operata dal (desiderio di) denaro, lo scontro irrisolvibile tra l’aspirazione individuale e la realizzazione sociale.
In terzo luogo, Petri si riconferma assoluto maestro nel far convergere ogni elemento cinematografico nell’espressione della sua poetica, dai temi che sottostanno alla sceneggiatura fino agli aspetti visivi. Abbiamo visto la corrispondenza tra le inquadrature iniziali e la presentazione verbale di Mombelli, a cui si deve aggiungere il subitaneo cambiamento di prospettiva e di scala non appena viene chiamato in causa il direttore della scuola: le figure dei maestri vengono rimpiccolite e schiacciate da un’inquadratura dall’alto, che fissa la direttrice di gerarchia tra il potere e il popolo…

…l’insegnante-tipo dell’ultimo scorcio del passato millennio? Se ne può abbozzare un ritrattino? La prima tentazione potrebbe essere quella di recuperare i tanti amarcord degli insegnanti che abbiamo avuto nelle varie tappe della nostra storia scolastica – dalle elementari all’università – per proporvi una sorta di coperta di Arlecchino imbastita nel filo trasparente dei fatti personali. Troppo personali per esibirli qui in una peregrina moltiplicazione dell’irripetibile Posto delle fragole. Verrebbe fuori di tutto. Anche l’amore. Anche l’odio. Anche la saccente sicumera di chi pretendeva inopinatamente di sbirciare nella palla di cristallo del nostro futuro. Ma anche la gratitudine per le tante cose che abbiamo imparato. Soprattutto per le lezioni di vita, forse le più importanti anche se sul momento potevano sembrare le più detestabili. Quando Brecht diceva qualcosa di simile pensava soprattutto a quello che si impara stando in castigo dietro alla lavagna.
È arrivato il momento di ribadire l’energia dell’errore. La prova del nove del buon insegnante è la sua capacità di sbagliare. Nella trasmissione del sapere e nei comportamenti interpersonali. È allora che, fragile come i suoi allievi, finalmente umano, è in grado di scendere dalla cattedra e di insegnare sul serio. Forse per questo il maestro di Vigevano, che sbaglia quasi tutto in classe e in famiglia, assurge ai vertici, esagerati e parossistici, dell’esempio. Inimitabile.