Alberto è l'eroe dei nostri tempi, un vigliacco, un crumiro, un fifone, un minus habens, un lecchino, un traditore, insomma una merda.
Alberto Sordi interpreta l'eroe alla perfezione, sotto la direzione di Mario Monicelli, la sceneggiatura di Rodolfo Sonego, con dei colleghi attrici e attori bravissimi.
buona (divertente e amara) visione - Ismaele
qui o qui si può vedere il film completo
Grazie a Rodolfo
Sonego, da due anni autore principale del divo, Un
eroe dei nostri tempi si staglia quale (primo o comunque tra i primi)
epicentro di una carriera straordinaria per la scelta di raccontare caratteri
sgradevoli e sulla carta da tenere lontani per poter sfondare, un percorso votato allo studio del male insito
all’uomo del dopoguerra, al democristianuccio della porta accanto,
all’opportunista un tempo suggestionato dalla grandeur cialtrona del fascismo e
quindi accomodatosi tra i cuscini del perbenismo cattolico.
Monicelli, Sonego e Sordi costruiscono un personaggio emblematico dell’Italia
– anzi: della Roma – a cavallo tra ricostruzione e benessere economico,
individuando una componente fondamentale: la paura. Guarda caso – e gli
capiterà spesso – Sordi interpreta un protagonista che si chiama come lui, non
tanto con l’intenzione di volersi identificare in un tale mostr(sciatto)o,
quanto piuttosto per sottolineare la sua capacità di intercettare un comune
sentire, rappresentante massimo di un
popolo, accollarsi l’incarico di raccontarne i lati oscuri affinché
gli spettatori possano percepirsi esentati pur riconoscendovi segretamente…
Diretto da Mario Monicelli sulla base di una sceneggiatura curata da Rodolfo Sonego, Un eroe dei nostri tempi deve buona parte della sua riuscita alla grandiosa
performance di Alberto Sordi, che qui interpreta uno dei suoi personaggi più
divertenti. In sintesi, Alberto Menichetti è impiegato presso una ditta che
produce cappelli e, nonostante la sua estrema prudenza, si trova coinvolto in
situazioni tragicomiche che lo porteranno addirittura a essere scambiato per un
anarchico. È attorno a Sordi che ruota essenzialmente il film, ma tuttavia
non possiamo non riconoscere i meriti sia degli altri attori (tra i tanti
ricordiamo Franca Valeri, Mario Carotenuto, il regista Lattuada e, in piccolo ruolo, il futuro Bud Spencer), sia della regia. Sebbene goda di scarsa fama,
questo film è uno dei gioiellini da riscoprire del periodo d’oro di Sordi.
Nonostante che il personaggio, nella filmografia sordiana, non sia nuovo, lo
sviluppo offre una serie quasi incalcolabile di situazioni divertenti, affidate
naturalmente all’istrionismo del protagonista. Il personaggio, interpretato da
Sordi è l’ennesimo ritratto, molto caricaturale, dell’italiano medio, stavolta
nella persona di un meschinissimo individuo pronto a tradire tutti e tutto pur
di salvare la propria pellaccia. Un Monicelli sulla via della propria maturità,
ma con una freschezza di umorista già tutta sua, dirige al meglio un cast di
comprimari di lusso. La battuta finale (“posso andare? ci sarà pericolo?“), pronunciata da un Sordi arruolatosi nella Celere, è
diventata quasi proverbiale. La visione è assolutamente consigliata.
… Mario Monicelli, maestro assoluto della
commedia italiana, non ha mai puntato su tempi di carattere sociale, al massimo
evidenzia le storture della vita quotidiana anche lavorativa e le sfiora in
questa occasione senza poter immaginare che oggi, a tanti decenni di distanza,
il lavoro è millimetricamente osservato dai sistemi di sorveglianza
informatica. Qui, infatti, le condizioni di lavoro con quel sistema microfonico
(comico e surreale), consentono al capo di spiare i suoi dipendenti e
richiamarli immediatamente all'ordine in caso di abuso, ma la resistenza a
questa sorveglianza pervasiva è debole quanto l'etica del lavoro di Alberto Menichetti,
i cui unici compiti sono infatti pulire l'ufficio del suo superiore e provare
un nuovo design del cappello. Il problema – che è allo stesso tempo causa di un
umorismo molto divertente – è che il protagonista di questo film ha, al
contrario, il dono di sconfinare maldestramente in situazioni improbabili, che
peraltro confermano le apprensioni che coltiva nei confronti dell'autorità in
tutte le sue forme.
Alberto Sordi è, ovviamente e come
ci possiamo aspettare, perfetto in un ruolo forse cucito addosso a lui, con una
interpretazione ottimamente modulata al personaggio: “Ma io non ho paura, è
che ho la fortuna di essere prudente”. Una frase introduttiva capace di
spiegare tutto il suo Alberto.
Cast strepitoso che comprende la
grandissima Franca Valeri, la bellissima Giovanna Ralli e tanti
altri nomi importanti per la commedia di quegli anni. La sorpresa è Carlo
Pedersoli non ancora Bud Spencer.
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