Per me la questione è talmente semplice da risultare lapalissiana: Netflix
è attualmente il principale costruttore e divulgatore del pensiero liberal
progressista moderno.
Quello intriso di un revisionismo storico-politico estremamente aggressivo (di
cui cancel culture e criminalizzazione delle ideologie anti-capitaliste sono le
massime e più violente espressioni) che propugna una società liquida e
pacificata - in cui il conflitto sociale non esiste più - apolide e
spersonalizzata, funzionale a trasformare il cittadino in un nomade senza
radici. Il perfetto abitante/consumatore di un mondo spoliticizzato e senza
confini (e pertanto a-democratico in senso stretto) e quindi dominato dal
grande capitale finanziario globale.
Il suo ruolo è quindi totalmente diverso da altri giganti multinazionali
come ad esempio Amazon. Perché Amazon vende, fa business su qualunque cosa. È
capitalismo in purezza. Netflix no. Netflix serve ad altro. Ebbene, se la più
sofisticata macchina di costruzione di pensiero del cittadino occidentale del
futuro offre spazio al lavoro intellettuale e artistico di qualcuno (e quindi
all’implicito messaggio politico che a questo sottostà) lo fa perché ritiene
quel messaggio compatibile con la propria visione del mondo. Diversamente
quello spazio sarebbe imperativamente e tassativamente negato. Perciò delle due
l’una.
O Netflix è magicamente diventata una piattaforma anti-sistema oppure ciò che
dice, scrive, pensa e divulga Zerocalcare è ritenuto assolutamente in linea con
l’orizzonte teorico-politico del potere. A meno che non si voglia sottovalutare
il potere stesso, ignorando la sua rodata e invidiabile capacità di camuffarsi
nei modi più disparati. Questo è. Non c’è una terza possibilità. Con buona pace
di chi crede ancora a Babbo Natale.
sei episodi che in totale fanno un'ora e mezza di visione sono come un film che si può guardare tutto in una volta, io ho fatto così.
è la storia di alcuni giovani, in realtà adulti, fra Roma e Biella.
qualche povero di spirito ha avuto da ridire sul fatto che a Roma (e anche nel film) parlino in romanesco, che usi i sottotitoli, Netflix li rende disponibili; ecche palle, allora Montalbano dovrebbe parlare la lingua che piace a chi ascolta?
ma torniamo al film/serie Strappare lungo i bordi, i protagonisti sono Sarah, Secco, Alice, Zero e, con la voce di Valerio Mastandrea, l'Armadillo (la coscienza di Zero, per chi non conosce le storie di Zerocalcare).
i tre vecchi amici, abbastanza soli, si arrangiano per trovare una strada, un'autonomia di vita, sognando un lavoro soddisfacente, così va il mondo, poi appare Alice (di Biella, arrivata a Roma per trovare una nuova vita), e Zero (che ha sempre il suo angelo custode Armadillo) non capisce più niente (ma si tiene tutto dentro, purtroppo), sono amici speciali, ma non fanno il gran passo, non riescono a dirsi quanto si potrebbero voler bene.
però guardatevelo voi, mica posso raccontarvelo io.
di sicuro si ride, anche molto, a volte, si sorride, si trova della poesia, e alla fine ci si commuove davvero, non manca niente.
e non si può non volere bene a quei ragazzi e a quelle ragazze a cui piace mangiare il gelato.
è proprio un'opera da vedere, senza perdere tempo.
buona (zerocalcarea) visione - Ismaele
ps: qualche anno fa è stato girato un bel film, tratto dalle storie di Zerocalcare, La profezia dell'armadillo, che si può, per ora, vedere online su Raiplay.
…In poche parole: cos'è Strappare
Lungo i Bordi? È un racconto, un racconto fatto da un amico
che non vedevi da tempo e che deve aggiornarti su quanto è successo.
Un amico logorroico, con tante domande e ancor più dubbi nella testa, con il
vizio di raccontare una storia partendo da lontano, e che durante il percorso
devia, si perde, si ritrova, esita, torna indietro…
Se questo amico è Zerocalcare,
araldo di metafore tanto iperboliche quanto brillanti, capace poi a tradimento
di tirare certe cannonate che se ti prendono ti lasciano lì, impalato a
chiederti chi gli ha dato il diritto di centrare con tale precisione il
bersaglio, allora descrivere Strappare Lungo i Bordi diventa
paradossalmente più facile: è una cosa bella, molto bella…
…Strappare lungo i bordi segue – con un ritmo
serratissimo – l’universo narrativo a cui Zerocalcare ci
ha abituato prima con i suoi fumetti cartacei, poi durante il lockdown del 2020
grazie a Rebibbia Quarantine. Sempre
presenti gli amici Sarah e Secco, insieme alla sua coscienza Armadillo con una
guest star: mentre tutti i personaggi sono doppiati dallo stesso Zerocalcare –
che gioca con la sua voce per dar carattere a ogni soggetto – Valerio
Mastandrea presta la voce all’Armadillo.
E tra aneddoti,
flashback e paragoni, Zerocalcare racconta la sua vita passata e presente tra
disagi personali e avventure quotidiane a cui tanti possono sentirsi vicini…
…La narrazione di Zerocalcare, del resto, non poteva
che basarsi sul flusso di coscienza, in cui la storia
delle sue giornate è intervallata dalla coscienza rompipalle dell’Armadillo (voce
di Valerio Mastrandrea) e da apparizioni di figure fugaci umane quanto
condizionanti, paranoie, ansie, problemi psicologici e “accolli” di
ogni ordine e grado. Una storia in grado di mettere in primo piano la fragilità dei
personaggi, senza limitarsi ad essere una mera voce generazionale (la stessa
generazione, per inciso, sfiancata dal precariato, dall’incertezza e/o dai
fatti del G8 di Genova). Le puntate sono state scritte evidentemente di getto,
con uno stile da tradizione orale, da racconto di strada, in cui la colonna
sonora non poteva che essere basata sui brani amati dall’autore: dai
riferimenti imprescindibili nell’ambito punk (Klaxon, Gli
ultimi) a finire su una miriade di altri artisti, di qualsiasi genere
possibile (o quasi): Band of horses, Billy Idol, Tiziano Ferro,
Manu Chao, M83, Apparat, Ron. Il tutto senza dimenticare il
fondamentale e determinante contributo di Giancane, che
firma la sigla della serie…
Zerocalcare mette
in scena un vero e proprio ritratto generazionale, fatto di momenti surreali e
conseguenti risate a crepapelle ma anche di sfumature malinconiche e tragiche,
che fotografano con lucidità i timori e i vizi dei giovani adulti di oggi. Lo
fa utilizzando il suo disegno pulito e preciso, che trova una valida sponda in
un’animazione fluida e di ottimo livello complessivo, il suo caratteristico
flusso di coscienza, capace di travolgere lo spettatore con un diluvio di
riflessioni personali, disagio esistenziale e spassose paranoie, e l’umorismo
che permea tutti i suoi volumi, che miscela in un piacevole frullato la cultura
pop e la tipica veracità romana. Uno stile affinato dall’autore attraverso i
suoi cortometraggi trasmessi nel corso di Propaganda Live, che in Strappare lungo i bordi deflagra con dirompente
forza, in 6 episodi di breve durata (15-20 minuti ciascuno) ma sorprendentemente
compatti per scrittura, toni e tematiche affrontate.
A fare da filo
conduttore a una lunga serie di riuscite gag, notevoli intuizioni e amari
spaccati di vita è un viaggio da Roma a Biella, che il protagonista Zerocalcare
deve compiere insieme agli amici di sempre Secco e Sarah per un motivo che
emerge solo negli ultimi episodi. Viaggio che come sempre è sia fisico che
interiore, e che Zerocalcare sfrutta per rappresentare, con flashback e
continue digressioni, l’alienazione e lo scoramento della generazione Y,
cresciuta con certezze come il posto fisso, la sicurezza economica e una
posizione lavorativa adeguata ai propri studi e alle proprie competenze,
progressivamente disintegrate dai mutamenti dell’economia e della società negli
ultimi decenni. Fra ironia e commozione, emerge il disilluso e ironico grido di
dolore della generazione più triste e bistrattata del Dopoguerra, costretta a
sopravvivere arrangiandosi e con lavori quasi sempre estremamente lontani dalle
proprie ambizioni e dalle proprie inclinazioni personali…
…Il dialetto, la parlata, non è solo una lingua/luogo,
ma la testimonianza di un vincolo. Non esisterebbero dialetti se non ci fossero
le comunità, le relazioni, i legami che li tengono in vita. Non si tratta di
codici scritti, standardizzati, usati nella cultura ufficiale, serve dunque una
comunità che si relaziona in modo costante a tenerli in vita. Le periferie sono
i più grandi luoghi di sperimentazione linguistica, dove le culture si
mescolano di più e creano il vocabolario per il possibile, in questi luoghi
sempre molto variegato. La working class è abituata alla
mutevolezza e alla mancanza di controllo. Recepisce bene il cambio e la
creatività della lingua perché la crea e se ne nutre. Fa parte di
quell’imprevedibilità che i quartieri più ricchi cercano in ogni modo di
sterilizzare e parlando di lingue, stigmatizzare o standardizzare. Ed questa la
più insopportabile delle constatazioni per chi quella lingua marginale la
contesta. Per un modello di sviluppo che aliena e atomizza questi legami sono
inaccettabili. Abbiamo detto che le comunità fanno le lingue, e vale anche per
le neolingue, per l’esigenza di trovare parole nuove per rappresentarsi. Ma
quando quella comunità riesce ad accedere ai canali di massa per valorizzare sé
stessa e non il contrasto a sé stessa, è sempre qualcosa che fa saltare i
riferimenti, come un’anomalia del sistema…
…Zero è un ragazzo che vive a Rebibbia e che si arrabatta
come può dando ripetizioni, lavorando come disegnatore e cronometrando le file
dei check-in all’aeroporto. Una volta tornato a casa, lo aspetta la sua
coscienza critica, un Armadillo che, con conversazioni al limite del
paradossale, lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo. A tenergli
compagnia è l’amico d’infanzia Secco. La vita dei due ragazzi subirà un
cambiamento alla notizia della morte di Camille, compagna di scuola nonché suo
amore adolescenziale mai dichiarato. L’immaginario di Zerocalcare è fatto di
plum-cake, centri sociali, band musicali punk, di una Rebibbia che custodisce
lo scheletro di un mammuth, enorme quanto le responsabilità percepite dai
trentenni di oggi, una generazione che al contrario delle precedenti, non ha in
mano le chiavi della propria vita. Roma è, ovviamente, il contenitore perfetto
per vicende cristallizzate come quelle raccontate da Michele…
…Zero ha il volto fresco di Simone
Liberati a cui serve la replica il Secco eccitabile e scriteriato di Pietro
Castellitto. La profezia dell'armadillo debutta con l'irruzione del tragico nel
quotidiano ma non fa di quel lutto prematuro la questione centrale del suo
racconto. Scaringi sceglie di aggirare il soggetto, trattandolo in filigrana e
conducendo i suoi personaggi altrove. Traslocandoli lungo i quartieri di Roma,
giocando sui contrasti tra i ricordi dolorosi e una stagione della vita dove
tutto sembra leggero, il regista soffonde il film di una profonda malinconia,
scrutando nel profondo le ripercussioni del lutto sul protagonista.
Commedia di erranza, che rilegge al cinema la poesia urbana e
le storie autobiografiche di Zerocalcare, La profezia dell'armadillo descrive con ironia lieve la vita e le questioni
esistenziali, l'attualità e i conflitti intergenerazionali, risvegliando nello
spettatore tutti quei piccoli momenti che non torneranno ma di cui ci
ricorderemo sempre. Pieno di una naïvité e un'innocenza che toccano il cuore,
ci sorprendiamo alla fine a ridere soli. Soli con la nostra coscienza animale.
…il vero merito di Scaringi, ciò per cui
gli siamo grati, è quello di non tradire le sfumature di questo fumetto
complesso.Il vero rischio non era perdere qualche
personaggio o di non ritrovare la vignetta amata. Era quello di perdere
l’intento profondo, la voce dell’artista, l’aria che si respira fra le sue
pagine, un’aria malinconica ma potente e mai volta all’autocommiserazione. Sì,
forse il film di Scaringi, al contrario dell’opera da cui è tratto, soffre di
un’oggettiva mancanza di forza, di un’incapacità di imprimersi nel tempo che
verrà. Ma ci basta che ci sia anche solo un pezzetto del cuore de La profezia. E Scaringi ci piace anche solo per non aver
tralasciato un evento fondamentale nel fumetto: Genova e il G8, costante che
ritorna sempre nell’opera del fumettista. La Genova dove Zero e Secco vengono
picchiati dalla forestale, dove è morto un ragazzo segnando un vero e proprio
punto di non ritorno.