Jean Gabin, Annie Girardot e Jean Desailly sono gli ottimi protagonisti di questa storia di Maigret, ottimi dialoghi di Michael Audiard, appare in un piccolo ruolo anche Lino Ventura.
niente è fuori posto, tutto torna, Jean Delannoy è bravissimo a dirigere il film.
un piccolo gioiellino da non perdere, promesso.
buona (simenoniana) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film in francese
QUI si può vedere il film in francese con sottotitoli in inglese
La prima volta sul grande schermo del Maigret forse più
famoso,quello impersonato dal mai dimenticato Jean Gabin.Scelta approvata dallo
stesso Simenon che vedeva in Gabin la perfetta visualizzazione dell'ostentata
normalità dell'uomo Maigret. Gabin aderisce anima e corpo al personaggio di un
commissario abituato ad usare il buon senso, con uno spiccato senso
dell'umanità ma assolutamente ligio e rigoroso nell'applicazione della legge Preferisce
il ragionamento all'azione, risolve il caso con la sua intelligenza e non con
un azione di forza (che anzi fallisce).Maigret è il figlio un po'pigro di una
Parigi buia qui inquadrata dalla sua prospettiva peggiore, quella delle strade
malfamate e malfrequentate. Il caso del serial killer di prostitute viene
risolto grazie alla capacità deduttiva del commissario e al suo spirito
d'osservazione oltre che da errori sesquipedali da parte dei sospettati. Con un
confronto finale tra nuora e suocera di rara intensità drammatica....
A Parigi, nel quartiere del Marais, qualcuno si è
messo a uccidere donne sole al calar della notte. Il commissario Maigret pensa
che l’assassino stia cercando di provocarlo. Decide quindi di tendere una
trappola al suo sanguinario avversario, ma gli darà del filo da torcere.
Jean Gabin è il settimo commissario Maigret della
storia dopo Abel Tarride in Le Chien jaune diretto dal figlio di Tarride, Jean; Pierre Renoir
in La Nuit du carrefour diretto dal fratello minore Jean Renoir; Harry
Baur in Il delitto della villa di Julien Duvivier; Albert Préjean in tre
film girati sotto l’occupazione; Picpus e Les Caves du Majestic di Richard Pottier; Cécile est morte di Maurice Tourneur… Prima di lui c’erano
stati anche Charles Laughton in L’uomo della Torre Eiffel di Burgess Meredith e infine Michel Simon
nell’episodio Les Témoignages d’un enfant de cœur in Brelan d’as di Henri Verneuil.
Tra tutti i Maigret del grande schermo Gabin fu
però il più popolare. Più familiare di Harry Baur o Pierre Renoir, più uomo
comune di Michel Simon, più autorevole di Albert Préjean… Girò del resto altri
due Maigret, uno nel 1959 nuovamente con Delannoy, Maigret e il caso Saint-Fiacre (buono quasi quanto Maigret tend un piège) e l’ultimo nel 1963 con Gilles Grangier, Maigret e i gangsters.
La sceneggiatura di Maigret tend un piège è scritta a più mani da Delannoy, Michel
Audiard, dialoghista molto celebre e molto apprezzato da Gabin, e
Rodolphe-Maurice Arlaud, critico e giornalista ginevrino che collaborò più
volte con Delannoy e Granier-Deferre.
Annie Girardot è eccellente in uno dei suoi primi
grandi ruoli; due anni dopo lavorerà con Luchino Visconti in Rocco e i suoi fratelli, in seguito con Mario Monicelli in I compagni, poi con Marco Ferreri in La donna scimmia, ecc. Nel ruolo di un ispettore incrociamo anche
Lino Ventura, amico di Gabin dai tempi di Grisbì.
…il film non brilla per originalità registica e gli
esterni girati in studio appaiono assai datati. In compenso, la sceneggiatura è
quasi ovviamente di ferro, Jean Gabin ci mette la griffe da par suo e i
dialoghi di Michel Audiard rendono cinematograficamente impeccabile un testo
letterario, quindi diverso dal linguaggio della Settima Arte e bisognoso di una
vera e propria “traduzione”. All’ottima trasformazione del romanzo
contribuiscono attori di gran classe come Jean Desailly, Annie Girardot e,
nell’indovinato ruolo di poliziotto della squadra Maigret, un giovane ma già
imponente Lino Ventura, che recita al fianco di un idolo della sua adolescenza.
Chi si fa notare maggiormente, comunque, è Jean Desailly, assassino psicopatico
morbosamente attaccato all’altrettanto schiodata madre. La sua tirata finale,
quando crolla inchiodato dalla ricostruzione del commissario Maigret, è un
pezzo di bravura, che non può non rimandare ad un certo Norman Bates...
"Cinéma de papa" quanto si vuole, ma il talento di Jean Desailly non
sfuggì a François Truffaut, che lo volle nel suo splendido "La peau
douce" nel 1964…