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martedì 20 ottobre 2015

Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il Regno dei Cieli – Gigio Brunello



Capita, a volte, di vedere uno spettacolo che non ti lascia più. L'ultima volta mi è capitato qualche giorno fa, un opera d’arte di burattini, scritta da Gigio Brunello, e questa volta in baracca c’era Alberto De Bastiani, che ha sostituito Gigio Brunello, infortunato.
Due pazzi, Gesù e Pinocchio sono in due celle adiacenti, e si parlano.
Entrambi sono creduloni, uno crede di essere figlio di Dio, l’altro crede alle fate, entrambi sono in galera per storie di soldi, entrambi non vedono l’ora di uscire, intanto diventano amici, si danno appuntamento in un’osteria sul lago Tiberiade, dove si mangia benissimo.
Forse non si rivedranno più, ma le parole che si scambiano in cella, quegli sguardi (i burattini hanno sguardi), non possono non arrivare alla testa e al cuore, a chi non succede occorre una visita specialistica seria, se è ancora vivo.
Questo spettacolo capiterà vicino a casa vostra, forse, un giorno, non fatevelo sfuggire per nulla al mondo (E speriamo esista il dvd).
Di sicuro chi l’ha scritto è un pazzo, racconta la storia di due pazzi, è recitato da un pazzo, viene organizzato da una compagnia di pazzi all'interno di un festival desolatamente deserto (il perché del vuoto è un altro discorso, riguarda lo spirito del tempo).
Gesù diceva di non dare le perle ai porci, quei pazzi lì, burattini, artisti e organizzatori, non lo ascoltano.
Dice Carlo Dossi: “I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi” - Ismaele




Baracca e burattini si prestano, con coraggiosa irriverenza, a diventare lo scenario inedito di un colloquio tra il burattino più famoso del mondo e il Figlio dell'Uomo, intorno a una delle più toccanti beatitudini del Vangelo, quella che rende omaggio ai perseguitati a causa della giustizia. Gesù è Pinocchio ci sorprendono per quante cose hanno da dirsi, non si fermerebbero più, parlano, parlano, dietro le sbarre, attraverso i muri.
da qui


ecco Gesù e Pinocchio prima di andare in prigione:



lunedì 21 luglio 2014

La diversa fabbrica - Maurizio Corda



da qui 

Senza bisogno di parole, appare una fabbrica, che potrebbe essere polacca o ceca, chissà, dove marionette e umani vivono e lavorano insieme, in perfetta simbiosi, con i burattini che sono vivi (come in “Che cosa sono le nuvole?”), e non sai chi lavora per chi.
Tutto è sempre in movimento, nessuno e niente si riposa, la musica crea il ritmo, il respiro - Ismaele

Da 34 anni apre alle 9 del mattino e chiude alle sei di sera, alcune volte rimane aperta fino a tardi la notte e altre anche la domenica. Ci lavorano sei persone ma certi giorni di persone ne entrano 135 di cui molti bambini. É una diversa fabbrica dove, al rumore incalzante della serranda che si solleva, come fosse la sirena che richiama al lavoro, segue il rumore meccanico dell’interruttore che va su, è ora, si inizia.
Si illuminano i reparti…l’ufficio, l’officina, i laboratori, la sartoria. I lavoratori prendono posto, dall’officina stride il rumore della sega o lo sfrigolio della saldatrice, nei laboratori il rumore lieve della matita usata per il progetto lascia presto il posto al rumore della lama che scolpisce il legno e a quello impercettibile del pennello che dipinge. Il suono vibrante della macchina da cucire e quello metallico delle forbici distinguono le fasi della finitura di questo prodotto artigianale. Qui, come in tutte le fabbriche che si rispettino entra la materia prima grezza: ferro, legno, stoffa, ed esce trasformata, grazie alla manodopera, alla manualità, all’estro. Qui, come in tutte le fabbriche che si rispettino c’è l’indotto e un qualcosa in più, un valore aggiunto sul prodotto dato dalla trasformazione del materiale grezzo in altro materiale che contiene anima ed emozioni. L’eccezionalità della diversa fabbrica sta proprio in questo processo di trasformazione della materia prima, in vita e sentimento. È la diversa fabbrica o teatro laboratorio di Is Mascareddas a Monserrato comune della Sardegna meridionale, dove grazie alla Fondazione con il Sud, che ha finanziato il progetto Momoti, si è ristrutturato un vecchio cinema trasformandolo in un teatro moderno e funzionale. Un luogo dove nascono marionette, burattini, spettacoli e storie diverse, per trenta lunghissimi anni si è dato più valore al fine che al profitto, creando un prodotto unico, che è riuscito ad arrivare al cuore di tanti, trovando poi un posto nella memoria degli stessi. E questo è successo perché una preziosa componente ha lavorato da sempre in questa diversa fabbrica, ha lavorato in silenzio, senza rumore alcuno, una componente forte, instancabile, insostituibile, chiamata resistenza.
Lei fa si che questa diversa fabbrica ancora esista e che qui si trovi ogni giorno, ancora, dopo trenta lunghissimi anni, un valido motivo per cui valga la pena di sollevare la serranda e l’interruttore.
Questa fabbrica è una diversa fabbrica, con un fine importante, la cultura.