martedì 11 agosto 2026

Due amici (Les deux amis) - Louis Garrel

un film leggero, quasi comico, con ritmi a volte un po' pazzi, è la storia di due amici (Louis Garrel e Vincent Macaigne) e una ragazza (Golshifteh Farahani), non del tutto libera.

niente di memorabile, ma è un film che si vede bene, e non annoia mai.

buona (galeotta) visione - Ismaele




Anche se Due amici ha il tono di una commedia melodrammatica che riesce a provocare risate cerebrali grazie a momenti di comicità quasi slapstick, il suo cuore appartiene alla malinconia dei drammi sentimentali. Per quanto cosparso di sfoghi gioiosi l’esordio registico di Louis Garrel infatti è rotto da una commozione che buca la virtualità comica e frustra la narrazione leggera. Si capisce bene dal trattamento che il regista-attore riserva ai suoi personaggi principali, i due amici assurdi e buffi che sembrano usciti da una pantomima simpatica e invece sono due individui in difficoltà: a mollo nella precarietà della loro situazione economica, fragili oltre che apatici perché stritolati da un mondo-gabbia di insicurezze.

Garrel ci mostra quanto Vincent (Vincent Macaigne) e Abel (Garrel) siano scollati dalle personalità spensierate che vorrebbero essere mettendo in contrasto una direzione del linguaggio del corpo e del charachter design versata nell’ingenuità bohemienne e una scrittura che fa emergere sempre i sismi emotivi. Se fossero realmente personaggi comici semantizzerebbero la realtà con le loro azioni, convertendola in un teatro, invece sono fratturati dalla tristezza e quindi semantizzano il contesto con la commozione.

E i due sono commoventi perché affogano negli amori invisibili da cui non riescono a slegarsi, o meglio, nell’invisibilità dell’amore che non riescono a comprendere. Sono incapaci di esprimere la verità sulle relazioni a cui sono intrecciati e si sfibrano sotto al peso di una abitudinaria amicizia che forse non ha più significato, costretti a un equilibrio di forze che non vedono e da cui non riescono a liberarsi…

da qui

 

Il trittico composto dal regista francese si muove tra il dramma e la commedia, favorendo sempre il gioco autoironico sui personaggi e su di sé. Abel è, infatti, l’Io filmico di Louis, lo stesso nome portato dal protagonista di “L’uomo fedele”, suggerendo un continuum di significati. Garrel autore sembra condividere con Abel la situazione difficile e a volte un po’ ridicola dell’artista improvvisato, e non esita a smascherare con ironia – attraverso le parole di Mona, “pensi di essere più misterioso così?”- lo sguardo cupo e misterioso dei personaggi interpretati in carriera…

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