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martedì 30 gennaio 2024

Masumiyet (Innocenza) - Zeki Demirkubuz

un film sconosciuto ai più, eppure è un grande e inquietante film.

Yusuf esce di galera, ma è come un bambino che non sa come vivere nel mondo.

tutto si svolge in qualche città turca, fra persone davvero strane, il più "normale" è il gestore di una pensione che prende in simpatia Yusuf.

succedono tante piccoli avvenimenti e Yusuf incontra tante persone, in un effetto domino avvincente.

strano, ma davvero meritevole, un gioiellino da non trascurare. .

buona (caotica) visione - Ismaele





Zeki Demirkubuz: A Visionary Filmmaker

Before delving into 'Masumiyet,' it is crucial to understand the director behind it. Zeki Demirkubuz is celebrated for his unique storytelling style and his exploration of complex themes related to human nature. His films often delve into the darker aspects of society, presenting characters who are grappling with their own morality and personal dilemmas. Demirkubuz's meticulous attention to detail and his ability to craft deeply introspective narratives have earned him critical acclaim and a dedicated following.

'Masumiyet' tells the story of Yusuf, a man who is released from prison after serving time for an honor killing. Aimless and adrift, Yusuf finds himself in a run-down boarding house, where his path intersects with Bekir and Uğur. As the narrative unfolds, the lives of these characters become intertwined, leading to events that profoundly impact each of them. 'Masumiyet' explores themes of guilt, redemption, and the search for innocence in a morally complex world.

 

One of the strengths of 'Masumiyet' lies in its richly developed characters. Yusuf, portrayed with gripping intensity, carries the weight of his past actions and struggles with a sense of purposelessness. Bekir and Uğur, played with remarkable depth, add complexity to the narrative as their lives intersect with Yusuf's. Demirkubuz masterfully portrays their inner conflicts, capturing the emotional nuances and moral dilemmas they face. The performances in 'Masumiyet' bring authenticity and depth to the exploration of the human psyche.

Demirkubuz's meticulous attention to visual aesthetics is evident in 'Masumiyet.' The film's atmospheric cinematography, characterized by its muted color palette and evocative lighting, creates a sense of melancholy and introspection. The carefully framed shots and deliberate pacing add to the film's immersive experience, enhancing the emotional impact of the story and its characters.

'Masumiyet' tackles profound themes that resonate with audiences. Demirkubuz explores the complex nature of guilt, examining the consequences of past actions and the search for redemption. The film raises questions about the meaning of innocence and the blurred lines between right and wrong in a morally ambiguous world. Demirkubuz's exploration of these themes invites viewers to reflect on their own understanding of morality and the choices they make.

Upon its release, 'Masumiyet' garnered critical acclaim and cemented Zeki Demirkubuz's status as a master filmmaker. The film's poignant storytelling, powerful performances, and exploration of existential themes resonated with audiences. 'Masumiyet' has left a lasting impact on Turkish cinema, highlighting Demirkubuz's ability to provoke thought and elicit emotional responses through his storytelling.

da qui


 

giovedì 18 gennaio 2024

Kor (Ember) - Zeki Demirkubuz

una storia di tradimento e gelosia, il marito Cemal è in Romania, in galera, il bambino ha bisogno di urgenti cure mediche, ci pensa il capo del marito, Ziya, che intanto aveva assunto come operaia la moglie di Cemal, Emine.

Ziya non riesce a non chiedere i conti, in natura, a Emine.

un film triste, rassegnato, senza vie d'uscita.

Zeki Demirkubuz merita sempre, promesso.

buona (disperata) visione - Ismaele


 

Dopo che il marito Cemal viene arrestato in Romania, Emine è lasciata da sola a prendersi cura del loro bambino, che necessita di un intervento chirurgico immediato. Trova così lavoro come operaia in un laboratorio di cucitura di indumenti, dove si imbatte in Ziya, l'ex capo di Cemal. Ziya non rimane indifferente nello scoprire i suoi guai e si propone di aiutarla. Mesi dopo, Cemal fa ritorno a casa e trova il figlio guarito. Scopre solo casualmente chi ha pagato le spese mediche e in lui matura una forte gelosia.

da qui

 


mercoledì 10 giugno 2020

Yeralti - Zeki Demirkubuz

il film è basato su una storia di Fedor Dostoevskij, uno scrittore profondo come pochi.
il protagonista è Muharrem, un uomo con qualche qualità, che odia il mondo, corrisposto.
passa una vita d'inferno, solo, si ubriaca, va a puttane, rompe con la sua donna delle pulizie, odia, corrisposto, gli amici.
in questa deriva si ferma ogni tanto a pensare, e vede e capisce perfettamente la discesa continua e irreversibile verso un pozzo senza via d'uscita.
un bel film, non adatto ai depressi e a chi riscorre il cinema d'evasione, per tutti gli altri è consigliatissimo - Ismaele

ps: negli anni '80 ha passato tre anni in galera, tortura compresa (qui), e anche adesso non sono bei tempi per la gente onesta, come spesso capita agli artisti, in Turchia.





Influenzato da Dostoevskij di cui riprende idee e tematiche, Dermirkubuz sviluppa così una personale riflessione sull’uomo e i dilemmi che ne caratterizzano la condizione esistenziale.Inside, vincitore a diversi festival arabo-asiatici e presentato (tra gli altri) al Film Festival Turco di Roma 2012, non fa eccezione, rendendosi anzi il suo lavoro maggiormente segnato dall’opera dello scrittore russo. Attualizzando Memorie dal sottosuolo – e in particolare la seconda parte, A proposito della neve bagnata – il regista mette in scena il declino interiore di Muharrem, impiegato quarantenne colto e intelligente, la cui inadeguatezza alla vita lo porta a covare un senso di odio e di costante invidia verso il mondo, in primis gli amici e la domestica, conducendolo a una depressione causa di azioni (auto)lesive sempre più degradanti. Lo sguardo di Dermirkubuz si incolla al protagonista, rendendo così lo spettatore muto e inerte testimone, vittima a sua volta del lento abbrutimento del personaggio, accentuato a livello visivo da una fotografia livida e quasi esclusivamente notturna e dall’uso del grandangolo a sottolineare il suo disagio ed estraneità da ciò che lo circonda….

Based upon Dostoyevsky's 1864 novella Notes from Underground, Demirkubuz’s consummately crafted, blackly comic character study takes us on a discomfiting journey through a literally barking mad Ankaran civil servant’s crumbling psyche, following him as fantasy, memory, and experience blend in and out of each other against a backdrop of cosseted potatoes, put-upon widows, nefarious landlords, vulnerable prostitutes, larcenous writers, and drunken former friends. Engin Günaydin’s unsettling central performance, Demirkubuz’s expressive mise en scène, and Türksoy Gölebeyi’s dreamy photography combine to decidedly potent effect.

martedì 22 maggio 2018

Kader (Destino) - Zeki Demirkubuz

Bekir, un tipo senza qualità, sposato, con una figlia piccola, passa il tempo fra un lavoretto e il bar, con degli amici brutta gente.
capita che sia stregato da Ugur, e poi non capisce più niente, la vuole, ma lei non è disponibile, e inizia uno stalking, che la metà basterebbe per una dura condanna in tribunale.
amore, se è amore, ma forse è solo voglia di possesso, amore maledetto e impossibile, Bekir è proprio da ricoverare.
il tutto accade in una Turchia fredda, invernale, senza speranze, neanche un pezzettino.
un film dove non c'è niente da ridere, interessante - Ismaele







Prequel di Masumiyet, un film sulla solitudine dei due protagonisti Bekir e Ugur. I sentimenti piacevoli sono sepolti da tempo: per Ugur un legame ritenuto “indissolubile” per uno di quei criminali autentici, che ha una facilità nel dare la morte ad altri al pari di altre azioni “ordinarie”, mentre per Bekir un'anaffettività che ha radici lontane, sconosciute. Per entrambi un equilibrio irrealizzabile a priori, sono servi del “loro” destino, una riformulazione del concetto, in verità, un inferno non solo a cui arrendersi, ma da alimentare con sofferenza, frustrazione, pane quotidiano della Turchia che Demirkubuz descrive, un paese senza pace.
E' proprio Bekir a definirlo “kader”, destino, questo legame con la distruzione che si dipana come filo conduttore del contatto tra i personaggi. Una strana accezione che sintetizza l'onnipotenza e la vulnerabilità all'unisono: l'uomo ma sarebbe più appropriato "il maschio" diviso tra una profonda incapacità comunicativa e un'oppressione di affermarsi, che è più “facile” attraverso la distruzione, l'ossessione, guidate a loro volta dalla concezione che una donna deve essere posseduta. C'è un macigno che grava su queste esistenze e ne determina le coordinate, e alla rivendicazione della libertà di Ugur la risposta sarà sempre “sei una puttana”, sullo stesso piano di “sei l'amore della mia vita”. L'amore è stato sostituito già da tempo, nell'universo soffocante delle metropoli dei film di Demirkubuz (qui Istanbul, in Masumiyet Ankara) e quando Bekir mangia l'asfalto con la sua auto per raggiungere ovunque Ugur, ci viene restituito il vero corso di questa parabola discendente, in un tempo che non importa affrontare, perché in questa narrazione è sostituito dai cambiamenti del personaggio protagonista: la barba cresce, poi viene tagliata, le cicatrici non visibili, il racconto di un amico ad altri ragazzi, la parlata più sciolta e volgare…

 Bekir (Ufuk Bayraktar) is an apparently ordinary bloke in his early twenties, working in a city-centre carpet emporium. One day a flirtatious, slightly younger woman wanders in – she's Ugur (Vildan Atasever), and Bekir rapidly falls head-over-heels in love with her. Indeed, he struggles to contain the extent of his passion – with disastrous, violent, and wildly melodramatic consequences for both…
   Destiny is constructed as a series of brief-ish, discrete episodes, set around several different locations around Turkey, and which propel us forward through the chronology of Bekir and Ugur's on-off relationship at a disorienting speed. There's never any attempt to identify exactly when the various events are taking place, but the changes to the main characters' appearances indicate that considerable periods of time are elapsing between the segments. By the end, the hapless protagonists have both suffered at the hands of their unfortunate fate – or is it merely the flaws in their characters that have brought them so much misery?
   Ambitious stuff, but unfortunately neither multi-hyphenate Demirkubuz (who produces, directs, writes, edits and also pops up in a minor supporting role) nor his two main actors are quite up to the task of carrying it off. There's certainly no shortage of incident (much of it bloodily violent), and the picture is given a certain meaty, doom-laden intensity by the extremity of the inarticulate Bekir's dire (and largely self-inflicted travails). But in the end Destiny – a suitably portentous title, by the way – feels like a rather flimsily-constructed idea for a narrative, a gimmicky structure which buckles under the burden of Demirkubuz's fondness for weighty philosophical and psychological themes.

giovedì 26 aprile 2018

The Third Page (Üçüncü Sayfa) - Zeki Demirkubuz

Isa, una comparsa del cinema, che lavora a giornata, vive come uno scarafaggio, nel sottoscala, cercando di evitare tutti, prendendo colpi da tutti.
fino a che incontra una vicina, che è l'unica che lo considera.
il film sembra di quelli girati a New York negli anni '60-'70, film poveri, fatti con due soldi, ma che valgono molto di più di quanto sono costati.
c'è anche una pistola, e si sa che è fatta per sparare.
film drammatico, e anche comico, quasi alla Woody Allen, quando due scagnozzi del boss devono trovare i tassi di cambio fra lira turca e dollaro Usa.
divertente anche come si fa il cinema, mica tanti anni fa, Istanbul come NY, 30 anni dopo.
film strano, che merita attenzione, pare che Zeki Demirkubuz sia uno che ne sa, e qui lo dimostra.
buona visione - Ismaele





Demirkubuz dichiara quanto l’opera di Dostoevskij abbia influenzato il suo cinema. E qui siamo in pieno Delitto e castigo, con Isa novello Rodion Romanovich Raskolnikov (il cui ruolo dovrebbe interpretare grazie a un provino sostenuto).  L’indigenza dei due personaggi è la stessa così come sono simili i dilemmi, Isa ha la possibilità di dare un senso alla sua esistenza riscattandola attraverso l’omicidio. Il primo appare casuale, dettato da uno scatto incontrollabile, il secondo potrebbe essere premeditato (esattamente all’opposto di quanto accadeva nel romanzo), se non perfetto almeno ideale, ma anche qui l’uomo verrà superato in corsa dagli eventi, con inoltre l’umiliazione di un più futile movente.
«Se Dio non esiste, tutto è permesso», affermava Ivan Karamazov ne “I fratelli Karamazov” e qui di un qualsiasi Dio non si vede l’ombra. Tutti i personaggi appaiono abbandonati a sé. Tutti, compresi quelli che appaiono come negativi o mossi da intenti ambigui, alla fine vengono riscattati dall’affiorare della verità in una storia dove della netta separazione tra buoni e cattivi non si vede manco l’ombra. Già, nessuno qui è buono o cattivo. Nessuno è e basta. È ciò che serve a sopravvivere a imporlo.
Il titolo del film è traducibile letteralmente come “terza pagina”, quella dei quotidiani turchi dove vengono relegate le storie di cronaca nera di cui si rendono protagonisti gli appartenenti alla classe media. Interessanti si, per i più curiosi o morbosi, ma popolati di personaggi di scarso interesse, pronti ad assere dimenticati il giorno dopo. Come Isa, la cui storia si dipana infine essenzialmente tra due tentativi di suicidio, unici atti di autentica ribellione.
Demirkubuz costruisce per lui una storia oscura, dai contorni sfumati e dagli echi da cinema noir, in cui il forte realismo della messa in scena si confonde con le storie che provengono dai televisori e che sembrano muoversi parallele a quelle dei suoi personaggi. E nulla è mai come appare inizialmente.
Dal mondo della terza pagina sembra trarre ispirazione per due scene al limite del comico: il primo pestaggio di cui Isa è vittima (che potrebbe essere parte della soap per cui lavora) e il dialogo tra i due criminali di mezza tacca recatisi a casa sua per la definitiva riscossione e che sul pianerottolo si mettono a discutere del tasso di cambio valutario mentre la luce delle scale si spegne ogni 30 secondi.
The Third Page è un film complesso nella costruzione della storia e ancora di più dei suoi personaggi. Lascia sbalorditi per la complessità dei suoi contenuti e per come questi si svelino anche dopo la visione, con i personaggi ad assumere una definizione più precisa – ma paradossalmente nel contempo meno netta, più sfumata – tempo dopo…

In Istanbul Isa tries to earn a living as novice extra and stuntman. Things are not going his way. He has just been beaten up by a gangster who demands fifty dollars back from him and threatens more violence if the money isn't produced within a day. Instead of money, Isa finds a gun. He decides that death is the only way out. Just as he is about to pull the trigger, his landlord turns up to demand his rent. Even more reason to end it all, but in a fit, he walks into the landlord's flat. Before he realises what he is doing, he shoots him in the chest and faints beside the dying man. Next morning, Isa wakes up, amazed to find himself back in his own scruffy room. The police is investigating, but does not suspect him. Then the gangsters turn up demanding their money. The woman next door, Meryem, pays the money and saves him from a second beating. Isa is fascinated by this beautiful and idiosyncratic woman who has problems of her own. The Third Page is as controlled, exciting and oppressive as a thriller, but Demirkubuz' is primarily interested in the influence of the economic and social situation on human behaviour. The driving force is the great psychological insight with which Demirkubuz sketches the looming demise of Isa. The result is a moving parable in no uncertain terms.