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venerdì 23 dicembre 2022

Korkuyorum Anne – Reha Erdem

un film di quando in Turchia non era un regime erdoganiano-musulmano-carcerario, un gruppo di vicini e amici, con le amicizie e le disavventure di Alì, che perde la memoria, di un bambino che non vuole essere circonciso, un cane che riesce a tornare a casa, un anello che va e viene, amori nascosti e dichiarati.

insomma un film neorealista di un ottimo regista turco, che poi farà film più impegnati.

buona visione - Ismaele

 

 

Après l'exposé de quelques dictons plutôt intrigants sur les catégories de femmes et d'hommes qui peuvent exister, entre insatisfaites éternelles et contents d'eux-mêmes, le film démarre et brasse nombre de personnages et de thématiques. Au bout de quelques minutes, on se dit que ce film devait sûrement être une comédie, mais que notre culture fait qu'on ne comprend pas grand-chose, ni des enjeux lié à l'amour d'un chien auquel on est allergique, ni de la signification de cette bague mise au rebut, prétendue volée, mais payée et donnée en gage d'amour à un autre. Elle doit avoir de la valeur, mais laquelle, lesquelles ?

Et le spectateur patient n'aura de cesse de s'interroger tout au long du film, sur les rapports familiaux improbables entre les uns, la peur du service militaire de l'autre, ou les trous de mémoire de celui-ci… Le spectateur impatient, lui, finira par trouver le temps long devant cette agitation sans queue ni tête de plus de deux heures dix. Si on sourit parfois, on se qu'on a soit pas du tout le même sens de l'humour, soit que chaque scène tombe à plat, malgré tous les efforts d'une honorable troupe d'acteurs.

da qui

 

domenica 20 febbraio 2022

Bes Vakit (Times and Winds) – Reha Erdem

siamo in un villaggio di campagna, lontano dalle luci delle città.

la storia segue la vita del villaggio, a partire da alcuni ragazzini e ragazzine e quello che gli gira intorno.

è il momento della crescita, per quegli adolescenti, c'è il conflitto con i genitori, a volte anche odio, i grandi non sono granchè, anzi.

quel paese di campagna/montagna, da cui si vede il mare, in Turchia, è un piccolo luminoso paradiso, ma ci sono gli umani.

il film merita, non succede molto, ma accade quella cosa che si chiama la vita.

Reha Erdem è un grande regista, da noi lo conoscono troppo poco; nella sua filmografia ci sono veri capolavori, Bes Vakit è "solo" un gran belfilm.

buona (non bucolica) visione - Ismaele

 

 

 

 

 

In Bes vakit, senza ancoraggi e con levità funambolica, la macchina da presa sembra ripercorrere fugacemente le traiettorie ondivaghe di Malick, procedendo tra l’essenza inconfessata della natura e i muri plumbei e scalcinati degli abituri. Ma l’inquadratura non è un frammento di un frammento più grande che è il film, come accade nelle opere del regista texano; qui, risaltano tallonamenti che, sulla scia di Bela Tarr, conducono lo spettatore in un territorio insondabile, all’inseguimento vano delle immagini.
Immagini che si lasciano trasportare dalle ariose partiture musicali del compositore estone Arvo Part: esse mimano la contrazione involontaria, il respiro primordiale della natura. La vita accarezza le fronde degli alberi sottoforma di vento, sciama tra i vicoli del villaggio e i viottoli e le crepe della campagna scoscesa, attraverso i corpi esili e i passi svagati di piccoli ragazzi, che sembrano scarti campestri, stesi tra le sterpaglie, dentro a un fosso, al riparo dalla durezza e dall’aridità degli adulti.

Il regista sembra velare discretamente uno sguardo sociologico, marcando quella distanza incolmabile tra genitori e figli, rottura insanabile che è propria di una cultura, quella turca, spaccata tra tradizione, che può essere letta come isolamento quanto resistenza, e modernità, crescente sotto la spinta di forze magnetiche e illusorie del progresso occidentale. Nei loro gesti violenti o di indifferenza, vibra una qualche condanna nei confronti dei propri figli, colpevoli di aver ceduto a qualcosa di poco familiare, remoto, estraneo…

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…Bes Vakit (titolo internazionale: Times and winds) è ambientato in un paesino rupestre dell'odierna Turchia. Il film è scandito da cinque momenti, notte, sera, pomeriggio, mezziogiorno e mattina, le cinque tappe della preghiera quotidiana di ogni musulmano. Quattro bambini affrontano il passaggio dall'infanzia all'età adulta in un paese ricco di contraddizioni. Nonostante il regista abbia dichiarato di non richiamarsi direttamente alla realtà del proprio paese, quasi abbia deciso di affrancarsi di ogni considerazione di natura politica, sono evidenti i riferimenti alla Turchia di oggi, sospesa tra modernità e tradizione, legami ad un passato antico e ricettività ed apertura al mondo occidentale e all'Europa. Da un lato la preghiera ed una struttura sociale fortemente patriarcale, dall'altro l'insegnamento della scienza e della natura fisica della terra, non a caso affidati ad una maestra giovane ed avvenente, che suscita l'ammirazione di uno dei bambini così come del padre. Sono presenti anche alcuni riferimenti ai maltrattamenti nei confronti dell'infanzia, così come pure alcune inquietanti allusioni a fantasie di parricidio. Nella prospettiva del film però l'uccisione del padre (in particolare se brutale o ingiusto) non deve essere intesa in senso letterale, ma come superamento dei limiti infantili in favore della libertà e della responsabilità dell'uomo maturo. Tale passaggio è sottolineato da una canzone che vede i bambini come dei dormienti, che solo al risveglio realizzeranno il loro potenziale al prezzo della perdita dell'innocenza. A fare da sfondo è la struggente campagna turca, aspra e allo stesso tempo rifugio sicuro ed avvolgente per i piccoli protagonisti.

Bes Vakit è un film poetico e leggero anche nelle sequenze più dure, e non mancherà di dare spunti di riflessione, anche dal punto di vista religioso. Vengono messi in luce infatti alcuni punti comuni tra cristianesimo ed Islam, che com'è noto hanno un importante trait d'union nella figura di Abramo, e alcune dinamiche tra figlio prediletto e figlio respinto possono ricordare i due fratelli della Genesi, Caino e Abele.

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I tre piccoli protagonisti si muovono senza tregua (con la steadicam che li accompagna spesso di spalle) in quei luoghi vergini, ma in realtà sono fermi, addormentati, imbalsamati nei loro crudi pensieri e nei sogni più ingenui, come raccontano le suggestive immagini dei loro corpi distesi immobili sulla terra, ricoperti d'erba, di pietre, di avanzi di vita e natura, mentre una poesia continua a ripetere: svegliatevi bambini, è tempo di crescere.

I bambini non capiscono i loro genitori. Li spiano fare l'amore e non riescono a distinguere questo dalla brutalità del sesso tra gli asini, li guardano con presunzione diventare vecchi e indebolirsi nella malattia, li fissano e si sentono prosciugare quando li vedono umiliati dai loro stessi padri. Tre generazioni di uomini si perdono così, nell'impossibilità di riconoscersi e di assolvere con coraggio il proprio ruolo, distratti dai problemi più pratici e dai dettati religiosi…

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martedì 1 maggio 2018

Jîn - Reha Erdem

Jin è una ragazzina di 17 anni, guerrigliera curda, che lascia gli altri, in montagna, e scende verso la pianura, non c'era mai andata prima, chissà, è una tipa curiosa.
parla poco, con gli umani per difendersi, con gli animali per solidarietà.
Jin è sola contro tutti, intrappolata in una guerra di merda, ha conosciuto solo la guerra, e poi è curda, trattata come una sottospecie umana, solo per quello, appena scende verso la pianura.
Reha Erdem ci mostra Jin, nostra compagna.
un film da non perdere, un altro gioiellino di Reha Erdem.
conoscerete Jin, e non ve ne pentirete mai - Ismaele






Ennesima conferma di un autore dal talento cristallino. Dopo Kaç para kaçBeş VakitMy only sunshine e, soprattutto, Kosmos, il regista turco sforna un film meno fantasioso ma di assoluto pregio. Le tematiche rimangono sempre le stesse (rapporto indissolubile tra uomo e natura, protagonisti orfani  alla ricerca di una identità, di un futuro migliore e idealizzato), ma Jîn mi è sembrato, rispetto ai precedenti, un film più lineare, meno oscuro o simbolico. Forse anche un po' didascalico. Questo probabilmente per l'argomento trattato: la violenta repressione turca nei confronti delle popolazioni curde. Il dramma di questa gente, con una propria lingua, una cultura secolare e una identità etnica radicatissima, viene fuori come un pugno solo grazie alle immagini. Senza che ci sia bisogno di spendere una sola parola a proposito. Magie del cinema.

La 17enne Jîn è una sorta di Cappuccetto Rosso, che ha deciso di vivere la vita a modo suo, costi quel che costi. In fuga da un'organizzazione armata, Jîn passa le sue giornate da sola tra le foreste in montagna nascondendosi dai suoi inseguitori e dalle forze di sicurezza. Determinata a raggiungere la grande città per realizzare i suoi sogni, affronterà insidie e combattimenti, il freddo e la paura, trovando forza e consolazione attraverso gli animali: condividerà una grotta con un orso per fuggire a un bombardamento, si alleerà con un cervo, curerà un asino ferito, farà un patto con un uccello selvaggio per mangiarne le uova, un gatto selvatico la consolerà, un serpente la terrà in allerta e un cavallo la proteggerà... Quando finalmente riuscirà a raggiungere le pianure, Jîn diventerà ben presto consapevole che sono ancor più pericolose, minacciose e più dolorose della montagna...

La sua vicenda si incrocerà, anche se solo sporadicamente, con quella di altri uomini, impegnati, sui due fronti, nella stessa lotta senza fine, ed anche con gli animali della foresta, feroci e non, con i quali la giovane istintivamente solidarizzerà. Il film di Reha Erdem vive di campi lunghissimi a sfondo naturalistico, vasti panorami di alberi, montagne, sterpaglia e pietre, in cui la giovane protagonista spicca come una macchiolina di colore, la minuscola figurina di un presepe selvaggio e deserto.  Jin è una bambolina, minuta nell’aspetto, però forte, solida ed indistruttibile, abituata ai lavori pesanti, alle arrampicate più spericolate, a sfiancanti maratone sui terreni più impervi ed incolti.  Un realismo silenzioso ed incantato ci accompagna in questo viaggio in cui è facile perdere l’orientamento, a causa dell’uniformità dei panorami e della ripetitività di scenari disabitati, cosparsi di pendii e di anfratti, di ruscelli e sentieri. Jin affronta un’odissea priva del conforto del mito, in cui incontra solo dolore ed odio, abbandono e brutalità. Deve guardarsi le spalle, procurarsi il cibo, cercare il modo per tornare a casa, o anche solo comunicare con la madre. La normalità è una meta assai lontana, in quel nulla popolato di insidie, nel quale si può rimanere per sempre intrappolati. La morte è perennemente in agguato, quella del corpo al pari di quella dell’anima,  perché, in un ambiente di stampo patriarcale e militarista, c’è ovunque qualcuno che mira ad uccidere la sua dignità di donna. Il pericolo costante impedisce alla fiaba di inseguire il volo della fantasia, e solo per pochi, brevissimi istanti riesce a sfiorare la trasognata delicatezza dell’idillio campestre. Il resto è fatica che annebbia lo sguardo sull’orizzonte, ed incatena il presente ad un suolo che trattiene il passo e consuma la capacità di pensare al domani. Il percorso di Jin è un cammino tanto coraggioso quanto frustrante, che gira in tondo per salvare la pelle, e non progredisce se non nella determinazione a raggiungere il proprio traguardo di affetti e riscatto morale.  Lo spirito romanzesco, che occhieggia dietro l’angolo, rimane in attesa di  far sentire la sua poetica voce; tace, nel frattempo, per non tradire il segreto di Jin, mettendo i nemici sulle sue tracce. Quel mancato sussurro è il vero rumore di fondo di un racconto che, cercando un angolo di pace ed un fidato interlocutore, scava con le mani  tra i sassi per trovare, se non altro, un dimenticato frammento di umano calore. 

…Erdem and his team adroitly mix joie de vivre and tension, and humour, and beauty and fear. The overwhelming emotion is dread. Your stomach is in knots as the lead encounters various unsavoury ‘wolves’ – lustful and immoral men, who try to prey on this girl all alone in a conflict zone. A damning indictment on certain males, and war, though the film is celebration of courage, resourcefulness and determination. JÎN is in the same league as GRAVE OF THE FIREFLIES, LORE and EMPIRE OF THE SUN. While those mentioned are grounded in reality, this has the quality of a fable too – there is the constant threat of brutality, but something ethereal as well. Our heroine’s interactions with the animal kingdom (a bear, mountain lion, stag, etc.) are otherworldly. The war is destroying innocence and nature.

The remarkable landscapes captured, elevate to an epic canvas. The jarring sound effects of detonations, planes and helicopters (without seeing any machinery) belie the likely budget constraints, but heighten the isolation. The audience gets sucked into a vision of a seductive hell. All AVATAR fans should see the wilderness depicted. However, the territory is dangerous; even truck drivers are wary of stopping for a young female hitchhiker for fear of traps and bandits. 

As the director stated at the Q&A, JÎN is the:
- Story of a woman,
- Story of a Kurdish woman,
- Story of a Kurdish woman, who is a guerrilla,
- Ad infinitum.

Elemental and haunting – a place where humanity has drained away for two hours. An enigmatic ending may suggest hope to some.

venerdì 16 maggio 2014

Kosmos – Reha Erdem

una comunità chiusa, appare un uomo strano, accettato come ospite per aver salvato dalla morte un bambino.
è uno diverso, Kosmos, parla per metafore e massime spirituali, davvero strano, ma la comunità ha un debito verso di lui.
gira indisturbato par la cittadina, ha un ricovero di fortuna, ha dei poteri che guariscono. 
ma solo la sorella, Neptun, del bambino salvato dalle acque può davvero comunicare con lui, con un linguaggio sconosciuto, linguaggio di uccelli, o di angeli, chissà.
poi qualcuno fa dei furti in qualche negozio, per Kosmos si mette male, un bambino muore, e lui viene ritenuto colpevole, alla fine fugge,in mezzo alla neve, come era arrivato.
è una storia senza tempo, Kosmos forse non ha età, è come un profeta prima accolto e poi perseguitato, riapparirà da qualche parte, sarà il diverso, l'enigma, l'animale da sacrificare, come tanti, ma lui può fuggire.
la fotografia è bellissima, oltre al resto, è un piccolo capolavoro da cercare, misterioso e incantatore - Ismaele
 







…L’ambientazione sembra fatta apposta per dare a Kosmos un luogo in cui esistere. Con elementi di Gesù, Robin Hood e Yoda, il personaggio è il più singolare, originale e interessante apparso sugli schermi negli ultimi anni. E nella costruzione di un’atmosfera incantata, bizzarra, cupa ma ottimista insieme intorno all’uomo, Erdem si pone come l’autore più autentico del cinema moderno turco. Forse troppo autentico, a giudicare dall’assenza di riconoscimenti festivalieri per questo straordinario e sconcertante capolavoro.

Solo Neptun, il nome che si dà per lui la ragazza del fiume, sorella del bambino salvato, entra in sintonia con la sua dimensione, la loro è una ricerca continua l’uno dell’altra, fatta di corse nella neve, un dialogo che usa il linguaggio degli uccelli, nessun contatto fisico, solo sguardi, silenzi  e canto, e poi gli immensi sorrisi di Kosmos che illuminano la scena come una luce, mentre il buio scende al suo urlo lacerante che vede morte dove voleva ci fosse vita e felicità.
E dunque dovrà fuggire, di nuovo, passando da quella porta che Neptun apre per lui, verso quella pianura innevata fino all’orizzonte lontanissimo, e solo allora capiremo da dove veniva, da chi fuggiva all’inizio del film, fuggiva dagli uomini.

From out of a snowy, barren landscape, a man appears. He's running, though from what we do not know. The valley ahead holds a large town, modern in convenience but ancient in design. Just before reaching the town, the man (Kosmos) hears the screams of a girl (Neptun) from the other side of an icy river. Neptun's younger brother has fallen into the swift waters and drowned. Kosmos pulls the boy from the river and revives him with his mysterious, healing powers. Grateful for this heroic feat, the townspeople welcome Kosmos as an honored guest…
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