domenica 20 febbraio 2022

Bes Vakit (Times and Winds) – Reha Erdem

siamo in un villaggio di campagna, lontano dalle luci delle città.

la storia segue la vita del villaggio, a partire da alcuni ragazzini e ragazzine e quello che gli gira intorno.

è il momento della crescita, per quegli adolescenti, c'è il conflitto con i genitori, a volte anche odio, i grandi non sono granchè, anzi.

quel paese di campagna/montagna, da cui si vede il mare, in Turchia, è un piccolo luminoso paradiso, ma ci sono gli umani.

il film merita, non succede molto, ma accade quella cosa che si chiama la vita.

Reha Erdem è un grande regista, da noi lo conoscono troppo poco; nella sua filmografia ci sono veri capolavori, Bes Vakit è "solo" un gran belfilm.

buona (non bucolica) visione - Ismaele

 

 

 

 

 

In Bes vakit, senza ancoraggi e con levità funambolica, la macchina da presa sembra ripercorrere fugacemente le traiettorie ondivaghe di Malick, procedendo tra l’essenza inconfessata della natura e i muri plumbei e scalcinati degli abituri. Ma l’inquadratura non è un frammento di un frammento più grande che è il film, come accade nelle opere del regista texano; qui, risaltano tallonamenti che, sulla scia di Bela Tarr, conducono lo spettatore in un territorio insondabile, all’inseguimento vano delle immagini.
Immagini che si lasciano trasportare dalle ariose partiture musicali del compositore estone Arvo Part: esse mimano la contrazione involontaria, il respiro primordiale della natura. La vita accarezza le fronde degli alberi sottoforma di vento, sciama tra i vicoli del villaggio e i viottoli e le crepe della campagna scoscesa, attraverso i corpi esili e i passi svagati di piccoli ragazzi, che sembrano scarti campestri, stesi tra le sterpaglie, dentro a un fosso, al riparo dalla durezza e dall’aridità degli adulti.

Il regista sembra velare discretamente uno sguardo sociologico, marcando quella distanza incolmabile tra genitori e figli, rottura insanabile che è propria di una cultura, quella turca, spaccata tra tradizione, che può essere letta come isolamento quanto resistenza, e modernità, crescente sotto la spinta di forze magnetiche e illusorie del progresso occidentale. Nei loro gesti violenti o di indifferenza, vibra una qualche condanna nei confronti dei propri figli, colpevoli di aver ceduto a qualcosa di poco familiare, remoto, estraneo…

da qui

 

 

…Bes Vakit (titolo internazionale: Times and winds) è ambientato in un paesino rupestre dell'odierna Turchia. Il film è scandito da cinque momenti, notte, sera, pomeriggio, mezziogiorno e mattina, le cinque tappe della preghiera quotidiana di ogni musulmano. Quattro bambini affrontano il passaggio dall'infanzia all'età adulta in un paese ricco di contraddizioni. Nonostante il regista abbia dichiarato di non richiamarsi direttamente alla realtà del proprio paese, quasi abbia deciso di affrancarsi di ogni considerazione di natura politica, sono evidenti i riferimenti alla Turchia di oggi, sospesa tra modernità e tradizione, legami ad un passato antico e ricettività ed apertura al mondo occidentale e all'Europa. Da un lato la preghiera ed una struttura sociale fortemente patriarcale, dall'altro l'insegnamento della scienza e della natura fisica della terra, non a caso affidati ad una maestra giovane ed avvenente, che suscita l'ammirazione di uno dei bambini così come del padre. Sono presenti anche alcuni riferimenti ai maltrattamenti nei confronti dell'infanzia, così come pure alcune inquietanti allusioni a fantasie di parricidio. Nella prospettiva del film però l'uccisione del padre (in particolare se brutale o ingiusto) non deve essere intesa in senso letterale, ma come superamento dei limiti infantili in favore della libertà e della responsabilità dell'uomo maturo. Tale passaggio è sottolineato da una canzone che vede i bambini come dei dormienti, che solo al risveglio realizzeranno il loro potenziale al prezzo della perdita dell'innocenza. A fare da sfondo è la struggente campagna turca, aspra e allo stesso tempo rifugio sicuro ed avvolgente per i piccoli protagonisti.

Bes Vakit è un film poetico e leggero anche nelle sequenze più dure, e non mancherà di dare spunti di riflessione, anche dal punto di vista religioso. Vengono messi in luce infatti alcuni punti comuni tra cristianesimo ed Islam, che com'è noto hanno un importante trait d'union nella figura di Abramo, e alcune dinamiche tra figlio prediletto e figlio respinto possono ricordare i due fratelli della Genesi, Caino e Abele.

da qui

 

 

I tre piccoli protagonisti si muovono senza tregua (con la steadicam che li accompagna spesso di spalle) in quei luoghi vergini, ma in realtà sono fermi, addormentati, imbalsamati nei loro crudi pensieri e nei sogni più ingenui, come raccontano le suggestive immagini dei loro corpi distesi immobili sulla terra, ricoperti d'erba, di pietre, di avanzi di vita e natura, mentre una poesia continua a ripetere: svegliatevi bambini, è tempo di crescere.

I bambini non capiscono i loro genitori. Li spiano fare l'amore e non riescono a distinguere questo dalla brutalità del sesso tra gli asini, li guardano con presunzione diventare vecchi e indebolirsi nella malattia, li fissano e si sentono prosciugare quando li vedono umiliati dai loro stessi padri. Tre generazioni di uomini si perdono così, nell'impossibilità di riconoscersi e di assolvere con coraggio il proprio ruolo, distratti dai problemi più pratici e dai dettati religiosi…

da qui

 

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