lunedì 7 febbraio 2022

Stringimi forte - Mathieu Amalric

Mathieu Amalric gira un film che racconta due storie impossibili contemporaneamente, una è la realtà, l'altra no.

Clarisse (interpretata da Vicky Krieps, perfetta nel ruolo) non è più insieme al marito e ai figli, e i figli e il marito non sono più insieme a lei, e noi non sappiamo bene come e perchè.

é un film dal lato di Clarisse, lei è sempre in scena, è il centro di gravità del film, e tutto le gira intorno, è un film sull'assenza, e sulla sua elaborazione.

mi ha ricordato, mutatis mutandis, un altro film su una donna sola, che è Wanda, di Barbara Loden.

Stringimi forte è al cinema solo in una trentina di sale,
 cercatelo, spegnete la tv, uscendo, non ve ne pentirete - Ismaele






 

 

In partenza Stringimi forte sembra l’ennesimo film su una donna in crisi che si dà alla fuga. C’è Vicky Krieps, la lungagnona lussemburghese lanciata come protagonista da Paul Thomas Anderson ne Il filo nascosto, confermatasi ne L’isola di Bergman di Mia Hansen-Løve e semiaffossata in quel delirio da adolescente problematico che è Old. La mente va a tutte le fughe di donne in crisi: Natalie Ravenna in Non torno a casa stasera di Coppola, ma Natalie non riusciva ad accettare la sua gravidanza. Quella di Barbara Loden in Wanda, da lei stesso diretta, ma Barbara era la moglie di Elia Kazan e nel cinema anni Settanta si faceva così, senza un motivo che non fosse la sola voglia di scappare. Quella di Frances McDormand in Nomadland, ma Frances non aveva più niente da perdere perché aveva perso tutto. Oppure quella di Thelma & Louise, ma Thelma & Louise, alla fine, si comportavano come dei tamarri di Watts, quartiere degradato di Los Angeles, per cui forse è meglio passare oltre. E allora ricordiamo quella di Robin Wright nel poco visto Land, che è un po’ come Into the Wild ma in montagna e che forse forse qualcosa in comune con quello di cui stiamo parlando, guardando bene, ce l’ha. Ma vabbe’, non spoileriamo. Piuttosto parliamone alla larga. Vicky Krieps va via di casa. Sembra che lo faccia nello stesso istante in cui il marito e i due figli fanno colazione, ma se si sta attenti si nota che la luce dall’esterno non è la stessa, per cui non sta fuggendo contemporaneamente, lo sta facendo in parallelo. Prodigi del montaggio (ma non di quello alternato, ovviamente). Mathieu Amalric, che scrive e sceneggia giostrando come se stesse dirigendo una lunga suite sinfonica, intorbida e confonde à la Charlie Kaufmann, ma a differenza del buon Charlie (a proposito: Einaudi quando cazzo pubblicherà il suo romanzo Antkind, uscito negli Stati Uniti da ormai quasi due anni?), che quasi sempre se ne fotte, proprio perché punta deliberatamente a fotterti, Amalric fornisce degli agganci, dei piccoli riferimenti, degli indizi, che messi insieme retrospettivamente forniscono una dimensione jamesiana, alla Giro di vite, per intendersi (ma se non c’intendiamo è meglio, così non vi rovinate il film)…

da qui

 

Il mondo-cinema di Mathieu Amalric è tutt’altro che lineare, diretto, narrativamente coinvolgente. Ottimo attore in oltre un centinaio di film, fin dal suo esordio da regista, avvenuto nel lontano 1997 con “Mange ta soupe” fino al suo penultimo lavoro “Barbara”, la sensazione è sempre stata quella di trovarsi spesso di fronte a operazioni sghembe, frantumate nella loro rappresentazione, suggerite sempre da una cadenza intellettuale esplicita che esalta una certa originalità, ma al tempo stesso rischia di allontanare lo spettatore più pigro. Con “Stringimi forte” Amalric non perde ovviamente di vista il suo consueto stile, mantenendo una forza visiva non comune, un senso del racconto frastagliato in immagini che quasi confliggono, dove ogni frammento è uno scacco alla vista, un indizio per la mente e uno sconquasso per il cuore…

… il film di Amalric resta un’opera estremamente intima (del personaggio principale, una bravissima Vicky Krieps, del regista stesso), colta nel suo continuo farsi, nella sua ricerca di “verità”, una madre che si disfa dei figli più che del marito e che sa di non compiere un gesto comprensibile dal mondo. Ma dietro a tutto questo c’è ovviamente dell’altro, un percorso parallelo: una tragedia sulla neve, un lutto insostenibile, il desiderio illusorio che tutto non cambi, ribaltamento di ogni sicurezza (narrativa). Forse Amalric alza un po’ troppo la posta della sua originale personalità di regista, forse però chi decide di seguirlo, non resterà deluso, confidando che ogni fraintendimento del racconto sia anche la sua ricchezza.

da qui

 

La protagonista di Stringimi forte è una madre e moglie che deve fare i conti con un triplice lutto: quello dei figli e quello del marito. Clarisse non è soltanto il personaggio principale del film, ma è anche il narratore delle sue fantasie. Nel film si mescolano attimi di realtà e scene immaginate in cui MarcPaul e Lucie sono come dei burattini mossi e animati da Clarisse. In Stringimi forte non viene spiegato subito cosa è vero e cosa no, creando un effetto sorpresa non appena si realizza la logica del film.

Vicky Kriesp è perfetta nel suo personaggio: una donna bella ma non troppo curata, avvolta in ogni attimo del film da un velo di tristezza. Gli occhi, i sorrisi, la postura ed i gesti sono teneramente malinconici e riescono a generare empatia e compassione. La storia della donna e l’interpretazione di Kriesp ricordano quelle della magistrale Juliette Binoche in Tre colori – Film Blu di Kieslowski: entrambe devono imparare a convivere con l’assenza di chi si ama, fare i conti con i luoghi rimasti vuoti, gli oggetti abbandonati e la quotidianità stravolta…

da qui


 

è un thriller astratto. Al centro del film Clarisse (interpretata con dolente e vulnerabile fermezza da Vicky Krieps), che una mattina abbandona la famiglia e si mette in viaggio. Nel corso della narrazione, Clarisse è immersa nei suoi ricordi che, a tratti, si confondono con i gesti del suo quotidiano.

Tratto da Je reviens de loin di Claudine Galea, il film confonde le tracce senza giocare con lo spettatore, ma conducendolo progressivamente a una rivelazione finale violenta come un’improvvisa panoramica a schiaffo. Amalric è come decostruisse Hitchcock, conservando sempre al centro dell’immagine Clarisse (ed è tangibile la complicità che sul set deve essersi instaurata fra protagonista e interprete). Un anti-melodramma, urticante e urgente. Lo specchio di uno strazio indicibile. Amalric firma uno dei ritratti di donna realizzati da un uomo fra i più convincenti di sempre.

da qui

 

 

1 commento:

  1. un'intervista al regista:
    https://www.mymovies.it/film/2021/serremoi-fort/news/intervista-a-mathieu-amalric/

    RispondiElimina