lunedì 28 febbraio 2022

After Love – Aleem Khan

la prima scena è come un cortometraggio che può vivere da solo, poi il film si illumina, e, come in un piccolo giallo, Mary vuole scoprire un mistero che riguarda il marito.

questo mistero piano piano la coinvolge oltre ogni previsione, e Genevieve è più una sorella che una nemica e Solomon è come un figlio, quello che Mary non ha mai avuto. 

insomma, l'opera prima di Aleem Khan è un film che non puoi smettere di guardare.

buona (imperdibile) visione - Ismaele



ps: un po' di anni fa, nel 1999,  in un altro grande film, East is east, di Damien O'Donnell, appare un'altra straordinaria donna inglese, sposata con un uomo pakistano. 

 

 

 

 

Film intelligente e sentito, After Love non ha nemmeno un tassello fuori posto: perfino gli elementi periferici, come il segreto del giovane Solomon, vengono dal vissuto personale di un regista che è riuscito a mettere su schermo la storia della sua famiglia trovandogli però una chiave di astrazione che affascina lo spettatore.

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…Nel raccontare la storia di un’elaborazione di un lutto e la ricerca di un’identità forse perduta, il film dell’esordiente Aleem Khan mette in scena un racconto capace di parlare al pubblico con due attrici protagoniste straordinarie. Lo stile di ripresa asciutto e raffinato potrebbe risultare un po’ statico, soprattutto nella parte centrale del film, dove il racconto sembra dilatarsi un po’ troppo, ma la sensazione finale è quella di trovarsi di fronte a un ottimo film, girato con mano esperta nonostante sia un’opera prima.

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es una gran película magníficamente construida sobre un guion que cuida muy bien los diálogos en la dosificación de la trama. Estudio psicológico de personajes femeninos con excelente interpretación de la protagonista principal. La identidad personal, la autoestima emocional las dobles vidas y las verdades ocultas están en su núcleo argumental.

A su vez, se confronta sutilmente el papel de las mujeres en las distintas culturas y religiones del mundo occidental laico y el religioso musulmán. Interesante película de autor del prometedor debutante director Aleem Khan.

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a noi interessa solo quella dannata prima scena. Bellissima.

Nella luce soffusa di una cucina, una donna che ha appena tolto l’hijab dialoga con il marito, di cui, dopo un rapido ingresso in casa, si scorge solo la sagoma semioscurata perché è nel tinello, dalla parte opposta rispetto alla cinepresa, confinato nella profondità di campo (cioè nell’ampiezza nitida dello spazio completamente a fuoco dell’inquadratura) e incorniciato dallo stipite della porta della stanza successiva, con un effetto che il cinema utilizza spesso, quando vuole evidenziare qualcosa, detto di quadro nel quadro. Lei sta preparando la cena e intanto discutono dell’’aqīqa, il battesimo islamico di una neonata, Khalila, che conoscono e a cui dovranno partecipare. È un quadretto di ordinaria vita familiare, come potrebbe capitare a tutti se solo fossero visti dal di fuori (grattatevi pure, ma non per il quadretto familiare, perché c’è di peggio, tipo ciò che seguirà). La macchina da presa staziona in cucina, osserva la moglie affaccendarsi, mentre sullo sfondo il marito accende la televisione, mette una mano al petto, che è solo un atto di devozione ma a ragion veduta lascia presagire qualcosa. Il marito è fisso nel riquadro, la moglie si sposta lungo l’ampiezza dello spazio scenico a disposizione, dal frigo, al fornello, poi al lavandino. Dialogano, il marito riconosce che il nome dato alla bambina è un bel nome, la moglie ammette che non ama vedere i bambini rasati a quella tenera età, mentre il marito, sedendosi pesantemente sulla poltrona, le fa notare che non è molto diverso dall’infilare la testa nell’acqua del battesimo cristiano. Il fischio della teiera irrompe progressivamente in scena, sovrapponendosi alla consuetudine del dialogo: sembra faccia parte di quella stessa normalità che stiamo seguendo, da cui si è attratti senza capire bene perché, se non per quell’istinto voyeuristico incoraggiato e mai sanzionato dal cinema, e invece è un’incursione impropria, in qualche modo dissonante in quella serenità crepuscolare. Perché pensandoci, pur nella sua apparente fissità, tutto è basato su evidenti opposizioni: mobilità della moglie/sostanziale stabilità del marito, luce sulla moglie/ombre sul marito, vicinanza della moglie/lontananza del marito, armonia della sera/fischio acuto della teiera, fisicità/evanescenza della presenza. La moglie continua a parlare, riflette quasi a voce alta, il marito non dice più nulla, ulteriore opposizione. Il tè è pronto e a quel punto anche lei si allontana dalla cinepresa per raggiungere il marito nel tinello.

Si sporge verso la poltrona ma il marito non risponde. Non risponde più. È l’ultima opposizione, quella decisiva, tra commedia familiare e tragedia improvvisa, senza alcuna avvisaglia se non per gli indizi disseminati in precedenza, le opposizioni, le condizioni di luce, il fischio, la mano sul petto, volendo anche la distanza intercorrente tra battesimo ed estremo saluto. Tutto in due minuti e in un’unica inquadratura, in una continuità sconcertante perché non fornisce l’appiglio di un’evidente cesura tra il prima in cui le cose sono banali nella loro normalità e un dopo per il quale, inevitabilmente, niente potrà più essere come prima…

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5 commenti:

  1. Risposte
    1. per East is east ci avevo preso :)

      vedi i commenti qui:
      https://dissequenze.altervista.org/quando-la-rubrica-non-sera-ancora-montata-la-testa/

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  2. Pensa che ero certa che l'avessi visto o forse la mia memoria lo aveva anche conservato, magari avevo letto anche la tua recensione, ma ieri sera cercandola non l'ho trovata e volevo darti notizia di questo film che ho trovato sorprendente per la storia, i protagonisti, certe inquadrature intense oltre un paesaggio luminoso. Straordinaria opera di un regista che ha una sensibilità fuori dal comune.

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    1. è davvero uno di quei film che danno più di quanto uno immagina, meglio non sapere troppo prima

      due belle interviste di Aleem Khan (in inglese)
      https://www.raiplay.it/video/2020/10/After-Love---Aleem-Khan-del-18102020-6ed60dc9-b92a-46ba-9b8a-9bfd290787fc.html


      https://www.youtube.com/watch?v=Yyar9Smt6lA&ab_channel=LaSemainedelaCritique


      qui (https://vimeo.com/162337980) un corto di Aleem Khan, in inglese

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  3. Sono d'accordo con te, meglio non sapere niente dell'argomento, l'idea che te ne fai sarebbe riduttiva e penseresti a qualcosa di già visto, mentre invece l'argomento che leggo e in parte lo avevo pensato così personale vissuto dal regista viene raccontato in maniera originale e sorprendente. Grazie.

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