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martedì 28 luglio 2026

Besa - Srdjan Karanovic

una storia ambientata durante la prima guerra mondiale, in un villaggio nel quale è arrivato il nuovo maestro di scuola, con la moglie di origine slovena. 

il maestro è richiamato alle armi e lascia la moglie sotto la protezione di Azim, il povero custode della scuola, di origine albanese.

il film merita per conto suo, se poi uno sa che l'attore principale è Miki Manojlovic, uno dei più grandi attori di sempre (per i miei gusti), protagonista di Underground, e non solo, allora è un film da non perdere.

buona (besa, che vuol dire promessa solenne) visione.

 

 

QUI il film completo con sottotitoli in spagnolo

 

 

Besa es un drama, basado en hechos reales, y en la conocida trama donde dos personajes de diferentes capas sociales, raciales o culturales (en este caso, se cumple todo), están obligados a entenderse y a relacionarse a causa de algún hecho que les sobrepasa, como una guerra o una catástrofe.
La historia se desarrolla en Serbia, justo al comienzo de la I Guerra Mundial. Filip es el director de una escuela y acaba de ser destinado a un pequeño pueblo después de haberse casado con Lea, una eslovena con fuerte acento austríaco. Lea, aunque es ciudadana serbia, no deja de ser sospechosa como simpatizante del Imperio Austro-Húngaro, a la sazón enemigo de Serbia. La guerra estalla y a Filip lo trasladan a la capital para prestar servicios en el Ministerio. Lea tendrá que quedarse en el colegio hasta que el conflicto acabe, o hasta que Filip regrese. El marido, preocupado por la situación en la que queda su mujer (una posible “enemiga” en el bando equivocado), le busca protección en Azim, el conserje albanés de religión musulmana. Azim le promete a Filip un “Besa”, tradicional juramento que cumplirá con su vida si hace falta. El alcance de la promesa es el eje de la película que tan bien explicará, con imágenes, el veterano director Srdjan Karanovic…

da qui

  

martedì 26 ottobre 2021

Tango argentino - Goran Paskaljevic

Nikola, un ragazzino, figlio di un musicista insegnante (Miki Manojlovic) e una madre che vuole partire, si prende sulle spalle le responsabilità che gli riversano i genitori, e fa il "badante" per dei vecchi, che quasi lo adottano,

un film serio e divertente, Goran Paskaljevic sa come si fa.

Nikola è bravissimo, cresce in quei mesi, diventa un ometto e anche amico di un bravo cane.

non è un capolavoro, ma si vede benissimo.

buona visione - Ismaele



QUI il film completo parte  1

QUI il film completo parte  2

 

 

 

"Ambientato in Serbia e Montenegro prima che arrivasse la guerra a distruggere luoghi ed anime della gente, il film di Paskaljvic è quasi un canto alla solidarietà che può unire i vecchi che vengono cacciati dalla vita quando liberi da obblighi incominciano a godersela, e i bambini che per essere accettati da un mondo di adulti indifferenti, si rendono utili per non spezzare l'esile filo che li unisce ai propri genitori. Nikola (ancora Nikola Zarcovic) è un bambino adulto di dieci anni: è quello che assisterà gli anziani al posto di sua madre, e che, in una sorte di canto corale, riunirà tutti i vecchi, spazzando via dalla loro vita la solitudine e, soprattutto il senso dell'inutilità. Conoscerà il mare e l'ebrezza, saprà della morte. Interpretato da Mija Aleksic, Mica Tonic, Rahela Ferari e Pepi Lakovic. 'Tango argentino' è, purtroppo uno di quei bellissimi film che si vedono solo ai festival, o, al più, fortuna volendo, in qualche rassegna sperduta, in fondo a un cinema, in fondo al viale, girando a destra, tre scalini, e sei arrivato." (Victoria Palant, 'Rivista del Cinematografo')

"'Tango Argentino', prodotto a Belgrado nel 1992 (assieme ad altri tredici film) è stato presentato nella sezione 'Finestra sulle immagini' senza bandiera e forse proprio per i problemi bellici non ha fatto la sua comparsa tra i film in concorso. Esso nasce da precise premesse del regista Goran Paskaljevic: 'immerso nel caos che mi circonda, mi chiedo se valga ancora la pena di dedicarsi all'arte. Qualcosa mi dice di sì: ne vale ancora la pena...'. Vedendolo, possiamo constatare come l'indiscutibile spiritualità e sensibilità non tradiscono i propositi dell'autore. E' una pagina di speranza in un mondo di forte tensione e sofferenze." (Nicoletta De Bellis, 'Comunicazione di Massa')

"Le chiavi di lettura del film sono molteplici. Innanzitutto si tratta di una recita agrodolce su due dei tanti problemi comuni alle società contemporanee nello specifico dei rapporti interpersonali. Per un verso la messa in crisi del focolare domestico a causa del complicarsi dell'esistenza quotidiana, spesso stravolta da mitologie yuppies e maschiliste; assai eloquente è l'episodio della scappatella, del tutto gratuita e per giunta finita col naso rotto, del marito con la grassona, quasi a dimostrare il ruolo precario del matrimonio e della mercificazione sessuale. Per l'altro verso emerge ancor più drammaticamente il discorso sulla terza età. Anche in questo caso una scena basta forse a riassumere l'intera questione: dopo sette anni di silenzio, arriva all'improvviso, con due infermieri il figlio di Julio, per condurre quest'ultimo alla casa di riposo all'unico scopo di procurarsi l'alloggio paterno. In un mondo in cui sembra non esserci più posto per gli anziani, anche per i giovanissimi non si prospetta un avvenire sereno e tranquillo." (Guido Michelone, 'Attualità Cinematografiche')

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Tango Argentino is a Coming-of-Age film from Serbia charged with emotion and a story that gradually charms and captivates its viewers with its wonderful messages – the most important of which are a love of life and the importance of kindness…

da qui

 

Tango Argentino is a really good drama. The story is an emotional one that  The tone is sad, but also happy. The first half introduces us to the lead character's unglamorous life, but things are never so dour that you lose hope or feel like drowning your sorrows with a keg of booze. Things pick up in the second half, and while things are never super happy, the tone remains consistent, as well as funny in places.

The characters are very well crafted here. Nikola is a great protagonist, mature and likeable. He's still a boy, but he says and thinks in such adult ways sometimes because of all these responsibilities that have been thrust upon him so unfairly. There are often times where he's more responsible than his parents! Onto them, they are a couple of prize assholes! They're not gonna win any awards for best parents of the year. The mother is somewhat inattentive and resigned, not actively bad but is sill fine leaving her son all these tough jobs. The father meanwhile is a lazy dope (and yet has four jobs!) and a loser, who can't keep it in his pants. He's rubbish at making excuses, keeping appointments, and smooth talking. What I like about the characterisation here though is that while these two aren't the best, they're not presented as one-dimensionally bad either. They come across as convincingly human as a result…

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giovedì 16 agosto 2012

Cirkus Columbia - Danis Tanovic

prima della guerra, come ci vuole poco a iniziare e finire è difficilissimo, se si riesce.
una storia piccola, ma densa di cose, sguardi, parole, attori bravi, e Miki Manojlovic fa sempre la sua grande prova. 
i cinque minuti finali sono impagabili, occorre guardarlo tutto per arrivarci, non sarà difficile - Ismaele



En definitiva, una muy buena historia, bien planteada y desarrollada, que se nutre de unos personajes muy bien definidos que dan forma y credibilidad incluso a alguna de las más inesperadas situaciones que se plantean. Un imprescindible, sin duda alguna.

Quando Lucija viene sfrattata dalla casa dove ha vissuto per vent’anni, non sa che sta per perdere un’intera patria, oltre alle sue quattro mura. Maestro della sineddoche cinematografica, Tanovic dieci anni fa ha raccontato l’intero conflitto jugoslavo nei pochi metri quadrati di una striscia di no man’s land. Ora, nel microcosmo di un villaggio bosniaco, racconta lo spaesamento di una nazione alle porte della guerra. È il 1991 e la Croazia si è appena proclamata indipendente, ma alle bombe non ci si crede, la frantumazione del Paese è ancora assurda in una comunità dove l’ex sindaco comunista conserva il busto di Tito in casa propria («così smettono di sputargli addosso»). A portare scompiglio, più dei bombardamenti, è l’arrivo di Divko, che dopo due decenni torna in patria con una macchina di lusso, una montagna di marchi tedeschi e un’appariscente fidanzata…

La caratteristica predominante del film è proprio la commistione di generi che diventa la metafora delle contraddizioni tipiche della guerra: gli amici diventano nemici nel corso di una sola notte. Come la violenza psicologica di Divko mette in subbuglio gli altri personaggi, così il terrore dell'esercito invade le coscienze, deturpandole di solidarietà e compassione. L'ironia con la quale Tanovic descrive la preparazione emotiva al conflitto segna il ritorno al cinema di No Man's Land, dove il regista coglieva il senso tragicomico della violenza, senza renderla ridicola. L'universalità della questione in oggetto è un pregio assicurato dalla rarità di riferimenti espliciti alla politica locale, e da un'intelligente assemblaggio di immagini – come la straordinaria scena finale – che sono contestualizzate ma allo stesso tempo distanti da quella realtà. Non c'è nostalgia né rancore ma solo un grande racconto fatto di piccole persone che, messe alle strette dalla Storia, reagiscono con dignità. La difesa dell'amore gira come la giostra Cirkus Columbia, come un gioco dove il moto ritorna su se stesso ma è tragicamente bellissimo.

… Cirkus Columbia è una riflessione sul conflitto, quello interpersonale e il suo corrispettivo, interetnico o intereligioso che sia, la guerra. Il conflitto, sempre dettato dall’incomprensione, sempre nutrito di risentimento, serpeggia in ogni rapporto messo in scena: in primis tra i due coniugi Divko e Lucija, per vent’anni in attesa d’essere finalmente nemici aperti, recriminando uno l’appropriazione indebita dei beni, l’altra una castità inspiegabilmente autoimposta; tra l’ex sindaco titoista Leon e il nuovo sindaco Ranko, tra il figlio di Divko, il giovane radioamatore Martin, e l’amico gradasso Pivac e così via. Il comune denominatore resta la natura strisciante e ambigua dello scontro, mai basato sul confronto aperto. E’ pestaggio per Leon, sfratto per Lucija, missione punitiva nei confronti di Martin, accusato di favorire l’esercito jugoslavo, passando informazioni al Capitano Savo.
Così descritto, nelle tematiche, parrebbe un film particolarmente grave e cupo. L’impressione, durante la visione, è però tutt’altra: la recitazione enfatica, il carattere sopra alle righe di molti personaggi e la natura paradossale di alcuni episodi, come la comica ricerca del gatto Bonny, danno al film un sapore balcanico in senso “kusturicano”, col suo modo indiretto e surreale di parlare della guerra…

Cirkus Columbia, diffuse ainsi une mélancolique secrète, sur le fil entre gravité et légèreté; un équilibre parfaitement résumé par sa superbe fin ouverte, à laquelle on peut coller plusieurs interprétations possibles (est-elle rêvée ? réelle ?). La beau plan final réunit, en un seul panoramique, les deux extrêmes du film : la douceur d’une parenthèse enchantée, et l’horreur d’un massacre à ses portes. De facture plutôt mineure, le dernier Tanovic ne restera pas dans les mémoires comme un film définitif sur les ravages de la guerre, apte à constituer une référence du genre ; cela dit, c’est une jolie petite bulle, pleine d’une profondeur cachée, qui fait naître en nous une émotion gracile et précieuse. Le cinéaste bosniaque n’a pas dit son dernier mot.

I toni sono inizialmente leggeri, la voglia di compiacere il pubblico cercando la risata arriva a eccedere (la grottesca ricerca del gatto nero), il folclore rischia di mangiarsi il film, ma gli inserti drammatici non lasciano indifferenti e il film conferma una visione personale che diventa stile grazie alla capacità del regista di imprimere un ritmo, anche interiore, agli eventi. Indubbio, poi, il talento per la direzione degli attori, la composizione delle inquadrature e l’impaginazione delle immagini…

mercoledì 25 luglio 2012

Svetat e golyam i spasenie debne otvsyakade (The world is big and salvation lurks around the corner) - Stephan Komandarev

un Miki Manojlovic splendido, indimenticabile, immenso, con attori bravissimi e un regista che ne sa, in un film candidato all’Oscar per il miglior film straniero del 2010 (non avrebbe sfigurato una sua vittoria).
un film commovente e alla fine ti piacerebbe imparare a giocare a backgammon (qui le regole).
cercatelo e guardatelo, nessuno se ne pentirà, promesso - Ismaele


Un film che si intitola Il mondo è grande e la salvezza si cela dietro l'angolo (questa la traduzione del titolo internazionale in inglese, quello originale bulgaro è leggermente diverso - Il mondo è grande e la salvezza si aggira per tutti i lati -), o si ama o si odia. Io, come l'amico che me l'ha segnalato, l'ho molto amato.
E' bene dire che il film è molto prevedibile: succede sempre esattamente quello che ti aspetti. Più o meno. La storia è ben congegnata, ad orologeria direi, e i personaggi, che poi alla fine sono due, ma soprattutto uno, Bai Dan, recitato alla perfezione da uno splendido Miki Manojlovic (visto in moltissimi film, dai primi di Kusturica, Papà...è in viaggio d'affari eUnderground, fino a Irina Palm, lo splendido La polveriera e molti molti altri), superlativi. Non che alcuni caratteri non protagonisti non siano azzeccati: anzi.
C'è da dire anche che quando si ha occasione di vedere film come questi, da italiani, ci si domanda perchè gli altri, chiunque altro, siano capaci di raccontare il loro passato con tocco lieve ma fermo, e al tempo stesso guardare avanti con occhi pieni di speranza: la salvezza del titolo, forse. Chissà se è per questo che, molto probabilmente, non lo vedremo mai nelle nostre sale.
Insomma, un film semplice, ma non stupido (il "viaggio della speranza" al contrario, l'allegoria col backgammon), ben recitato e ben girato, e molto, molto bello, commovente, pieno di ottimismo di quello sano, intenso.
Inutile tentare oltre di descrivere l'emozione: guardatelo.

I think that Bulgarian cinema is the one I'm the least familiar with; I'm not sure I've seen more than a couple of films from Bulgaria. And yet, here you have this movie practically no one knows and it's a masterpiece. Everything about it is just so breathtakingly beautiful. The characters are so frank it's unbelievable, they find themselves gradually, and at the end you hold your breath expecting to see what is going to happen.
If this were a Hollywood film, I'm pretty certain it would be awful. There are elements in this film that are clichés - but this is where powerful film-making comes into play; you can exploit a cliché in such a way so as to make it a staggeringly original statement.

And even if many times for many of us, it doesn't really seem as though the world is big salvation lurks around the corner, this movie effortlessly makes you believe it does, and that's enough of a reason to watch it.

L’originalité de l’histoire concerne davantage la relation entre le grand-père, merveilleux Miki Manojlovic (qu’on voit beaucoup dans le cinéma français), et le petit-fils, envoûtant Carlo Ljubek (qu’on a peu l’habitude de voir, malheureusement). A l’écran, ils nouent un tandem vivifiant, épanoui, une véritable relation de famille pure et intense qui dépasse même la relation père ou mère/fils. Une complicité et une amitié qui les conduisent jusqu’à la lutte dans le jeu du backgammon, autre originalité du film. Ce jeu a beau être connu de bon nombre d’entre nous, nous devons être peu à en apprécier les règles. Le final est d’ailleurs grandiose quand le petit-fils doit faire plus que douze avec deux dés pour détrôner son grand-père!...

lunedì 23 luglio 2012

Elogio degli attori


Miki Manojlovic, Ricardo Darín, Vincent Lindon, Koen De Bouw


quando vedo che fra gli attori c'è uno di questi, so già che il film sarà come minimo bello, quasi sempre anche di più:)

giovedì 28 giugno 2012

Vreme cuda (Il tempo dei miracoli) - Goran Paskaljevic

un film del 1989, praticamente sconosciuto, non solo da noi, non sarà un capolavoro, ma Goran Paskaljevic è una garanzia, c'è un grandissimo, Miki Manojlovic, e altri bravi che magari abbiamo visto in "Underground", la sceneggiatura è tratta da un libro, bello, di Borislav Pekic, che ha lavorato al film.
detto questo, "Vreme cuda" è davvero un bel film, ti tiene sveglio per tutti i 98 minuti, con colpi di scena continui.
di cosa racconta lo saprà chi lo vedrà, e non se ne pentirà, promesso - Ismaele




Set in Yugoslavia just after the second world war when the country is undergoing the communist-led process of "eradication of God". In the little orthodox village of Vitanjia, a stranger appears. The townspeople are convinced that he is the Messiah because he "works miracles".

da qui