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giovedì 3 luglio 2025

Una ragione per vivere e una per morire - Tonino Valerii

un'americanata ben fatta di Tonino Valerii, nella quale ci sono i tanti temi del western, la vendetta, la missione impossibile, sparatorie senza fine, fra gli altri.

attori adatti, James Coburn, Bud Spencer e Telly Savalas sono perfetti per la parte assegnata.

non è certo un capolavoro, ma si vede benissimo, con un Bud Spencer che non picchia, ma riesce a compiere la sua missione.

buona visione - Ismaele

 


QUI si può vedere il film completo 


 

La sceneggiatura del film è semplicemente perfetta: con un inizio piuttosto convenzionale, pian piano la storia si ampia e prende ritmo, risultando agile ed incalzante, con un epilogo finale da brividi. Sebbene il soggetto ricalchi leggermente la trama di "Quella Sporca Dozzina" di Robert Aldrich, lo sviluppo di "A Reason to Live, a Reason to Die" è abbastanza diverso dal film bellico statunitense e le ambientazioni e i dialoghi asciutti tengono costantemente lo spettatore sotto una tensione crescente, che va via via a diradarsi con l'avvicinarsi dell'epilogo. Inoltre il tono della narrazione è molto serioso e convincente, il che va fortemente ad opporsi a quello più picaresco ed ironico del film di Aldrich.
Bellissima è, inoltre, la colonna sonora di un grande Riz Ortolani e suggestive e ben ricercate risultano le ambientazioni, col forte sudista situato in una posizione strategica tra le montagne del New Mexico, semplicemente inespugnabile.
Da cultore ed appassionato di questo genere, non posso che non suggerirvi la visione di questo film, purtroppo poco conosciuto, che porta la firma di Tonino Valerii, e che probabilmente, assieme a "I Giorni dell'Ira" (forse un po' eccessivo nella violenza) e a "Il Mio Nome è Nessuno", è sicuramente il miglior film di questo rinomato regista italiano di film western.

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E' uno di quei film che avevo visto da bambino , e ne ho sempre avuto un buon ricordo . Si tratta infatti di una bella pellicola di quell' ottimo artigiano dello Spaghetti Western che è stato Tonino Valerii , più volte assistente di Leone . La storia è questa ed è ambientata durante la Guerra di Secessione : il colonnello nordista Coburn viene radiato dall' esercito per aver ceduto al nemico senza combattere un munitissimo forte e , con il solo aiuto di qualche riottoso galeotto salvato dalla forca , cerca di riprenderlo al crudele maggior sudista Savalas . Anche se la trama non è proprio originalissima ( come si vede c' è il solito manipolo di disperati impegnati in un' impresa pressocchè impossibile ) e c' è qualche lungaggine di troppo , il film intriga ed avvince anche per la simpatia di un ben assortito cast , con un ottimo , tenebroso James Coburn, un Bud Spencer inaspettatamente gigione ed un Telly Savalas sempre a suo agio nei ruoli da viscido bastardo .

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Una variazione sul tema della vendetta (ricorrente nel western), cui Valerii dà personalità ambientandola nella Guerra di Secessione e concludendola con una riflessione su legge e violenza. A rendere questo film uno dei migliori western italiani degli anni ’70 contribuiscono il reduce leoniano Coburn e Telly Savalas (nella parte di un ufficiale sadico e vigliacco) ma anche Bud Spencer, convincente in un ruolo più “serio” di quelli abituali. Le musiche di Ortolani danno solennità alla vicenda.

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mercoledì 14 agosto 2024

Il prezzo del potere - Tonino Valerii

un secolo prima dell'omicidio di JFK a Dallas uccidono il presidente, con la moglie affianco.

nel film si risolve il caso, si trovano sicari e mandanti, grazie a Bill (Giuliano Gemma).

musica di Luis Bacalov, adatta alla storia.

un bel film, una bella storia, ottimi attori, un gran regista, cosa volere di più?

buona (kennedyana) visione - Ismaele

 

 

QUI o QUI si può vedere il film completo

  

 

Uno spunto davvero intrigante : la trasposizione dell' assassinio di John Fitzgerald Kennedy nel Far west , a soli 6 anni dal fatto reale ! In visita a Dallas poco dopo  la Guerra di Secessione , il presidente Garfield viene ucciso in una congiura che riguarda tutti i potenti notabili del Texas . Ma ci sarà qualcuno che , per vendetta personale o per ragion di stato , farà sì che la giustizia , magari in sordina , trionfi ... Peccato che dopo l' attentato l' atmosfera cambi ed il film , lasciando solo in sottofondo gli intrighi politici , si trasformi in un più classico Spaghetti Western . Ma pure così rimane una pellicola godibile anche grazie ad un cast veramente convincente , che ha lavorato davvero su alti livelli . A fianco del solito Giuliano Gemma , atletico ed astuto ma un po' meno mattatore , troviamo l' azzimato presidente dell' ex divo Van Johnson , il losco burattinaio del corrotto Fernando Rey , lo sceriffo doppiogiochista dell' ottimo Benito Stefanelli

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Il tema principale “Il prezzo del potere”, epico secondo lo stile del western italiano ma con nuance di malinconia, è introdotto in sordina dall’armonica di Franco De Gemini per poi convertirsi ad una dimensione a piena orchestra in cui è fondamentale l’apporto del coro 4+4 di Nora Orlandi. Le versioni lente (tracce 6, 9, 20), dove peraltro il velo di mestizia si fa più coprente grazie ai tocchi delicati degli archi, valgono ad accentuare i risvolti umani e drammatici della vicenda: il dolore per la morte del Presidente o il senso di impotenza per le accuse ingiuste addossate ad un ragazzo di colore divenuto capro espiatorio nelle mani dei veri artefici del complotto omicida. “Seconde parallele”, “Agguato a Dallas” e “Buio a Las Mariposas” sono invece i momenti drammatici che alternano dissonanze, brevi passaggi melodici, percussioni rumoristiche e lancinanti incursioni di chitarra elettrica distorta. “Il ponte” è un brano d’azione concitato per archi e fiati che esalta le performance acrobatiche di Giuliano Gemma, scelto come protagonista (nel ruolo di un ex soldato nordista che tenta di salvare la vita al Presidente) anche per non tradire del tutto la matrice “spaghetti” del film. Interessante a questo proposito il brano “Il fischio”, dove appunto un’esecuzione fischiata della parte solistica fa da controcanto proprio alle rare guasconate da western all’italiana (il duello al buio con i sigari accesi oppure la roulette russa). Le uniche oasi di spensieratezza sono limitate a “Welcome Mr. President”, un pezzo bandistico da sagra di paese, ed a “Quattro fiori per Jenny”, l’immancabile motivetto da saloon. Infine la sezione bonus track è occupata da versioni film mai pubblicate in precedenza tra le quali si segnalano soprattutto alcune godibilissime e prolungate variazioni del tema conduttore.
Il commento musicale di un western come Il prezzo del potere, cerebrale e fuori dalle consuetudini, era un banco di prova da non sottovalutare. Luis Bacalov se ne è disimpegnato con eleganza dimostrando allo stesso tempo empatia col genere.

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Diretto da TONINO VALERII, che dopo girerà "IL MIO NOME è NESSUNO", si tratta di un western dalla fortissima impronta politica che si ispira all'assassinio KENNEDY (riproposto pari pari in salsa western).
 Abbiamo un Presidente riformista, che vuole dare il diritto di voto ai neri e vuol far affermare la parità dei diritti tra poveri e ricchi, contro il quale si schierano il governatore e alcuni facoltosi degli stati del Sud. Si innescano così una serie di intrighi che ruotano attorno a dei documenti compromettenti per le sorti della nazione e che sono in mano agli uomini del sud. Ha così inizio una vera battaglia di "debunking" e "cover up" che appare persino molto moderna e in cui si cercherà di nascondere certe verità per beni supremi, mentre altri lotteranno per farle emergere e altri ancora avranno come obiettivo il caos oppure il controllo con lo strumento del ricatto di Washington.
Senza dubbio ENTRA NELLA MIA TOP LIST DEI MIGLIORI SPAGHETTI WESTERN DI SEMPRE…

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mercoledì 17 novembre 2021

I giorni dell'ira - Tonino Valerii

quando c'erano gli spaghetti western apparve questo piccolo grande film, le solite storie di pistole e pistoleri, si dirà, ma ci sono due protagonisti in stato di grazia, e una tensione che non cala mai.

il rapporto fra i due protagonisti è la chiave del film, con il bastardo che trova un maestro e si affranca dalla servitù, per diventare un uomo libero, fino a un certo punto e a un prezzo troppo alto.

il film è stato girato nella Almería di un film di Alex de la Iglesia

buona visione - Ismaele

 

 

QUI il film completo, in italiano

 

 

 

Davvero sorprendente questo western di Valerii. La storia, pur non essendo originalissima, è appassionante e riesce a creare personaggi e situazioni memorabili. La regia di Valerii, ex assistente di Leone, si dimostra una delle più abili nel settore e riesce a dirigere il tutto con una classe eccezionale. Il film dura quasi due ore ma per tutta la durata non ci si annoia un secondo. Inoltre la coppia Gemma-Van Cleef entrambi straordinari risulta una delle più azzeccate di tutto lo spaghetti western. Memorabile il duello a cavallo con "colpo in canna". Titoli di testa puramente sixities e pop in maniera irresistibile. Unico difetto evidente non è quello che si mette troppa carne al fuoco, a detta di alcuni critici, ma che vi sono alcuni salti narrativi repentini e forzature, per portare all'inevitabile duello finale tra Gemma e il suo "tutore" Cleef. Bellissime le musiche di Ortolani.

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É un gran bel western, e il fatto che ci sia Valerii alla regia non è poco. Grazie a lui si respira un’impostazione leoniana, ma non del tutto. Un’atmosfera classica che fa da cornice ad un motivo, quello del vecchio e del giovane prima uniti da un rapporto quasi paterno e formativo, poi messi uno contro l’altro, rivisitato più volte e in più sfumature da tutto il cinema, che avrà uno degli esempi migliori proprio con un altro SW di Valerii: “Il Mio Nome è Nessuno”. L’Almeria è fotografata e ripresa benissimo, e quei luoghi diventano davvero co-protagonisti dei movimenti di Gemma, Van Cleef, Muloch, Bosic e altri. Le entrate a cavallo, i duelli tra le case bianche, le cavalcate nella Rambla de Tabernas, il duello finale nella main street: ne “I Giorni dell’Ira” c’è lo spessore dello SW più classico, e l’impronta di un autore a tutto tondo come Tonino Valerii che sa differenziarsi da Leone per un’introspezione psicologica più evidente…

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Un ragazzo vessato da tutti nel suo villaggio viene incoraggiato a ribellarsi da uno spietato pistolero pronto a riprendersi un grande bottino. La coppia Gemma-Cleef (soprattutto il secondo) fa faville in questo spaghetti western i cui dialoghi sono vere e proprie sentenze. La trasformazione caratteriale dei protagonisti è resa molto bene, così come impeccabili sono i personaggi secondari. Valerii dimostra di saperci fare alla grande confezionando un'opera che ha fatto la storia del cinema di genere degli anni '60.

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La perfidia e l'amoralità umane tipiche degli ultimi western vengono compresse ne I GIORNI DELL'IRA, pellicola forte di un'epica classica ma ricca di una violenza che non vuole nascondersi. A differenza di tanti altri film, qui nessun eroe viene a fare giustizia in città, giacché nella brama di potere non vi è eroismo e poiché il vero nemico non terrorizza la cittadina ma è la stessa cittadina del Far West il vero nemico, legata dall'intreccio di una cricca, di una congrega, destinata ad essere smantellata pezzo per pezzo.
Tonino Valerii mette in scena con la solita scolasticità italiana da artigiano filmico una buona sceneggiatura capace di includere la natura chiusa e provinciale dell'America di un tempo: la sua regia, cruda, semplice e funzionale all'intrattenimento, si asserve ad essa. Piccoli zoom e molti silenzi rendono intensa una narrazione lineare che esplode nelle sue musiche imponenti e nella sua atmosfera sofferente. La storia è una versione popolare della narrativa classica, nel suo raccontare così fermamente un rapporto tra allievo e maestro infarcita di vendetta, con tutti i pregi e difetti del caso.

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martedì 30 giugno 2015

Mio caro assassino – Tonino Valerii

un film che ti tiene attaccato alla poltrona fino all'ultimo minuto, una bambina che era morta, caso archiviato, poi tutto, dopo anni, si rimette in moto.
ultima scena alla Agatha Christie, e tutto il resto cinema italiano, fatto di particolari, coincidenze, tensioni, paure, colpi di scena.
non un Capolavoro, ma un piccolo capolavoro sì, da (ri) vedere senza se e senza ma - Ismaele





La fantasiosa indagine investigativa - che decodifica il linguaggio di una bambina morta - immerge il film in un ordito onirico macchinoso e inquietante che si satura, gradatamente, di nenie infantili, allusioni pedofile, retroscena familiari e crudeltà assortite; con i suoi impressionanti momenti di panico e un avvio imprevisto, il thriller di Valerii è da ascrivere tra gli esiti migliori del glorioso cinema italiano d'annata. Molto ben girato, con grande equilibrio ed economia narrativa, ha un cast efficiente ed espressivo e si avvale delle pregevoli, spettrali musiche Ennio Morricone.

Malgrado una ingloriosa dimenticanza di critica e di pubblico, uno dei gialli più interessanti tra tutti quelli prodotti con ossessiva reiteratezza negli Anni Settanta. La trama è originalissima: con un indovinato dosaggio di particolari, essa incolla decisamente lo spettatore ad una serie di rivelazioni concatenate da un ritmo che non conosce cadute, che spinge verso la verità finale senza forzare i tempi, né alterare l'equilibrio della sceneggiatura. Davvero un bel film.

…Le suspens est incontestablement le point fort de ce « Folie meurtrière ». Après un départ plutôt tranquille, on est dans l'attente de nouveaux rebondissements. Valerii n'en fait pas trop et gère quelques indices renvoyant à l'assassin.
Autre bonne nouvelle, George Hilton est parfaitement dans son rôle. Avec un flegme plus british qu'italien, il reste sobre dans la peau de cet inspecteur pugnace qui ne va absolument rien lâcher. Il est secondé par des bureaucrates compétents mais qui n'ont pas son sens du crime. Ce modèle de policier vient presque faire du Agatha Christie en réunissant tout le monde dans les derniers instants comme l'aurait fait Hercule Poirot.
Comment exister auprès du lumineux investigateur Hilton ? C'est difficile et il manque quand même de temps pour approfondir les faces sombres des Moroni. C'est pourquoi, quand le tueur vient à être démasqué, on est un peu pris de cours. Ce sont plus les événements qui nous ont mené à lui – et la sagacité de Peretti - qu'un aboutissement réel. 
De plus, Morricone a déjà eu de bien meilleures idées que cette partition assez impersonnelle, qui fleure bon le giallo – les fans reconnaîtront la patte habituelle -.
Ce que ces aficionados vont par contre louper c'est la félicité de la violence. Il y a très peu de considérations visuelles et cela pourra également décevoir. Un premier meurtre amusant et quelques poncifs – attaque gantée à la lame – entoure la séquence qui a fait sortir le métrage de l'anonymat, à savoir une mise à mort à la scie circulaire. Alors certes on y va gaiement mais Valerii n'est pas très à l'aise pour rendre compte de sa brutalité. Peu réaliste, cette séquence vaut plus pour son idée que sa mise en œuvre.
Valerii a voulu faire original dans la tuerie mais ne maîtrise pas complètement son sujet. Peut-être qu'une deuxième tentative aurait été plus fructueuse.
On est ici face à un thriller bien rythmé et qui semble se diriger vers le giallo plus par obligation que par réelle envie. A voir pour un Hilton très impliqué et pour ses choix d'armes peu banals.

…Tipico del genere anche la ridda di personaggi (di cui è difficile ricordare i nomi) tutti potenziali colpevoli: la presenza di un pittore-scultore pedofilo darà l'occasione di mostrare una bambina nuda, elemento d'exploitation forse evitabile. Il film vira molto verso il genere poliziesco ed il finale con il commissario che riunisce tutti i sospetti in una stanza e fa una filippica accorata prima di rivelare l'identità del killer, ricorda molto da vicino Agatha Christie & Co. Forse Mio caro assassino è un po' lunghetto, con degli approfondimenti sulla vita privata del commissario Peretti abbastanza inutili, ma rimane il fatto che la pellicola presenta tutti gli elementi che si aspetta un appassionato di giallo all'italiana: decisamente uno dei film più interessanti nel suo genere. Consigliato. Solo per afecionados, però.