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lunedì 15 marzo 2021

Edge of the City (Nel fango della periferia) - Martin Ritt

John Cassavetes e Sidney Poitier sono straordinari, e il regista pure.

una storia di operai, di disertori, di violenza, di amicizia, di omertà, e anche d'amore.

non perdetevi questo gioiellino - Ismaele


 

QUI il film completo, in inglese 

 

 

 

John Cassavetes et Sidney Poitier sont parfaits dans leur rôle, à la fois dynamiques et toujours très spontanés pour s’approprier des séquences avec une vraie liberté dans leur interprétation. Les méthodes de l’Actors Studio sont ainsi merveilleusement mis en œuvre et confèrent aux interprétations une véritable fraîcheur qui n’a pas vieillie. Cassavetes se cherche encore, son interprétation flirtant avec celle de James Dean en jeune névrosé qui cherche à vaincre sa peur pour trouver sa place dans la société. Le monde du travail comme l’espace intime des temps en dehors du travail sont représentés avec un véritable équilibre entre les deux, chose suffisamment rare à l’époque pour ne pas être relevé : la classe laborieuse commence ainsi à être véritablement représentée et notamment dans l’exercice de ses fonctions dans une approche semi-documentaire. Le film s’accélère un peu trop vite pour un dénouement certes convenable et résolument indépendant par rapport à la ligne des studios d’Hollywood, la fin de la chasse aux sorcières de McCarthy libérant enfin des sujets sociaux qui n’avaient plus cours au cinéma. Et même si ce n’est pas le sujet central, peut-être encore par frilosité, le racisme ordinaire est évoqué à un moment et sert notamment au récit dramatique. Pour tous ces partis prix, ce film conserve une aura très intéressante soixante ans plus tard et se laisse voir avec un vrai plaisir.

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Un gran melodramma come solo sapeva fare hollywood negli anni cinquanta con registi di impegno sociale come Martin Ritt e con grandissimi attori come Cassavetes e Poitier , amici in uno sfondo lavorativo fatto di fatica, caporalato e ingiustizie umane razziali. IMPERDIBILE.

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"E' un lavoro tecnicamente pregevole; ben delineati i caratteri, accuratamente analizzata la psicologia dei personaggi. Apprezzabili la regia e l'interpretazione, buona la fotografia. Alcune scene e la chiusa possono sembrare eccessivamente forti, ma non mancano di efficacia." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 42, 1957)

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Un film che va visto in versione originale, oltre tutto si segue bene.. si sentono le vere voci di Poitier (anche un po' enfatica) e quella fievole e leggermente aspra di Cassavetes. La trama è forse uguale a molte altre sul fatto del razzismo, e Fronte del Porto ha fatto scuola, ma la si segue bene, e questo esordio di Ritt è ben fatto per il suo risvolto non comune di coscienza da parte del protagonista. In effetti il buonismo del nero, un po' scontato, lo si segue in maniera ovvia, mentre il personaggio di Cassavetes è molto più sfaccettato e problematico, e quindi interessante. E' un prodotto tipico dell'epoca, e lo si riconosce anche dalla sottolineatura esasperata della musica che alle volte infastidisce e data il film.

Comunque nell'insieme è un film più che interessante ed avvincente

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…This movie was Martin Ritt's directorial debut and he also wasn't given too much movie to spend on his movie. The studios were probably also a bit reluctant mainly because of its concept and/or because it was Ritt's first movie. Or perhaps it was simply due to the fact that MGM just wasn't that big anymore and it had left its best days behind them. Ever since the '50's on Metro-Goldwyn-Mayer sort of had the reputation of making not too great and cheap movies, while in the early years before that it was really one of the biggest studios with lots of stars and acclaimed directors attached to it, who made many award winning classic movies. Luckily for them their reputation is starting to change again and whenever the MGM-logo appears at a movie people are no longer expecting a lesser-movie anymore.
Anyway, even with its restrained budget and limited resources they managed to make a great movie out of this one. The movie is very simple, with only a few characters and a simplistic plot in it. The movie however still manages to capture you with its story and subjects, without ever starting to become preachy or anything about it. It makes the movie an effective one as well with its subjects.
Really a movie that deserves to be seen.

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…The cultural impact that Sidney Poitier had on cinema and society at large is indisputable. A dignified actor with a deep sense of social consciousness, he broke through racial barriers by choosing to play roles that shed the spotlight on intelligent black men--not perfect men, but men who lead their lives just like anyone else, with all the flaws that implies. Regardless of the role, Poitier refused to let any performance descend into racial clichés, and the example he created helped reshape the public perception of African Americans. It sounds frightfully simplistic, but such is the power of the moving image to shape the public perception.

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sabato 18 luglio 2020

L'assassinio di un allibratore cinese - John Cassavetes

Cosmo gestisce il suo club di intrattenimento e spogliarello con la stessa cura di un buon padre di famiglia, attento al personale, e tratta le ragazze come amiche, una è anche la sua fidanzata.
sopravvivere in quel mondo spietato di strozzini e squali è quasi impossibile, ma Cosmo riesce a non essere come loro.
fino a che non si fa fregare dalla mafia. 
ha un debito di gioco , e deve pagare entro poche ore.
non ha i soldi, ma gli amici mafiosi gli chiedono, lo obbligano a un lavoro estremo.
senza Cosmo la società dello spettacolo si priva di uno dei suoi migliori esponenti.
il film è bellissimo, se non si è capito.
ci sono diverse versioni, quella "vera" è da 210 minuti (circa), è passata a Fuoriorario un po' di anni fa, frugando in rete si trova ancora.
buona imperdibile visione - Ismaele





“L’assassinio di un allibratore cinese” rappresenta uno dei punti più alti della “poetica” cassavetesiana e uno dei suoi film più belli e più “suoi”. Si perché tra l’altro Cosmo Vitelli è uno di quei personaggi che più somigliano al suo creatore/regista: Cosmo si oppone alle regole della malavita proprio come Cassavetes fa dell’opposizione al cinema tradizionale ed hollywoodiano uno dei suoi principi di vita e di lavoro. Dunque Cosmo/Ben Gazzara è l’alter ego di Cassavetes, e “ciò che rende il personaggio di Cosmo – santo e farabutto insieme – così commovente è la relazione col suo alter ego rappresentato dal regista: il prode impresario e figura paterna di un collettivo sgangherato (la troupe di Cassavetes?) deve compromettere i suoi valori per mandare avanti la piccola famiglia” (Jonathan Rosenbaum).
Cassavetes dovette spiegare esplicitamente tutto questo all’amico Ben Gazzara, al quale inizialmente non piaceva affatto il personaggio che Cassavetes gli voleva fare interpretare.  E allora Cassavetes spiegò all’amico attore che i gangster nel film erano la metafora di coloro che cercano costantemente di rubare o rovinare i sogni delle persone per bene. Ad un certo punto Cassavetes comincio’ ad urlare con l’amico/attore e Gazzara andò oltre la stessa metafora usata dal regista, perché comprese che in realtà il personaggio di Cosmo Vitelli rappresentava appunto John Cassavetes  e che il film era una metafora della possibile rovina dei sogni del regista…

Un poliziesco? Forse. Un noir? Può darsi. Un gangster movie? Probabile. Un melodramma? Anche. In realtà “L’assassinio di un allibratore cinese” è tutte queste cose messe assieme. Cassavetes, da grande anarchico del cinema qual era, mescola i generi più disparati per poi mandarli all’aria, con l’obiettivo di realizzare un’opera sperimentale, perfettamente coerente con la sua idea di cinema indipendente, libera cioè da ogni schema precostituito. Cassavetes, poi, trova nello straordinario Ben Gazzarra – che praticamente compare in ogni singola inquadratura del film – un complice perfetto per mettere in scena la deriva esistenziale di Cosmo Vitelli, un proprietario di un modesto nightclub che finisce stritolato da un meccanismo diabolico dal quale, probabilmente, ne potrà uscire solo con la morte. Insomma, si tratta di un film eccezionale, diretto da un regista geniale, qui in autentico stato di grazia, oltre che interpretato da un attore, il succitato Ben Gazzarra, fenomenale. “L’assassinio di un allibratore cinese” è un film sovversivo, selvaggio, girato con uno stile di regia caotico che se ne infischia delle regole: il risultato è un’opera maledettamente affascinante che spiazza continuamente lo spettatore, il quale non può far altro che rimanere folgorato da questa pellicola che fa del nichilismo la sua bandiera. Da vedere assolutamente nella versione integrale di 130 minuti, meritoriamente recuperata da “Fuori Orario”. Grande Cassavetes.
"Solo le persone che stanno bene con se stesse sono felici" ammette Cosmo Vitelli a un certo punto del film.
Un film temerario, spiazzante, meraviglioso e del tutto antitetico a pellicole del genere. L'amarezza apatica del protagonista, proprietario di uno squattrinato locale di strip tease dalla deriva (parodistica) europea è già un fattore insolito, come i malavitosi connessi alla mafia moderatamente "insospettabili" o lo stesso locale di Cosmo.
Un microcosmo squallido per una baracconata di quart'ordine, dallo strano "sapore" decadente. Non è la solìta giostra di ilarità trasgressiva dei classici strip-pub, non si respira aria di vita, ma di sopravvivenza.
Fino all'ultimo respiro, direbbe Godard, o meglio fino all'ultima recita, come suggerisce lo script.
Cassavetes è sempre un marchio indelebile di garanzia: pochi dialoghi ma fondamentali, poca azione, tanti chiaroscuri, un incubo urbano che degenera nel traffico opprimente della metropoli.
Solo a tratti - ad esempio quando il protagonista capisce di essere in trappola - la sperimentazione del regista sfoggia un registro tecnico efficace ma fin troppo pretenzioso.
Magnifico personaggio, comunque, magnifico loser, capace di arrendersi alla propria incoscienza con una viltà controversa. In fondo è anche questa la sua forza.
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 L’assassinio di un allibratore cinese propone dunque una lettura multistrato: a un livello diegetico Cosmo Vittelli è un imprenditore e regista il cui unico scopo è la buona riuscita del suo lavoro e di quello del suo staff, stessa pratica in cui, a un livello extradiegetico, ha sempre eccelso Cassavetes. Pertanto la scena in cui i malavitosi impartiscono a Cosmo l’ordine di uccidere l’allibratore, con dovizia di indicazioni (attoriali) atte a guidare la messinscena del crimine, assume anch’essa un significato metaforico. Al “ruolo” che Cosmo si è scelto se ne va a sovrapporre un altro, indesiderato, governato dal capitalismo “oppiaceo” dei gangster, che incarnano, come lo stesso Cassavetes ebbe a dichiarare, proprio quei produttori hollywoodiani dai quali, dopo l’infelice esperienza di Blues di mezzanotte e Gli esclusi, è caparbiamente fuggito.
E allora, il monologo conclusivo di Cosmo/Gazzara diventa qui un monito per gli attori (e autori) di ieri e di oggi: essere a proprio agio in un ruolo, questo è tutto, dedicandosi con fiducia al proprio mestiere e al pubblico. È da questa fondamentale onestà che nasce l’emozione – la cui frontalità è stata ben stigmatizzata da Scorsese – nei film di Cassavetes, il cui lascito risiede in una libertà creativa che lascia arrivare dritto in faccia allo spettatore l’amore per il proprio lavoro, che oggi come ieri che riceviamo, senza fare troppa fatica, semplicemente guardando i suoi film.



lunedì 27 aprile 2015

Mikey e Nicky - Elaine May

Peter Falk e John Cassavetes sono straordinari, in questa storia di amicizia e tradimento.
molte scene sono indimenticabili, l'ultima più di tutte.
il film è stato girato nel 1973, ma è apparso in sala solo tre anni dopo.
accade tutto in una notte, i due amici ricordano tante cose di quando erano d'accordo, e no, si leggono reciprocamente la vita.
il film non sarà perfetto, ma chi se ne importa, è bellissimo - Ismaele




… Falk and Cassavetes are both fantastic, but again I may be stating the obvious.  There’s a lot of subtle facial work going on here, and at times it’s fascinating just to watch Falk study Cassavetes.  The two have a well-seasoned give and take, and the dialogue pops without ever coming off as forced.  One nitpick, though.  The engaging realism of the film is momentarily dashed when a very obvious boom mike appears and is suddenly yanked out of frame.  Yeah, I know it’s a silly thing to even comment on, but it is one of those things that “takes you out of the film”.
Still, it’s a terrific dual character study, two morally gray personalities at odds with each other more than they realize, with a very sober ending.
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Nick (Cassavetes), braccato dalla mafia e in stato di paranoia, chiede aiuto al suo amico Mikey (Falk): i due trascorreranno insieme una movimentata notte, fino all'alba. Travagliatissimo film - quasi tutto improvvisato sul set - che costò a Elaine May un'assenza dalle scene di molti anni per divergenze con la produzione. Ottima prova dei due grandi attori (Falk è immenso, Cassavetes un po' autoindulgente). Un film interessante e originale che restituisce il sapore unico degli Anni '70.


The film takes place over the course of a night as the two friends go over old ground together, notably visiting Nick's mother's grave. The film has no obvious character arc, and only the dialogue leads us specifically and irrevocably to a foregone conclusion. Very carefully scripted, it sounds improvised and messy, like the thought process of real human beings…
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"Mikey e Nicky" è un noir ingiustamente poco conosciuto e soprattutto abbastanza irreperibile. Eppure è un gran bel film. Un film soprattutto di attori, due grandissimi interpreti come Peter Falk e John Cassavetes che nella vita erano anche grandi amici. La regista, Elaine May (suo il divertente "E' ricca, la sposo e l'ammazzo") si adegua a questi due grandi interpreti, lasciando loro piena libertà di improvvisare e di rendere in libertà la descrizione dei loro personaggi. Da un lato c'è Nicky (Cassavetes), un uomo allo stremo, paranoico, nevrotico, sempre sull'attenti perchè sa che da un momento all'altro lo uccideranno. Dall'altra Mikey (Falk), vecchio ed unico amico di Nicky, con il quale ha un rapporto conflittuale e che vorrebbe tradire. Tutta la storia è ambientata nell'arco di una notte, una notte in cui verranno al pettine le ruggini del passato e le paure del presente. Il finale è di quelli che non si scordano, perchè "ti lascia il freddo addosso" (Morandini). Gran film, da riscoprire e assolutamente da vedere per chi è fan di Cassavetes.
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While the almost two hour running time and lack of any real action set pieces may place the film in the realm of unaccessibility for some crime film fans, Mikey And Nicky is an underrated and often overlooked film that will appeal to anyone impressed by solid direction and great acting…