un film con un immenso Vittorio Gassman, e una bravissima Catherine Deneuve.
raccontarlo è un crimine, guardatelo e godetene tutti.
buona (inattesa) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film su Raiplay
QUI si può vedere il film online
…Il film segue l’arrivo del diciannovenne Tino (Danilo Mattei) a Venezia, ospitato nel palazzo nobiliare ormai decadente
degli zii, Fabio e Elisa Stolz, con lo scopo di seguire gli studi d’arte. Fabio Stolz (interpretato da Vittorio Gassman) si presenta come un personaggio ossessivo e dalla grande
morale, mentre la zia Elisa Stolz (interpretata da Catherine Deneuve) che vive nell’ombra del marito, è legata da un segreto
indicibile. I misteri ruotano attorno a rumori e risate infantili che il
giovane ospite sente provenire dalla soffitta del palazzo residente. Una volta
che lo zio Fabio confessa al nipote che vi abita il suo stesso fratello ormai
infermo di mente, la storia sembra prendere una piega strana e si rivela più
inquietante e stratificata di quanto appaia in superficie…
…Per scrivere la sceneggiatura
viene chiamato stavolta Bernardino Zapponi, altro professionista di chiara fama
noto per i lavori con Mauro Bolognini, Federico Fellini e lo stesso Risi, ma
mai abbastanza ricordato per il fondamentale contributo offerto all’innovativo
“congegno” col quale Dario Argento un paio di anni prima aveva “scardinato” le
regole del thriller (stiamo parlando naturalmente di Profondo Rosso); ed è una
“ventata” che Zapponi porta anche in questo copione, rimodellando all’uopo la
materia arpiniana.
Tanto per cominciare, come teatro dei fatti viene scelta, in luogo di
Torino, una Venezia più lugubre che mai, la “vecchia dall’alito cattivo” che
non ha nulla da invidiare, quanto a putridume, a quelle filmate da Aldo Lado in
Chi L’Ha Vista Morire o da Nicolas Roeg in Don’t Look Now; in secondo luogo,
Zapponi modifica sensibilmente i caratteri dei personaggi principali:
l’ingegnere (ribattezzato Fabio Stolz) perde la mitezza della pagina letteraria
per trasformarsi in un uomo coltissimo, austero, sottilmente dispotico, di una
pedanteria a tratti ossessiva ed attraversato da un malessere interiore
indecifrabile, un prussiano dai modi e dalle concezioni di vita d’altri tempi
(la cui figura sembra vagamente ispirata a quella del grande poeta romantico
Friedrich Hölderlin) che tiene sostanzialmente reclusa la più giovane moglie
Elisa, sottomessa e cagionevole di salute (la Galla di Arpino era invece una
donna di carattere più fermo), con la quale intrattiene una sorta di sadico
gioco psicologico al gatto col topo (valore aggiunto sono i magnifici dialoghi,
in bilico tra amaro esistenzialismo, tagliente sarcasmo e nonsense);
l’introduzione poi del personaggio di Beba, fantomatica figlia di primo letto
di quest’ultima morta appena decenne in circostanze non chiare, assente nel
romanzo e vero e proprio altro “elefante nella stanza” alla pari del misterioso
gemello, contribuisce ad alzare ulteriormente il livello di morbosità
dell’insieme, conducendo lo spaesato Tino, e insieme a lui noi spettatori,
attraverso un viaggio nelle tenebre di due menti malate che si concluderà, con
un finale ad effetto, addirittura evocando echi di pedofilia…
…In questo spazio ci soffermeremo su Giovanni Arpino, autore nel 1966 del romanzo Un’anima persa. Dino Risi e lo sceneggiatore Bernardino Zapponi utilizzeranno questo soggetto di Arpino (autore che Risi già utilizzò per Profumo di donna) ma ambienteranno la vicenda a Venezia anziché a Torino. Risi affermò infatti la modifica del testo originale: “il romanzo lo abbiamo modificato e dilatato…Neppure Arpino è stato informato di questa aggiunta, ma dopo Profumo di donna credo si fidi di me”. La scelta della città veneta è riconducibile al tono enigmatico che si è voluto imprimere alla vicenda: non esiste altra città al mondo (città labirinto fu ribattezzata dal regista in un’intervista coeva all’uscita del film) in cui la natura umana può essere mascherata in modo migliore che non a Venezia.
L’anima – o meglio le anime – sono quelle di Fabio Stolz (Vittorio Gassman) ed Elisa (Catherine Deneuve), zii di Tino (Danilo Tommasi), ospite in laguna per cominciare i suoi studi in pittura. Con il passare dei giorni il giovane si accorgerà che nella dimora veneziana degli Stolz si nascondono le tracce di un passato che non andrebbe riportato a galla…
…Una delle più grandi interpretazioni di un Gassman a due facce
assolutamente inquietante nel ruolo del pazzo recluso che sa però nascondere
bene il fuoco sotto la cenere dello zio Fabio per poi sprigionarlo con il
giusto dosaggio nel progredire del racconto fino al bellissimo monologo finale
ma è chiaro che anche i meno scaltri all'urlo della parola "Eufrasio"
e osservando bene la sequenza della notte brava in locali e casinò di Tino e
zio Fabio potranno captare l'inghippo.
Il colpo di scena finale è tutto sommato imprevedibile ma
neanche troppo digeribile tanto che se non sbaglio non proviene dal romanzo ma
è una trovata di sceneggiatura.
Algida e passiva la Deneuve fa bene il suo personaggio senza
strafare, adeguato al ruolo Danilo Mattei ma si poteva trovare di meglio mentre
è un piacere rivedere Anice Alvina nel ruolo di Lucia la modella pittorica che
scatena le prime pulsioni in Tino e l'amarezza dei ricordi in zio Fabio: ha
come sempre un sex appeal transalpino tutto suo che favorisce fortemente la sua
caratterizzazione che si impenna appena entrata in scena con un nudo integrale
disinvolto e stuzzicante per poi stemperarsi al saluto finale in cima al ponte.
Musica di Francis Lai.
…Il tono gotico, malsano ed ambiguo della pellicola si sposa alla
perfezione con l'atmosfera putrida e decadente della città lagunare (“Venezia
è una vecchia signora dall'alito cattivo”), ripresa da Tonino Delli Colli con una fotografia livida e funerea . Molto suggestiva la scelta delle ambientazioni, tra le calli ed i
canali meno turistici, l'isola-cimitero quella manicomio e la dimora aristocratica degli zii,
splendida ma in gran parte fatiscente, fantasma di uno passato splendore.
Anima Persa è quindi un film sulla decadenza inarrestabile di
un'umanità dall'apparenza falsamente rispettabile, sulla perversione e la
follia, segregate in soffitta per metterle al riparo da occhi indiscreti, e
spiate al massimo attraverso uno spioncino, ma che finiscono per avviluppare
un'intera famiglia con le loro malsane spire. Un film amaro sul male di vivere,
sull'angoscia e l'inquietudine esistenziale che possono spalancare l'abisso della pazzia…