Visualizzazione post con etichetta Vittorio Gassman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vittorio Gassman. Mostra tutti i post

mercoledì 12 agosto 2026

Anima persa – Dino Risi

un film con un immenso Vittorio Gassman, e una bravissima Catherine Deneuve.

raccontarlo è un crimine, guardatelo e godetene tutti.

buona (inattesa) visione - Ismaele


QUI si può vedere il film su Raiplay

QUI si può vedere il film online

 

 

Il film segue l’arrivo del diciannovenne Tino (Danilo Mattei) a Venezia, ospitato nel palazzo nobiliare ormai decadente degli zii, Fabio e Elisa Stolz, con lo scopo di seguire gli studi d’arte. Fabio Stolz (interpretato da Vittorio Gassman) si presenta come un personaggio ossessivo e dalla grande morale, mentre la zia Elisa Stolz (interpretata da Catherine Deneuve) che vive nell’ombra del marito, è legata da un segreto indicibile. I misteri ruotano attorno a rumori e risate infantili che il giovane ospite sente provenire dalla soffitta del palazzo residente. Una volta che lo zio Fabio confessa al nipote che vi abita il suo stesso fratello ormai infermo di mente, la storia sembra prendere una piega strana e si rivela più inquietante e stratificata di quanto appaia in superficie…

da qui

 

…Per scrivere la sceneggiatura viene chiamato stavolta Bernardino Zapponi, altro professionista di chiara fama noto per i lavori con Mauro Bolognini, Federico Fellini e lo stesso Risi, ma mai abbastanza ricordato per il fondamentale contributo offerto all’innovativo “congegno” col quale Dario Argento un paio di anni prima aveva “scardinato” le regole del thriller (stiamo parlando naturalmente di Profondo Rosso); ed è una “ventata” che Zapponi porta anche in questo copione, rimodellando all’uopo la materia arpiniana.

Tanto per cominciare, come teatro dei fatti viene scelta, in luogo di Torino, una Venezia più lugubre che mai, la “vecchia dall’alito cattivo” che non ha nulla da invidiare, quanto a putridume, a quelle filmate da Aldo Lado in Chi L’Ha Vista Morire o da Nicolas Roeg in Don’t Look Now; in secondo luogo, Zapponi modifica sensibilmente i caratteri dei personaggi principali: l’ingegnere (ribattezzato Fabio Stolz) perde la mitezza della pagina letteraria per trasformarsi in un uomo coltissimo, austero, sottilmente dispotico, di una pedanteria a tratti ossessiva ed attraversato da un malessere interiore indecifrabile, un prussiano dai modi e dalle concezioni di vita d’altri tempi (la cui figura sembra vagamente ispirata a quella del grande poeta romantico Friedrich Hölderlin) che tiene sostanzialmente reclusa la più giovane moglie Elisa, sottomessa e cagionevole di salute (la Galla di Arpino era invece una donna di carattere più fermo), con la quale intrattiene una sorta di sadico gioco psicologico al gatto col topo (valore aggiunto sono i magnifici dialoghi, in bilico tra amaro esistenzialismo, tagliente sarcasmo e nonsense); l’introduzione poi del personaggio di Beba, fantomatica figlia di primo letto di quest’ultima morta appena decenne in circostanze non chiare, assente nel romanzo e vero e proprio altro “elefante nella stanza” alla pari del misterioso gemello, contribuisce ad alzare ulteriormente il livello di morbosità dell’insieme, conducendo lo spaesato Tino, e insieme a lui noi spettatori, attraverso un viaggio nelle tenebre di due menti malate che si concluderà, con un finale ad effetto, addirittura evocando echi di pedofilia…

da qui

 

…In questo spazio ci soffermeremo su Giovanni Arpino, autore nel 1966 del romanzo Un’anima persaDino Risi e lo sceneggiatore Bernardino Zapponi utilizzeranno questo soggetto di Arpino (autore che Risi già utilizzò per Profumo di donna) ma ambienteranno la vicenda a Venezia anziché a Torino. Risi affermò infatti la modifica del testo originale: “il romanzo lo abbiamo modificato e dilatato…Neppure Arpino è stato informato di questa aggiunta, ma dopo Profumo di donna credo si fidi di me”. La scelta della città veneta è riconducibile al tono enigmatico che si è voluto imprimere alla vicenda: non esiste altra città al mondo (città labirinto fu ribattezzata dal regista in un’intervista coeva all’uscita del film) in cui la natura umana può essere mascherata in modo migliore che non a Venezia.

L’anima – o meglio le anime – sono quelle di Fabio Stolz (Vittorio Gassman) ed Elisa (Catherine Deneuve), zii di Tino (Danilo Tommasi), ospite in laguna per cominciare i suoi studi in pittura. Con il passare dei giorni il giovane si accorgerà che nella dimora veneziana degli Stolz si nascondono le tracce di un passato che non andrebbe riportato a galla…

da qui

 

…Una delle più grandi interpretazioni di un Gassman a due facce assolutamente inquietante nel ruolo del pazzo recluso che sa però nascondere bene il fuoco sotto la cenere dello zio Fabio per poi sprigionarlo con il giusto dosaggio nel progredire del racconto fino al bellissimo monologo finale ma è chiaro che anche i meno scaltri all'urlo della parola "Eufrasio" e osservando bene la sequenza della notte brava in locali e casinò di Tino e zio Fabio potranno captare l'inghippo.

Il colpo di scena finale è tutto sommato imprevedibile ma neanche troppo digeribile tanto che se non sbaglio non proviene dal romanzo ma è una trovata di sceneggiatura.

Algida e passiva la Deneuve fa bene il suo personaggio senza strafare, adeguato al ruolo Danilo Mattei ma si poteva trovare di meglio mentre è un piacere rivedere Anice Alvina nel ruolo di Lucia la modella pittorica che scatena le prime pulsioni in Tino e l'amarezza dei ricordi in zio Fabio: ha come sempre un sex appeal transalpino tutto suo che favorisce fortemente la sua caratterizzazione che si impenna appena entrata in scena con un nudo integrale disinvolto e stuzzicante per poi stemperarsi al saluto finale in cima al ponte.

Musica di Francis Lai.

da qui 

 

Il tono gotico, malsano ed ambiguo della pellicola si sposa alla perfezione con l'atmosfera putrida e decadente della città lagunare (“Venezia è una vecchia signora dall'alito cattivo), ripresa da Tonino Delli Colli con una fotografia livida e funerea . Molto suggestiva la scelta delle ambientazioni, tra le calli ed i canali meno turistici, l'isola-cimitero quella manicomio e la dimora aristocratica degli zii, splendida ma in gran parte fatiscente, fantasma di uno passato splendore.

Anima Persa è quindi un film sulla decadenza inarrestabile di un'umanità dall'apparenza falsamente rispettabile, sulla perversione e la follia, segregate in soffitta per metterle al riparo da occhi indiscreti, e spiate al massimo attraverso uno spioncino, ma che finiscono per avviluppare un'intera famiglia con le loro malsane spire. Un film amaro sul male di vivere, sull'angoscia e l'inquietudine esistenziale che possono spalancare l'abisso della pazzia…

da qui

 

 

domenica 20 ottobre 2024

La pecora nera - Luciano Salce

qualche anno fa, in Viva la libertà, Tony Servillo interpreta due fratelli gemelli, il politico e il fratello fuori controllo, che poi lo sostituisce.

nel 1968 Vittorio Gassman interpretava i due fratelli gemelli Agasti, Mario, il politico in ascesa, e Filippo, il fratello poco di buono che appare e porta scompiglio.

non è un film perfetto, ma Luciano Salce e Vittorio Gassman sono una garanzia.

buona (gemella) visione - Ismaele

 

 

Il doppio speculare in un film ha un solo fine, dimostrare quanto le parti in fondo si assomiglino. Così lo zelante onorevole Agasti, il "buono", è un egotico che lascia sfiorire la moglie; il gemello Filippo sarà anche furfante ma è un geniale uomo di mondo. E Salce, regista mai scontato, al connubio aggiunge una nuance machiavellica: la volpe nella politica italiana è di gran lunga preferita al leone (quantomeno al ministero degli esteri). Commedia non spiacevole però ridondante, che vive di marchingegni morali e, certo, del mattatorismo qui persino duplicato di Gassman.

da qui 


Film di difficile reperibilita' in Rete ( ma comunque un'unica copia la si trova ...) e devo dire che e' anche godibile in vari pezzi con un inizio strampalato per il povero e furbo Gassman e con un andirivieni di sequenze agro-dolci e velatamente sexy che fanno di questa Pellicola un qualcosa di positivo nel Panorama Cinematografico abbastanza insipido anni '60.

da qui 

 

venerdì 18 ottobre 2024

Anima nera - Roberto Rossellini

Vittorio Gassman incontenibile come al solito, ma un po' meno.

è innamorato della giovane moglie, che riesce a tenerlo a bada.

siamo in pieno boom economico, prendere a prestito soldi, magari da uno strozzino, è facile, restituirli un po' meno.

non è un film perfetto, Roberto Rossellini l'avrà girato per qualche obbligo, manca qualcosa.

buona (innamorata) visione - Ismaele

 

 

QUI si può vedere il film completo

  

 

Come è noto, alla metà degli anni Sessanta Roberto Rossellini, pur essendo nel pieno dell'attività e acclamato come Maestro a livello mondiale, decise che ne aveva abbastanza del cinema e proseguì la sua produzione artistica soltanto tramite documentari biografici, regie televisive e lavori di evidente scopo didattico. Questo Anima nera, tratto da un testo teatrale di Giuseppe Patroni Griffi con una sceneggiatura scritta dallo stesso regista insieme ad Alfio Valdarnini, rappresenta l'ultimo lungometraggio espressamente cinematografico girato da Rossellini; secondo molte voci, anche di presenti sul set, Rossellini però seguì molto poco la lavorazione del film, lasciando spesso e volentieri le cose in mano ad assistenti e interpreti. Sulle ragioni di questa crescente insofferenza per Cinecittà e più in generale verso il mezzo artistico che lo aveva reso grande e celebre, e che lui stesso aveva nobilitato con opere del calibro di Roma città aperta (1945), Paisà (1946) o Europa 51 (1952), si potrebbe discorrere a lungo e probabilmente senza arrivare a una risposta certa; sicura è invece la disaffezione verso Anima nera, pellicola che avrebbe meritato maggiori cure e che, nonostante la travagliata realizzazione, riserva comunque un discreto fascino...

da qui

domenica 11 agosto 2024

Caro papà – Dino Risi

anni settanta, arriva il terrorismo, Vittorio Gassman è un'imprenditore di successo, ma non coi figli, che cerca di recuperare, almeno di impostare un dialogo.

il film non è perfetto, ma a Dino Risi e Vittorio Gassman come facciamo a non voler bene, a prescindere?

buona (paterna) visione - Ismaele


 

 

QUI il film completo, su Raiplay

 

 

…Risi quindi fa emergere le difficoltà di comunicazione tra le due generazioni: i padri ormai "schiavi" del capitalismo (con qualche amicizia reazionaria) e i figli simpatizzanti maoisti, che però vivono in gabbie d'orate con tanto di maggiordomi, autisti e camerieri. I tentativi del protagonista di avvicinare la generazione del figlio sono piuttosto scontati e fallimentari; così come sono pretestuose le accuse dei giovani nei confronti dei genitori: questi ultimi accusati persino di retorica quando parlano della Resistenza. Detto questo il film, seppure con un protagonista eccellente (Gassman premiato anche a Venezia) ed un soggetto tutto sommato interessante, non evita scivoloni nelle soluzioni un po' più facili e meno risolutive (ed in alcuni casi inverosimili): sin dall'inizio si ipotizza che l'attentato in divenire sia nei confronti del protagonista, abbastanza inverosimile che un diario così compromettente venga lasciato in bella vista su una libreria, altrettanto inverosimile che l'attentato venga compiuto all'estero (oltretutto nella trama non si spiega nemmeno chi sia il killer), per non parlare della guardia del corpo giapponese "in incognito" che fa di tutto per farsi notare e fallire miseramente il suo compito.

Tra le figure che si sono interessate alle condizioni di salute del protagonista dopo l'attentato subito, vengono citate Andreotti (allora Presidente del Consiglio), l'avvocato Agnelli (all'epoca a capo della più grande industria privata) e Michele Sindona, allora considerato uno dei più grandi finanzieri del Paese, e che nello stesso anno ha commissionato l'omicidio del Commissario Ambrosoli.

da qui

 

È un po' strano 'sto ragazzo... sempre zitto e misterioso. Ma che combina, che fa, con chi si vede?

Non è un film senza difetti, ma mi è piaciuto. Dino Risi si conferma bravo regista drammatico, oltre che di commedie (anche se non di azione: la sequenza dell'attentato è un po' incerta). Vittorio Gassman offre certamente una buona interpretazione, a tratti persino sottile e attenta alle sfumature. In un decennio in cui gli attori tendevano ad andare sopra le righe, a urlare o a fare i buffoni, questo è un pregio ancora maggiore. Nonostante la sua presenza, tuttavia, il film è sempre circolato pochino, e sinceramente non so spiegare perché…

da qui

 

E' sicuramente un film non all'altezza della fama di Risi e di Gassman. Si mette un po'troppa carne al fuoco,si vuole parlare di terrorismo(siamo nel 1979,in pieni anni di piombo e poteva essere un ottimo spunto per un film) e si cerca di parlare dei rapporti tra un padre e i suoi figli, tra cui una è in comunita'di recupero dalla droga e quando vede il padre non ha di meglio da fare che sputargli in faccia (e lui incassa nella massima indifferenza), l'altro simpatizza con alcuni terroristi che stanno organizzando un attentato contro il padre. Il problema è che solo il personaggio del padre viene abbozzato, una sorta di appendice del personaggio sempre interpretato da Gassman in In nome del popolo italiano, il classico cialtrone menefreghista e affarista,classico forte con i deboli e debole con i forti. Ma il tutto non funziona,è tutto opaco,sgranato e non convincente e anche la descrizione d'ambiente in cui Risi di solito era maestro risulta artefatta e lontana dalla realta'...per non parlare dell'inverosimiglianza....

da qui

martedì 8 agosto 2023

L’arcidiavolo – Ettore Scola

un diavolo viene mandato sulla terra con un aiutante, per una missione speciale.

giochi, follie, equivoci sono il sale del film, che è molto divertente.

non sarà perfetto, ma merita di sicuro la visione, con un Vittorio Gassman in perfetta forma.

buona (diabolica) visione - Ismaele

 

 

 

 

Meno divertente di quello che si voleva. Se Gassman è perfetto per il ruolo, non così si può dire per Mickey Rooney, diavoletto non troppo azzeccato. Il film ha dei momenti buoni, come l'incontro con il personaggio con Luigi Vannucchi (suicida anche qui, nella finzione) o come alcune fasi alla corte di Lorenzo il Magnifico (con cast secondario gustoso: la Vukotic, Fangareggi, Lella Fabrizi...), ma batte la fiacca in non pochi momenti, come la parodia calcistica, invero grossolana.

da qui

 

Insolitamente ben ritmato, per essere un film degli anni 60: montaggio frenetico spesso con stacchi improvvisi, inquadrature veloci e di pochi secondi con sparizioni e apparizioni del diavoletto-spalla (Mickey Rooney) realizzate con tecnica alquanto grossolana, ma efficace. Strepitoso Vittorio Gassman: si nota chiaramente quanto si diverta nei panni del suo personaggio e quanto riesca a trasmetterne la vivacità anche allo spettatore. Splendide le location senza tempo scelte per l'ambientazione.

da qui

 

Il diavolo Belfagor arriva sulla Terra per scatenare una guerra, ma si innamora...

Scritto con Maccari, L'arcidiavolo è il terzo film di Scola ed il primo dove il grande regista si distacca dal genere comico per dedicarsi alla commedia satirica. E' un film di rara grinta e vitalità, ha un ritmo incredibilmente sfrenato ed un Gassman che regge la scena in modo eccezionale. Le musiche di Trovaioli condiscono bene il tutto.

da qui

 

Nello stesso anno in cui aveva messo il suo smisurato talento a servizio di Mario Moniceli ne L'armata Brancaleone, Vittorio Gassman girava il terzo dei suoi 9 film sotto la regia di Ettore Scola, impersonando Belfagor, l'arcidiavolo inviato dagli inferi con la precisa missione di seminare zizzania tra la Firenze medicea e la Roma papalina. Accompagnato dal valletto Adremelek, il mattatore mette a segno una girandola di gag in un film simpatico, adrenalinico, farsesco, ingenuo e fracassone, fino a quando non viene domato dall'amore e reso uomo.
La ruggine del tempo si sente soltanto sugli effetti speciali: per il resto, L'arcidiavolo rimane una commedia fantastica con molti guizzi e alcune trovate scenografiche - come quella delle macchine leonardesche - di notevole astuzia.

da qui

 


venerdì 8 ottobre 2021

Crimen - Mario Camerini

mettete insieme un gruppo di attori formidabili (Bernard Blier, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano, può bastare?), in una storia scritta da Rodolfo Sonego, non potrà che uscire un film di serie A.

a Montecarlo, mito della ricchezza e della fortuna incrociano i loro destini tre coppie, affamate di soldi, e una riccona, e un commissario francese che deve risolvere un caso d'omicidio.

sceneggiatura a orologeria, colpi di scena continui, tutti vogliono fare fortuna, ma sarà una lotta difficile.

si ride e si ride, un piccolo gioiellino da non perdere.

buona visione (con cagnolino) - Ismaele


 

 

 

 

 

Sei personaggi non in cerca d’autore ma in fuga da un omicidio.
L’elenco fa davvero impressione ma accade che Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano e  Dorian Gray,  per motivi diversi si ritrovino a Montecarlo e per motivi ancora piu’ diversi, restino coinvolti nell’uccisione di una ricca nobildonna.
Ne usciranno come si puo’ prevedere, alla maniera gagliarda e caciarona che cotanti rappresentanti dello spirito italiano che fu, sapevano dimostrare.
Ora, che in un film ci siano tre quarti dei colonnelli del cinema nostrano e’ gia’ un motivo per sedersi in poltrona e mettersi comodi, che poi si torni al 1960 quindi nel momento di piu’ fulgido e alto del nostro cinema e con buona approssimazione la piena parabola ascendente nella carriera dei nostri, la dice lunga sulla qualita’ della pellicola alla quale bella o brutta che sia, bastano i protagonisti per definirne l’importanza.
Li ritroviamo infatti in ruoli che in fondo li rappresentano attraverso le loro caratterizzazioni piu’ celebri, perciò il film diviene un campionario attoriale quasi a catalogo o mostra delle doti di ognuno.
Sordi è il conte Max della situazione, l’italiano trasformista a cui piace indossare panni piu’ grandi di lui e vantarsene. Gassman e’ l’uomo dalla gamba lunga ma non abbastanza per il passo che vuole compiere e Manfredi il borgataro arruffone sempre pronto a mordere ogni occasione gli si presenti. Stereotipi in fondo ma ancora in via di completa definizione, quindi rappresentativi e non imitativi. Analogo il discorso per le signore, con la Valeri in costante ricerca di una nobilta’ immaginata sulle pagine dei rotocalchi, la Mangano e’ la donna che sopporta la vita col minimo indispensabile e Dorian Gray, bionda di nome e di fatto.
Canovaccio minimo ma con cotante spalle a reggere l’impianto, si poteva lasciare carta bianca che ne veniva fuori comunque un capolavoro e poi tanto banale di certo non lo e’ stato se ha avuto ben due tentativi di imitazione, uno dieci anni dopo sempre con la regia di Camerini e una trasposizione statunitense degli anni novanta che mi riprometto di vedere. Assolutamente imperdibile, unico effetto collaterale l’accentuarsi dell’amarezza su cosa eravamo e come ci siamo ridotti.

da qui

 

Classico congegno irresistibile del miglior Sonego, Crimen contiene uno dei tanti teoremi dello sceneggiatore, tra i più intelligente nell’interpretare tematiche come la lotta di classe e gli ascensori sociali dentro dispositivi che sembrano parlar d’altro. Anche se, in realtà, il film non nega mai di voler essere quel giallo hitchcockiano che effettivamente si rivela: uomini e donne al posto sbagliato nel momento sbagliato, costretti a crearsi alibi per poter evitare l’accusa… e finiti in una spirale di menzogne e reticenze, meschinerie e paure, da pura commedia alla maniera italiana.

Pensato anche in funzione di un mercato internazionale, in una confezione sontuosa messa in scena dal maestro Camerini, con le tante facce degli italiani da esportare per trasmettere l’idea di un Paese avvinto dal miracolo economico ma in fin dei conti sempre cialtroneCrimen è un tipo di commedia all’italiana rimasto un caso un po’ isolato: eleganza hollywoodiana, umorismo che bilancia la pochade e la commedia dell’arte, spazi e tempi in equilibrio tra le sei star (anzi sette: c’è anche il commissario del supremo Bernard Blier). Certo, Sordi è straripante in un ruolo perfetto per il suo perturbante istrionismo

da qui