Durante una funzione religiosa al Pentagono mercoledì, il segretario della Difesa Usa, Pete Hegseth, ha recitato un falso versetto biblico tratto da una celebre scena del film di Tarantino del 1994, Pulp Fiction, pensando di invocare le Sacre Scritture. Hegseth stava discutendo della missione di salvataggio di un pilota da caccia americano abbattuto in Iran. Alla fine però ha recitato il versetto Ezechiele 25:17, declamato dal personaggio interpretato da Samuel L. Jackson, prima di uccidere un uomo a colpi di pistola. Hegseth ha spiegato ai presenti che quella preghiera veniva recitata durante la missione di Ricerca e Salvataggio in Combattimento (CSAR) denominata “Sandy 1”, svoltasi in Iran. “La chiamano CSAR 25:17; credo che l’intento sia quello di richiamare il versetto Ezechiele 25:17”, ha affermato il segretario. Invitando i presenti a pregare insieme a lui, Hegseth ha quindi recitato il presunto versetto biblico, ricalcando in realtà quasi parola per parola la battuta pronunciata da Jules Winnfield, il sicario del film. “Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, in nome del cameratismo e del dovere, guida i dispersi attraverso la valle delle tenebre, poiché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furiosa collera, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello; e voi saprete che il mio codice identificativo è Sandy 1, quando la mia vendetta si sarà abbattuta su di voi. Amen”. Il passaggio letto da Hegseth riprendeva in realtà in Pulp Fiction.
Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
venerdì 17 aprile 2026
sabato 19 agosto 2023
Quel maledetto treno blindato – Enzo G. Castellari
uno dei film italiani dimenticati se non fosse che Quentin Tarantino lo ha lodato e ne ha preso ispirazione.
un gruppo di militari reietti Usa contro i cattivi tedeschi in una missione disperata, spari, botte, corse, avventure senza limiti.
un po' MASH, o Comma 22, un film de menare, azione e divertimento assicurati.
un paio d'ore intense, senza troppi teoremi e verosimiglianze.
buona (bastarda) visione - Ismaele
ps: chi ricorda L'altra domenica (di Renzo Arbore) riconoscerà Michael
Pergolani
QUI si può vedere il film completo, in italiano
Il destino di Quel maledetto treno blindato è strettamente
legato alla scelta, da parte di Quentin Tarantino, di intitolare nel 2009 il proprio geniale e schizofrenico film di guerra Inglorious Basterds (in Italia adattato come Bastardi senza gloria), storpiatura/citazione diThe Inglorious Bastards titolostatunitense della pellicola di Enzo G. Castellari. Escludendo le considerazioni cinefile, la venerazione di Tarantino per il regista italiano e vagliando la recente rivalutazione esterofila di un certo cinema di genere italiano, Quel maledetto treno blindato rimane un discreto film d'azione guerresca, di puro
intrattenimento e dall'apprezzabile valore tecnico (ottima la perizia degli stuntmen), dal ritmo sostenuto e popolato di bizzarri personaggi, antieroi sporchi e cattivi, dal taglio quasi fumettistico e caricaturale. Ciò non toglie il modesto valore artistico dell'opera, semplice divertissement ben lontano dal potere metacinematografico dell'opera tarantiniana, che dispensa puro cinema in grado di sovvertire la Storia.
Prendete un set di un film di guerra e usatelo per
ambientarci un film dalle venature comiche e cazzone al massimo: questo è per
40 minuti "Quel maledetto treno blindato", dove umorismo e sparatorie
senza sosta si susseguono senza freni, strafregandosene del racconto e
prevalendo lo spettacolo. Poi nel secondo tempo questa armonia si stempera a
favore della storia e si ride un pò di meno rispetto a prima, ma le parti col
treno sono eccezzionali e il tasso d'attenzione è sempre alto. Si capisce
subito il perché questa pellicola sia entrata nelle grazie di Tarantino. Un
cult di cui andare più che fieri.
domenica 3 luglio 2022
Una vita al massimo – Tony Scott
un film di Quentin Tarantino diretto da Tony Scott.
i protagonisti sono bravissimi, in un film a cento all'ora, che ha bisogno di molti stunt(wo)men.
una storia d'amore che supera tutti gli ostacoli, e sono molti, quelli che la sorte mette loro davanti.
non ci si annoia un attimo, e poi Tarantino è per sempre Tarantino, no?
buona (adrenalinica) visione - Ismaele
…La protagonista, Alabama,
è sicuramente il personaggio più riuscito, contribuendo ad alleggerire i toni
del film e a renderlo quasi una favola romantica. Patricia Arquette e Christian
Slater sono poi circondati da un cast di tutto
rispetto, che si rivela essere un altro punto di forza della pellicola. Ultimo,
ma non meno importante, è il merito che bisogna attribuire alla favolosa
colonna sonora del pluripremiato Hans Zimmer.
Una vita al massimo è un film fin troppo sottovalutato e spesso finito nel dimenticatoio, un’opera che sa essere divertente e certe volte “profonda”, da vedere per completare il trittico pulp e per ammirare una delle tante sceneggiature di Tarantino, che non bastano mai
… el descubrimiento o la revisión de este
título es una excelente oportunidad de revalorar el legado fílmico de Tony
Scott, injustamente dejado en segundo plano por un más famoso y exitoso hermano
mayor. Incluso, al observar más detenidamente, el trabajo del menor de los
Scott parece mucho más coherente en su conjunto, con tópicos recurrentes que se
ven en “True Romance” y cruzan toda la obra, como la marcada figura masculina
en el sentido clásico del término (aquel que debe asumir responsabilidades,
debe proteger, debe hacerse cargo de proveer); la ética torcida de sus
personajes, que dejan atrás una moral más tradicional y se vuelven fieles a sus
principios o intereses; o el uso dosificado de la violencia, a veces entregada
con cuenta gotas, a veces desatada, según la necesidad de la historia. Por esta
y más razones, “True Romance” es una muestra representativa del talento de Tony
Scott, quizás uno de los últimos artesanos del cine de acción hecho en
Hollywood.
Ed eccolo qua il famoso film sceneggiato ma non
diretto da Tarantino. Ragazzi è un gran film! Appassionante, avvincente,
divertente. Devo dire che era un po' di tempo che non mi divertivo così tanto a
vedere una pellicola. Leggendo gli altri commenti sotto, ho visto che molti
utenti hanno disprezzato la regia di Scott lodando solamente il lavoro di
Tarantino. Io invece vado controcorrente, in quanto mi è sembrata una regia
molto dinamica, pulita e diretta. Non ci si annoia mai, c'è una perfetta
alternanza tra scene comiche e scene drammatiche e in generale una perfetta
amalgamazione tra i due generi. Poi son rese benissimo le numerose scene di
violenza, molto enfatizzate e rese abbastanza pesanti. Quella finale ne è un
perfetto esempio. Poi anche la caratterizzazione dei personaggi è ottima, basti
pensare ai pochi ma grandi minuti quando sullo schermo compare Walken, il quale
appunto, oltre che recitare benissimo lui stesso, viene diretto in maniera
esemplare, nonostante la poca durata della sua comparsa. Poi si, la
sceneggiatura del buon Quentin, fa tutto il resto del lavoro: dialoghi
fantastici, situazioni condite da humor nero a non finire e quant'altro. Ah,
poi è grandissima l'idea di far dialogare Clarence e Elvis Presley nei bagni
delle varie ambientazioni, come se il primo avesse bisogno sempre di input dal
suo idolo per riuscire a trovare la soluzione per i problemi che sorgono. La
fotografia l'ho trovata discreta anche se nulla di speciale, mentre invece ho
trovato una eccezionale colonna sonora. Buono il montaggio. Il cast è condito
qua e la da varie star del cinema in ruoli minori: ci sono appunto Walken,
Pitt, Jackson e la Arquette che in realtà poi è tra i protagonisti. Tutti
bravi, anche Christian Slater. Scott, con questo lavoro, secondo me, cerca di
valorizzare molto l'amore, il quale è mostrato come la cosa più forte che c'è,
e che resiste anche nelle circostanze più complicate. Finale bellissimo anche
se un po' stereotipato.
lunedì 23 settembre 2019
C'era una volta a...Hollywood - Quentin Tarantino
Per me, quasi sempre, e questa è una di quelle volte, vedere un film di Quentin Tarantino è come fare un giro in una giostra, come quando eri bambino.
Sai già che sarai a bocca aperta, e che tante scene saranno di un altro pianeta, come il dialogo fra Leonardo Di Caprio e la bambina.
E poi il film è un omaggio esplicito al cinema italiano degli anni '60 e '70, quando era di serie A, senza dubbio.
Tarantino riscrive la storia, non come Benigni che fa entrare per primi gli statiunitensi ad Auschwitz, anziché i russi, e questo e un falso storico.
Tarantino "solo" fa entrare il Male di Manson, e delle sue due scagnozze, in una casa in cui credevano di chiudere i conti con chi li aveva trattati male, pensando in una passeggiata, per poi chiudere la serata con Sharon Tate.
Purtroppo per loro le cose vanno diversamente e Sharon Tate è salva.
Ah, come le cose vanno male nella vita vera, ci dice Tarantino, e si inventa una ucronia, e lo fa con affetto, con delicatezza, per proteggere gli innocenti.
gli interpreti sono strepitosi, guidati con mano ferma e sapiente, e nell'ultima parte Leonardo DiCaprio sembra la controfigura di Jack Black.
Se il film ti piacerà la metà di quanto è piaciuto a me, non sarai deluso, la sala cinematografica ti aspetta, alla tv di casa questo film perderà quasi tutta la sua forza. - Ismaele
Agli spettatori Tarantino offre un'esperienza differente, imbarcandoli nella sua nostalgia e nella deambulazione urbana piuttosto che costruire daccapo intrighi esplosivi. Per la prima volta rinuncia alla cavalleria, evocando con riguardo e pudore il soggetto che gli sta più a cuore: il suo amore per il cinema. C'era una volta...a Hollywood è un film intimo e contemplativo, lisergico e (incredibilmente) lineare su un'età dimenticata, perduta, sul cinema della sua infanzia, quello che lo ha innamorato perdutamente mentre il colore diventava la norma e Hollywood perdeva la sua innocenza sotto i colpi di coltello di Charles Manson e dei suoi adepti…
giovedì 1 novembre 2018
7 Sconosciuti a El Royale – Drew Goddard
il film di Drew Goddard strizza l'occhio a Tarantino, ed è ricchissimo di riferimenti che solo uno statiunitense può apprezzare appieno.
saltare da una storia all'altra e giocando con il tempo, andando avanti e indietro hanno il risultato di appesantire il film.
Quella casa nel bosco (qui) era un'altra cosa.
intanto buona visione - Ismaele
Si tratta comunque di un film ambiziosissimo, pieno di personaggi, cose e tematiche.
Eppure l'incipit è tutto sul minimalismo.
Inquadratura fissa, una camera d'albergo...
da qui
martedì 23 maggio 2017
Get Out - (Scappa: Get Out) - Jordan Peele
Di quelli che gli appassionati cercano e bramano come l'aria.
Ed è bello, in questi casi, venire soddisfatti.
Anche se il prezzo è una visione a cuore non troppo leggero.
da qui
mercoledì 10 febbraio 2016
The Hateful Eight - Quentin Tarantino
Quentin Tarantino va a manifestare con le famiglie
delle vittime uccise dalla polizia e la polizia invita al boicottaggio dei suoi film.
“Quando vedo degli assassini
non posso far finta di nulla...devo chiamare un omicidio un omicidio e devo
chiamare assassini degli assassini.
Sono un essere umano con
una coscienza. Se penso che sia avvenuto un omicidio allora sento il bisogno di
reagire e oppormi. Sono qui per dire che sono dalla parte delle vittime” (qui).
ecco un motivo per
andare al cinema a vedere il film, se non sei un poliziotto obbediente.
ci sono tanti altri
motivi per vederlo, naturalmente.
la grandezza dello schermo è avvolgente e
rara, aspettare di vederlo solo a casa non conviene (anche se purtroppo ho visto
la versione da 167 minuti e non quella da 187 minuti).
nelle varie interviste
Tarantino (a cui piace il cinema) elenca 39 film (qui) che ha citato o lo hanno influenzato per The
Hateful Eight.
il film è ricco, quindi,
con una struttura ad incastro che ricorda Dieci piccoli indiani.indiani
non ce n'è, tutti sono bianchi, tranne un nero (anzi due, ma si saprà dopo).
il nero è Samuel L.
Jackson, e come tutti i neri non è ben visto.tutti fingono, tutti dicono
qualche bugia o non dicono tutta la verità, un po' come i cretesi o i
personaggi di Pirandello, che hanno un autore, un vero deus ex
machina, Tarantino va più in là, nessuno resta vivo, lui sa tutto e ce lo
racconta, chissà se dice la verità, ma abbiamo pagato il prezzo per un
film normale, d'altronde, mica possiamo pretendere anche la verità.
i giudizi che si leggono
in giro sono vari, fra il brutto e inutile al capolavoro, magari è solo un gran
bel film vecchio stile.
ciascuno giudichi da sé,
come sempre.
buona visione - Ismaele
la grandezza dello schermo è avvolgente e rara, aspettare di vederlo solo a casa non conviene (anche se purtroppo ho visto la versione da 167 minuti e non quella da 187 minuti).
The Hateful Eight, inoltre, nella sua enorme complessità di oggetto composito, come è composito lo sguardo di Tarantino, rivela una volta per tutte l’adesione ideale del cineasta alla grande stagione del cinema della Nuova Hollywood degli anni Settanta.
Tarantino vuole appartenere alla classe dei Penn, dei Peckinpah, degli Altman e così via. Il cinema italiano di genere, è il suo giardino dei giochi d’infanzia al quale tornare sempre e comunque. Ma è la tradizione del grande cinema statunitense alla quale lui vuole appartenere.
E con The Hateful Eight mette piede in Arcadia a titolo pienissimo.
Il cinema statunitense raramente è stato più politico.
Lui può caricare i suoi personaggi fino ai limiti-tarantino.
Lui può essere cinico e violento fino ai limiti-tarantino.
Lui può eccedere dovunque, perchè dovunque ha portato i suoi limiti a livelli altissimi.
O.k, sì, ormai lui crede che dapertutto può far quello che vuole. Ma poi ci sono spettatori che lo stimano molto, come me, ma che non lo idolatrano, che vorrebbero dirgli "Ehi, Quentin, stai andando un tantinello oltre, non è che ti puoi permettere tutto eh, rischi di sbracare".
E, infatti, il primo tempo di Hateful Eight è uno sbracamento di dialoghi da restarci secchi se non sei del fan club…
sabato 4 gennaio 2014
Philomena – Stephen Frears
venerdì 18 gennaio 2013
Django Unchained - Quentin Tarantino
da qui
giovedì 15 dicembre 2011
classifica 2009-2010 (2)
Racconta di una vita difficile, di gente che non sa chiudere la porta a chi ha più bisogno, di persone che sono i figli e i nipoti delle persone dei film sceneggiati da Zavattini, con cuore e anima. Ci sono pochissime copie in giro, non ci sono scuse per non vedere questo gioiello, cercatelo, non ve ne pentirete, promesso. - Ismaele

