Visualizzazione post con etichetta Paco Plaza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paco Plaza. Mostra tutti i post

mercoledì 4 giugno 2025

La abuela – Paco Plaza

una storia del terrore, con sceneggiatura di Carlos Vermut.

una nonna e una nipote, solo loro due, non esistono altri parenti, vivono insieme nella stessa casa, la vecchietta è ormai alla fine, ma alcune cose succedono, vedere per credere.

buona (nonnesca) visione - Ismaele 

 

 

 

Un racconto non certo originale, opera di Carlos Vermut, tradito nel fattore "sorpresa" da un incipit rivelatore, è adattato a lungometraggio con certa cura formale da Paco Plaza. Anche in questo caso, come ormai da tradizione del cinema horror iberico, viene riciclata la solita trama del pericolo inatteso, che si nasconde tra coloro che più dovrebbero rassicurare: i parenti, più precisamente familiari in linea diretta di sangue (Darkness o Nameless). Sicuramente migliore di alcuni precedenti, quasi inguardabili, film del regista (i terribili, anche in senso tecnico, seguiti di [Rec]), La abuela presenta una cinematografia suggestiva e merita d'essere visto per la notevole performance delle due antagoniste, Almudena Amor e Vera Valdez. Quest'ultima, resa ormai scheletro dall'avanzare dell'età e da un dimagrimento significativo, che preannuncia l'imminente sopraggiungere della morte, non può non ricordare l'Elena Markos di Suspiria, in particolar modo per affinità elettive e per probabile affiliazione della stessa alle logiche del Male e della stregoneria. È un peccato che un soggetto così interessante - che poteva dare spazio a più profonde e ardite estensioni, anche con contenuto a carattere sociale, sul tema del vampirismo psichico (ossia di quegli anziani malvagi, orientati a nutrirsi dell'energia vitale dei più giovani) - sia stato trattato al solo livello più superficiale del genere horror. Anche se, dopo il lunghissimo e straziante preambolo, Plaza dimostra di saper gestire con certo gusto le atmosfere e i classici contesti "de paura", tipici del filone. La abuela si è rivelato un mezzo flop commerciale - considerato il battage pubblicitario e la diffusione internazionale - avendo incassato, a partire dal gennaio 2022, "solo" 3.000.000 di dollari.

da qui

 

Notevole, seppur non originale, la scena (fulciana) con le due protagoniste (brava anche la nonna interpretata da Vera Valdez) che si osservano in uno specchio circolare su cui si vede inizialmente riflessa la sola faccia di Almudena Amor e dove affiora, dall'altra parte e in conseguenza di una serie di esplosioni a frazione, il volto della Valdez. Una scena che rende visiva la metafora del film incentrata sulla frase proferita, in precedenza, dalla nonna alla nipote:“il tuo corpo è il mio corpo”. Forse non compreso pienamente e penalizzato da un taglio che determina uno scorrimento molto lento, La Abuela è un horror che conferma il talento del regista. Nettamente superiore alla media degli horror contemporanei incentrati su case maledette, fantasmi e rapporti familiari retti da subdoli motivi non rilevabili a una visione superficiale (ancora la metafora dello specchio). L'epilogo ricorda molto, nei contenuti (non nella forma), quello de Il Cervello dei Morti Viventi (1973). Delicato, ma assai incisivo.

da qui

 

…Gran mestiere al servizio di una storia tutt'altro che originale, sin troppo appesa ad un assunto astratto e noto già dalle sadiche, maliziose premesse.

Certo un paio di scene almeno risultano notevoli, come il gioco di specchi che due riprese alternate offrono dei due personaggi sovrapposti uno sull'altro, in un piccolo colpo di genio registico inequivocabile.

E il risultato è un film del tutto degno di rappresentare il genere, territorio addentro al quale Plaza si muove da perfetto conoscitore dei trucchi più efficaci, pur dimostrando qui un certo qualunquismo nel dettaglio di una vicenda un po' troppo prevedibile e telefonata.

da qui

 

…Pero si hay algo, o mejor dicho, alguien, a quien debemos destacar es a Almudena Amor: de ser una desconocida a aparecer en lo último de Paco Plaza y Fernando León de Aranoa —para más señas, en El buen patrón junto a Javier Bardem— es para pensar y mucho en su talento. La actriz se echa a la espalda el peso de la función, y sabe transmitir con total veracidad el muy amplio abanico de sensaciones y emociones que el guion de Vermut, complejo en lo interlineal por necesidad al depender casi por completo de sus lecturas para satisfacer la obra final, le pone por delante en forma de retos de gran complejidad: no solo se trata de reír, llorar o gritar, sino de traspasar miedos interiores, terrores inaceptables o realidades incuestionables, todo sin apenas pronunciar palabra. También hemos de dejar puesto un sello de calidad en el trabajo de Vera Valdez, la abuela de la función, una intérprete brasileña, exmodelo en sus años jóvenes, que sorprende con una fisicidad digna de elogio. La conjunción de ambos elementos, el binomio Amor/Valdez, recrea a la perfección el núcleo más profundo de La abuela, el que excede su parte de película de terror al uso, con sus sustos más o menos predecibles —que los tiene— y su ritmo no siempre regular: la integración de dos para formar solo uno, la escisión del interior para negarse a aceptar el paso del tiempo. Paco Plaza ha conseguido la que probablemente sea su película más introspectiva y reflexiva; una propuesta de género compleja que alcanza la trascendencia a través de lo íntimo y que deja en el espectador la necesidad de procesar y recalcular lo visto.

da qui

 

martedì 6 maggio 2025

Quien a hierro mata (Occhio per occhio) – Paco Plaza

un infermiere in un ospizio, con una moglie che sta per partorire, e un boss della droga, con i due eredi, in Galizia, le loro strade s'incontrano.

e piano piano si scoprono tanti dettagli, fino al tragico epilogo.

un gran bel film, con attori convincenti, cercatelo e soffritene tutti.

buona (gallega) visione - Ismaele

 

 

 

Un drammatico che poi si veste da thriller e da crime, davvero bello.

La storia è semplicissima ma molto molto originale (non mi sono informato se è presa da un libro o altro). E' molto intelligente portare lo spettatore a scoprire la verità piano piano, inserendo sempre qualche elemento in più.

L'incipit è davvero ottimo, con quella gabbia nel mare e la telefonata definitiva.

E subito facciamo conoscenza con la famiglia criminale del film, il boss (personaggio bellissimo e complesso) e i suoi due figli, due cazzoni arroganti che credono di essere stocazzo mentre sono due e veri e propri incompetenti….

da qui

 

Film cupo e ansiogeno,dalle atmosfere torbide, costantemente attraversato da pulsioni di morte. Luis Tosar, interprete di Mario si dona all’obiettivo senza limiti di posa, pronto a farsi scrutare e studiare dallo spettatore, che cerca di districarsi, nel turbinio intimo che lo anima. Mario è da sempre particolarmente legato alla famiglia e al suo lavoro, ma l’opportunità di riscattarsi dei torti subiti direttamente sul corpo del proprio carnefice è un’occasione troppo ghiotta per lui, difficile conciliare tutte le sue aspirazioni, di tranquillità familiare, di etica professionale e di vendetta. La sceneggiatura di “Occhio per occhio” è puntuale e forse anche scontata, come se il destino di Mario e Antonio fosse già scritto e inevitabile, senza possibilità di redenzione o di fuoriuscita. Tuttavia gli ultimi minuti sorprendentemente micidiali e cattivi fanno la differenza e alzano il livello globale del film.

da qui

 

…Paco Plaza ha raccontato di aver ricevuto la prima sceneggiatura e di aver deciso subito di dover raccontare questa storia: “ho pensato che il personaggio interpretato da Luis Tosar avesse un arco insolito, essendo affascinante e figlio di puttana allo stesso tempo”.

Xan Cejudo, morto poco dopo le riprese del film, è un boss terribile e spietato, ma che scivola, giorno dopo giorno, nella malattia e nell’afasia.

Attorno a loro si muovono personaggi mal scritti, di puro servizio: tuttavia il film si riscatta nell’epilogo, che ha la forza di chiudere con una nota non riconciliata, mettendo in scacco il senso dell’operato di Mario e lasciando lo spettatore a riflettere sulle conseguenze delle sue scelte.

Insolito e disturbante.

da qui