martedì 1 settembre 2026

The wave - Roar Uthaug

prima di The quake Kristian lavorava in un ufficio che monitorava la situazione di un costone di una montagna, poteva crollare in un fiordo.

e come ci si poteva attendere la montagna si spezza e crolla, provocando uno tsunami devastante.

Kristian è l'eroe che salva molte persone e sopratutto la sua famiglia.

non è un capolavoro, ma ha la giusta dose di catastrofe e adrenalina che tiene incollati allo schermo.

buona (eroica) visione - Ismaele


 

QUI si può vedere il film completo

 

 

 

…Produzione interamente norvegese, che ricalca l'iter di quelle mainstream, ma lo fa nel complesso con molto meno retorica. Utahug prima incornicia il fiordo con delle riprese aeree mozzafiato riempiendo gli occhi con un paesaggio da cartolina, poi lo demolisce con un disastro che restituisce una Norvegia desolante e funerea, grazie ad alcune inquadrature che ricordano la "Raccoon City " di Resident Evil, un vero inferno tra fiamme, polvere ed un sapiente uso della luce. Molto bella la scena dello tsunami, da seguire tutta d'un fiato (guardatevi bene la scena dell'auto che si ribalta). Tutto scontato e prevedibile ovviamente, ma almeno ci vengono risparmiate le lungaggini narrative di Emmerich. Finale al marzapane consolatorio come regola Blockbuster impone.

Poco male, per un film che non offre nulla di più rispetto al solito copione da disaster movie (ma neanche nulla di meno), con personaggi che si affannano a restare vivi e che scontano i soliti luoghi comuni, ma almeno non dilapida budget faraonici (il film è costato 6 mln).

Mettete il pilota automatico e vedetevi il film se vi piace il genere. Una sei meno meno.

da qui

 

Un tracollo completo, e non parlo della falda che ha provocato lo tsunami, quello che viene fatto per rimediare un finale happy and, che nemmeno il più radicale degli spettatori di disaster movimento avrebbe preteso. Auspicarsi che almeno uno dei protagonisti muoia non è bello, ma nemmeno lasciarsi andare all'improponibile salvataggio in extremis che ci viene proposto. Il ridicolo (anche quando è inconsapevole ) strappa almeno un'amara risata liberatoria, che consola in parte alla delusione per un'occasione persa per non aver assistito ad un film catastrofico finalmente europeo.

da qui