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mercoledì 23 settembre 2020

Dov'è la tua casa? (Hogar) - David Pastor, Àlex Pastor

brutti tempi, per i creativi della pubblicità.

in un film che, mutatis mutandis, ricorda un po' Mientras duermes, di Jaime Balagueró, si svolge un gioco al massacro.

Javier, che non riesce a mantenere la famiglia come prima, decide di prendere in affitto un appartamento più piccolo, con moglie e figlio, e un po' per caso, un po' per malvagità, decide di entrare nella vita del nuovo inquilino.

e riuscirà a sostituirsi a lui.

il come lo vedrete, in un film che non annoia un attimo.

buona visione - Ismaele

 

 

 

 

Ciertamente ‘Hogar’ suena y se parece en alguno de sus estadios a ‘Parásitos’. Soy de los que piensan que las coincidencias en el cine existen y las comparaciones hoy en día son inevitables siendo como es ‘Parásitos’ una ganadora del Oscar tan histórica y reciente. Pero hay que señalar que esta idea surgió hace tiempo, nosotros mismos anunciamos en nuestra web el inicio del rodaje de ‘Hogar’ en noviembre del 2018. A si es que sabiendo eso solo hay que coger las diferentes pautas de ‘Hogar’ y disfrutar pues es otro sutil «home invasion» donde un intruso se hace con la casa de otra persona perspicaz y paulatinamente, además sin hacer uso de la violencia física.

Los derroteros de ‘Hogar’ van por otro lado. Más allá de conformar una crítica social o el ascenso a un estrato mejor es una historia sobre la envidia, el orgullo (o la falta de él), la codicia y la venta de sueños. Es la caída de alguien que cada día se colaba en nuestras casas a través de la publicidad y que tras perder esa capacidad se introduce literalmente en casa de otros, buscando el ideal que ilustraba en sus reclamos publicitarios. Los hermanos Pastor nos recalcan que no existe la vida perfecta de los anuncios, siempre hay defectos o secretos que descubrir. Incluso vemos que también cuecen habas en las empresas que nos bombardean agresivamente con esas campañas. Esto también nos lleva a una crítica al trato que se les da a los profesionales entrados en años y en busca de trabajo. Lo cual me recuerda en cierto sentido a ‘La chispa de la vida’, la película de Álex de la Iglesia con José Mota…

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La historia nos lleva a un publicista, despedido de su trabajo, que no consigue encontrar quien le dé un nuevo empleo. Acuciado por las necesidades de la familia, de su mujer y de su hijo, se ve forzado a dejar su lujoso apartamento y mudarse a un modesto piso en las afueras. Pero es incapaz de dejar atrás el pasado. Atormentado por su situación, conservando una llave de su antiguo apartamento, pronto empezará a estudiar a sus nuevos inquilinos, envidiando la vida que él tuvo que dejar atrás y que ellos ahora poseen. Ahí es donde la trama comienza a dar un giro hacia un punto mucho más siniestro, del drama social al thriller de suspense cercano por ejemplo a Alguien me espía, de John Carpenter...

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…El film sabe crear el misterio sobre los motivos de un protagonista orientado por la desesperación y la ambición; maneja con acierto tramos de suspense; visualmente tiene mérito; no decae el ritmo…
Acumula apuntes sociales tratados de forma superficial (maltrato, acoso escolar, pederastia…), que sirven para compactar el plan maquiavélico con falsa identidad de un Javier Gutiérrez sobresaliente, lo mejor de la película.

Una lástima que todo su progreso de acción… mi problema era la apatía… se convierta en un artificio, demasiadas casualidades y acciones de encaje arbitrario.
Una historia entretenida pero de escasa verosimilitud.

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Hogar es una historia bien organizada que explora hasta qué punto una mente siniestra está dispuesta a llegar para salirse con la suya. No renueva el gastado género de los acosadores y mentirosos, pero tiene un par de situaciones efectivas para engancharte durante su hora y cuarenta de duración.

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Hogar comienza como un thriller prometedor que acaba perdiéndose en un plan de ejecución que no termina por encontrar su fin. El guion presenta diversas flaquezas que pasan factura en la manera que se expone y en el desarrollo de la historia. Por lo tanto, se puede ver una intencionalidad que cumple con el suspense, pero no con una construcción significativa y con matices.

A nivel interpretativo, hay que destacar el papel de Javier Gutiérrez, que eleva el film y suple algunas faltas en la concepción de su personaje. Por otro lado, Bruna Cusí y Ruth Díaz son pura naturalidad. Mientras que a nivel técnico ofrece una visión cuidada y muy atractiva, no aprovecha ni arriesga en el sentido artístico. Una bienvenida a una casa con un ambiente enturbiado que entretiene, pero no convence.

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todo cambia desde el momento en que este perdedor de manual se ve obligado a mudarse a una casa mucho más humilde y su esposa también tiene que contribuir a la frágil economía familiar dedicándose a limpiar. Del interior de Javier emerge un ser mezquino y manipulador, capaz de todo por recuperar su antigua posición social acomodada, tomando como víctimas a la familia que se ha instalado en la vivienda que ha abandonado. Como un verdadero parásito, se va inmiscuyendo en la vida de Tomás, el joven y aparentemente triunfador nuevo inquilino. Javier envidia la imagen que este proyecta al exterior, con su guapa esposa, abogada, y una preciosa hija campeona de gimnasia rítmica…

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domenica 16 agosto 2020

Los ùltimos dìas - fratelli Pastor

qualche veleno nell'aria ammazza buona parte degli abitanti di Barcellona.

Marc cerca Julia, con aiuto di Enrique, prima nemico, poi fedele alleato.

ci si muove nelle fogne e nei tunnel della metropolitana, armati, qualcuno vuole ucciderti, per un gps o un po' di cibo.

una corsa per ritrovare Julia, con tanti colpi di scena e morti ammazzati.

come va a finire lo capirete da soli, se guardate il film.

buona visione - Ismaele



 

 

 

…Alla fine funziona questo prodotto spagnolo? Io, in tutta sincerità, vi dico di sì, pur con qualche riserva. Il film scorre bene, avvince, ha un finale con una sua coerenza visiva e narrativa ben precisa nonostante alcune banalità nello svolgimento, ma in sostanza pecca di superficialità nei confronti di quello che a mio avviso avrebbe potuto essere il suo spunto più interessante. La deriva della società costretta a non uscire mai più all'aperto è soltanto abbozzata. Se ci fosse stato uno sviluppo maggiore e più puntuale, sarebbe diventato un filmone con i controcoglioni, mentre alla fin fine The Last Days non è altro che la storia di un viaggio (anche interiore) dove gli ostacoli sono i demoni della paura e del morbo. E dove il più grosso interrogativo sollevato dai protagonisti è: ha senso avere un figlio in un mondo andato a puttane e senza un domani? Tranquilli, la risposta viene data, in modo anche troppo didascalico, ma i registi non si sono tirati indietro e hanno detto la loro.

Quello che posso dirvi è: dategli pure una chance; potrà non piacere completamente, ma difficilmente si farà strada la viscida sensazione di chiedere la restituzione di 80 minuti del proprio preziosissimo tempo. E, al giorno d'oggi, non è poca cosa.

da qui 


…Il film - è evidente - marca forte l’accento su quelle che sono le nostre grandi paure, magari quelle più nascoste e di cui ci vergogniamo di parlare, che in fondo sono quindi alimentate proprio dal mancato confronto e una mancata condivisione, e in qualche modo, raccontando le vicende del protagonista, ci invita a sfidarle e sfidare noi stessi: letteralmente a uscire fuori per la strada e combattere. Un messaggio che però da una parte ci viene mostrato come il termine di un viaggio rituale e di espiazione spirituale e dall’altro come una specie di vera e propria resistenza, quella che deve essere una dimostrazione di forza e che fa pensare a gesta eroiche e mitologiche come Ulisse che, legato, resiste al canto delle sirene. Nel senso che c’è comunque una prova da superare ma per farlo devi avere forti motivazioni, grande coraggio e anche la giusta spinta (nel caso di Ulisse, la voglia di sapere, sostenuta tuttavia dalla impossibilità di muoversi perché è legato; nel caso di Marc, il grande amore che nutre nei confronti di Julia e quella consapevolezza che a un certo punto non puoi vivere senza di lei) che ti sostenga lungo il cammino.

Potrebbe apparire per come lo ho raccontato, un film che preveda alla fine un caratteristico lieto fine e il finale della storia di per sé non è esattamente drammatico, ma lascia tuttavia spazio a riflessioni ancora più profonde sul significato della vita nella sua interezza e inteso oltre che come relazione tra le persone anche come 'amore' in un senso più ampio e quasi come ultimo baluardo a salvaguardia della specie. In un succedersi alla fine di caratterizzato brevi scene che ci mostrano l’evoluzione delle cose nel corso degli anni, assistiamo a quello che è il miracolo della capacità tipica dell’uomo di rigenerarsi e di migliorarsi generazione dopo generazione. Un messaggio positivo per il futuro definitivamente, ma che per il presente lascia un grosso punto interrogativo e una gigantesca lacuna cui questo film sembra incapace comunque risposte a fronte di questa apocalisse che tutti noi subiamo e che nelle nostre tante solitudini contribuiamo a alimentare e diffondere come un virus letale.

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