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giovedì 9 aprile 2026

Un eroe dei nostri tempi – Mario Monicelli

Alberto è l'eroe dei nostri tempi, un vigliacco, un crumiro, un fifone, un minus habens, un lecchino, un traditore, insomma una merda.

Alberto Sordi interpreta l'eroe alla perfezione, sotto la direzione di Mario Monicelli, la sceneggiatura di Rodolfo Sonego, con dei colleghi attrici e attori bravissimi.

buona (divertente e amara) visione - Ismaele


qui o qui si può vedere il film completo



Grazie a Rodolfo Sonego, da due anni autore principale del divo, Un eroe dei nostri tempi si staglia quale (primo o comunque tra i primi) epicentro di una carriera straordinaria per la scelta di raccontare caratteri sgradevoli e sulla carta da tenere lontani per poter sfondare, un percorso votato allo studio del male insito all’uomo del dopoguerra, al democristianuccio della porta accanto, all’opportunista un tempo suggestionato dalla grandeur cialtrona del fascismo e quindi accomodatosi tra i cuscini del perbenismo cattolico.

Monicelli, Sonego e Sordi costruiscono un personaggio emblematico dell’Italia – anzi: della Roma – a cavallo tra ricostruzione e benessere economico, individuando una componente fondamentale: la paura. Guarda caso – e gli capiterà spesso – Sordi interpreta un protagonista che si chiama come lui, non tanto con l’intenzione di volersi identificare in un tale mostr(sciatto)o, quanto piuttosto per sottolineare la sua capacità di intercettare un comune sentire, rappresentante massimo di un popolo, accollarsi l’incarico di raccontarne i lati oscuri affinché gli spettatori possano percepirsi esentati pur riconoscendovi segretamente…

da qui

 

Diretto da Mario Monicelli sulla base di una sceneggiatura curata da Rodolfo SonegoUn eroe dei nostri tempi deve buona parte della sua riuscita alla grandiosa performance di Alberto Sordi, che qui interpreta uno dei suoi personaggi più divertenti. In sintesi, Alberto Menichetti è impiegato presso una ditta che produce cappelli e, nonostante la sua estrema prudenza, si trova coinvolto in situazioni tragicomiche che lo porteranno addirittura a essere scambiato per un anarchico. È attorno a Sordi che ruota essenzialmente il film, ma tuttavia non possiamo non riconoscere i meriti sia degli altri attori (tra i tanti ricordiamo Franca Valeri, Mario Carotenuto, il regista Lattuada e, in piccolo ruolo, il futuro Bud Spencer), sia della regia. Sebbene goda di scarsa fama, questo film è uno dei gioiellini da riscoprire del periodo d’oro di Sordi. Nonostante che il personaggio, nella filmografia sordiana, non sia nuovo, lo sviluppo offre una serie quasi incalcolabile di situazioni divertenti, affidate naturalmente all’istrionismo del protagonista. Il personaggio, interpretato da Sordi è l’ennesimo ritratto, molto caricaturale, dell’italiano medio, stavolta nella persona di un meschinissimo individuo pronto a tradire tutti e tutto pur di salvare la propria pellaccia. Un Monicelli sulla via della propria maturità, ma con una freschezza di umorista già tutta sua, dirige al meglio un cast di comprimari di lusso. La battuta finale (“posso andare? ci sarà pericolo?“), pronunciata da un Sordi arruolatosi nella Celere, è diventata quasi proverbiale. La visione è assolutamente consigliata.

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Mario Monicelli, maestro assoluto della commedia italiana, non ha mai puntato su tempi di carattere sociale, al massimo evidenzia le storture della vita quotidiana anche lavorativa e le sfiora in questa occasione senza poter immaginare che oggi, a tanti decenni di distanza, il lavoro è millimetricamente osservato dai sistemi di sorveglianza informatica. Qui, infatti, le condizioni di lavoro con quel sistema microfonico (comico e surreale), consentono al capo di spiare i suoi dipendenti e richiamarli immediatamente all'ordine in caso di abuso, ma la resistenza a questa sorveglianza pervasiva è debole quanto l'etica del lavoro di Alberto Menichetti, i cui unici compiti sono infatti pulire l'ufficio del suo superiore e provare un nuovo design del cappello. Il problema – che è allo stesso tempo causa di un umorismo molto divertente – è che il protagonista di questo film ha, al contrario, il dono di sconfinare maldestramente in situazioni improbabili, che peraltro confermano le apprensioni che coltiva nei confronti dell'autorità in tutte le sue forme.

Alberto Sordi è, ovviamente e come ci possiamo aspettare, perfetto in un ruolo forse cucito addosso a lui, con una interpretazione ottimamente modulata al personaggio: “Ma io non ho paura, è che ho la fortuna di essere prudente”. Una frase introduttiva capace di spiegare tutto il suo Alberto.

Cast strepitoso che comprende la grandissima Franca Valeri, la bellissima Giovanna Ralli e tanti altri nomi importanti per la commedia di quegli anni. La sorpresa è Carlo Pedersoli non ancora Bud Spencer.

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giovedì 17 ottobre 2024

Il marito - Nanni Loy, Gianni Puccini

Alberto Sordi è sempre un gigante, che sia vedovo, scapolo o sposato non cambia la bravura di Alberto Sordi.

questa volta si innamora di una violoncellista, nel "pacchetto" sono comprese la suocera e la cognata, oltre che il complesso musicale di musica da camera della moglie.

la musica è un po' pallosa per il marito, e la suocera e la cognata sono odiose, povero marito.

un film da non perdere, vedere per credere.

buona (coniugale) visione - Ismaele



 

 

Afflitto anche dalle difficoltà economiche dei suoi parenti, Alberto è sull'orlo del baratro, quando una vedova benestante, sembra prendere a cuore le sue sorti finanziarie,non del tutto "disinteressatamente".Tuttavia mentre sta per partire in sua "compagnia",la moglie ,mangiata la foglia,s'inventa un malore inesistente,mandando all'aria il "progetto" non del tutto ortodosso di Alberto, che dunque, sarà costretto a cambiare lavoro e a diventare rappresentante di dolciumi,dopo un divertentissimo scontro in ospedale con consorte e suocera.

Alberto Sordi è stato uno dei migliori attori di tutti i tempi,soprattutto il più versatile,unico il suo istrionismo, che gli consentiva di interpretare con successo qualsiasi personaggio,coprendo una gamma immensa di tipologie umane e sociali.Attore drammatico,brillante, ma soprattutto comico e in questa veste, ha prodotto le cose migliori. Questo film, gli consentì di gigioneggiare alla grande, come solo lui sapeva e riusciva a  fare.

Commedia divertentissima.

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Splendida commedia. Veloce, con dinamiche chiare, lascia a pensare parecchio sull’istituto del matrimonio. Sordi è in una delle sue vette; inoltre cura soggetto e sceneggiatura, e lo fa assieme a grandi del genere, come Sonego, Maccari e Scola e ai due registi, gente di livello come Puccini e soprattutto Loy. Da un florilegio di questo tipo facilmente poteva nascere un prodotto molto ben riuscito, come questo: non c’è una battuta fuori posto.

Il film ha il merito di far emergere bene l’insopportabilità di certe donne: invadenti, petulanti, capricciose, arroganti. Fanno di tutto, pur di ottenere ciò che vogliono: la protagonista si finge malata sempre all’occorrenza, per dar fastidio al marito e intralciarne i piani, quando non collimano con i suoi.

Il matrimonio come gabbia: un tema pirandelliano, qua ripercorso con più brio ma non minore autenticità…

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venerdì 8 ottobre 2021

Crimen - Mario Camerini

mettete insieme un gruppo di attori formidabili (Bernard Blier, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano, può bastare?), in una storia scritta da Rodolfo Sonego, non potrà che uscire un film di serie A.

a Montecarlo, mito della ricchezza e della fortuna incrociano i loro destini tre coppie, affamate di soldi, e una riccona, e un commissario francese che deve risolvere un caso d'omicidio.

sceneggiatura a orologeria, colpi di scena continui, tutti vogliono fare fortuna, ma sarà una lotta difficile.

si ride e si ride, un piccolo gioiellino da non perdere.

buona visione (con cagnolino) - Ismaele


 

 

 

 

 

Sei personaggi non in cerca d’autore ma in fuga da un omicidio.
L’elenco fa davvero impressione ma accade che Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Franca Valeri, Silvana Mangano e  Dorian Gray,  per motivi diversi si ritrovino a Montecarlo e per motivi ancora piu’ diversi, restino coinvolti nell’uccisione di una ricca nobildonna.
Ne usciranno come si puo’ prevedere, alla maniera gagliarda e caciarona che cotanti rappresentanti dello spirito italiano che fu, sapevano dimostrare.
Ora, che in un film ci siano tre quarti dei colonnelli del cinema nostrano e’ gia’ un motivo per sedersi in poltrona e mettersi comodi, che poi si torni al 1960 quindi nel momento di piu’ fulgido e alto del nostro cinema e con buona approssimazione la piena parabola ascendente nella carriera dei nostri, la dice lunga sulla qualita’ della pellicola alla quale bella o brutta che sia, bastano i protagonisti per definirne l’importanza.
Li ritroviamo infatti in ruoli che in fondo li rappresentano attraverso le loro caratterizzazioni piu’ celebri, perciò il film diviene un campionario attoriale quasi a catalogo o mostra delle doti di ognuno.
Sordi è il conte Max della situazione, l’italiano trasformista a cui piace indossare panni piu’ grandi di lui e vantarsene. Gassman e’ l’uomo dalla gamba lunga ma non abbastanza per il passo che vuole compiere e Manfredi il borgataro arruffone sempre pronto a mordere ogni occasione gli si presenti. Stereotipi in fondo ma ancora in via di completa definizione, quindi rappresentativi e non imitativi. Analogo il discorso per le signore, con la Valeri in costante ricerca di una nobilta’ immaginata sulle pagine dei rotocalchi, la Mangano e’ la donna che sopporta la vita col minimo indispensabile e Dorian Gray, bionda di nome e di fatto.
Canovaccio minimo ma con cotante spalle a reggere l’impianto, si poteva lasciare carta bianca che ne veniva fuori comunque un capolavoro e poi tanto banale di certo non lo e’ stato se ha avuto ben due tentativi di imitazione, uno dieci anni dopo sempre con la regia di Camerini e una trasposizione statunitense degli anni novanta che mi riprometto di vedere. Assolutamente imperdibile, unico effetto collaterale l’accentuarsi dell’amarezza su cosa eravamo e come ci siamo ridotti.

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Classico congegno irresistibile del miglior Sonego, Crimen contiene uno dei tanti teoremi dello sceneggiatore, tra i più intelligente nell’interpretare tematiche come la lotta di classe e gli ascensori sociali dentro dispositivi che sembrano parlar d’altro. Anche se, in realtà, il film non nega mai di voler essere quel giallo hitchcockiano che effettivamente si rivela: uomini e donne al posto sbagliato nel momento sbagliato, costretti a crearsi alibi per poter evitare l’accusa… e finiti in una spirale di menzogne e reticenze, meschinerie e paure, da pura commedia alla maniera italiana.

Pensato anche in funzione di un mercato internazionale, in una confezione sontuosa messa in scena dal maestro Camerini, con le tante facce degli italiani da esportare per trasmettere l’idea di un Paese avvinto dal miracolo economico ma in fin dei conti sempre cialtroneCrimen è un tipo di commedia all’italiana rimasto un caso un po’ isolato: eleganza hollywoodiana, umorismo che bilancia la pochade e la commedia dell’arte, spazi e tempi in equilibrio tra le sei star (anzi sette: c’è anche il commissario del supremo Bernard Blier). Certo, Sordi è straripante in un ruolo perfetto per il suo perturbante istrionismo

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giovedì 24 giugno 2021

La ragazza con la pistola – Mario Monicelli

una storia che nasce in Sicilia e arriva fino in Gran Bretagna.

una storia d'amore che amore non è, Monica Vitti  (straordinaria) è la ragazza che viene rapita e perde la verginità e la sua è una ricerca comica per (ri) avere l'uomo che l'aveva rapita.

e la ricerca la porta in capo al mondo, non è tipa da lasciare a quello lì l'ultima parola.

alla sceneggiatura c'è anche Rodolfo Sonego, un grandissimo sceneggiatore del grande cinema italiano di quegli anni irripetibili.

bravissimi anche Carlo Giuffrè e Stanley Baker (protagonista l'anno precedente di un gran bel film inglese).

non perdetevi questo gioiellino, non ve ne pentirete, promesso.

buona visione - Ismaele

 


QUI il film completo

 

  

Due culture si confrontano in questa divertente commedia di Monicelli. Da una parte una Sicilia stereotipata, socialmente ed economicamente arretrata, dall’altra la swinging London, la cultura moderna, allegra e spensierata di una Gran Bretagna in pieno boom economico. Un viaggio tra due mondi distanti, incomunicabili, che in quegli anni era fatto da migliaia di immigrati italiani in fuga dalla povertà e dall’arretratezza. Assunta Patanè (Monica Vitti) non lascia la Sicilia a causa della povertà, la lascia per riprendersi l’onore perduto a causa di una notte trascorsa con Vincenzo Macaluso (Carlo Giuffrè) che scappa per non sposarla. E lei è costretta ad inseguirlo per riportarlo con sé o per ammazzarlo. Così, con l’immancabile valigia di cartone, l’immagine di san Giovanni e una pistola abbandona l’assolata Sicilia. La ragazza bigotta, ingenua, ma dalla grande forza trasforma quello che doveva essere un brevissimo viaggio in una scelta di vita definitiva. Si lascerà alle spalle le stradine sterrate del suo paesino sul mare, i vestiti neri, la famiglia, la vergogna del disonore. Sono proprio questi stereotipi che Monicelli deride portandoli ad un tale eccesso da renderli ridicoli.

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Di questo capolavoro del maestro Mario Monicelli non se ne parla mai abbastanza. Se è vero che forse l’ambientazione, e soprattutto le musiche e i costumi, sono strettamente legati agli anni in cui venne girato, la sceneggiatura, l’interpretazione dei protagonisti e la mano graffiante del regista sono ancora poderosamente attuali.

Scritto da Rodolfo Sonego e Luigi Magni, con la mano ovviamente di Monicelli, questa pellicola consacra definitivamente Monica Vitti fra le più grandi attrici comiche e brillanti della storia del cinema. Una grande attrice comica di una bellezza luminosa e seducente, con delle gambe e uno sguardo che ancora incantano…

da qui