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sabato 5 settembre 2026

L’amore fatale – Roger Michell

un salvataggio mancato è il potente inizio del film, poi dopo nessuno dimentica.

e poi c'è un pazzo pericoloso, Parry (interpretato da  Rhys Ifans), che si innamora di Joe (interpretato da Daniel Craig).

tutti sono bravi, ma Samantha Morton di più.

buona (inquietante) visione - Ismaele

 

 

QUI si può vedere il film, su Raiplay

 

 

Tratto da un romanzo di Ian McEwan, che funge anche da produttore associato, L’amore fatale è un film capace di catturare lo spettatore fin dal magnifico incipit. In effetti, il primo capitolo di Amore fatale è forse il più bello di tutto il libro ed era assolutamente necessario renderne l’intensità anche sullo schermo per non perdere subito la forza dell’opera su cui la pellicola è basata e portare l’intero film al fallimento. E Michell, regista spesso incapace di esprimere totalmente il proprio talento, realizza una scena poetica e al tempo stesso sconvolgente, impressionante nella sua forza drammatica, anche pensando al fatto che usa con eleganza il ralenti e rifiuta le altre tecniche manipolatorie tipiche del cinema drammatico E il modo in cui Michell e lo sceneggiatore Joe Penhall raccontano per immagini un romanzo particolarmente ricco di introspezione come questo di McEwan è efficace per tutta la durata della pellicola. Con il fattivo supporto dello stesso McEwan, gli autori sono sempre riusciti a trovare la giusta via per riproporre sullo schermo i discorsi del romanzo senza diventare pedanti e senza disperdere la forza delle pagine scritte. Chi ha letto e amato il romanzo ne ritroverà qui lo spirito perfettamente intatto, mentre chi non lo ha ancora letto si troverà davanti una pellicola affascinante e intensa, capace tra l’altro di metter voglia di leggere il libro…

da qui

 

…L’amore fatale è quello non contraccambiato, subito drammaticamente dall’oggetto del desiderio. Parry è folle vittima della sindrome di de Clérembault, una forma di psicosi passionale (scoperta nel secolo scorso dall’omonimo psichiatra) nei confronti di un altro soggetto, spesso inconsapevole, con ossessione a sfondo religioso. E’ un amore perdurante in cui ci si sente investiti dalla missione di rendere consapevole dell’amore l’oggetto della passione. Il soggetto è persuaso di essere in comunicazione amorosa con l’oggetto d’amore, attraverso particolari segnali segreti (secondo Parry il modo in cui Joe sposta le tende dalle finestre di casa è per lui un chiaro segnale di intesa). “Io ti amo e tu mi ami, e questo è tutto” dice assolutisticamente Parry a Joe; “Dio solo sa cosa sarei senza di te!” : ecco esplicitato il delirio amoroso a sfondo religioso, che rende la beachboysiana God only knows funzionale al messaggio mistico ossessivo…

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Nonostante manchi di un perfetto equilibrio narrativo il film di ha una densità emotiva ed un’efficacia espositiva davvero sorprendenti.
Efficace la recitazione che non cade mai nel caricaturale, neppure quando si tratta di Ifans.
L'intensità drammatica della pellicola rimane costante proprio grazie agli interpreti, e grazie alla capacità del regista di restituire gli stati d'animo più con i movimenti di macchina che con l'uso dei dialoghi.
Splendida e fortemente suggestiva la sequenza dell’incidente della mongolfiera.

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…Ottima l’introspezione dei protagonisti, sia quella allucinata di Daniel Craig, altrettanto quella più vicina alla pazzia di Samantha Morton. Entrambi gli attori, in stato di grazia, sebbene di ognuno, alla fine si potrebbe raccontare come la storia finisca alla maniera di tutti insieme disperatamente.
Di grande efficacia l’opera scultorea dello stesso regista, la sua insistenza sui volti scolpiti, duri e scalfiti fin nell’interno, attraverso cui ci fa passare dalla biologia alla meccanica (materialità) dei sentimenti, anche quelli più intimi, celati sotto la dura roccia della nostra umanità.
Il finale è tutto affidato all’immagine (iniziale) di una bottiglia di champagne. L’incarto esterno del tappo è ancora intatto: evidentemente è vero che “tutte le cose hanno un significato per qualcuno. Tutte le cose accadono per un motivo”.

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La bellezza abbagliante della campagna inglese, un bambino su una mongolfiera rossa che un vecchio da terra non riesce più a controllare, quattro uomini che corrono in suo soccorso, si appendono alle corde, si sollevano, oscillano, finché un colpo di vento più forte degli altri li fa innalzare ancora di più, li costringe a mollare. Tutti tranne uno, che finirà col precipitare. Cambia così la vita di tutti i personaggi coinvolti nell’incidente, in quello che è stato definito uno degli incipit più affascinanti della letteratura contemporanea, un momento di immediata, potente evocazione visiva. L’amore fatale di Ian McEwan è un romanzo sinuoso, oscuro e romanticamente disperato, del quale il regista Roger Michell riesce solo in parte a trasferire sullo schermo le suggestioni. Fin dalla sequenza iniziale, nata per il cinema, che è bella, ma non riesce a conservare l’impatto sconvolgente della pagina scritta. Costretto all’inevitabile semplificazione del flusso interiore ossessionante su cui si costruiscono le dinamiche e gli interrogativi del romanzo, il film finisce per colorarsi di thriller e per annacquare invece la lacerante predestinazione melodrammatica del suo triangolo amoroso. E questo nonostante la bravura degli interpreti, soprattutto Rhys Ifans, stralunato e persino tenero nei panni del persecutore sentimentale.

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domenica 6 marzo 2022

Il ritratto del Duca - Roger Michell

Roger Michell (morto qualche mese fa a 65 anni) non è Ken Loach, fa commedie, le chiamano'healing comedies' (commedie che ti fanno stare bene), e le fa bene.

con due straordinari attori come Jim Broadbent e Helen Mirren riesce a fare un gioiellino, che fa divertire, anche molto, grazie sopratutto a Kempton Bunton (interpretato da Jim Broadbent), il pensionato, probabilmente laburista, condannato a sopravvivere con pochi soldi, ma con un inventiva e una faccia tosta di prima classe.

Kempton è uno scrittore senza lettori, con un'idea forte di giustizia sociale, cerca di raddrizzare un po' il mondo, mica ci riesce, ma tutti sono (siamo) con lui.

un film più bello di come immaginate, promesso.

buona (rapita) visione - Ismaele



…Kempton è un personaggio complicato e buffo, il perfetto equilibrio di abissi e vette, luci e ombre, interpretato egregiamente da Jim Broadbent che sa trasformarsi e adattarsi alle mille sfaccettature caratteriali del suo personaggio. Jim Broadbent ed Helen Mirren sono una coppia formidabile, credibile che vive di tempi comici dissacranti e spassosi, gag spassosissime che sottolineano quanto l’apice drammatico dell’intero racconto si poggi in verità sul rapporto e sul dialogo di due persone di provincia della classe operaia, che si amano e si esasperano a vicenda. The Duke sa intrattenere e sa come conciliare l’elemento surreale della storia e farlo diventare elemento comico, ma anche materia per veri utopisti, sublimando il candore che abita nel cuore dei sognatori.

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…Broadbent e Mirren sono una coppia perfetta, i due interpretano in modo convincente una storia matrimoniale contrastante, insieme i figli alle prese con i loro amori e i tragici ricordi della figlia maggiore scomparsa a cui il padre, commediografo dilettante, ha dedicato un dramma, che naturalmente gli editori respingono. 

La donna ha una sua forte personalità, è lei che praticamente manda avanti la baracca con il suo umile lavoro di inserviente presso una ricca signora, mentre il marito attivista a causa delle sue ideologie, ne perde uno dopo l'altro, aspirante drammaturgo e rivoluzionario, è un uomo che preferisce Cechov a Shakespeare perché sente che il bardo ha scritto troppe opere teatrali sui re. Nel complesso una storia commovente e anche divertente raccontata con molto humor britannico.  

Il regista Roger Michell, morto nel settembre 2021, poco dopo la presentazione del film alla Mostra Cinematografica di Venezia disse:  "The Duke si colloca nella grande tradizione delle 'healing comedies' (commedie che ti fanno stare bene), che in questo caso mostrano un uomo semplice che si ritrova a parlare apertamente ai potenti. Questa è comunque una storia ancora poco conosciuta, ma molto famosa ai suoi tempi. Bunton è da una parte un singolare Robin Hood e, dall'altra, un piccolo uomo che a un certo punto ha l'opportunità di alzare la voce davanti al potere. Nella cultura inglese c'è una celebrazione di questi tipi eccentrici".

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Il ritratto del Duca è un film ironico, gagliardo, tenuto in piedi da un ritmo molto veloce, che non ci lascia mai annoiare, grazie anche a un protagonista irriverente, divertente, surreale, eroe delle cause perse. La vicenda, sin da quella originale, ha un qualcosa di magico e di incredibile, e il modo in cui Michell la racconta la rende ancora più anglosassone. Il titolo ha proprio in questo il suo pregio e la sua più grande pecca, perché l'umorismo affrontato potrebbe non appartenere a tutti e non essere gradito ai più: il risvolto narrativo finale, però, merita un plauso per la capacità del regista di costruire un'opera coerente e nascondendo un mistero non necessario per apprezzare il lungometraggio nel suo complesso, ma che comunque finisce per impreziosire ancora di più l'esperienza.

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…Il ritratto del duca, pur vantando una scrittura complessivamente pulita, tocca determinate tematiche senza andare a fondo come dovrebbe. Ciò riguarda, appunto, proprio il discorso riguardante le condizioni di vita delle classi meno abbienti e come le stesse vengano “ignorate” dal governo. La storia di Kempton sta a sancire un’importante svolta per quanto riguarda i diritti dei cittadini più anziani. Michell, dal canto suo, non indaga a fondo determinate situazioni, ma si limita a far ruotare la storia quasi unicamente intorno al suo protagonista, scansando un ben più complesso discorso sociale, che – non dimentichiamolo – ha dato adito alla storia stessa. E così, “viziati” dal cinema di Ken Loach, non possiamo non notare determinate mancanze, avendo, al contempo, la sensazione che questo Il ritratto del duca – pur gradevole, indubbiamente divertente ed elegante nella sua messa in scena – sia quasi “incompleto”. Peccato.

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…Certo, i metodi che questo eclettico moralista persegue non sono certo definibili come ortodossi, in primis l’idea d’insinuarsi a Londra per farsi una bella chiacchierata col Primo Ministro. La missione fallisce, ma succede qualcosa d’inaspettato: a quanto pare, l’insospettabile vecchietto torna nella cittadina natale con il dipinto di Goya sottobraccio. Con l’aiuto del figlio carpentiere (forse l’unico vero utopista dell’intera vicenda), l’opera viene nascosta nell’armadio come se nulla fosse. «Ben gli sta», pensiamo noi, comodamente sprofondati nelle nostre poltrone: si, perché il quadro ha tutte le sembianze di quelle orrende creature contro le quali il nostro eroico cavaliere e il suo fedele scudiero si scagliano. In fondo, chi non tiene per Don Chisciotte?

Ma la lucida genialità di Kempton è estremamente british e, di conseguenza, segue il percorso opposto: egli trasforma il mostro in mulino e non il mulino in mostro. Così, anche il Duca di Wellington passa da simbolo del potere, da protesi autocelebrativa della tradizione passata e presente a banale – e spesso indesiderato – coinquilino di casa Bunton. Fra l’altro, questo nuovo compagno di stanza “non è neanche granché bello” e a lungo andare si dimostra perfino un po’ invadente: il suo occhio ironico appare ridicolmente intrigato dai litigi familiari, dagli intrighi amorosi e dalle piccole malefatte che il nostro paladino dell’Inghilterra postindustriale si diverte a compiere…

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…Un soggetto nobile, un décor d'epoca, una cup of tea e un ruolo di primo piano propizio alla performance attoriale. La schermaglia so british tra Jim Broadbent e Helen Mirren è certamente la cosa migliore del film. L'insieme è lontano dall'essere sgradevole e tutto quello che ci racconta è vero. O quasi. La storia di trasgressione di Kempton Bunton trova un'incarnazione ideale in Jim Broadbent, che ne fa un irresistibile bugiardo sempre un passo avanti alla disperazione.
Assediato dalla vita e tormentato dalla consorte, il protagonista conserva dentro di sé una fiamma che brucia di amore per la letteratura, di humour, di affetto per i suoi cari e per il mondo. I perdenti sono raramente magnifici e 
Roger Michell non risparmia al suo vecchio eroe qualche umiliazione. Ma Jim Broadbent è un campione di simpatia che usa come strumento del crimine…

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…Il ritratto del Duca appare come la dimostrazione prima di tutto di un saggio di scrittura intoccabile ma anche impermeabile. E si affida ai suoi protagonisti e a una storia bellissima per mandare avanti il film. Un po’ poco. Siamo sul modello della commedia sociale inglese fine anni ’90. Un cinema quindi impeccabile ma anche già superato. Il rischio più grosso è quello di lasciare in secondo piano il contrasto sociale. E soprattutto si perde la forza del gesto rivoluzionario di quello che è stato l’unico furto alla National Gallery trattandolo come poco più di un aneddoto.

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venerdì 2 giugno 2017

Ipotesi di reato (Changing Lanes) - Roger Michell

un piccolo incidente d'auto e la giornata dei due autisti acquista una dimensione, folle, spericolata, ad alto rischio.
un padre ex-alcolista perde il diritto a vedere i figli e un giovane arrivista scopre di essere oggetto di un imbroglio enorrme, l'etica dei grandi studi d'avvocati, dev'essere.
in un meccanismo a orologeria le loro vite si intrecciano al di là di ogni immaginazione.
non sarà perfetto, ma è un film che si fa vedere bene, grazie, ma non solo, a Samuel L. Jackson.
buona visione - Ismaele






Ben Affleck, Samuel L. Jackson e Sidney Pollack. Questo basta già per capire che non si tratta di un film qualunque, ma sicuramente di un thriller di lusso.
Premetto che questo film l'ho visto più di una volta... la pellicola è del 2002 ma, costantemente, viene trasmesso in tv e, se ne ho l'opportunità, mi piace rivederne alcune scene.. oppure se si ha tempo anche tutto, perché no?!?
Il fatto che sia trasmesso così di frequente in tv vuol dire due cose: la prima dimostra che è una pellicola che è stata più che apprezzata dal pubblico, la seconda (e secondo me più preoccupante) è che per vedere un buon thriller, ma più in generale una buona storia di dramma, di suspense, occorre riguardare da anni sempre i soliti film, segno che non c'è un ricambio qualitativo all'altezza.
Beh, nonostante ciò, va detto che mettere in scena una pellicola come "Ipotesi di reato" non è cosa da tutti i giorni, non è cosa da tutti…
da qui

"One wrong turn deserves another," say the ads for "Changing Lanes." Yes, both of the movie's dueling hotheads are in the wrong--but they are also both in the right. The story involves two flawed men, both prey to anger, who get involved in a fender-bender that brings out all of their worst qualities. And their best. This is not a dumb formula film about revenge. It doesn't use rubber-stamp lines like "it's payback time." It is about adults who have minds as well as emotions, and can express themselves with uncommon clarity. And it's not just about the quarrel between these two men, but about the ways they have been living their lives.
The story begins with two men who need to be in court on time. A lawyer, Gavin Banek (Ben Affleck), needs to file a signed form proving that an elderly millionaire turned over control of his foundation to Banek's law firm. Doyle Gipson (Samuel L. Jackson) needs to show that he has loan approval to buy a house for his family; he hopes that will convince his fed-up wife to stay in New York and not move with the kids to Oregon. Banek and Gipson get into a fender bender. It's not really anybody's fault…

… This film, which breathes, which challenges, which is excitingly alive, wants to see these men hit their emotional bottoms. Will they learn anything? Doyle Gipson is a recovering alcoholic. His AA meetings and his AA sponsor (William Hurt) are depicted in realistic, not stereotyped, terms. Gipson is sober, but still at the mercy of his emotions. As he stands in the wreckage of his plans to save his marriage, his wife (Kim Staunton) tells him, "This is the sort of thing that always happens to you--and never happens to me unless I am in your field of gravity." And his sponsor tells him, "Booze isn't really your drug of choice. You're addicted to chaos." At one point, seething with rage, Gipson walks into a bar and orders a shot of bourbon. Then he stares at it. Then he gets into a fight that he deliberately provokes, and we realize that at some level he walked into the bar not for the drink but for the fight…

…  En el terreno de las interpretacio-nes, es Samuel L. Jackson quien se lleva la palma. Jackson es un actor que siempre imprime con su prestancia los papeles que desempe-ña, pero que últimamente se ha visto recluido en personajes secundarios de escaso peso dramático. Aquí se le ha ofrecido una suculenta oportunidad que ejecuta con admirable rigor y con-vicción, cargando incluso unos cuantos años de más sobre sus es-paldas. Sobre Ben Affleck no puedo decirles que gracias a este personaje lleno de contrastes se haya convertido en el gran actor que no es. No obstante su desempeño goza de una notable correc-ción que sobresale de sus anteriores intervenciones en la gran pan-talla. Rescatar, además de los ya citados, a Dylan Baker (me-morable en "Happiness"), en una corta aparición muy lucida.
"Changing Lanes" no es una película que les vaya a recomendar como imprescindible, porque posiblemente en sus respectivas car-teleras encuentren una mejor oferta como alternativa. Pero es una película estretenida, y dentro de las coordenadas de los productos cinematográficos que ofrecen una mera evasión del espectador, destaca por su contenido.