Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
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sabato 14 aprile 2018
venerdì 10 novembre 2017
Al fuoco pompieri! (Horí, má panenko - The Fireman's Ball) - Miloš Forman
film che fa ridere, mischiando risate a tristezza.
alla fine non c'è più niente, neanche un tetto, la Primavera di Praga è dietro l'angolo, poco più in là i carri armati.
il film sarà candidato all'Oscar nel 1969.
Miloš Forman lascerà Praga, e il film intanto sarà bandito dagli schermi della Cecoslovacchia, e non solo.
film che merita molto, un gioiellino, cercatelo, non ve ne pentirete - Ismaele
Il ballo organizzato dall'associazione dei pompieri di un
paesino cecoslovacco si trasforma in un disastro: naufraga nel caos il
tentativo di eleggere la miss della serata, i premi della lotteria vengono
trafugati, scoppia un incendio in una casa vicina e l'ultraottuagenario capo in
pensione (Jan Stöckl) rimane senza regalo di addio.
Tragicomico e malinconico come solo il cinema
dell'Est Europa sa essere, Al fuoco pompieri! è uno dei film più importanti e maturi
della prima parte di carriera di Miloš Forman. Dosando attentamente la comicità
agrodolce, il regista costruisce un tenero ritratto di un gruppo di uomini di
mezza età totalmente inetti, incapaci non solo di organizzare una festicciola
di paese ma anche (e soprattutto) di dare un senso alla propria divisa e alla
propria missione. Sfiorando il grottesco in alcune sequenze (la fuga delle
aspiranti miss con il bailamme che ne segue, la “premiazione” dell'ex capo) il
ballo dei pompieri diventa metafora di tutti i fallimenti e di tutte le
circostanze assurde che costellano le nostre vite: un valzer crepuscolare e
buffo al contempo che si conclude, amaramente, su una bellissima nota onirica
nel finale. Buona performance corale del cast privo di grandi nomi ma ricco di
volti espressivi. Prodotto da Carlo Ponti e nominato all'Oscar per miglior film
straniero, provocò in patria aspre polemiche, soprattutto da parte della
categoria dei pompieri che lesse la divertente satira come un attacco
personale.
da qui
…In Al
fuoco, pompieri, conosciuto in Italia anche con la traduzione letterale del
titolo ceco Fuoco ragazza mia!, Miloš Forman si focalizza sulle
storture che falcidiavano il suo Paese e, pochissimi mesi prima della loro
esplosione, mentre la febbre sociale stava per raggiungere il punto di
ebollizione, le racchiude in una sera di festa destinata ad andare a rotoli da
cui attaccarle apertamente. Con l’arma della satira più pungente, le prende e
le ridicolizza, le vira all’assurdo, le disumanizza, dipingendole impietoso,
senza filtri, senza altri veli che non siano quelli della finzione
cinematografica. Ne ha per tutti Forman, nella sua personale lotta contro un
intero sistema statale ormai incancrenito: ne ha per gli uomini in divisa, fra
i quali nessuna personalità riesce a emergere sull’altra, come se fossero un
grigio e informe ammasso di mediocrità; ne ha per l’intera cittadinanza
convitata alla festa, fra selvaggi accoppiamenti sotto il tavolo, ulteriori
furti al posto di restituzioni e candidate miss non così tanto avvenenti che
comunque, al momento della sfilata, fuggono e si chiudono in bagno mentre a
ricevere la corona, per esclusione, sarà un’anziana paesana. Fino alla messa
alla berlina della falsa solidarietà di una comunità intera, che al vecchietto
che ha perso tutto nell’incendio della sua casa, quello stesso vecchietto la
cui sedia viene progressivamente avvicinata alle fiamme “perché non prenda
freddo” ma di spalle “perché non veda la sua casa bruciare”, dona anziché
denaro i biglietti di una lotteria della quale i premi non esistono più, già
trafugati da mani ignote. E a nulla servirà il tentativo di recuperarli, a luci
spente per (tentare di) lasciare nell’anonimato i colpevoli redenti, se non a
infangarsi ancora una volta, a rivelarsi per quello che si è, in una società
talmente marcia che persino l’ultimo sparuto barlume di onestà non può che
ribaltarsi in vergogna, ignominia, fallimento. Miloš Forman, profeta di quello
che sarebbe accaduto l’anno dopo e che lo costrinse, fra interventi militari e
censori, ad abbandonare il suo Paese, già nel ’67 distruggeva la burocrazia con
l’arma dell’ironia, colorava lo schermo della più ottusa stupidità della gente
e dell’arroganza degli incompetenti che si aggiogano il diritto di decidere per
gli altri, metteva in scena il caos per mostrare come non possa che generare
altro e peggiore caos. Centrando un film straordinario, bruciante, sofferto,
mai abbastanza celebrato: il sontuoso e urticante monumento funebre di
un’intera civiltà.
da qui
Milos Forman's The Firemen's Ball was banned
"permanently and forever" by the Communist regime in Czechoslovakia
in 1968, as Soviet troops marched in to suppress a popular uprising. It was
said to be a veiled attack on the Soviet system and its bureaucracy, a charge
Forman prudently denied at the time but now happily agrees with. Telling a
seductively mild and humorous story about a retirement fete for an elderly
fireman, the movie pokes fun at citizens' committees, the culture of thievery,
and solutions that surrender to problems…
… Is
"The Firemen's Ball" dated today? That's an interesting question. It
no longer borrows energy from its risk-taking, as so many Soviet bloc films did
in the 1960s and 1970s. In those days any new film from Poland, Hungary,
Yugoslavia or Czechoslovakia, in particular, was likely to be a veiled attack,
wreathed in the glamour of danger. But "The Firemen's Ball" hasn't
dated as entertainment; Forman doesn't push his political points, being content
to let them make themselves, unfolding gracefully from the human drama. The
movie is just plain funny. And as a parable it is timeless, with relevance at
many times in many lands. Remarkable, how often when I learn of a bureaucratic
brainstorm I think of the fireman moving the farmer's chair closer to the
flames.
da
qui
dice Miloš Forman
- „Non avevo in mente
di fare un’allegoria politica – non mi piace
nei film –però purtroppo
nella storia del furto alla lotteria
i primi protagonisti del regime comunista
hanno riconosciuto loro stessi.“
- „Insieme a Papousek
abbiamo preso il tutto e ce ne siamo andati
da Praga a Krkonose (montagna al nord della Boemia,
nota red.) per scrivere una storia
di un disertore che si nasconde nei sotterranei
del palazzo Lucerna di Praga. Ci ha raggiunto Ivan
Passer per aiutarci, ma neanche lui riusciva
a tirarci fuori dal punto morto della sceneggiatura.
Così abbiamo deciso di riposarci un po’
e siccome nel paese dove stavamo c’era un ballo,
organizzato dai pompieri locali, abbiamo deciso
di recarci là. Volevamo giusto bere qualche birra, guardare
la gente, chiacchierare con le ragazze e rilassarci
un po’. A Vrchlabi, dove stavamo, la maggior parte
della gente lavorava nella fabbrica locale
e ogni tanto organizzavano dei balli
per divertirsi un po’. Questo qui era stato
organizzato dai pompieri volontari,
che per far divertire i partecipanti avevano
preparato un concorso di bellezza
per le proprie figlie.
C’era anche una lotteria. Bevevano e litigavano
con le loro mogli. Noi tre li guardavamo
a bocca aperta. Durante tutto la giornata seguente
non facevamo altro che parlare con Ivan Papousek
della serata passata. Lunedì abbiamo iniziato
a buttare giù le nostre idee: chissà cosa
sarebbe successo se... E da martedì
abbiamo iniziato a scrivere un’altra sceneggiatura. Quella storia
si scriveva da sola. Ogni volta che c’era
un problema, siamo andati a Vrchlabi a farci
due chiacchere con i pompieri, dato che avevamo
scoperto che locale frequentavano per giocare a carte, bere
birra e giocare a biliardo. Ormai ci conoscevano
ed erano aperti con noi –
così abbiamo finito la prima versione
della sceneggiatura del film Al fuoco, pompieri!iIn sei settimane.“
- „Nel passato un film
del genere sarebbe stato semplicemente vietato.
Ma in quel periodo speciale della Primavera
di Praga anche i capi dei comunisti stavano perdendo
il senso di sicurezza e quindi dissimulavano
le azioni impopolari dietro dei raggiri .
Per esempio organizzavano le proiezioni di un
film che in realtá volevano vietare, il pubblico
però se lo sceglievano loro. Pagavano
dei provocatori che dovevano ad esempio gridare
che il film offendeva la classe lavoratrice
-per poi poter ritirare il film dalla distribuzione
sostenendo che „il popolo non lo gradisce.“
- „La prima proiezione
pubblica della pellicola Al fuoco, pompieri! venne organizzata a Vrchlabi. I personaggi
influenti della politica e della cultura scelsero
questo posto sperando che i cittadini
si sentissero offesi e ridicolizzati dal modo in cui li ho presentati
sullo schermo. Avevano presupposto che la loro reazione
sarebbe stata talmente furiosa
che mi fu addirittura vietato di partecipare
alla proiezione per non essere magari ferito.
In realtà il pubblico di Vrchlabi rise durante tutto il film.
Poi arrivo´ il momento della discussione aperta.
Uno dei provocatori, portati dal partito, si alzo´ e dichiaro´ in nome
di tutti i presenti, il suo disgusto per il
livello a cui questo film arrivava ad umiliare
la nostra classe lavoratrice e soprattutto i pompieri.
Quando finí o, uno dei pompieri locali chiese
di parlare – per caso anche lui si chiamava
Novotny come il Presidente della Repubblica
di quel tempo. Il signor Novotny si alzo´ e
disse: . “Beh, compagni, io non so...
Davvero non so. Sapete,
non è che io sia un oratore,
un intellettuale, però davvero, io non so.
Qui il compagno afferma che questo qui ci umilia,
vabbè magari sì, ma cavolo, gente,
non vi ricordate
com’era quando ha preso fuoco
la stalla degli Jira? E noi che trincavamo
come dei pazzi al bar?
E poi quando siamo finalmente arrivati dagli Jira
ci siamo resi conto di aver lasciato
la pompa nella base? Ma, ve lo ricordate?
E poi, quando la macchina ci è scivolata
e siamo caduti di lato sul ghiaccio? Ancora oggi
vedo la capra degli Jira in fiamme.
Non è che siamo così tanto beoti
in ‘sto film. “
da qui
martedì 22 novembre 2016
Il corridoio della paura – Samuel Fuller
l'ambizione smisurata di Johnny Barrett
è l'innesco di un film che è un altro mondo, esplora il manicomio.
Johnny Barrett vuole vincere il Pulitzer raccontando un omicidio e scoprendo i colpevoli dentro il manicomio.
ci riesce anche, ma a un prezzo smisurato.
il matto più matto è un nero che inneggia al Ku Klux Klan, ma Johnny Barrett perde il controllo, come i marinai di Ulisse al canto delle sirene, così è per lui il profumo del successo.
attori bravissimi e storia terribile, al confronto "Qualcuno volò sul nido del cuculo" è un film leggero, ma siccome non lo è immaginate cos'è il film di Samuel Fuller, meglio guardatelo.
dentro c'è il Cinema - Ismaele
Johnny Barrett vuole vincere il Pulitzer raccontando un omicidio e scoprendo i colpevoli dentro il manicomio.
ci riesce anche, ma a un prezzo smisurato.
il matto più matto è un nero che inneggia al Ku Klux Klan, ma Johnny Barrett perde il controllo, come i marinai di Ulisse al canto delle sirene, così è per lui il profumo del successo.
attori bravissimi e storia terribile, al confronto "Qualcuno volò sul nido del cuculo" è un film leggero, ma siccome non lo è immaginate cos'è il film di Samuel Fuller, meglio guardatelo.
dentro c'è il Cinema - Ismaele
…Fuller costruisce un ingegnoso meccanismo
predisposto di continuo alla rilettura interna ed esterna della vicenda,
attribuendone significati molteplici, i personaggi assumono una funzione
polivalente ed emblematica, ora assumendo una veste personale, poi traslata
verso il giudizio e l’immedesimazione dello spettatore, incarnando la veste
simbolica e mostrandone le ferite pubbliche che invece la storia e la società
vorrebbero nascondere. E’ la denuncia della società americana intera, del suo
perbenismo formale travestito di modernità, il manicomio è il mondo, una volta
addentrati non se ne esce altrimenti, anche perché è la vita, scandita,
abitudinaria e sottomessa. Milos Forman diede luce anni dopo ad un ritratto
simile, al capolavoro Qualcuno volò sul nido del cuculo, dove però si mitizzava
la ribellione, l’antieroismo, la lotta al sistema. Nell’opera di Fuller tutto
ciò è assente, l’esplorazione della struttura sociale è interna e conforme a
chi l’ha creata e in qualche modo dimostra di credergli. La spietata analisi
parte dalla figura del protagonista, l’arrembante e sicuro Johnny Barrett che
si crede in grado di potere uscire mentalmente indenne da un esperienza così
estrema, come se il nuovo potere dei media non solo avesse il dovere di
documentare il reale, ma detenesse anche il potere di rivelare nuove verità e
giudicarle, di modificare gli equilibri sociali senza subirne conseguenze…
…Le riprese, di immediatezza rude ma non rudimentale,
assecondano il percorso mentale del protagonista. La prima dissociazione è
oggettiva, ossia rivolta all'immagine che Johnny ha di Cathy. Da poco entrato
nell'ospedale psichiatrico, nel sognare la propria bionda compagna Johnny la
visualizza diversamente dalla donna premurosa e preoccupata che si era
adoperata per evitare che il proprio uomo finisse in pericolo: in una sequenza
onirica sovraimpresse, la comparsa ectoplasmatica di una Cathy in miniatura mangiatrice
di uomini rivela il desiderio inconscio del giornalista, dissociato
dall'immagine reale sin qui profilata. Cathy, infatti, si muove e parla
diversamente nel sogno rispetto alle scene precedenti.
La violenza registica di Fuller arriva oltre, nella scena impattante dell'elettroshock, aperta da un medium close-up e trasformata in una bolgia di immagini ancora sovraimpresse (Cathy che danza, le ninfomani, gli scontri razziali di Trent) e di suoni (le urla di Johnny ed una scala di piano discendente): overdose iconico-cacofonica con lo scopo di far esperire sensorialmente allo spettatore il rilascio della tensione, prima della dissolvenza in nero che accompagna la perdita dei sensi del paziente.
Almeno un altro tour de force d'inquadrature si può annoverare tra i vertici stilistici della carriera di Fuller: la sequenza della pioggia nel corridoio. Il piano sequenza che segue Johnny avvicina lo spettatore al protagonista, mentre la voce interna ci introduce nei pensieri del giornalista che cerca di ricordare il nome dell'assassino. Il reporter ha poi la sensazione che cominci a piovere: il rombo del tuono e l'effetto goccia accompagnano il trapasso di inquadrature dall'oggettiva alla soggettiva. È una soggettività dissociata: il bellissimo spostamento a sinistra della macchina da presa, che trascorre sull'ombra allungata di Johnny con la mano tesa per raccogliere le gocce, rivela, nel contrasto ombra/luce e nella generazione del doppio (l'ombra), la divaricazione tra realtà ed immaginazione, oggetto e soggetto, sanità ed insanità, ripetendosi subito dopo a corridoio vuoto: tale, infatti, è nella visione distorta di Johnny…
La violenza registica di Fuller arriva oltre, nella scena impattante dell'elettroshock, aperta da un medium close-up e trasformata in una bolgia di immagini ancora sovraimpresse (Cathy che danza, le ninfomani, gli scontri razziali di Trent) e di suoni (le urla di Johnny ed una scala di piano discendente): overdose iconico-cacofonica con lo scopo di far esperire sensorialmente allo spettatore il rilascio della tensione, prima della dissolvenza in nero che accompagna la perdita dei sensi del paziente.
Almeno un altro tour de force d'inquadrature si può annoverare tra i vertici stilistici della carriera di Fuller: la sequenza della pioggia nel corridoio. Il piano sequenza che segue Johnny avvicina lo spettatore al protagonista, mentre la voce interna ci introduce nei pensieri del giornalista che cerca di ricordare il nome dell'assassino. Il reporter ha poi la sensazione che cominci a piovere: il rombo del tuono e l'effetto goccia accompagnano il trapasso di inquadrature dall'oggettiva alla soggettiva. È una soggettività dissociata: il bellissimo spostamento a sinistra della macchina da presa, che trascorre sull'ombra allungata di Johnny con la mano tesa per raccogliere le gocce, rivela, nel contrasto ombra/luce e nella generazione del doppio (l'ombra), la divaricazione tra realtà ed immaginazione, oggetto e soggetto, sanità ed insanità, ripetendosi subito dopo a corridoio vuoto: tale, infatti, è nella visione distorta di Johnny…
"If you don't like Samuel Fuller,
you don't love cinema” (Martin Scorsese).
Samuel Fuller aveva le palle. Fu il
precursore del cinema americano indipendente, padre putativo della nouvelle
vague francese (un film come Quaranta Pistole ha profondamente influenzato
Godard), di John Cassavetes e dei vari movie brats mid – seventies, Scorsese e
De Palma su tutti. Fu anche letterato, giornalista e reduce di guerra. Era
insomma, una vera furia, come furiosi sono i suoi film (uno tra i tanti, “Il
bacio perverso”, film del 1964, incentrato sulla pedofilia).
“Il corridoio della paura” è l'apice
della sua intera filmografia. Interamente girato in interni, è uno dei più
claustrofobici e inquietanti bildungsroman della storia del cinema, vera e
propria discesa agli inferi della coscienza umana. Romanzo di formazione si
diceva, perché Fuller, da uomo vulcanico che ha vissuto ogni sorta di
esperienza, rifiuta qualsiasi forma di conoscenza intellettuale o speculativa.
Non esistono per il regista giudizi sintetici a priori. Il suo è un cinema di
scontri, di antitesi. La vita, nel cinema di Fuller, va affrontata, con tutte
le botte e i traumi che ne derivano. Così è per Johnny, giornalista del
“Globe”, assetato di gloria e desideroso di vincere il premio Pulitzer. Il suo
unico desiderio è quello di scrivere l'articolo dell'anno: quale occasione
migliore se non un misterioso omicidio avvenuto all'interno di un manicomio?
Con l'aiuto di uno psichiatra che lo addestra adeguatamente e quello della
fidanzata, che fingendosi sua sorella, denuncia alla polizia le sue turbe da
fratello feticista, egli viene internato. Scoprirà la verità, ma a caro prezzo…
domenica 31 maggio 2015
I Miss Sonja Henie - Karpo Acimovic-Godina, Tinto Brass, Mladomir 'Purisa' Djordjevic, Milos Forman, Buck Henry, Dusan Makavejev, Paul Morrissey, Frederick Wiseman
grandi registi al lavoro, per ridere, non perdetevela, un quarto d'ora si trova, un gioiellino - Ismaele
Un'unica cinepresa riprende
sempre dalla stessa posizione, un´unica mansarda arredata
e otto giovani registi. Un unico mosaico dadaistico
di sette storielle, legate tra di loro solo dalle stesse condizioni
creative: ogni episodio deve durare tre minuti, deve svolgersi
nella stessa stanza d´albergo e deve includere
la frase I miss Sonja Henie. Una pellicola
sperimentale molto particolare, nata in una sola notte
durante il festival cinematografico FEST di Belgrado
del 1971.
La leggenda dice che l’idea di creare questo progetto
cinematografico è nata nella tarda notte
in uno dei locali belgradesi, quando Karpo Godina
ha chiesto agli altri sette registi presenti di fare
tutti insieme una pellicola dove ognuno avrebbe occupato una porzione
di tre minuti. La frase „I Miss Sonja Henie“
(„Mi manca Sonia Henie“) è poi un omaggio
alla leggendaria pattinatrice artistica norvegese,
che ha poi avuto successo anche a Hollywood.
All´elenco degli episodi
più o meno burleschi, Milos Forman ha contribuito,
con una piccola farsa piccante nella quale
ha anche recitato. Alla regia ha collaborato l’attore,
sceneggiatore e regista Buck Henry, che lo accompagnava
al festival alla rappresentazione del film Taking Off.
La loro storiella è un omaggio particolare
allo sceneggiatore e scrittore statunitense Dalton Trumbo
e al suo film E Johnny prese il fucile (Johnny
Got His Gun).
Forman interpreta Johnny, un veterano senza le braccia,
il volto sfigurato, sordo e praticamente cieco
che sta sdraiato sul letto, avvolto dalle bende .
In visita al malato arriva il medico, interpretato da Buck
Henry, un´infermiera e la moglie di Johnny.
Il medico afferma che ormai esiste
una sola possibilità per Johnny di comunicare qualcosa
al mondo. Così chiede all’infermiera e alla moglie
di fare un piccolo spogliarello (fuori campo)
per il paziente. L´ex militare eccitandosi
può così scrivere con la matita legata
al suo pene eretto (sotto una coperta)
il suo messaggio per il mondo,
che sta nella frase: „I miss Sonja Henie.“
Forman stesso considera questo siparietto
un “bello scherzetto studentesco
con una forte connotazione di black humor”.
Tutto il mosaico, composto da venti minuti di episodi
dei diversi registi, montati tutti insieme
in un unico film, conclude in un epilogo,
il cortometraggio in bianco e nero Sun Valley
Serenade (1941), nel quale recita e pattina
la stessa Sonja Henie.
In verità il cameraman e regista Karpo Godina aspettava
prima dell’inizio del festival nella hall dell´albergo,
dove contattava continuamente ogni regista che conosceva.
Per ognuno di loro aveva pronta la descrizione
del progetto, articolata in due pagine. Godina era convinto
che il suo gioco sarebbe stato accettato
al massimo da tre dei colleghi avvicinati ,
ma con sua grande gioia furono d’accordo
tutti e otto.
Il regista Karpo Godina apparteneva ai movimenti artistici
jugoslavi Amateur Movement e Black Wave, che erano
un'altra versione della “Nouvelle Vague” francese e ceca
e che attraeva dei cineasti che desideravano creare film
indipendenti nella Jugoslavia degli anni settanta.
La mansarda, che Godina ha scelto come location,
si trovava a Belgrado vicino a un teatro,
dal quale gli artisti potevano prendere in prestito
diversi costumi e attrezzi. La casa era talmente piccola
che era possibile illuminare bene solo una sua parte,
ovvero il corridoio d’ingresso e una parte
della stanza.
Si dice che la scelta di Forman come interprete
di Johnny fu una vendetta da parte di Buck Henry
che fu costretto da Forman stesso a mettersi
tutto nudo sul tavolo in una scena del film Taking Off.
Forman dice di essere stato d’accordo a farsi
umiliare sullo schermo, perché nella parte di un eroe
muto e in più tutto bendato non aveva dovuto imparare
nessuna parte e ha potuto passare tutta la notte
delle riprese bevendo cognac con la cannuccia.
Karpo Godina originariamente voleva proiettare tutti e otto
gli episodi in successione, ma alla fine ha deciso
di fonderli tutti in un unico film. L’unica eccezione
l´ha fatta per la parte di Milos Forman e Buck
Henry, che è rimasta intera.
A causa della presunta ispirazione occidentale decadente
della pellicola, la proiezione è stata vietata in Jugoslavia
subito dopo la prima, quindi gli autori stessi
hanno potuto vederla solamente nell’anno 2007,
alla proiezione nel BAM Rose Cinema
dell’Academia Musicale di Brooklyn.
Sonja Henie (8 Aprile 1912, Oslo –
12 Ottobre 1969) fu una pattinatrice artistica norvegese
e un’attrice cinematografica. Negli anni venti e trenta
vinse consecutivamente sei volte il campionato europeo,
dieci volte i mondiali e tre medaglie ai giochi
olimpici. Più tardi ebbe successo anche come attrice
di cinema a Hollywood. In quel periodo faceva parte
delle attrici in assoluto meglio pagate diventando anche proprietaria
di una Ice Skate Revue presentando gli spettacoli
sul ghiaccio. Morì di leucemia all’età di 57 anni.
„Ero invitato al festival di Belgrado, la Jugoslavia
era un po’ in disparte, ma comunque rimaneva
uno stato comunista. Non avevo molta voglia di andarci
poiché succedeva che la polizia segreta rapiva
i fuggiaschi e li riportava nel paese di provenienza
per accusarli e intentare poi un processo politico.
Avevo paura, ma un mio amico, Dusan Makajev
mi tranquillizzò, che si sarebbero presi cura di me
e tutto sarebbe andato bene. Era tutto a posto, frequentavo
normalmente le proiezioni, sino a quando un giorno,
erano circa le due del mattino, qualcuno bussó
alla mia porta. Era Dusan:’Non chiedermi niente, prepara
la tua roba ma le valige lasciale qui,
le prendiamo dopo. Alle cinque devi essere pronto all’uscita
d’emergenza dietro l’albergo. Ti vengo a prendere lì.’
Glichiesi perché, mi disse di dare uno sguardo
dalla finestra. Di fronte all’albergo erano parcheggiate le auto
che in quel periodo utilizzava solo
la polizia segreta. Era chiaro che non era venuta
per ammirare l’architettura del posto. Così lasciai
l’albergo alle cinque dall’uscita d’emergenza e mi sedetti
nella macchina che guidava Dusan.
Non aveva il coraggio di portarmi all’aeroporto.
Così presi il treno insieme a un suo amico
che mi accompagno´ sino alla frontiera austriaca.“
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giovedì 5 febbraio 2015
tre (straordinari) corti di Jean-Claude Carrière (con Milos Forman e Pierre Étaix)
genio purissimo - Ismaele
La pince à ongles - Jean-Claude Carrière, Milos Forman
Rupture - Jean-Claude Carrière, Pierre Étaix
Heureux anniversaire - Jean-Claude Carrière (as J.C. Carrière) , Pierre Étaix
martedì 19 novembre 2013
20 novembre 1975, arriva in sala “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di Milos Forman
Prima
dell’inizio delle riprese Milos Forman proiettò agli attori “Titicut
Follies”. girato nel 1967 da Frederick Wiseman, in un manicomio giudiziario,
censurato fino al 1992 per un ordinanza restrittiva emessa dalla Corte Suprema
del Massachusetts che lo riteneva una violazione della privacy dei detenuti,
l’unico film censurato per motivi non di oscenità, né di sicurezza pubblica. È
un film abbastanza forte, se qualcuno ne scrive così: “Qui siamo di fronte
all’orrore delle istituzioni, dell’uomo sull’uomo, qualcosa di simile a certi
documentari sul nazismo che vi sarà capitato di vedere.” (da
qui). Doveva avere le idee abbastanza chiare, Milos Forman.
In
Svezia rimase in programmazione nei cinema dal 1975 al 1987.
Kirk
Douglas, che a teatro nel 1963 impersonava McMurphy (impersonato poi da Jack
Nicholson) aveva comprato i diritti per il film prima della pubblicazione del
libro e aveva scelto Milos Forman per la regia quando il regista stava ancora a
Praga.
Milos
Forman scelse di avere un attore famoso e gli altri solo attori sconosciuti,
affinché riconoscessero naturalmente il ruolo di leader di Jack Nicholson.
La
20th Century Fox avrebbe distribuito il film solo se alla fine McMurphy fosse
sopravissuto, ma il finale non fu riscritto.
Il
titolo deriva da un verso di una canzone per bambini, il testo completo si può
leggere nel libro di Ken Kesey, che ha scritto una sceneggiatura per il film,
ma Milos Forman la rifiutò, perché Ken Kesey voleva che, come nel libro, la
storia fosse raccontata da Chief Bromden, l’indiano nel film.
Ken
Kesey affermò di essersi sempre rifiutato di guardare il film per tutta la
vita.
(Ken
Kesey è il tipo che scrisse: “Qual è il compito dello scrittore nell’America
contemporanea? Non ne sono sicuro, ma faccio un esempio.
Uno di
questi giorni starai camminando per strada e, all’improvviso, vedrai una luce.
Guarderai dall’altra parte della strada e, in piedi all’angolo, vedrai Dio.
Saprai che è Dio perché avrà una chioma gonfia e ricciuta contornata da
un’aureola, come Gesù, avrà occhietti a mandorla come Buddha, e un sacco di
spade appese al cinturone, come Maometto.
E ti dirà: – Vieni a me. Attraversa la strada e vieni a me. Oh, vieni a me, manderò le Muse a sussurrarti all’orecchio che sei il più grande scrittore di sempre, meglio di Shakespeare. Vieni a me, avranno tette come angurie e capezzoli come mirtilli. Vieni a me. Non devi fare altro che cantare le mie lodi.
Il tuo compito è rispondere: – Vaffanculo, Dio. Vaffanculo. Vaffanculo. Vaffanculo.
E’ compito tuo, perché nessun altro lo farà. I nostri politici non lo faranno. Nessuno, a parte lo scrittore, lo farà. Nella storia vi sono tempi in cui vanno cantate le lodi del Signore, ma non adesso.
Adesso è tempo di dire: – Vaffanculo. Non m’importa chi era tuo padre. Vaffanculo.
E poi, tornare a scrivere.”)
E ti dirà: – Vieni a me. Attraversa la strada e vieni a me. Oh, vieni a me, manderò le Muse a sussurrarti all’orecchio che sei il più grande scrittore di sempre, meglio di Shakespeare. Vieni a me, avranno tette come angurie e capezzoli come mirtilli. Vieni a me. Non devi fare altro che cantare le mie lodi.
Il tuo compito è rispondere: – Vaffanculo, Dio. Vaffanculo. Vaffanculo. Vaffanculo.
E’ compito tuo, perché nessun altro lo farà. I nostri politici non lo faranno. Nessuno, a parte lo scrittore, lo farà. Nella storia vi sono tempi in cui vanno cantate le lodi del Signore, ma non adesso.
Adesso è tempo di dire: – Vaffanculo. Non m’importa chi era tuo padre. Vaffanculo.
E poi, tornare a scrivere.”)
qui per
approfondimenti
venerdì 6 luglio 2012
Lásky jedné plavovlásky (Gli amori di una bionda) – Milos Forman
amori di giovani, in luoghi dove si amava la musica leggera italiana, Caterina Caselli e Rita Pavone fra le altre, in tempi non troppo lontani, ma che ora sembrano archeologia, divertente e amaro, un po' Olmi, mutatis mutandis, con la regia di Milos Forman, che ha fatto film che variano fra il bellissimo e il capolavoro.
un gran bel film - Ismaele
un gran bel film - Ismaele
Una trama apparentemente
scontata racconta un episodio della vita di una giovane
idealista, che vive in un dormitorio presso la fabbrica
dove lavora, che viene sedotta da un pianista di Praga,
Milda, in una discoteca paesana. Dopo la notte passata
insieme, la giovane fa le valigie e arriva a Praga,
solo troppo tardi capisce che non c’è nessuno
ad attenderla. Una storia dolce e amara della semplice
Andula, che evidenzia con dettagli molto taglienti le assurdità
tragicomiche del socialismo degli anni sessanta
e le circostanze di vita della gioventù nel periodo
della Cecoslovacchia comunista. Su un piano generale offre anche
una sensibile introspezione sulle fragili anime post-adolescenziali
e sulle reazioni confuse dei loro genitori, sempre e
dovunque attuali.
…Gli Amori di una bionda, girato in bianco
e nero nel 1965, si apre (e si chiude) sulle note di Nessuno mi può giudicare di Caterina
Caselli, facendoci pensare
per un attimo di stare per assistere ad una commedia italiana degli anni ’60.
Si nota già lo stile caustico e a tratti grottesco, che ritroveremo in molte
opere future di Milos Forman, che qui prende di mira alcuni aspetti della società
dell’epoca. Tema centrale del film è la scoperta dell’amore caratterizzato
anche e soprattutto da inevitabili amarezze e delusioni, uno dei principali
leit-motiv della Nová
Vlna. Forman è assai
abile nel destreggiarsi e tenersi in bilico tra toni lievi e ironici da una
parte e toni drammatici e patetici dall’altra. Il personaggio di Andula cerca
l’amore e la fuga da una realtà alienante rappresentata dal lavoro in fabbrica,
ma si scontra con la dura realtà indifferente ai suoi sogni…
… "Loves of a
Blonde" is a humored tale about a woman's journey to the discover of the
first love, the enchantments and disenchantment's of it, but also about that
old talk about woman's virtue, the value of female honor in not hanging out
with too many boys at the same time because this wasn't seen in good eyes by
the society (you'll see this in the school scene where the teacher says that to
the girls and they make a pledge based on a elevated moral behavior). I quote
as "old talk" because times are way different than the one presented in
the film and people have another values in terms of almost everything, so what
was a something that only men could do, now women can do too if they want; if
boys can date or kiss several girls, girls can do the same…
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