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venerdì 10 novembre 2017

Al fuoco pompieri! (Horí, má panenko - The Fireman's Ball) - Miloš Forman

film che fa ridere, mischiando risate a tristezza.

una festa che è anche una fotografia di un mondo con un grande avvenire dietro le spalle, che non può più reggere.
tutti rubano, alcuni credono di avere potere, ma è potere della miseria, non resta più niente da rubare, solo guardare le ragazze, l'ultima forma di schifosa prevaricazione, di un gruppetto di vecchietti bavosi.
alla fine non c'è più niente, neanche un tetto, la Primavera di Praga è dietro l'angolo, poco più in là i carri armati.
il film sarà candidato all'Oscar nel 1969.
Miloš Forman lascerà Praga, e il film intanto sarà bandito dagli schermi della Cecoslovacchia, e non solo.
film che merita molto, un gioiellino, cercatelo, non ve ne pentirete - Ismaele


 

 

 

Il ballo organizzato dall'associazione dei pompieri di un paesino cecoslovacco si trasforma in un disastro: naufraga nel caos il tentativo di eleggere la miss della serata, i premi della lotteria vengono trafugati, scoppia un incendio in una casa vicina e l'ultraottuagenario capo in pensione (Jan Stöckl) rimane senza regalo di addio.
Tragicomico e malinconico come solo il cinema dell'Est Europa sa essere, Al fuoco pompieri! è uno dei film più importanti e maturi della prima parte di carriera di Miloš Forman. Dosando attentamente la comicità agrodolce, il regista costruisce un tenero ritratto di un gruppo di uomini di mezza età totalmente inetti, incapaci non solo di organizzare una festicciola di paese ma anche (e soprattutto) di dare un senso alla propria divisa e alla propria missione. Sfiorando il grottesco in alcune sequenze (la fuga delle aspiranti miss con il bailamme che ne segue, la “premiazione” dell'ex capo) il ballo dei pompieri diventa metafora di tutti i fallimenti e di tutte le circostanze assurde che costellano le nostre vite: un valzer crepuscolare e buffo al contempo che si conclude, amaramente, su una bellissima nota onirica nel finale. Buona performance corale del cast privo di grandi nomi ma ricco di volti espressivi. Prodotto da Carlo Ponti e nominato all'Oscar per miglior film straniero, provocò in patria aspre polemiche, soprattutto da parte della categoria dei pompieri che lesse la divertente satira come un attacco personale.

da qui

 

In Al fuoco, pompieri, conosciuto in Italia anche con la traduzione letterale del titolo ceco Fuoco ragazza mia!, Miloš Forman si focalizza sulle storture che falcidiavano il suo Paese e, pochissimi mesi prima della loro esplosione, mentre la febbre sociale stava per raggiungere il punto di ebollizione, le racchiude in una sera di festa destinata ad andare a rotoli da cui attaccarle apertamente. Con l’arma della satira più pungente, le prende e le ridicolizza, le vira all’assurdo, le disumanizza, dipingendole impietoso, senza filtri, senza altri veli che non siano quelli della finzione cinematografica. Ne ha per tutti Forman, nella sua personale lotta contro un intero sistema statale ormai incancrenito: ne ha per gli uomini in divisa, fra i quali nessuna personalità riesce a emergere sull’altra, come se fossero un grigio e informe ammasso di mediocrità; ne ha per l’intera cittadinanza convitata alla festa, fra selvaggi accoppiamenti sotto il tavolo, ulteriori furti al posto di restituzioni e candidate miss non così tanto avvenenti che comunque, al momento della sfilata, fuggono e si chiudono in bagno mentre a ricevere la corona, per esclusione, sarà un’anziana paesana. Fino alla messa alla berlina della falsa solidarietà di una comunità intera, che al vecchietto che ha perso tutto nell’incendio della sua casa, quello stesso vecchietto la cui sedia viene progressivamente avvicinata alle fiamme “perché non prenda freddo” ma di spalle “perché non veda la sua casa bruciare”, dona anziché denaro i biglietti di una lotteria della quale i premi non esistono più, già trafugati da mani ignote. E a nulla servirà il tentativo di recuperarli, a luci spente per (tentare di) lasciare nell’anonimato i colpevoli redenti, se non a infangarsi ancora una volta, a rivelarsi per quello che si è, in una società talmente marcia che persino l’ultimo sparuto barlume di onestà non può che ribaltarsi in vergogna, ignominia, fallimento. Miloš Forman, profeta di quello che sarebbe accaduto l’anno dopo e che lo costrinse, fra interventi militari e censori, ad abbandonare il suo Paese, già nel ’67 distruggeva la burocrazia con l’arma dell’ironia, colorava lo schermo della più ottusa stupidità della gente e dell’arroganza degli incompetenti che si aggiogano il diritto di decidere per gli altri, metteva in scena il caos per mostrare come non possa che generare altro e peggiore caos. Centrando un film straordinario, bruciante, sofferto, mai abbastanza celebrato: il sontuoso e urticante monumento funebre di un’intera civiltà.

da qui

 

Milos Forman's The Firemen's Ball was banned "permanently and forever" by the Communist regime in Czechoslovakia in 1968, as Soviet troops marched in to suppress a popular uprising. It was said to be a veiled attack on the Soviet system and its bureaucracy, a charge Forman prudently denied at the time but now happily agrees with. Telling a seductively mild and humorous story about a retirement fete for an elderly fireman, the movie pokes fun at citizens' committees, the culture of thievery, and solutions that surrender to problems…

Is "The Firemen's Ball" dated today? That's an interesting question. It no longer borrows energy from its risk-taking, as so many Soviet bloc films did in the 1960s and 1970s. In those days any new film from Poland, Hungary, Yugoslavia or Czechoslovakia, in particular, was likely to be a veiled attack, wreathed in the glamour of danger. But "The Firemen's Ball" hasn't dated as entertainment; Forman doesn't push his political points, being content to let them make themselves, unfolding gracefully from the human drama. The movie is just plain funny. And as a parable it is timeless, with relevance at many times in many lands. Remarkable, how often when I learn of a bureaucratic brainstorm I think of the fireman moving the farmer's chair closer to the flames.

da qui

 

 

 

dice Miloš Forman

  • „Non avevo in mente di fare un’allegoria politica – non mi piace  nei film però purtroppo nella storia del furto alla lotteria i primi protagonisti del regime comunista hanno riconosciuto loro stessi.“
  • „Insieme a Papousek abbiamo preso il tutto e ce ne siamo andati da Praga a Krkonose (montagna al nord della Boemia, nota red.) per scrivere una storia di un disertore che si nasconde nei sotterranei del palazzo Lucerna di Praga. Ci ha raggiunto Ivan Passer per aiutarci, ma neanche lui riusciva a tirarci fuori dal punto morto della sceneggiatura. Così abbiamo deciso di riposarci un po’ e siccome nel paese dove stavamo c’era un ballo, organizzato dai pompieri locali, abbiamo deciso di recarci là. Volevamo giusto bere qualche birra, guardare la gente, chiacchierare con le ragazze e rilassarci un po’. A Vrchlabi, dove stavamo, la maggior parte della gente lavorava  nella fabbrica locale e ogni tanto organizzavano dei balli per divertirsi un po’. Questo qui era  stato organizzato dai pompieri volontari, che per far divertire  i partecipanti avevano  preparato un concorso di bellezza per le proprie figlie. C’era anche una lotteria. Bevevano e litigavano con le loro mogli. Noi tre li guardavamo a bocca aperta. Durante tutto la giornata seguente non facevamo altro che parlare con Ivan Papousek della serata passata. Lunedì abbiamo iniziato a buttare giù le nostre idee: chissà cosa sarebbe successo se... E da martedì abbiamo iniziato a scrivere un’altra sceneggiatura. Quella storia  si scriveva da sola. Ogni volta che c’era un problema, siamo andati a Vrchlabi a farci due chiacchere con i pompieri, dato che avevamo scoperto che locale frequentavano per giocare a carte, bere  birra e giocare a biliardo. Ormai ci conoscevano ed erano aperti con noi – così abbiamo finito la prima versione della sceneggiatura del film Al fuoco, pompieri!iIn sei settimane.“
  • „Nel passato un film del genere sarebbe stato semplicemente vietato. Ma in quel periodo speciale della Primavera di Praga anche i capi dei comunisti stavano perdendo il senso di  sicurezza e quindi dissimulavano  le azioni impopolari dietro dei raggiri . Per esempio organizzavano le proiezioni di un  film che in realtá volevano vietare, il pubblico però se lo sceglievano loro. Pagavano  dei provocatori che dovevano ad esempio gridare che il film offendeva la classe lavoratrice -per poi poter ritirare il film dalla distribuzione sostenendo che „il popolo non lo gradisce.“
  • „La prima proiezione pubblica della pellicola Al fuoco, pompieri! venne  organizzata a Vrchlabi. I personaggi influenti  della politica e  della cultura scelsero  questo posto sperando che i cittadini si sentissero offesi e ridicolizzati dal modo in cui li ho presentati sullo schermo. Avevano presupposto che la loro reazione sarebbe stata talmente furiosa che mi fu addirittura vietato di partecipare alla proiezione per non essere magari ferito. In realtà il pubblico di Vrchlabi rise durante tutto il film. Poi arrivo´  il momento della discussione aperta. Uno dei provocatori, portati dal partito, si alzo´ e dichiaro´ in nome  di tutti i presenti, il suo disgusto per il  livello a  cui questo film arrivava ad umiliare la nostra classe lavoratrice e soprattutto i pompieri. Quando finí o, uno dei pompieri locali chiese  di parlare – per caso anche lui si chiamava Novotny come il Presidente della Repubblica di quel tempo. Il signor Novotny si alzo´ e disse: . “Beh, compagni, io non so... Davvero non so. Sapete, non è che io sia un oratore, un intellettuale, però davvero, io non so. Qui il compagno afferma che questo qui ci umilia, vabbè magari sì, ma cavolo, gente, non vi ricordate com’era quando ha preso fuoco la stalla degli Jira? E noi che trincavamo  come dei pazzi al bar? E poi quando siamo finalmente arrivati dagli Jira ci siamo resi conto di aver lasciato la pompa nella base? Ma, ve lo ricordate? E poi, quando la macchina ci è scivolata e siamo caduti di lato sul ghiaccio? Ancora oggi vedo la capra degli Jira in fiamme. Non è che siamo così tanto beoti in ‘sto film. “

 da qui

  

martedì 22 novembre 2016

Il corridoio della paura – Samuel Fuller

l'ambizione smisurata di Johnny Barrett è l'innesco di un film che è un altro mondo, esplora il manicomio.
Johnny Barrett vuole vincere il Pulitzer raccontando un omicidio e scoprendo i colpevoli dentro il manicomio.
ci riesce anche, ma a un prezzo smisurato.
il matto più matto è un nero che inneggia al Ku Klux Klan, ma Johnny Barrett perde il controllo, come i marinai di Ulisse al canto delle sirene, così è per lui il profumo del successo.
attori bravissimi e storia terribile, al confronto "Qualcuno volò sul nido del cuculo" è un film leggero, ma siccome non lo è immaginate cos'è il film di Samuel Fuller, meglio guardatelo.
dentro c'è il Cinema - Ismaele





Fuller costruisce un ingegnoso meccanismo predisposto di continuo alla rilettura interna ed esterna della vicenda, attribuendone significati molteplici, i personaggi assumono una funzione polivalente ed emblematica, ora assumendo una veste personale, poi traslata verso il giudizio e l’immedesimazione dello spettatore, incarnando la veste simbolica e mostrandone le ferite pubbliche che invece la storia e la società vorrebbero nascondere. E’ la denuncia della società americana intera, del suo perbenismo formale travestito di modernità, il manicomio è il mondo, una volta addentrati non se ne esce altrimenti, anche perché è la vita, scandita, abitudinaria e sottomessa. Milos Forman diede luce anni dopo ad un ritratto simile, al capolavoro Qualcuno volò sul nido del cuculo, dove però si mitizzava la ribellione, l’antieroismo, la lotta al sistema. Nell’opera di Fuller tutto ciò è assente, l’esplorazione della struttura sociale è interna e conforme a chi l’ha creata e in qualche modo dimostra di credergli. La spietata analisi parte dalla figura del protagonista, l’arrembante e sicuro Johnny Barrett che si crede in grado di potere uscire mentalmente indenne da un esperienza così estrema, come se il nuovo potere dei media non solo avesse il dovere di documentare il reale, ma detenesse anche il potere di rivelare nuove verità e giudicarle, di modificare gli equilibri sociali senza subirne conseguenze…

…Le riprese, di immediatezza rude ma non rudimentale, assecondano il percorso mentale del protagonista. La prima dissociazione è oggettiva, ossia rivolta all'immagine che Johnny ha di Cathy. Da poco entrato nell'ospedale psichiatrico, nel sognare la propria bionda compagna Johnny la visualizza diversamente dalla donna premurosa e preoccupata che si era adoperata per evitare che il proprio uomo finisse in pericolo: in una sequenza onirica sovraimpresse, la comparsa ectoplasmatica di una Cathy in miniatura mangiatrice di uomini rivela il desiderio inconscio del giornalista, dissociato dall'immagine reale sin qui profilata. Cathy, infatti, si muove e parla diversamente nel sogno rispetto alle scene precedenti.
La violenza registica di Fuller arriva oltre, nella scena impattante dell'elettroshock, aperta da un medium close-up e trasformata in una bolgia di immagini ancora sovraimpresse (Cathy che danza, le ninfomani, gli scontri razziali di Trent) e di suoni (le urla di Johnny ed una scala di piano discendente): overdose iconico-cacofonica con lo scopo di far esperire sensorialmente allo spettatore il rilascio della tensione, prima della dissolvenza in nero che accompagna la perdita dei sensi del paziente.
Almeno un altro tour de force d'inquadrature si può annoverare tra i vertici stilistici della carriera di Fuller: la sequenza della pioggia nel corridoio. Il piano sequenza che segue Johnny avvicina lo spettatore al protagonista, mentre la voce interna ci introduce nei pensieri del giornalista che cerca di ricordare il nome dell'assassino. Il reporter ha poi la sensazione che cominci a piovere: il rombo del tuono e l'effetto goccia accompagnano il trapasso di inquadrature dall'oggettiva alla soggettiva. È una soggettività dissociata: il bellissimo spostamento a sinistra della macchina da presa, che trascorre sull'ombra allungata di Johnny con la mano tesa per raccogliere le gocce, rivela, nel contrasto ombra/luce e nella generazione del doppio (l'ombra), la divaricazione tra realtà ed immaginazione, oggetto e soggetto, sanità ed insanità, ripetendosi subito dopo a corridoio vuoto: tale, infatti, è nella visione distorta di Johnny…

"If you don't like Samuel Fuller, you don't love cinema” (Martin Scorsese).
Samuel Fuller aveva le palle. Fu il precursore del cinema americano indipendente, padre putativo della nouvelle vague francese (un film come Quaranta Pistole ha profondamente influenzato Godard), di John Cassavetes e dei vari movie brats mid – seventies, Scorsese e De Palma su tutti. Fu anche letterato, giornalista e reduce di guerra. Era insomma, una vera furia, come furiosi sono i suoi film (uno tra i tanti, “Il bacio perverso”, film del 1964, incentrato sulla pedofilia).
“Il corridoio della paura” è l'apice della sua intera filmografia. Interamente girato in interni, è uno dei più claustrofobici e inquietanti bildungsroman della storia del cinema, vera e propria discesa agli inferi della coscienza umana. Romanzo di formazione si diceva, perché Fuller, da uomo vulcanico che ha vissuto ogni sorta di esperienza, rifiuta qualsiasi forma di conoscenza intellettuale o speculativa. Non esistono per il regista giudizi sintetici a priori. Il suo è un cinema di scontri, di antitesi. La vita, nel cinema di Fuller, va affrontata, con tutte le botte e i traumi che ne derivano. Così è per Johnny, giornalista del “Globe”, assetato di gloria e desideroso di vincere il premio Pulitzer. Il suo unico desiderio è quello di scrivere l'articolo dell'anno: quale occasione migliore se non un misterioso omicidio avvenuto all'interno di un manicomio? Con l'aiuto di uno psichiatra che lo addestra adeguatamente e quello della fidanzata, che fingendosi sua sorella, denuncia alla polizia le sue turbe da fratello feticista, egli viene internato. Scoprirà la verità, ma a caro prezzo…


domenica 31 maggio 2015

I Miss Sonja Henie - Karpo Acimovic-Godina, Tinto Brass, Mladomir 'Purisa' Djordjevic, Milos Forman, Buck Henry, Dusan Makavejev, Paul Morrissey, Frederick Wiseman

grandi registi al lavoro, per ridere, non perdetevela, un quarto d'ora si trova, un gioiellino - Ismaele







Un'unica cinepresa riprende sempre dalla stessa posizione, un´unica mansarda arredata e otto giovani registi. Un unico mosaico dadaistico di sette storielle, legate tra di loro solo dalle stesse condizioni creative: ogni episodio deve durare tre minuti, deve svolgersi nella stessa stanza d´albergo  e deve includere la frase I miss Sonja Henie. Una pellicola sperimentale molto particolare, nata in una sola notte durante il festival cinematografico FEST di Belgrado del 1971.
Soggetto
La leggenda dice che l’idea di creare questo progetto cinematografico è nata nella tarda notte in uno dei locali belgradesi, quando Karpo Godina ha chiesto agli altri sette registi presenti di fare tutti insieme una pellicola dove ognuno avrebbe occupato una porzione di tre minuti. La frase „I Miss Sonja Henie“ („Mi manca Sonia Henie“) è poi un omaggio alla leggendaria pattinatrice artistica norvegese, che ha poi avuto successo anche a Hollywood.
All´elenco degli episodi  più o meno burleschi, Milos Forman ha contribuito, con una piccola farsa piccante nella quale ha anche recitato. Alla regia ha collaborato l’attore, sceneggiatore e regista  Buck Henry, che lo accompagnava al festival alla rappresentazione del film Taking Off. La loro storiella è un omaggio particolare allo sceneggiatore e scrittore statunitense Dalton Trumbo e al suo film E Johnny prese il fucile (Johnny Got His Gun).
Forman interpreta Johnny, un veterano senza le braccia, il volto sfigurato, sordo e praticamente cieco che sta sdraiato sul letto, avvolto dalle bende . In visita al malato arriva il medico, interpretato da Buck Henry, un´infermiera e la moglie di Johnny.
Il medico afferma che ormai esiste una sola possibilità per Johnny di comunicare qualcosa al mondo. Così chiede all’infermiera e alla moglie di fare un piccolo spogliarello (fuori campo) per il paziente. L´ex militare eccitandosi può così scrivere con la matita legata al suo pene eretto (sotto una coperta) il suo messaggio per il mondo, che sta nella frase: „I miss Sonja Henie.“
Forman stesso considera questo siparietto un “bello scherzetto studentesco con una forte connotazione di black humor”. Tutto il mosaico, composto  da venti minuti di episodi dei diversi registi, montati tutti insieme in un unico film, conclude in un epilogo, il cortometraggio in bianco e nero Sun Valley Serenade (1941), nel quale recita e pattina la stessa Sonja Henie.
Curiosita´
In verità il cameraman e regista Karpo Godina aspettava prima dell’inizio del festival nella hall  dell´albergo, dove  contattava continuamente ogni regista che conosceva. Per ognuno di loro aveva pronta la descrizione del progetto, articolata in due pagine. Godina era convinto che il suo gioco sarebbe stato accettato al massimo da tre dei colleghi avvicinati , ma con sua grande gioia furono d’accordo tutti e otto.
Il regista Karpo Godina apparteneva ai movimenti artistici jugoslavi Amateur Movement e Black Wave, che erano un'altra versione della “Nouvelle Vague” francese e ceca e che attraeva dei cineasti che desideravano creare film indipendenti nella Jugoslavia degli anni settanta.
La mansarda, che Godina ha scelto come location, si trovava a Belgrado vicino a un teatro, dal quale gli artisti potevano prendere in prestito diversi costumi e attrezzi. La casa era talmente piccola che era possibile illuminare bene solo una sua parte, ovvero il corridoio d’ingresso e una parte della stanza.
Si dice che la scelta di Forman come interprete di Johnny fu una vendetta da parte di Buck Henry che fu costretto da Forman stesso a mettersi tutto nudo sul tavolo in una scena del film Taking Off.
Forman dice di essere stato d’accordo a farsi umiliare sullo schermo, perché nella parte di un eroe muto e in più tutto bendato non aveva dovuto imparare nessuna parte e ha potuto passare tutta la notte delle riprese bevendo cognac con la cannuccia.
Karpo Godina originariamente voleva proiettare tutti e otto gli episodi in successione, ma alla fine ha deciso di fonderli tutti in un unico film. L’unica eccezione   l´ha fatta per la parte di Milos Forman e Buck Henry, che è rimasta intera.
A causa della presunta ispirazione occidentale decadente della pellicola, la proiezione è stata vietata in Jugoslavia subito dopo la prima, quindi gli autori stessi hanno potuto vederla solamente nell’anno 2007, alla proiezione nel BAM Rose Cinema dell’Academia Musicale di Brooklyn.
Sonja Henie (8 Aprile 1912, Oslo – 12 Ottobre 1969) fu una pattinatrice artistica norvegese e un’attrice cinematografica. Negli anni venti e trenta vinse consecutivamente sei volte il campionato europeo, dieci volte i mondiali e tre medaglie ai giochi olimpici. Più tardi ebbe successo anche come attrice di cinema a Hollywood. In quel periodo faceva parte delle attrici in assoluto meglio pagate diventando anche proprietaria di una Ice Skate Revue presentando gli spettacoli sul ghiaccio. Morì di leucemia all’età di 57 anni.
Milos Forman sul film
„Ero invitato al festival di Belgrado, la Jugoslavia era un po’ in disparte, ma comunque rimaneva uno stato comunista. Non avevo molta voglia di andarci poiché  succedeva che la polizia segreta rapiva i fuggiaschi e li riportava nel paese di provenienza per accusarli e intentare  poi  un processo politico. Avevo paura, ma un mio amico, Dusan Makajev mi tranquillizzò, che si sarebbero presi cura di me e tutto sarebbe andato bene. Era tutto a posto, frequentavo normalmente le proiezioni, sino a quando un giorno, erano circa le  due del mattino, qualcuno bussó alla mia porta. Era Dusan:’Non chiedermi niente, prepara la tua roba ma le valige lasciale qui, le prendiamo dopo. Alle cinque devi essere pronto all’uscita d’emergenza dietro l’albergo. Ti vengo a prendere lì.’ Glichiesi perché, mi disse di dare uno sguardo dalla finestra. Di fronte all’albergo erano parcheggiate le auto che in quel periodo utilizzava solo la polizia segreta. Era chiaro che non era venuta per ammirare l’architettura del posto. Così lasciai  l’albergo alle cinque dall’uscita d’emergenza e mi sedetti  nella macchina che guidava Dusan. Non aveva il coraggio di portarmi all’aeroporto. Così presi  il treno insieme a un suo amico che mi accompagno´  sino alla frontiera austriaca.“

giovedì 5 febbraio 2015

tre (straordinari) corti di Jean-Claude Carrière (con Milos Forman e Pierre Étaix)

genio purissimo - Ismaele



La pince à ongles - Jean-Claude CarrièreMilos Forman




Rupture Jean-Claude CarrièrePierre Étaix





Heureux anniversaire - Jean-Claude Carrière (as J.C. Carrière) , Pierre Étaix


martedì 19 novembre 2013

20 novembre 1975, arriva in sala “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di Milos Forman

Prima dell’inizio delle riprese  Milos Forman proiettò agli attori “Titicut Follies”. girato nel 1967 da Frederick Wiseman, in un manicomio giudiziario, censurato fino al 1992 per un ordinanza restrittiva emessa dalla Corte Suprema del Massachusetts che lo riteneva una violazione della privacy dei detenuti, l’unico film censurato per motivi non di oscenità, né di sicurezza pubblica. È un film abbastanza forte, se qualcuno ne scrive così: “Qui siamo di fronte all’orrore delle istituzioni, dell’uomo sull’uomo, qualcosa di simile a certi documentari sul nazismo che vi sarà capitato di vedere.” (da qui). Doveva avere le idee abbastanza chiare, Milos Forman.

In Svezia rimase in programmazione nei cinema dal 1975 al 1987.

Kirk Douglas, che a teatro nel 1963 impersonava McMurphy (impersonato poi da Jack Nicholson) aveva comprato i diritti per il film prima della pubblicazione del libro e aveva scelto Milos Forman per la regia quando il regista stava ancora a Praga.

Milos Forman scelse di avere un attore famoso e gli altri solo attori sconosciuti, affinché riconoscessero naturalmente il ruolo di leader di Jack Nicholson.
La 20th Century Fox avrebbe distribuito il film solo se alla fine McMurphy fosse sopravissuto, ma il finale non fu riscritto.

Il titolo deriva da un verso di una canzone per bambini, il testo completo si può leggere nel libro di Ken Kesey, che ha scritto una sceneggiatura per il film, ma Milos Forman la rifiutò, perché Ken Kesey voleva che, come nel libro, la storia fosse raccontata da Chief Bromden, l’indiano nel film.
Ken Kesey affermò di essersi sempre rifiutato di guardare il film per tutta la vita.

(Ken Kesey è il tipo che scrisse: “Qual è il compito dello scrittore nell’America contemporanea? Non ne sono sicuro, ma faccio un esempio.
Uno di questi giorni starai camminando per strada e, all’improvviso, vedrai una luce. Guarderai dall’altra parte della strada e, in piedi all’angolo, vedrai Dio. Saprai che è Dio perché avrà una chioma gonfia e ricciuta contornata da un’aureola, come Gesù, avrà occhietti a mandorla come Buddha, e un sacco di spade appese al cinturone, come Maometto.
E ti dirà: – Vieni a me. Attraversa la strada e vieni a me. Oh, vieni a me, manderò le Muse a sussurrarti all’orecchio che sei il più grande scrittore di sempre, meglio di Shakespeare. Vieni a me, avranno tette come angurie e capezzoli come mirtilli. Vieni a me. Non devi fare altro che cantare le mie lodi.
Il tuo compito è rispondere: – Vaffanculo, Dio. Vaffanculo. Vaffanculo. Vaffanculo.
E’ compito tuo, perché nessun altro lo farà. I nostri politici non lo faranno. Nessuno, a parte lo scrittore, lo farà. Nella storia vi sono tempi in cui vanno cantate le lodi del Signore, ma non adesso.
Adesso è tempo di dire: – Vaffanculo. Non m’importa chi era tuo padre. Vaffanculo.
E poi, tornare a scrivere.”)
qui per approfondimenti


venerdì 6 luglio 2012

Lásky jedné plavovlásky (Gli amori di una bionda) – Milos Forman

amori di giovani, in luoghi dove si amava la musica leggera italiana, Caterina Caselli e Rita Pavone fra le altre, in tempi non troppo lontani, ma che ora sembrano archeologia, divertente e amaro, un po' Olmi, mutatis mutandis, con la regia di Milos Forman, che ha fatto film che variano fra il bellissimo e il capolavoro.
un gran bel film - Ismaele



Una trama apparentemente scontata racconta un episodio della vita di una giovane idealista, che vive in un dormitorio presso la fabbrica dove lavora, che viene sedotta da un pianista di Praga, Milda, in una discoteca paesana. Dopo la notte passata insieme, la giovane fa le valigie e arriva a Praga, solo troppo tardi capisce che non c’è nessuno ad attenderla. Una storia dolce e amara della semplice Andula, che evidenzia con dettagli molto taglienti le assurdità tragicomiche del socialismo degli anni sessanta e le circostanze di vita della gioventù nel periodo della Cecoslovacchia comunista. Su un piano generale offre anche una sensibile introspezione sulle fragili anime post-adolescenziali e sulle reazioni confuse dei loro genitori, sempre e dovunque attuali.

Gli Amori di una bionda, girato in bianco e nero nel 1965, si apre (e si chiude) sulle note di Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli, facendoci pensare per un attimo di stare per assistere ad una commedia italiana degli anni ’60. Si nota già lo stile caustico e a tratti grottesco, che ritroveremo in molte opere future di Milos Forman, che qui prende di mira alcuni aspetti della società dell’epoca. Tema centrale del film è la scoperta dell’amore caratterizzato anche e soprattutto da inevitabili amarezze e delusioni, uno dei principali leit-motiv della Nová Vlna. Forman è assai abile nel destreggiarsi e tenersi in bilico tra toni lievi e ironici da una parte e toni drammatici e patetici dall’altra. Il personaggio di Andula cerca l’amore e la fuga da una realtà alienante rappresentata dal lavoro in fabbrica, ma si scontra con la dura realtà indifferente ai suoi sogni…

"Loves of a Blonde" is a humored tale about a woman's journey to the discover of the first love, the enchantments and disenchantment's of it, but also about that old talk about woman's virtue, the value of female honor in not hanging out with too many boys at the same time because this wasn't seen in good eyes by the society (you'll see this in the school scene where the teacher says that to the girls and they make a pledge based on a elevated moral behavior). I quote as "old talk" because times are way different than the one presented in the film and people have another values in terms of almost everything, so what was a something that only men could do, now women can do too if they want; if boys can date or kiss several girls, girls can do the same…