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giovedì 24 agosto 2023

La supertestimone – Franco Giraldi

Monica Vitti e Ugo Tognazzi sono spettacolari, Isolina è una povera zitella che riesce grazie alle sua testimonianza a far condannare Marino per omicidio.

poi succedono cose incredibili e vedere loro due è proprio una gran cosa.

cercate Monica e Ugo, un regalo.

buona (galeotta) visione - Ismaele

 

 

QUI il film completo, su Raiplay

 

 

 

Attenzione a non farsi sviare dal titolo o dall'incipit, con il rottame di un auto recuperato dal Tevere e cadavere a bordo. Nessun giallo, se non qualche incrocio molto marginale col genere. Il film è invece una non disprezzabile analisi della vita carceraria vista attraverso gli occhi di Marino Bottecchia (Ugo Tognazzi), condannato a vent'anni per l'omicidio della prostituta con cui viveva. Nessuna vera prova, solo "gravi indizi" culminanti nella testimonianza di Isolina (Monica Vitti), una maestra d'asilo "privata" che la sera incriminata dice di averlo visto sul luogo del delitto. Basta? Poco importa: il processo si risolve in modo surreale tra intonaci che cadono e immagini distorte, conta solo la vita a Regina Coeli e il rapporto con Isolina, che mano a mano si convince che Marino sia innocente e ai colloqui cerca di accontentrarlo in ogni cosa. Cupido è in agguato... Non una sceneggiatura impeccabile (con qualche incongruenza, pure) ma una notevole interpretazione dei protagonisti. Soprattutto Tognazzi è straordinario: mai sopra le righe, vive con grande trasporto la detenzione, il rapporto col secondino amico e insieme infido (Orazio Orlando, molto bravo pure lui), l'evolversi del rapporto con la donna che l'ha condannato. Con qualche momento divertente (quando Marino chiede a Isolina di fotografarsi in pose osè e per passargli poi le fotografie), un'intensità non comune nella descrizione del rapporto grazie a una Vitti che sa caratterizzare molto bene il suo personaggio. L'amarezza di fondo ci accompagna fino al durissimo finale, come nella miglior tradizione della commedia all'italiana. La regia di Giraldi non ha la spigliatezza dei grandi, il film non sempre riesce a essere interessante, ma è sincero e a suo modo originale.

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Nella migliore tradizione del cinema italiano dell'epoca, un gustoso incrocio tra il film drammatico di denuncia a sfondo carcerario e la storia d'amore bizzarra, dagli esiti imprevedibili; Giraldi è bravo a mantenere la storia in equilibrio tra luci e ombre, non disdegnando momenti più da commedia uniti a digressioni amare, come nel finale tipicamente settantiano. Tognazzi spettacolare ma non da meno la splendida Vitti; azzeccati anche la location e i personaggi di contorno per un lavoro peculiare e coinvolgente che a tratti può far riflettere su temi difficili del nostro Belpaese.

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Sottovalutatissima ma notevole commedia nera, con un Tognazzi voce principale nei panni dell'ambiguo "Mocassino", cosidetto in onore della sua ossessione per le scarpe (!) e una Vitti brava ma con un personaggio ricalcato su altri ruoli precedenti. Un film dall'insolita ambientazione (il carcere) e dalla sceneggiatura non sempre coerente (troppe svolte inprovvise e turning points) ma sicuramente salace e non privo di mordente, oltre che gradevolissimo umoristicamente. Tante trovate e tante battute memorabili.

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A volte,si sa,gli attori rendono un film piu'digeribile di quanto esso davvero non sia.E la bravura,oltre che l'alchimia tra Monica Vitti e Ugo Tognazzi,servono molto a migliorare l'effetto che "La supertestimone",che si regge su uno spunto piu'adatto a reggere la durata di un episodio che di un intero lungometraggio:Giraldi,regista non male con gli western-spaghetti,è meno a suo agio con la commedia di costume.Non divertentissimo, anzi,in un certo qual modo un po' triste.

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Non fa ridere e non funziona neanche il lato malinconico.

Ugo Tognazzi finisce in galera perché accusato ingiustamente di omicidio dalla supertestimone Monica Vitti. Ma poi lei si accorge dell'errore e si sposano...

Dopo un inizio interessante, il film si sgonfia subito e diventa ripetitivo e noioso. Non fa ridere e non funziona neanche il lato malinconico. E' un peccato per i due protagonisti, bravi e sprecati.

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giovedì 3 agosto 2023

La bambolona – Franco Giraldi

tratto da un romanzo di Alba De Céspedes è la storia di un maschio italiano, ricco, che punta una ragazzona di 17 anni, pensando di farsela in un boccone, come tutte le altre.

non esiste moralità, e Tognazzi, che si crede il ragno vincente, è una povero moscerino che viene intrappolato in una ragnatela che neanche intuisce, senza scampo.

viene umiliato, imbrogliato, rapinato, il predatore, il t(r)ombeur des femmes, diventa preda.

Ugo Tognazzi è al suo meglio, da antipatico riccastro diventa uno per il quale provare compassione.

gran film, da non perdere.

buona (sorprendente) visione - Ismaele

 

 

 

ci si diverte e anche parecchio in questa sottovalutatissima commedia in cui Tognazzi dona vita al personaggio di un maturo avvocato donnaiolo impenitente che un giorno si invaghisce di una rustica diciottenne,silenziosa e dissociata che da lui non si fa nemmeno sfiorare.Poi lui ci si incarognisce arrivando anche al fidanzamento in casa per cercare di ottenere quello che vuole,le regala anche un rubino da due milioni e in un sogno il cameriere gay gli dice quando lui ritorna a casa e la trova piena di donne discinte e disponibili"dottore sono 100,ventimila lire per cento fa due milioni",come la pietra preziosa che ha appena regalato,in una sorta di scambio stile fustini di detersivo nella pubblicita'.E'pero'un gioco truccato,mentre lui gioca a carte scoperte avviandosi verso l'autodistruzione,lei copre il suo gioco dietro una patina di fastidiosa indolenza fino a rivelare la sua vera natura ,fino a rivelare che lui,il maturo impenitente donnaiolo è stato fatto fesso da una rustica diciottenne neanche depilata e dal di lei manzo che lo ricattano addirittura.E'una commedia di costume con intenti di satira sociale(sopratutto sul machismo tipico italiano),in fondo è un inno alla capitalizzazione delle proprie risorse,una rincorsa continua al bisogno di denaro e alla ricerca dello staus symbol che permetta di scalare posizioni nella scala sociale.E sotto questo punto di vista sono eccellenti Sonni e la Brignone nei panni dei laidi genitori di lei che trattano la figlia come una ricchezza da sfruttare....e lei è molto piu'furba di quello che sembra....la regia è sicura ma perde compattezza nelle sequenze oniriche in cui si insegue una vaga estetica felliniana ma è difetto di poco conto...

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Affermato avvocato si invaghisce di una prosperosa diciassettenne di modesta famiglia e, per poterla frequentare, giunge al fidanzamento. Il suo scopo è portarsela a letto ma la ragazza è meno ingenua di quel che appare... La storia è quella, raccontata tante volte, della sbandata di un uomo di mezz'età per una donna molto più giovane e se il film è piacevole da seguire, nonostante la lunghezza eccessiva e parentesi superflue, lo si deve ai due protagonisti: Tognazzi nella parte ci sguazza, mentre Rea risulta perfetta per il suo personaggio indolente e solo apparentemente passivo.

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La bambolona vi stuzzicherà. È un bel tipo, questa Ivana: una morona diciassettenne, parca di di gesti e di parole, torpida e fiacca, con gli occhi di pupa e il seno di Giunone. Quando Giulio, un avvocato di mezza età, ricco e arrivato, la comincia a concupire, s’indovina che conquistarla sarà faticoso. Ma l’uomo è testardo: avvezzo a smaglianti donne di mondo, quella florida ragazzotta della piccola borghesia gli promette sapori inconsueti, e forse anche un modo originale di concludere la sua carriera di dongiovanni.

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Interessante commedia questa "Bambolona", un po' perché ha una tensione quasi da thriller, con personaggi fantasma  e comportamenti ambigui, e un po' perché ci restituisce uno squarcio impietoso sui quartieri realmente poveri, in cui si vive(va) disposti a tutto. Tognazzi magistrale, manco a dirlo, la Rei - della quale non si hanno più notizie dal film successivo - perfetta per il ruolo, timida e scostante all'inizio, sfacciata nel sorprendente finale. Un film ben girato e ben recitato che meriterebbe maggior considerazione.

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è un bel film che fa vedere a che abissi di umiliazione e di ridicolo possono portare le passioni storte lasciate a briglia sciolta.

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Una valida commedia basata sul doppio inganno, che sa tenere un buon ritmo per tutta la sua durata e non annoia mai, sia per l'ennesima grande prestazione di Ugo Tognazzi, sia per i numerosi dialoghi e momenti brillanti, sebbene grandi battute non è che ce ne siano. Bello lo stile del montaggio: spesso i dialoghi di una scena fanno da sottofondo ad altre, senza farci mai veramente capire se si tratti di scene vere o di immaginazione. Un film organizzato bene, che sa tenere vivo l'interesse con poca trama. Musica un po' ripetitiva. La poco nota Isabella Rei adatta al ruolo. Buono.

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Un personaggio per niente scontato: un avvocato di grido, con amanti a profusione con fisici da modelle, che si invaghisce di una ragazza pienotta e non esattamente in linea con i suoi canoni di bellezza. Perché? In realtà vorrebbe solo portarsela a letto, ma il signore è più complesso di quanto voglia apparire, e alla fine, da furbo quale si presenta, ci fa la figura del fesso colossale.

Nelle mani di Ugo Tognazzi, l’avvocato Giulio Broggini è un mostro in borghese che rivela tutta la falsità del boom economico e del benessere sociale (quindi umano) dell’italiano medio, compromesso dalle conseguenze dei sentimenti ingestibili. Con professionalità e una naturalezza incredibili, Ugo mette a segno un ennesimo capolavoro d’attore che occupa un posto d’onore nel suo personale percorso per singolarità e rarità.

Dietro la macchina da presa c’è il dimenticato Franco Giraldi, che trasferisce sul grande schermo un romanzo di Alba De Céspedes, che innesta nel modello della commedia all’italiana (qui soprattutto di costume) elementi inattesi (le proiezioni oniriche di Giulio al cospetto del potentissimo zio della sua amata, alto dirigente del Ministero dell’Interno, con un ambiguissimo rapporto con la nipote) e un tono tutt’altro che banale.

La bambolona è una convincente Isabella Rey, qui figlia di due caratteristi infallibili come Lilla Brignone e Corrado Sonni e con una metamorfosi finale da mani nei capelli. Un film poco capito, da recuperare subito.

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mercoledì 12 luglio 2023

Gli ordini sono ordini - Franco Giraldi

tratto da un racconto di Moravia, la storia è quella di una moglie che vuole riprendere la sua libertà, una voce che ordina.

Monica Vitti è superbrava, e anche di più.

non è un capolavoro, ma lo spirito dei tempi è tutto dentro il film.

buona (femminista) visione - Ismaele

 

 

 

 

QUI il film completo, su Raiplay

 

 

 

 

Straordinaria. La Vitti è semplicemente straordinaria. E lo si capisce pienamente proprio (anche) qui, in questo lavoruccio guidato dal mestiere che non ha granchè da dire, ma lo dice nel modo appropriato. Con una protagonista semplicemente perfetta. Gli ordini sono ordini - già dal titolo non eccezionale - è tratto da un racconto di Moravia sceneggiato da Tonino Guerra e Ruggero Maccari; dirige Giraldi, che non ha mai fatto cose esaltanti, ma neppure deluso platealmente. E nel cast non mancano i nomi interessanti: Gigi Proietti, Orazio Orlando, Corrado Pani, Claudine Auger, Luigi Diberti. Ciò che non funziona principalmente è l'approccio semplicistico alla fin troppo intricata tematica; questo film è infatti una sorta di parabola sull'emancipazione femminile vissuta - inizialmente suo malgrado - da una donna matura, borghese ed apparentemente realizzata, ovvero quanto di più lontano, in senso di status sociale, dai richiami e dalle proteste femministe- sessantottine. Qualche momento banaluccio, ma anche un finale intelligente, che non pretende di risolvere la questione in maniera definitiva. Nel complesso rimane una sola cosa su tutte: la magistrale prova della Vitti. 

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Gli ordini sono ordini è un film del 1972 che con la regia di Franco Giraldi ingloba un cast di grandissimi attori, come Gigi Proietti e Monica Vitti, mentre l’arrangiamento musicale porta la firma di Fred Bongusto e di Franco Califano. Si tratta di uno dei principali film della commedia all’italiana tratto dall’omonimo racconto di Alberto Moravia.

Una famiglia della borghesia italiana, la cui solidità si fonda principalmente sul vincolo sacro del matrimonio, si sgretola man mano di fronte ad azioni apparentemente senza significato.

La giovane moglie (alias Monica Vitti), casalinga depressa, sotto la spinta di voci interiori a cui obbedisce passivamente, mette in crisi, dopo otto anni di matrimonio, il rapporto coniugale, a fronte di un marito sempre più impegnato nella carriera lavorativa di direttore di banca, e a cui la società da secoli attribuisce nella famiglia il ruolo di padrone assoluto (cit.).

Si passa così da piccoli battibecchi all’adulterio con uno sconosciuto bagnino, al tentativo di omicidio del marito spingendolo in acqua dalla banchina del porto, fino all’allontanamento dalla casa coniugale e all’inizio di una nuova relazione amorosa con un esuberante artista (alias Gigi Proietti) che ben presto, al pari del precedente matrimonio, viene interrotta da quelle insistenti voci interiori.

Proprio quella voce del subconscio porta la protagonista a ribellarsi al potere del marito prima (che la usa come un oggetto più in cucina che a letto), e degli altri uomini dopo, spingendola alla ricerca della libertà e della indipendenza personale, lontana dal dominio maschile.

La pellicola cinematografica nonostante non abbia ricevuto pareri conformi dalla critica offre una interessante panoramica in merito alla situazione italiana dei primi anni ’70, tracciando le basi giuridiche dell’emancipazione della donna, già iniziata molti anni prima...

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