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lunedì 29 giugno 2020

Trabalhar Cansa - Marco Dutra, Juliana Rojas

i registi di quel grandissimo film che è As boas maneiras girano un film inquietante, nel quale protagonista è uno strano animale, forse una proiezione del malessere dei due protagonisti, o forse una presenza altra nella vita di tutti i giorni.
un negozietto pieno di problemi e di misteri è un altro protagonista del film, c'è un'ombra di minaccia costante, e non è semplice sfuggire.
merita la visione, promesso - Ismaele





…La trama del film ruota intorno alla figura di Helena, una giovane casalinga che decide di dare una svolta alla sua vita, aprendo un’attività in proprio nel suo quartiere: un piccolo negozio di generi alimentari. Così, per occuparsi della casa e della figlia, assume una cameriera di colore. Nel frattempo però, Otávio, il marito, viene licenziato. Ora su Helena non solo peserà tutta la gestione economica della famiglia ma anche lo squilibrio dell’inevitabile inversione di ruoli nella coppia. Per non parlare degli strani fenomeni che accadono nel negozio...

Siamo nelle zone di un cinema grottesco che ha però la capacità di non forzare la mano, di far avvertire effetti straniante, di trasformare un luogo – il locale appunto – come un sepolcro animato che respira, che mette in atto una sorta di vendetta per essere stato invaso e dove l'umidità sul muro potrebbe essere il suo sangue. Al tempo stesso però Trabalhar cansa è anche un film sulla crisi di coppia e su una depressione individuale. Si è sempre sotto l'angolazione prospettica di Helena dove tutto però le sfugge di mano, anche il suo ruolo in famiglia, rimpiazzata dalla madre e dalla domestica che si occupa della figlia. L'ambientazione è spesso tetra ma la pellicola riesce comunque a dosare questa persistente oscurità con una giusta ironia, evidente nella rappresentazione del mondo del lavoro e nel finale (forse) liberatorio, ulteriore esempio di un film dalle molte facce, che va alla ricerca di soluzioni comunque non scontate. Non tutte fanno centro, molte si.

Trabalhar cansa presenta con nitore documentaristico un contesto ultraquotidiano che poi sporca progressivamente di orrorifico attraverso una sequenza di elementi paradigmatici, per collocarsi, infine, in quel genere "fantastico" che è anche uno degli abiti del cinema sociologico. Gli elementi posizionati e reperiti sul luogo del mistero, rigorosamente sempre più buio e freddo nella fotografia, sono un dente, una mano... pezzi di un organismo che cresce fuori vista, alimentato prima dalla fragilità poi dalla paura e infine dall'angoscia dei protagonisti, e macabra proiezione degli oscuri sommovimenti dei loro animi. L'esorcismo, a questo punto, è intonato ma anche prevedibile.

A estréia em longa-metragem da dupla Juliana Rojas e Marco Dutra tem algo de diferente no panorama do cinema brasileiro atual. Enquanto a tendência geral é colocar a afetividade no centro, em geral com certa doçura inocente ou uma afirmação positiva das relações, como se o afeto fosse capaz de salvar as pessoas da tragédia do mundo, Trabalhar Cansa é um filme político, no sentido mais puro que a palavra pode ter – já que o termo “cinema político” desgastou-se como uma grife nos últimos 40 anos – pois coloca as relações humanas como centro de sua problemática, mostrando uma crise. É um filme de pessoas no mundo: pessoas em conflito, o homem como ser social, como um animal num mundo que lhe é hostil e cuja existência harmônica lhe parece estranha. O mal-estar na civilização…

domenica 11 agosto 2019

As boas maneiras (Le buone maniere) - Marco Dutra, Juliana Rojas

un film sorprendente e bellissimo.
una storia d'amore, senza se e senza ma.
voi non leggete niente prima, fatevi sorprendere.
interpreti bravissimi, Isabél Zuaa (che interpreta Clara) sopra tutti.
cercate questo film, dopo averlo visto sarà nella vostra lista dei preferiti, lo so.
buona visione -Ismaele





…Un vero gioiello questo film che nei suoi 135 minuti riesce a cambiare registro pur mantenendo una grande coerenza, alternando paura e commozione, tenerezza e durezza. Non una novità per i giovani registi Juliana Rojas e Marco Dutra che con il loro primo lungometraggio Trabalhar Cansa (Hard Labour) avevano già costruito un horror originale. Ma As Boas Maneiras si spinge oltre. Il racconto e la favola horror sono sostenuti da un lavoro di costruzione cinematografica che recupera le atmosfere noir degli horror classici della RKO, seppur aggiornandoli al mondo digitale della computer graphic. La luce usata in maniera espressiva, i fondali disegnati, un flashback animato, un bambino lupo vegetariano, eppure As Boas Maneiras è un film realistico sulla questione sociale (e femminile) in Brasile. Un film profondamente politico ma che ci usa le buone maniere di vestirsi da horror sanguinolento e ricco di suspense. Meritato vincitore del Premio Speciale della Giuria.

As Boas Maneiras é um filme em duas partes, com um título que atua de maneira intrincada em cada uma delas. Na primeira, reflete a etiqueta social que tanto falta à empregada Clara (Isabél Zuaa, espantosa) — um pressuposto elitista em que a discriminação de classe incorpora o racismo —, como à patroa Ana (Marjorie Estiano): uma jovem isolada por família e amigos por, abandonando as "boas maneiras", engravidar fora do noivado. Como numa equação, o lapso mútuo as unirá na consagração de uma nova quebra de protocolo: um romance lésbico entre a patroa branca e rica e a emprega preta e pobre…

Le concessioni all’horror ci sono, eccome, ma a prevalere è lo speciale legame tra Clara e quel bambino non suo che lei ama oltre ogni cosa. Sceneggiatura perfetta, con il crescendo di tensione e dei colpi di scena molto bene orchestrato. Messinscena senza fronzoli, funzionale, aliena da formalismi e bellurie fino a sembrare a momenti povera e sciatta (non lo è), e tutta al servizio della storia e dei personaggi, massimamente di Clara e dello sfortunato Joel. Facile e banale vederci una metafora della diversità, ma oggi la diversità di ogni tipo e variante non ha più bisogno di metafore per essere rappresentata: si esibisce da sé. E dunque Le buone maniere va visto come una narrazione che affonda nel giacimento di archetipi collettivi, nell’inconscio individale e di tutti, eterna fabbrica di storie, proiezioni psichiche, sogni, incubi, fantasmi, miti…

Il film, ambientato a San Paolo in Brasile, racconta il rapporto tra la domestica di colore Clara (Isabél Zuaa) e la più ricca Ana (interpretata dalla bellissima pop-star e attrice di soap opera Marjorie Estiano, già vista a Locarno nel 2015 nel capolavoro Garoto di Julio Bressane, appartenente alla «Tela Brilhadora») che la assume per fare dei lavori in casa durante la sua faticosa gravidanza. È evidente sin dai fiabeschi titoli di testa che probabilmente molto di quello che appare nelle immagini del film è destinato a rivelarsi profondamente differente rispetto alle apparenze. E, in effetti, As boas maneiras comincia con un intelligente senso di spaesamento, porgendo in continuazione agli spettatori indizi ma cercando in continuazione di alienarlo e di depistarlo, senza mettere in primo piano un genere o uno scopo, un messaggio, un’esplicitazione del linguaggio…