un esperimento di natura alimentare, con una guru che 'adotta' alcune studentesse e studenti di un college per ricchi.
lei riesce a convincere e manipolare le menti di quel gruppetto di rampolli di buona famiglia.
il film non è perfetto, ma si vede bene, è inquietante quanto basta.
buona (dietetica) visione - Ismaele
ps: mi ha un po' ricordato, mutatis mutandis, L'onda, ma quel film è difficilmente raggiungibile
…Il film esplora la metafora della
fede cieca ( tornando circolarmente ad uno dei temi più cari alla regista
viennese, dove la scienza dell’alimentazione viene sostituita da un dogma. In
un mondo sempre più ossessionato dalle diete e dai regimi alimentari, Hausner
critica in modo tagliente l’idea di salute e purezza che diventa ideologia,
sottolineando i pericoli delle mode alimentari estreme. L’alimentazione,
solitamente una fonte di nutrimento e vita, viene capovolta in uno strumento di
controllo e negazione del corpo.
L'opera di
Jessica Hausner affronta anche il tema del controllo sugli individui più
deboli, rappresentati dagli studenti che, sotto la guida della loro insegnante,
perdono progressivamente la capacità di pensare in modo autonomo.
Hausner
mostra come le persone in posizioni di potere possano manipolare e sfruttare le
insicurezze altrui per mantenere il controllo. La critica sociale qui è
evidente: la regista denuncia la struttura gerarchica della società, dove chi
detiene il potere può facilmente sfruttare i più fragili per i propri scopi. La
dinamica tra Novak e gli studenti è inquietante e riflette non solo la
manipolazione a livello personale, ma anche una più ampia critica alle
istituzioni che alimentano e perpetuano queste dinamiche di potere.
La regista
austriaca , sebbene in alcuni tratti sembri perdere transitoriamente il
controllo della storia, costruisce comunque un impianto scenico efficace nel
generare un certo grado di inquietudine, sfruttando ottimamente le
ambientazioni cromaticamente e strutturalmente gelide , che sembrano tagliare come
un coltello affilato, confermandosi come una delle registe che meglio sanno
affrontare tematiche sociali con grande senso critico.
Non a caso
il cardine del film , seppur mimetizzato tra altre tematiche, è anche una
potente critica alla società ossessionata dall'immagine corporea e dalla salute
come culto.
Miss Novak,
con il suo approccio pseudo-scientifico, rappresenta tutti quei “guru” moderni
che propongono regimi alimentari drastici e spesso pericolosi, mascherandoli da
scelte di vita sane e illuminate. Il film denuncia il modo in cui queste
ideologie possono diventare strumenti di controllo, dove chi propone una
visione estrema si pone come detentore della verità assoluta, e chi la segue si
sente moralmente superiore rispetto agli altri. Il concetto di alimentazione
come fede è quindi non solo una questione personale, ma anche un modo per
creare divisioni sociali, per distinguere gli “eletti” dai “profani”.
Seppur opera
non perfetta, Club Zero di Jessica Hausner è un film inquietante e
provocatorio, che mette in luce temi attuali e scottanti e riesce a colpire nel
segno grazie ad un’atmosfera asfissiante e ipnotica, che ben si adatta al
racconto di un plagio psicologico che porta alla distruzione fisica e mentale
dei protagonisti. Attraverso la sua critica al controllo sugli adolescenti e
alla distorsione del concetto di alimentazione, Hausner ci invita a riflettere
su come le ideologie, quando estremizzate, possano condurre a conseguenze
devastanti.
…L’istituto,
coadiuvato da un potentissimo comitato formato dai genitori che pagano rette
salatissime, ha affidato la formazione di questi giovani, a vario titolo,
problematici a una insegnante che risponde al nome di prof.ssa Nowak, un
personaggio a dir poco inquietante che – lo apprendiamo quasi subito – è
affiliata a una setta (non saprei come definirla altrimenti) che va ben oltre il
mandato educativo dell’istituto perché pratica (e intende insegnare) il digiuno
completo, di qui la parola “zero”. La professoressa Nowak (interpretata
dall’attrice australiana Mia Wasikowska) è una
grande manipolatrice che ha gioco facile perché i ragazzi che finiscono sotto
le sue grinfie provengono da situazioni familiari non esattamente ideali,
talché i disturbi (alimentari, ma non solo) di cui, fin dall’inizio soffrono,
trovano le loro cause nelle famiglie stesse, su cui la regista, pur nel contesto
di un racconto assolutamente algido, non esita a scagliare qualche strale
satirico, sarcastico, soprattutto laddove viene mostrata la totale cecità in
merito alla pericolosità dell’insegnante e dell’istituto nel suo complesso, che
la preside non è minimamente in grado di governare.
Ciò detto il film
si incista prestissimo su questo assunto, è clamorosamente ripetitivo finendo
per mostrare un dato che ripercorrendo a ritroso l’intera filmografia di Hausner appariva
fin dall’inizio una minaccia incombente: ridondanza e manierismo che qui
sfociano ben presto in una noia a dir poco mortale. A nulla vale l’indicazione
della regista che il film si ispirerebbe al Pifferaio Magico dei Fratelli
Grimm, fiaba inquietante quanto si vuole, ma comunque breve e a suo
modo anche leggera. Il film è invece grevissimo e si compiace delle simmetrie,
dei lenti ma ineluttabili movimenti di macchina, di una recitazione fredda e di
un profluvio cromatico di costumi in cui, se non sembrasse un paradosso, si ha
la sensazione di assistere, quanto a artificialità, a un film di Wes
Anderson.
…Hausner tratteggia una scuola d’élite senza una
collocazione precisa, gira il film in inglese, adatto per la sua ipotetica
universalità (in fin dei conti, il dove ci interessa poco, il discorso è
evidentemente indirizzato verso la sfera occidentale), e le sue scelte formali
sembrano calzare perfettamente a un ambiente apparentemente ideale,
propositivo, ma in realtà castrante. Una sorta di gabbia dorata, un parcheggio
per ragazzi facoltosi che tra lezioni di danza, teatro e mille altri stimoli si
trovano paradossalmente senza un timoniere, prede di cattivi maestri, di idee
balzane, di estremismi fideistici.
È il sistema capitalista, iperproduttivo, a
generare l’incolmabile distacco tra la scuola, i genitori e i ragazzi. È il
tempo sottratto alla famiglia, alla casa; la propria camera diventa rifugio e
solitudine, sempre più amplificata, pericolosa. Ed è in questo distacco, in
questa terra di nessuno, che si insinua la professoressa Novak (Mia
Wasikowska), moderna incarnazione del pifferaio magico di Hamelin – suggestiva
nel finale l’intuizione del quadro, luogo definitivamente altro e irraggiungibile per la scuola e i
genitori. Perché, anche per le scelte cromatiche (prevalgono il giallo e il
verde, i toni pastello) e il suo essere sospeso in un luogo\tempo
indefinito, Club Zero muta lentamente
in una favola nera, una parabola dei nostri tempi, un monito…
…La satire est féroce, l’humour est subtil
et omniprésent et le film fait mouche dans sa description d’une lente plongée
inquiétante dans ce club sélect. On assiste à un engrenage malsain dans ce qui
au final peut être perçu comme une relecture à l’inverse du classique La grande bouffe de Marco Ferreri. Il y aussi
cette affiliation avec le cinéma de son compatriote Ulrich Seidl (Paradise: Hope en particulier) qui est très
présente dans sa conceptualisation. La mise en scène est méticuleuse et précise
alors que la photographie froide et la musique traditionnelle ajoutent au
climat de tension régnant. Mais attention, le film se veut assez sobre dans sa
proposition laissant davantage la place à l’interprétation…
…Club Zero designa
a un grupo de esta naturaleza, o ideología, pues hace falta todo un sistema
alternativo de ideas para defender lo que creen los miembros que lo integran. Y
es que comer no es necesario para vivir. Así termina instruyendo la profesora
de un liceo elitista, llamada Miss Novak e interpretada con rigor por Mia
Wasikowska, a su reducido y sumiso grupo de alumnos (alguno de ellos
inicialmente rebelde, pero luego presionado para seguir la mentalidad del
rebaño), en una clase específica dedicada a la nutrición. Lo que empieza como
una postura razonable, acorde al consenso, esto es, que comer menos y de forma
más pausada (alimentación consciente, lo llama Miss Novak) es beneficioso para
la salud (tanto personal como planetaria), pronto deriva al absurdo radical,
teniendo en cuenta que el mentado extremo de falta absoluta de alimentación,
ajeno a la guía docente de la clase curricular, no es el que se ajusta a los
principios de base de sus miembros (salvo la profesora), sino de los de una
asociación más opaca y oficiosa, el internacional “Club Zero” del título (al
que ella pertenece). En cualquier caso, llegados a este punto, no se suspende
la incredulidad ante lo narrado, porque desde el principio la película de
Jessica Hausner acentúa su esencia surrealista, ajena a la pura realidad…
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