il
regista è del 1985, ed è al suo primo film.
prima
una nota di (fanta) realtà: per noi sembra un film di fantascienza, i
professori hanno uno studio personale dove possono preparare le lezioni,
incontrare gli studenti, hanno le fotocopiatrici in sala professori, non devono
chiedere il favore di una fotocopia in bidelle ria, non devono portarsi la
carta da casa.
ogni
film ricorda tanti film, eccone alcuni:
“Monsieur
Lazhar” (qui),
per via del suicidio; “If”, in piccolo,per via della ribellione; “L’onda”, in
parte, per via dei comportamenti dei ragazzi, ma soprattutto mi ha ricordato “L’attimo
fuggente”, anche qui un professore arriva e provoca, disorienta, divide, insegna
“cose”grandi, vuole che si pensi, presto alunni, genitori, colleghi e dirigente
gli si mettono di traverso.
in
“Class enemy” molti sono gli elementi a favore di chi dice che ci troviamo
davanti a un gran film (lo dico anch'io), il rigore, il realismo, i caratteri di tutti i
personaggi, inclini, gli adulti a un vogliamoci bene, i ragazzi bisogna
capirli, siamo una grande famiglia, gli studenti pigri e in cerca delle strade
meno faticose.
magari
non siete d’accordo con me, ma non lo saprete se non guardate il film, bisogna
cercarlo bene, è soltanto in una ventina di sale in tutta Italia, così va il
mondo (o forse solo l’Italia).
guardatelo,
poi ne parliamo.
dimenticavo:
Robert c’est moi - Ismaele
…Una película que nos hace darnos cuenta de que los
niños de hoy serán los hombres y mujeres de mañana y que darles la educación
necesaria para que piensen y tomen parte en las cosas que le preocupan es
fundamental. Este profesor los deja volar como si de adultos se trataran y los
obliga a reflexionar, quizá de una forma que los propios alumnos no son capaces
de apreciar, este profesor, a pesar de los insultos y de la rebelión de sus
estudiantes, los hace crecer.
En definitiva, es una bomba de relojería que sacude nuestro yo interno, desde el principio
podremos sentirnos cercanos a ella, y al finalizar su visionado no nos queda
más que aplaudir a su valentía, a su veracidad, a su honestidad, a su realismo.
Recomendada sin lugar a dudas, una joya como pocas.
…Macchina quasi fissa, attenzione estrema alla parola e
agli scontri verbali tra i personaggi, ritmo lento anche se non solenne, e il
risultato ha un che di ieratico, di rituale. Ogni violenza viene come
congelata, raffreddata da un approccio a-emozionale e distanziante. Una
sceneggiatura benissimo scritta, che non si tira indietro di fronte a temi
grandi e complicati, che non semplifica ma complessifica. Attraverso le lezioni
di Robert ritroviamo un gigante come Thomas Mann, autore che sembra sparito dai
nostri orizzonti, e che in questo film diventa una sorta di totem della
germanicità, del suo spirito, della sua anima più nobile, anche della sua
inflessibilità. “Thomas Mann si rifiutò di andare al funerale del figlio
scrittore morto suicida, secondo voi perché?”, chiede gelido Robert alla classe
ancora traumatizzata dal suicidio della loro compagna. Cos’è la sua, crudeltà,
sadismo appena velato e nobilitato da una presunta missione pedagogica, o è
l’amaro disincanto dello stoico che guarda al Male e al dolore senza abbassare
lo sguardo, e questa forza vuole trasmetterla ai suoi allievi? Robert osa dire
a Luka, cui è appena morta la madre, che tutto ciò che non riguarda lo studio
deve rimanere fuori dalle mura della classe. È odioso. Un uomo volutamente
inattuale che osa ancora parlare di necessità della disciplina, di severità con
se stessi e verso gli altri, del primato della volontà e della ragione sulle
pulsioni basse. La partita che si svolge in questa classe slovena ci riguarda
tutti, ed è abbastanza incredibile che a firmare un film così complesso e
ambizioso sia un 28enne…
…importante è però sapere come i temi della
ribellione adolescenziale, la severità della generazione dei “maestri”, il
dramma della perdita, le dinamiche di gruppo della rivolta e della solidarietà
“di classe” sono qui sviluppati senza quasi alcun errore drammaturgico, con
saldezza registica e stilistica encomiabile, e con in fondo un solo piccolo
passo falso nel finale, comprensibile in un giovane autore che “deve crescere”:
una certa esagerazione nell’accennare a paragoni con i regimi totalitari che
hanno devastato l’Europa del XX secolo. Ma, lo diciamo senza timori di
smentita, Rok Bicek ha studiato molto, molto bene:
giovane di classe.
…Teso e doloroso, Class Enemy non
pone mai gli studenti come un elemento a se stante da studiare con entusiasmo
entomologico, ma li configura al contrario come parte in causa di una
dialettica sul senso dell’esistenza, delle regole, della “comunità” che acquista
spessore con il passare dei minuti. Perché Biček non pone la firma in calce
“solo” a un ottimo film sulle problematiche adolescenziali, ma lancia in
maniera neanche velata un j’accuse sull’intero sistema educativo, sulla
degenerazione dei rapporti genitori-figli, sul crollo dell’istruzione nel senso
più etimologico del termine, perfino sulla deriva di un’Europa incapace di
comprendere l’universale perché troppo presa a disquisire – senza averne le
basi – sul particolare…
da qui