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giovedì 5 settembre 2024

Gli imbroglioni – Lucio Fulci

il film si apre con una bellissima canzone di Giorgio Gaber, e poi inizia il film a episodi. 

José Luis López Vázquez è il giudice che tiene insieme gli episodi del film.

il film è discontinuo, Franco e Ciccio appaiono tre volte,per la disperazione del giudice.

l'episodio con Walter Chiari, l'ultimo, è un capolavoro.

film divertente.

buona (funerea) visione - Ismaele


 

QUI si può vedere il film completo


 

Uno dei pochi film ad episodi dell'epoca non datati.

In un aula di tribunale, si intrecciano varie storie...

Uno dei pochi film comici ad episodi del periodo non datati e ancora oggi divertenti. Tra i tanti attori famosi dell'epoca che vi partecipano, i migliori e i più divertenti sono Franchi e Ingrassia, ma anche Chiari strappa molte risate. Fulci dirige con una certa diligenza.

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Fulci è regista che ha sempre un suo perché. Anche in una commedia come questa, non delle migliori, riesce a farsi guardare, proprio per l'originalità di alcune trovate: Franco e Ciccio con tripla identità ad esempio, o lo spassoso episodio con Walter Chiari. Curioso notare, in una scena, come il regista anche nelle sue commedie faccia riferimento a elementi che richiamano alla morte.

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venerdì 30 agosto 2024

Morte in Vaticano - Marcello Aliprandi

José Luis López Vázquez è il capo dei cardinali complottisti, ed è bravissimo.

la storia è quella di un papa che vuole cambiare la Chiesa, e l'unico modo di fermarlo è ammazzarlo.

la realtà supera la fantasia, il film non è perfetto, ma è avvincente.

non perdetevelo.

buona (papale) visione - Ismaele




QUI si può vedere il film completo


  

 

Un film ingiustamente bersagliato; invece è buono, pur con delle pecche.

Si fanno capire chiaramente molti dei tantissimi mali della Chiesa cattolica, che a distanza di circa 40 anni dia fatti narrati (il probabile assassinio di papa Luciani  è del ’78) non sono stati emendati più di tanto.

Il film mostra che la Chiesa persegue spesso azioni che vanno contro il messaggio di Cristo, piuttosto che il contrario; e il papa che voleva riportarla a favore degli oppressi deve essere ucciso, perché è un nemico. Si vede bene il colpevole volto conservatore della chiesa: amica dei potenti oppressori per convenienza, e nemica dei poveri che subiscono ingiustizia, al di là delle parate. Di questa realtà non c’è quasi nulla nel cinema, e in generale sui mass media, che sulla Chiesa sono inondati di produzione di grande disonestà intellettuale da parte della Chiesa stessa, la quale, del resto, ha sempre favorito l’ignoranza e combattuto la conoscenza competente; se non l’avesse fatto, le proprie malefatte sarebbero state messe in luce, a vantaggio della verità e a svantaggio della Chiesa stessa. La lotta contro il socialismo era un tema caldissimo allora, e il film lo fa capire.

Esteticamente poi non è un film squallido come di dice: la colonna sonora è buona, la recitazione pure, la fotografia anche. Splendide sono le scene in Vaticano, specie quelle dei cardinali mentre pregano: è verosimile l’aria mefitica che aleggia tra i porporati, che con i loro giochi di potere hanno tradito, come sempre, la semplice e innocente letizia che dovrebbe contraddistinguere i servi poveri di Dio…

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Ispirato alla morte sospetta di Papa Luciani, si concentra soprattutto sulle figure dei due protagonisti: Stamp, che da sacerdote moderato si trasforma in papa marxista, e Bentivoglio, prima giovane insegnante rivoluzionario e poi fautore del clericalismo intransigente all'insegna del principio "extra ecclesiam nulla salus". Opera discontinua e nel complesso superficiale, alterna teologia in pillole, momenti visionari (gli incubi di Bentivoglio, la sua esperienza mistica) e para-thriller (l'attentato al Papa e l'eliminazione dei sicari).

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Morte in Vaticano è un film sbagliato fin dal titolo. Se questo avesse voluto preannunciare una vicenda scandalosa, avrebbe dovuto caso mai essere "Omicidio in Vaticano" (cosa che peraltro è avvenuta), poiché di morti in Vaticano ve ne sono state sempre, senza destare mai alcuno scalpore: la quasi totalità dei papi è deceduta tra le mura leonine. Per il resto denuncia una (questa sì) scandalosa ignoranza sulle regole e le gerarchie vaticane e si pone come un film di fantascienza: il papa Giovanni Clemente I (il cui cambiamento di dottrina è quanto mai repentino) di questo film surclassa il povero Albino Luciani e più che un papa progressista si presenta come un kamikaze della "teologia della liberazione".

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domenica 2 luglio 2023

El jardín de las delicias – Carlos Saura

(stranamente? censurato questo film di Carlos Saura, la Chiesa, lo Stato, la Famiglia, le Forze Armate fanno una grande pessima figura, anche la censura l'aveva capito.

Rafael Azcona scrive i suoi film, a volte ti confondi fra Saura, Berlanga e Ferreri, ma Rafael Azcona non sbaglia mai.

José Luis López Vázquez è l'attore di Carlos Saura, interpreta un handicappato, dopo un tragico incidente, ed è un'interpretazione straordinaria.

viene trattato come un oggetto di studio, ha dei segreti che devono riaffiorare, per il bene della Famiglia, e non solo.

da non perdere, naturalmente.

buona (misteriosa e inquietante) visione - Ismaele

 

 

 

…El guión del director y su colaborador habitual Rafael Azcona, socio también de otros artistas inconmensurables como Marco Ferreri y Luis García Berlanga, gira alrededor de Antonio Cano (un glorioso José Luis López Vázquez), cabeza de una cementera que se reconvirtió en una constructora de éxito cuando se hizo del control de la compañía familiar apalabrándose al jerarca anterior, nada menos que su padre Don Pedro (Francisco Pierrá), quien ahora está desesperado por conseguir tanto la combinación de la caja fuerte de la mansión del clan como el nombre del banco suizo y el número de cuenta en el que está depositado todo el dinero de la firma, obsesión que se explica por la desconfianza extrema de Antonio y un accidente automovilístico que lo dejó amnésico luego de un fuerte golpe en la cabeza, episodio que asimismo involucró a la amante del hombre, Nicole (Esperanza Roy), la cual sufrió un corte en su pierna derecha. El grueso del relato está consagrado a los intentos de Don Pedro y el resto de la parentela del desmemoriado, especialmente su esposa Luchy (Luchy Soto) y sus hijos adolescentes Julia (Julia Peña) y Tony (Alberto Alonso), en pos de sacarle los preciados datos cuanto antes para no perder el control de la empresa a manos de una impersonal junta directiva de burgueses, así se la pasan montando secuencias teatrales de distintos sucesos -reales o hipotéticos- de la vida de Cano con la esperanza de que lo ayuden a recordar: una reprimenda boba paterna/ materna cuando niño, el miedo a los cerdos porque lo encerraron en una pocilga como castigo, la hilarante interrupción de su Primera Comunión por la proclamación el 14 de abril de 1931 de la Segunda República Española, la muerte de su madre -personificada por una actriz cualquiera (Charo Soriano)- durante una Navidad en la Guerra Civil, las críticas furiosas contra el vago, desobediente y respondón de Tony, el reencuentro con esa amante que lo acompañaba en el coche de turno y ahora le reprocha lo poco que se interesó la parentela de él en su salud, y una partida de caza ultra simulada con unos amigos en la que sustituyen a la perdiz por una paloma atada…

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Spanish metaphor and psychological drama with touches of Bunuelian absurdity and surrealism. After an accident leaves a millionaire businessman with amnesia and partial paralysis, his family try to stage complicated scenes to shock his memory and recover his fortune. Harsh childhood punishments, a naked breast, his first communion mixed metaphorically with the Spanish revolution, momentous board meetings, harsh treatments from his household, and even a seductive nurse he had an affair with are all fair game towards their ultimate goal. The man finds himself re-experiencing various parts of his life and re-creating reality, with his mind suddenly digressing into fantasies and hallucinations involving a violent ride in a wheelchair, menacing medieval knights, and an army of kids fighting in a bloody battle. Slightly vague in its message, but in the end, everyone in Spain is in a state of paralysis and trying to remember or recreate their memories.

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Sorti en 1970, Le Jardin des délices fut censuré et donc soustrait à toute diffusion pendant plusieurs mois. «Moquerie manifeste envers l'action de notre Armée lors de la dernière guerre espagnole et mépris envers les principes du Mouvement national ; présentation irrévérencieuse des pratiques, croyances et cérémonies religieuses avec une intention maligne qui confine au blasphème » : les motifs sont sévères, mais diablement justes. Oui, Carlos Saura n'est pas tendre avec l'armée nationale espagnole. Oui, Carlos Saura se moque de la « liturgie franquiste » et, s'il n'est pas question ici de blasphème mais d'expression artistique, cela sert admirablement son récit. Il va donc s'intéresser à la mémoire et aux mécanismes permettant l'activation ou l'occultation de moments vécus. Nous allons assister à un certain nombre de jeux et de saynètes qui se déploient sur un mode utilitariste : alors que dans son film précédent, La Madriguera, cela répondait à un besoin de communication, à un désir de communion, ici tout doit amener au re-souvenir, au rappel. Le but est de retrouver la combinaison du coffre-fort, de mettre les mains sur le magot. Pour cela, l'entourage (car peut-on justement parler d'une famille ?) d'Antonio ne lésine pas sur les moyens : costumes, maquillages, décors, animaux, vieilles connaissances, anciennes maîtresses, professeurs, infirmières... Il faut rejouer le passé. Le recomposer…

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domenica 4 giugno 2023

Peppermint Frappé - Carlos Saura

Geraldine Chaplin (sdoppiata, una femme fatale hippie e una modesta infermiera) e José Luis López Vázquez (bravissimo in un ruolo dove c'è poco da ridere) sono un'accoppiata strepitosa.

lui, Julián, un radiologo affermato e maturo, si innamora della moglie (Elena) di un suo vecchio amico, ed esce abbastanza fuori di testa, ma non si può fare, allora lui ripiega sulla sua assistente (Ana) e la rende simile a Elena.

il sogno e il maschilismo sono due protagonisti del film, girato ai tempi del franchismo.

un piccolo grande film, a buon diritto sulla scia del grande cinema d'autore europeo degli anni '70 (Antonioni e Bergman, per fare dei nomi).

buona (ottima e inquietante) visione - Ismaele

 

 

 

QUI il film completo, in spagnolo

 

 

Julián trabaja como radiólogo en Cuenca. Su enfermera Ana le ama en secreto, pero él no se da cuenta. La llegada un amigo de la infancia, Pablo, especulador inmobiliario casado con Elena, una extranjera, despierta la pasión de Julián por ella. Pero como no es correspondio, debe conformarse con su enfermera, a la que trata de moldear a imagen del objeto de sus deseos.

Film simbólico y opresivo de Carlos Saura, rápidamente emparentado con el cine de Luis Buñuel, al que se rinde explícito homenaje con la idea de la hermosa joven tocando el tambor en la Semana Santa de Calanda. La película fue seleccionada para competir en Cannes, pero curiosamente fue boicoteada por el propio cineasta, que se unió así a las protestas de mayo del 68. La interpretación de Geraldine Chaplin le mereció un telegrama de su padre Charles Chaplin donde le decía "por fin encarnas un personaje verdadero, humano, que ama y sufre... ¡Bravo!".

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Peppermint Frappé (1967), de Carlos Saura, no sólo es quizás la mejor versión de Vértigo de la historia del séptimo arte sino una de las propuestas fundacionales de la carrera del querido director y guionista ya que fue por un lado su segunda película con Elías Querejeta, legendario productor español de aquel lúgubre derrotero histórico que ayudó a Saura en la tarea de pulir un lenguaje expresivo intrincado y semi abstracto que permitiese evadir la censura cinematográfica y atacar con furia al franquismo y la sociedad represiva, hipócrita, boba e hiper conservadora que generó y aún hoy goza de impunidad, y por el otro lado su primera colaboración con la inmaculada Geraldine Chaplin, a la par su pareja entre fines de la década del 60 y los últimos coletazos de los años 70 y su principal musa durante aquel mismo “período de oro” que abarca las postrimerías de la dictadura de Francisco Franco y la llamada Transición Democrática Española que arranca con el fallecimiento del tirano en 1975, conjunto de films de la talla de Stress es Tres-tres (1968), La Madriguera (1969), El Jardín de las Delicias (1970), Ana y los Lobos (1973), Cría Cuervos (1976), Elisa, Vida Mía (1977), Los Ojos Vendados (1978) y Mamá Cumple 100 Años (1979). Craneada justo después de sus dos análisis descarnados sobre las violentas frustraciones masculinas de la España franquista, Los Golfos (1960) y La Caza (1966), la primera acerca de la juventud marginal y la segunda sobre la burguesía privilegiada, y de una faena algo olvidable y por demás comercial intitulada Llanto por un Bandido (1964), esa gesta de aventuras sobre el bandolero del Siglo XIX José María Hinojosa Cobacho alias “El Tempranillo” que se suele recordar por una participación actoral de Buñuel, amigo y mentor de Saura, Peppermint Frappé es en sí la primera exploración del realizador en torno al universo femenino aunque siempre manteniendo una mirada viril de rasgos ultra patológicos que indaga en aquella duplicidad lujuriosa del film del británico, léase el amor imposible que nos hace sufrir pero se impone como faro y ese otro con el cual nos tenemos que conformar a diario, panorama aquí leído en términos de las masacres evitables de influjo social de Los Golfos y La Caza.

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…Aux côtés de José Luis Lopez Vazquez, qui remplit son rôle ingrat de pervers vieillissant avec une intensité sourde des plus inquiétantes, Geraldine Chaplin fait des étincelles dans son double emploi. A moins qu’il ne s’agisse d’un personnage représenté sous des apparences encore plus nombreuses, né de l’imagination biaisée d’un homme perdu dans sa solitude et de sa triste vie qu’il ne veut ou ne peut partager avec personne. Si elle ne se lance pas dans des moments d’une euphorie enivrante, ponctués à deux reprises par une danse débridée, Chaplin énonce avec peu de moyens expressifs le spectre intégral des émotions féminines. Presque sans faire exprès, elle réussit à voler la vedette à son pendant masculin aux traits psychologiques peut-être un peu trop opaques. Elle personnifie à elle seule le yin et le yang, la femme rêvée et la femme possédée, de la quête impossible de Julian. Sa victoire finale toute relative ne laisse certes pas encore présager un point de vue affirmatif de la cause féministe. Elle apporte par contre une profondeur vaguement machiavélique à cette histoire, qui aurait couru sinon le risque de n’être que le reflet de vieux fantasmes nombrilistes de la gente masculine…

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La beauté de « Peppermint Frappé », et peut-être devrait-on dire son sortilège, réside dans cette ambigüité permanente des images, de la description à l’onirisme, du perçu au fantasme, sans qu’on sache au juste qui, de la réalité sociale (le portrait de la bourgeoisie espagnole et des derniers « feux » franquistes), de la satire, de la fable et du surnaturel, l’emporte finalement. Les symboles pourront paraître un peu soulignés et grossiers (les refoulés enterrés et la maison-grenier comme toutes les images de l’inconscient) mais ils sont joués avec beaucoup d’humour et de liberté, en formant les indices d’un rébus ludique et d’une farce, davantage que les preuves d’un discours solennel.

 

On sait que Saura n’a pas mâché ses mots (du moins léché ses images), vis-à-vis du franquisme, et qu’il s’est fait un maître de la métaphore, tentant de contourner une censure encore très virulente, pour la représentation du pouvoir, du sexe, et de la religion. « La Chasse » (1966), son troisième et précédent long-métrage, tout comme son film le plus connu, le remarquable « Cria Cuervos » (1976), comptent parmi les exemples les plus cinglants, dénonçant avec vigueur à la fois les crimes du régime franquiste, sa morale répressive, et le machisme patriarcal de sa « bonne » société. Pourtant, il serait réducteur d’aborder « Peppermint Frappé » sous le seul angle politique. Ce qui donne encore aux films de Saura une actualité (et d’une certaine manière une modernité assez indémodable), est de ne jamais se réduire jamais à l’illustration d’une contestation ; celle d’un ordre au conservatisme étouffant, avec sa conséquence, les névroses de la classe bourgeoise.

Les films gardent, quelles que soient leurs charges, toute l’ambiguïté formelle et discursive de fables, qui traduisent par delà leurs contextes, quelque chose d’une animalité humaine plus fondamentale, et inassignable. Les films – comme une entomologie imaginaire, pulsionnelle et fantaisiste, mais sans la distance d’un regard analytique, strictement contempteur – sont pris dans les mailles et le relief de cette vie intérieure propre aux personnages. En ce sens, Julián, le héros du film, est une icône burlesque, antipathique, mais presque attendrissant dans ses défaillances : il est à la fois un Méphistophélès, satyre et pygmalion avec sa Galatée de magazine, préparant son peppermint comme une drogue du violeur ; et une caricature pathétique du pauvre diable, un portrait goguenard de l’envie et du refoulement bourgeois, qui plaide pour une rigoureuse hygiène à coups d’appareil de musculation et de douches écossaises, afin de mieux se détourner d’envies inavouables. Une représentation fantasque, sous un air de trivialité très lambda, de l’hypocrisie sociale et de la tyrannie répressive, élevés en un art sournois et malicieux… peppermint frappé à l’appui.

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The radiologist Julian (José Luis López Vázquez) visits his childhood friend Pablo (Alfredo Mayo) having not seen him for a long time.  Julian is struck by Pablo’s new bride, the vivacious and carefree Elena (Geraldine Chaplin).  Elena looks remarkably similar to a girl Julian remembered seeing years before, beating a drum in a Holy Week parade.  Elena claims it wasn’t she, but it’s too late… Julian is wildly obsessed with her.  Unable to draw her away from Pablo, he focuses his attentions on his shy, frumpy nurse Ana (also Chaplin), trying to mold her into Elena’s image.

I didn’t intend to watch two movies with Vázquez back-to-back… in fact, I didn’t even know beforehand that he was in either of them.  He turns in another excellent performance here.  The film is dedicated to Buñuel (and now that’s two reviews in a row where I invoke the name of Buñuel) and Julian is very much like a character from one of that director’s films.  You could imagine Fernando Rey in the role… although that’s no knock on Vázquez.  Julian has a sexually obsessive tendency to compartmentalize women’s body parts — in the opening credits, we see him cutting up female images from magazines — as he focuses on a leg, a hand, an eyelash.  As a radiologist, he sees people as pieces that fit together.  His treatment of Ana is blatantly, shamelessly manipulative (shades of Vertigo) and he trembles with frustrated desire in the face of Elena.  Chaplin — whom Saura would have a long relationship with, both professional and personal — is superb as well, handling a dual role as well as anyone else I can think of.

Saura’s visuals are stunning, warm lighting and bright, vibrant colors all over the place… like the ubiquitous titular beverage that Julian prefers, a shocking green.  Intriguing flashbacks to Julian’s childhood are done in a pleasantly grainy black and white.  There are some delicious 360-degree camera movements.  The set design is extraordinary as well, like the ultra-modern art deco room Julian keeps in the midst of the shambling ruins of his childhood abode.  The music is quite good, although there is a repeated pop song (by Los Canarios) that isn’t nearly as good nor as catchy as the unforgettable “Porque Te Vas” from Cria Cuervos.

There are probably depths here that I didn’t catch on to during this first viewing, but you can certainly read it as an allegory for Franco-era Spain, with men ruthlessly steamrolling others for personal gain.  But it also works wonderfully as an intriguing psychosexual character study/thriller.  I kind of wish it went a little further in exploring and expanding Julian’s obssession, the film feels like it could use more development… especially in the Julian/Ana dynamic.  But the developments we get are very intriguing, and tinged with black comedy.  I heartily recommend it, one of the best I’ve seen by Saura.

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domenica 7 maggio 2023

La miel - Pedro Masó

Jane Birkin e José Luis López Vázquez, ma non solo, in un film scritto da Rafael Azcona, sono straordinari.

la storia è bellissima, con una sceneggiatura a orologeria, in una commedia degli equivoci di serie A.

Francisco Franco era morto da qualche anno e la libertà si sente tutta.

c'è da ridere, da pensare, e da ammirare la bravura degli attori, bambino compreso (un bravissimo figlio di puttana).

non perdetevi questo piccolo gioiellino, se vi volete bene.

buona (amorosa) visione - Ismaele


ps: Javier Camara è la continuazione di José Luis López Vázquez, lo vedrete.


 

 

QUI si può vedere il film completo, in spagnolo

 

Lo que hay en la miel es un excelente trabajo de guión de Rafael Azcona, muy en la línea de sus trabajos con Berlanga de la época, con un maravilloso personaje, el de Amelia de la Torre, que sólo podía crear el Azcona de finales de los setenta, también en línea con "La grande bouffé" y excesos similares.
A ese guión excelente sin embargo le acompaña una dirección rutinaria de Masó, que sin embargo está muy por encima de los trabajos de dirección que otros más reconocidos hacían en la época (véase la decepcionante "Cinco Tenedores" de FF Gómez).
Sin embargo, la presencia de Jane Birkin ayuda a contrarrestar esa rutinaria dirección, derrochando sensualidad y espontaneidad a partes iguales, mientras vemos como su irrupción altera para siempre el mundo de Don Agustín, el dócil personaje de López Vázquez…

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"La miel" es una inteligente comedia pues no adapta el camino genérico fácil que pudiera haber dado su argumento: un seglar (López Vázquez) expulsado del monasterio por líos de faldas es trastornado y seducido por una apuesta prostituta (Birkin), madre de un alumno (Sanz) del seglar, profesor de instituto. Solo la presencia de Birkin daba pie al típico carrusel pseudoerótico para/por/con el típico reprimido español. Sin embargo, no va por ahí "La miel" y se adentra en un tono leve, pero suficientemente profundo, en la comedia agridulce, no muy lejana a lo negro, dónde Masó vuelve a fracasar porque no quiere intentar triunfar siquiera, pues aún cuando el personaje de López Vázquez es comprensiblemente patético, no llega a ser brutal, lo que hubera metido la inyección definitiva de cianuro a la película…

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La historia es pésima, mal contada, mal estructurada, tópica, burda y casposa. Pero está Jane Birkin!! una autentica diosa, quizá venida a menos... pero Jane Birkin al fin y al cabo y un extraordinario Lopez Vazquez, que yo no se si era tan buen actor como para interpretar que se le caía la baba por la Birkin o es que literalmente se le cayó, sin menospreciar a tan magnifico actor y conociendo su afición a las mujeres guapas, creo que le costo poco hacer el papel...En fin, el interés del film se limita a los fans de la cantante de Je tàime moi non plus. a una mas que correcta interpretación de Lopez Vazquez y a ver a Jorge Sanz en su segunda película como niño mal criado de madre casquivana.

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sabato 6 gennaio 2018

Gli imbroglioni – Lucio Fulci

film a episodi del 1963, dove Franco e Ciccio fanno la loro (buona) parte, e Walter Chiari pure.
nell'ultimo episodio si cita Entr'acte, di René Clair.
il giudice è interpretato da José Luis López Vázquez (ha fatto l’attore in soli 261 film, dice Imdb, lo avrete già visto di sicuro, anche con Marco Ferreri messicano)
non perdetevelo, se avete voglia di ridere, naturalmente - Ismaele



…Gli imbroglioni è un lavoro giovanile di Fulci, molto divertente, dotato della classica struttura a episodi, nascosta da varie cause decise dal pretore di un tribunale romano. I due amici sono in fuga dalla Sicilia in cerca di fortuna, ma si cacciano in una serie di guai e sono artefici di piccoli imbrogli che li portano ad accumulare diverse condanne e parecchi anni di galera. Sono i protagonisti assoluti di tre episodi e tutti li ricordiamo per caratteristiche espressioni: “Innocenti siamo!”, “C’è un equivoco giudiziario!”, “Abbonati siamo!”, per finire con l’esilarante “Ricorreremo ad Assisi!”. Altri interpreti di episodi divertenti sono Raimondo Vianello, procuratore calcistico bolognese innamorato delle donne, e Walter Chiari, fidanzato vessato dalla suocera ma innamorato della sua donna. Castellano e Pipolo scrivono solo l’episodio che vede protagonista Walter Chiari, mentre Vighi e Guerra si dedicano alle peripezie di Franco e Ciccio che conoscono dai tempi di Gerarchi di muore (1961) di Giorgio Simonelli. La pellicola è girata in quattro settimane, come abitudine di Lucio Fulci e caratteristica delle pellicole interpretate dalla coppia comica siciliana. Ma non è tirato via, non presenta buchi di sceneggiatura né problemi di regia. Il 25 settembre 1963 debutta all’Astor di Torino, nel corso della stagione incassa 523.455.000 lire ed esce in Spagna con il titolo de Los Mangantes.
Franco e Ciccio sono gli imbroglioni principali, Walter Chiari e Raimondo Vianello rivestono ruoli importanti, ma si ricordano con piacere molti comprimari. Tra questi il marito geloso Aroldo Tieri, la moglie disponibile e disinibita Dominique Boschero, la suora ricamatrice Antonella Lualdi (episodio più debole tra i sei che compongono il film), un avvocato invadente come Pino Scaccia, una bella e docile fidanzata come Luciana Gilli, una suocera terribile come Xenia Valderi, un politico spernacchiato come Alberto D’Orsi, un vigile urbano imbranato come Nino Terzo,  per finire con le rapide apparizioni di bellezze acerbe come Stefania Sandrelli e Margaret Lee. Memorabile la scena del funerale nell’episodio interpretato da Walter Chiari, quando tutti ascoltano la partita della nazionale alla radio, al goal dell’Italia la carrozza parte al galoppo e i partecipanti al corteo funebre la inseguono di gran carriera. Divertente anche Franco Franchi truccato da mummia nel corso di un’improbabile truffa archeologica a un turista tedesco che crede alle mummie in una tomba etrusca. Il film anticipa molti temi della commedia sexy, appena accennati e giustificati da indovinate parti oniriche. Margaret Lee è una sexy infermiera, Stefania Sandrelli una paziente che indossa un seducente due pezzi sul lettino del medico Walter Chiari.
>Giorgio Gaber canta La ballata degli imbroglioni mentre scorrono i titoli di testa, ma durante il film ascoltiamo con piacere anche il tema di Roma nun fa’ la stupida stasera e Go-Kart Twist cantata da un giovanissimo Gianni Morandi.

E' una versione aggiornata di un giorno in pretura diretta con professionalità da Lucio Fulci quando collaborava con Franchi ed Ingrassia. I due comici fanno la parte del leone se non altro per il numero di spezzoni in cui sono impegnati. Il migliore però è l'ultimo con Walter Chiari se non altro per la scena cult della radiocronaca di Italia Inghilterra nel bel mezzo di un funerale. Non male comunque nemmeno lo spezzone con protagonisti Aroldo Tieri e Raimondo Vianello. L'unico episodio da dimenticare è decisamente quello delle suore.

Comedia coral, farsa episódica de ambiente judicial con José Luis López Vázquez como juez de un tribunal ante el que desfilan personajes pintorescos que crean historias sobre pícaros, batalla de sexos, obsesiones sexuales del ciudadano medio…
Es una producción hispano-italiana con una irritante participación de la pareja cómica Franchi e Ingrassia en regulares apariciones, y una serie de historias sin chispa ni conexión entre episodios, casi todos protagonizados por intérpretes italianos.
A la película le falta soltura narrativa y gracia, con algún momento puntual ingenioso dentro de la atonía general, en especial el protagonizado por Walter Chiari en la mezcla negra entre fútbol y muerte. Más allá de ese momento, la película es bastante mediocre.