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domenica 12 maggio 2024

Cuestión de principios - Rodrigo Grande

sette anni prima di Al final del tunel Rodrigo Grande ha girato Cuestión de principios, protagonisti ancora Federico Luppi, Pablo Echarri (appare anche Casimiro).

come dice il titolo si tratta di questioni di principio, e tutto ruota a questo.

la sceneggiatura ti tiene attaccato alla storia, con colpi di scena a ripetizione.

buona (se lo trovi) visione - Ismaele 

 

 

Agradable comedia argentina del más bien desconocido Rodrigo Grande, se plantea como una especie de fábula sobre los principios que sustentan la existencia personal. Con algunos pasajes muy divertidos, se invita a pensar en qué aspectos vitales uno no estaría dispuesto a transigir, pues se estaría cruzando la importante línea de la fundamentación ética. La idea de sostenerlo todo en algo que parece de poca monta –la tenencia de una revista–, sirve para comparar con otras cuestiones en las que Castilla está jugando de modo peligroso, como su matrimonio cansino, la escasa preocupación por su hijo y el flirteo con una compañera de trabajo. Sí, la familia se presenta como tema importante, también por el caso de Silva, que está solo y ve a su hija cuando buenamente puede…

da qui

 

Cuestión de principios, off course, is far from the innovative, sometimes disquieting or disconcerting style of the so-called New Argentine Cinema. Cuestión de principios is narrated along a clearly defined plotline. But, all things considered, it is neither a product of the 70s, nor a reflection of an immoral age, the 90s. It is not in tune, either, with the more flexible postures of the 21st century (which, off course, does not mean selling out but rather standing up to reason).

Once the dice have been cast, Castilla is trapped in a corner. Is there an alternative to his ethical stance?

The answer is No. There’s a compromise solution, a smart choice, but Cuestión de principios fails to adequately convey that the road not taken and the one actually taken are at odds. Add to it that actor Federico Luppi turns in his usual wooden style of acting and hardly intelligible discourse realization, and that a great actress like Norma Aleandro must struggle to make a stock character take on some degree of originality, and there’s your Double Binding proposition. One way or another, the ensuing result will be the same, if we are to go by Castilla’s staunch principles. Granted, Cuestión de principios does try to make a point that there’s some middle ground out there, where you may sacrifice your ideals without losing dignity. But it fails to address the issue of where the Double Binding’s victim`s psyche will go whichever road s/he chooses to take.

da qui

 

 

venerdì 10 maggio 2024

Al final del túnel - Rodrigo Grande

un thriller come si deve, pieno di colpi di scena, con una sceneggiatura che non lascia annoiare un secondo.

il solito colpo in banca, in un locale affianco alla casa di Joaquin.

ma niente è come sembra e tutte le caselle del puzzle sono al loro posto.

ottimi attori (non trascurando il cane Casimiro), una bella sorpresa, da non perdere.

buona (hitchockiana) visione - Ismaele


 

…Grande dimostra quasi subito i suoi riferimenti, Hitchcock in primis, in una storia che sa fondere il thriller con il dramma personale, che costruisce intorno e , soprattutto, dentro al tunnel, una metafora sull'esistenza del protagonista e dei feroci banditi; il tutto porterà un ribaltamento narrativo che fa da prologo ad un finale, i cui ultimi venti minuti sono di rara efficacia e che richiamano alla mente i fratelli Coen d'annata e in parte anche Quentin Tarantino.

Il tunnel come luogo dove si giocano le sorti personali e dove ognuno si trova davanti ad un bivio su come proseguire la propria esistenza, il luogo inoltre che aumenta la buia claustrofobia che regna nella grande casa di Joaquin, nonostante l'arrivo di Berta e della figlioletta.

Procedendo nel racconto Al Final del Tunel, scopre le carte sui personaggi, li mette faccia a faccia ed esplode in un finale dove , ulteriore aspetto da non trascurare, domina una cruda ironia, quasi da black comedy.

In tanti momenti del film ci troviamo ad assistere a confronti tra i personaggi che conducono sempre a qualcosa che in qualche modo ne modifica i tratti: su tutti va segnalato come il rapporto tra Joaquin e Berta che inizia all'insegna della completa mancanza di sintonia, passa attraverso il dubbio e la menzogna per giungere infine al mutuo soccorso.

El Final del Tunel è insomma un solido lavoro di genere, che non mostra mai snodi narrativi poco credibili, non si infila mai in quegli imbuti dai quali poi uscire è difficile se non ricorrendo ad espedienti poco verosimili e alla fine chiude il cerchio in modo convincente.

Leonardo Sbaraglia è bravo nella parte del tormentato Joaquin che sceglie alla fine per la rivalsa, Clara Lago è seducente dapprima e poi intensa in maniera equilibrata e Pablo Echarri è uno dei villain più riusciti visti negli ultimi tempi.

da qui

 

Casimiro li sotterrerrà tutti...o quasi: questa frase vi dirà ben poco, né io ve la spiegherò, ma capirete tutto quando avrete occasione di affrontare questo appassionante giallo che ci riporta al centro di una rapina ad una banca.

Si respira, tra l'altro, una rischiosa atmosfera hitchockiana nell' interessante e stimolo esordio alla regia dell'argentino Rodrigo Grande: la sedia a rotelle che incatena il protagonista, il diabolico complotto che cova letteralmente sotto i suoi piedi, sono evidenti riferimenti, od omaggi, spunti o quant'altro, al capolavoro La finestra sul cortile.

E anche lo stile sinuoso con cui la macchina segue i suoi attori, o si incanala nel tunnel che porta verso il "paradiso" terreno, anzi sotterraneo, nonché le musiche tese e i violini da suspence, evocano tutti ottimi ricordi che ci conducono sui sentieri sin troppo percorsi del grande cineasta anglosassone…

da qui

 

Punto di partenza, nonché elemento determinante di un film che non dà mai motivo di avvertire come eccessive le sue due ore di durata, è la sceneggiatura di ferro scritta dallo stesso Grande, studiata nei minimi particolari, senza lasciar nulla al caso nè aggiungere alcunché di superfluo, coadiuvata da un eccellente lavoro alla fotografia di Felix "Chango" Monti, che dà il meglio nei chiaroscuri delle scene più buie. E se il ritmo cresce con il passare dei minuti, fino a farsi forsennato in una terza e ultima parte densa e avvolgente, Grande dimostra padronanza dei mezzi e versatilità riuscendo ad introdurre, nei momenti in cui la tensione è più alta, elementi umoristici capaci di spezzarla senza togliere alla storia un grammo della sua presa e del suo fascino…

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