anche quest'anno (agosto 2023 - luglio 2024) faccio una specie di classifica dei film visti al cinema (solo 52), e qualcosa di ottimo e buono c'è (cliccando su ogni titolo c'è il link alla piccola recensione che avevo scritto a suo tempo), gli altri, comunque buoni, si trovano nel blog - Ismaele
la guerra civile di Alex Garland non è la guerra di un paese lontano, diverso, è la guerra di casa, nostra, occidentale, riconoscibile.
i protagonisti del film non combattono, con la macchina fotografica osservano, mostrano, si buttano nella mischia, a rischio della vita, per uno scatto epico che li farà diventare immortali.
il mondo è diventato senza speranza, alcuni combattono contro altri, qualcuno sa perché, o forse non lo sa nessuno più, la guerra è igiene del mondo, poi, forse, si ricomincerà.
i fotografi documentano con le immagini, che non sono la verità, solo un istante in una storia lunga, col prima e il dopo, che molti non vedranno.
guardando il film non si capisce che guerra è, perché si fa, il film non è un documentario, l'obiettivo non è quello di spiegare, ma come i fotografi, quello di mostrare.
l'obiettivo è quello di inquietare lo spettatore, nessuno in sala può sentirsi tranquillo, tutto è riconoscibile, ma non interpretabile, non c'è una spiegazione logica, il presidente crepa come un Ceausescu, o Saddam, o Gheddafi qualsiasi.
non ci sono brutti, sporchi e cattivi, quelli brutti, sporchi e cattivi sono come noi, siamo noi, siamo in quel negozio, come quella ragazza, apparentemente indifferenti, con i cecchini sui tetti.
il caos, l'insicurezza, il disordine regnano sovrani, iniziare una guerra è molto più facile che finirla.
alla fine resta qualche immagine, niente più.
se pensi che questo sia il migliore dei mondi possibili, lascia perdere Civil War.
buona (disperata) visione - Ismaele
ps: scrive Medvedev:
...non posso sinceramente non augurare agli Stati Uniti di precipitare il più rapidamente possibile in una nuova guerra civile. Che, spero, sarà radicalmente diversa dalla guerra tra Nord e Sud del 19° secolo e sarà condotta utilizzando aerei, carri armati, artiglieria, MLRS, tutti i tipi di missili e altre armi. E che alla fine porterà al crollo inglorioso del vile e malvagio impero del 21° secolo: gli Stati Uniti d’America.
Chissà se ha visto il film di Alex Garland...
…Il film di Garland non è un film di guerra. Lo è solo
nella misura in cui offre un contesto drammatico per allestire la vicenda.
Perché non spiega niente,
con buona pace della critica americana timorosa di farsi illustrare la propria
politica da un inglese: cita le due fazioni in lotta (il Western Front contro
le forze governative), non fornisce le ideologie a confronto se non qualche
sporadico commento sul fascismo del Presidente (ma negli atteggiamenti ferini
anche la parte avversa non è da meno), non dà conto delle origini del
conflitto, al di là di qualche riferimento al secessionismo del Fronte
occidentale. Non lo spiega perché fondamentalmente non gliene frega niente
delle ragioni di nessuno. Il problema non è lì. Il problema riguarda soltanto chi documenta lo
stato di guerra. La deontologia dei fotoreporter a caccia del conflitto come se
fosse una dose di eccitanti per tenersi costantemente su. E la
loro eventuale sensibilità. Mettendoli al seguito dei commando e al centro
delle battaglie cruente, difesi solo da una giacca d’emergenza, un giubbotto
antiproiettile, un caschetto e una dose di buona sorte, Garland li fa diventare
un altro battaglione, meno violento ma talvolta altrettanto spietato, fondando
la metonimia sulla sovrapposizione
semantica della parola «shot»: sparo, sì, ma anche foto, istantanea…
…L'assenza di spiegazioni impedisce del resto di disinnescare questo
incubo con la logica e anche quel poco che ci viene detto basta del resto a
scombinare i nostri preconcetti. La California liberal e il Texas conservatore
sono qui alleati, contro un Presidente "fascista" che ha mantenuto il
potere per un terzo mandato, ha sciolto l'FBI e ha approvato bombardamenti con
droni sul suolo americano. L'odio verso di lui unisce così Stati anche
tradizionalmente avversi, in un caotico precipitare degli eventi che evita di
essere una banale e strumentalizzabile rappresentazione delle divisioni
dell'America oggi.
Spesso è persino impossibile dire chi stia da una parte e chi dall'altra e i
protagonisti del resto non lo chiedono quasi mai e quando lo fanno non ricevono
risposte, oppure vengono coperte dalla musica, come quando Joel chiacchiera e
ride con i sopravvissuti a una sparatoria, mentre Jessie fotografa
un'esecuzione. Il loro obiettivo è fare l'ultimo scoop o lo scatto definitivo,
quello che rimarrà nella memoria collettiva, il loro operare è un misto di
necessario cinismo e folle coraggio, di cui Garland non nasconde i paradossi.
Anzi gli inserti fotografici sono la principale marca stilistica del film, dove
il flusso frenetico dell'azione è spesso spezzato da immagini statiche, a volte
in bianco e nero, di uno o due secondi di durata e senza audio che non sia il
suono di uno scatto di macchina fotografica. I suoi giornalisti, con la loro
facciata di neutralità - che si infrange però a volte in grida mute e disperate
- sono l'unica risposta possibile alla fine della democrazia, sono i testimoni
che ci ammoniscono riguardo il baratro a cui ci avviciniamo. È attraverso di
loro che Garland firma un'opera dal taglio documentaristico, specchio di un
mondo distorto ma in cui è fin troppo facile riconoscere il presente.
…Kirsten
Dunst è serafica, controllata. Parla poco,
piuttosto pensa e agisce (scatta), non si lascia sopraffare dalle emozioni
perché crede sia l’unico modo sensato di gestire la realtà. Cailee Spaeny fa
tutto il contrario. Questo all’inizio del film, poi le cose cambiano e le
attitudini progressivamente convergono, per ribaltarsi del tutto. Tornando, a
ruoli invertiti, al punto di partenza. Non è una resa alla vita, l’incapacità
di Civil War e
di Alex Garland di
domandare senza rispondere. È la forza di questo straordinario e solo
apparentemente divisivo film, esplorare i dilemmi etici e morali (la tensione
civile e la spettacolarizzazione del dolore) collegati alla ricerca e la
testimonianza della verità. La giusta distanza, dilemma etico e necessità
artistica, condiziona ad ogni livello la natura ibrida di un film che è insieme
fantasia, denuncia, allegoria, documento e spettacolo. Tutto insieme,
problematicamente. Cinema per adulti.
…Garland en pantalla
vuelve a apelar a los diálogos sinceros, el humor negro, los personajes
mundanos y su laconismo visual/ expresivo marca registrada para construir una
contienda pesadillesca y genocida que por un lado invita al debate, de hecho
jugando con el exploitation de alarma social porque le exhibe sin filtro alguno
al público los posibles resultados truculentos a mediano plazo de sus “batallas
culturales” más necias o pueriles, y por el otro lado funciona como una
antiépica hollywoodense idiota y maniquea, señalando la insensibilidad popular,
tanto escarnio rutinizado, la sandez de las fuerzas armadas y desde ya la
antinomia entre periodismo de la verdad y medios masivos audiovisuales de la
mentira, amén de homologar a los corresponsales de guerra al miedo, el
suicidio, la adrenalina e incluso la irresponsabilidad ética flagrante para con
sus prójimos…
una sorpresa bellissima, visivamente straordinario e anche la storia è buona. non ci sono vincitori, trombe, fanfare, inni nazionali.
appare un fenomeno nuovo e inatteso, che piano piano sta cambiando il mondo. vincere è impossibile, neanche si riesce a capire, come un'intelligenza atìrtificiale incomprensibile, per noi, che crediamo di sapere tutto, e sappiamo quasi niente. c'è una storia d'amore, naturalmente, ma è poca cosa, rispetto a una storia grandissima, non si può vincere, si può solo resistere, nella sconfitta. Alex Garland è un regista di serie A, e tira fuori opere non semplificate, occorre sforzarsi, partecipare, esserci. non perdetevi il film, sarà un'esperienza che non si dimentica facilmente - Ismaele
…la seconda regia di Alex
Garland, il quale dopo il bellissimo Ex Machina (2014)
dirige Annihilation, ispirato dal romanzo omonimo di Jeff
VanderMeer e uscito in Italia direttamente su Netflix. C’è chi
parla di capolavoro, chi invece di un film insulso – e a questi ultimi,
soprattutto a chi lo condanna come “troppo lento”, consigliamo di dedicarsi
alla visione di un Transformers a scelta: ne trarranno sicuro giovamento e si
parla comunque di mutazioni. Per tutti gli altri, dobbiamo dire che no,
probabilmente questo non è un capolavoro (ma il tempo lo deciderà, non noi),
bensì di un film comunque estremamente interessante sul piano estetico. Tre le
direttrici principali per analizzarlo e comprenderne i riferimenti principali…
…Annihilation non è un capolavoro, ma
forse diverrà di riferimento sotto molti aspetti nei prossimi anni. Le domande
che pone sono molte e interessanti, anche se nessuna particolarmente originale;
ma l’impatto estetico è meraviglioso, soprattutto nei
minuti finali dove il combinato di immagini, musica e coreografia genera il
primo musical meta-fantascientifico della storia del cinema:
presa a sé questa sequenza è senza dubbio un gioiello artistico, una
meravigliosa mutazione nel film e nel genere.
…Visivamente impressionante, Annihilation sfoggia
accostamenti cromatici folli, l’Area X è un tripudio di colori saturi e accesi
che avrebbero meritato di essere apprezzati sul grande schermo. Garland aveva
già fatto sfoggio del suo talento registico con Ex Machina, la
sua mano non si smentisce neanche qui. Le inquadrature sono pulite, i movimenti
di macchina sono lenti e precisi, scoprono gli ambienti aumentando suspense e
senso di soffocamento. L’Area X è rappresentata come meglio non si potrebbe, e
i lettori del libro possono ritenersi più che soddisfatti…
…Alcune sequenze turbano con improvvisa efficacia
(il terribile urlo umano emesso dalle fauci dell’orso, ad esempio, suona a dir
poco agghiacciante, almeno nella versione originale del film); mentre è
decisamente suggestivo il lavoro alle scenografie dell’Area X, valorizzate da
una fotografia verdognola e bluastra, di gusto lovecraftiano,
in una continua alterazione che sembra riverberare attraverso un prisma
repellente e strabiliante. Nessun passo falso, dunque. Con Annihilation Garland s’inoltra nell’area
esplorativa da sempre posta al centro delle indagini fantascientifiche. Parlare
dell’universo e dei misteri in esso racchiusi, infatti, significa parlare del
destino, vicino o lontano, luminoso o indecifrabile, che attende ciascun essere
vivente. Incluso – e forse più degli altri – l’uomo.
…Pian
piano Alex Garland ci introduce in tutte le
caratteristiche della donna, della lavoratrice, della studiosa, della moglie di
nome Lena. Son piccoli frammenti, correttamente e solo in
apparenza casualmente montati. Sono flash che si pongono in parallelo con il
bagliore di quanto Lena sta vivendo. Il regista indugia, a ragione, su immagini
anche psichedeliche e ipnotiche quando tratta la natura, il suo riprodursi e il
suo essere fonte di bellezza e di mostruosità.
Splendidamente
diretto e con un buon ritmo che bilancia suspense, horror e fantascienza in
maniera corretta, “Annientamento” si avvale di una buona
fotografia, di immagini che sublimano e certificano la buona fattura della
regia di Alex Garland. Una sceneggiatura scorrevole e che
lascia il giusto interesse nello spettatore per cercare di capire quale sia
l’enigma e la natura vera di quanto accade.
Il
finale, volutamente aperto, è una sintesi di quanto può essere detto riguardo
al film: enigmatico, senza sicurezze, elaborazione del proprio vissuto, messa
in gioco di quanto si è per cercare qualcosa di diverso, di altro, di
insospettabilmente impreciso ma estremamente affascinante e pericolo.
…Diversas voces han equiparado Aniquilación con la cercana en el tiempo La llegada (Dennis Villeneuve, 2016), no tanto
por la pátina de sofisticación que embadurna el discurso especulativo (aunque
el material de partida de Villeneuve, un relato de Ted Chiang, tenía más
pedigree que el que aquí se trabaja) como por parámetros estéticos y por esa
mirada sostenida en lo femenino y en el extrañamiento. Menos -porque Villeneuve
es un cineasta más brillante a día de hoy (también tiene mucho más bagaje)- por
ese juego de contrastes entre una cierta sensación de asepsia en la fachada
visual y un desarrollo argumental que se escora en lo turbio, sino directamente
en lo terrorífico. Aspectos, en todo caso, que también emparentan el segundo
título de Garland con el primero. Como en aquel, Garland maneja la sustancia
narrativa con firmeza, y aunque fuerza un poco los resortes atmosféricos (esa
función más bien inane que cumplen muchos de los flashbacks), centra bien la vis apocalíptica que el
relato plantea, presentando algo parecido a un viaje al corazón de las
tinieblas conradiano en el que, por
otro lado, resuenan ecos del cine de Shyamalan (el discurso ecologista)
aderezados con alguna tímida fuga al gore que resulta útil al entramado de
temas y tonos.
En lo referente al estudio de personajes, que Garland
prioriza, el filme se centra sobre todo en los aspectos traumáticos asociados a
la pareja protagonista (encarnados por Natalie Portman y Oscar Isaac): el
trauma de la desaparición del primero, el extraño y breve reencuentro que
termina de forma abrupta, el posterior levantamiento del velo de lo que en
realidad le sucedió a él… Esa relación sentimental traumática pasada por el
filtro (o debería decir espejo deformante) de una invasión alienígena sutil no
está nada lejos de los conflictos dramáticos que ponía en solfa ExMachina, e incluso de diversos de los apuntes
dramáticos de la distópica Nunca me abandones, por
lo que cabe hablar de un motivo creativo recurrente en Garland. Aquí, la
secuencia en la que esa cámara de video (tan oportunamente instalada en las
dependencias del faro) le muestra a la protagonista lo que le sucedió a su
marido, y la posterior solución del relato, donde cierta ambigüedad baña un
reencuentro bigger than life corrompido
por una constancia apocalíptica apuntalan la formidable metáfora que es toda la
película del amor como entidad problemática.
Se trata de un apunte interesante, aunque a medio
perfilar, y probablemente insuficiente para sostener el empaque especulativo
del relato, que brilla más por su luminosa (o debería decir colorida y
atornasolada) fachada que por lo que esconde. Como sucedía con la anterior obra
del cineasta, las pretensiones (o al menos las expectativas de planteamiento)
se van diluyendo en unos resultados cinematográficos que, aunque atractivos en
lo visual, no llegan a estimular del todo ni mucho menos trascender. Que
Garland siga pujando. Lo seguiremos.
opera prima straordinaria, tre interpreti eccezionali (Domhnall Gleeson, figlio d'arte, più magro del babbo, Oscar Isaac, Davis dei Coen, e Alicia Vikander, già protagonista di questo bello e strano film). ci sono mille suggestioni dentro Ex machina, e, cosa impressionante, si tengono tutte bene. Oscar Isaac è il moderno demiurgo creatore della vita, Domhnall Gleeson è chi deve misurare quella vita, Alicia Vikander è la vita che è stata creata, dopo molti tentativi. davvero curioso che un rifugio segreto e protetto sia molto simile a quello di "Gone girl", di David Fincher, forse è lo spirito dei tempi o un archetipo che si impone. chi non va al cinema non sa cosa si perde, ma chi va al cinema saprà cosa si sarebbe perso non andandoci, voi sappiatelo, non chiederete indietro i soldi del biglietto, ci scommetto - Ismaele
¿Y si tu microondas tuviera
tetas o trasero tu aspirador? ¿Y si a tu coche le va la marcha o te enamoras de un transistor? Nadie está libre de estos portentos mientras exista un programador. Éste es alcohólico, sabe derecho y vive sin nadie alrededor. Pero con toda esa soledad es difícil hacer la prueba, la que constata la humanidad y la distingue de una manceba. Arriesgarse a traer a un tipo que lo sepa valorar.. No cuento más que sino destripo la intriga que aquí es locuaz. ¿Acaso hay un ser viviente que se pueda comparar a unos circuitos sirvientes mientras los puedas cargar? ¿Es humana su ternura o se puede enamorar? Sobre ello habla más de una pero esta va a superar. El mensaje duro y cruento no lo debes olvidar. Es posible que este cuento no te ayude al pernoctar.
… Quanto è bravo Oscar Isaac? È pazzesco, veramente. Io non
riesco più a farne a meno. Ogni volta che appare sullo schermo, in qualsiasi
film, mi ipnotizza, con quella voce, quegli sguardi, quel modo di usare il
corpo, quella capacità di mangiarsi tutto e tutti che emerge in ogni cosa che
faccia e che anche qui permette al suo Nathan di dominare il film. Mamma mia. E
gli altri due gli tengono testa, tanto Domhnall Gleeson con la sua innocenza e
la sua vulnerabilità un po' ingenua, quanto Alicia Vikander e l'aria
ultraterrena che riesce a dare alla sua macchina senziente. Sono anche e
soprattutto loro a far girare, ovviamente, un film che nella parte centrale si
basa quasi esclusivamente sul dialogo e sul proporre idee, riflessioni,
chiacchierando, sì, di evoluzione e intelligenza artificiale, ma anche di
società patriarcale, di come un progetto del genere non possa che nascere da
una specie di Google e... di tante altre cose che non voglio commentare perché
un film del genere va visto sapendone il meno possibile. Ex Machina non è
perfetto, ma è un gran bel film di fantascienza e bisogna andarselo a
recuperare anche se hanno fatto 'sta mossa di farlo uscire al cinema in Italia
a fine luglio. Dai, forza!
…Ex Machina
è diventata una delle pellicole più interessanti dell'estate - e forse non solo
-, una favola nerissima che incrocia sci-fi e storie d'amore, disagio emotivo e
sociale a voglia di riscatto, una riflessione nota a proposito del rapporto tra
Uomo e Scienza, mito di Frankenstein e Blade Runner pronta ad assumere una
nuova posizione grazie ad un'evoluzione ed un epilogo che piacerebbero molto a
Nolan, per quanto, forse, troppo poco mascherati da illusioni, e decisamente
reali nella loro cruda escalation… da qui
La tensión y la frialdad se respira desde la primera
escena y gran mérito recae en las inmejorables interpretaciones de los tres
personajes principales: Nathan como un tipo genio en la materia pero de
evidentes carencias sociales; Caleb como un joven prodigio, permeable y
admirador de la ciencia y su trabajo; y Eva, un personaje que consagra a la
hermosaAlicia Vikandergracias a su capacidad de transmitir
con detalles y lograr que empaticemos absolutamente con una máquina diseñada
para pensar, convencer y conmover.
Ex Machinaes un film redondo desde cualquier perspectiva. Su
dirección es elegante y cada plano es más hostil que el anterior, que bailan
sobre una banda sonora tecno futurista hipnótica, ahogándonos en una atmósfera
misteriosa pero estimulante, que juega con los géneros y donde cada detalle
está minuciosamente estudiado. Una propuesta reflexiva que juega con el
misterio en clave de ciencia ficción, donde para ser víctima no sólo hay que
serlo, sino también parecerlo.
…film
intenso e rarefatto allo stesso tempo, capace di prendersi tutto il suo tempo
senza isterie e accelerazioni da blockbuster, forte di un'intelaiatura visiva
di grande impatto, sia per quanto riguarda gli esterni ( rari) in locations
dove la natura selvaggia è padrona assoluta della scena, sia per gli interni di
una casa dall'architettura modernissima e dall'arredamento minimal che aggiunge
angoscia al vago senso di inquietudine che accompagna Caleb fin dall'inizio.
Angoscia che ha la sua ragione di esistere e che
deflagrerà in un finale bello e terribile.
… Forse uno dei difetti di Ex Machina è addirittura nel
suo metter dentro troppi concetti interessanti, troppi dialoghi brillanti,
troppa "intelligenza", tanto che arrivi alla fine del film che quasi
ti sei dimenticato di alcune sequenze o dialoghi veramente notevoli.
Anche perchè, e forse questo è un suo secondo piccolo difetto, Ex Machina è
talmente bello nel suo incipit, talmente interessante nel suo incedere,
talmente carico di promesse e possibili sviluppi che poi, nei 20 minuti finali,
forse, delude anche un pò. Nel cinema, legge che sanno tutti, un grande finale
ti fa dimenticare di tutto il brutto che hai visto prima, un brutto finale ti
fa dimenticare di tutto il bello che hai visto prima, un discreto finale (come
questo) ti fa "solo" dispiacere un pò di aver avuto tra le mani un
film che flirtava col mezzo capolavoro senza poi andare all'appuntamento…
…Il regista realizza il suo esordio cinematografico, prima con elegante
tranquillità poi con improvvisa ferocia, in un miscuglio di colori e ottime
musiche. La sceneggiatura è buona, risplende nei dialoghi. La direzione degli
attori convince, grazie alle buone interpretazioni dei tre enigmatici
protagonisti. Il finale è, al contrario, deludente, fin troppo sbrigativo, poco
originale e di facile intuizione. Purtroppo l’impressione è quella di un autore
che non sa come concludere la sua opera, ormai infarcita di troppi argomenti.
La fantascienza moderna, tranne alcune, pochissime, eccezioni, non riesce a
essere efficace nell’immaginare una trasformazione radicale della società, data
dalla tecnologia, ma riesce solo ad aggiungere piccoli ingredienti a ipotesi già
esistenti da tempo. Alla stregua di quello che fa l’autore con questo, seppur
buono,Ex Machina.
… La regia è perfetta (opera prima),
Garland penetra nella psiche dei personaggi in maniera magnifica: c’è una scena
in cui il protagonista resta talmente sopraffatto al livello psicologico dalle
fattezze umane di un androide da sprofondare nella paranoia, cercando nella sua
stessa pelle (e nel suo stesso sangue) di vedere se effettivamente anche lui
non sia composto di cavi elettrici e algoritmi informatici. Impressionante. Ho
avuto i brividi per almeno due ore. Il finale è crudele, magari prevedibile ma
bellissimo, davvero bellissimo (mi trattengo da spoiler). Garland crea una
dimensione psicologica profondissima per il personaggio dell’AI Ava, sostenuto
dalla straordinaria interpretazione di Alicia Vikander (ne ero sicuro) che ruba
spesso la scena al reparto maschile (Domhnall Gleeson e Oscar Isaac, comunque
bravi entrambi).
Ava è la macchina perfetta
perché, contrariamente ad un banale computer, possiede (nel bene e nel male)
una piena coscienza di se, dei suoi simili e del mondo che la circonda. È la
creazione/invenzione ultima dell’uomo e forse il passo successivo della sua
evoluzione? È la fine del genere umano o un nuovo inizio? Ai posteri (pubblico
e ricercatori) l’ardua sentenza.
IN CONCLUSIONE: un grande passo
avanti nel genere della fantascienza e già uno dei primi grandi film del 2015.
Aprirà discorsi lunghi ore e ore, diverrà molto presto un cult intramontabile.
Incredibilmente realistico (implicazioni scientifico-psicologiche da brividi),
eccellentemente diretto e interpretato. Inquietante.