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lunedì 29 luglio 2024

Classifica 2023-2024

anche quest'anno (agosto 2023 - luglio 2024) faccio una specie di classifica dei film visti al cinema (solo 52), e qualcosa di ottimo e buono c'è (cliccando su ogni titolo c'è il link alla piccola recensione che avevo scritto a suo tempo), gli altri, comunque buoni, si trovano nel blog - Ismaele


La zona d'interesse

Oppenheimer

Civil war

 

 

Robot dreams (Il mio amico robot)

Estranei

Lubo

 

 

Green border

Palazzina Laf

Killers of flowers moon

 

 

La chimera

Manodopera (Interdit aux chiens et aux italiens)

Anselm

  


domenica 21 aprile 2024

Civil War - Alex Garland

la guerra civile di Alex Garland non è la guerra di un paese lontano, diverso, è la guerra di casa, nostra, occidentale, riconoscibile.

i protagonisti del film non combattono, con la macchina fotografica osservano, mostrano, si buttano nella mischia, a rischio della vita, per uno scatto epico che li farà diventare immortali.

il mondo è diventato senza speranza, alcuni combattono contro altri, qualcuno sa perché, o forse non lo sa nessuno più, la guerra è igiene del mondo, poi, forse, si ricomincerà.

i fotografi documentano con le immagini, che non sono la verità, solo un istante in una storia lunga, col prima e il dopo, che molti non vedranno.

guardando il film non si capisce che guerra è, perché si fa, il film non è un documentario, l'obiettivo non è quello di spiegare, ma come i fotografi, quello di mostrare.

l'obiettivo è quello di inquietare lo spettatore, nessuno in sala può sentirsi tranquillo, tutto è riconoscibile, ma non interpretabile, non c'è una spiegazione logica, il presidente crepa come un Ceausescu, o Saddam, o Gheddafi qualsiasi.

non ci sono brutti, sporchi e cattivi, quelli brutti, sporchi e cattivi sono come noi, siamo noi, siamo in quel negozio, come quella ragazza, apparentemente indifferenti, con i cecchini sui tetti.

il caos, l'insicurezza, il disordine regnano sovrani, iniziare una guerra è molto più facile che finirla.

alla fine resta qualche immagine, niente più.

se pensi che questo sia il migliore dei mondi possibili, lascia perdere Civil War.

buona (disperata) visione - Ismaele


ps: scrive Medvedev:

...non posso sinceramente non augurare agli Stati Uniti di precipitare il più rapidamente possibile in una nuova guerra civile. Che, spero, sarà radicalmente diversa dalla guerra tra Nord e Sud del 19° secolo e sarà condotta utilizzando aerei, carri armati, artiglieria, MLRS, tutti i tipi di missili e altre armi. E che alla fine porterà al crollo inglorioso del vile e malvagio impero del 21° secolo: gli Stati Uniti d’America.

Chissà se ha visto il film di Alex Garland...


 

 

 

 

Il film di Garland non è un film di guerra. Lo è solo nella misura in cui offre un contesto drammatico per allestire la vicenda. Perché non spiega niente, con buona pace della critica americana timorosa di farsi illustrare la propria politica da un inglese: cita le due fazioni in lotta (il Western Front contro le forze governative), non fornisce le ideologie a confronto se non qualche sporadico commento sul fascismo del Presidente (ma negli atteggiamenti ferini anche la parte avversa non è da meno), non dà conto delle origini del conflitto, al di là di qualche riferimento al secessionismo del Fronte occidentale. Non lo spiega perché fondamentalmente non gliene frega niente delle ragioni di nessuno. Il problema non è lì. Il problema riguarda soltanto chi documenta lo stato di guerra. La deontologia dei fotoreporter a caccia del conflitto come se fosse una dose di eccitanti per tenersi costantemente su. E la loro eventuale sensibilità. Mettendoli al seguito dei commando e al centro delle battaglie cruente, difesi solo da una giacca d’emergenza, un giubbotto antiproiettile, un caschetto e una dose di buona sorte, Garland li fa diventare un altro battaglione, meno violento ma talvolta altrettanto spietato, fondando la metonimia sulla sovrapposizione semantica della parola «shot»: sparo, sì, ma anche foto, istantanea…

da qui

 

L'assenza di spiegazioni impedisce del resto di disinnescare questo incubo con la logica e anche quel poco che ci viene detto basta del resto a scombinare i nostri preconcetti. La California liberal e il Texas conservatore sono qui alleati, contro un Presidente "fascista" che ha mantenuto il potere per un terzo mandato, ha sciolto l'FBI e ha approvato bombardamenti con droni sul suolo americano. L'odio verso di lui unisce così Stati anche tradizionalmente avversi, in un caotico precipitare degli eventi che evita di essere una banale e strumentalizzabile rappresentazione delle divisioni dell'America oggi.

Spesso è persino impossibile dire chi stia da una parte e chi dall'altra e i protagonisti del resto non lo chiedono quasi mai e quando lo fanno non ricevono risposte, oppure vengono coperte dalla musica, come quando Joel chiacchiera e ride con i sopravvissuti a una sparatoria, mentre Jessie fotografa un'esecuzione. Il loro obiettivo è fare l'ultimo scoop o lo scatto definitivo, quello che rimarrà nella memoria collettiva, il loro operare è un misto di necessario cinismo e folle coraggio, di cui Garland non nasconde i paradossi.

Anzi gli inserti fotografici sono la principale marca stilistica del film, dove il flusso frenetico dell'azione è spesso spezzato da immagini statiche, a volte in bianco e nero, di uno o due secondi di durata e senza audio che non sia il suono di uno scatto di macchina fotografica. I suoi giornalisti, con la loro facciata di neutralità - che si infrange però a volte in grida mute e disperate - sono l'unica risposta possibile alla fine della democrazia, sono i testimoni che ci ammoniscono riguardo il baratro a cui ci avviciniamo. È attraverso di loro che Garland firma un'opera dal taglio documentaristico, specchio di un mondo distorto ma in cui è fin troppo facile riconoscere il presente.

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Kirsten Dunst è serafica, controllata. Parla poco, piuttosto pensa e agisce (scatta), non si lascia sopraffare dalle emozioni perché crede sia l’unico modo sensato di gestire la realtà. Cailee Spaeny fa tutto il contrario. Questo all’inizio del film, poi le cose cambiano e le attitudini progressivamente convergono, per ribaltarsi del tutto. Tornando, a ruoli invertiti, al punto di partenza. Non è una resa alla vita, l’incapacità di Civil War e di Alex Garland di domandare senza rispondere. È la forza di questo straordinario e solo apparentemente divisivo film, esplorare i dilemmi etici e morali (la tensione civile e la spettacolarizzazione del dolore) collegati alla ricerca e la testimonianza della verità. La giusta distanza, dilemma etico e necessità artistica, condiziona ad ogni livello la natura ibrida di un film che è insieme fantasia, denuncia, allegoria, documento e spettacolo. Tutto insieme, problematicamente. Cinema per adulti.

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Garland en pantalla vuelve a apelar a los diálogos sinceros, el humor negro, los personajes mundanos y su laconismo visual/ expresivo marca registrada para construir una contienda pesadillesca y genocida que por un lado invita al debate, de hecho jugando con el exploitation de alarma social porque le exhibe sin filtro alguno al público los posibles resultados truculentos a mediano plazo de sus “batallas culturales” más necias o pueriles, y por el otro lado funciona como una antiépica hollywoodense idiota y maniquea, señalando la insensibilidad popular, tanto escarnio rutinizado, la sandez de las fuerzas armadas y desde ya la antinomia entre periodismo de la verdad y medios masivos audiovisuales de la mentira, amén de homologar a los corresponsales de guerra al miedo, el suicidio, la adrenalina e incluso la irresponsabilidad ética flagrante para con sus prójimos…

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martedì 12 maggio 2020

Annientamento (Annihilation) - Alex Garland

una sorpresa bellissima, visivamente straordinario e anche la storia è buona.
non ci sono vincitori, trombe, fanfare, inni nazionali.
appare un fenomeno nuovo e inatteso, che piano piano sta cambiando il mondo.
vincere è impossibile, neanche si riesce a capire, come un'intelligenza atìrtificiale incomprensibile, per noi, che crediamo di sapere tutto, e sappiamo quasi niente.
c'è una storia d'amore, naturalmente, ma è poca cosa, rispetto a una storia grandissima, non si può vincere, si può solo resistere, nella sconfitta.
Alex Garland è un regista di serie A, e tira fuori opere non semplificate, occorre sforzarsi, partecipare, esserci.
non perdetevi il film, sarà un'esperienza che non si dimentica facilmente - Ismaele




la seconda regia di Alex Garland, il quale dopo il bellissimo Ex Machina (2014) dirige Annihilation, ispirato dal romanzo omonimo di Jeff VanderMeer e uscito in Italia direttamente su Netflix. C’è chi parla di capolavoro, chi invece di un film insulso – e a questi ultimi, soprattutto a chi lo condanna come “troppo lento”, consigliamo di dedicarsi alla visione di un Transformers a scelta: ne trarranno sicuro giovamento e si parla comunque di mutazioni. Per tutti gli altri, dobbiamo dire che no, probabilmente questo non è un capolavoro (ma il tempo lo deciderà, non noi), bensì di un film comunque estremamente interessante sul piano estetico. Tre le direttrici principali per analizzarlo e comprenderne i riferimenti principali…
…Annihilation non è un capolavoro, ma forse diverrà di riferimento sotto molti aspetti nei prossimi anni. Le domande che pone sono molte e interessanti, anche se nessuna particolarmente originale; ma l’impatto estetico è meraviglioso, soprattutto nei minuti finali dove il combinato di immagini, musica e coreografia genera il primo musical meta-fantascientifico della storia del cinema: presa a sé questa sequenza è senza dubbio un gioiello artistico, una meravigliosa mutazione nel film e nel genere.

Visivamente impressionante, Annihilation sfoggia accostamenti cromatici folli, l’Area X è un tripudio di colori saturi e accesi che avrebbero meritato di essere apprezzati sul grande schermo. Garland aveva già fatto sfoggio del suo talento registico con Ex Machina, la sua mano non si smentisce neanche qui. Le inquadrature sono pulite, i movimenti di macchina sono lenti e precisi, scoprono gli ambienti aumentando suspense e senso di soffocamento. L’Area X è rappresentata come meglio non si potrebbe, e i lettori del libro possono ritenersi più che soddisfatti…

Alcune sequenze turbano con improvvisa efficacia (il terribile urlo umano emesso dalle fauci dell’orso, ad esempio, suona a dir poco agghiacciante, almeno nella versione originale del film); mentre è decisamente suggestivo il lavoro alle scenografie dell’Area X, valorizzate da una fotografia verdognola e bluastra, di gusto lovecraftiano, in una continua alterazione che sembra riverberare attraverso un prisma repellente e strabiliante.
Nessun passo falso, dunque. Con Annihilation Garland s’inoltra nell’area esplorativa da sempre posta al centro delle indagini fantascientifiche. Parlare dell’universo e dei misteri in esso racchiusi, infatti, significa parlare del destino, vicino o lontano, luminoso o indecifrabile, che attende ciascun essere vivente. Incluso – e forse più degli altri – l’uomo.

…Pian piano Alex Garland ci introduce in tutte le caratteristiche della donna, della lavoratrice, della studiosa, della moglie di nome Lena. Son piccoli frammenti, correttamente e solo in apparenza casualmente montati. Sono flash che si pongono in parallelo con il bagliore di quanto Lena sta vivendo. Il regista indugia, a ragione, su immagini anche psichedeliche e ipnotiche quando tratta la natura, il suo riprodursi e il suo essere fonte di bellezza e di mostruosità.
Splendidamente diretto e con un buon ritmo che bilancia suspense, horror e fantascienza in maniera corretta, “Annientamento” si avvale di una buona fotografia, di immagini che sublimano e certificano la buona fattura della regia di Alex Garland. Una sceneggiatura scorrevole e che lascia il giusto interesse nello spettatore per cercare di capire quale sia l’enigma e la natura vera di quanto accade.
Il finale, volutamente aperto, è una sintesi di quanto può essere detto riguardo al film: enigmatico, senza sicurezze, elaborazione del proprio vissuto, messa in gioco di quanto si è per cercare qualcosa di diverso, di altro, di insospettabilmente impreciso ma estremamente affascinante e pericolo.

…Diversas voces han equiparado Aniquilación con la cercana en el tiempo La llegada (Dennis Villeneuve, 2016), no tanto por la pátina de sofisticación que embadurna el discurso especulativo (aunque el material de partida de Villeneuve, un relato de Ted Chiang, tenía más pedigree que el que aquí se trabaja) como por parámetros estéticos y por esa mirada sostenida en lo femenino y en el extrañamiento. Menos -porque Villeneuve es un cineasta más brillante a día de hoy (también tiene mucho más bagaje)- por ese juego de contrastes entre una cierta sensación de asepsia en la fachada visual y un desarrollo argumental que se escora en lo turbio, sino directamente en lo terrorífico. Aspectos, en todo caso, que también emparentan el segundo título de Garland con el primero. Como en aquel, Garland maneja la sustancia narrativa con firmeza, y aunque fuerza un poco los resortes atmosféricos (esa función más bien inane que cumplen muchos de los flashbacks), centra bien la vis apocalíptica que el relato plantea, presentando algo parecido a un viaje al corazón de las tinieblas conradiano en el que, por otro lado, resuenan ecos del cine de Shyamalan (el discurso ecologista) aderezados con alguna tímida fuga al gore que resulta útil al entramado de temas y tonos.

En lo referente al estudio de personajes, que Garland prioriza, el filme se centra sobre todo en los aspectos traumáticos asociados a la pareja protagonista (encarnados por Natalie Portman y Oscar Isaac): el trauma de la desaparición del primero, el extraño y breve reencuentro que termina de forma abrupta, el posterior levantamiento del velo de lo que en realidad le sucedió a él… Esa relación sentimental traumática pasada por el filtro (o debería decir espejo deformante) de una invasión alienígena sutil no está nada lejos de los conflictos dramáticos que ponía en solfa ExMachina, e incluso de diversos de los apuntes dramáticos de la distópica Nunca me abandones, por lo que cabe hablar de un motivo creativo recurrente en Garland. Aquí, la secuencia en la que esa cámara de video (tan oportunamente instalada en las dependencias del faro) le muestra a la protagonista lo que le sucedió a su marido, y la posterior solución del relato, donde cierta ambigüedad baña un reencuentro bigger than life corrompido por una constancia apocalíptica apuntalan la formidable metáfora que es toda la película del amor como entidad problemática.
Se trata de un apunte interesante, aunque a medio perfilar, y probablemente insuficiente para sostener el empaque especulativo del relato, que brilla más por su luminosa (o debería decir colorida y atornasolada) fachada que por lo que esconde. Como sucedía con la anterior obra del cineasta, las pretensiones (o al menos las expectativas de planteamiento) se van diluyendo en unos resultados cinematográficos que, aunque atractivos en lo visual, no llegan a estimular del todo ni mucho menos trascender. Que Garland siga pujando. Lo seguiremos.

giovedì 6 agosto 2015

Ex machina - Alex Garland

opera prima straordinaria, tre interpreti eccezionali (Domhnall Gleeson, figlio d'arte, più magro del babbo, Oscar Isaac, Davis dei Coen, e Alicia Vikander, già protagonista di questo bello e strano film).
ci sono mille suggestioni dentro Ex machina, e, cosa impressionante, si tengono tutte bene.
Oscar Isaac è il moderno demiurgo creatore della vita, Domhnall Gleeson è chi deve misurare quella vita, Alicia Vikander è la vita che è stata creata, dopo molti tentativi.
davvero curioso che un rifugio segreto e protetto sia molto simile a quello di "Gone girl", di David Fincher, forse è lo spirito dei tempi o un archetipo che si impone.
chi non va al cinema non sa cosa si perde, ma chi va al cinema saprà cosa si sarebbe perso non andandoci, voi sappiatelo, non chiederete indietro i soldi del biglietto, ci scommetto - Ismaele 








¿Y si tu microondas tuviera tetas
o trasero tu aspirador?
¿Y si a tu coche le va la marcha
o te enamoras de un transistor?
Nadie está libre de estos portentos
mientras exista un programador.
Éste es alcohólico, sabe derecho
y vive sin nadie alrededor.
Pero con toda esa soledad
es difícil hacer la prueba,
la que constata la humanidad
y la distingue de una manceba.
Arriesgarse a traer a un tipo
que lo sepa valorar..
No cuento más que sino destripo
la intriga que aquí es locuaz.
¿Acaso hay un ser viviente
que se pueda comparar
a unos circuitos sirvientes
mientras los puedas cargar?
¿Es humana su ternura
o se puede enamorar?
Sobre ello habla más de una
pero esta va a superar.
El mensaje duro y cruento
no lo debes olvidar.
Es posible que este cuento
no te ayude al pernoctar.

Quanto è bravo Oscar Isaac? È pazzesco, veramente. Io non riesco più a farne a meno. Ogni volta che appare sullo schermo, in qualsiasi film, mi ipnotizza, con quella voce, quegli sguardi, quel modo di usare il corpo, quella capacità di mangiarsi tutto e tutti che emerge in ogni cosa che faccia e che anche qui permette al suo Nathan di dominare il film. Mamma mia. E gli altri due gli tengono testa, tanto Domhnall Gleeson con la sua innocenza e la sua vulnerabilità un po' ingenua, quanto Alicia Vikander e l'aria ultraterrena che riesce a dare alla sua macchina senziente. Sono anche e soprattutto loro a far girare, ovviamente, un film che nella parte centrale si basa quasi esclusivamente sul dialogo e sul proporre idee, riflessioni, chiacchierando, sì, di evoluzione e intelligenza artificiale, ma anche di società patriarcale, di come un progetto del genere non possa che nascere da una specie di Google e... di tante altre cose che non voglio commentare perché un film del genere va visto sapendone il meno possibile. Ex Machina non è perfetto, ma è un gran bel film di fantascienza e bisogna andarselo a recuperare anche se hanno fatto 'sta mossa di farlo uscire al cinema in Italia a fine luglio. Dai, forza!

 Ex Machina è diventata una delle pellicole più interessanti dell'estate - e forse non solo -, una favola nerissima che incrocia sci-fi e storie d'amore, disagio emotivo e sociale a voglia di riscatto, una riflessione nota a proposito del rapporto tra Uomo e Scienza, mito di Frankenstein e Blade Runner pronta ad assumere una nuova posizione grazie ad un'evoluzione ed un epilogo che piacerebbero molto a Nolan, per quanto, forse, troppo poco mascherati da illusioni, e decisamente reali nella loro cruda escalation…
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La tensión y la frialdad se respira desde la primera escena y gran mérito recae en las inmejorables interpretaciones de los tres personajes principales: Nathan como un tipo genio en la materia pero de evidentes carencias sociales; Caleb como un joven prodigio, permeable y admirador de la ciencia y su trabajo; y Eva, un personaje que consagra a la hermosa Alicia Vikander gracias a su capacidad de transmitir con detalles y lograr que empaticemos absolutamente con una máquina diseñada para pensar, convencer y conmover.
Ex Machina es un film redondo desde cualquier perspectiva. Su dirección es elegante y cada plano es más hostil que el anterior, que bailan sobre una banda sonora tecno futurista hipnótica, ahogándonos en una atmósfera misteriosa pero estimulante, que juega con los géneros y donde cada detalle está minuciosamente estudiado. Una propuesta reflexiva que juega con el misterio en clave de ciencia ficción, donde para ser víctima no sólo hay que serlo, sino también parecerlo.

…film intenso e rarefatto allo stesso tempo, capace di prendersi tutto il suo tempo senza isterie e accelerazioni da blockbuster, forte di un'intelaiatura visiva di grande impatto, sia per quanto riguarda gli esterni ( rari) in locations dove la natura selvaggia è padrona assoluta della scena, sia per gli interni di una casa dall'architettura modernissima e dall'arredamento minimal che aggiunge angoscia al vago senso di inquietudine che accompagna Caleb fin dall'inizio.
Angoscia che ha la sua ragione di esistere e che deflagrerà in un finale bello e terribile.

… Forse uno dei difetti di Ex Machina è addirittura nel suo metter dentro troppi concetti interessanti, troppi dialoghi brillanti, troppa "intelligenza", tanto che arrivi alla fine del film che quasi ti sei dimenticato di alcune sequenze o dialoghi veramente notevoli.
Anche perchè, e forse questo è un suo secondo piccolo difetto, Ex Machina è talmente bello nel suo incipit, talmente interessante nel suo incedere, talmente carico di promesse e possibili sviluppi che poi, nei 20 minuti finali, forse, delude anche un pò. Nel cinema, legge che sanno tutti, un grande finale ti fa dimenticare di tutto il brutto che hai visto prima, un brutto finale ti fa dimenticare di tutto il bello che hai visto prima, un discreto finale (come questo) ti fa "solo" dispiacere un pò di aver avuto tra le mani un film che flirtava col mezzo capolavoro senza poi andare all'appuntamento…

Il regista realizza il suo esordio cinematografico, prima con elegante tranquillità poi con improvvisa ferocia, in un miscuglio di colori e ottime musiche. La sceneggiatura è buona, risplende nei dialoghi. La direzione degli attori convince, grazie alle buone interpretazioni dei tre enigmatici protagonisti. Il finale è, al contrario, deludente, fin troppo sbrigativo, poco originale e di facile intuizione. Purtroppo l’impressione è quella di un autore che non sa come concludere la sua opera, ormai infarcita di troppi argomenti. La fantascienza moderna, tranne alcune, pochissime, eccezioni, non riesce a essere efficace nell’immaginare una trasformazione radicale della società, data dalla tecnologia, ma riesce solo ad aggiungere piccoli ingredienti a ipotesi già esistenti da tempo. Alla stregua di quello che fa l’autore con questo, seppur buono, Ex Machina.

… La regia è perfetta (opera prima), Garland penetra nella psiche dei personaggi in maniera magnifica: c’è una scena in cui il protagonista resta talmente sopraffatto al livello psicologico dalle fattezze umane di un androide da sprofondare nella paranoia, cercando nella sua stessa pelle (e nel suo stesso sangue) di vedere se effettivamente anche lui non sia composto di cavi elettrici e algoritmi informatici. Impressionante. Ho avuto i brividi per almeno due ore. Il finale è crudele, magari prevedibile ma bellissimo, davvero bellissimo (mi trattengo da spoiler). Garland crea una dimensione psicologica profondissima per il personaggio dell’AI Ava, sostenuto dalla straordinaria interpretazione di Alicia Vikander (ne ero sicuro) che ruba spesso la scena al reparto maschile (Domhnall Gleeson e Oscar Isaac, comunque bravi entrambi).
Ava è la macchina perfetta perché, contrariamente ad un banale computer, possiede (nel bene e nel male) una piena coscienza di se, dei suoi simili e del mondo che la circonda. È la creazione/invenzione ultima dell’uomo e forse il passo successivo della sua evoluzione? È la fine del genere umano o un nuovo inizio? Ai posteri (pubblico e ricercatori) l’ardua sentenza.
IN CONCLUSIONE: un grande passo avanti nel genere della fantascienza e già uno dei primi grandi film del 2015. Aprirà discorsi lunghi ore e ore, diverrà molto presto un cult intramontabile. Incredibilmente realistico (implicazioni scientifico-psicologiche da brividi), eccellentemente diretto e interpretato. Inquietante.