lunedì 12 febbraio 2024

Green Border - Agnieszka Holland

basta poco per farsi amare dal Potere, ma Agnieszka Holland sceglie di non farlo e prende un'altra strada, quella della verità dei fatti.

la regista segue i migranti, le guardie, i volontari che prestano soccorso ai migranti.

la strategia europea è sempre la stessa, le guardie sono milizie fasciste, i migranti sono il nemico, gli attivisti e le ong sono un nemico ancora più pericoloso perchè interno al paese e per tutti condanne esemplari, per i migranti fino alla galera (i cpr) e la morte, per gli attivisti condanne di altro tipo.

come sarebbe bello se la storia raccontata nel film fosse un incubo senza riferimenti alla realtà.

e invece quei migranti sono veri e le loro sofferenze drammaticamente vere,

il giardino europeo, al quale i migranti aspirano, per salvare la vita, arrivano da nazioni nelle quali gli occidentali, e quindi anche gli europei, sono parte dei problemi, a livello politico e di armamenti, cioe gli stati europei fanno di tutto per creare migranti e poi sperano che muoiano, dopo averli derubati per mano dei loro compari trafficanti di esseri umani.

chi non muore diventa una fonte di reddito per i compari dei Cpr, ed ecco che l'estrattivismo si esercita (oltre che sulle materie prime nei paesi di provenienza),  anche sui corpi degli esseri umani migranti.

questo non è un film per indifferenti, bisogna scegliere da che parte stare, i film partigiani sono così.

buona (sofferta) visione - Ismaele


ps: QUI, su InvictaPalestina, alla luce degli avvenimenti attuali in Palestina, numerosi cinéasti hanno messo i loro film sulla Palestina a disposizione online, Potete visionarli e farli circolare.


 

 

Il fatto che sia storia recente, e anzi decisamente ancora in corso, impone una certa precisione documentaria seppur nei contorni della finzione. Holland in questo è diligente e cerca di non fare buoni e cattivi, mettendo in chiaro quanto i destini delle persone innocenti siano effetti diretti di propagande incrociate, che letteralmente si rimpallano corpi sopra una rete di filo spinato in un assurdo gioco senza fine.

Anche la struttura vuole coprire tutte le basi, concentrandosi non solo sulla famiglia di protagonisti ma sugli attivisti polacchi che offrono soccorso volontario lungo il confine, sulla singola guardia che sceglie di non bersi le istruzioni del superiore che equipara persone alle pallottole, e su una donna "civile" che scopre l'impegno quando viene messa di fronte alle atrocità.

Di particolare interesse per il pubblico italiano che è protagonista di un fronte diverso per quanto riguarda le emergenze migratorie, e che forse nello specchio di un'altra frontiera potrà mettere in prospettiva qualcuna delle impellenti questioni nostrane, il film non rinuncia poi a un'altra riflessione scomoda, arrivando a includere lo scoppio della guerra in Ucraina con conseguente afflusso di rifugiati diretti verso la Polonia, e conseguente ricordo dell'ipocrisia eurocentrica nei modi in cui classifichiamo "l'altro.

da qui

 

Green Border ha sollevato un polverone tanto da essere finito nel mirino del governo polacco. In particolare da Zbigniew Ziobro, ministro della Giustizia: «Nel Terzo Reich, i tedeschi producevano film di propaganda che mostravano i polacchi come banditi e assassini. Oggi hanno Agnieszka Holland per questo. Il film distorce l’immagine e mostra la Polonia dalla prospettiva peggiore, riducendo gli ufficiali e le guardie di frontiera al livello di sadici criminali». Mariusz Kamiński, ministro degli Interni e dell’Amministrazione, ha bollato il film come: «Un brutale attacco contro gli ufficiali polacchi in uniforme che stanno difendendo non solo la Polonia, ma tutta l’Europa».

La Holland, dalla sua, ha risposto ai commenti di Ziobro affermando come il Governo polacco fosse spaventato dalla rappresentazione che Green Border ha fatto della Crisi definendo diffamatori i commenti del Ministro e annunciando azioni legali nei suoi confronti per incitamento all’odio a meno che non avesse ricevuto scuse entro sette giorni. Alla prima a Varsavia la Holland ha parlato più in generale delle critiche del Governo nei suoi confronti, dicendo che si sarebbe aspettata che l’odio arrivasse sulla sua strada per la realizzazione di un film così spinoso: «Non pensavo però così brutalmente, e dai più alti organi governativi. Non siamo più nel paese in cui vorremmo essere se le massime autorità dirigono una campagna d’odio contro l’autore e il suo film».

Il giornale Gazeta Wyborcza ha pubblicato una lettera aperta con oltre 500 firmatari in cui si condannano gli attacchi dei funzionari pubblici. Lo stesso è stato per i membri della Straż Graniczna, le Guardie di Frontiera polacche, tratteggiate dalla Holland di una dimensione disumanizzata, brutale. Uomini privi di coscienza, incapaci di un qualsiasi atto empatico: solo spari, sevizie e dolore lasciato cadere nelle tenebre di un bianco-e-nero cupo e ferocissimo («Volevo fosse metaforico, in qualche modo legato al passato, alla Seconda Guerra Mondiale, quasi documentaristico» dirà la Holland in merito) e attenuante. Una scelta poco apprezzata, in particolare dai membri della divisione Nadwiśle che voluto rendere pubblico il proprio dissenso attraverso un comunicato dal titolo Green Border – Solo i maiali vanno al cinema che ha etichettato il film come scandaloso, anti-polacco e glorificatore del fenomeno patologico dell’immigrazione clandestina.

I membri della Nadwiśle hanno infine attaccato il distributore polacco Kino Świat ritenendolo causa di vergogna e di profondo disprezzo per l’intero paese. Il risultato è stato un attacco totale tra disordini civili nei cinema che proiettavano il film e review bombing da parte di individui filogovernativi e nazionalisti sugli aggregatori di recensioni. Questo non ha fermato in alcun modo la curiosità intorno a Green Border che nel solo weekend di apertura in terra polacca (22 settembre) è stato visto da quasi 137.000 spettatori a detta dei dati forniti da Kino Świat. Ha influito invece sulle sue chance agli Oscar 2023. La commissione giudicatrice ha infatti scelto The Peasants di DK e Hugh Welchman al suo posto e non per effettivi meriti artistici nonostante le smentite di rito della Presidente Ewa Puszczyńska.

Il motivo? Il timore di ritorsioni da parte del Governo sotto forma di finanziamenti limitati o trattenuti per futuri progetti. Un trattamento assurdo, indegno e ingiusto per un The Green Border opera straordinaria di finzione e cine-realtà che nelle sue immagini senza filtri intessute dalla Holland in una struttura corale per capitoli che raccontano di dolore, speranza e vita in un mondo privato del suo colore, apre il cuore, scuote le coscienze e sfida lo spettatore a riflettere e a guardare oltre lo proprio orizzonte, là dove tutto finisce e di punto ricomincia.

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I tre principali punti di vista di Green Border sono quelli di una famiglia siriana, di una guardia di frontiera e di un’attivista, tutti rappresentativi di un dramma davanti a cui è impossibile restare a guardare.

La sofferenza si trasforma in politica e narrazione, infiammando le immagini e scuotendo nel profondo spettatori e spettatrici, grazie anche a un bianco e nero sporco, funzionale a un racconto fatto di scontri e divisioni geografiche e culturali. Uno stile dal taglio documentaristico, con la cinepresa incollata ai personaggi e ai loro drammi, in un agghiacciante quadro di storie accomunate dalla violenza, dall’emarginazione e dal sopruso, ambientato alla frontiera dell’Unione Europea ma purtroppo paragonabile a situazioni tuttora diffuse in altre parti del globo.

Green Border è una testimonianza politica e sociale, che documenta con lucidità e trasparenza dei soprusi e delle violenze che avvengono quotidianamente a poche centinaia di chilometri di distanza fra noi, anche se è difficile da credere e da comprendere al caldo della coperta della democrazia e della pace ancora garantite dall’Unione Europea.

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Agnieszka Holland rifuggendo con equilibrio ogni semplicismo e ogni induzione alla facile emozione, ci ha dimostrato, ancora una volta, il potere enorme delle immagini, anche di quelle inventate, ma così somiglianti e sovrapponibili al reale. Ed è proprio di reale che si parla, così materializzato in quella fotografia gelida e pastosa che ci offre il film nella sua esplicita radicalità che diventa terreno scivoloso, facilmente attaccabile per la insita drammaticità degli eventi in quel facile gioco che esclude di per sé ogni ulteriore drammatizzazione. Ma Green Border trasforma in materia vivente le immagini, le storie, le vite e affonda le sue radici in quelle terre desolate, in quei sacrari non ufficiali dove si consumano tragedie invisibili, volano via vite umane che non hanno goduto di alcun rispetto. Un racconto tragico che vive su questo confine che non è verde, ma grigio e gelido pieno di grida soffocate e di immagini che non sappiamo vedere.

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In un film in cui la cruda realtà descrive se stessa, c’è spazio anche per piccole e delicate metafore rappresentate dagli animali del bosco; è questa l'unica componente fiabesca in una vicenda che, durante la visione, acquista sempre più i tratti di un racconto del terrore. Gli alci che incontra Julia prima di unirsi ai volontari, il lupo che osserva Jan (la guardia di frontiera combattuta sulla scelta più giusta da fare) e persino le giraffe che Nur, il bambino, immagina di aver visto.

I fotogrammi restano impressi nella mente, come cartoline inviate da un centro di prigionia che aspettano di essere ricevuti da un destinatario importante. Qualcuno in grado di vedere ciò che finora era celato e di conoscere una verità negata.

The Green Border non ha smesso di raccontare la sua storia una volta terminati i titoli di coda: non appena il film è uscito nelle sale, è stato boicottato in ogni modo dal governo polacco che lo ha paragonato a propaganda nazista, azzerando le sue chance di rappresentare il Paese agli Oscar.

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1 commento:

  1. un interessante articolo di Giampiero Frasca

    Un confine verde nel cuore dell’Europa nera: Green Border

    https://dissequenze.altervista.org/un-confine-verde-nel-cuore-delleuropa-nera-green-border/

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