una serie con (almeno) tre grandi attori/attrici, un caso giudiziario senza troppe prove, una morte "accidentale" che diventa omicidio, il tentativo di Michael per salvarsi, e la verità non è poi una cosa oggettiva.
si va avanti e indietro nel tempo, e alla fine la verità è un concetto difficile da credere, da provare, da capire.
merita, anche per i grandi attori, e un regista che evidentemente sa come si fa.
buona (ingarbugliata) visione - Ismaele
…Digressioni temporali. Sembra essere questo l’ingrediente
speciale che riesce ad accendere la narrazione di The
Staircase. Similare alle atmosfere miniseriali di The Undoing nel raccontare della crisi di valori dell’upper-class statunitense,
l’opera di Campos e Cohn parte
da eventi conclamati nell’immaginario criminale per rielaborarne il
contenuto in forma romanzata su di un doppio
piano temporale tra passato e presente. L’espediente è efficace. E ci
gioca tantissimo la narrazione di The Staircase, specie
nel mostrarci il prima e il dopo nella vita
dei Peterson. Nel riavvolgere il nastro dai giorni nostri
sino ai giorni antecedenti/successivi all’evento luttuoso, The
Staircase vede come dischiudersi segreti scabrosi e
solitudini dell’anima, sino al graduale disfacimento di un’unità
familiare tenuta in piedi per puro miracolo…
…The Staircase es más fascinante de lo que pensaba. Sus capítulos
duran una hora y te los pondrías en una maratón. Tiene ritmo, tiene gracia,
tiene suspense y tiene buenas interpretaciones. Es suficientemente inteligente
para saber cuándo pegar giros a lo "true crime" pero no deja de ser
una serie ficcionada. En serio digo que engancha mucho. Si fuera una serie de
Netflix sería de esas series que la gente ve de una o dos sentadas sin ningún
tipo de culpabilidad. Una de las obligatorias del año.
…Miniserie crime in otto episodi basata
sul vero caso di cronaca giudiziaria dello scrittore Michael Peterson, che ha
appassionato gli Stati Uniti per circa un ventennio e continua ad esercitare un
profondo fascino mediatico nel tempo, attraverso una narrazione sublime tra
dubbi, sguardi ed espressioni ed interpretazioni magistrali dei suoi
protagonisti The Staircase sfida l’indicibile, sotto le pressioni
dell’esistenza e fino al momento della rivelazione finale.
due persone che si amano da molti anni fanno in viaggio, per rivedere i
luoghi e le persone conosciute da quando si sono innamorati, senza sapere che è l’ultimo viaggio,
una delle due persone non lo sa ancora.
chi sta morendo piano piano, perdendo progressivamente il controllo di se stesso, ha deciso che non vuole essere preda della malattia, ma scegliere quando dire basta.
non è una scelta facile, ma nessuno può farlo per te.
Sam e Tusker sono al momento della verità, accettarla non è mai facile.
un film di attori (bravissimi), senza parole di troppo, senza troppi discorsi e proclami, un film sulla decisione della scelta finale.
buona visione - Ismaele
…Supernova è una delicata e malinconica poesia, un racconto di vita che attraversa terre fisiche e umane in modo da capire bene l’intimità alla base del
rapporto dei protagonisti ma senza rompere quell’alchimia. Macqueen sceglie la via della grazia e della semplicità, non corre mai per narrare questa storia, resta sempre un
passo indietro lasciando a Tusker e a Sam la dignità dei sentimenti. Tutto ciò
si costruisce sugli schemi e con l’impostazione del road movie; uno dei punti
forti della storia è la tensione struggente che si legge nei piccoli gesti,
negli sguardi disperati, nei silenzi assordanti dei due, di chi non è pronto a
lasciare andare e di chi vuole ancora avere il controllo sulla propria vita. Supernovaè un film solido, commuovente e recitato magnificamente, non si ha mai la sensazione, la supponenza di poter
giudicare, esprimere un giudizio, non si invade il cerchio d’amore, di stima
che lega i due, ci si tiene a distanza pur partecipi.
…A
dare spessore alla pellicola contribuiscono una bella fotografia, che – pur
senza particolari guizzi – ci immerge a pieno nella calma della campagna
inglese e nel calore intimo degli ambienti familiari, e la prova attoriale dei due protagonisti. Firth e Tucci disegnano
alla perfezione la complicità e la tenerezza di un amore di lunga data, ma è in
particolare Tucci che colpisce per la sua interpretazione di una fierezza dolorosa e commovente.
In Supernova non
ci sono pillole, ospedali o medici, non c’è pietismo o commiserazione, e il
racconto della malattia diventa quasi un pretesto per portarci dentro alle
dinamiche più vere e dure della vita e dell’amore. La pellicola è a tutti gli
effetti un road movie che percorre un breve tratto della vita di una
coppia qualsiasi. Un tratto così breve che il film a un certo punto viene quasi
troncato, accompagnandoci ai titoli di coda con le ultime note di un piano, e
lasciandoci – volutamente – un senso di vuoto
e incompiutezza.
…Grossomodo ogni dialogo inizia con la constatazione dello
stato di salute di Tusker/Tucci, che sta peggio di ieri e meglio di domani. Il
giorno dopo, con le variazioni del caso, si replica il medesimo canovaccio. A
un certo punto, inevitabilmente si parla anche della “morte dignitosa”, ma
nemmeno questo rappresenta in fondo il vero climax drammatico di Supernova. L’autore non vuole d’altronde climax né lacrime e così
finisce per confondere l’equilibrio emotivo del film con una sostanziale
piattezza. Non resta che ammirare i due attori, ma allo stesso tempo si prova
l’insopprimibile desiderio di ascoltarli pronunciare altro, magari un testo di
Pinter o un qualsiasi brano di Thomas Bernhard. Tucci e Firth recitano come se
lo stessero facendo, ma sfortunatamente non è cosi.
Atom Egoyan gira negli Usa una storia nella quale l'unica certezza è che tre bambini di otto anni vengono ritrovati ammazzati, con una fine crudele. cosa è successo non lo sapremo mai, che quei tre ragazzi condannati non sono colpevoli è un'altra ipotesi. non è un film dell'orrore o di violenza, per buona parte è girato in un tribunale. Colin Firth è l'attore più famoso, un investigatore privato che fa bene la sua parte, in un gioco già deciso dalla vox populi (e dalla tv che amplifica gli umori). chi si aspetta grandi scene madri sarà deluso, è un film fatto di silenzi, di sguardi, di attese. a me è piaciuto - Ismaele
…Dotato di un gusto
particolare per l'essenziale, in questo caso il regista non lascia grande
spazio all'espressione emotiva della vicenda, ma si concentra sulla
ricostruzione del caso riuscendo allo stesso tempo a descrivere con particolare
"fastidio" l'ottusità di una certa provincia americana guidata dal
bisogno di aderire a delle convenzioni sociali obsolete.
Una scelta a prima vista fredda e piuttosto drastica ma che invece
rappresenta chiaramente la posizione assunta da Egoyan rispetto all'insieme
piuttosto confuso di stravolgimenti emotivi e prove inquinate che hanno
caratterizzato il caso. Attento, scrupoloso e non nascondendo una sua personale
opinione, il regista non cede alla tentazione d'imporre la propria presenza e,
utilizzando l'eleganza moderata di Colin Firth,
veste il doppio ruolo di osservatore e narratore. In questo modo l'attore,
anche se posizionato sempre in una posizione marginale rispetto alla scena del
delitto e allo svolgimento processuale, rappresenta lo sguardo con cui il
pubblico raccoglie informazioni sulla realtà rappresentata. Stanco e fiaccato
dai suoi insuccessi personali, il personaggio continua a lottare spinto
dall'ideale di giustizia e dalla necessità di salvaguardare un futuro
minacciato proprio dagli uomini. Per questo, seduto tra la folla o sul fondo
dell'aula, Colin Firth continua ad imporre la sua presenza mai invasiva per
definire il particolare all'interno di un insieme universale. Un lavoro che
Egoyan svolge, allo stesso tempo, con la macchina da presa intervallando close up intensi a campi lunghi per raccontare le
reazioni dei singoli in relazione con una comunità spesso soffocante e impersonale.
Il tutto con un minimalismo che potrebbe
rasentare la freddezza, ma che lascia spazio alla forza naturale del dramma liberato da ogni orpello narrativo.
…Egoyan mette in scena un film crudo,
freddo, quasi analitico. Il caso giudiziario viene preso in esame non
tralasciando nessuna parte. La sequenza del ritrovamento dei tre cadaveri è un
vero pugno nello stomaco oltre ad essere una delle rare volte in cui un
poliziotto americano viene mostrato sconvolto per un cadavere (siamo lontani
anni luce dalla situazione alla CSI dove i detective sono dei superumani immuni
alle emozioni). Di contro il lavoro che fa Egoyan alla regia è a tratti quasi
documentaristico: pochissimi esterni e molte scene in tribunale, è quasi un
esposizione pura dei fatti riportati sul verbale del caso. Più romanzata
è invece la parte che riguarda le motivazioni personali di Ron Lax. Egoyan però
non esagera mai e rimane sempre fedele all’impostazione “realistica”, non prova
nemmeno a dirci chi ha ucciso i tre ragazzi, nella realtà non si è mai saputo e
quindi lui non si sente in diritto di inventarselo. Insomma promosso a pieni
voti…
…Facile accostare, quantomeno per ambientazione,
quest’ultimo a Fino a prova contraria. Ma la spettrale freddezza
del racconto visivo e il peso quasi insostenibile di ogni suo fotogramma,
sottolineato da continui flashback e flashforward, rendono Fino a prova
contraria il frutto di un pessimismo senza fondo. Come se l’animo
umano non si potesse mondare dal marciume di cui è destinato a nutrirsi, e sia
costretto a convivere con i propri errori, a volte intravedendo una piccola
luce (come la madre di uno dei tre bimbi assassinati, interpretata da una
convincente e dolente Reese Whiterspoon), più spesso preferendo crogiolarsi
nelle sue sciocche certezze, alimentate dal peso delle menzogne.
Con astuzia, Egoyan e gli sceneggiatori non forniscono
certezze, ma accennano e ipotizzano delle possibili soluzioni, smentibili
perché anch’esse puramente indiziarie. Si spiegano così alcuni salti logici
nello script, come a sottolineare l’impossibilità del raggiungimento di una
verità universale. Nerissimo e cupo nel suo gelido spessore, Fino a
prova contraria inquieta, insinuandosi silenziosamente sotto pelle. Un
bel ritorno, per un maestro del cinema contemporaneo.
…Il problema è che Devil's Knot -
Fino a prova contraria non fa quel che sarebbe stato più intelligente
fare: osservare la storia attraverso i risvolti psicologici, dal punto di vista
dei personaggi, magari da un punto di vista popolare. In questo film invece non
c'è un vero e proprio approfondimento, tutto sembra trovarsi là per caso e i
margini su cui gli stessi attori hanno potuto lavorare sono minimi. E allora ci
ritroviamo con una brava e sfattissima Reese Witherspoon alle
prese con un personaggio (Pam Hobbs) insipido, quasi appena abbozzato
nonostante la sua importanza, e con un Colin Firth assolutamente
imbambolato e monocorde nel ruolo di un investigatore privato che chissà perché
prende tanto a cuore una vicenda del genere. Non parlo degli altri attori,
sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
Credo che le colpe però siano da dare
soprattutto alla coppia di sceneggiatori, Paul Harris Boardman e Scott
Derrickson. Quest'ultimo (regista di Sinister) delude ancora una volta in fase di scrittura
soprattutto quando affronta la componente religiosa, presente e per lui (si sa)
molto importante ma qui trattata come nel peggior film televisivo del
pomeriggio presto. Ed è proprio dal punto di vista della sceneggiatura che il
film vacilla maggiormente. E sembra che la lezione impartita in questi ultimi
anni da illustri predecessori (uno su tutti? Mystic River) non sia
stata realmente recepita. Un vero peccato, perché una storia del genere avrebbe
meritato molto di meglio. Non di certo questo film assolutamente inutile che
non lascia nulla se non un gran senso di delusione. E questa è la cosa peggiore
di tutte.
…Il grande assente alla fine è proprio la cultura metal
- occultistica, che avrebbe fornito sulla carta un ottimo spunto
cinematografico. In particolar modo essere riusciti a rendere non interessante
un personaggio come Damien Echols (il principale accusato) deve essere stato
non semplice dati i diversi livelli di lettura (dal disagio sociale, alla
follia, all'intellettualismo) con cui poteva essere affrontata la sua vicenda
umana. Sarebbe forse bastato assegnare il ruolo alla stella in ascesa Dane
DeHaan invece di relegarlo inspiegabilmente in un ruolo minore. Ma Egoyan non
persegue neanche la strada del film di critica sociale: alle gravissime colpe
della polizia o all'oppressione religiosa nella Bible belt viene
dedicato il minimo tempo possibile. Insomma questi fatti sono successi senza
contesto, senza significato, quasi verrebbe da dire senza conseguenze, e il
punto di vista da cui vengono guardate è quello della lettura del verbale.
Forse Egoyan si è fatto bloccare dal timore di dire qualcosa di improprio in
una vicenda che aveva già causato tanto dolore nella realtà? Notare come il trailer sia volutamente ambiguo,
dato che i) fa vedere DeHaan in manette (così suggerendo sia uno degli
imputati, quindi uno dei protagonisti), ii) si basa in buona parte sui sogni in
modo da tale da far credere che si tratti di un horror quando invece è un legal
thriller e pure piuttosto piatto.
una coppia di attori di spettacoli comici dal vivo è al massimo della popolarità e dell'adorazione del pubblico, sono così famosi che addirittura sono scelti per guidare il telethon. capita poi che le cose non vanno come dovrebbero, muore una ragazza (Rachel Blanchard) dopo una notte di eccessi, i rapporti fra i due attori (Colin Firth e Kevin Bacon) si incrinano, ma quella morte viene dimenticata. finché non arriva una giornalista/scrittrice (Alison Lohman) che vuole capire qualcosa in più. e alla fine del film i misteri si sciolgono. bravissimi gli attori, merito anche di Atom Egoyan, che non farà un film perfetto, ma mai lascia indifferente, fino alla fine non sai mai cosa è successo, se non sei chi ha scritto la sceneggiatura. buona visione - Ismaele …False verità è stilisticamente notevole.
La struttura è complessa: il racconto degli eventi è intervallato da flashback,
sprazzi di passato che diventeranno tessere del mosaico finale. L'immagine è ricercata: gli ambienti sono sfarzosi, la fotografia è elegante,
luci e colori vengono sapientemente gestiti, la regia sa essere vivace e
dinamica ma anche compassata e suadente.
I personaggi sono intriganti: la caratterizzazione è ben
delineata, anche ad opera di una prova recitativa decisamente positiva che
rende interessanti i vari profili.
La trama, elaborata e complessa, si svolge nel camaleontico
mondo dello spettacolo. Un mondo fatto di colori ed immagini studiati ad arte
per colpire ed affascinare (secondo il concetto più classico di spettacolo, di
televisione). Ma è un fascino sinistramente morboso, di cui ricchezza ed
ipocrisia nascondono le putrescenze. I visi belli e sorridenti delle star
mascherano individui che, a riflettori spenti, strisciano nei meandri della
perdizione tra droga e alcool, sesso e perversioni. Vino di lusso accompagnano
casse di aragoste, mentre sotto gli occhi di un voyeur impasticcato donne
drogate si perdono inconsapevolmente in un lascivo amore saffico.
Ecco perché la storia, seppur tratta dal romanzo di Rupert
Holmes (2003), evoca immagini alla James Ellroy. Perché sembra trasudare quella
dissolutezza degli ambienti mondani tipica delle opere di e della sua Los Angeles
anni '60, così sudicia e così corrotta. E' un crudo affresco di una generazione
arricchita, che ha imparato a sognare stando davanti e dentro al televisore. E'
il gioco perverso del mitico "american dream": la promessa di un
paradiso a portata di mano per chi sa farsi apprezzare, finché l'ebbrezza
dell'ascesa causa e nasconde la vertiginosa caduta nella svilente abiezione
umana…
…Kevin Bacon is on a
roll right now after several good roles, and here he channels diabolical sleaze
while mugging joylessly before the telethon cameras. His relationship with the
Colin Firth character involves love and hate and perhaps more furtive feelings.
There is a stunning scene in a nightclub where a drunk insults Morris, and
Collins invites him backstage for a terrifying demonstration of precisely how
those happy pills do not make everyone equally happy.
Lohman has the central role. I've known young reporters like her.
Some of them may be reading this review. You know who you are. She is smart,
sexy, hungering for a big story, burning with ambition, and (most dangerous
all) still harboring idealistic delusions. Would a young woman like this find
herself suddenly inside two lives of secrecy and denial? Yes, more easily than
Kitty Kelly would, because she doesn't seem to represent a threat. Her youth is
crucial because in some way the danger Maureen O'Flaherty walked into is still
potentially there.
There's another way in which the movie works, and that's through the
introduction of an unexpected character, Maureen's mother. Another director
might handle the showbiz and the murder and intrigue with dispatch, but Egoyan
thinks about the emotional cost to the characters, as he also did in "Felicia's Journey." The mother and the young
reporter have a meeting during which we discover the single good reason why the
solution to the murder should not be revealed. It is a flawed reason, because
it depends on the wrong solution, but that isn't the point: It functions to end
the film in poignancy rather than sensation.
…Le false veritàè
un film decisamente appassionante, in cui la fine di una delle coppie più
famose dell'entertainmentamericano coincide con una sorta di
perdita dell'innocenza vera o presunta da parte di un gruppo di persone
che abbiamo visto sin dall'inizio coinvolte nella storia.
Ricco visivamente, intenso emotivamente e dal punto di
vista delle atmosfere, Le false veritàpunta
ad un finale non consolatorio in cui il ritrovamento della verità perduta è
tutt'altro che catartico. Vinti e sconfitti restano al loro posto, sprofondando
nelle proprie inquietudini senza concessioni di carattere assolutorio. In
questo senso il film di Egoyan diventa un piccolo gioiello di lungimiranza per
il suo puntare ad una violenza emotiva tutt'altro che rassicurante dove nessuno
è senza peccato e dove la stessa ricerca di un estremismo sessuale diventa
l'unico modo per confrontarsi quotidianamente con i propri limiti, guardando
nel buio del confine da non superare. E che eppure viene superato con
conseguenze devastanti per tutti.
L'esplorazione dell'abiezione è l'unico modo per
investigare e - perfino - riconoscersi laddove - come recita il titolo
originale - è sepolta la verità. Nei ricordi, nel cuore, in una registrazione
audio, sotto un albero di un giardino, nel desiderio di una giovane donna,
nella sua incapacità di fermarsi su un limite, superato il quale, nulla sarà
mai più come prima...