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mercoledì 18 marzo 2020

Chere inconnue - Moshe Mizrahi

film poco conosciuto, con un trio di attori di serie A.
i due fratelli convivono da sempre, lei gli fa da mamma e badante, in una villa isolata di fronte al mare bretone. 
i cari sconosciuti sono quelli che si scrivono lettere d'amicizia e di sostegno e di affetto, ma non sappiate di più, cercate il film e poi giudicherete voi, per me un piccolo grande film da non perdere - Ismaele




Louise, dévouée à son frère paraplégique, souffre cependant de sa solitude affective. Elle passe une petite annonce dans un journal local, mais c'est son frère qui, sans le savoir, lui répond.
Simone Signoret est formidable et les autres acteurs aussi.
EXCELLENT !!!

Chère inconnue est un film plutôt singulier. L'action est presque uniquement centrée au sein d'une maison qui a presque les pieds dans l'eau. Pourtant on ressent un profond enfermement plutôt qu'une ouverture vers la nature. Les 2 occupants, frère (handicapé) et sœur, y vivent d'ailleurs un peu reclus. Un peu déprimés tous les 2, vieux garçon et vieille fille, ils n'aspirent qu'à trouver l'amour et à partir. Par un hasard, ils vont tous les 2 échanger une correspondance amoureuse. L'un manipulant l'autre, mais c'est ce second qui va s'en tirer le mieux. On retrouve une Signoret égale à elle même, sans surprise presque et un Rochefort, plein de fougue et de verve malgré son handicap. Le film est un peu lent, mais finalement ça va, une fois que l'intrigue s'est mise en place.
da qui

Comme je ne connaissais pas du tout ce film, ni entendu parler, j'avoue que j'ai été surpris de voir autant d'émotions, dans le genre des sentiments rentrés, d'un homme qui croit ne pas pouvoir tomber amoureux à cause de son handicap et d'une femme qui tend à maintenir l'illusion de l'amour pour que son frère puisse s'enflammer, et par la même occasion de se dévoiler elle aussi dans ces lettres.
Les deux acteurs principaux, Jean Rochefort et Simone Signoret, sont magnifiques, jamais dans l'outrance ou le cabotinage, et gardent ces réflexes de vieux (garçon et fille), et découvrent en quelque sorte l'amour dans ces conversations à sens unique. Nul inceste là-dessous, mais le maintien d'une flamme passionnelle, de l'ardent désir…

venerdì 24 agosto 2018

L'evaso (La veuve Couderc) - Pierre Granier-Deferre




il film è tratto da un romanzo di Georges Simenon intitolato La vedova Couderc.
si sono tutte le cose che ti aspetti da Simenon, il regista non sbaglia.
un attore bravissimo (Alain Delon) e un’attrice straordinaria (Simone Signoret) rendono il film da non perdere.
appare, in una piccola parte, una giovane Ottavia Piccolo.
buona visione.

QUI si può vedere il film completo, in italiano



Non è un capolavoro questo film, ma ha il suo fascino e le sue atmosfere. Fin dalla musica della sigla si coglie subito che sarà una storia malinconica, e anzi disperata, e qui va detto che la musica è buona e molto in tema col film. L'atmosfera è malinconica, e il ritmo è lento e quasi anti-narrativo, poiché la cinepresa indugia spesso sui lavori di campagna e su indifferenti faccende quotidiane. Delon dà certo una giusta interpretazione dell'anarchico apatico e autoreferenziale, ma non egoista o cinico. Tuttavia la vera stella del film è la bravissima Simone Signoret, che sembra veramente un'amareggiata vedova di campagna, con un passato di sofferenze e umiliazioni (iniziando da quelle sessuali da ragazza). Il suo volto esprime alla perfezione la vita e la situazione del suo personaggio, ed è credibile persino quando fa il bucato al canale, assieme alle altre comari pettegole. A proposito, il ritratto della vita nella campagna di Francia è proprio impietoso…

Signoret è perfetta nella parte di una donna che solo a cinquant’anni incontra i sentimenti e l’erotismo, Delon ha la faccia da schiaffi del ribelle che forse aveva una causa, la cinepresa indugia giustamente sulle ripetitive faccende quotidiane (il fieno, i pulcini, la mungitura, il bucato), e anche il conflitto per l’eredità è reso con l’asprezza necessaria. Ci immedesimiamo nella vedova, siamo dalla sua parte nel pretendere un risarcimento da una vita di sofferenze e umiliazioni. Psicologicamente impalpabile la ragazzina che “apre le gambe con tutti”, e il triangolo sessuale non raggiunge l’ambiguità necessaria.
Dell’evaso, sospettiamo abbia alle spalle qualcosa di definitivo, vive alla giornata, spreme dalle giornate quello che viene. Sa di essere per la vedova Couderc la cosa più somigliante all’amore. Lei gli sacrificherebbe qualsiasi cosa. Lui vorrebbe solo salvarla dalla brutale ottusità delle forze dell’ordine…

martedì 15 gennaio 2013

La vie devant soi (La vita davanti a sé) - Moshé Mizrahi

tratto dal libro di Romain Gary (ne avevo parlato qui), il film è nel complesso bello, credo inferiore al libro, anche se alcune cose sono meritevolissime.
grande interpretazione di Simone Signoret, che si offre, vecchia, alla
storia, nella quale lei e Momo sono l'anima.

da vedere, senza dubbio - Ismaele



QUI il film completo, in francese, con sottotitoli in inglese

  

Quasi un testamento spirituale della magnifica Simone Signoret, un tempo ragazza bellissima ("Casco d'oro"), poi donna segnata da una vita difficile, precocemente invecchiata, e tuttavia sempre attrice maiuscola e personalità indomita. In questo film c'è tutta la sofferta ebreità di Simone, intrecciata con gli ideali di apertura e internazionalismo che Simone aveva condiviso con il marito Yves Montand. 
Qualcuno ha accusato questo film di eccessiva 'teatralità', ma l'ambientazione chiusa, per non dire claustrofobica, contribuisce a restituire l'atmosfera opprimente e irrespirabile in cui si consuma questa tragedia dell'emarginazione, sino al finale straziante…

The film not only shines a light on racial intolerance in the present day (the most memorable scene is the one in which Momo’s father, a Muslim, has a cardiac arrest when he learns that his son has been brought up as a Jew), it also evokes painful memories of the Holocaust and France’s shameful complicity in the round up of Jews. Another taboo subject the film broaches, with surprising candour and daring, is that of euthanasia; four decades on, assisted suicide is one of the most hotly debated issues of our time, and the notion that everyone has the right to a dignified death is one that is powerfully expressed in the film.  The parallel between the torture inflicted on Jews by the Nazis in concentration camps and the suffering experienced by those being kept alive by artificial means in hospitals is crude to the point of being obscene but it does prompt the spectator to question the value of prolonging life for the sake of it.

La Vie devant soi touches on so many pertinent social themes and has so much to say to the present generation that it is surprising how little known the film is today. When it was released in 1977, it attracted an audience of two million in France and enjoyed a successful international showing.  As well as being nominated for three Césars, it won the Oscar for the Best Foreign Language Film in 1978.  It is a film that tackles a whole raft of controversial subjects with sensitivity and intelligence, and it is probably even more relevant today than when it was first seen. Mizrahi made a few notable films after this one, including 
Chère inconnue (1980) with Signoret, but none of these has that potent blend of compassion, insight and humanity that so powerfully illuminates La Vie devant soi and which makes it truly a film for our time.