Visualizzazione post con etichetta Javier Gutiérrez. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Javier Gutiérrez. Mostra tutti i post

mercoledì 2 aprile 2025

El autor (Il movente) - Manuel Martín Cuenca

il film sembra comico, ma solo in parte, la realtà è tragicomica.

Javier Gutiérrez (già protagonista di Non ci resta che vincere e La isla minima, fra l'altro) è il bravissimo Alvaro, autore che scrive osservando quello che succede intorno a lui, all'inizio, e poi quello che lui fa succedere.

una sceneggiatura senza pause non fa annoiare un minuto e Alvaro scrive, scrive, come una droga.

un film da non perdere, promesso.

buona (letteraria) visione - Ismaele

 

 

 

Il protagonista di El autor è quindi un tipo invidioso, ambizioso e in crisi: professionale, esistenziale e di coppia. Un personaggio con tutti gli ingredienti per far piangere il pubblico, e che invece, con l’umorismo nero che distilla il film di Martín Cuenca, lo fa ridere: non solo si ride della sua goffaggine, della sua meschinità e delle sue manipolazioni, ma anche perché è facile riconoscervi la bassezza di ciascuno di noi. Siamo tutti Álvaro: sognatori, stupidi, audaci e ossessivi. Perché… chi non ha mai sognato di superare il prossimo, a qualsiasi prezzo?...

da qui

 

Dentro c’è un po’ di tutto da Manhattan di Allen a Delitti e segreti di Soderbergh, da Il ladro di orchidee di Jonze a Vero come la finzione di Forster. Il tutto condito con una spruzzata di Polanski che non fa mai male. C’è inoltre un vago rimando metacinematografico a Le vite degli altri, ilm del 2006 di Florian Henckel von Donnersmarck di cui Manuel Martín Cuenca attinge nella fisicità del suo protagonista, uno straordinario Gutiérrez (già visto ne Crimen perfecto e La Isla Minima) che allude e non poco al compianto Ulrich Mühe nel celebre film tedesco.

da qui/

 

Film dalla trama metaletteraria alquanto originale presa in prestito da un romanzo di Cercas, che quando si tratta di giocare con le pagine bianche ancora da scrivere non è secondo a nessuno. Il piccolo Alvaro si affanna per cercare di acchiappare l'essenza dell'essere scrittore "de verdad", tanto che finirà per mischiare pericolosamente realtà e finzione. Regia senza fronzoli, buona prova di Gutiérrez. Se non fosse per il ritmo un po' troppo blando e perché si letteralmente sprecata la location sivigliana si potrebbe anche dare una mezza palla in più.

da qui

 

El Autor es una película excepcional, uno de los mejores títulos españoles en lo que llevamos de año que te atrapa de principio a fin y no te suelta. La película consigue a través de unos giros sorprendentes hipnotizarte como hacia tiempo que no sentíamos y según avanza el film la intriga consigue meterse en el cuerpo creando una sensación de malestar hasta llegar a agobiar. La mediocridad es parte principal del film donde todos los personajes rebosan  imperfección  y conocedores de ello intentan sacar el máximo provecho manipulando al que tienen al lado. Todo ser es despreciable, unos más que otros, y se fuerza al máximo para que los hechos ocurran como algo natural  pero con un único propósito.

Manuel Martín Cuenca es un director de actores y quedó demostrado en Caníbal pero aquí en El Autor es todavía mas evidente con un Javier Gutiérrez que simplemente está soberbio y es el máximo candidato desde ya a llevarse todos los premios gordos del cine español. El actor asturiano es el alma del film esos no hay lugar a dudas sin el la película no seria la misma pero seria injusto no resaltar a los actores que acompañan la película como son Antonio De La Torre y sobre todo la revelación de la obra como es Adelfa Calvo.

En El Autor todo es maravilloso gracias a ese personaje ruin y malvado que a pesar de todo a veces empatizas y solo unos giros finales hacen que no estemos ante un guion y montaje perfecto.

da qui

 

El filme tiene detalles sencillos pero ingeniosos, como tener de oído el baño de Álvaro que da a la cocina de una pareja de inmigrantes mexicanos, interpretados por Tenoch Huerta y Adriana Paz. En la pared observamos las conversaciones de la pareja, siluetas, sombras, a punto de convertirse en personajes de la obra magna de Álvaro. A medida que sabe más de sus vecinos y lo transcribe empieza a ser felicitado por éste demonio instigador que es el profesor de literatura, que valga la curiosidad tiene cenas opíparas que suelen acompañar éstas tertulias…

da qui

 

 


martedì 28 marzo 2023

Durante la tormenta - Oriol Paulo

una storia ingarbugliata, un salto temporale di 25 anni, un'intervento dal futuro che cambierà (?) il passato.

una sceneggiatura complessa con tutti i pezzi che si incastrano, ma lo si saprà solo alla fine.

tutto parte dalla caduta del muro di Berlino del 1989 (come in Goodbye Lenin, mutatis mutandis), durante una tempesta che apre una finestra temporale durante qualche giorno anche 25 anni dopo.

un bambino vivrà, e questo cambierà la storia, si risolverà il mistero di un omicidio, e la finestra temporale si chiuderà, e il mondo sarà diverso.

buona (non distratta) visione - Ismaele

 

 

Durante la tormenta es entretenimiento en estado puro, dos horas de tensión bien llevadas y un rompecabezas que el espectador intentará recomponer cuando la película llegue a su fin.

da qui

 

Commovente in alcuni passaggi, un po’ lento in altri, Durante la Tormenta è un buon film che, nonostante una durata superiore alle due ore, scorre via bene, lasciando un buon ricordo nello spettatore, malgrado qualche piccolo dubbio su alcune scelte “tecniche” utilizzate per giustificare alcune situazioni nate da incursioni temporali nel passato.

Bella anche la colonna sonora e le atmosfere che accompagnano la visione, in particolare il brano suonato dal piccolo Nico all’inizio, ha un significato importante, si tratta di Time After Time di Cindy Lauper che, oltre indicare il susseguirsi del tempo in ogni sua sfaccettatura, cita direttamente un film del 1979 che parla di viaggi nel tempo, e che ha per titolo lo stesso nome del successo della cantautrice statunitense.

Bene tutti gli attori, fra i quali spicca, oltre ai protagonisti, il pluripremiato Javier Gutiérrez. Buono il lavoro di doppiaggio fatto.

da qui

 

In Mirage Paulo parte da un fatto accaduto 25 anni prima per costruirvi sopra una realtà parallela che modifica il corso non solo del singolo episodio o del singolo momento: come un domino infernale , la tessera caduta in un certo modo causa effetti che se fosse caduta in un altro sarebbero stati diametralmente opposti.

Ed è appunto quanto succede a Vera che a causa di quel tunnel invisibile che le mette in contatto con il protagonista di 25 anni prima, vede la sua vita stravolta, ribaltata, resa diversa dal solo tentativo fatto di scongiurare la morte del ragazzino Nico.

Sarà l'incontro, oggi, dei due protagonisti di questa dissociazione temporale che cercherà di costruire un grimaldello col quale tentare di rimettere tutto al proprio posto salvando capre e cavoli.

Mirage come thriller funziona perchè comunque il regista è capace di tenere le redini del film sempre in mano e soprattutto di gestire bene la tensione, però va chiaramente detto che Paulo non è certo Christopher Nolan riguardo alla capacità di plasmare il tempo e lo spazio, creare tunnel dissociativi o salti; Interstellar è il paradigma che viene in mente mentre si sviluppa il racconto di Mirage, ma questo non riesce ad essere così lineare come l'opera di Nolan, bensì, spesso, sembra divagare in modo quasi confuso, lasciando alla fine anche qualche domanda senza risposta.

Nonostante ciò e nonostante soprattutto il paragone scomodo con Nolan, Mirage, come abbiamo detto è un  lavoro che ha dei pregi, essenzialmente un buon thriller cui le derive fantascientifiche, sebbene poco convincenti, non portano eccessivo nocumento

da qui

 

Durante la tormenta è un thriller spagnolo abbastanza avvincente, che ci porta in due realtà parallele che, a causa di una falla nel continuum spazio-temporale, comunicano tra loro scatenando effetti sconvolgenti incredibili. Il film di Oriol Paulo riprende temi come il viaggio nel tempo, i wormhole, che sono stati adoperati ampiamente in moltissimi film di fantascienza, basti citare Contact, 2001: Odissea nello spazio e Interstellar. Questa pellicola ha l’arduo compito di portare avanti una doppia narrazione che si nutre di altrettante storie che si intrecciano tra loro attraverso connessioni e schemi temporali diversi, che nonostante tutto si lascia seguire molto facilmente: due epoche distinte che si sovrappongono e due viaggiatori che sopravvivono e comunicano attraverso una vecchia televisione.

Un antico proverbio cinese dice che il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo, il cosiddetto effetto farfalla. Tutto questo è chiaramente esplicitato nella pellicola che mostra come un’azione, un cambiamento che altera gli eventi del passato, possa stravolgere ogni cosa. Giocando con questo ragionamento, presente anche nel film Frequency in un certo modo, il regista spagnolo Oriol Paulo costruisce un thriller con omicidi e indagini criminali, attraverso una narrazione che non può essere attribuita solo a un genere: c’è la fantascienza, ma anche il noir e il dramma familiare…

da qui

 

Non c’è thriller che si rispetti senza un buon intreccio. Nelle due precedenti pellicole il regista era stato inappuntabile, con storie articolate e perfette come cronometri. Un tipo di storia sempre un po’ sopra le righe e ai limiti della credibilità, ma niente che gli appassionati di letteratura e cinema giallo non conoscano bene e nel quale non siano disposti ad abbandonarsi in completa fiducia. L’importante è che alla fine tutto torni. Ecco, forse è qui che Durante la tormenta perde qualche colpo. La commistione tra giallo classico e fantascienza, in particolare con tutti i paradossi connaturati ai viaggi nel tempo, rendono l’intreccio un po’ più debole. Non significa che non sia interessante. L’idea, anche se non completamente originale, è potente e probabilmente sarà il motivo per cui questo film avrà più successo dei due precedenti, ma si allontana dal meccanismo perfetto e ansiogeno dei primi due film. Quel ticchettare crescente che accompagnava lo spettatore fino alla fine per fargli dire “A-HA! Ora tutto torna!”…

da qui

 

 

mercoledì 23 settembre 2020

Dov'è la tua casa? (Hogar) - David Pastor, Àlex Pastor

brutti tempi, per i creativi della pubblicità.

in un film che, mutatis mutandis, ricorda un po' Mientras duermes, di Jaime Balagueró, si svolge un gioco al massacro.

Javier, che non riesce a mantenere la famiglia come prima, decide di prendere in affitto un appartamento più piccolo, con moglie e figlio, e un po' per caso, un po' per malvagità, decide di entrare nella vita del nuovo inquilino.

e riuscirà a sostituirsi a lui.

il come lo vedrete, in un film che non annoia un attimo.

buona visione - Ismaele

 

 

 

 

Ciertamente ‘Hogar’ suena y se parece en alguno de sus estadios a ‘Parásitos’. Soy de los que piensan que las coincidencias en el cine existen y las comparaciones hoy en día son inevitables siendo como es ‘Parásitos’ una ganadora del Oscar tan histórica y reciente. Pero hay que señalar que esta idea surgió hace tiempo, nosotros mismos anunciamos en nuestra web el inicio del rodaje de ‘Hogar’ en noviembre del 2018. A si es que sabiendo eso solo hay que coger las diferentes pautas de ‘Hogar’ y disfrutar pues es otro sutil «home invasion» donde un intruso se hace con la casa de otra persona perspicaz y paulatinamente, además sin hacer uso de la violencia física.

Los derroteros de ‘Hogar’ van por otro lado. Más allá de conformar una crítica social o el ascenso a un estrato mejor es una historia sobre la envidia, el orgullo (o la falta de él), la codicia y la venta de sueños. Es la caída de alguien que cada día se colaba en nuestras casas a través de la publicidad y que tras perder esa capacidad se introduce literalmente en casa de otros, buscando el ideal que ilustraba en sus reclamos publicitarios. Los hermanos Pastor nos recalcan que no existe la vida perfecta de los anuncios, siempre hay defectos o secretos que descubrir. Incluso vemos que también cuecen habas en las empresas que nos bombardean agresivamente con esas campañas. Esto también nos lleva a una crítica al trato que se les da a los profesionales entrados en años y en busca de trabajo. Lo cual me recuerda en cierto sentido a ‘La chispa de la vida’, la película de Álex de la Iglesia con José Mota…

da qui

 

La historia nos lleva a un publicista, despedido de su trabajo, que no consigue encontrar quien le dé un nuevo empleo. Acuciado por las necesidades de la familia, de su mujer y de su hijo, se ve forzado a dejar su lujoso apartamento y mudarse a un modesto piso en las afueras. Pero es incapaz de dejar atrás el pasado. Atormentado por su situación, conservando una llave de su antiguo apartamento, pronto empezará a estudiar a sus nuevos inquilinos, envidiando la vida que él tuvo que dejar atrás y que ellos ahora poseen. Ahí es donde la trama comienza a dar un giro hacia un punto mucho más siniestro, del drama social al thriller de suspense cercano por ejemplo a Alguien me espía, de John Carpenter...

da qui

 

…El film sabe crear el misterio sobre los motivos de un protagonista orientado por la desesperación y la ambición; maneja con acierto tramos de suspense; visualmente tiene mérito; no decae el ritmo…
Acumula apuntes sociales tratados de forma superficial (maltrato, acoso escolar, pederastia…), que sirven para compactar el plan maquiavélico con falsa identidad de un Javier Gutiérrez sobresaliente, lo mejor de la película.

Una lástima que todo su progreso de acción… mi problema era la apatía… se convierta en un artificio, demasiadas casualidades y acciones de encaje arbitrario.
Una historia entretenida pero de escasa verosimilitud.

da qui

 

Hogar es una historia bien organizada que explora hasta qué punto una mente siniestra está dispuesta a llegar para salirse con la suya. No renueva el gastado género de los acosadores y mentirosos, pero tiene un par de situaciones efectivas para engancharte durante su hora y cuarenta de duración.

da qui

 

Hogar comienza como un thriller prometedor que acaba perdiéndose en un plan de ejecución que no termina por encontrar su fin. El guion presenta diversas flaquezas que pasan factura en la manera que se expone y en el desarrollo de la historia. Por lo tanto, se puede ver una intencionalidad que cumple con el suspense, pero no con una construcción significativa y con matices.

A nivel interpretativo, hay que destacar el papel de Javier Gutiérrez, que eleva el film y suple algunas faltas en la concepción de su personaje. Por otro lado, Bruna Cusí y Ruth Díaz son pura naturalidad. Mientras que a nivel técnico ofrece una visión cuidada y muy atractiva, no aprovecha ni arriesga en el sentido artístico. Una bienvenida a una casa con un ambiente enturbiado que entretiene, pero no convence.

da qui

 

todo cambia desde el momento en que este perdedor de manual se ve obligado a mudarse a una casa mucho más humilde y su esposa también tiene que contribuir a la frágil economía familiar dedicándose a limpiar. Del interior de Javier emerge un ser mezquino y manipulador, capaz de todo por recuperar su antigua posición social acomodada, tomando como víctimas a la familia que se ha instalado en la vivienda que ha abandonado. Como un verdadero parásito, se va inmiscuyendo en la vida de Tomás, el joven y aparentemente triunfador nuevo inquilino. Javier envidia la imagen que este proyecta al exterior, con su guapa esposa, abogada, y una preciosa hija campeona de gimnasia rítmica…

da qui

 

 

 

 

giovedì 19 marzo 2020

La habitación del niño - Álex de la Iglesia

una casa stregato, una coppia con un bambino, e un fantasma.
non c'è niente da ridere.
e trovare il bandolo della matassa non è facile.
ma Álex de la Iglesia ci riesce, per nostra fortuna.
buona visione - Ismaele


venerdì 7 dicembre 2018

Non ci resta che vincere (Campeones) – Javier Fesser

Javier Fesser è il regista di quel gran film, tabù in Italia, che è Camino.
adesso è nelle sale italiane con Non ci resta che vincere (titolo spagnolo Campeones), protagonisti i giocatori di una squadra di handicappati veri che giocano a basket, con un bravo allenatore che fa quello che deve.
non è un film strappalacrime, ed è un film che fa bene a tutti gli spettatori, promesso.
buona visione - Ismaele





Respecto al guion, podemos decir que si bien transita por algunos lugares reconocibles dentro de este tipo de films, el diseño de este grupo variopinto de personajes hace que la historia se vea enriquecida, facilitando varios momentos cómicos de gran nivel, al igual que un arco de transformación interesante en el protagonista. Por el lado de la factura técnica no queda nada que reprochar en un film prolijamente realizado donde se destaca la sensitiva y delicada banda sonora de Rafael Arnau.
Somos Campeones es una película enternecedora, sensible y auténtica que no busca la manipulación emocional del espectador sino que intenta entretener de manera honesta y al mismo tiempo buscar la reflexión de la audiencia. Una comedia para disfrutar en familia.

…Gli attori non interpretano persone con disabilità, sono davvero persone con disabilità: può sembrare scontato, ma è la vera chiave del progetto. Raccontare la disabilità al cinema è sempre stato arduo perché – in più di un’occasione – si è preferito chiamare gli interpreti a dover rifare sullo schermo una particolare condizione fisica o psichica. Per questo, la resa non era sempre fedele: risultava o troppo pacchiana, oppure eccessivamente pietistica.

Non ci resta che vincere, al contrario, conserva l’autenticità di ogni particolare portando alla ribalta – tra il serio e il faceto – ogni menomazione o differenza, mettendo chiunque sullo stesso piano interpretativo e sociale: siamo davanti ad un vero – e riscontrabile – esempio di integrazione. Molte scene sono state girate fuori copione, si potrebbero definire improvvisate, ma sarebbe riduttivo: questi campioni, nella vita e sul set, hanno mostrato se stessi facendo della propria diversità un punto di forza.

Per questo è stato possibile persino garantire una sana ironia. Vengono smontati coscienziosamente e con maestria i pregiudizi dei normodotati, attraverso la sagacia dei protagonisti coinvolti.

Una vera e propria lezione, in cui il cinema diventa veicolo d’uguaglianza: hanno provato a fare lo stesso in Italia, con scarsi risultati. Forse perché, da noi, la disabilità viene concepita come un tabù sdoganato da cui attingere con distacco: quasi nessuno ha voglia – né tantomeno interesse – di sporcarsi le mani con qualcosa di raro e peculiare. Meglio affidarsi a ricostruzioni, mediate su più livelli, da cui trarre giovamento. Invece Fesser non fa sconti a nessuno e ci catapulta in un mix scenico fra pantomima e realtà che lascia di stucco con disinvoltura, pur non avendo proposto niente di così trascendentale.

…'Campeones' es una comedia que funciona como en su momento lo hizo 'Intocable' (Olivier Nakache, Eric Toledano, 2011), bajo esa apariencia de simpleza e intranscendencia, se esconde un film que no sólo te lo hace pasar bien, si no que propone algunas reflexiones y enseñanzas sobre la vida que más de uno deberían aplicarse en este mundo tan lleno de ruido y odio injustificado que nos rodea. La película nos habla de integración y aceptación, pero también de asumir responsabilidades o de como el crecimiento personal y profesional van unidos a la madurez interior como personas. Y lo hace con la medida justa de azúcar, porque era fácil pasarse y convertir la película en un ejercicio edulcorante pasteloso, sabe sortear los peligros de este tipo de comedias, aunque sí que echo en falta un poco más de mala leche o acidez, a veces no querer molestar a nadie también puede hacerte instaurar en cierta comodidad creativa. 'Campeones' una película recomendable para toda la familia y para todo tipo de edades, veremos si a los académicos hollywoodienses les gusta.


Perché questo è un film che non sfrutta i disabili per far ridere pur consentendoci di divertirci (e non poco) dinanzi alle loro reazioni. C'è un profondo rispetto nei loro confronti perché li si racconta come sono e, attraverso la figura di Marco, si portano sullo schermo i pregiudizi che i cosiddetti normodotati nutrono (talvolta negandolo a se stessi) nei loro confronti. Lo schema della sceneggiatura ha un sapore di deja vu ma viene declinato con grande originalità consentendosi anche svolte inaspettate perché si percepisce quanto, anche le situazioni più ''cinematografiche' siano innervate da una sensibilità molto attenta anche ai dettagli…



LA SQUADRA DEGLI AMICI

 SERGIO OLMOS
Sergio ha 28 anni e lavora in un garage a Arganda, un paesino vicino a Madrid. Vive in un centro per disabili con altre otto persone di cui due aiutanti a domicilio. Lo sport è ciò che preferisce nella vita e in modo particolare il calcio e il basket.
FRAN FUENTES
Fran ha 51 anni e lavora presso l'AFADE, una fondazione che ha per finalità di migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità mentale. Vive in un centro per disabili con quattro persone. Il suo più grande desiderio è di essere operato per guarire dal suo strabismo: ciò gli permetterebbe di imparare a leggere e di migliorare la sua maniera di parlare.
ROBERTO SANCHEZ 
Roberto ha 34 anni. È professore alla Special Olympic a Madrid, un'organizzazione sportiva per bambini ed adulti affetti da un deficit intellettuale. È anche allenatore di basket per bambini disabili.
JÉSUS VIDAL
Jésus ha 42 anni e ha una deficienza organica: la sua vista da un occhio è molto debole ed è cieco dall'altro. Tuttavia Jésus è completamente autonomo e in questo momento sta lavorando come attore nello spettacolo "Cascaras Vacias" scritto e diretto da Laura Ripoli e Magda Labarga. Attualmente è in tourné in Spagna.
JESUS LAGO SOLIS
Jésus ha 26 anni, lavora a Mostoles, a sud di Madrid in un centro del gruppo Amas. Vive con i genitori e con dodici fratelli adottivi che sua madre biologica ha accolto in casa. Per dodici anni ha giocato a ping pong e ha viaggiato attraverso la Spagna con la sua squadra fino a quando hanno vinto il campionato nazionale di sport paralimpico.
JOSE DE LUNA 
José ha 32 anni e lavora alla fondazione Fuente Agria. Recita in teatro e il suo prossimo ruolo sarà quello di Romeo. Ha da sempre voluto fare l'artista e, per questo motivo, durante le riprese del film era un po' spaventato. José suona anche le percussioni in un'orchestra.
STEFAN LOPEZ 
I suoi genitori l'ho hanno adottato quando aveva quattro anni, adesso ne ha diciannove. Suo padre è spagnolo e sua madre inglese. Viaggia dunque molto tra Madrid e Londra. Va a scuola e si prepara a lavorare come giardiniere. Molto sportivo, a quindici anni è stato campione di Spagna di Corsa Campestre - 1000 metri nella sua categoria. 
JULIO FERNANDEZ
Julio ha 30 anni ed è magazziniere da quando aveva 11 anni. Quello che ama veramente è giocare a calcio e a basket. Ha anche un gruppo di amici con cui va regolarmente al cinema e al museo.
ALBERTO NIETO 
Alberto ha 42 anni. Ha una compagna e due figli che lo rendono infinitamente felice. Vive a Madrid e lavora come magazziniere. Gioca regolarmente in una squadra di basket.
GLORIA RAMOS
Gloria ha 23 anni, è la più piccola di quattro fratelli e sorelle. Ha già praticato il calcio, lo judo, l'equitazione, il nuoto, il pattinaggio artistico e la danza contemporanea.

lunedì 16 ottobre 2017

Desconocido - Resa dei conti (El desconocido) - Dani de la Torre

opera prima riuscita per Dani de la Torre.
una storia dei nostri tempi, vendetta bomba ostaggi bambini terrore e titoli tossici.
il bravo padre di famiglia mantiene la famiglia mandando in rovina qualcun altro, homo homini lupus, dicevano Plauto e Hobbes.
Luis Tosar è bravissimo come sempre, e bravissima è anche Paula del Río, che interpreta Sara, la figlia.
se non soffrite di cuore o di attacchi di panico questo film è per voi.
buona visione - Ismaele

ps: pare che sia in preparazione un remake con Liam Neeson





…Il film può essere improbabile quanto si vuole nello sviluppo narrativo quanto nelle svolte, ma non è questo che conta. Non è mai stato questo ciò che conta in un film. Ma qualcuno ancora lo crede. È il gioco simbolico, tematico, la narrazione per immagini, l’emotività anche intellettuale evocata dalle immagini e dal loro relazionarsi, dagli elementi filmici primari come attori e ambienti fino allo sguardo registico che non deve necessariamente essere quello di un poeta o di un politico morettiano. Il cinema è un’altra cosa e gli spagnoli, con buona pace dei detrattori, fanno il miglior cinema europeo del nuovo secolo. Sanno usare il genere, fanno commedie che battono anche quelle d’oltreoceano e sanno raccontare il contemporaneo con lucidità e con gusto estetico.

Desconocido coniuga bene il genere con una certa introspezione psicologica e il contesto posto sullo sfondo di uno scandalo bancario che in tempi recenti abbiamo conosciuto anche nel nostro paese. De la Torre è veramente a suo agio alla regia con un ritmo frenetico che non concede soste, grazie anche ad un montaggio molto serrato. Di pregio anche l'interpretazione di Tosar, alto funzionario bancario che durante il suo frenetico tragitto, dovrà confrontarsi non solo con un misterioso avversario, ma soprattutto con le proprie colpe e la propria coscienza sporca. Malgrado qualche incongruenza di sceneggiatura è un film che riesce a tenere con il fiato sospeso senza mai annoiare, cosa non da poco.

…L'opera impone insomma una serie di riflessioni non banali per lo spettatore medio spagnolo ed europeo, in un contesto temporale ancora gravemente afflitto da crisi economico-finanziarie turbolente per la tenuta sociale e psicologica delle frange più deboli della popolazione. Il tutto viene svolto in un intreccio costante con un solido impianto drammatico, una costante attenzione per l'evoluzione psicologica dei personaggi e una serie avvincente di colpi di scena inaspettati che garantiscono il mantenimento di una tensione elevata per tutta la durata dell'opera, nonostante qualche evidente calo e confusione sparsi qua e là.

Desconocido aggancia fin dal titolo la paura che oggi governa l’Occidente: quella inoculata da un nemico invisibile, da un terrorista senza volto che minaccia innocenti (i figli) per colpire colpevoli (i padri). Al netto di un finale ampiamente telefonato e di una fisiologica semplificazione delle molteplici questioni morali sottese a una drammaturgia così aperta, è un prodotto solido e incalzante, che utilizza il genere per superarlo e ampliarne le potenzialità. Desconocido rappresenta ciò che oggi manca al cinema italiano e che, invece, altrove è fortunatamente diffuso. E senza costi esorbitanti.

..El Desconocido es un estupendo thriller, que mezcla intriga, suspense y acción, en base a uno de los macguffins más elementales de este tipo de cine, que sabe cuáles son sus virtudes y cuáles son sus carencias. Que sabe jugar con la espectacularidad de los planos y el intimísimo de los espacios, sin que su ritmo decaiga en ningún momento, más allá de lo exigido por el director para que recuperemos el aliento como espectadores y apoyado por un estupendo elenco encabezado por Luís Tosar y con un genial Javier Gutierrez. Una estupenda carta de presentación de Dani de la Torre y en la que hay espacio para la crítica social. Sorprendente y estimulante, la verdad.

sabato 12 dicembre 2015

La isla mínima - Alberto Rodríguez

c'è chi dice che questo film sia una mezza copiatura di True Detectives, è una bugia, visto che il film precedente di Alberto Rodríguez, Grupo 7, ha come protagonisti una coppia di detectives, anche lì, come ne La isla mínima, abbastanza selvaggi.
in più, vantaggio di La isla mínima su True Detectives, dura 105 minuti intensissimi, senza un minuto inutile, non si rifiata mai.
se vi piacciono i film pallosi, che non costringono a dubitare, a interrogarsi, che non arrivano al dunque, che non siano l'affresco di un'epoca, che siano politicamente corretti, dove il bianco e il nero non si mischiano mai, che evitano le sorprese, ecco, questo non è un film per voi.
se così non fosse, alla fine del film non smetterete di ringraziare il momento in cui avete preso la decisione di andare al cinema.
vogliatevi bene, andate a vedere questo film, non vi deluderà - Ismaele





La isla minima è un film che funziona egregiamente sia come thriller, cupo e teso come pochi, sia come affresco storico , estremamente credibile.
Visione altamente consigliata.

…La pellicola colpisce sin dalle prime immagini per la perfezione delle sue linee, per quell’orizzonte che s’impone, per le inquadrature che sono scatti in grado di vivere di vita propria, per quella forza graffiante, la luce accecante e il calore che riusciamo a percepire. Siamo anche noi in quei campi e immersi in quel fango. La Isla Minima e la sua trama ci trascinano, inquietano e ispirano. Ciò che stupisce non è l’intreccio né la sceneggiatura (alquanto classica) ma la profondità dei personaggi e la tridimensionalità dei luoghi. Con poche parole azzeccate, i gesti giusti e attenti movimenti di macchina, Rodriguez rende tangibili protagonisti immaginari (interpretati da Raúl Arévalo e Javier Gutiérrez) e per un paio di ore fa rivivere, con disarmante ed efficace lucidità, un’epoca impressa nella memoria di molti.
Dotato di una confezione che nulla ha da invidiare alle migliori produzioni a stelle e strisce, riuscendo a superare opere simili, come Le Paludi della morte, questo film è un piccolo gioiello di equilibrio: sempre in bilico tra suspense e dramma, tra giusto e sbagliato, tra il bene e il male, senza mai impartire lezioni ci regala momenti di ottimo  cinema.

Stilisticamente, il regista spagnolo fin dall'incipit c'introduce in questo spazio. Nei titoli di testa, con inquadrature aeree e plongée, la macchina da presa mostra il terreno composto da linee complesse, una sorta di sistema nervoso, uno scenario labirintico; la stessa inquadratura l'abbiamo del cimitero alla fine della sepoltura delle due ragazze, con linee rette e geometriche; e una terza sul fiume che inquadra la barca dei due poliziotti a bordo navigare verso la veggente rivelatrice di notizie funeste per Juan. Insomma, l'iterazione delle tre inquadrature sono una raffigurazione della morte compenetrante lo spazio, il terreno, il cielo, l'intero ambiente dove si muovono i personaggi e in cui lo spettatore è immerso fin da subito da Rodríguez, dove il senso metafisico di finis terrae combacia anche con il termine di un tempo storico (quello della Spagna) e personale (quello dei personaggi: Juan, il killer, le ragazze assassinate).
Alberto Rodríguez rielabora stilemi di genere in modo originale e personale, mettendo in scena la fine di un'epoca con un equilibrio tra forma cinematografica, struttura narrativa e contenuti, rendendo "La Isla Minima" una visione da non perdere.

Visualmente, La isla mínima es un sobresaliente ejercicio de estilo en donde los escenarios naturales, exaltados por una monumental fotografía de Álex Catalán –espectaculares planos cenitales del paisaje, casi pinturas en movimiento– funcionan como un personaje más de la trama. Mucho se ha comparado a la película con la popular serie True Detective y lo cierto es que los dos agentes interpretados por Javier Gutiérrez y Raúl Arévalo tienen mucho de la psicología de los encarnados por Woody Harrelson y Matthew McConaughey en el thriller de HBO, del mismo modo que el río Guadalquivir de La isla mínima se presenta tan tenebrosa como los pantanos de Luisiana. Rodríguez le imprime un ritmo pausado a la narración que, sin embargo, agarra al espectador desde los llamativos títulos de crédito iniciales para no soltarlo hasta su ambiguo y, por una vez, perfecto desenlace, que se atreve a dejar la puerta abierta a diferentes y espeluznantes interpretaciones. Un guión redondo, que cuida al milímetro cada pequeño detalle y dosifica con sabiduría las pistas a lo largo del metraje, sin descuidar las escenas de acción –hay un par de ellas impecablemente rodadas: una persecución a pie entre los arrozales y otra en coche a través de las nocturnas marismas–, solo necesitaba de los actores adecuados para hacer que el milagro tomara forma y La isla mínimase convirtiera en una gran obra para el recuerdo. Sin duda, el reto ha sido solventado con matrícula de honor…