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lunedì 27 ottobre 2025

I professionisti - Richard Brooks

una banda di professionisti viene ingaggiata da un riccone per riportare la moglie (Claudia Cardinale) a casa, dice lui che era stata rapita da un bandito messicano.

i professionisti fanno il loro lavoro al meglio e riportano la donna a casa, ma non tutto è come sembra.

ottimi attori, buon ritmo, un film che merita.

buona (rivoluzionaria) visione - Ismaele

 

 

 

 

 

"La rivoluzione è sempre uguale. Si tratta di buoni contro cattivi. Bisogna vedere chi sono i buoni..."

I Professionisti (The Professionals, 1966) è a mio avviso uno dei migliori western di sempre. Lo vidi per la prima volta da ragazzino e me ne innamorai subito, per via della storia avvincente e delle belle scene d'azione, oltre che per via di una bellissima ed indomita Claudia Cardinale. Ma soltanto dopo varie visioni ti accorgi di quanto sia un film politico, nel vero senso del termine. I due personaggi interpretati magnificamente da Burt Lancaster e Lee Marvin sono due sconfitti. Hanno partecipato alla rivoluzione messicana ed hanno perso. Essi "incarnano le delusioni e le miserie di tutta una generazione", sono i figli di un'America liberale che di lì a poco scoprirà davvero quanto sia difficile poter portare avanti le proprie idee. Così, si fanno assoldare da un ricco americano per ritrovare la propria moglie, rapita (apparentemente) da un loro vecchio compagno di lotta. L'apparenza è un altro tema importante: niente è come sembra. I due se ne renderanno conto ancora una volta, ma questa volta sapranno fare la scelta giusta. Ed è proprio il finale a ribaltare tutto e a non cambiare niente, perchè i due possiedono ancora intatta la loro coerenza. Richard Brooks è stato un regista straordinario, molto sottovalutato. Ma penso che questo sia davvero il suo capolavoro, poichè lo ha diretto e scritto in maniera straordinaria, con dialoghi magnifici, malinconici ("La rivoluzione è come una grande avventura d'amore: al principio sembra una dea, una causa santa. Ma, come tutti gli amori, ha un nemico implacabile: il tempo. E allora uno la vede com'è realmente. La rivoluzione non è una dea, ma una baldracca: non è mai stata pura, mai santa, mai perfetta") ed un reparto attoriale da far venire la pelle d'oca. Cosa si può chiedere di più ad un western?

"Tu sei un bastardo!", dice nel finale Ralph Bellamy a Lee Marvin, mentre i quattro mercenari liberano finalmente la moglie. E Marvin replica: "E' vero, ma io ci sono nato, mentre lei... lei si è fatto da solo!" Applausi. 

da qui

 

Un western senza tempo con uno stile anomalo e un messaggio rivoluzionario ancora piu'anomalo.Il quartetto di mercenari è semplicemente magnifico:Lancaster,Ryan,Marvin,Strode creano dei personaggi che rimangono bene impressi nella memoria come dall'altra parte è memorabile l'indomita Cardinale e il rivoluzionario innamorato Palance.I personaggi sono complessi,con una forte connotazione d'ambiguita e forse è proprio questa la carta vincente del film.Il finale,poi,una vera chicca con un messaggio politico letteralmente inequivocabile

da qui

 

Con “I professionisti” Richard Brooks torna al western dopo dieci anni (nel 1956 aveva diretto “L’ultima caccia”) e gira quello che probabilmente sarà il suo capolavoro. Partendo dal romanzo “A Mule for the Marquesa” di Frank O’Rourke, Brooks trasforma un’idea di base molto sfruttata al cinema (un gruppo di “mercenari” che si avventurano in territorio ostile per salvare una donna prigioniera di un crudele rapitore) in un film maturo e complesso, ricco di notazioni morali e politiche, che offre una disincantata riflessione sul fallimento degli ideali di un’intera generazione, sulle logiche distorte del potere rivoluzionario, qualsiasi esso sia (“La rivoluzione è sempre uguale. Si tratta dei buoni contro i cattivi. C’è solo un dubbio: quali sono i buoni.”) e sull’impossibilità “di rifugiarsi dietro l’asetticità professionale di chi si preoccupa solo di eseguire il proprio lavoro” [Paolo Mereghetti]. In questo senso “I professionisti” è un film che rifiuta categoricamente qualsiasi facile manicheismo o soluzione a buon mercato…

da qui


giovedì 4 luglio 2024

Vera Cruz - Robert Aldrich

nel Messico preda degli austriaci in tanti arrivavano nel paese per avere una parte di ricchezza, all'interno della lotta fra patrioti e invasori.

la coppia improbabile formata da Gary Cooper e Burt Lancaster partecipa a questo tentativo di rapina.

film che non annoia un secondo, con un ritmo tranquillo e indiavolato, dipende dai momenti, con attori davvero bravi.

un film da non perdere, promesso.

buona (aurea) visione - Ismaele


 

 

QUI il film completo, in italiano

  

 

Film di cui non ho mai sentito parlar male e capisco il perché: trama (apprezzata anche da Truffaut) solida, scorrevole e con tocchi d’ironia, ambientazione originale, scene di massa e battaglia ben orchestrate e un duello morale modernissimo e tutt’altro che manicheo, con l’eroe mercenario per necessità e il brigante reso cinico da un triste passato. Si sta dalla parte del primo, ma si simpatizza col secondo. Un film dove tutti fanno il doppio gioco ma tutti intuiscono la verità guardandosi negli occhi.

da qui

 

Western atipico che si colloca al di fuori dei luoghi caratteristici del genere sia storicamente che geograficamente, anticipando in questo lo spaghetti western. Aldrich mette scena un mondo fatto di cinismo e tradimenti in cui solo la scelta giusta può riscattare l'esistenza dei disillusi protagonisti. Cinemascope luminoso e colorato oggi estinto, regia moderna e dinamica e un cattivo che ruba la scena con il suo sorriso "Durbans". Le scene di battaglia sono diventate un riferimento per i futuri film ambientati in Messico da Peckinpah a Leone.

da qui

 

Nel Messico del 1866, durante la rivoluzione juarista, l'ex ufficiale sudista Trane (Gary Cooper) e il  bandito Joe Erin (Burt Lancaster) vengono ingaggiati dal Marchese de Labordére (Cesar Romero) per scortare la contessa Marie Duvarre (Denise Darcel) a Vera Cruz, con il sostegno di uno squadrone di lancieri francesi. Ma in realtà l'oggetto della scorta non è la contessa, bensì un carico d'oro di tre milioni di dollari nascosto nella carrozza della Duvarre...
Uno stupefacente western diretto in maniera geniale e dinamica da Robert Aldrich,qui al suo quarto film.
Una certa dose di violenza e le atmosfere del film sembrano anticipare il western all'italiana, mentre il regista analizza profondamente la psicologia dei personaggi, l'amicizia/rivalità che lega i due protagonisti e soprattutto la differente attitudine morale che li distingue…

continua qui

 

Un western picaresco che contravviene  alle regole non scritte del genere e che non esita a inserire dei contrappunti ironici(ma Pulcinella scherzando scherzando diceva la verità) nella sua visione cinica del genere umano e nel gioco a rimpiattino dei due protagonisti,il superdivo Cooper e uno che aspirava a diventarlo(possedendone tutte le doti,dal carisma ,al fisico,alla capacità di recitare su vari registri),Lancaster.Il film può essere letto anche come la storia della loro amicizia impossibile.Uno ex militare,sconfitto con un codice d'onore che non lo abbandona mai.L'altro guascone crudele e sorridente che si vanta di non avere amici e che,poco prima del finale,non esita a sparare su un suo complice colpevole di avergli detto che aveva recuperato il bottino.Aldrich,da grande regista  gioca a scardinare tutti gli stereotipi del western classico dopo un inizio che più classico non si può(cowboy per lande vastissime,fino alla scazzottata in saloon)scegliendo un'ambientazione messicana(quando i messicani erano sotto controllo asburgico),girando il film interamente in Messico con maestranze messicane e mettendo al centro di tutto non la guerra(tra messicani ed asburigici) che appare come uno sfondo,pur storicamente importante, ma una carrozza ripiena d'oro al centro di un balletto che vede coinvolti tanti soggetti:asburgici,una contessa senza scrupoli,messicani per finanziare la ribellione e i nostri due finti eroi.Con la differenza che la competizione tra i due protagonisti finisce solo con un duello tra loro messo in scena magnificamente.E incidentalmente(forse) lo vince l'eroe meno finto.Quello che ha mostrato almeno di avere un codice d'onore.Le figure femminili stanno a guardare....

https://www.filmtv.it/film/7702/vera-cruz/recensioni/480465/#rfr:film-7702

 

Luego de la reglamentaria reyerta inicial entre los dos protagonistas, debido a que Erin le vende a Trane un caballo que robó a las huestes de Maximiliano I (George Macready) y así provoca que los lanceros lo persigan creyendo que es cómplice del hurto, ambos terminan con ofertas para unirse a los menesterosos juaristas, encabezados por el General Ramírez (Morris Ankrum), y los monárquicos, liderados por el Marqués Henri de Labordere (César Romero), un ayudante del emperador, optando por aceptar sumarse a este último porque les promete 50 mil dólares en oro por escoltar a la ciudad portuaria de Veracruz a la Condesa Marie Duvarre (Denise Darcel) con vistas a que se suba a un barco con destino a París, misión muy peligrosa porque deben recorrer territorio republicano. El engaño de turno es descubierto rápidamente por los señores cuando ven las marcas profundas que deja en el fango el carruaje de la fémina, como si llevase un peso mucho mayor escondido, de esta forma encuentran un compartimento secreto en el piso que atesora tres millones de dólares en oro que Maximiliano I pretende enviar a Francia para comprar el favor de ejércitos privados para así derrotar a los partidarios de Benito Juárez y mantenerse en el poder en la Ciudad de México. Ben y Joe descubren que Duvarre planea traicionar a Labordere en Las Palmas y llevarse el oro, por lo que se unen a ella pero el asunto se complica porque los juaristas meten a una espía dentro del convoy monárquico, Nina (Sara Montiel), que desea que el tesoro llegue al General Ramírez para financiar su causa. Mientras se forman dos parejas que buscan hacerse del dinero, Benjamin/ Nina y Joe/ Marie, el marqués descubre sus planes y se marcha con el botín en conflicto, circunstancia que lleva a los dos hombres a unir sus fuerzas nuevamente y a cambiar de bando al sumarse a un Ramírez que les promete 100 mil dólares del oro del emperador si pelean junto a los juaristas en la batalla final en Veracruz, no obstante el siempre codicioso Erin pretende llevarse todo para él solo.

 

Aldrich, un artesano de la violencia impiadosa que se condice con nuestra praxis cotidiana, juega en pantalla con la idea de los imperialismos entrecruzados que se mueven por detrás de los intereses en lucha y que obviamente son ecos de la brutal y recién finalizada Guerra de Corea (1950-1953), con los norteamericanos representando el sustrato bien parasitario y oportunista de su país -Ben simboliza al sur esclavista y Joe al norte más desarrollado, aunque ambos curiosamente invirtiendo los estereotipos de los rubros involucrados- y el marqués y la condesa haciendo las veces de una aristocracia decadente que no sabe cuando tirar la toalla y sigue con la idea de salvaguardar a la monarquía improvisada vernácula, esa que pondera Labordere a través de su defensa sincera de Maximiliano I, o aprovechar el caótico entorno gubernamental para saquear lo que haya disponible, estrategia de máxima de la exquisita arpía de Duvarre, una cínica con todas las letras que anhelaba “cobrarse” el ser utilizada de tapadera llevándose el tesoro en un punto intermedio del viaje a Veracruz. La historia incluso reflexiona acerca de la importancia del arsenal en cualquier batalla mediante esos flamantes y poderosos rifles Winchester de repetición -creados en 1866- que portan los miembros de la banda de Erin, fundamentales tanto para el ataque como para una eventual defensa, por ello mismo estos proto paramilitares norteamericanos se vuelven tan necesarios dentro del período del Segundo Imperio Mexicano ya que no sólo están mejor equipados sino que saben utilizar/ exprimir a estos nuevos artilugios de la muerte. Aquella honradez -entre inocente bobalicona y marcadamente chauvinista fascistoide- de los westerns de antaño, esos que sin embargo seguirían produciéndose hasta la aparición de los cambios contraculturales de los 60, aquí es sustituida por distintos niveles de una picardía bien cruenta, pensemos en la relativa humildad de un Ben que se conforma con lo que le dan los juaristas y en la ambición sin frenos de un Joe volcado al capitalismo más caníbal…

da qui