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lunedì 21 luglio 2025

Che ci faccio qui - Domenico Iannacone

solo se vi volete bene, recuperate da Raiplay l’ultima stagione di “Che ci faccio qui”, di Domenico Iannacone, nessuno se ne pentirà.

https://www.raiplay.it/programmi/checifaccioqui

mercoledì 29 gennaio 2025

Un giorno in pretura, a Nuoro

Mi è capitato di trovare su Raiplay, in Un giorno in pretura, il processo che si è celebrato nella Corte d’Assise in Nuoro.

Ricordavo i fatti, a Orune (in provincia di Nuoro), l’8 maggio 2015, di mattina, un ragazzo, Gianluca Monni, insieme a molte altre persone, aspettava il pullman per Nuoro, dove frequentavano alle scuole superiori.

Ma quel ragazzo non sarebbe mai partito, da un’automobile partirono i colpi di arma da fuoco che l’avrebbero ucciso, davanti a tutti.

Grazie alle tante testimonianze delle ragazze e dei ragazzi che erano con lui, le forze dell’ordine individuarono l’assassino e i suoi scagnozzi.

Le cose sono molto complicate, l’auto (rubata) apparteneva a un ragazzo che la sera prima non era tornato a casa, e del quale, ancora, dopo 10 anni, non si è trovato il corpo.

La trasmissione, in due parti, dura complessivamente un paio d’ore, dopo aver iniziato non sono riuscito a smettere di guardare e ascoltare, per una delle visioni più sconvolgenti degli ultimi tempi, altro che film dell’orrore (che sono finti).

La nota positiva è la forza e il coraggio delle ragazze e di alcune donne adulte, già solo per questo il tempo dedicato alla visione non sarà sprecato.

 

Ecco dove vederlo:

qui la prima parte:

 

qui la seconda parte.

 

 

i giorni successivi mi sono ricordato di un libro, di Nicola Lagioia, che mi aveva lasciato una grande inquietudine.

 

scrive Italo Calvino:

"L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."


 

ecco cosa avevo scritto di quel libro:

 

La città dei vivi – Nicola Lagioia

Marco e Manuel ammazzano Luca, in modi orribili.

Nicola Lagioia ricostruisce tutte le vicende che ruotano intorno al fatto, dati causa e pretesto, in una Roma che diventa sfondo e protagonista della storia.

quello che sconvolge nella lettura (e nella scrittura) del romanzo è che non ci sono ruoli definiti per l'eternità, ma vittime e carnefici potremmo essere ciascuno di noi, in una sadica e casuale lotteria della vita e della morte.

Nicola Lagioia inizia a seguire la storia dopo un po' dal momento dei fatti, e però non lascia niente d'intentato per riuscire a ricostruire l'indicibile.

ps: il libro ricorda a tratti A sangue freddo (di Truman Capote).

da qui

giovedì 12 ottobre 2023

Stasera in Tv. Anzi no. E invece sì. - End User

Vi avevo parlato delle piattaforme streaming gratuite qualche tempo fa, un po' di tempo dopo il lancio in Italia di PlutoTv, ma ogni tanto vale la pena tornarci. Soprattutto alla luce del fatto che i servizi di streaming in abbonamento continuano ad alzare i prezzi e ad inasprire le restrizioni per contenere il fenomeno del password sharing.


La mia password è:
Dopo Netflix infatti - ne avevo parlato qui - anche Disney+ ha annunciato che inizierà, dall'1 novembre, a limitare la condivisione delle password a partire, ancora una volta, dal Canada. Saranno contenti i canadesi di essere sempre i primi a sperimentare sulla propria pelle le decisioni dei giganti dello streaming che scelgono il loro paese per testare nuovi prezzi e nuove modalità di accedere. O di non accedere.

Il piano di battaglia di Disney+ tocca però, fin da subito, anche l'Italia che, insieme ad altri sette paesi europei, sarà oggetto del lancio sia di una nuova modalità di abbonamento  - uguale a quella introdotta da Netflix qualche mese fa (prezzo vantaggioso con spot pubblicitari) - sia di un rincaro di prezzo dell'attuale tariffa di 8,99 euro al mese. Fate attenzione perché l'abbonamento che oggi costa 8,99 verrà passato automaticamente al piano premium da 11,99 salvo comunicazione esplicita a cura dell'abbonato: una mossa che mi sembra un po' aggressiva. Le azioni tese a limitare la condivisione delle password, invece, verranno intraprese verso la fine dell'anno in concomitanza con nuove modalità per aggiungere (pagando) utenti e profili ad abbonamenti esistenti ma, fino ad oggi, non sono state ancora suggerite.

Streaming gratuito
Aumenti di prezzi e restrizioni agli accessi portano chiaramente sempre più abbonati a farsi delle domande, a fare dei bilanci, a scegliere cosa tenere e cosa lasciare. E la visione di film e serie tv in streaming gratuito continua a crescere in termini di volumi - accogliendo chi decide di sospendere o limitare gli abbonamenti a pagamento - e in termini di offerta che garantisce un numero sempre maggiore di titoli a disposizione sia in modalità diretta (canali tipo tv lineare) che in modalità on demand.

Qualcuno di voi si sarà accorto che, nel corso di questa settimana, abbiamo cambiato il fornitore dei dati delle disponibilità streaming. Il motivo principale di questo passaggio risiede nella maggiore mole di informazioni sulla programmazione delle piattaforme gratuite a livello internazionale, ossia il settore che, a molti osservatori del settore, appare come il segmento più reattivo e con i più grandi margini di crescita e sviluppo dell'intero panorama streaming.

Rispetto a qualche mese fa, ad esempio, l'offerta italiana di Pluto.Tv - uno dei principali operatori internazionali che fa riferimento al gruppo Paramount - ha investito sul catalogo mettendo a disposizione, sempre in modalità gratuita, titoli assai interessanti. Usando il nostro sistema di ricerca ne ho scoperti diversi - che oltretutto non passano in televisione da almeno cinque anni - e li affido alle parole dei nostri utenti nelle segnalazioni che trovate nella newsletter di questa settimana.

Qualche trucchetto
Avendo testato in questi giorni il nuovo fornitore di dati desidero offrirvi qualche scorciatoia per permettervi di ottenere il massimo dalle nostre (nuove) pagine streaming.

Nella homepage della sezione trovate subito, in alto, il nostro motore di ricerca che vi permette di selezionare e deselezionare con un click le piattaforme che vi interessano (sono di più rispetto a prima, molte di queste sconosciute). Ipotizziamo di aver deciso, per restare in tema con questo testo, di cancellare in un sol colpo TUTTI gli abbonamenti a pagamento e di essere interessati solo alle piattaforme gratuite. Ci basterà attivare la funzione Seleziona i gratuiti per vedere illuminarsi i cinque servizi che hanno fatto dello streaming free la propria missione (oltre ai soliti noti c'è una new entry che si chiama Filmzie che ha anche prodotti meno mainstream e in lingua originale)

Potreste essere soddisfatti anche così e cliccare direttamente sul bottone rosso CERCA ma, se volete, potete aggiungere dei filtri per restringere i campi delle vostre ricerche. Io ve lo consiglio perché i risultati sono davvero tanti.

Alla ricerca di classici nascosti
Se avete voglia, ad esempio, di vedere un film americano degli anni '70 basterà selezionare Usa nel menù Nazione e scegliere la decade 70-79 nel menù Anno. Ovviamente se siete più fini nei vostri gusti potete anche specificare un Genere. Dopo aver cliccato su Cerca si aprirà la pagina che mostrerà tutti i titoli allineati alla vostra selezione ma se volete andare dritti al meglio (e se vi fidate dei voti di filmtv.it) vi basterà cambiare l'ordinamento passando da Tutti a Migliori grazie alla tendina sulla destra (scorciatoia). Ai primi due posti di questa selezione (non è un caso, lo ammetto) ci sono subito due grandi film di John Cassavetes che non passano in tv da molto tempo: Una moglie e La sera della prima.

Se cambiate decade e scivolate sugli anni '80 (mantenendo il filtro Usa) incapperete in un vero capolavoro di Scorsese ignorato dalla tv (scorciatoia). E via così, sull'onda dell'entusiasmo modifichiamo il filtro da Usa a Italia ed appare Speriamo che sia femmina di Monicelli, anch'esso dimenticato dalla tv nostrana (scorciatoia). Voglia di una commedia francese? Filtro Francia, filtro Commedia ed ecco a voi Tanguy di Etienne Chatillez, garbata, deliziosa, frizzante commedia borghese sul conflitto degli affetti. Ultimo passaggio in tv? Il 5 maggio 2013... (scorciatoia)

Al setaccio
Se siete cercatori e scopritori vi consiglio di scegliere dal nostro motore di ricerca i due nuovi provider Filmzie e Spamflix. Il primo è gratis e ci trovate, tra titoli più noti ed altri completamente sconosciuti, Maelström di Dennis Villeneuve. Il secondo, invece, propone un catalogo decisamente non convenzionale (molto in linea con il mio gusto personale) con prezzi di noleggio estremamente popolari (2 euro). Io ho scelto per voi Fish & Cat, horror iraniano decisamente fuori dagli sche(r)mi girato in un solo piano sequenza, passato a Venezia 2013 e sparito dalla circolazione. Sarà il mio film di stasera.

Buon divertimento e segnalatemi le vostre scoperte.
Ci tengo, davvero.

p.s. Sull'onda dell'entusiasmo ho scovato anche tre serie tv gratuite e molto meritevoli che non mi aspettavo di trovare gratis: BroadchurchHumans e Peaky Blinders.


https://www.filmtv.it/post/39167/stasera-in-tv-anzi-no-e-invece-si

giovedì 7 gennaio 2021

Il sospetto - Daniele D'Anza

quando le serie non esistevano in televisione c'erano gli sceneggiati, spesso tratti da opere di scrittori di serie A. 

la tv non era ancora a colori, venivano rappresentate opere che oggi si direbbero difficili, non adatte a essere interrotte dalla pubblicità, la televisione serviva anche ad elevare gli spettatori, che mai sarebbero andati a teatro.

gli attori venivano dal teatro, gli sceneggiati erano di impianto teatrale, quasi sempre ambientate in interni.

il commissario Hans Bärlach (Paolo Stoppa) è un poliziotto non troppo amato dai superiori, per i suoi metodi, integrità e testardaggine.

qui dà la caccia a un torturatore nazista (Adolfo Celi), con l'aiuto di Gulliver (Mario Carotenuto) , ebreo scampato al campo di concentramento.

a volte si dice che i tedeschi hanno fatto i conti non il nazismo, gli italiani poco e niente. 

vedere per credere, ma anche leggere, Friedrich Dürrenmatt è uno degli scrittori più grandi.

e grazie a Raiplay si possono recuperare tanti gioielli.

buona visione - Ismaele

 

 

QUI lo sceneggiato, in due parti

 

Sceneggiato molto particolare, "Il sospetto", per i contenuti, i temi trattati, il ristretto numero di attori e di scenografie; riguardo quest'ultime, tutta la prima puntata è girata dentro una stanza d'ospedale, caso più unico che raro nella storia degli sceneggiati TV.
Cambia il luogo, ma non la sostanza, nella seconda: una futuristica, angosciosa, fredda stanza in una clinica di Zurigo. La verità, comunque, è che in questa produzione il giallo in senso stretto c'entra ben poco: qui non contano le locations, la cerchia dei sospetti, i colpi di scena, gli omicidi mirati; ne "Il sospetto" si conosce già tutto, ossia un probabile indiziato, accusato di orribili torture e una quantità immane di morti sulla coscienza (che non possiede). Se tutto è già scritto, allora cos'è che ci spinge a restare incollati davanti alla TV? La straordinaria prova degli attori, questa l'immediata risposta, ed il titanico, suggestivo scontro filosofico/dialettico tra l'ispettore Barlach ed il chirurgo Fritz Emmemberger. Il trio Stoppa-Celi-Carotenuto è un perfetto mix di emozioni e di alta scuola di recitazione da tramandare ai posteri ed inserire come materia obbligatoria di studi per le giovani leve.
Un altro lavoro targato D'Anza che rimarrà per sempre nel mio cuore.

da qui

 

Il sospetto andò in onda sul Programma Nazionale della RAI in prima serata domenica 13 febbraio e martedì 15 febbraio 1972; regia di Daniele D’Anza e sceneggiatura di Diego Fabbri, dal romanzo omonimo di Friedrich Dürrenmatt, Der Verdacht, pubblicato nel 1951. Negli anni Cinquanta, Dürrenmatt (1921-1990) ha ripetutamente usato l’arma del poliziesco per investigare sull’oscurità insita nella natura umana.

Paolo Stoppa interpreta l’anziano commissario Hans Bärlach, Adolfo Celi è il terribile dottor Emmenberger, Mario Carotenuto è il giustiziere ebreo che si fa chiamare Gulliver, Ferruccio De Ceresa è il dottor Samuel Hungertobel, Mila Vannucci è la dottoressa Edith Marlock, Franco Volpi è il capo della polizia di Berna, diretto superiore di Bärlach; nel cast anche Jole Fierro (un’infermiera) e Olga Gherardi (la dottoressa Irene).

Impianto teatrale, uso impetuoso dello zoom per arrivare ai primi piani, foto raccapriccianti dai campi di concentramento, e pochi attori in scena: Stoppa, Carotenuto e Celi formano un terzetto di fuoriclasse.

Fedelissimo al romanzo (solo il finale è un po’ diverso), con alcuni pensieri di Bärlach trasformati in dialoghi, lo sceneggiato ne enfatizza la staticità. Gran parte delle scene è girata nelle stanze delle due cliniche dove è ricoverato il commissario Bärlach: la prima è la classica, bianca clinica di Berna diretta dall’amico Hungertobel, la seconda è la metallica, avveniristica clinica di Zurigo diretta da Emmenberger…

da qui

 

Nonostante la figura del commissario protagonista, quello di Durrenmatt non è il classico giallo, ma un'indagine sui lati più oscuri dell'animo umano. Esempio di fiction oggi improponibile, con un ritmo piuttosto lento e le riprese effettuate esclusivamente in interni (ospedalieri). Eppure si resta con la sensazione di aver assistito a un prodotto di classe e in grado di ispirare riflessioni non banali. Grande cast: a colpire maggiormente è forse lo scontro dialettico tra Stoppa e Celi, ma la prova di Carotenuto non è certo da meno.

da qui

 

C'è chiaramente il sapore di altri tempi in questo "sceneggiato", che nonostante gli anni non ha affatto perduto il suo fascino, sostenuto com'è dalla recitazione di grandi attori oggi purtroppo scomparsi. Diretto a un pubblico che allora era in grado di recepire e apprezzare i contenuti indipendentemente dall'azione, è sicuramente un manuale involontario su come strutturare un'ottima storia con pochi mezzi. Come altre opere realizzate allora per la televisione, ha i pochi esterni girati su pellicola (16mm) e gli interni con telecamere.

da qui

 

Va immediatamente rilevato che si tratta di film televisivi e pertanto, seguendo gli standard dell’epoca, a basso budget e con pretese estetiche minimali: bianco e nero, scenografie e costumi sostanzialmente teatrali, luci palesemente di studio di registrazione (ove si svolge la maggior parte della trama), azione ridotta al minimo e dialoghi preponderanti. Detto ciò, Il sospetto è nel suo contesto un validissimo lavoro che sfoggia un cast di indubbio appeal (i principali interpreti sono Paolo Stoppa, Ferruccio De Ceresa, Mario Carotenuto, Adolfo Celi, Franco Volpi e Olga Gherardi) con una sceneggiatura firmata da Diego Fabbri e la mano salda di D’Anza dietro la macchina da presa – ma al di là dei citati limiti produttivi, va anche riscontrata una durata forse un po’ eccessiva, vale a dire due ore e mezza circa, dovuta alla necessità di riempire due prime serate.

da qui

 

 


sabato 11 aprile 2020

Il giudice meschino – Carlo Carlei

Raiplay è una miniera di film, sceneggiati, fiction, serie non italiane, recenti e non.
ieri mi è capitato un film per la tv con Zingaretti che interpreta un magistrato senza nessuna voglia, da prendere a schiaffi, e poi rinasce e lavora come si deve.
ambientato in Calabria, parte piano e poi acquista sempre più spessore.
non sarà un capolavoro, ma merita di sicuro.
buona visione - Ismaele




QUI il film completo


…Il racconto è dosato sapientemente e si distacca dalla qualità media della fiction made in Italy, prova a cancellare ogni traccia di retorica e ad offrire personaggi tridimensionali e interessanti, ben scritti e ottimamente diretti. Grazie ad un cast ben assortito e sempre in parte, i protagonisti arrivano dritti al cuore del pubblico e qualche volta lo lasciano senza fiato, proprio come un pugno nello stomaco.
La storia ha ritmo, grinta e rabbia miscelati insieme nelle dosi giuste. Dopo eroi irraggiungibili e modelli di assoluta perfezione, la serialità nostrana si concentra maggiormente su imperfezioni e contrasti, per rendere finalmente la narrazione avvincente e persino sorprendente.

La trama della fiction ha suscitato diverse reazioni: la prima per la piacevole interpretazione di Luca Zingaretti, sempre bravo e per l'intensità dell'espressione - anche se la regia ha scelto una tecnica di recitazione che, mettendo in risalto le incertezze intime del giudice l'hanno obbligato ad un'interpretazione un po' più goffa rispetto ai ruoli ricoperti finora, come per il ruolo del Commissario Montalbano, di superiore identità recitativa e di intime certezze in essa configurate.
Mi é piaciuta tanto l'ambientazione scarna, quasi desertica, che fa volare la fantasia dello spettatore ad una regione che, forse, non esiste più, ma rende il senso di immensa solitudine di chi si trova a lottare in solitudine vicende e fatti legati alla mafia nelle sue varie sfaccettature territoriali, fino a lambire i motivi di difficile applicazione del diritto contro i grandi poteri nazionali ed internazionali che riversano tragiche conseguenze su una popolazione incolpevole che espia una pena immeritata sia in termini economici e di equità non rispettata. Complimenti a tutto il cast, egualmente speciale.

Quando si inizia a identificare un attore con un personaggio specifico diventa poi difficile vederlo in un contesto diverso. E così, considerato anche il plot, è quasi impossibile non immaginare Montalbano, in alcune scene. Soprattutto perché Zingaretti ha degli standard recitativi buoni ma ripetitivi. A parte questo, il livello della fiction è superiore alla media dal momento. Carlei sa come gestire questo tipo di prodotto e il cast, seppur con qualche volto ricorrente, è di buon livello. Anche la sceneggiatura non è la solita minestra riscaldata.

giovedì 13 febbraio 2020

Maltese - Il romanzo del commissario - Gianluca Maria Tavarelli


un film che non t'immagini, alla Rai, su Raiplay, grande protagonosta e grande regista (nel 2000 aveva girato Qui non è il Paradiso, un film grandissimo, protagonista Fabrizio Gifuni).
Maltese è un poliziotto di quelli pronti a essere ucciso dalla mafia, che ancora non si poteva nominare in tribunale, per evitare querele.
era il 1976, a Trapani, terra di frontiera, quando l'eroina iniziava a essere esportata negli Usa.
il film (si dice fiction, in quattro puntate da quasi due ore ciascuna) non ha una seconda parte, o seconda stagione, come dicono, non ne ha nessun bisogno.
non perdetevi Maltese, merita moltissimo - Ismaele

QUI si può vedere (o guardare, a scelta).





Siamo nel 1976, a Trapani. La mafia è ancora considerata da molti come un'invenzione di scrittori e giornalisti, ma è proprio in questo periodo che si sta invece trasformando, grazie all'enorme quantità di denaro che le arriva dal traffico di eroina. Questo cambiamento dà inizio a una lunga guerra che insanguinerà il nostro Paese negli anni a venire. Dario Maltese è fuggito dalla Sicilia molti anni prima, portando con sè un dolore lacerante. Quando decide di tornare nella sua città, il suo migliore amico viene ucciso, e in quel momento Maltese si rende conto che non è più disposto a chiudere gli occhi sul suo passato e sul futuro della sua terra. Diventa il commissario capo della questura di Trapani, prendendo quello che era il posto dell'amico fraterno scomparso. Inizia per lui un lavoro estenuante. L'unica gioia della sua vita è Noa, la figlia, con la quale, dopo un periodo di dolorosa lontananza, si ritroverà. Maltese sa che le vicende di ieri e di oggi sono collegate e vuole trovare i fili che le hanno tenute insieme e portarli alla luce, anche a costo della vita. Anche a costo di fare i conti con il suo passato e di scoprire ciò che non avrebbe mai immaginato su di sè e la sua famiglia. Quel buio che in tutti questi anni lo aveva tenuto lontano dalla sua Sicilia e lo aveva lentamente divorato, comincia a dissolversi…

…aldilà del cast e dell’ambientazione, è l’approccio narrativo che funziona, ovvero un approccio “positivo”, che porta il pubblico per mano in un mondo violento ed ingiusto, a stretto contatto con omicidi e sparatorie che però non creano un clima respingente: Maltese non è uno “sbirro” duro, è un uomo dolce, che viene accolto bene al suo ritorno in Sicilia e non visto con sospetto, che non deve combattere con i sottoposti e che ritrova parti del suo passato nel percorso che intraprende, mischiandosi alla nuova realtà e diventandone parte.
Nonostante il commissario indaghi sulla morte del suo più caro amico, con tutto ciò che emotivamente questo può comportare, a sorpresa riesce poi a distaccarsi durante le indagini, il che spiazza ma è utile a non creare un clima troppo cupo e pesante. Anzi, alleggerisce il tutto rendendo godibile un racconto così duro e drammatico come può essere a prescindere quello legato alla Mafia.
Maltese è, in conclusione, un ottimo esempio di sperimentazione ed innovazione linguistica che si mischiano con la tradizione Rai, quella di intenti e contenuti che mira a rendere più che mai attuale la storia italiana.

Oltre a  Kim Rossi Stuart, il cast comprende Francesco Scianna, nel ruolo del coraggioso giornalista Mauro Licata, e Rike Schmid, nei panni di Elisa Ripstein, fotografa e fidanzata di Licata.
Nonostante il titolo definisca la vicenda "romanzo", la sceneggiatura è originale: non è tratta da opere letterarie, come è avvenuto (ad esempio) per la serie dedicata a Montalbano.
Una storia vera? Quasi
Quella del commissario Maltese è una storia vera? Quasi. I personaggi hanno nomi e vite sostanzialmente "di fantasia". Ma la fiction è stata girata in luoghi reali: a Trapani innanzitutto, poi a Palermo, Mozia e Castellammare del Golfo.
Per scegliere il cast, la produzione ha analizzato sul settimanale "L'Europeo" dell'epoca i volti dei poliziotti siciliani.
Anche i personaggi sono ispirati a figure realmente esistite. Kim Rossi Stuart, per incarnare Maltese, ha preso spunto da Ninni Cassarà (Palermo, 1947 - 1985), poliziotto assassinato da Cosa Nostra. Nel 1982, infatti, conduceva indagini in merito e riconobbe i due killer latitanti Pino Greco e Mario Prestifilippo. E' ricordato soprattutto come stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del "pool antimafia" della Procura di Palermo.
Licata, invece, prende a modello Mauro Rostagno (Torino, 1942 - Lenzi di Valderice, 1988).
Fu giornalista, ma anche uno dei fondatori del movimento politico "Lotta Continua" e della comunità terapeutica Saman, inizialmente ispirata al movimento di Osho Rajneesh. Intervistò Paolo Borsellino e Leonardo Sciascia; indagò su Cosa Nostra. Per mezzo della TV, denunciò le collusioni fra mafia e politica locale. Fu assassinato in un agguato.
Elisa Ripstein ricalca la fotografa Letizia Battaglia (Palermo, 1935 -). Documentò gli anni di piombo, in particolare i delitti di mafia. Famosi sono i suoi scatti all'hotel Zagarella, che ritrassero Giulio Andreotti insieme ad esattori mafiosi, i cugini Salvo.
Ma Letizia Battaglia fu anche colei che raccontò Palermo in immagini: bambini, donne, quartieri, strade, feste, lutti, quotidianità e potere.

la série policière Maltese est une bonne surprise venue d’Italie à découvrir. A noter que si la série a été diffusée sous la forme de quatre épisodes de 90 minutes dans son pays d’origine, elle a été redécoupée en huit épisodes pour sa diffusion en France.

Valutare negativamente la serie per un colpo di scena telefonato o per la prevedibilità della vicenda mi sembra ingiusto. Dovremmo smettere di andare al cinema o collegarci a Netflix e guardare solo documentari. Dal mio punto di vista la suspance è ben bilanciata sulla vita del protagonista e sul suo passato; la caccia all'uomo è un pretesto per rivelare gli effetti della mafia quando nessuno aveva il coraggio di chiamarla per nome, contrapposta alla bellezza del territorio. Fotografia e ricostruzione storica al top, almeno su questo aspetto siamo d'accordo. Aggiungerei anche regia e sceneggiatura alla lista. Se fossi un nerd direi che Maltese sta a Montalbano come la DC sta alla Marvel: sono complementari ma al tempo stesso differenti. Uno si prende molto sul serio, è più riflessivo e "dark", l'altro più autoironico e celebrativo, ma entrambi parlano la stessa lingua e affrontano (quasi) i medesimi temi. Nel romanzo del commissario non esiste un vero cattivo, persona fisica sulla quale accanirsi; anche per questa ragione ho trovato il finale veritiero, in forte controtendenza rispetto al genere che prevede la solita resa dei conti. Contrariamente alla tua analisi, ho trovato la sceneggiatura efficace e ricca di spunti interessanti. Maltese parla di Mafia senza riferimento a fatti o personale reali ma gli echi alla realtà arrivano con forza dissonante. Maltese è chiaramente metafora di un'epoca, uno sceneggiato televisivo - dal taglio cinematografico - che attraverso la fiction racconta il territorio e i protagonisti che nei decenni scorsi l'hanno abitato, con grande lucidità e sensibilità. Tecnicamente mi ha impressionato; i 4 episodi li ho letteralmente divorati su RaiPlay, altro che lenti e banali. Spero vivamente in una seconda stagione.


venerdì 5 luglio 2019

ricordo di Ugo Gregoretti



















Che effetto mi fa entrare oggi nel palazzo della RAI? Quello di penetrare in un luogo che in certo senso ha subito una mutazione sottocutanea, impalpabile, una metamorfosi in apparenza minimalista. In apparenza – infatti – tutto è rimasto come prima, anzi un po’ più sgangherato di prima. Tranne però che il banco delle informazioni, dove al posto di burberi usceri pensionanti di un tempo siedono impettite hostess che tengono in riga la pittoresca orda dei postulanti – questi sì molto diversi da quelli dei miei tempi – quando le file per ottenere il “passi” erano composte da signori in abito di grisaglia e dame sobriamente ornate, genere udienza dal Santo Padre o premio Strega, per capirci, e non tipo telegatti, come oggi.
Oggi è difficile distinguere tra esemplari della fauna RAI e quelli della fauna MEDIASET e questa osmosi somatica si è andata di pari passo trasformando in osmosi stilistica. Ai miei tempi era diverso. Anzitutto Mediaset non esisteva e la RAI egemonizzava l’etere. La Tv era divisa in due pianeti, i programmi culturali e i programmi di evasione, di onesta evasione; più i servizi giornalistici radio-televisivi unificati, unificati per essere meglio controllati. Un controllo che non era solo politico ma si estendeva, ferreo all’uso della lingua italiana.
Commettere un errore di grammatica, di sintassi, di terminologia o di pronuncia nella scrittura o nella lettura di un testo giornalistico era altrettanto difficile che affermare qualcosa di politicamente inopportuno. La vigilanza occhiutissima, veniva esercitata dal Direttore Centrale dei Servizi, il cui soprannome a tutti noto, era “Virgoletta”. Virgoletta aveva compilato un “Manuale del corretto eloquio radiofonico televisivo” ad uso interno, e doveva il soprannome a una sua spiccata ossessione per la punteggiatura. Ma non solo per quella. Una volta mi chiese di leggergli il testo che avevo scritto per un documentario sul lago Trasimeno che sarebbe dovuto andare in onda qualche giorno dopo.
Io inizia la lettura con una certa tremarella poi poco per volta acquistai coraggio vedendo che Virgoletta non batteva ciglio. Ma ad un tratto mutò espressione: “come ha detto?” mi disse. Io rilessi quello che avevo appena letto: “ed ora chiediamo al Sindaco di Castiglion del Lago a che ora tramonta il sole”. “Chiediamo che?” ringhiò Virgoletta, “a che ora tramonta il sole….” balbettai io…. “Domandiamo!” quasi gridò lui, “Domandiamo quando tramonta il sole! Non chiediamo! Chiedere per avere, domandare per sapere!” E mi congedò con malagrazia. Certo, nessuno di noi giovani redattori dell’informazione televisiva di allora – i tardi anni cinquanta – aveva molta simpatia per Virgoletta e per le sue pedanterie, meno che mai riconoscenza. Eppure io da quel giorno se ho voglia di una birra chiedo una birra e se non so che ora è perché l’orologio mi si è fermato domando che ora è. E invio un fuggevole grazie a chi mi ha insegnato a dire così. A chi insieme, ad altri, ha insegnato ad altri e a me che la comunicazione corretta, precisa, critica, problematica, chiara e possibilmente elegante è obbligo morale, culturale, civile. E a questo punto verrebbe quasi voglia di augurarsi che una grandinata rigeneratrice di “VIRGOLETTE” si rovesci sulla RAI, su MEDIASET e su tutte le altre piccole e grandi emittenti, per il loro bene e anche per il nostro.
da qui

mercoledì 12 aprile 2017

come guardare e/o scaricare (legalmente, immagino) film, serie, documentari, e altro, che passano nei canali Rai, ma anche da Youtube

su http://www.raiplay.it/ c'è tutto quello che è passato nei canali Rai nell'ultima settimana, e non solo.
scegli quello che ti piace, se lo vuoi guardare clicchi sopra e lo vedi.
se invece vuoi scaricarlo copi il link del programma scelto, lo incolli dentro http://pasty.link/, scegli la risoluzione del video, ci clicchi sopra, e il programma, film, serie, documentario, o quello che vuoi, in pochi minuti è dentro il tuo computer.
buone visioni - Ismaele

giovedì 2 febbraio 2017

Chavez - L'ultimo comandante (South of the Border) – Oliver Stone

Oliver Stone negli ultimi anni si è dato al documentario, o gira dei film da storie più che vere, quasi documentari con gli attori, come Snowden.
il film su Chavez è un altro sui "diavoli" che gli Usa vorrebbero o avrebbero voluto morti e sepolti da moltissimo tempo, il come sarebbe stato un dettaglio.
Oliver Stone va a trovare non solo Chavez, ma anche gli altri presidenti sudamericani a rischio golpe, come è successo in Paraguay.
sapendo che non è il più bel documentario della tua vita (lo dico solo per evitare delusioni a qualcuno, magari non troppo bolivariano), sappi  comunque che la visione ne vale davvero la pena, visione su un mondo e su presidenti che la nostra tv non ha mai amato - Ismaele


QUI il film completo, in italiano


…A livello puramente registico, “Hugo Chavez – L’ultimo comandante” è indubbiamente un prodotto ottimo, dal ritmo incalzante, che tiene alto l’interesse dello spettatore.
Purtroppo durante la visione dell’ultima fatica di Stone si ha però a tratti l’impressione che il regista abbia voluto, come si suole dire, “mettere troppa carne al fuoco”. Quando Stone si cimenta nell’excursus storico sulla crisi che ha colpito Argentina o Colombia e sugli eventi che hanno portato alla vittoria di personaggi come Evo Morales o Christina Kirchner, il risultato è un po’ traballante. La storia di Paesi così difficili e distanti da noi, di cui gran parte degli spettatori sa poco o nulla, viene riassunta in pochi minuti, in un’alternanza rapida di immagini e opinioni discordanti che finiscono con il confondere lo spettatore…

Il film si approccia a questi "eroici" nuovi condottieri con la stessa informalità e rispetto che dimostrati per Fidel Castro in "Comandante" nel 2002, "Looking for Fidel" nel 2003 e "Castro in Winter" nel 2012, ma con una maggiore attenzione alla lettura e storpiatura mediatica esterna: conta l'aspetto narrativo di una realtà storica in evoluzione. Stone nelle sue domande fa spesso riferimento ai "film", alla percezione esterna della realtà e della finzione: programmatico a tempi alterni, il regista è interessato a questo, al punto esatto in cui straordinari uomini di carisma e potere si staccano dalla realtà e diventano personaggi leggendari - il mitico condottiero Bolivar viene menzionato spessissimo. Non è una coincidenza che per Nixon e Bush il percorso sia stato inverso, benchè sia comune la volontà di svelare un meccanismo, di dare giustizia alla verità (la serie HBO "The Untold Story of the United States" da lui firmata). Ma è in queste ellissi e mancanze che il documentario perde respiro e diventa a tratti quasi propagandistico, nonostante il volto impassibile di Oliver.
In calce, Stone lascia le briciole di un'utopia: che le ondate di emigrazione verso gli Stati Uniti provenienti da questi paesi "neosocialisti" riescano a erodere le mire assolutistiche degli States…

…Dall’intervista che Stone ha fatto al presidente venezuelano Chávez parte il progetto di incontrare, uno per uno, tutti i capi di Stato dei paesi sudamericani che hanno abbracciato un nuovo corso storico. Sfuggendo a qualsiasi incasellamento ideologico precostituito, il regista fa del ritratto di questi Capi di Stato (tra cui spicca quello del venezuelano, per forza di cose maggiormente approfondito e discusso, con una descrizione dei controversi avvenimenti che hanno caratterizzato il suo insediamento e la sua permanenza al potere) l’occasione per analizzare l’atteggiamento dei media statunitensi nei loro confronti. Dunque il tratteggio di queste personalità e i brevi cenni storici relativi alla loro ascesa al potere, se da un lato informa lo spettatore sullo stato di fatto esistente in Sudamerica, soddisfacendo l’abituale istinto del regista americano alla biografia e all’analisi delle modalità di esercizio del potere, dall’altro sembra concentrarsi soprattutto sull’azione manipolatrice esercitata dai mezzi di informazione U.S.A. che, per chiari interessi economici (l’estinzione dei debiti contratti col Fondo Monetario Internazionale non rende più ricattabili questi Stati), hanno demonizzato e continuano a demonizzare la svolta abbracciata dal Sudamerica. In questi termini il lavoro di Stone è un efficacissimo esempio di controinformazione, appassionato e sincero, che punta all’affermazione della necessità di esprimere il sacrosanto rispetto nei confronti di questi Paesi e delle loro scelte di autonomia.

domenica 4 settembre 2016

Ligabue – Salvatore Nocita

quando la RAI faceva le serie tv, o miniserie tv, si chiamavano sceneggiati, e non c'era bisogno di nomi nuovi.
Ligabue è uno di questi, con uno straordinario Flavio Bucci, che interpretava Ligabue (e un bravissimo Alessandro Haber).
la sceneggiatura è di Cesare Zavattini, e chi l'ha visto allora ne ha un ricordo vivo.
l'ho rivisto questi giorni, e davvero è un gran film, con lo stile dei film di una volta - Ismaele

QUI il film completo, nel sito della RAI

(qui un bellissimo film polacco su un pittore come Ligabue, più o meno)




…Rimpatriato dalle autorità svizzere perché "indesiderabile", lo strambo Antonio Ligabue trova perplesse le autorità di Gualtieri che lo affidano al ricovero per vecchi. Ne evade subito per ripararsi nei dintorni svolgendo un qualunque lavoro, ma fallisce sia per gli impietosi scherzi dei compagni che per le sue stravaganze. Si isola in una capanna lungo il fiume Po, dove trascorre il tempo immerso nella natura.
Col passare degli anni la popolazione si abitua alla figura di Toni, considerato un misantropo e anche pazzoide, ma non pericoloso. Senza calcolo alcuno, Ligabue scopre la sua vocazione artistica dipingendo la natura sulle piante e sui muri. Il pittore Mazzacurati ne intuisce il naturale talento e gli dona gli strumenti per dipingere quadri che trovano acquirenti e permettono di allestire una mostra che lo consacra "artista". Dopo varie vicissitudini che lo portano ad essere ricoverato in manicomio, le commissioni e i conseguenti guadagni permettono a Toni di trasferirsi in un alberghetto e lo inducono persino a chiedere la mano di Cesarina, la figlia dell'albergatrice.
Ma in realtà Ligabue è rimasto un "diverso", e anche se i suoi quadri sono stati accettati dai colleghi pittori, dai collezionisti, dai mercanti e dai clienti, la sua incapacità di uniformarsi alle regole della società ne fa un disadattato. Antonio Ligabue muore con la sola amicizia del fedele Cachi e la commemorazione del sindaco non cancella il dramma di un uomo che è vissuto in solitudine tutta la vita…

Andò “in onda” su Rai 1 nel 1977, questo raro capolavoro televisivo. Me lo ricordo bene e come flashback mi tornano alla memoria le vicende narrate e la mia famiglia, come tante, davanti alla televisione. Undici anni sono pochi per comprendere a fondo questa biografia  corretta e realista ma certo resta ancora oggi memoria del disagio provato nell’osservare circostanze nuove e anomale. Una televisione audace, che sporadicamente produsse e propose opere di pari qualità, anche perché, solo qualche anno dopo cedette a una programmazione che, nella competizione con le televisioni private, scese di qualità.
“Ligabue” è diretto da Salvatore Nocita e il protagonista è interpretato da un indimenticabile Flavio Bucci; recitano altri bravi attori come Andréa Ferréol, Giuseppe Pambieri, Pamela Villoresi, Alessandro Haber e Renzo Palmer. La sceneggiatura è di Cesare Zavattini, che tanto fece per la cultura italiana, in particolare per innovare il cinema e renderlo strumento artistico e sociale, un mezzo d’integrazione culturale. Zavattini, instancabile autore del Neorealismo, incontrò Antonio Ligabue, scrisse un poemetto su di lui (Toni Ligabue - 1967) e con sensibilità approfondì la vicenda di quell'uomo sventurato. Con rigore, senza pietismi in tre puntate di un’ora ci fece conoscere uno dei maggiori pittori contemporanei italiani. Perché Antonio Ligabue non stava sui libri di storia dell’arte, non era andato a fare discorsi, né comizi: Ligabue era matto…




Ligabue, quello vero:



qualche quadro: