Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
Visualizzazione post con etichetta Riz Ahmed. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riz Ahmed. Mostra tutti i post
lunedì 27 dicembre 2021
sabato 11 maggio 2019
The Sisters Brothers – Jacques Audiard
primo film americano per Jacques Audiard, con un quartetto di attori straordinari (John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Riz Ahmed, Jake Gyllenhaal).
i due fratelli Sisters sono persone di buon cuore, se non fosse che di mestiere fanno i killer per chi li paga meglio.
non sono killer da un morto e via, fanno stragi, ed fa pensare e sorridere qìuando Eli, il fratello grande, piange per il cavallo morto.
lo stile è un po' dark, un po' comico, un po' surreale, ci si diverte, anche.
il film vale ampiamente il prezzo del biglietto, buona visione - Ismaele
i due fratelli Sisters sono persone di buon cuore, se non fosse che di mestiere fanno i killer per chi li paga meglio.
non sono killer da un morto e via, fanno stragi, ed fa pensare e sorridere qìuando Eli, il fratello grande, piange per il cavallo morto.
lo stile è un po' dark, un po' comico, un po' surreale, ci si diverte, anche.
il film vale ampiamente il prezzo del biglietto, buona visione - Ismaele
I fratelli
Sisters di Jacques Audiard è stato una sorpresa.
Non che le aspettative fossero basse. Al contrario la filmografia del regista
francese è impressionante e I fratelli Sisters è
sicuramente all’altezza dei suoi film precedenti. Più o meno alla metà
dell’ottocento Eli (John C. Reilly) e Charlie (Joaquin Phoenix) sono due
pistoleri in Oregon al servizio di uno spietato Commodoro (Rutger Hauer). Il
boss li incarica di trovare un cercatore d’oro, Herman Warm (Riz Ahmed), di cui
già segue gli spostamenti il detective John Morris (Jake Gyllenhaal), sempre al
servizio del Commodoro. Il compito dei fratelli è farsi dare una formula
chimica dal cercatore e poi ucciderlo…
…un western d'autore (è il primo film di
Audiard in lingua inglese) che gioca con le convenzioni del genere,
divertendosi a sovvertirle sia dal lato formale (la fotografia così vivida, la
musica dal timbro spiazzante, le sparatorie mostrate attraverso ellissi o fuori
campo) che da quello dei contenuti (vedi l'inatteso finale, con la mancata resa
dei conti col cattivo, ma anche la struttura a doppio buddy movie,
con le due coppie di inseguitori e di inseguiti). Il tutto, vivaddio, prendendo
sempre sul serio la materia trattata e senza mai eccedere sul piano post-moderno
o parodistico…
…Molto abile nel rendere il profilo psicologico proprio
del maggiore, ora cullato da sentimenti nostalgici verso una donna (e un
cavallo), ora animato da progetti di riscatto per il futuro, Audiard si mostra
però incapace di rendere adeguatamente quello di tutti gli altri personaggi, in
particolare del signor Morris. Schiacciato sotto la recitazione mono-tono di
Ahmed, il signor Morris rimane un personaggio piatto, ineffabile. Allo stesso
modo, anche il potenziale di Jake Gyllenhaal risulta molto sacrificato.
Peccato. Tuttavia, la complicità fra i due fratelli, l’umorismo da black
comedy, alcune simpatiche trovate in merito a uno scialle e uno
spazzolino son quanto basta a dare spirito e carattere all’azione,
cosicchè arriviamo ai titoli di coda divertiti, soddisfatti, con un mezzo
sorriso disegnato sulle labbra.
…Girato tra Spagna e Romania, questa
bellissima favola per duri è un racconto introspettivo ma anche ironico su due
uomini alle prese con il loro rapporto di fratellanza e col senso della vita.
Ma dentro c’è anche di più: c’è una transizione, quella da un mondo con poche e
discutibili regole verso una società che adotta una dimensione più civile; in
cui gli uomini sono chiamati a una scelta di campo, adattarsi alla convivenza
democratica o soccombere alla legge del più forte. Questo passaggio da
dimensione umana a riflessione generale è uno degli aspetti più poetici e
intimisti di questo western: un’opera inaspettata da un regista come Jacques Audiard…
martedì 5 dicembre 2017
canta Riz Ahmed
Riz Ahmed è il protagonista di almeno due grandi film, Il fondamentalista riluttante e The night of.
sabato 8 luglio 2017
Il fondamentalista riluttante – Mira Nair
il giorno
dopo aver letto (il gran bel libro) Il
fondamentalista riluttante guardo il film di Mira Nair.
è uno dei
possibili film contenuti nel libro, magari non il migliore, ma lo firma lo
scrittore Mohsin Hamid, lo prendiamo per buono.
la storia
è fondamentalmente la stessa, ma contemporaneamente è anche un'altra.
cambia
qualcosa, anzi molto, ti immaginavi certe cose, il film è solo
un'interpretazione del libro, e non potrebbe essere diversamente.
e però,
come capita con i libri che ti colpiscono, il film delude, è un'altra storia.
ma se non
hai letto il libro (peccato!) il film non è male, medio, ecco, un thriller, una
corsa contro il tempo, si guarda bene.
buona visione - Ismaele
…Cinema mainstream, cinema che punta a larghe platee,
dunque alieno da inflessibilità e rigori autoriali, anche abbastanza piacione
per elevarsi a grande cinema. Però cinema che svolge egregiamente la sua
mission. Storia così esemplare, quella del Fondamentalsta
riluttante, da somigliare strettamente a una parabola, anche se si
svolge davanti ai nostri occhi senza pesantezze didascaliche…
…Riesce a fare spettacolo, ad avvincerci, ad
appassionarci alle peripezie del suo Changez diviso, a instillare qualche sano
dubbio nelle nostre certezze. Se indulge un po’ al vecchio vizio terzomondista,
ne fa un uso tutto sommato moderato e poco ideologico, e la storia di Changez
ci viene mostrata attraverso i fatti, non fastidiosi proclami politici. Il
fondamentalista riluttante (bellissimo titolo) ci mostra il dramma di
un uomo che, nonostante il suo acume, l’intelligenza, lo status elevato
acquisito in Occidente, non riesce a sottrarsi alla sua appartenenza
identitaria e alle sua radici. Perché ci sono cose più forte di noi, contro cui
anche il libero arbitrio – totem del pensiero d’Occidente – si frantuma e nulla
può.
…Più che nell'esplicito
confronto/scontro/tentativo di comprendersi tra Changez e Bobby, la chiave di
lettura del film sta nel sottoplot sentimentale. È proprio nel territorio
apparentemente tutto da costruire del sentimento che si rivelano le crepe più
insidiose destinate a far crollare un'integrazione possibile. Perché
inizialmente il giovane pakistano deve compiere una sorta di mimesi nella
relazione per cercare di far superare una difficile elaborazione del lutto. Si
troverà amato, anche dopo l'11 settembre. Ma come diverso, quasi nonostante.
Come se la colpa di alcuni si rovesciasse su tutti. Mira Nair non dimentica poi
di sottolineare come l'eliminazione dal mondo del lavoro di migliaia di persone
sia una forma di omicidio in guanti bianchi. Ce lo ricorda con una breve scena
in cui il padre di Changez, uomo di lettere ma ben radicato nella realtà, gli
fa notare come un sentimento di empatia possa nascere dal confronto diretto con
la realtà. I licenziati invece sono solo numeri in una statistica. Così come un
ostaggio eliminato brutalmente o un giovane ucciso accidentalmente possono
essere immagini che il mondo potrà utilizzare per continuare ad alimentare
l'odio oppure superficialmente dimenticare in fretta.
…Molta carne al fuoco in un film che rimane coerente e
lineare in tutta la sua durata. La Nair dimostra una grande sicurezza nel
delineare il cambiamento di una nazione dopo l'attentato, e i fermenti che si
svolgono oggi nell'altra, ma anche il dramma più intimo e personale di Changez.
Ha la mano ferma nel gestire un racconto che passa attraverso 3 continenti, si
mescola a tratti con la spy story nei giochi di ruolo e nella ricostruzione dei
fatti, tanto da far ripensare a tratti a Tony Scott. Ma per un attimo non
possono non venire in mente Tarantino quando vediamo un tv un B-movie
pakistano, o Kurosawa quando un evento ci viene riproposto da più punti di
vista…
…Dotato di una trama complessa, ma ben sviluppata, Il
fondamentalista riluttante, tratto dal romanzo omonimo di Mohsin
Hamid, è un tentativo di analisi abbastanza approfondito di due mondi, quello
americano e quello islamico, caratterizzati dai loro pregiudizi e preconcetti.
Il motore che avvia il terrorismo non è altro che quello che avvia il
capitalismo americano; entrambi sono insediati da un fondamentalismo estremo,
che sia quello religioso o quello economico poco importa perché entrambi
mietono troppe vittime. Il protagonista Changez fa parte di questo processo,
raggiungendo però la consapevolezza di volersene distaccare, insegnando ai
più giovani a non farsi accecare dall’odio e a vedere nel dialogo la luce
di un sogno pakistano.
Tecnicamente ben diretto, Il fondamentalista
riluttante è un buon prodotto artistico, nonostante l’11 settembre
sia un tema già da molti utilizzato. Poco sviluppato però l’aspetto religioso
che non può essere solo di contorno in un racconto come questo, in cui politica
e religione vanno avanti di pari passo. Infine il team di attori ha dato una
buona prova, in particolare il protagonista Riz Ahmed, perfetto nel suo ruolo,
aiutato anche dal fatto di aver vissuto proprio sulla sua pelle una storia come
quella rappresentata.
lunedì 16 gennaio 2017
The night of - Richard Price, Steven Zaillian
un film
che ti tiene attaccato alla poltrona per tutto il tempo necessario, una
sceneggiatura come poche, attori molto bravi (John Turturro è grandissimo), per
non parlare del gatto.
una storia che è insieme mille
storie, ed è spiazzante indicare un genere (oltre che esercizio per pigri).
The night of sembra essere una serie, ma in realtà, come dice il regista Steven
Zaillian, l'opera nasce come un un film, molto lungo, ma un film, e si vede, in
ogni episodio manca un riassunto delle puntate precedenti, per esempio, come si
fa in tutte le serie tv.
succedono tante cose, impossibile
raccontare il film, sarebbe troppo riduttivo.
mala tempora currunt per i
meccanismi della giustizia, che a volte contraddicono il concetto della
giustizia, per le prigioni, luoghi dove si impara a essere delinquenti, per la
ricerca della verità.
John Stone, piccolo avvocato di
strada, sfigato nella vita, con un figlio che non lo considera, ma testardo
come pochi, è l'unico che, forse, crede in Naz.
cercatelo e godetene tutti, sarà
tempo davvero ben speso - Ismaele
… è il racconto della discesa agli inferi
non solo di Naz, che inizia da bravo ragazzo e finisce da ragazzo (cattivo)
perduto - o con grandi possibilità di perdersi -, ma anche di John Stone, cui
presta volto, ironia e malinconia un grande John Turturro, avvocato da pochi
spiccioli ma dall'istinto quasi animale, uno dei charachters più tristi che
ricordi degli ultimi anni quantomeno sul piccolo schermo, pronto a legare le
sue speranze non solo al giovane assistito ma anche e soprattutto ad un gatto
cui è allergico, e che potrebbe rappresentare l'ultima ancora che allontani la
solitudine; del detective Box, alla ricerca dell'agognata pensione e forse, nel
subconscio, di un'uscita di scena in grande stile, della procuratrice
distrettuale e della giovane avvocatessa di belle speranze, di due genitori che
dopo aver lottato contro l'emarginazione razziale per una vita si trovano a
fronteggiare il dramma e le ripercussioni della vicenda del figlio; di chi è
colpevole e di chi potrebbe esserlo, di chi è abituato a muoversi nella giungla
dei carceri di massima sicurezza, e vede in Naz un "unicorno",
qualcosa che, tra quelle mura, non esiste e forse non esisterà mai.
In The night of tutti perdono, anche quando vincono…
In The night of tutti perdono, anche quando vincono…
…A Naz lo representa Jack
Stone (John Turturro, que el dios de la actuación lo tenga en la gloria), el
abogado ideal para el caso. ¿Por qué? Porque los dos saben lo que es ser
marginado. Los dos conocen de la discriminación. Los dos entienden lo que es vivir
en un mundo que los mira de reojo (Naz, de una familia musulmana, acusado de
terrorista cada dos por tres; Jack, siempre en chancletas por problemas de
alergia en los pies, parece condenado a sacar de la cárcel a prostitutas y
ladrones sin mucha inspiración).
Todo
resulta sutil y elegante. The Night Of apunta a una Nueva
York oscura, alejada de las luces que generan las grandes torres, cercana a la
suciedad de los pasillos, de los barrios de las comunidades (chinos,
musulmanes, judíos), de la comida barata. Esa mirada de la ciudad la aporta el
personaje de Turturro (se encargó del papel que iba a tomar James Gandolfini
antes de morir), que camina por todos lados, pregunta, escarba. Es un abogado
de la calle…
…The Night Of es
enérgica y vibrante. Tiene no solo un estupendo guión, sino una dirección
perfectamente ejecutada y calculada, en este mundillo televisivo donde el
aspecto literario suele brillar mucho más que el visual. Pero el guión es
asimismo excelente, tanto en forma como en fondo, los personajes están
perfectamente desarrollados y muy bien interpretados, y tiene muy claro los
temas que trata: La muestra de que en los tribunales no importa tanto
recolectar hechos para dar con la verdad en torno a un crimen, sino en los
elementos necesarios que permitan construir esa verdad, la cual irá en función
de uno u otro lado de la balanza de la justicia…
… es
un relato de corte criminal que, dentro de este subgénero, brilla sin problemas
por la calidad de todos los ingredientes convocados. Pero es eso al fin y al
cabo, un magnífico entretenimiento de peso de casi diez horas que emite una
clara y distintiva denuncia, la crónica de una ¿injusticia? que sucede todos
los días y ante cada crimen. La presunción de inocencia existe por algo, ya que
bajo la presión adecuada y estudiada su vida con tal objetivo en mente, todos
tenemos potencial de asesinos y se podría vender nuestra imagen como tal. Lo
que Steven Zaillian & Richard Price buscan es evidenciar que el sistema
está roto, y que debe hacerse algo para evitar que las experiencias así sean
vividas por gente antes de probarse su culpabilidad. Y lo hacen con un relato
envolvente y adictivo, excelente en la ejecución y que se cierra con bastante
fortuna (excepto por el ya mencionado uso de Chandra), exponiendo la
inquietante calma tras la tormenta.
…The Night Of è
soprattutto il racconto dei suoi fantastici personaggi, che quasi tutti nascono
come macchiette, semplici cliché, ma trovano velocemente un senso più compiuto
e corposo, mostrandosi in quanto esseri umani sfumati,
grigi, aggrappati alle loro vite. È la storia di come ogni singolo
passaggio di tutta la burocrazia e le azioni che circondano un crimine, dalla
scoperta, all'investigazione, fino poi a un arresto, un'interrogatorio,
un'incarcerazione, un processo, una sentenza, abbia effetti profondamente
stranianti, disumanizzanti, su chiunque venga coinvolto e finisca per diventare
ingranaggio del macchinario. Ed è in fondo anche una riflessione su quel che ci
aspettiamo da un poliziesco televisivo e su quanta distanza passi fra quel che
siamo convinti di voler vedere e quel che invece davvero abbiamo bisogno di
sentirci raccontare. È una miniserie stupenda, scritta, diretta e recitata
alla grande, ed è una fra le cose più belle che siano passate in TV nel 2016. E
ovviamente, immaginarsela senza John Turturro è impossibile.
dice Steven Zaillian:
…“Io e Richard abbiamo visto la serie originale inglese [Criminal
Justice, da cui è tratta The
Night Of], e ci siamo subito detti: mostriamo un caso giudiziario dalla
notte dell’arresto fino alla sua conclusione. Ho scritto una traccia della
storia a partire dall’arresto, l’accusa, la citazione in giudizio e la sua
formalizzazione, ecc. Mi ha aiutato molto guardare tutto nel minimo dettaglio,
compresi i luoghi in cui uno normalmente va in queste circostanze. Questa è
diventata l’architettura generale di The
Night Of. Ma è stato soprattutto l’apporto di Richard e della sua scrittura
a portare a quel livello di dettaglio che desideravo. E poi gli attori, che
sono stati fantastici.”
“È un lavoro impegnativo. Ci sono 470 pagine di
sceneggiatura e oltre 200 attori con battute, e una trama abbastanza intricata.
Un po’ troppo perché un’unica persona si occupi della scrittura. È da tempo che
ammiro le opere di Richard, abbiamo lavorato bene insieme.”
“Richard ha scritto le prime stesure degli episodi, io ho
fatto le riscritture, e insieme abbiamo lavorato sulla creazione delle singole
linee narrative.”
“Ho pensato a The Night Of come a un lungo film, piuttosto
che a una miniserie di 10 episodi. Il tutto ha un inizio, una parte centrale e
una fine. È la classica struttura
cinematografica dei tre atti.“
“Amo un buon dialogo in un film o in TV, ma per me sono
importanti anche le scene in cui i personaggi non parlano. Mi piace una
narrazione completamente visiva. Richard dice che in un romanzo puoi raccontare
direttamente la vita interiore di un personaggio, ma al cinema o in una serie
devi mostrarla facendo vedere il mondo attraverso gli occhi del personaggio, e
per farlo devi passare del tempo su di lui, senza spostare l’attenzione su
altro.”
Iscriviti a:
Post (Atom)