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lunedì 15 luglio 2024

L'albero del vicino – Under the Tree - Hafsteinn Gunnar Sigurðsson

quando tutto potrà andare male niente potrà impedirlo, una bambina senza padre, una madre senza figlio, una gatta che sparisce, un albero che fa il suo dovere sono una parte dei protagonisti del film, una commedia sempre più nera, senza fermarsi davanti all'abisso.

un film da non perdere, promesso.

buona (ombrosa) visione - Ismaele 

 

 

 

Hafsteinn Gunnar Sigurðsson racconta una guerra non convenzionale, dove le regole di civiltà e buon senso lasciano progressivamente spazio alla voglia di vendetta e di rivalsa, che come un ciclone travolgono i protagonisti determinando il corso degli eventi. Il risultato è un’appagante e inquietante annullamento dell’umanità, che non può creare né vincitori né vinti. Un beffardo e azzeccato finale cala così il sipario su questa convincente commistione di generi, forte delle buone prove degli attori protagonisti e sintomatica dell’imperterrita capacità del cinema di reinventare continuamente se stesso a qualsiasi latitudine.

da qui

 

La serietà di chi è coinvolto nella farsa è una delle principali premesse alla riuscita dell'effetto comico e il film di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson gioca esattamente su questo principio. Si ride amaro, o forse il riso non affiora veramente alle labbra, ma è lì, sottotraccia, pronto a rincarare la dose, pronto a suggellare, nel finale, la beffa dell'assurdo, la tragicommedia dell'animale sociale. Nella civile Islanda, infatti, dove alzare la voce o parcheggiare fuori posto è un comportamento irrazionale, non c'è spazio per l'irrompere dell'emotività, lo scalpitare dei nervi sotto pressione appare subito violenza, disturbo psichico, occasione per cui chiamare la polizia. Semplicemente non c'è posto per una contravvenzione all'obbligo dell'armonia sociale; non è quello il luogo, come la riunione di condominio (una delle scene clou) non è il luogo per spostare il discorso sul personale: non si può usare la discussione sulle fogne per parlare di divorzio, è scorretto, al di là dell'urgenza intrinseca della materia.

Innescata dal fastidio che l'ombra di un albero getta sull'angolo verde di una coppia di mezza età (e il paradosso è già dietro l'angolo, perché quanto sole potrà mai esserci, e quanto spesso, in quel di Reykjavik, per generare un'ombra?) la guerra tra vicini di casa è scheletro narrativo e pretesto riuscito di un film che non si esaurisce, però, soltanto in un racconto ben orchestrato. Attraverso il peso affidato al fuoricampo, occupato dal corpo mancante del fratello del protagonista, che si è fatto nel tempo dubbio, tarlo, vera e propria prospettiva deviata, Sigurðsson parla di cinema e legge il mondo con la lente del cinema, ricordandoci ad ogni istante che la nostra è sempre e soltanto una visione delle cose.

da qui



domenica 2 agosto 2020

Á annan veg (Either way) - Hafsteinn Gunnar Sigurðsson

due lavoratori in una terra desolata, hanno vinto qualche appalto per lavorare in una strada dove non passa nessuno.
la storia dei due giovani che alla fine diventano amici è esemplare, davvero un peccato non conoscere Alfred e Finnbogi.
un piccolo film da non perdere, sicuro - Ismaele





è un film deliziosamente autentico, girato con grande maturità e grande senso estetico da Sigurðsson, che grazie al formato panoramico ha trasformato questa storia d'amicizia quasi in un film fantascientifico, con i due protagonisti alla pari di due alieni che cercano in tutti i modi di conoscersi ed entrare in contatto. Azzeccatissima la scelta di ambientare la storia nei mitici anni Ottanta, un'epoca in cui per comunicare si mandavano ancora le lettere scritte a mano, in cui per mandare dei soldi non bastava un click o una strisciata della carta di credito, un'epoca di grande sperimentazione, sia musicale che nella moda. Un passato e un presente che si scontrano nei gusti musicali dei due protagonisti, che contrappongono il rock al pop elettronico e neomelodico, ma soprattutto nel loro modo di pensare e di vestire.
Either Way: una scena del film diretto da Hafsteinn Gunnar SigurdssonSorretto dalle intense e buffe interpretazioni dei due protagonisti Hilmar Guðjónsson e Sveinn Ólafur Gunnarsson (il più 'anziano' dei due, anche co-sceneggiatore del film insieme al regista) bravissimi nell'instaurare con lo spettatore una grandissima empatia, Either Way sorprende per la sua semplicità, per la scorrevolezza della narrazione e si trasforma in qualcosa di davvero raro quando entra in scena il personaggio del camionista, un uomo baffuto e senza peli sulla lingua che ogni tanto li va a trovare portando loro i rifornimenti di alcol, coca cola e rassicurandoli con perle di saggezza di grande efficacia. Un piccolo grande esordio quello di Sigurðsson, un film intenso, essenziale e incisivo, di quelli che vorresti non finissero mai.

El director nos muestra una puesta en escena desprovista de particulares artificios estéticos, utiliza unos primeros planos muy bien elaborados. Los diálogos están llenos de entusiasmo y le dan al juego un ritmo cada vez más frenético. Pero aparte de esos diálogos lo que más destaca son los silencios que se van produciendo entre una escena y otra.
El árido paisaje de esas montañas al norte de Islandia es otro personaje más dentro de esta historia. Es una película pequeña pero con un gran mensaje.
Recomendable.