anche quest'anno (agosto 2023 - luglio 2024) faccio una specie di classifica dei film visti al cinema (solo 52), e qualcosa di ottimo e buono c'è (cliccando su ogni titolo c'è il link alla piccola recensione che avevo scritto a suo tempo), gli altri, comunque buoni, si trovano nel blog - Ismaele
finalmente un film di animazione senza effetti speciali, e senza neanche bisogno di parole.
un film che arriva dagli anni anni ottanta del secolo scorso, la partita a ping pong al computer lo segnala subito.
Cane soffre di solitudine, così sono i tempi moderni, un annuncio alla tv lo convince a ordinare un robot, e da lì nasce tutto.
Robot, da oggetto tecnologico, diventa un amico di quelli veri, poi succede un incidente e una maledetta coincidenza di date, Cane deve aspettare l'estate successiva per salvarlo.
il tempo passa, nuove amicizie, rinascite miracolose, rispetto e ricordi, ritorna l'estate, ma Robot non è più in spiaggia, niente scompare, tutto si trasforma.
un film per tutti, ma i grandi lo capiscono meglio, forse.
film in tante sale, ma con poco pubblico, peccato, è un film che merita molto.
buona (amichevole) visione - Ismaele
…Tratto dall'omonimo fumetto di Sara Varon, il nuovo film di Pablo Berger, indimenticato regista spagnolo
dello straordinario Blancanieves (2012) e
di Abracadabra (2017) torna in regia in un film
di animazione dai tratti semplici che delineano una società anni '80 popolata
da specie animali antropomorfi, perfettamente integrate in un contesto euforico
ed esaltato che descrive benissimo i sentimenti e gli umori di quei primi anni
'80 negli States.
Ma il film è anche, anzi soprattutto, un inno all'amicizia che riesce
a rivelarsi intimo e profondo pur apparentemente restando in superficie, forte
soprattutto nel suo finale inconsueto e tutt'altro che consolatorio, utile a
spiegare come, spesso nella vita, amicizie e conoscenze possano essere
interrotte da eventi o situazioni che ci impediscono di portare avanti una
relazione anche perfetta e dai connotati idilliaci.
Berger firma un nuovo piccolo gioiello in grado di provocare divertimento
e insieme commozione, senza tuttavia mai risultare ruffiano o troppo melenso.
…Con la purezza narrativa del cinema muto,
Berger si avvicina all’animazione con la curiosità e la maestria di chi si sa
cimentare con l’arte di raccontare interamente con le immagini, senza
l’appiglio dei dialoghi, rendendo ancora più universale quello che già di suo è
un soggetto abbastanza accessibile (a differenza di Blancanieves, che si
rifaceva più filologicamente a quegli anni Venti tanto cari al regista, qui non
ci sono nemmeno le didascalie). E lo fa con tocco vintage (l’ambientazione
della storia stessa e lo stile del disegno) ma non nostalgico, servendosi di
quella che effettivamente è la tecnica più efficace per trasmettere tutte le
emozioni legate a questo improbabile ma inscalfibile legame tra due individui
che riescono a dirsi tutto senza mai aprire bocca. Un legame che allude a
universi più vasti (si intravedono elementi delle tre leggi della robotica
di Isaac Asimov), ma che in fin dei conti rimane
ancorato a quel microcosmo di sguardi e (pochi) suoni che fa della semplicità
stratificata il suo pregio maggiore.
…La narrazione de Il mio amico robot si
apre come un libro di segni in cui gli occhi dello spettatore, anziché
limitarsi alla contemplazione estatica, leggono la propria vita sullo schermo,
costruendo con la loro esperienza, con le loro paure, con i loro amori
dimenticati, con la loro malinconia e persino con i loro rimpianti, un
autentico miracolo senza età. È un film per bambini per la scoperta di alcune
perdite che verranno, ed è un film per adulti per la ricostruzione di uno
spazio quasi sacro di riconoscimento, identificazione, pienezza e mistero. Non
sono cani, non sono robot, siamo semplicemente noi.
…Es un viaje que, como todo viaje, tiene
un final. En este caso el final del viajes es toda una explosión de emociones,
a veces confusas pero siempre reconocibles, tan maravilloso como real. Una
muestra de madurez y empatía que, ojalá, enseñe algo a los más pequeños (y a
algunos adultos). No es un final “Made In Hollywood” pero es, a su manera,
feliz. Y honesto, muy honesto.
prima di “Blancanieves” (qui)
Pablo
Berger aveva fatto questo film che sembra un piccolo film, in realtà poi
capisci che l’ambientazione storica è azzeccata, i personaggi hanno un’anima, e
la sceneggiatura è abbastanza solido, senza cedimenti finali.
appare Mads Mikkelsen (che adesso è una star), allora
giovane e comprimario.
uno di quei film che per non essendo un capolavoro, ti lascia
più di quanto ti aspetti, e questo non capita tutti i giorni.
serio e divertente insieme, non delude - Ismaele
Con
una espléndida ambientación, y una fotografía de colores desvaídos que clavan
el gris panorama y la estética sensiblemente hortera de la España cateta,
puritana y reprimida, auspiciada todavía por los últimos estertores del
franquismo, esta ópera prima de Pablo Berger, reverso irónico y amargo de las
comedias del landismo, aparece como una de las más originales e interesantes de
nuestro cine reciente. Inusualmente eficaz tanto en lo sociológico como en lo
dramático, esta película, tierna y respetuosa con sus criaturas, a las que
nunca ridiculiza o juzga, ajena por suerte a un absurdo afán moralizante pero
nada complaciente ni exenta de una mirada crítica hacia la sociedad del
momento, conquista al espectador casi desde el primer fotograma…
Una commedia vagamente surreale che parte da un ottimo spunto
e guarda il mondo del cinema porno col giusto grado di disincanto e con
tanta,tanta ironia e cio'non guasta mai.La storia di una pornodiva molto
casalingua(per dirla alla Fantozzi)in un film hard diretta dal marito è
l'occasione per non essere troppo bacchettoni e per divertirsi con un film che
è tutto tranne che stupido.Gli attori sono assolutamente adeguati,con una
Candela Pena che si presta abbondantemente e il resto del cast con delle facce
che piu'anni 70 non si puo'…
Pablo Berger's
"Torremolinos 73" clocks in at only 87 minutes and gives the
impression of having been chopped clumsily like one of the 1970s-era porn films
that are its subject. It's a shame that he was not allowed to flesh out more of
the terrific ideas we mostly only catch glimpses of here, but still the film
presents us with a wonderful portrait of the seediness of the 1970s post-sexual
revolution…
… Oltre alla progressiva emancipazione di Carmen,
moglie del protagonista, vi è tra i maggiori motivi d’interesse l’improvvisa e
surreale vena cinefila dello stesso Alfredo, qui interpretato dal simpatico
Javier Camara diParla
con lei; il quale da vita ad un buffo personaggio, che finisce
addirittura per vantarsi di poter girare pellicole pornografiche in Super 8,
emulando lo stile di Ingmar Bergman! A margine di tutto questo, ciò che alla
lunga stanca e rischia di deludere, nel film di Pablo Berger, non è in fin dei
conti quel calo di ritmo e di brillantezza che si avverte ogni tanto nella
sceneggiatura, ma l’eccessivo affidamento che il regista ripone negli effetti
vintage della fotografia e negli altri strumenti da lui adoperati per ricreare
le tipiche atmosfere anni settanta. Gli stessi stratagemmi si rivelano peraltro
molto più congeniali sul piano della farsa, quando dalla vita reale dei
protagonisti si passa agli spezzoni meta-cinematografici, alcuni dei quali sono
veramente irresistibili. Del resto, quel discolo di Pablo Berger non si fa
scrupolo di citare goliardicamenteIl
settimo sigilloeIl posto delle fragole.
Con buona pace dello stesso Bergman. Che è un animo nobile e sicuramente
perdonerà.
…ognuno
dei personaggi in scena ottiene ciò che desidera: Don Carlos il film che vuole
lui, Alfredo il ruolo di Regista, e Carmen un figlio. Il sapore dei titoli di
coda è però amarognolo, l’etica professionale è schiacciata dal mostro-denaro e
come se non bastasse quella personale viene sgretolata, ripudiata, dimenticata
per riuscire a coronare un sogno: essere genitori di un film, essere genitori
di un figlio, la differenza, per Berger, è praticamente inesistente, ma i
sacrifici per giungere a tale traguardo sono dolenti, e fanno male dal ridere,
o vicevera…
la storia di Biancaneve con qualche variante, che ci sta benissimo, ambientata nella Spagna classica dei toreri, e i nani ci sono, non temete. interpreti bravissimi, regia perfetta, non manca niente. non servono tante parole, guardalo, se ti vuoi bene, è molto più bello di quello che ti aspetti - Ismaele
…è una perfetta
simulazione di un film muto degli anni '20, che però è allo stesso tempo un
omaggio sentito e appassionato, senza le scorciatoie facili prese da The
Artist. Ed è veramente un peccato che il film francese
sia stato strombazzato per tutto il globo terracqueo come la new sensation
cinematografica mentre un film comeBlancanieves, molto più bello
e ambizioso, nonché più sincero, sia stato relegato in un limbo per essere
conosciuto e omaggiato solo dagli appassionati. Nulla di troppo rassicurante ma una storia
esplorata in tutto il suo potenziale dark, con quel tocco di gotico in più dato
dalle enormi stanze in cui è prigioniero , su una sedia a rotelle, in completa
solitudine, il padre di Carmen, ridotto ormai a poco più che una larva.
E' bello come Berger , anche sceneggiatore , disegna il loro rapporto, solo
con sguardi e ellissi registiche, in totale assenza della parola. Ed è anche straordinaria la parte della storia
in cui Carmen viene soccorsa e accolta dalla compagnia di nani girovaghi che le
conia il nome di Biancaneve. Echi di Murnau, di Von Stroheim addirittura di
Dreyer e anche un tocco consistente del Tod Browning diFreaks, sono
il tratto distintivo di un film orgogliosamente diverso, un cinema altro che a
prima vista non dovrebbe avere posto nel panorama filmico moderno a causa del
suo anacronismo voluto e conclamato. E invece no, per una grande pellicola come Blancanieves,
per una storia immortale e dal potenziale infinito come quella raccontata dai
Grimm c'è sempre posto nei nostri occhi e nel nostro cuore…
It's too soon to
declare a trend, but a silent film once again seems likely to become a success
in the contemporary film world: "Blancanieves," a striking, visually
stunning Spanish feature, written and directed by Pablo Berger.
Although the story
draws on the Brothers Grimm and the legend of Snow White, it is anything but a
children's movie. It is a full-bodied silent film of the sort that might have
been made by the greatest directors of the 1920s, if such details as the kinky
sadomasochism of this film's evil stepmother could have been slipped past the
censors…
…La séduction opère également grâce à une mise en scène
somptueuse, utilisant à merveille le noir et blanc, et les ressorts d'un cinéma
d'antan. Pablo Berger utilise ainsi de très belles idées de transitions, d'un
gros plan sur un œil du taureau qui renvoie sur celui d'un homme, à une robe de
communion trempée dans un bac de teinture qui devient une robe noire, symbole
de deuil. Il joue aussi sur les thèmes musicaux, qui s'adaptent aux situations
ou personnages, avec en particulier l'instrument à vent, une flûte, qui marque
chaque arrivée du meilleur ami de Blanche neige enfant, le coq Pepe…
…Eccessivo e generoso, mimetico rispetto all’epoca che racconta,
compiuto anche se affastellato, sorretto da un’ispirazione notevole di
scrittura e dalla genuinità dell’operosa ricostruzione retrò,Blancanievessa ammaliare col calore immortale
della sua lieve e candida umanità ma allo stesso tempo conosce il senso del
sublime connesso al terrore e non si sottrae dal dargli il peso dovuto.
Nonostante l’adorabile cornice e l’onestà di fondo non può non rimanere però il
sentore di qualcosa che sappia inevitabilmente di riesumazione, non sterile ma
di sicuro prigioniera dell’automatismo. Un inno alla bellezza abbagliante ma
per forza di cose autoreferenziale, indubbiamente splendido ma anche nato già
morto, auto-concluso nel passato in cui provvede a relegarsi, anche se senza
mai vampirizzarlo. O, ancor meglio, senza mai farne un discutibile bignamino
per favorire la fruizione e l’avvicinamento degli spettatori contemporanei,
preferendo alla patina della confezione la carne e il cuore di una rilettura
vibrante e sentita.Blancanievesè una favola come l’originale, ma per
fortuna non si sottrae dal lasciare spazio ai momenti più neri e alla crudezza
di una dramma di fondo che non fa altro che rimarcarne il coraggio e
l’autonomia dello sguardo. Il bellissimo finale, tragico e feroce, non può che
sottolineare il cuore di tenebra di qualsiasi pur meraviglioso girotondo
consacrato alla messa in fiera delle illusioni. Il baraccone in cui la
protagonista viene esposta, non a caso, somiglia in modo terribile e funesto a
un Santo Sepolcro. E il bacio del principe azzurro, stavolta, sa quasi di
necrofilia.
…Estamos
ante un narrador que, con aciertos y errores, con influencias o sin
ellas, se lanza a practicar el lenguaje del cine en su pura esencia, esto es
con plena confianza y fe ciega en el poder de la imagen como generadora y
propulsora de estados de ánimo y como auténtico motor del melodrama. Y eso es
de agradecer. El resultado no es una obra maestra, pero si una obra que bombea
sangre. Que más allá de las estampas rezuma una intermitente vitalidad. Y que
es capaz de trazar una curva elíptica ingeniosa para despedirse
tras un emotivo final taurino (eso si, políticamente correcto) con una
filigrana poética de altura. Tal vez no merezca las dos orejas y el rabo. Ni
siquiera una oreja, pero si una vuelta ruedo. O lo que es lo mismo, al cine.