un salvataggio mancato è il potente inizio del film, poi dopo nessuno dimentica.
e poi c'è un pazzo pericoloso, Parry (interpretato da Rhys Ifans), che si innamora di Joe (interpretato da Daniel Craig).
tutti sono bravi, ma Samantha Morton di più.
buona (inquietante) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film, su Raiplay
Tratto da un romanzo di Ian McEwan, che funge anche da
produttore associato, L’amore fatale è
un film capace di catturare lo spettatore fin dal magnifico incipit. In
effetti, il primo capitolo di Amore fatale è
forse il più bello di tutto il libro ed era assolutamente necessario renderne
l’intensità anche sullo schermo per non perdere subito la forza dell’opera su cui
la pellicola è basata e portare l’intero film al fallimento. E Michell, regista
spesso incapace di esprimere totalmente il proprio talento, realizza una scena
poetica e al tempo stesso sconvolgente, impressionante nella sua forza
drammatica, anche pensando al fatto che usa con eleganza il ralenti e rifiuta le altre tecniche manipolatorie
tipiche del cinema drammatico E il modo in cui Michell e lo sceneggiatore Joe
Penhall raccontano per immagini un romanzo particolarmente ricco di
introspezione come questo di McEwan è efficace per tutta la durata della
pellicola. Con il fattivo supporto dello stesso McEwan, gli autori sono sempre
riusciti a trovare la giusta via per riproporre sullo schermo i discorsi del
romanzo senza diventare pedanti e senza disperdere la forza delle pagine
scritte. Chi ha letto e amato il romanzo ne ritroverà qui lo spirito
perfettamente intatto, mentre chi non lo ha ancora letto si troverà davanti una
pellicola affascinante e intensa, capace tra l’altro di metter voglia di
leggere il libro…
…L’amore fatale è quello non
contraccambiato, subito drammaticamente dall’oggetto del desiderio. Parry è
folle vittima della sindrome di de Clérembault, una forma di psicosi passionale
(scoperta nel secolo scorso dall’omonimo psichiatra) nei confronti di un altro
soggetto, spesso inconsapevole, con ossessione a sfondo religioso. E’ un
amore perdurante in cui ci si sente investiti dalla missione
di rendere consapevole dell’amore l’oggetto della passione. Il soggetto è
persuaso di essere in comunicazione amorosa con l’oggetto d’amore, attraverso
particolari segnali segreti (secondo Parry il modo in cui Joe sposta le tende
dalle finestre di casa è per lui un chiaro segnale di intesa). “Io ti amo e
tu mi ami, e questo è tutto” dice assolutisticamente Parry a Joe; “Dio
solo sa cosa sarei senza di te!” : ecco esplicitato il delirio amoroso a
sfondo religioso, che rende la beachboysiana God
only knows funzionale al messaggio mistico ossessivo…
Nonostante manchi di un perfetto equilibrio narrativo il film
di ha una densità emotiva ed un’efficacia espositiva davvero sorprendenti.
Efficace la recitazione che non cade mai nel
caricaturale, neppure quando si tratta di Ifans.
L'intensità drammatica della pellicola rimane
costante proprio grazie agli interpreti, e grazie alla capacità del regista di
restituire gli stati d'animo più con i movimenti di macchina che con l'uso dei
dialoghi.
Splendida e fortemente suggestiva la sequenza
dell’incidente della mongolfiera.
…Ottima l’introspezione dei protagonisti, sia quella
allucinata di Daniel Craig, altrettanto quella più vicina alla pazzia di
Samantha Morton. Entrambi gli attori, in stato di grazia, sebbene di ognuno,
alla fine si potrebbe raccontare come la storia finisca alla maniera di tutti
insieme disperatamente.
Di grande efficacia l’opera scultorea dello
stesso regista, la sua insistenza sui volti scolpiti, duri e scalfiti fin
nell’interno, attraverso cui ci fa passare dalla biologia alla meccanica
(materialità) dei sentimenti, anche quelli più intimi, celati sotto la dura
roccia della nostra umanità.
Il finale è tutto affidato all’immagine
(iniziale) di una bottiglia di champagne. L’incarto esterno del tappo è ancora
intatto: evidentemente è vero che “tutte le cose hanno un significato per
qualcuno. Tutte le cose accadono per un motivo”.
La bellezza abbagliante della campagna inglese, un bambino su
una mongolfiera rossa che un vecchio da terra non riesce più a controllare,
quattro uomini che corrono in suo soccorso, si appendono alle corde, si
sollevano, oscillano, finché un colpo di vento più forte degli altri li fa
innalzare ancora di più, li costringe a mollare. Tutti tranne uno, che finirà
col precipitare. Cambia così la vita di tutti i personaggi coinvolti
nell’incidente, in quello che è stato definito uno degli incipit più
affascinanti della letteratura contemporanea, un momento di immediata, potente evocazione
visiva. L’amore fatale di Ian McEwan è un romanzo sinuoso,
oscuro e romanticamente disperato, del quale il regista Roger Michell riesce
solo in parte a trasferire sullo schermo le suggestioni. Fin dalla sequenza
iniziale, nata per il cinema, che è bella, ma non riesce a conservare l’impatto
sconvolgente della pagina scritta. Costretto all’inevitabile semplificazione
del flusso interiore ossessionante su cui si costruiscono le dinamiche e gli
interrogativi del romanzo, il film finisce per colorarsi di thriller e per
annacquare invece la lacerante predestinazione melodrammatica del suo triangolo
amoroso. E questo nonostante la bravura degli interpreti, soprattutto Rhys
Ifans, stralunato e persino tenero nei panni del persecutore sentimentale.
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