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martedì 29 luglio 2025

“Cara Meloni, perché la tua assessora non finanzia il film sui poliziotti uccisi dalla mafia?”: la lettera del regista – Manuela Modica


Il ragazzo che amava i cavalli - il film su Zucchetto, Montana e Cassarà - non è stato ammesso al finanziamento dalla Film commission siciliana. L'autore Pasquale Scimeca scrive alla premier

“La lotta alla mafia non è (o non dovrebbe essere) né di destra, né di sinistra, ma un dovere morale di tutti: politici, intellettuali e semplici cittadini. Allora perché un assessore della Regione Sicilia, a Lei vicina, ha negato il finanziamento al film sui giovani poliziotti barbaramente assassinati dalla mafia?”. A porre la domanda è Pasquale Scimeca in una lettera in cui si rivolge direttamente alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni. L’ultimo film del regista siciliano – Il ragazzo che amava i cavalli – non è infatti stato ammesso al finanziamento dalla Film commission siciliana, lo scorso 2 luglio.

Il regista sceglie il giorno in cui si ricorda l’uccisione, 40 anni fa, del commissario Beppe Montana, capo della sezione Catturandi della Squadra mobile di Palermo, per rivolgersi alla premier. L’assessora a “lei vicina”, a cui fa riferimento Scimeca è Elvira Amata, anche lei di Fdi e alla guida dell’assessorato al Turismo, che ha stanziato i finanziamenti per film e serie tv. Amata è indagata per corruzione in un’inchiesta della procura di Palermo. Secondo le ipotesi d’accusa l’assessora avrebbe ottenuto l’assunzione del nipote in cambio di finanziamenti per alcuni eventi.

Dopo il niet al film su Biagio Conte, anche questo bocciato dalla Film commission, ora fa discutere anche il rifiuto per il finanziamento al film sui poliziotti uccisi da Cosa Nostra negli anni ’80: Lillo Zucchetto, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Roberto Antiochia e Natale Mondo: “Non erano dei pericolosi estremisti, ma fedeli servitori dello Stato, morti ammazzati mentre facevano il loro dovere”, ha scritto Scimeca, autore in passato di pellicole premiate come Rosso Malpelo e Placido Rizzotto. Il rifiuto è arrivato dalla Film commission siciliana che ha stilato una graduatoria in cui il film di Scimeca risulta non ammissibile a finanziamento per un punteggio sotto la soglia minima che riguarda la solidità finanziaria della produzione (il minimo era 15, il film ha totalizzato per questa voce soltanto un punteggio sotto la soglia minima, arrivando a 14,6).

Sono quasi 4 milioni di euro quelli stanziati dalla Film commission siciliana per le produzioni che hanno partecipato al bando lanciato nel 2024. Tra queste anche la Palomar che ottiene 729 mila euro per la seconda stagione di Vanina, un vicequestore a Catania. Nella prima stagione, però, alla serie aveva partecipato l’attrice Verdiana Barbagallo, poi nominata tra gli esperti scelti per redigere la lista delle produzioni da finanziare, come ha denunciato Scimeca. A presiedere questa sorta di commissione è Nicola Tarantino, dirigente della Regione Siciliana, anche lui intercettato dalla Guardia di Finanza di Palermo nell’indagine che ha coinvolto l’assessora.

Dopo il caso Cannes, l’ultima indagine per corruzione della procura di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia, ha alzato un gran polverone su come siano stati distribuiti i finanziamenti dell’assessorato al Turismo e della presidenza dell’Assemblea regionale, entrambe guidate da due meloniani. “Perché (e a chi) fanno ancora così tanta paura questi giovani poliziotti dai ‘passi perduti’, questi figli di un dio minore che indagavano coi piedi nel fango, che cercavano i latitanti tra i vicoli e le borgate mafiose? Eppure, è grazie a loro se è rimasta viva la speranza dei ‘siciliani onesti‘ in quegli anni bui. È grazie a loro se Paolo Borsellino e Giovanni Falcone hanno potuto istruire quel Maxiprocesso che ha rappresentato la prima vittoria dello Stato contro la mafia”, ha ricordato il regista palermitano nella lettera rivolta a Meloni. “Per chi ha la memoria corta, o per chi di memoria non ne ha per niente, forse vale la pena di ricordare che il 28 luglio di 40 anni fa, veniva assassinato il giovane commissario di polizia Beppe Montana”, sottolinea Scimeca proprio nel giorno dell’anniversario della sua morte. “Signora Presidente del consiglio, perché non volete che la vita di questi giovani poliziotti, di Lillo Zuccheto, di Beppe Montana, di Ninni Cassarà, di Roberto Antiochia e di Natale Mondo, vengano fatte rivivere in un film? Perché non volete che i ragazzi di oggi possano conoscere e identificarsi nei loro valori di coraggio, giustizia e amore per le divise che indossavano con onore? Quanto valgono per le Istituzioni che Lei rappresenta le loro vite? Non faccia finta di niente, mi risponda per favore!”, conclude il regista.

da qui

sabato 5 luglio 2025

Gli indesiderabili – Pasquale Scimeca

un piccolo film basato su un romanzo di Giancarlo Fusco, racconta le storie di un po' di mafiosi espulsi dagli Usa in Sicilia, alternando le gesta negli Usa e le miserie dopo il ritorno in Italia.

niente di speciale, ma ci sono codse interessanti.

buona (mafiosa) visione - Ismaele



 

1951: il tribunale di New York celebra un processo contro un nutrito gruppo di italo-americani accusati di appartenere alla malavita. Non riuscendone a provare la colpevolezza, la Corte attribuisce loro il marchio di "indesiderabili" e li condanna al rimpatrio in Italia. 120 finiscono su una nave diretta a Genova, dove dopo due settimane ad accoglierli c'è una folla di giornalisti, fotografi e semplici curiosi. Giancarlo Fusco è li per scrivere un pezzo per "Il Secolo XIX" e si mette ad intervistare gli "indesiderabili", tra cui riconosce Ezio Taddei, anarchico e suo ex-compagno di liceo. Il pezzo diviene un'inchiesta.
Scimeca, regista apprezzato per le sue opere precedenti, compie un passo falso. Guidato dalla buona intenzione di rivisitare un periodo della storia italiana leggendolo dalla parte dei gangster di mezza tacca realizza un film confuso e zeppo di sparatorie alla rinfusa a cui neppure un Catania e un Gallo sottotono o il cameo di Vincent Schiavelli riescono a iniettare vitalità. Due stelle di stima

da qui

 

"Gli indesiderabili è un'operazione su commissione, voluta dal produttore Galliano Juso. Ero interessato a misurarmi con la pellicola di genere ma per me il cinema è altro"[...]"Gli indesiderabili è un film di transizione, un gangster movie, alla maniera di un autore italiano, dove cinema e cultura orale si contagiano". Pasquale Scimeca, con onestà, così commentò la prossima uscita del suo ultimo lavoro. Non un giudizio di valore (non si tratta di un folle suicida), ma un dato di fatto che può permettere di inquadrarlo nel corpus, non indifferente, della sua opera…

Gli Indesiderabili mostra la faccia più desolante del cinema italico, un regista come Scimeca, in balia già di una produzione stentata, di una distribuzione al limite dell'inesistenza (e di un doppiaggio, ancora una volta, da vomito), alla fine annichilito da attori che, abituati a far imputridire un teatro morto di suo, spingono nella fossa un cinema, quello nazionale, nato moribondo e santificato prematuramente. Marcello Mazzarella è l'unico ad uscirne con l'onore delle armi. Dopo esser stato icona-Proust per Ruiz, qui è il doppio di Rodolfo Valentino.

da qui

 

Dopo il bel Placido Rizzotto, Scimeca prosegue la sua opera di ricostruzione di brani poco noti del passato italiano, e di ripensamento del cinema politico. Stavolta si appoggia a un affascinante reportage di Giancarlo Fusco, Gli indesiderabili (1962) recentemente ristampato da Sellerio. Vi si raccontano le vicende di vari mafiosi italoamericani rimpatriati dal governo degli USA appunto come “indesiderabili”: gangster di mezza tacca, per lo più, con un passato sanguinario e un presente di lenta decadenza. Il regista mette dunque in scena lo stesso Fusco (Catania), mentre indaga i destini di Lily Valente (Mazzarella) che vendica il padre gelataio, di Lu Grisafi (Albanese) raggiunto dai killer fino in Sicilia, e il destino che accomuna un mafioso codardo (Gallo) e il suo garante (Scaldati). Le vicende narrate sono appassionanti, e certe atmosfere di America sognata suggestive. Ma Scimeca non controlla la complessa costruzione corale a flashback, spreca un cast meraviglioso, traspone piattamente certi dialoghi del libro con effetti artificiosi. La sua naïveté non è commovente né “brechtiana”, e alcune parti risultano tirate via o posticce. Casuali, ma da pensarci su, le parentele con gli ultimi film di Paolo Benvenuti e di Ciprì e Maresco.

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venerdì 6 dicembre 2024

Il cavaliere Sole - Pasquale Scimeca

una storia siciliana, tratta da un romanzo di Italo Calvino, e poi da un'opera teatrale.

nella Sicilia, di campagna, alcuni attori devono recitare un'opera, il cavaliere Sole.

il film segue le loro avventure.

buona (poetica) visione - Ismaele

 

 

 

 

 

Un film indubbiamente atipico, in quanto adattamento cinematografico dell'opera teatrale di Franco Scaldati, tratta dal romanzo di Calvino (che colpevolmente non ho letto). L'impianto del film è ovviamente teatrale, specialmente nella seconda parte, dove in pratica si assiste allo spettacolo come se fossimo in teatro. Molto belli gli scorci della Sicilia rurale e periferica, che ricordano i film di Ciprì e Maresco, così come gli strani personaggi del film, che spesso parlano dialetto siculo (sottotitolato). Poetico e malinconico; non per tutti.

da qui 

 


domenica 22 febbraio 2015

Biagio - Pasquale Scimeca

un film agiografico, di un santo ancora vivo, questo è "Biagio".
se si guarda la filmografia di Pasquale Scimeca c'è solo Sicilia, e anche qui non si smentisce.
quella di Biagio è una storia vera, e il film è un omaggio.
curioso che l'inizio sia simile a "Belluscone", di Franco Maresco, un giornalista viene chiamato a raccontare la storia.
ci sono più dita in una mano che sale in cui viene proiettato il film, se per caso vi capitasse sappiate che esiste, non è un capolavoro, non è cinema che resterà, e però , con le imperfezioni che ha, una visione se la merita tutta - Ismaele





Il film di Scimeca è sincero, onesto, cristico, pauperista, francescano e quel che volete, ma dopo 100 anni e passa di storia del cinema non può esistere oggi così com’è: va bene il naif, ma si esagera, c’è conversione ma non sulla via dell’update drammaturgico-stilistico, e nemmeno della splendida inattualità. Questa figura Christi, Biagio, quanti proseliti può fare riportata così? 
La sensazione, per esempio nelle sequenze boschive, è di trovarsi in un diorama: i cani candidi, Biagio che non si sporca nemmeno con la terra, si può? E che dire dei barboni ripuliti?
Il modello di riferimento poetico-formale più evidente è quello rosselliniano, ma sicuri sia tale? E, ancora, come si può raccontare conversione e, dunque, redenzione senza sporcarsi le mani, ovvero sporcare le immagini e, soprattutto, mostrare il sangue, il dolore, il “brutto”? No, qui il giusto, buono e bello è trinità inscalfibile, da far arrossire Aristotele. 
Scimeca sull'esempio di Biagio Conte crede, e fa anche bene, a un cinema performativo, dunque, salvifico, a una storia che per il fatto stesso di essere raccontata ti cambia, ti salva, eppure Biagio, crediamo noi, faticherà assai a smuovere le coscienze, in primis per lo stile vetusto che s’è scelto. Beati se ci sbagliassimo, s’intende, ma sul piano ideologico (chiamiamolo così) tocca ricordare il Pensiero di Pascal: “Né un abbassamento che ci rende incapaci del bene, né una santità esente dal male”. Ecco, qui dov’è il male? Dov'è il brutto, lo sporco, il cattivo?

…Proprio per la sua scarsa frequentazione delle ecclesiastiche cose, Scimeca trasmette con immagini vibranti la sua fascinazione e ammirazione per la grande semplicità di Fra Biagio, una condizione materiale ed emotiva raggiunta attraverso la fatica, la fame e il freddo. La rappresentazione di questa lotta, fra scene movimentate filmate con la camera a mano e silenziose inquadrature fisse bianche per la neve o grigie per le nuvole, è la parte più emozionante del film e più sincera, come sincero è il messaggio di quel San Francesco d’Assisi che aggiunge significato alla missione in terra del frate siciliano...

… Di «Biagio» Scimeca ha fatto un'opera rigorosa e altamente spirituale, eliminando qualsiasi tentazione commerciale e lasciando allo spettatore le lunghe inquadrature del protagonista (l'attore Marcello Mazzarella che in passato ha davvero sofferto la fame): grazie a una telecamera digitale Biagio viene seguito passo passo, nel mezzo di una natura essenziale, avolte nemica, altre materna. L’uomo soffre il freddo, la fame, al sete, il dolore fisico e ha per amico un cane. Spesso perde il senso di quello che sta facendo: è davvero così che si trova Dio? La spritualità di Scimeca si rivela nel vagabondaggio di Biagio, in una mistica venata di realismo, il protagonista resta sempre con i piedi ben saldi alla sua realtà, al suo dramma di uomo umile alla ricerca dell’ascesi. Rifiuta il materialismo, il consumismo e abbraccia la povertà, incarnando le parole di Sant’ Agostino: «Il sogno, la poesia, l'ottimismo aiutano la realtà più di ogni altro mezzo a disposizione».
Peccato, però che Scimeca, pur trasformando il protagonista in un assolo, non abbia creato momenti alti dettati dalla verità del mondo (sporco), e dalla passione della fede (sacra) che traspare poco dalle immagini nitide e rigorose…

…“Questo film in realtà nasce un po’ a Corleone – racconta Scimeca – perché è lì che mentre giravamo Placido Rizzotto ho conosciuto il vero Fra Paolo, oggi missionario in Tanzania, grazie al quale ho cominciato a capire che nella vita oltre alla dimensione materialec’è anche quella spirituale e che va cercata”.
Dunque è un po’ il regista che parla quando nel finale Giovanni confessa a Biagio che da ragazzo sognava di fare un film “che fosse bello e che aiutasse la gente a salvarsi”? “L’intento era quello – risponde – l’arte non può limitarsi alla ricerca del bello, ma deve avere dei contenuti utili per chi ne usufruisce”.
da qui