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mercoledì 6 agosto 2025

Classifica 2024-2025

anche quest'anno (agosto 2024 - luglio 2025) faccio una specie di classifica dei film visti al cinema (60), e qualcosa di ottimo e buono c'è (cliccando su ogni titolo c'è il link alla piccola recensione che avevo scritto a suo tempo), gli altri, comunque buoni, si trovano nel blog - Ismaele


No other land

Balentes

Bird

 

Il mohicano

Sono ancora qui

Nero


Flow

Sinners

La città proibita

The brutalist

Aicha - Una sconosciuta a Tunisi



domenica 2 febbraio 2025

Io sono ancora qui - Walter Salles

una famiglia brasiliana molto felice e unita, che abita a pochi metri dalla spiaggia di Copacabana, padre (Rubens Paiva), madre (Eunice), cinque figli e tantissimi amici, fino a quando i militari golpisti iniziano a far sparire le persone, migliaia e migliaia.

Rubens viene preso dai militari, e mai più tornerà a casa.

la moglie e figli aspettano, inutilmente, e rischiano anche loro di essere inghiottiti nel buco nero delle prigioni segrete, subendo tutte le torture possibili. 

Eunice (interpretata da una bravissima Fernanda Torres, candidata per l'Oscar) tiene insieme la famiglia, anche sorridendo.

il film è ispirato da un libro di Marcelo Rubens Paiva, quel bambino amico del regista, che a 20 anni, per una caduta assassina divenne tetraplegico.

il film è molto interessante e non lascia indifferenti.

è in più di cento sale, il cinema vi aspetta, nessuno se ne pentirà.

buona (resistente) visione - Ismaele

 

ps: qualche anno fa Fernando Trueba ha girato un bel 

film, tratto da un libro del figlio di Héctor Abad Gómez, ammazzato dai militari, in Colombia.

 

 

 

Salles si serve della sua brava inteprete principale e di tutta la squadra attoriale per evitare a tutti i costi il melodramma: donna Eunice non cede, non crolla, non urla, piuttosto sorride. Ne esce un film teso e composto, che mira alla testa più che alla pancia.

Ricordare questa vicenda e mettere pubblicamente al bando certe pratiche è necessario perché non continuinino a esistere. Ma Ainda estou aqui (Sono ancora qui) non è solo una storia di denuncia o di memoria: è anche un racconto di trasformazione. Giovane e agiata nella Rio della bossa nova e dell'architettura modernista, nella prima parte del film Eunice è una donna che ha tutto: soldi, amore, futuro.
La tragedia che la colpisce ribalta ogni cosa e la costringe a reinventarsi, con una nuova consapevolezza. È qui, in questo terzo atto raccontato più rapidamente e senza sottolineature, il messaggio politico del film, e la ragione per cui prosegue oltre quella che potrebbe apparire la conclusione ideale. Non è solo completezza biografica. Anche se accompagnare il personaggio in età avanzata offre al regista la possibilità di affidare il ruolo a Fernanda Montenegro, ultranovantenne, protagonista di 
Central do Brasil e dell'inizio del viaggio cinematografico di Salles.

da qui

 

Io sono ancora qui riflette proprio sulla permanenza dell’assenza, del dolore, ma anche sull’ostinazione con cui chi rimane, in questo caso una madre con cinque figli, vuole rimanere in vita e progredire nonostante tutto. Il ritratto di Eunice Paiva è di grande dignità e grazia, soprattutto Salles lo costruisce in modo tale da inglobare all’interno dello stesso involucro l’universalità del trauma nazionale, insieme alla specificità del dramma privato con una comunicazione continua tra l’uno e l’altro.

Io sono ancora qui è un racconto delicato e coraggioso, che per tematiche e geografia ricorda quello splendido Argentina 1985 che passò in Concorso a Venezia 79. Qui il tono è maggiormente declinato verso il dramma familiare, senza l’ironia che contraddistingue il film di Santiago Mitre, tuttavia presenta la stessa dignità nei personaggi, la stessa tenacia e voglia di trovare giustizia, non solo per sé ama per tutta la collettività.

da qui

 

Dire che Fernanda Torres si è calata nel ruolo di Eunice Paiva, che ha trascorso buona parte della sua vita cercando di chiedere conto della scomparsa del marito, sarebbe un eufemismo. Questo film è una vetrina per lei tanto quanto un dramma basato su una storia vera, anche se rispetta sia l’enormità che il peso emotivo dell’esperienza della vera Eunice. Ma è il tipo di ruolo che permette a una persona del suo calibro di fare la differenza, e dà a Torres la possibilità di onorare una figura pubblica che è stata anche una combattente della resistenza (la scomparsa di Rubens ha fatto notizia a livello internazionale); che è stata una madre che si è presa cura dei suoi figli e ha fatto del suo meglio per proteggerli dalla perdita personale e dalla tempesta più grande; che viene messa alla prova quando anche lei e sua figlia Eliana (Luiza Kosovski) vengono prelevate per un interrogatorio, ed Eunice viene trattenuta per quasi una settimana; che sacrifica tutto in nome della famiglia e della scoperta di ciò che è successo dopo il saluto del marito.

E più tardi, nel primo dei due flashforward, Torres mostra cosa succede quando la chiusura cercata per decenni arriva finalmente, inevitabilmente. Ciò che è notevole è il fatto che non esagera mai, né si lascia andare a facili istrionismi e strappi di vesti, anche quando il film stesso diventa molto pesante nella seconda metà. Si tratta di un’interpretazione straordinariamente ricca di sfumature, e non è importante se questo assicurerà a Torres una nomination all’Oscar come miglior attrice protagonista o meno. Certo, assicurerà un maggior numero di occhi su quello che avrebbe potuto essere un film che, pur avendo avuto un enorme successo in Brasile, sarebbe potuto svanire nel rumore bianco di fondo che caratterizza la mania della corsa all’oro di questi primi mesi invernali. Ma Io sono ancora qui è una testimonianza di Torres a prescindere. In patria ha già conquistato l’attenzione dei connazionali grazie all’incredibile lavoro che svolge in questa commovente, emozionante ode alla vita durante la dittatura. Ora merita il plauso di tutto il mondo.

da qui

 


sabato 16 maggio 2015

Linha de passe – Walter Salles, Daniela Thomas

Cleuza ha quattro figli e un quinto in arrivo, Denis, Dinho, Dario, Reginaldo.
il film racconta qualche mese della loro vita, a San Paulo, sull'orlo dell'abisso.
tutti cercano una via d'uscita, il calcio, la religione, un lavoro, l'autobus, salvezza e redenzione non sono facili, anzi.
non adatto per quelli che pensano, con Pangloss, che questo è il migliore dei mondi possibili.
da noi non è mai apparso in sala, e come per tutti i film di Walter Salles, anche in questo casoè un film che merita,  cercatelo - Ismaele






…La costruzione a intreccio, la grandissima fotografia, le recitazioni perfette (meraviglioso il ragazzino) rendono la pellicola di Salles un altro di quei piccoli film sudamericani misconosciuti (come La Zona, Tropa de elite, il primo Inarritu) arrivati da noi soltanto grazie a riconoscimenti festivalieri, spinti dalle buone critiche.
La linha de passe, la linea di passaggio è quel limite astratto che prima o poi tutti dobbiamo valicare se vogliamo che la nostra vita cambi. E' la linea della consapevolezza, del sogno realizzato o infranto, dell'esperienza che ti segna, è uno di quei momenti notevoli che in qualche modo, una volta superati, ci rendono più maturi, ci cambiano per sempre. La linha de passe è un rigore per Dario, è la nuova sfida con la Fede di Dinho, è la maturità raggiunta attraverso gli errori di Denis, è l'autobus guidato di Reginaldo, metafora del ricongiungimento paterno. Nessuna vicenda si conclude nel film, tutto è sospeso, i ragazzi hanno appena messo il piede sulla linea, senza superarla. Tutto può ancora succedere, nel bene o nel male. La loro madre sta per partorire. Noi non lo sappiamo, ma domani tutto accadrà, una nuova vita che nasce, 4 vite che, forse, sono destinate a rinascere ancora.
da qui

Salles è bravo a tessere il racconto (la struttura è multipla ma non articolata) con una narrazione realistica, scandendo i diversi sviluppi con semplicità senza esagerare con i sentimentalismi, ma comunque in grado di emozionare tenendo alta l’attenzione dello spettatore.
Convincente la cartolina della metropoli brasiliana che fa da sfondo alle vicende che con i minuti crescono d’intensità fino a sfociare in un finale evocativo dove si mostra poco e si lascia spazio all’immaginazione, per quanto molto si intuisca comunque.
Con ogni probabilità qui qualche frangente è un forzato, vedi il bambino che guida a tutta velocità la corriera quasi come per voler raggiungere una vita diversa, e il cerchio viene chiuso in maniera abbastanza convincente, ma non fino al punto di diventare qualcosa di più importante…

Linha de Passe est donc un film cousu d'espoirs, déçus ou non, que Salles a construit brillamment, alternant entre les problèmes d'adultes responsables (ceux de la mère, virée à cause de sa grossesse) et ceux d'adolescents pas forcément conscients de leurs actes. Mais il a aussi su mettre en évidence des différences sociales sources de frustrations infinies et potentiellement sources de conflits. La soirée que passe l'apprenti footballer chez ses amis riche, est un modèle de contrastes. Filmé en ombres chinoises, il est le seul que l'image réussit à capter au milieu d'un dancefloor improvisé. Puis, son arrivée dans la cuisine, et sa main qui frôle un frigo impeccable, en disent suffisamment long…

La pellicola è ambientata nei mesi di mezzo del locale mite autunno/inverno australe, a cavallo fra maggio e settembre, rendendo la tessitura cromatica particolarmente imprendibile, cosicché brecce di cielo grigiastro possono interrompere in una scena una successione di inquadrature dove predomina invece un fulgido sole. Ne risulta un impatto spesse volte coinvolgente, per non dire pulsante, nonostante per il resto il tutto si regga ferreamente secondo le regole all'ingrosso del cinema «furbetto» da guerriglia sovramenzionato: onnipresente camera a mano, uso ubiquo di musiche, il saltuario ralenti traballante a comando, scarto avvertibile fra le parti (soprattutto all'inizio, fra gli allenamenti di calcio che ci regalano il doppio senso del titolo e le altre sequenze), profusione di montaggio usando svariate angolature, etc. I cineasti, in questi limiti, ci sanno anche fare, ma chi scrive non può non confessare di essere stanco di questo «stile internazionale» al macello…

L’histoire se passé à São Paulo, une ville de 20 millions d’habitants majoritairement pauvres. Le film de Walter Salles et Daniela Thomas traite d’une femme seule et de ses quatre fils, qui tentent de survivre dans des petits jobs mal payés qu’ils sont désespérés de ne pas perdre. Pour chacun, la vie est une lutte pour échapper au taudis familial dirigé par une mère de mœurs légères qui, à plus de 45 ans, est à nouveau enceinte d’un homme inconnu. Dario est un jeune homme de 18 ans déjà trop vieux pour devenir footballer professionnel, mais qui altère sa carte d’identité pour tromper les découvreurs de nouveaux talents et pouvoir participer aux essais du club local. Un autre frère est un courrier à moto, un parmi les milliers d’autres qui risquent leurs vies tous les jours sur les routes bondées de l’agglomération pauliste, et qui glisse dans la petite délinquance pour pouvoir payer des médicaments à son bébé malade. Dinho est un pompiste la nuit, et prêche la parole de Dieu le jour. Reginaldo, le plus jeune, passe ses journées à sillonner São Paulo à la recherche de l’identité de son père, qu’il n’a jamais rencontré, et dont il est certain qu’il est noir. Pour couronner le tout, sa mère fait le ménage dans les appartements de riches. Tout au long du film, la foi de chacun ne va tenir que sur un film, puisque qu’ils remettent tous en cause leur présent et commencent à douter de leur future...