anche quest'anno (agosto 2024 - luglio 2025) faccio una specie di classifica dei film visti al cinema (60), e qualcosa di ottimo e buono c'è (cliccando su ogni titolo c'è il link alla piccola recensione che avevo scritto a suo tempo), gli altri, comunque buoni, si trovano nel blog - Ismaele
una famiglia brasiliana molto felice e unita, che abita a pochi metri dalla spiaggia di Copacabana, padre (Rubens Paiva), madre (Eunice), cinque figli e tantissimi amici, fino a quando i militari golpisti iniziano a far sparire le persone, migliaia e migliaia.
Rubens viene preso dai militari, e mai più tornerà a casa.
la moglie e figli aspettano, inutilmente, e rischiano anche loro di essere inghiottiti nel buco nero delle prigioni segrete, subendo tutte le torture possibili.
Eunice (interpretata da una bravissima Fernanda Torres, candidata per l'Oscar) tiene insieme la famiglia, anche sorridendo.
il film è ispirato da un libro di Marcelo Rubens Paiva, quel bambino amico del regista, che a 20 anni, per una caduta assassina divenne tetraplegico.
il film è molto interessante e non lascia indifferenti.
è in più di cento sale, il cinema vi aspetta, nessuno se ne pentirà.
buona (resistente) visione - Ismaele
ps: qualche anno fa Fernando Trueba ha girato un bel
film, tratto da un libro del figlio di Héctor Abad Gómez, ammazzato dai militari, in Colombia.
…Salles si serve della sua brava inteprete principale e di tutta la
squadra attoriale per evitare a tutti i costi il melodramma: donna Eunice non
cede, non crolla, non urla, piuttosto sorride. Ne esce un film teso e composto,
che mira alla testa più che alla pancia.
Ricordare questa vicenda e mettere pubblicamente
al bando certe pratiche è necessario perché non continuinino a esistere.
Ma Ainda estou aqui (Sono ancora qui) non è solo una storia
di denuncia o di memoria: è anche un racconto di trasformazione. Giovane e
agiata nella Rio della bossa nova e dell'architettura modernista, nella prima
parte del film Eunice è una donna che ha tutto: soldi, amore, futuro.
La tragedia che la colpisce ribalta ogni cosa e la costringe a reinventarsi,
con una nuova consapevolezza. È qui, in questo terzo atto raccontato più
rapidamente e senza sottolineature, il messaggio politico del film, e la
ragione per cui prosegue oltre quella che potrebbe apparire la conclusione
ideale. Non è solo completezza biografica. Anche se accompagnare il personaggio
in età avanzata offre al regista la possibilità di affidare il ruolo a Fernanda
Montenegro, ultranovantenne, protagonista di Central do Brasil e dell'inizio del viaggio
cinematografico di Salles.
…Io sono ancora
qui riflette proprio sulla permanenza dell’assenza, del dolore,
ma anche sull’ostinazione con cui chi rimane, in questo caso una madre con
cinque figli, vuole rimanere in vita e progredire nonostante tutto. Il ritratto
di Eunice Paiva è di grande dignità e grazia, soprattutto Salles lo costruisce
in modo tale da inglobare all’interno dello stesso involucro l’universalità del
trauma nazionale, insieme alla specificità del dramma privato con una
comunicazione continua tra l’uno e l’altro.
Io sono ancora qui è un racconto
delicato e coraggioso, che per tematiche e geografia ricorda quello
splendido Argentina
1985 che passò in Concorso a Venezia 79. Qui il tono è
maggiormente declinato verso il dramma familiare, senza l’ironia che
contraddistingue il film di Santiago Mitre, tuttavia
presenta la stessa dignità nei personaggi, la stessa tenacia e voglia di
trovare giustizia, non solo per sé ama per tutta la collettività.
…Dire che Fernanda Torres si è calata nel ruolo di
Eunice Paiva, che ha trascorso buona parte della sua vita cercando di chiedere
conto della scomparsa del marito, sarebbe un eufemismo. Questo film è una vetrina
per lei tanto quanto un dramma basato su una storia vera, anche se rispetta sia
l’enormità che il peso emotivo dell’esperienza della vera Eunice. Ma è il tipo
di ruolo che permette a una persona del suo calibro di fare la differenza, e dà
a Torres la possibilità di onorare una figura pubblica che è stata anche una
combattente della resistenza (la scomparsa di Rubens ha fatto notizia a livello
internazionale); che è stata una madre che si è presa cura dei suoi figli e ha
fatto del suo meglio per proteggerli dalla perdita personale e dalla tempesta
più grande; che viene messa alla prova quando anche lei e sua figlia Eliana
(Luiza Kosovski) vengono prelevate per un interrogatorio, ed Eunice viene
trattenuta per quasi una settimana; che sacrifica tutto in nome della famiglia
e della scoperta di ciò che è successo dopo il saluto del marito.
E
più tardi, nel primo dei due flashforward, Torres mostra cosa succede quando la
chiusura cercata per decenni arriva finalmente, inevitabilmente. Ciò che è
notevole è il fatto che non esagera mai, né si lascia andare a facili
istrionismi e strappi di vesti, anche quando il film stesso diventa molto
pesante nella seconda metà. Si tratta di un’interpretazione straordinariamente
ricca di sfumature, e non è importante se questo assicurerà a Torres una
nomination all’Oscar come miglior attrice protagonista o meno. Certo,
assicurerà un maggior numero di occhi su quello che avrebbe potuto essere un
film che, pur avendo avuto un enorme successo in Brasile, sarebbe potuto
svanire nel rumore bianco di fondo che caratterizza la mania della corsa
all’oro di questi primi mesi invernali. Ma Io sono ancora qui è
una testimonianza di Torres a prescindere. In patria ha già conquistato
l’attenzione dei connazionali grazie all’incredibile lavoro che svolge in
questa commovente, emozionante ode alla vita durante la dittatura. Ora merita
il plauso di tutto il mondo.
Cleuza ha quattro figli e un quinto in arrivo, Denis, Dinho, Dario, Reginaldo. il film racconta qualche mese della loro vita, a San Paulo, sull'orlo dell'abisso. tutti cercano una via d'uscita, il calcio, la religione, un lavoro, l'autobus, salvezza e redenzione non sono facili, anzi. non adatto per quelli che pensano, con Pangloss, che questo è il migliore dei mondi possibili. da noi non è mai apparso in sala, e come per tutti i film di Walter Salles, anche in questo casoè un film che merita, cercatelo - Ismaele
…La costruzione a intreccio, la grandissima
fotografia, le recitazioni perfette (meraviglioso il ragazzino) rendono la
pellicola di Salles un altro di quei piccoli film sudamericani misconosciuti
(come La Zona, Tropa de elite, il primo Inarritu) arrivati da noi soltanto
grazie a riconoscimenti festivalieri, spinti dalle buone critiche. La linha de passe, la linea di passaggio è quel
limite astratto che prima o poi tutti dobbiamo valicare se vogliamo che la
nostra vita cambi. E' la linea della consapevolezza, del sogno realizzato o
infranto, dell'esperienza che ti segna, è uno di quei momenti notevoli che in
qualche modo, una volta superati, ci rendono più maturi, ci cambiano per
sempre. La linha de passe è un rigore per Dario, è la nuova sfida con la Fede
di Dinho, è la maturità raggiunta attraverso gli errori di Denis, è l'autobus
guidato di Reginaldo, metafora del ricongiungimento paterno. Nessuna vicenda si
conclude nel film, tutto è sospeso, i ragazzi hanno appena messo il piede sulla
linea, senza superarla. Tutto può ancora succedere, nel bene o nel male. La
loro madre sta per partorire. Noi non lo sappiamo, ma domani tutto accadrà, una
nuova vita che nasce, 4 vite che, forse, sono destinate a rinascere ancora.
…Salles è bravo a tessere il racconto (la struttura è multipla ma non articolata) con una narrazione realistica, scandendo i diversi sviluppi con semplicità senza esagerare con i sentimentalismi, ma comunque in grado di emozionare tenendo alta l’attenzione dello spettatore. Convincente la cartolina della metropoli brasiliana che fa da sfondo alle vicende che con i minuti crescono d’intensità fino a sfociare in un finale evocativo dove si mostra poco e si lascia spazio all’immaginazione, per quanto molto si intuisca comunque. Con ogni probabilità qui qualche frangente è un forzato, vedi il bambino che guida a tutta velocità la corriera quasi come per voler raggiungere una vita diversa, e il cerchio viene chiuso in maniera abbastanza convincente, ma non fino al punto di diventare qualcosa di più importante…
…Linha de Passe est donc un film
cousu d'espoirs, déçus ou non, que Salles a construit brillamment, alternant
entre les problèmes d'adultes responsables (ceux de la mère, virée à cause de
sa grossesse) et ceux d'adolescents pas forcément conscients de leurs actes. Mais il a aussi su mettre
en évidence des différences sociales sources de frustrations infinies et
potentiellement sources de conflits. La soirée
que passe l'apprenti footballer chez ses amis riche, est un modèle de
contrastes. Filmé en ombres chinoises, il est le seul que l'image réussit à capter
au milieu d'un dancefloor improvisé. Puis, son arrivée dans la cuisine, et sa
main qui frôle un frigo impeccable, en disent suffisamment long…
… La pellicola è ambientata nei mesi di mezzo del
locale mite autunno/inverno australe, a cavallo fra maggio e settembre,
rendendo la tessitura cromatica particolarmente imprendibile, cosicché brecce
di cielo grigiastro possono interrompere in una scena una successione di
inquadrature dove predomina invece un fulgido sole. Ne risulta un impatto
spesse volte coinvolgente, per non dire pulsante, nonostante per il resto il
tutto si regga ferreamente secondo le regole all'ingrosso del cinema «furbetto»
da guerriglia sovramenzionato: onnipresente camera a mano, uso ubiquo di
musiche, il saltuario ralenti traballante a comando, scarto avvertibile fra le
parti (soprattutto all'inizio, fra gli allenamenti di calcio che ci regalano il
doppio senso del titolo e le altre sequenze), profusione di montaggio usando
svariate angolature, etc. I cineasti, in questi limiti, ci sanno anche fare, ma
chi scrive non può non confessare di essere stanco di questo «stile
internazionale» al macello…
L’histoire se passé à
São Paulo, une ville de 20 millions d’habitants majoritairement pauvres. Le
film de Walter Salles et Daniela Thomas traite d’une femme seule et de ses
quatre fils, qui tentent de survivre dans des petits jobs mal payés qu’ils sont
désespérés de ne pas perdre. Pour chacun, la vie est une lutte pour échapper au
taudis familial dirigé par une mère de mœurs légères qui, à plus de 45 ans, est
à nouveau enceinte d’un homme inconnu. Dario est un jeune homme de 18 ans déjà
trop vieux pour devenir footballer professionnel, mais qui altère sa carte
d’identité pour tromper les découvreurs de nouveaux talents et pouvoir participer
aux essais du club local. Un autre frère est un courrier à moto, un parmi les
milliers d’autres qui risquent leurs vies tous les jours sur les routes bondées
de l’agglomération pauliste, et qui glisse dans la petite délinquance pour
pouvoir payer des médicaments à son bébé malade. Dinho
est un pompiste la nuit, et prêche la parole de Dieu le jour. Reginaldo, le
plus jeune, passe ses journées à sillonner São Paulo à la recherche de
l’identité de son père, qu’il n’a jamais rencontré, et dont il est certain
qu’il est noir. Pour couronner le tout, sa mère fait le ménage dans les appartements de
riches. Tout au long du film, la foi de chacun ne va tenir que sur un film,
puisque qu’ils remettent tous en cause leur présent et commencent à douter de
leur future...