giovedì 10 settembre 2026

Euthanizer (Armomurhaaja) - Teemu Nikki

un artigiano con un secondo lavoro (quello di praticare eutanasia sugli animali, con la sua etica) si trova in mezziìo a un fatto di violenza cieca, lui si difende e poi si vendica.

una storia d'amore (un po') e di vendetta (molta), visti i nemici di Veijo non si puo che parteggiare per lui (e non per il padre di Veijo).

un film che viene dal freddo della Finlandia, tutti lo capiscono, è un film che merita.

buona (vendicativa) visione- Ismaele

 

 

 

Veijo (Matti Onnismaa) è lo «euthanizer» del titolo: svolge infatti un’attività illegale (che però pubblicizza addirittura con dei volantini) di soppressione di animali domestici. I suoi modi burberi e i metodi di uccisione lo fanno inizialmente sembrare un sadico spietato, ma allo spettatore basterà poco per capire che si tratta di un servizio che offre a prezzi più che modesti e a scopo compassionevole: pur di non veder soffrire gli amati cani e gatti ammalati, è disposto ad aiutare chi non avrebbe la disponibilità economica per una soppressione dal veterinario.

Come è prevedibile già dalle primissime scene del film, che introducono senza apparente ragione un gruppo di nazionalisti dai modi violenti, il talento per le uccisioni di Veijo finirà per essere esercitato contro quelli che già dall’inizio identifichiamo come gli antagonisti e – come è ancora più scontato – sarà proprio la loro violenza gratuita da parte loro su un animale inerme ad accendere la scintilla che chiamerà il protagonista all’azione…

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Esta obra del finlandés Teemu Nikki es uno de los alegatos más contundentes en favor del respeto y la valoración urgente de la naturaleza, la cual desde ya se ubica en un estrato infinitamente superior con respecto a la execrable humanidad y su tendencia a destruirlo todo en nombre de sus delirios egocéntricos: utilizando la arquitectura del thriller minimalista, el realizador y guionista enfatiza que hay pocas cosas más satisfactorias que reventar a fascistas y devolverles el dolor que causan a su alrededor, ajusticiándolos como corresponde. La historia de Euthanizer (Armomurhaaja, 2017) se centra en Veijo Haukka (Matti Onnismaa), un hombre que posee un taller mecánico y como segundo trabajo se dedica a matar a animales de compañía que están en la fase terminal de sus vidas, cuyos dueños por lo general no pueden -o no quieren- pagar los más que onerosos servicios de la veterinaria del pueblito rural donde transcurre todo. A la par que comienza una relación romántica con una enfermera, Lotta (Hannamaija Nikander), quien asimismo cuida de su padre enfermo, el señor decide no matar al perro de un tal Petri (Jari Virman), el cual se lo quiere sacar de encima sólo para “hacerse el macho” con el objetivo de impresionar a su grupo de seudoamigos, nada menos que un colectivo de supremacistas blancos. Nikki trabaja muy bien el costado morboso -y hasta cómico- de las distintas subtramas

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"Ho iniziato la mia carriera di regista da adolescente realizzando film splatter con il sangue dei maiali della mia fattoria", ha proseguito il regista. "Non ho frequentato nessuna scuola e il mio lavoro nel mondo del cinema è cominciato con la gavetta. Mi sono serviti molti anni di fatica per realizzare il mio primo vero film ma ho avuto modo di imparare molto portando a termine una dozzina di cortometraggi. Euthanizer è il mio terzo film ed è il frutto delle varie influenze che ho subito da giovane. L'eutanizzatore è quello che definisco un giustiziere finlandese: ho sostituito il classico personaggio del cowboy/poliziotto/militare con qualcosa di inedito, un uomo che si prende cura degli animali in sofferenza. Mi sembrava perfetto: un eroe che fa tutto ciò che gli altri eroi non farebbero mai, uccidere un cane. A Hollywood un eroe può uccidere centinaia di uomini ma mai un cane. Ovviamente, sul set non è stato ucciso alcun animale: quelli morti che si vedono sono vittime di incidenti stradali. Li abbiamo recuperati lungo le strade, non è stato facile ma non avevo abbastanza budget per ricorrere agli effetti speciali".

"Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura - ha concluso Nikki - avevo in mente un film violento sulla stupidità degli uomini di mezza età. Ne è invece venuto fuori un film il cui messaggio è: il mondo sarà incendiato dagli uomini di sani principi"…

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Arriva da un paese che non ti aspetti, uno dei film più nichilisti e disperati degli ultimi anni. Cinematograficamente, la Finlandia appoggia quasi tutto il suo appeal sulle strampalate, adorabili, pellicole di Kaurismaki, ma il film di Nikki ci porta in territori oscuri, in un "revenge movie" senza un barlume di neve, fra l'altro. Anzi, sono i boschi e i campi fioriti, a coronare il racconto che vede protagonista un uomo di mezza età, Veijo, solitario, misogino e animalista radicale. Ma anche meccanico e, soprattutto, praticante di eutanasie clandestine per animali sofferenti, cosa che è lui a decidere. Da qui s'apre una storia minima, dove il suo presente si mischia con il suo passato, con il padre morente, con un dolore che si porta dentro come un macigno, e con una gang di sbandati che per una serie di situazioni finiranno per portarlo a diventare un vero e proprio killer. Film, a suo modo, strampalato, sorretto dalla bella recitazione di Matti Onnismaa, capace di tratteggiare un personaggio ai limiti ma carismatico, mentre attorno a lui c'è solo desolazione, violenza e morte. "Euthanizer" potrebbe essere il "Dogman" finlandese, anche se il film di Garrone è diverso e decisamente più riuscito. Ma l'atmosfera che si respira è quella, la violenza si muove in ogni luogo, anche nel barlume d'amore che gli regala un'infermiera. Pellicola non del tutto riuscita, che lascia un certo disagio a visione completata. La Finlandia è sempre più una terra misteriosa.

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Euthanizer è un film crudo, ma indubbiamente colmo di fascino nella sua semplicità e nella maniera diretta in cui affronta gli argomenti che la sceneggiatura, firmata dallo stesso regista, propone; perfino didascalico, si potrebbe dire, a tratti. Ma si tratta parimenti dell’ennesima dimostrazione di come nei paesi scandinavi si riesca con budget modesto, attori sconosciuti al pubblico internazionale e argomenti scabrosi a realizzare del vero cinema, lontano da stereotipi televisivi, buonisti (accomodanti in funzione dei gusti del pubblico, si intende) e genericamente ‘modaioli’. Teemu Nikki, giunto alla sua opera terza, confeziona una pellicola dalla durata limitata – appena un’ora e ventitrè minuti – ma dai temi importantissimi, con pochi personaggi, dialoghi spesso laconici eppure tanta materia di riflessione. L’eutanasia, il rapporto fra esseri umani e animali, la condizione innaturale dell’uomo moderno, il senso di giustizia applicato all’esistenza terrena e la voglia, tipica dell’uomo, di sostituirsi a Dio; la stretta connessione fra amore e morte, il concetto di pietà (misericordia), la violenza esasperata quanto inutile dei nostri giorni: in Euthanizer c’è tutto questo e ancora altro, ma detto con parole povere – non per questo meno vere – e con un evidente senso di sconforto legato a una critica sociale intrinseca al film. La morte, in tutto ciò, è l’argomento principe di un lavoro che si apre con l’uccisione deliberata e si chiude con il suicidio, come un cerchio perfetto. Non mancano, come rilevato, difetti: alcune soluzioni logiche appaiono avventate e discutibili, così come la volontà di risaltare domande importanti e urtanti mette talvolta in luce situazioni finalizzate a turbare (gratuitamente?) lo spettatore. Apprezzabile la prestazione di Matti Onnismaa, protagonista noto in patria ma non altrettanto da noi. 

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