un artigiano con un secondo lavoro (quello di praticare eutanasia sugli animali, con la sua etica) si trova in mezziìo a un fatto di violenza cieca, lui si difende e poi si vendica.
una storia d'amore (un po') e di vendetta (molta), visti i nemici di Veijo non si puo che parteggiare per lui (e non per il padre di Veijo).
un film che viene dal freddo della Finlandia, tutti lo capiscono, è un film che merita.
buona (vendicativa) visione- Ismaele
Esta
obra del finlandés Teemu Nikki es uno de los alegatos más contundentes en favor
del respeto y la valoración urgente de la naturaleza, la cual desde ya se ubica
en un estrato infinitamente superior con respecto a la execrable humanidad y su
tendencia a destruirlo todo en nombre de sus delirios egocéntricos: utilizando
la arquitectura del thriller minimalista, el realizador y guionista enfatiza
que hay pocas cosas más satisfactorias que reventar a fascistas y devolverles
el dolor que causan a su alrededor, ajusticiándolos como corresponde. La
historia de Euthanizer (Armomurhaaja, 2017) se centra en Veijo Haukka (Matti
Onnismaa), un hombre que posee un taller mecánico y como segundo trabajo se
dedica a matar a animales de compañía que están en la fase terminal de sus
vidas, cuyos dueños por lo general no pueden -o no quieren- pagar los más que
onerosos servicios de la veterinaria del pueblito rural donde transcurre todo.
A la par que comienza una relación romántica con una enfermera, Lotta
(Hannamaija Nikander), quien asimismo cuida de su padre enfermo, el señor
decide no matar al perro de un tal Petri (Jari Virman), el cual se lo quiere
sacar de encima sólo para “hacerse el macho” con el objetivo de impresionar a
su grupo de seudoamigos, nada menos que un colectivo de supremacistas blancos.
Nikki trabaja muy bien el costado morboso -y hasta cómico- de las distintas
subtramas…
…"Ho iniziato la mia
carriera di regista da adolescente realizzando film splatter con il sangue dei maiali della mia
fattoria", ha proseguito il regista. "Non ho frequentato nessuna
scuola e il mio lavoro nel mondo del cinema è cominciato con la gavetta. Mi
sono serviti molti anni di fatica per realizzare il mio primo vero film ma ho
avuto modo di imparare molto portando a termine una dozzina di cortometraggi. Euthanizer è il
mio terzo film ed è il frutto delle varie influenze che ho subito da giovane. L'eutanizzatore è
quello che definisco un giustiziere finlandese: ho sostituito il classico
personaggio del cowboy/poliziotto/militare con qualcosa di inedito, un uomo che
si prende cura degli animali in sofferenza. Mi sembrava perfetto: un eroe che
fa tutto ciò che gli altri eroi non farebbero mai, uccidere un cane. A
Hollywood un eroe può uccidere centinaia di uomini ma mai un cane. Ovviamente,
sul set non è stato ucciso alcun animale: quelli morti che si vedono sono
vittime di incidenti stradali. Li abbiamo recuperati lungo le strade, non è
stato facile ma non avevo abbastanza budget per ricorrere agli effetti
speciali".
"Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura - ha concluso Nikki -
avevo in mente un film violento sulla stupidità degli uomini di mezza età. Ne è
invece venuto fuori un film il cui messaggio è: il mondo sarà incendiato dagli
uomini di sani principi"…
Arriva da un paese che non ti aspetti, uno dei film più
nichilisti e disperati degli ultimi anni. Cinematograficamente, la Finlandia
appoggia quasi tutto il suo appeal sulle strampalate, adorabili, pellicole di
Kaurismaki, ma il film di Nikki ci porta in territori oscuri, in un
"revenge movie" senza un barlume di neve, fra l'altro. Anzi, sono i boschi
e i campi fioriti, a coronare il racconto che vede protagonista un uomo di
mezza età, Veijo, solitario, misogino e animalista radicale. Ma anche meccanico
e, soprattutto, praticante di eutanasie clandestine per animali sofferenti,
cosa che è lui a decidere. Da qui s'apre una storia minima, dove il suo
presente si mischia con il suo passato, con il padre morente, con un dolore che
si porta dentro come un macigno, e con una gang di sbandati che per una serie
di situazioni finiranno per portarlo a diventare un vero e proprio killer.
Film, a suo modo, strampalato, sorretto dalla bella recitazione di Matti
Onnismaa, capace di tratteggiare un personaggio ai limiti ma carismatico,
mentre attorno a lui c'è solo desolazione, violenza e morte. "Euthanizer"
potrebbe essere il "Dogman" finlandese, anche se il film di Garrone è
diverso e decisamente più riuscito. Ma l'atmosfera che si respira è quella, la
violenza si muove in ogni luogo, anche nel barlume d'amore che gli regala
un'infermiera. Pellicola non del tutto riuscita, che lascia un certo disagio a
visione completata. La Finlandia è sempre più una terra misteriosa.
Euthanizer è un film crudo, ma indubbiamente colmo di fascino
nella sua semplicità e nella maniera diretta in cui affronta gli argomenti che
la sceneggiatura, firmata dallo stesso regista, propone; perfino didascalico,
si potrebbe dire, a tratti. Ma si tratta parimenti dell’ennesima dimostrazione
di come nei paesi scandinavi si riesca con budget modesto, attori sconosciuti
al pubblico internazionale e argomenti scabrosi a realizzare del vero cinema,
lontano da stereotipi televisivi, buonisti (accomodanti in funzione dei gusti
del pubblico, si intende) e genericamente ‘modaioli’. Teemu Nikki, giunto alla
sua opera terza, confeziona una pellicola dalla durata limitata – appena un’ora
e ventitrè minuti – ma dai temi importantissimi, con pochi personaggi, dialoghi
spesso laconici eppure tanta materia di riflessione. L’eutanasia, il rapporto
fra esseri umani e animali, la condizione innaturale dell’uomo moderno, il
senso di giustizia applicato all’esistenza terrena e la voglia, tipica
dell’uomo, di sostituirsi a Dio; la stretta connessione fra amore e morte, il
concetto di pietà (misericordia), la violenza esasperata quanto inutile dei
nostri giorni: in Euthanizer c’è tutto questo e ancora altro, ma detto con
parole povere – non per questo meno vere – e con un evidente senso di sconforto
legato a una critica sociale intrinseca al film. La morte, in tutto ciò, è
l’argomento principe di un lavoro che si apre con l’uccisione deliberata e si
chiude con il suicidio, come un cerchio perfetto. Non mancano, come rilevato,
difetti: alcune soluzioni logiche appaiono avventate e discutibili, così come
la volontà di risaltare domande importanti e urtanti mette talvolta in luce
situazioni finalizzate a turbare (gratuitamente?) lo spettatore. Apprezzabile
la prestazione di Matti Onnismaa, protagonista noto in patria ma non
altrettanto da noi.
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