venerdì 14 agosto 2026

Anche i boia muoiono – Fritz Lang

a Praga, nel 1942 ammazzano Reinhard Heydrich, un boia nazista.

il film racconta la caccia all'assassino e l'eroismo dei cittadini di Praga che non fanno i delatori, nonostante tutti i prevedibili tipi di minacce.

alla sceneggiatura anche un certo Bertholt Brecht.

un gioiellino da non perdere, promesso. 

buona (antinazista) visione - Ismaele

 

 

 

QUI il film completo con sottotitoli in inglese

QUI il film completo con sottotitoli in spagnolo

 

 

C’è lo spirito di Bertholt Brecht dietro questo poco conosciuto gioiello del cinema degli anni Quaranta, anche se il drammaturgo viennese litigò con Lang e ritirò la firma. Ma c’è anche tanto dell’animo dello stesso Lang, che da sempre ha avuto cari i temi della solidarietà umana che si traduce in una solidità indistruttibile da alcuna repressione, minaccia o violenza. “Anche i boia muoiono” è una straordinaria riflessione sulla forza della comunità contrapposta alla debolezza e alla meschinità del singolo, spesso arroccato su interessi e privilegi, e temibile traditore di se stesso. Costruendo la vicenda come un poliziesco classico, in cui sino alla fine si segue l’investigazione dei nazisti per vedere se questi scopriranno il colpevole, da subito noto allo spettatore, Lang realizza un film pregevole e coinvolgente, sull’autoritarismo, sulla guerra e sulle pulsioni dell’uomo, animale sociale e solidale e, al tempo, lupo per gli altri uomini; tracciando, con illuminante lucidità, un percorso verso la fraternità e il reciproco supporto come unica via per superare la barbarie. È solo in una condizione di cooperazione attiva e privazione del singolo che l’essere umano potrà divenire “superuomo”, elevandosi a specie migliore ed emancipandosi dai suoi orrori. Notazione speciale per il modo in cui il regista tedesco adopera luci e, soprattutto, ombre: più di un’inquadratura (specialmente degli interrogatori) è da brividi sulla schiena per intensità e forza morale.

da qui

 

Robusto, e foschissimo, film del Fritz Lang americano. Che nell’anno 1943, mentre il paese in cui abita e lavora è in guerra contro il suo paese d’origine (lasciato dieci anni prima), realizza questo Anche i boia muoiono che può essere visto come un’opera di propaganda assai tipica del periodo. Propaganda antitedesca, of course. Ma Lang piega il genere alle sue ossessioni per mettere in scena come sempre, e anche di più, il suo teatro del male pieno di ombre, e di crimini e misfatti. Il boia del titolo è il davvero terribile Reinhard Heydrich, uno dei gerarchi nazisti più spietati, sempre che si possa stabilire in quel contesto una scala di ferocia. Fu lui a dirigere la conferenza di Wansee del 1942 in cui si pianificò con teutonica precisione lo sterminio degli Ebrei d’Europa, l’organizzazione dei campi e dei trasporti ferroviari. Come s’è visto nel film Conspiracy del 2001, dove a interpretarlo era un eccellente Kenneth Branagh. Dopo quel famigerato vertice Heydrich diventa governatore del protettorato di Boemia e Moravia, dove mostra subito la sua inflessibilità. Verrà ucciso pochi mesi dopo, nel giugno 1942, in un attentato dei resistenti cecoslovacchi. Uno dei casi più clamorosi della guerra clandestina contro il nazismo. Il film di Fritz Lang ricostruisce, romanzando e avventurando abbastanza, l’uccisione di Heydrich, ed è l’occasione per il gran regista di confrontarsi con i demoni del suo paese, con i propri fantasmi di esule e la propria identità ebraica. Angosciosissimo, già anticipando quei film resistenziali e anche postespressionisti del cinema polacco e centroeuropeo anni Cinquanta-Sessanta (Cenere e diamantiI dannati di Varsavia ecc.). A rendere ancora più irrinunciabile Anche i buoia muoiono è la collaborazione allo script di Bertolt Brecht, pure lui a quel tempo rifugiato in America, e le musiche sono del brechtiano Hans Eisler. Il film di culto è pronto. Con Brian Donlevy e Walter Brennan.

da qui

 

Godetevi la cura meticolosa per ogni minimo dettaglio, il perfezionismo estetico di Lang, la sua tecnica superlativa. Fin dalle prime battute è chiaro dove si schieri il regista austriaco: l'effemminato gerarca nazista, il gioco di sguardi, movimenti, fluttuazioni che Lang disegna sullo schermo a beneficio dello spettatore, mostrano un universo inevitabilmente polarizzato, coi nazisti oscenamente sadici e stupidi e i cechi animati da un forte spirito patriottico e di sacrificio. È probabilmente anche l'unico difetto di questa pellicola, l'unico aspetto prevedibile, per il resto lo sviluppo lascia spazio a più alternative, la tensione psicologica è sempre alta, la tecnica e la fotografia ottime, gli attori ben calati nella parte. Lang, al riparo in terra americana, tira una stilettata al cuore del nazismo, senza sconti. Gran film.

da qui

Nessun commento:

Posta un commento