sabato 29 agosto 2026

Gloria! – Margherita Vicario

un film sorprendente, che somiglia un po' a Primavera, una storia di orfanelle destinate a essere comprate da ricchi pedofili.

appare un pianoforte, e grazie a Teresa la musica cambia, a sorpresa.

un bel film, un'opera prima, con ottimi attrici (e attori).

buona (musicale) visione - Ismaele

 

QUI si può vedere il film completo, su Raiplay


 

Gloria! è un omaggio alla passione e al genio musicale femminile, un film che rende onore alle voci silenziose di quelle donne che, nonostante le barriere del loro tempo, hanno saputo trovare una via per esprimere il loro talento. È un canto di lode per le compositrici dimenticate che Margherita Vicario riesce a portare sullo schermo con grande abilità e delicatezza.

Gloria! si fa portavoce di un linguaggio cinematografico fresco e potente, fondendo una vicenda storica con la musica contemporanea, opera della stessa Vicario, tessendo così un dialogo tra passato e presente. Le musiche che vengono scritte e composte dalle allieve durante le prove segrete sono musiche sempre molto liturgiche, istituzionali, legate al segno del tempo, musiche che raccontano un’ideologia ben precisa di fede, scrittura, visione e tempo.

Mentre le musiche che compone Teresa sono diverse, hanno un sapore moderno, sono più avanti di qualsiasi cosa abiti quel collegio, e non vengono comprese, sono inascoltabili secondo le altre ragazze perché Teresa non è stata istruita in senso più strutturale e pedagogico alla musica ecclesiale, non ha cognizione della liturgia, non ha dalla sua la conoscenza degli strumenti e del suono, non sa leggere il pentagramma, suona a suo modo, segue il suo spartito, sente il ritmo, e il suo approccio alla musica per questo è diverso, incomprensibile…

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…Gloria! non è un film storico tout court così come non è un musical, bensì è un film musicale ad ampio raggio, sulla scia di Sister Act, ma con trama e intenti diversi. La musica è il cuore pulsante dell’intera opera, dove la colonna sonora (musiche e canzoni lavorate dalla stessa Vicario) dona un ritmo incalzante alle varie sequenze. È affidato alle protagoniste l’onere di scrivere quel canto ribelle che travalica la contemporaneità.

Seguendo involontariamente le orme di Barbie e C’è ancora domani, Vicario prosegue la traccia femminista donando un messaggio cinematografico diverso, offrendo un debutto dietro la macchina da presa di qualità, tra il pop ricercato e l’intellettuale. Gloria! è un’opera riuscita.

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loria! è rivoluzionario. Non tanto perché unisce il film in costume, la commedia, il backstage musicale, ma per come lo fa. Certo, non è compatto, se ci si impunta a trovarne i difetti, se ne trovano quanti se ne vogliono. Ma segue l’onda e l’energia della musica e soprattutto crea una frattura sensibile con la visione più classica, con la “bella forma”. Perché della ‘bella forma’ a Gloria! non gliene può fregare di meno. Tutti quegli incontri di notte in cantina davanti al pianoforte sono pura magia, conflitto, passione. Tempo. Ritmo. La clessidra si gira. Ancora stacco. Fuori ci sono gli echi della Rivoluzione Francese ma lì in quell’istituto il mondo sembra essersi fermato. C’è anche il piacere e l’inganno, componimenti promessi da Cristiano al Maestro Perlina che non sono all’altezza. “Cosa sente il mio orecchio?” dice il personaggio di Paolo Rossi. Ecco in Gloria! sentiamo prima di vedere. È pura percezione nella ricerca dell’armonia, del tempo, della passione e della bellezza. Dalle luci della candele si intravedono forse da lontano le fiamme del cinema di Céline Sciamma. Ma soprattutto Gloria! è il grande incrocio (im)possibile tra X-Factor e Sofia Coppola. Proprio come Marie Antoinette prende di petto la Storia e diventa pop. Per questo contagia e stravolge. Prima ti descrive, poi ti racconta, infine ti abbraccia. È un film che ha un cuore grande così e da un certo momento ti trascina dentro, a ballare e a cantare. Un’inaspettata e bellissima rivelazione.

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Conscia di dover travalicare il senso dell’accuratezza storica per potersi davvero garantire la riuscita della sfida che ha voluto affrontare – quella di ridare dignità e voce alle centinaia di musiciste che non vennero riconosciute come autrici e morirono nella più totale ignoranza storica nei loro confronti – l’esordiente cineasta costruisce Gloria! come una fiaba, dove dal suicidio ci si riprende grazie all’amorevole cura delle amiche, i cattivi non dormono in pace (e anzi magari passano anche a miglior vita), le mute tornano a parlare, e tutte le protagoniste possono vivere felici e contente, con un orizzonte che le gratifichi anche sotto il profilo strettamente professionale. Un’utopia, certo, ma che trova nel cinema e nell’immagine pittorica (notevole la fotografia lavorata da Gianluca Palma) il grimaldello per scardinare la prassi, anche quella produttiva concernente la famigerata “ricostruzione storica”. Le splendide protagoniste del film – ottime le interpretazioni di Galatéa Bellugi, Carlotta Gamba, Veronica Lucchesi in arte La rappresentante di lista, Maria Vittoria Dallasta, Sara Mafodda – parlano come ventenni di oggi, desiderano come ventenni di oggi, si ribellano al potere costituito senza tanti salamelecchi o inchini d’osservanza. Quello che potrebbe apparire come un “errore” storico rivela in profondità l’anima più dirompente di Gloria!, la volontà di negare ogni codice di rappresentazione per ribadire la necessità di ricostruire sempre tutto, di rileggere e rivedere ogni idea precostituita, sia essa data da un insieme di note in ordine sparso o dal ruolo sociale che è stato già deciso aprioristicamente. Con la stessa fiera libertà che agitava le notti rivoluzionarie dei collegiali raccontati da Jean Vigo in Zero in condotta le protagoniste di Gloria! si prendono il proscenio con la forza, e osano rovinare la festa in un crescendo finale che emoziona, coinvolge, e diverte. Opera prima tra le più rimarchevoli del cinema italiano degli ultimi anni, quella di Margherita Vicario è anche la sfida vinta a un’idea di cinema “impegnato” che deve sottolineare i propri motivi sociali nascondendosi dietro la trama: qui avviene l’esatto contrario, ed è dall’immagine che scaturisce l’ideologia, e non viceversa. Come dovrebbe sempre essere.

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